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FURBETTI IMPUNITI...ED APOLOGETI DEL SUPERCRETINISMO
Quest’Italia di brava gente, dove tv e giornali esaltano il supercretinismo, dove si applaude ai mascalzoni ed ai ribaldi, un Paese dove non basta l’etica pubblica per stabilire l’ineleggibilità di un pregiudicato e si deve invece invocare necessariamente una legge per imporla.
E tra tanto “buonismo” dell’italica gente non ci rendiamo conto che la mafiosità si è impadronita del territorio e delle sue istituzioni.
In nessuna democrazia si può pensare che un condannato possa continuare a sedere in Parlamento e, per di più, poi percepire a vita una lauta indennità. Nessun partito politico serio avrebbe ricandidato alle elezioni uno qualsiasi dei 25 pregiudicati già condannati o dei sessanta indagati che siedono impuniti nel Parlamento d’Italia o persino in quella Commissione antimafia il cui ruolo dovrebbe essere la lotta alla criminalità organizzata.
Ma il principio “buonista” della nostra classe politica, che si tiene per mano per garantirsi a vicenda i privilegi di condizione, estende il diritto di rappresentanza a condannati e indagati anche di mafia.
Questo rifiuto di ogni regola etica produce inevitabilmente scandali colossali del bene pubblico, senza limiti e senza timori, perchè i protagonisti sanno già che, nel caso vada storto, possono continuare a legiferare aspettando, nel frattempo, le decadenze dei termini giudiziari, incoraggiati dal disattento popolo italico che non vuol vedere e non vuol capire.
Perché noi italiani siamo tutti brava gente e l’inflessibilità non fa parte delle nostro animo misericordioso.
Ed allora si invocano le promulgazioni di leggi, anziché chiedersi prima di tutto dove sia stata reclusa l’etica, perché senza di essa in una democrazia le leggi non funzioneranno mai.
Perciò ci si dimentica degli onesti e si esaltano invece i lestofanti < CHE DAL NULLA SI SON FATTI DA SE' >, si glorificano i beffardi miti dei potenti, si propongono vie e piazze da dedicare a politici latitanti scappati con le mazzette fuori dai confini nazionali per evitare il giusto processo.
Ma agli italiani, brava gente, tutto questo non importa:
-se continuano a eleggere i delinquenti;
-se gli scandali finanziari di Cirio, Parmalat, Telecom, e poi l’ondata di fango sollevata dalle recenti speculazioni sui mercati finanziari hanno chiamato in causa nuovi protagonisti della Seconda Repubblica che, nonostante la prima tempesta di tangentopoli, hanno dato continuità con la stessa arroganza a quella concezione amorale e antipopolare del mercato capitalista facendosi beffa dell’economia pubblica;
-se la politica da scienza formativa di elite è stata trasformata in strumento di deformazione di massa;
-se una normativa sul conflitto d’interessi giace volutamente ignorata;
-se alte cariche istituzionali promuovono leggi <ad personam>, inneggiano allo sciopero fiscale o suggeriscono il lavoro in nero;
-se le loro malefatte vengono prescritte e depennate;
-se il populismo forza-leghista ha accresciuto i privilegi delle caste alienando l’idea incompiuta di un Paese democratico ed egualitario;
-se il furore delinquenziale alquanto diffuso deprime la sicurezza costringendo il vivere civile a rifugiarsi per paura in case-fortezza;
-se l’etica non affascina più la società;
-se è d’obbligo “la griffe” quale segno esteriore visibile per autopromuoversi ad élite sociale;
-se la scuola non è più palestra del sapere ma di tatuaggi e di cecità mentale;
-se i nostri giovani, omogeneizzati dall’apologia del supercretinismo e consegnati alla logica fuorviante della ricchezza, vengono educati al culto dei “furbetti” di turno, degli arrampicatori finanziari alla Stefano Ricucci o dei palestrati al servizio del ricatto alla Fabrizio Corona;
-se un tal paperone (quale l'imprudente giovanotto “doctor due ruote” Valentino Rossi) trasmigra con dolo la propria residenza per frodare il dovuto al fisco del suo Paese e poi dai teleschermi può insolentemente sbavare il suo sberleffo agli onesti contribuenti;
-se siamo obbligati infine a tollerare tutto quel campionario delle complicità politiche, le cui bravate infami di devastante attualità sono diventate la triste cronaca della quotidianità.
Se a tutto questo applaude la brava gente d’Italia, allora è naturale la sua omologazione alla moderna cultura del supercretinismo, a cui non mancano certamente gli esempi dei nuovi miti da emulare o da annoverare tra “i santi del miracolo economico e gli eroi del calcio domenicale”.
Esempi glorificati dall’imbarbarimento culturale dei mezzi d’informazione che, sovvertendo i valori morali, nei salotti televisivi del servilismo giornalistico fanno esibire la sfacciataggine dei protagonisti e veicolano nel pubblico l’assuefazione alla deprimente concezione di costruire la nostra vita su malsani modelli, agognando ambigui successi non importa come guadagnati.
Sarebbe auspicabile una cultura condivisa della legalità, che consideri intollerabile l’apologia di questi comportamenti, ma pare che di legalità non ce ne sia più traccia, per cui, nel nome di una libertà liberticida e di una democrazia deviata, i furbetti possono liberare i loro impulsi e aggredire il sociale, perché alla fine, nel peggiore dei casi, interviene sempre un patteggiamento, una sanatoria o anche un indulto generalizzato, che premia l'oltraggio e deride l'onestà.
E dovrebbe essere proprio il compito della politica sanare le piaghe di una società impazzita, dare impulso a quei valori ormai sacrificati sull’altare dell’egoismo e del profitto più disgustoso, dovrebbero essere gli eletti a promulgare interventi che rendano difficile la vita a chi si comporta “senza regole”, altrimenti l’impunità trasmette al collettivo una contagiosa indifferenza a quel senso profondo di consolidata ingiustizia e di precarietà civile.
Nella vacanza di queste responsabilità politiche, però, è sconsolante che debba toccare ai comici affrontare i problemi della gente comune.
Spingono, infatti, ad una inquietante riflessione le denunce che vengono dai messaggi satirici dell’intrattenimento, il cui sarcasmo pungente punta l’indice sulle incresciose vicende nazionali dei privilegiati della politica e accende nel pubblico quella risata, intrisa spesso di amarezza per la constatazione reale dei fatti.
Ma se occorre, dunque, l’intervento di noti comici del varietà, come la manifestazione del Vaffa-Day lanciato nei giorni scorsi da Beppe Grillo, per spiegare ai parlamentari del popolo ed allo stesso popolo elettore le ragioni di ciò che non può essere tollerato, e se poi, tuttavia, alla brava gente italica tutto questo ancora non bastasse o non interessasse, allora significa che siamo caduti davvero nel pantano del decadentismo culturale, annegati nei riti di un “cretinismo collettivo” che oscura l’umana intelligenza e aliena irrimediabilmente le nostre facoltà razionali.
Addì, 24/09/2007
( ENZO ARENA ) | |
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