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INDIGNATI PERCHE’?..PARLIAMONE!..
Sono trascorse già due settimane da quella manifestazione del 15 Ottobre a Roma, ma il delirio del ministro Sacconi ritorna ancora a sventolare il risorgere del terrorismo nel tentativo strumentale di confondere le violenze, causate dai Black Bloc senza bandiera e senza idee, con le proteste di quel vasto movimento di popolo che nulla ha a che fare con gli “incendi” di Roma.
E’ il tentativo di alzare un polverone misto di allarmismo per oscurare il dibattito sui temi reali della protesta e per coprire l’assenza di politiche efficaci a fronteggiare la crisi finanziaria.
Anzichè aprire il dialogo tra le parti, il governo con provvedimenti provocatori “brucia” i diritti dei lavoratori spingendo il Paese verso la strategia della tensione e lo scontro di piazza.
Purtroppo di “incendiari” ce ne sono troppi nella maggioranza del governo Berlusconi, i quali invece di formulare considerazioni attive a favore del lavoro, tentano di gettare benzina sul fuoco per condizionare la critica ed il dissenso sociale che emerge dalla base del Paese contro le disuguaglianze sociali e contro la liberalizzazione dei licenziamenti.
Dovrebbe farci riflettere quello che è avvenuto il 15 ottobre a Roma.
Era l’indignazione della coscienza civile che non si rassegna a restare prigioniera di una casta protesa solo a perpetuare se stessa ed i suoi interessi. Ma i mass media hanno “spettacolarizzato” le scene di violenza degli sfasciavetrine ed i fuochi degli sfasciacarrozze, ignorando la discesa in campo di centinaia di migliaia di persone arrivate da tutte le contrade d’Italia per contestare “pacificamente” la globalizzazione capitalista e liberista, mentre la casta era intenta a sborniarsi ancora di privilegi attingendo sempre dalle già scarse risorse pubbliche.
Oggi l’indignazione vuole essere protagonista e, superando la logica delle delega, lancia la sfida al Parlamento dei corrotti per un nuovo modo di essere cittadini partecipanti e non semplicemente spettatori salassati e male amministrati.
Paghiamo debiti privati, mascherati da debito “pubblico”, quel debito che oggi viene definito ''sovrano'' per addossarne le spese al popolo.
E’ giusto, dunque, indignarsi e non volere più sottostare alle politiche speculative del capitalismo.
In un momento di grave situazione finanziaria devastante non si può lasciare la politica nelle mani dei banchieri, ma spetta al premier parlar chiaro e dare convincenti risposte alla sfida contro la crisi, invece di tirare a far campare un governo privo di credibilità.
Perciò illuminare tutto quanto di nuovo si sta muovendo nella società è un imperativo che il Parlamento dovrebbe attenzionare seriamente.
Il popolo “sovrano“, tante volte usato a sproposito dal nostro premier Berlusconi, ha bisogno di sapere se c’è qualcuno che lo governa, perchè in democrazia è impensabile governare con la compravendita di deputati, nè con le centinaia di voltagabbana, mentre il Paese viene consegnato impotente all’attacco della speculazione internazionale col rischio di finire in bancarotta come la Grecia.
Disse di scendere in politica da imprenditore che trasforma in oro tutto quello che tocca, promise di dare al Paese il miracolo economico, firmava nel salotto televisivo di Vespa il contratto con gli italiani, fonda l’Ordine dei credenti dove figurano i colonnelli post-fascisti, una combriccola di piduisti, un battaglione di avvocati e certe donnine in cerca d’imprimatur.
Ma dopo quasi 18 anni i risultati delle illusorie promesse sono davanti agli occhi di tutti: nella crisi planetaria i suoi miracoli non funzionano, riduce l’Italia prigioniera di una Lega invasata di primitivismo e di localismo secessionista, spende le sue abilità in frodi legislative intese ad ottenere l’impunità, manda a picco le finanze dello Stato mentre si dimena nelle serate postribolari d’Arcore, gioca le sue carte false nei loschi affari, e pratica una strana carità verso ruffiani, traviate, sgherri, malaffaristi, indagati e ricattatori. Siamo in balìa di un premier che ha trasformato la politica in una farsa che raggiunge il culmine nelle turpi gaffe di comportamento e nel suo patetico “priapismo”.
(Nella mitologia greca il dio Priapo, simbolo dell'esuberanza sessuale, dopo un banchetto, ubriacatosi, nella notte tentò di abusare della dea Estia, ma un asino gli ragliò contro svegliando la dea dormiente e gli altri dèi che lo costrinsero alla fuga).
Qui, in Italia, però, a Berlusconi gli asini gli ragliano a favore e lo votano pure.
Dalla farsa siamo ora alla catastrofe.
Ma ancora una volta c'è chi trama per oscurare il significato e il valore di una straordinaria giornata di lotta che mette a nudo la crisi del sistema capitalista.
Sarebbe, invece, un dovere etico di tutti i media, dalla stampa alla tv e alla rete internet, incalzare il governo, portare al grande pubblico le ragioni della protesta con la prospettiva di far crescere nei giovani la capacità di mettere in moto il motore di innovazione e di cambiamento, piuttosto che spostare i termini del dibattito sulla cronaca di incidenti provocatori di gruppi estranei al movimento pacifico degli indignati.
In questa ricerca di rinascita della società i giovani che manifestano e occupano le piazze in tutta Europa rivendicano il diritto" al reddito" e al "sapere".
Essi prendono di mira le Banche e la stessa BCE come la causa reale della crisi e della speculazione, e accusano i governi europei di adeguarsi a ricette anticrisi col rifinanziamento degli istituti di credito.
Si salvano le banche, si incettano i titoli di stato dei Paesi in difficoltà e si fa di tutto per tornare a far crescere l'indice borsistico.
Però, le condizioni di vita vanno sempre più peggiorando: le tasse aumentano, i giovani non trovano lavoro (e quando lo trovano è lavoro precario), aumenta la povertà, le sperequazioni sono pronunciate e con la prospettiva di ulteriori aggravamenti che potrebbero diventare esplosivi.
Il nostro Paese ha bisogno di crescita economica reale, di fabbriche che producono e assumono, di lavoro tutelato e non di indici borsistici che salgono.
Col fondo salva-Stati, invece di sostenere il lavoro, si sostiene la Finanza privata. Si garantisce la ricchezza di pochi piuttosto che il benessere di molti.
Sono soldi che vengono sottratti dai bilanci dei singoli Stati. Non sono creati dal nulla, sono fondi presi ad altri capitoli di spesa, come quelli per i trasporti, per la sanità, per l'istruzione e al sostegno delle politiche sociali.
Un paradossale gioco in cui gli interessi generali vengono sacrificati agli interessi dei capitalisti finanziari,
le cui conseguenze ricadono sul popolo in termini di disoccupazione e di salario, di ingiustizia fiscale e di costo dei servizi, di perdita di potere d'acquisto e di corruzioni, e soprattutto di marcate evasioni fiscali.
E tutto questo perchè non si vuole intervenire sulle cause reali, ma si continua a gridare al pericolo salvando gli speculatori e gli scienziati della truffa.
La speculazione non è opera del destino. Essa nasce dalla convinzione che pochi possano galleggiare sulla povertà di molti.
Si sa già chi sono. E sono rintracciabili in ogni Paese.
Sono diventati ricchi trafficando con intrighi finanziari che, lungi dal produrre benefici economici, hanno contribuito a gettarci in una crisi devastante per la vita dei popoli.
Beneficiano anche di scappatoie fiscali, grazie alle quali per i loro redditi multimilionari pagano in tasse meno di un contribuente della classe media.
Così si spiegano le grandi mobilitazioni dei giovani, precari o frustrati da occupazioni non all’altezza del loro livello di qualificazione, negati anche della speranza di un futuro, abbandonati alla loro rabbia ed al malcontento.
Ed in questo momento drammatico, dunque, trovo incompleto il monito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando si precipita a sostenere le ricette BCE e le misure annunciate dal nostro Governo già in caduta di credibilità, affermando incautamente che chiunque governi ha il dovere di prendere subito decisioni “anche impopolari".
La sua dichiarazione non modifica certo la stima che nutro per le passioni del suo onorevole vissuto.
Però c’è da aggiungere che, prima di poter chiedere sacrifici ai lavoratori, ci vuole la capacità del Governo a colpire innanzitutto i privilegi di chi ha prodotto questa crisi. Ma la filosofia “imprenditoriale” del premier Berlusconi propone provocatorie misure per rilanciare la crescita: la pensione a 67 anni per uomini e donne, la libertà di licenziamento dal 2012 e la (s)vendita del patrimonio pubblico.
Sacrifici “impopolari” nell'interesse di chi ?
E’ la logica perversa di questo governo, per il quale a ripianare i conti devono essere sempre i lavoratori e le fasce deboli, e non invece gli speculatori e gli evasori della casta.
Le vicende finanziarie trascorse del nostro Paese, infatti, e quella recente di questi mesi dimostrano che se le cose vanno bene sono sempre gli operatori finanziari a guadagnarci cifre favolose, se invece le cose vanno male interviene lo Stato a rimpinguarli…e si ricomincia col gioco delle speculazioni, dello sfruttamento e della rapina.
Non occorre essere necessariamente marxisti per capire che un sistema politico per funzionare deve avvalersi di un sistema economico che ne costituisca la sua giustificazione etica per conseguire “fini sociali” e non invece per produrre ancora profitto selvaggio e smodata ricchezza ai detentori del capitale, i quali hanno ridotto sul lastrico l’intera economia del mondo con tutte le tensioni salariali o di precariato che ne conseguono.
Per un senso di giustizia sarebbe ora necessario occuparci di economia reale, perchè si evidenzia sempre più che la stabilità sociale del mondo comincia a vacillare. Ed in tale progetto i popoli d'Europa devono riorganizzarsi su basi ideologiche e programmi nuovi di natura sociale per riscoprire i concetti di libertà dal bisogno dei grandi pensatori democratici e socialisti dell'800, e per recuperare un pensiero che ha legato politica e storia, politica e realtà.
L'utopia ed il bisogno di un’etica sono l'insegnamento dei grandi filosofi e dei politici rivoluzionari. Riprendiamoci, perciò, le testimonianze delle loro idee migliori e adeguiamole al mondo globalizzato per riappropriarci di quelle conquiste sociali che tendono a rendere più umano il rapporto capitale/lavoro, perché l’esproprio della dignità del lavoro è un delitto contro l'umanità e, continuando di questo passo, si provocheranno tali disastri sociali che l’indignazione manifestata a Roma lo scorso 15 Ottobre rischia di trasformarsi in VIOLENZA DI DIFESA CONTRO LA VIOLENZA CRIMINALE DEL POTERE FINANZIARIO.
Addì, 1 Novembre 2011
( Enzo Arena ) | |
SCONGIURARE NEL 2012 IL RIPETERSI DI QUEL FINALE INATTESO
DELLE COMUNALI 2002 di MISTERBIANCO | |
Si avvicina la scadenza del mandato Sindacale di Ninella Caruso, ed appare opportuno dibattere sulle probabili candidature alla guida del Comune, ma sino ad oggi il primo annuncio ufficiale è stato dato dal PD, il quale indica due primi nominativi in Massimo La Piana e Nino Di Guardo alle primarie che saranno indette questo autunno dalla locale Sezione di partito.
L’annuncio, però, è subito smentito da Nino Di Guardo, il quale dal sito di MisterbiancoCom respinge la partecipazione alle primarie del suo partito, arrogandosi il diritto di autoricandidarsi per un atto d’amore verso il suo paese e verso i suoi concittadini che lo sostengono.
Del resto, non è la prima volta. Lo fece già alla sua prima candidatura a Sindaco del 1993.
“OGNI UOMO HA LA SUA STORIA” afferma ora Nino Di Guardo nelle sue dichiarazioni.
Mi sento, dunque, stimolato a replicare alle sue affermazioni, perché lontani dalle circostanze che videro nel 1979 l’adesione del Di Guardo al PCI, quelle storie potrebbero apparire incomprensibili o, ancora peggio, essere fraintese da chi non ha una testimonianza diretta di quel periodo o da chi l’avesse vissuto distrattamente.
Ed allora cercherò di sintetizzarne il percorso se avrete la pazienza di seguirne la lettura.
Nel 1975 l’avanzata comunista in Italia aveva fatto guardare al PCI come l’unico possibile strumento della svolta dopo tanti anni di dominio e di malgoverno nazionale democristiano appoggiato dal PSI, il partito di cui Di Guardo a Misterbianco ne rappresentava allora la bandiera.
Nel 1977 il PCI attuava l’appoggio esterno al governo monocolore DC e nel 1978 si accingeva ad entrare nella maggioranza politica del terzo governo Andreotti.
Questa formula non dava risposta agli interrogativi del Paese né alle domande dei nuovi movimenti nati dal ’68, e annebbiava i grandi obiettivi di cambiamento della società italiana. Invece, quella che era stata la politica della vecchia DC, ora produceva gli effetti dirompenti del trasformismo anche all’interno del PCI dove a parecchi già iniziava a piacere di assomigliare ai personaggi democristiani, giocando su accordi d’azzardo per la vocazione di potere e divenendo l’esatto prodotto della decomposizione politica in atto.
Fu il periodo nel quale molti dirigenti e militanti (tra i quali anch’io) presero le distanze dal revisionismo del PCI o si allontanarono per collocarsi in nascenti formazioni più autenticamente comuniste.
Ma è soprattutto il periodo conveniente per il trapasso del Di Guardo dal PSI al PCI.
E i risultati apparvero subito chiari anche a Misterbianco, perché nel Palazzo Comunale negli anni ’80 si parlava già “in gergo democristiano”, Di Guardo aderiva e si riciclava nel PCI con lo stesso linguaggio della DC e ne recitava lo stesso copione: insomma si aveva la stessa impostazione mentale sotto la diversità dei simboli.
Qualcuno dirà che era mutata la politica. Rispondo che è mutata perché sono state uccise le ideologie dei partiti e, dinanzi al dilagare di questo assassinio collettivo ed al disorientamento ideale, hanno trovato prosperità le transumanze d’opportunismo, gli arrivisti e le strizzatine d’occhio, cavalcando sul disimpegno politico della gente, che è diventata facile preda della demagogia populista a cui si è docilmente adeguata con l’involuzione progressiva della partecipazione.
Intanto all’amministrazione del nostro Comune si alternavano Giunte di variegata estrazione politica e nella sezione PCI si avvicendavano le segreterie politiche scaturite dai congressi, sino all’adesione di Di Guardo che, proveniente dal PSI e da esperienze di alleanze di governo locale prima col PCI e poi con la DC, avrebbe assunto in seguito un ruolo di dirigenza nel PCI, divenuto nel frattempo PDS.
Ma non si pensi che quella situazione fosse soltanto un fatto sporadico o provinciale dell’ambito localistico a noi più contiguo.
Era piuttosto la conseguenza naturale ed il riflesso di quello che già avveniva nel complesso nazionale.
Fatta questa premessa per caratterizzare un decennio di storia degli anni ‘80, vengo al controverso esito delle elezioni amministrative 2002 a Misterbianco.
Gli episodi più significativi risalgono invece al decennio degli anni ’90, e precisamente cominciano dopo l’assassinio del segretario della locale sezione DC Paolo Arena (1991) e durante il successivo commissariamento del Comune per infiltrazione mafiosa, allorquando nel dicembre ’92 io volli indirizzare una nota polemica al quotidiano “La Sicilia” del 12/12/1992 (che mi dedicò mezza pagina di giornale), nella quale esprimevo il sospetto di un tentativo di ritorno di quella “razza padrona” spodestata per collusione mafiosa e sollecitavo un dibattito sociale nel paese, che, isolando i rovinosi fantasmi del disciolto consiglio, preparasse il nuovo quadro dirigente per recuperare il clima della democrazia, della partecipazione e della trasparenza.
L’anno appresso, infatti, si sarebbero dovute svolgere le elezioni amministrative per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale.
Supponevo che il gruppo dirigente pro tempore della sezione locale del PCI, divenuto PDS, dovesse continuare a conservare quella responsabilità morale di costruire nel territorio un tessuto politico vitale per la democrazia e, di conseguenza, trasformare l’organismo comunale in uno strumento di iniziative e di lotta che non limitasse il suo potere alla semplice erogazione di servizi di ordinaria amministrazione.
In tale strategia le campagne elettorali avrebbero dovuto rappresentare l’occasione per dibattere i temi reali del paese, di cui il cittadino doveva sentirsi soggetto partecipante e non semplicemente un delegante amministrato.
Su questo aspetto, dunque, ritenevo assurda l’adattabilità della locale sezione PDS, che, dopo un lungo immobilismo politico ed in posizione di passività, limitava invece il suo ruolo soltanto nella ricerca del consenso elettorale al dirigente di turno Di Guardo.
Fu questa incauta operazione che degenerò “politicamente” ogni possibilità di riorganizzare e dirigere gli aneliti della sinistra a Misterbianco, caduta in un inconscio annullamento ed incapace di attrezzare nuovi soggetti politici emergenti.
Allora, da “solitario” uomo comunista al di fuori dei partiti e senza alcuna vocazione elettiva, mi sono sentito obbligato a dare una mia personale “valutazione politica”, prima in occasione delle elezioni comunali di Misterbianco del 1993 e poi ancora alle successive comunali del 1997, rilevando qualcosa che stava mutando non tanto alla direzione del Comune quanto nel quadro dirigente del PDS (diventerà DS l’anno successivo), il quale si avviava inesorabilmente a diventare con Nino Di Guardo una forza non più di attacco ma una bottega in cui inaridiva la dialettica facendo prevalere ambizioni di potere senza una vera identità politica.
Poi la caparbietà e la magnificazione del suo potere municipale ha fatto trascurare tutto questo a Misterbianco e, soprattutto nelle frazioni, sottovalutando ogni messaggio politico ed ogni apporto dialettico che qualcuno, con senso di responsabilità e di lealtà, osava suggerire al protagonismo del nuovo “ceto” politico locale.
Infatti, piuttosto che puntare sul protagonismo personale dell’uomo, consideravo più proficuo ed incisivo per il tessuto sociale che le capacità dell’uomo Di Guardo puntassero a prediligere l’azione politica sul confronto tra due linee, tra due concezioni politiche, quella della destra e quella della sinistra, perché sono ancora convinto che nessun problema della realtà nazionale, da quelli dello Stato a quelli della vita quotidiana di un Comune, può essere superato senza un dibattito culturale che, partendo dalla politica dell’autogoverno locale, investa progressivamente la Regione e lo Stato per trasformarsi in positivo.
Ed invece i discorsi del dibattito politico, imperniati soltanto ad un pungente sarcasmo tra contendenti e conformati poi nel confronto elettorale ad un irridente teatrino di pupi per procacciarsi l’attenzione spassosa della piazza, non mi trovavano d’accordo, non facevano onore alla cultura della sinistra, soprattutto non aiutavano la crescita dei giovani all’autogoverno locale, ma erano la sindrome di quella anemìa politica che avevo presagito e che avrebbe determinato, alla fine, la sconfitta elettorale del 2002.
Di Guardo, dunque, continuare a sostenere nel suo libro “Sindaco per passione” altre argomentazioni futili come determinanti della sconfitta significa perseverare in quella miopìa politica e depistare la capacità della giusta diagnosi.
Certamente la congiura di ambienti esterni, coadiuvati dal voltagabbana di alcuni noti personaggi locali, ora in altri movimenti ricolorati e gallonati per l’occasione, ha fatto anche la sua parte.
Però il male segreto della disfatta, oltre che dal trasformismo di alcuni e dalle varie liste DS raffazzonate senza una adesione etica, deriva soprattutto dall’incapacità della sinistra misterbianchese ad elaborare anzitempo, in previsione delle elezioni, un manifesto politico e culturale incisivo, di cui ho voluto già precisare il senso ed i contenuti principali, senza il quale non solo si è resa asfittica la ragione stessa della politica ma ha prodotto anche disorientamento sociale, facendo prevalere i razziatori di voti, il reclutamento clientelare ed il patteggiamento in un paese obbligato a crescere senza società, nella quale ha potuto trarre facile alimento la brigata delle subdole alleanze che hanno sostenuto l’attuale sindaco Ninella Caruso. Questi sono i fatti.
Ho esposto quel che fu il mio dissenso di allora, cioè un dissenso che fu e rimane soltanto l’allarme di “miopìa politica” lanciato a quel dirigente “politico” Di Guardo, non certamente un anatèma contro l’umana velleità di chi volesse dedicarsi al ruolo di “Sindaco per passione”.
Ora sono convinto che i molti che allora lo hanno votato sindaco sicuramente anche alle prossime amministrative del 2012 crederanno opportuno ripetere quella loro scelta.
Non ho, infatti, mai negato né certamente negherò al Di Guardo la costanza del suo impegno “amministrativo” nel restituire vivibilità all’agglomerato urbano e alle sue frazioni, al punto che la sua “operosità amministrativa”, raffrontata all’inerzia dell’attuale inquilina del Comune, ha suscitato in me come in moltissimi altri il legittimo dubbio che qualcosa non abbia funzionato alla macchina elettorale del 2002, allorquando non fu confermata la continuità amministrativa a Stefano Santagati, facendo emergere invece un successo inaspettato della sindacatura Caruso.
In verità alla Sinistra fu ingeneroso quel risultato amministrativo del 26 maggio 2002, ma non convincono gli argomenti a cui ricorre Di Guardo nel suo libro per motivarne la sconfitta e ritrovo, dunque, mia alleata la perplessità dichiarata dal prof. Giarrizzo nella postfazione del libro, rafforzando in me la convinzione che quel mio grido d’allarme, non recepito, avesse davvero presagito la realtà di quel che sarebbe accaduto.
“Il consenso elettorale, finita la stagione delle speranze, si degrada al tradizionale clientelismo” afferma il prof. Giarrizzo nella sua postfazione sul libro di Di Guardo
“Nella vita ogni ‘mpidimentu é giuvamentu” e “non sempre i mali vengono per nuocere” conclude Di Guardo nel suo libro-racconto.
A queste verità io aggiungo la mia opinione che molto dipende da quello che nel paese reale si semina:
“SE SI SEMINA VENTO, SI RACCOGLIE VENTO”.
A Misterbianco e soprattutto nelle frazioni non è stata data quell’attenzione politica che potesse coinvolgere le sue popolazioni in una adesione che si traducesse poi principalmente in una scelta di cultura della sinistra e di presa di coscienza per contrapporsi ai falsi obiettivi di lotta, perché quando manca l’educazione politica viene meno la consapevolezza, senza la quale vengono escluse la verità e la ragione, e si resta prigionieri dell’intrigo e del baratto.
E, traendo spunto dalla saggezza di quelle tre espressioni anzidette, vorrei concludere suggerendo a Di Guardo e a tutti noi di volerne prendere giovamento per le nostre “passioni” talvolta intemperanti.
Ritengo di aver esposto il mio pensiero senza alcuna velleità personale e con tutta l’onestà dei miei intendimenti, mirando soltanto a soddisfare il legittimo stupore di chi ha corta memoria per non comprendere il possibile ripetersi di QUEL FINALE INGENEROSO DELLE AMMINISTRATIVE 2002 DI MISTERBIANCO o di quanti restano stupefatti per le recenti dichiarazioni dell’ultimo Di Guardo “lombardiano”, ma soprattutto per esercitare la memoria storica di circostanze omesse dall’autore nella stesura del suo libro, spero per sua mera sbadataggine.
Bisogna ora scongiurare il ripetersi di questo rischio.
Ma la verità è che questa sinistra sembra non essere più la sinistra che vogliamo
Occorre sconfessare, perciò, quelle ambiguità di un sedicente “Sindaco per passione” che ha subìto la vittoria della cultura neo-liberista ed invece di andare controcorrente si lascia trascinare sino a finire nel grembo del potere egemonico, trasformandosi in politicante avventuriero che, barando senza etica e con metodi da fellone, teorizza patti e maggioranze sulla pelle dei cittadini.
Nella Sezione PD di Misterbianco probabilmente sta ora emergendo una generazione giovane che tende ad iniziare una nuova esperienza nel modo serio di governare un Comune e di tentare di recuperare il perduto linguaggio della vera politica, che dovrebbe tradursi nel controllo pubblico dei servizi di interesse collettivo e nella realizzazione del lavoro per i nostri giovani.
Infatti la novità è data dalla candidatura alle primarie del giovane La Piana, consigliere e capogruppo del PD in Consiglio Comunale dove, coerentemente al ruolo che riveste, ha rappresentato in questi anni la voce preminente che più ha incalzato Sindaco e Giunta Comunale, facendo giungere all’opinione pubblica anche la conoscenza di operazioni amministrative, di cui la cittadinanza ha avuto occasione di percepire a cose fatte.
Intanto, voci attendibili di responsabili (per lo più quelli che si riconoscevano in Sinistra Arcobaleno), sono riuniti per elaborare bozze di programma per la formazione di una lista civica ed indicare una candidatura credibile per un modo nuovo di amministrare il Comune o quanto meno per essere rappresentati in consiglio comunale.
Ritengo, però, dannoso e dispersivo per le forze di sinistra concorrere in ordine sparso all’appuntamento elettorale, per cui sarebbe opportuno che nel frattempo venissero rimosse alcune pregiudiziali che frenano la possibilità di una eventuale coalizione di questa Lista Civica col PD nelle primarie d’autunno, siglando un patto teso a restituire la partecipazione e la trasparenza a tutte le genti del territorio di Misterbianco.
Ma per realizzare tale progetto occorre una nuova classe politica giovane che sappia promuovere la crescita sociale ed UTILIZZARE QUELLA MISCELA DI RISORSE UMANE DI CUI E' COSTITUITA LA SOCIETA' CIVILE DI MISTERBIANCO/Centro CON LE FRAZIONI, laddove sta emergendo un cantiere politico che vede nella persona di Seby Finocchiaro un altro giovane intellettuale impegnato a riportare la politica a questione morale.
Attenzionare, dunque, questo patto tra PD (con Massimo La Piana), con risorse di uomini liberi come il nostro concittadino giornalista Alfio Sciacca, con galantuomini della sinistra come Paolo Conti, Mario Iraci ed altri, con la nascente Lista Civica ( Seby Finocchiaro, Anna Bonforte, Vito Fichera, etc.), con tutti i volontari della politica che vogliono costruire il nuovo manifesto politico, significherebbe PARTORIRE PER LE PROSSIME ELEZIONI L’UNICA NOVITA’ POSITIVA che coinvolge la cultura di sinistra in una situazione politicamente ed intellettualmente praticabile per una comune impresa che ESCLUDA SIN DALLA FORMAZIONE DELLA GIUNTA I COMPROMESSI E LE CONSORTERIE sulla pelle dei cittadini.
A Misterbianco le personalità ci sono ed il loro impegno è indispensabile. Facciamone di loro la nuova avanguardia politica della società misterbianchese.
Questi sono i soli movimenti seri sinora registrati a Misterbianco .
Ma pullulano anche altri fermenti e iniziative, perché si sa che la campagna elettorale è il periodo in cui si raccolgono voti.
Sembrerebbero i sintomi auspicabili di una crescita politica e di partecipazione alla soluzione dei problemi sociali, se però non si scoprisse subito la loro somiglianza a vere fabbriche del consenso, il più delle volte riciclate in patronati e sigle assistenziali, dove il “leaderismo” può facilmente costruire il proprio baraccone elettorale.
Approfittando del vuoto politico, emergono, infatti, le mezze figure, praticoni dell’opportunismo, uomini per tutte le stagioni e per qualsiasi aggregazione, sicché il “voltagabbanismo” straripa così sotto gli occhi indifferenti dei cittadini.
Si è perso il senso della morale e dell’etica sociale: si va ora a destra, poi a sinistra, ieri progressisti, oggi reazionari, ma mai galantuomini.
Purtroppo di questa moda Misterbianco registra quotidianamente risultati da primato: un Consiglio Comunale dai connotati mutevoli, resi variabili dal gioco dei quattro cantoni, ed una Giunta in continua mutazione genetica di nominati in politica.
Risulta necessario, dunque, far emergere giovani leaders alla guida del Comune e che le nuove generazioni di Misterbianco evitino di restare ai margini della vita politica, unificando i loro intendimenti e le ricchezze della loro dialettica, restituendo la politica alle passioni di tutti i cittadini ed alla dignità degli obiettivi qualificanti per dare impulso ad una nuova stagione di rinata democrazia, in cui ogni cittadino possa credere ed identificarsi.
Non occorrono grandi programmi, occorre soltanto seminare idee per raccogliere idee in un progetto sociale di “volontariato politico” sostenuto da uomini liberi.
E’ questo l’obbligo morale che si richiede a tutti i candidati. Lo esige la cittadinanza di Misterbianco, centro di un imponente commercio e polo d'attrazione di "appetitosi" grossi interessi finanziari dove le contraddizioni sociali e il disordinato rapporto capitale/lavoro si rivelano in tutta la loro ambiguità e costituiscono effetto deprimente per la gioventù misterbianchese.
Se sapranno assolvere a questo compito avranno meritato la stima ed il sostegno dei cittadini onesti.
Addi, 10 Agosto 2011
Enzo ARENA | |
VOGLIAMO COME CANDIDATO SINDACO L'ONOREVOLE DI GUARDO..?
(Commento di Vito Fichera-Frazioni in Movimento)
Non so quale “plebiscito misterbianchese” abbia richiesto o pressato l'Onorevole Nino Di Guardo a candidarsi a sindaco alle prossime amministrative comunale. Di sicuro saranno stati in molti a consigliarlo, ma questo non giustifica il Deputato Regionale dall'essere stato legittimato dal suffragio cittadino, come lui afferma.
La candidatura può essere avanzata dal soggetto stesso (autocandidatura) oppure da altri: la cosiddetta nomination.
Le elezioni primarie servono a dare gambe e testa all’insieme, attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico, una coalizione, decidono chi sarà il candidato ad una carica pubblica. Tutto deve passare nel tritatutto del voto popolare, l'unica via che legittima la candidatura.
In verità siamo innanzi alle dichiarazioni di bottega, manca un programma di governo ed una coalizione, ed inoltre, le due candidature di area PD rischiano di tramutarsi in un suicidio politico di dimensioni epocali. Il PD è un partito in trincea, occorre trovare un candidato “super partes” che sparigli la debolezza del momento e che trascini tutti alle primarie di coalizione, onde evitare battitori liberi e desistenze poco chiare.
Nino Di Guardo è stato un ottimo sindaco per Misterbianco, ha saputo, in epoche diverse, interpretare i bisogni del paese, dando positive risposte ai suoi cittadini. Oggi le cose sono notevolmente cambiate e non può presentarsi con la stessa arroganza di Berlusconi, come “l'uomo della provvidenza”, il “ghe pensi mi”. Uno basta ed avanza...abbiamo oltremodo subito nelle politiche del governo queste similitudini.
La saggezza popolare delega al vecchio adagio "Chi si loda si sbroda" l'insegnamento, spesso rivolto ai bambini, teso a criticare e a ridimensionare tutti quei comportamenti improntati a presunzione e protervia. Ma si sa, i bambini crescono, sostituiscono ai calzoncini corti i doppiopetti blu, e spesso smettono di sognare e finiscono per diventare parlamentari.
E si sa anche che il passare degli anni non rende migliori i difetti: la tracotante sfacciataggine diviene allora arroganza...di padrone di palazzo a cui manca solo il balcone. Tutto al servizio di se stesso, e del suo ego smisurato, novello discrimine di una democrazia malata in un paese malato.
Per legittimare ogni mossa, “l'alta motivazione del gesto” si fa comunque ricorso, da sempre, a una dichiarazione d' intenti che finisce più o meno in questo modo: «Intendo governare nell'interesse di tutti, con l' appoggio di tutta la società civile».
La sua candidatura avrà l’effetto di ricompattare il centro destra, e qui mi viene un brivido alla schiena sapendo quale lodi ha tessuto nei confronti di Raffaele Lombardo. Vero populismo becero e paesano! È il trasformismo stile terzo millennio. Nessuno chiede la coerenza assoluta, talvolta risulterebbe ingenua ed anacronistica. Ma essere presi per dei sempliciotti, NO!
Tentare di capire le cause che hanno portato al decesso della classe politica misterbianchese e della democrazia è impresa ardua ma, esistono ancora speranze, poche ma esistono.
Noi stiamo lavorando per questa speranza. Un gruppo di cittadini Misterbianchesi si muove! Ma occorre un sussulto d’orgoglio, un grido di speranza che si levi dalla società.
(Vito FICHERA) | |
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Da 17 anni Berlusconi ripete la litanìa che, per la sua entrata in politica, è esposto alla persecuzione giudiziaria ad opera di giudici, che egli definisce “giacobini, comunisti, toghe rosse, politicizzati”.
Una moltitudine di popolo, purtroppo, ci crede....anzi, lo considera un moderno “crociato” che combatte con il suo “Esercito del Bene” per ripulire l’Italia dalle “Forze del Male” e che subisce ingiustamente la “martirizzazione” di imputazioni che gli vengono inflitte dalle Procure d’Italia.
Un vero martire che continua a sacrificarsi per tutti noi e per l'Italia.
Evidentemente la maggioranza degli Italiani si rispecchia nel “berlusconismo”, materializzato nella figura del Cavaliere, il quale, dispensatore di compensi e di allettanti promesse, può coalizzare attorno a se persino la difesa dell’illegalità dei suoi reati ed anche dell’immoralità dei suoi festini.
Gli italiani, dunque, si pongono gli interrogativi all’inizio enunciati.
Proviamo a trovare le risposte.
Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvato grazie all’amnistia del 1990).
Nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, e per tangenti a Dc, Psi e Cariplo.
Il fratello Paolo e alcuni manager Fininvest erano finiti nel mirino della procura di Milano per una storia di tangenti pagate per realizzare una discarica.
Sempre a Milano si indagava su una tangente versata all’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo che vedeva coinvolti manager di Fininvest e di Publitalia, mentre i pm di Roma e di Milano si contendevano l’inchiesta sulle frequenze tv in cui, tra gli altri, erano indagati Fedele Confalonieri, Gianni Letta e Adriano Galliani.
A Torino, invece, si indagava sulla costruzione del centro commerciale “Le Gru” di Grugliasco e sulla cessione del calciatore Gigi Lentini dal Torino al Milan.
La prosecuzione di indagini, già iniziate molto prima del 1994, e l’avvio di ulteriori indagini in nessun modo, dunque, possono, connotarsi come attività giudiziaria intesa a sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato. Anzi, è probabile che il Cavaliere sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste di ambigue collusioni già aperte sul suo Gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
Lo spettro del fallimento, infatti, si aggirava per Arcore, mentre sul fronte giudiziario si era in piena Tangentopoli ed erano già iniziate le indagini su di lui.
Dunque, Berlusconi temeva il fallimento e l’arresto prima di entrare in politica.
Sono tutte inchieste prima del 1993, tanto per sgomberare il campo dalla leggenda secondo cui le indagini della magistratura sull’impero berlusconiano sarebbero iniziate dopo la “scesa in campo” del Cavaliere.
Berlusconi è stato un punto di forza del vecchio regime politico crollato.
E una volta caduto quello, gli balenava la necessità di assicurarsi ora anche il potere politico per garantirsi da solo gli ambigui vantaggi che prima gli dava il Caf (Craxi, Andreotti, Forlani).
Il 26 gennaio del 1994 il “suo tg4” manda in onda la videocassetta (inviata a tutte le tv), con la quale Silvio Berlusconi, presidente e padrone della Fininvest, annuncia la sua “scesa in campo”, promettendo “un nuovo miracolo italiano”.
Il “miracolo” c’è stato, ma non ne ha beneficiato il Paese, bensì le sue aziende, le sue tv, i suoi manager e lui stesso.
Infatti, la Fininvest nel 1994 aveva già quattromila miliardi di debiti e le banche bussavano alle porte dell’azienda per riavere indietro i quattrini.
A questo punto abbiamo già chiare le risposte alle domande che ci siamo posti in premessa.
Berlusconi nel 1993 aveva già avuto a che fare con i Tribunali !
In definitiva, sembrerebbe, perciò, che l’imputato sia nato decisamente prima del politico.
E per dirla in altre parole: sembrerebbe proprio che Berlusconi sia entrato in politica per non essere arrestato.
Poi, il successo elettorale del 27 marzo 1994 ridà ossigeno al gruppo Fininvest. E la successiva quotazione in borsa dell’azienda, con la nascita di Mediaset, risolve i problemi finanziari del gruppo, ma non quelli giudiziari.
Berlusconi diventa monopolista televisivo assoluto: le tv Fininvest sono sue, mentre quelle Rai le controlla grazie al potere politico.
Da questo momento, incentrato sulla strenua difesa degli interessi personali e aziendali, cominciano le leggi tese non solo a cancellare per sempre le tracce del passato e di collusioni inconfessabili, ma anche ad accrescere e tutelare i suoi interessi privati gettando l’Italia nel dissesto sociale ed economico.
Avvocati che giorni prima vestono le toghe in tribunale per difendere il monarca imputato e subito dopo si recano in Parlamento con l’abito onorevole di deputato a riscrivere le leggi per assolverlo o per prescriverne il reato:
-Decreto salvaladri
-Abolizione tassa patrimoniale
-Depenalizzazione del falso in bilancio
-Condoni edilizi e fiscali
-Legge sul legittimo sospetto
-Leggi Gasparri
-Lodo Alfano (ex Lodo Schifani).
Costruisce, così, il suo successo con la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa, con l'evasione fiscale, i bilanci truccati, la corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni.
Prevale l’astuzia e la forza che, distruggendo i meccanismi di controllo della democrazia, possono instaurare obbrobriose anomalie che producono sugli elettori un esproprio della loro identità ed un sicuro effetto diseducativo.
E’ desolante accorgersi che molti italiani o non conoscono la vita e i miracoli di Berlusconi o, se li conoscono, se ne fregano o addirittura se ne compiacciono, fagocitati non tanto dall’uomo di Arcore quanto dal delirio collettivo di somigliargli, perchè inquinati dalla distorta concezione che all’intelligenza sia migliore la furbizia, basata sul credito «si è fatto da solo» (non importa come) e sull’illusione «è ricco...farà diventare ricchi anche noi».
Sono i pessimi esempi che in molti aspetti si accostano a “quel volgo disperso”, di cui nel 1822 testimoniava il Manzoni, con gli eterni don Rodrigo, don Abbondio e Azzeccagarbugli.
E la cosa più tragica è che il “papi” non solo si fa scudo della sovranità popolare che lo ha eletto, ma rispecchia e rimanda agli italiani il peggio di loro stessi, reggendo il suo potere sulla menzogna, sul populismo mediatico e sull’indifferenza della maggioranza.
Una cosa, comunque è certa: se gli italiani in quell’Aprile del 1994 avessero eletto alla Presidenza del Consiglio un politico realmente valido e, soprattutto, senza pendenze processuali, avremmo potuto oggi non doverci porre gli interrogativi anzidetti ed avremmo saputo dibattere (probabilmente con qualche soluzione) i problemi trascurati del Paese come la Salute, l’Ambiente, l’Energia, i Diritti, il Lavoro, l’Istruzione, la Ricerca.
Sarebbe da miopi non accorgersi che siamo già entrati in una nuova fase culturale della politica di regime, che, riscrivendo le nuove regole, fa da manuale e detta le sue regole alle contee periferiche del malaffare.
Ma ora, dinanzi al dramma di generazioni abbandonate a fare i conti con stipendi affliggenti, contratti capestro e pensioni irrealizzabili, sarebbe da codardi rifugiarsi nell’indifferenza o adeguarsi alle paroline magiche del Cavaliere o ancora peggio rifugiarsi in un arrendevole silenzio privo di futuro se, nell’anno di celebrazione del 150°anniversario dell’Unità d’Italia, si ignora e si sottovaluta la libertà, fondata sulla piena padronanza della coscienza critica, la quale non può convivere con questa falsa“libertà” di democratismo berlusconiano.
Allora, fatta l’Italia, si disse che bisognava fare gli italiani.
Adesso gli italiani ci sono, ma dietro di loro c’è poca Italia e mancano di reale rappresentanza al governo della cosa pubblica.
Occorrerebbe «ritalianizzare» lo stato sociale e, soprattutto, rifare l’Italia politica.
Addì, 08/05/2011
( Enzo Arena ) | |
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L’UCCISIONE DI BIN LADEN e LE TORRI GEMELLE: DUBBI, SOSPETTI e...ACQUA IN BOCCA !!
Osama Bin Laden è stato ucciso dopo un breve conflitto a fuoco ingaggiato con 14 agenti speciali della CIA, calati dagli elicotteri direttamente sulla sua abitazione in Pakistan.
Niente morti né feriti da parte americana.
Oltre Bin Laden, sono rimasti uccisi altri tre (di cui uno è il figlio di 18 anni), e ferita alla gamba la moglie (non uccisa come era stato detto inizialmente), la quale gli si è gettata addosso nel tentativo di proteggerlo dai colpi sparati.
Attendibili voci dicono che Osama Bin Laden "non era armato", ma sarebbe stato preso vivo dalle forze speciali americane ed ucciso solo in un secondo momento, sempre nei primi minuti del raid.
Il corpo di Bin Laden è stato poi caricato (non si sa bene se su un elicottero o su una nave portaerei) e buttato lontano in mare ad oltre 1000 km. di distanza.
Gli americani, dunque, non hanno lasciato alcuna traccia del miliardario di Allah che, prima di diventarne il nemico pubblico numero uno, fu uno dei tanti sceicchi coccolati e allevati dagli USA . Resta ora solo la certificazione del DNA al 99,9% raffrontato con quello della sorella, morta alcuni anni addietro di tumore, ma della CIA conosciamo anche le falsificazioni, le scenografie ed i vecchi giochetti, usati da sempre per strategie d’occasione, ed in questo caso per distrarre l’opinione pubblica dalle promesse non realizzate dell’Amministrazione di BarackObama.
E comunque, per fare giustizia occorre un giusto processo, e non una barbara esecuzione.
Dinanzi al mondo intero una Corte di giustizia avrebbe potuto smascherare la causa del miliardario Bin Laden, gli intrighi e le ambigue collusioni con i poteri economici mondiali, il cui coinvolgimento ha travalicato in questi anni i confini geografici, politici, etnici e di religione in circostanze che ancora non sono del tutto chiare.
E la “grande America della democrazia e della libertà”, anzichè esultare in danze di vendetta per la macabra eliminazione, dovrebbe chiedersi se non fosse stato più opportuno dover garantire un percorso giudiziario che rendesse giustizia alle crescenti proteste popolari di quelle aree, abbandonate alle insane velleità dei protagonisti del “terrorismo economico” e delle loro guerre infinite.
Ci resteranno invece le immagini agghiaccianti degli eventi di cronaca, i commenti senza cognizione di causa, l’assuefazione all’impotenza di fronte a verità invisibili, di cui siamo tuttavia spettatori consapevoli ma espropriati.
Il giornalismo d’inchiesta ed i mass media televisivi, purtroppo, partecipano alla sbornia mediatica e bevono tutto senza porsi i motivi del perché non fosse stato opportuno catturarlo per processarlo o perchè, una volta ucciso, è stato fatto sparire nelle acque del mare.
In realtà molti osservatori hanno detto che Osama vivo sarebbe stato «troppo ingombrante», così come lo fu, a suo tempo, Saddam Hussein e come lo sarà domani il libico Gheddafi, tutti tiranni che hanno avuto sostegno e complicità nella comune corsa verso il dominio oligarchico delle risorse del pianeta.
E se non sopraggiungeranno prove certe, anche la storia di Osama Bin Laden, inquinata dalla manipolazione, subirà lo stesso risultato in cui si è consumata la vicenda (tutt’altro che chiarita) dell’attentato alle Torri Gemelle, di cui permangono ancora dubbi e sospetti mai spiegati.
Addì, 04/05/2011
( Enzo Arena )
NOTA: Sulll’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Sett.2001, CERCA sull’indice a sinistra della pagina e CLICCA sul titolo “UNDICI di SETTEMBRE”. | |
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L’IMPUTATO BERLUSCONI ED I SUOI PROCESSI...ovvero COME FARLA FRANCA.
In realtà, se si escludono le indagini aperte e poi archiviate, Berlusconi è stato sottoposto a 16 dibattimenti penali, 12 conclusi e 4 in corso (Ruby, Mills, Mediaset, Mediatrade).
Dei 12 conclusi:
-2 sono finiti per amnistia (falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla P2 e acquisto dei terreni di Macherio);
-da 5 è uscito indenne perchè a forza di tirare per le lunghe è sopraggiunta la prescrizione (All Iberian/1, Lodo Mondadori, caso Lentini-Milan, Bilanci Fininvest 1988-92, bilancio consolidato Fininvest);
-3 sentenze sono state di assoluzione, seppur con formule dubitative (Tangenti alla Guardia di Finanza, Medusa, Sme-Ariosto/1).
E’ chiaro il perchè Berlusconi l’abbia fatta franca in 2 processi (Guardia di Finanza e All Iberian): grazie alle testimonianze reticenti del suo avvocato inglese David Mills, compensato con 600 mila dollari. Per questo oggi il Presidente del Consiglio è sotto processo per corruzione di testimone. Mentre dai 2 processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) Berlusconi è uscito perchè nel 2002 egli ha provveduto a far depenalizzare dal Parlamento il falso in bilancio. E adesso deputati e senatori sono impegnati per annullare gli effetti dei processi Mills e Mediaset grazie al taglio dei tempi di prescrizione per gli incensurati.
Una vera gimkana di processi che Berlusconi ha tentato nel 2001 di azzerare con una legge che rendesse non utilizzabili le prove raccolte con rogatorie internazionali. Poi con la legge Cirami (2002) ha cercato di rendere più facile il trasferimento dei processi per “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice”. Con il lodo Schifani (2003) ha tentato di rendere improcessabile se stesso ed altre 4 cariche dello Stato. Con la legge Cirielli (2005) ha provato a chiudere qualche procedimento riducendo una prima volta i termini di prescrizione. E con il lodo Alfano (2008) ha di nuovo introdotto l’improcessabilità delle alte cariche dello Stato.
Alla fine, la Cassazione e la Corte Costituzionale hanno smontato una ad una le sue leggi ad personam, ed oggi Berlusconi gioca l’altra carta: la riforma della giustizia per salvarsi dal baratro.
In altri Paesi democratici non è mai accaduto che un presidente si alternasse nella carica di premier per reati di gran lunga più scarsa rilevanza . In Italia, invece, per lui e per i “suoi” tutto è lecito, persino la crociata contro la magistratura.
INSOMMA... SOLTANTO IN ITALIA SUCCEDE CHE POSSA CONTINUARE A GOVERNARE PER 17 ANNI UN PERSONAGGIO SU CUI PENDONO REATI ALLE LEGGI DELLO STATO E PROCEDIMENTI PROCESSUALI CHE SI ESTINGUONO CON LE LEGGI AD PERSONAM.....ED IL PEGGIO E’ ANCORA POSSIBILE. | |
LE PILLOLE CULTURALI DEL PREMIER BERLUSCONI.
"Tra tutte le dittature quella dei giudici é la peggiore". E’ la citazione che il ciarlatano Silvio qualche settimana addietro nella sua foga di attacco contro la magistratura, con un audiomessaggio a decine di emittenti televisive, ha attribuito ad Alexis de Tocqueville (filosofo, politico e storico francese del secolo scorso), di origini aristocratiche e conservatore illuminato.
Con le citazioni il cavaliere dovrebbe meglio andarci con più prudenza, perchè avvilisce che un capo di governo possa pronunciare balordaggini.
Sembrerebbe anche normale che un nonnetto di più 70 anni possa confondere aforismi sbagliati. Ma perché affaticarsi a voler fare il Presidente del Consiglio quando potrebbe tranquillamente restarsene in una delle sue “lussuriose” ville a praticare il “bunga bunga” o in extremis a raccontare storielle ai propri nipotini.
In realtà, nel tempo che fu, il Tocqueville non ebbe mai a pronunciare un simile aforisma sui giudici, che al contrario egli considerava «l'ultimo baluardo contro il disordine e le pulsioni radicali (..) potere inscindibile da una democrazia che cerca la stabilità (..) organo di tutela degli interessi generali».
E’ dal 1994 che, purtroppo, l’Italia subisce la barbarie culturale del “berlusconismo”, le sue modalità espressive e di comunicazione, di cui i media sono i motori che gli obbediscono in modo servile ed i politici gli attori prezzolati che annuiscono passivamente nel teatrino di Montecitorio.
La mia generazione ha conosciuto uomini come De Gasperi e Togliatti, di più Nenni e La Malfa, ancor più Berlinguer e Moro, tutti di diversa formazione politica, spesso tra loro anche in contrapposizione, ma la cui forza scaturiva da una vita, da una fede, da un costume e non da un intrigo, uomini che pensavano al futuro, a produrre idee politiche, a costruire il Paese o almeno a rimetterlo a nuovo.
Oggi, invece, la costruzione segue la strada del predominio berlusconiano, con messaggi che non hanno più contenuti politici, ma sono somiglianti allo spettacolo di varietà che fa vincere chi sa raccontare meglio le barzellette.
E le conseguenze sono già davanti agli occhi di tutti noi, inerti a questa decadenza del costume pubblico, a questa confisca delle istituzioni, alla “privatizzazione” dello Stato, picconato pezzo per pezzo dai furbetti.
Questo declino lo si capisce dai temi di cui la gente oggi si occupa, ammalata di progresso e confusa nei valori, derubata del suo futuro o costretta a subire lo “scippo” dei concreti bisogni, della sicurezza personale, dell’organizzazione del lavoro ed, infine, di una equa ripartizione delle risorse dello Stato.
Per bilanciare questa devastazione ci vorrebbe una classe dirigente all’altezza del compito, invece abbiamo personaggi usciti dalle preture senza processi per diventare la razza padrona in enti, banche, industrie, istituzioni dello Stato, in Ministeri e persino come premier al governo della Cosa pubblica.
Non sono politici, sono bande di potere.
Dunque, sarebbe auspicabile che Berlusconi rinunciasse a voler arruolare nel suo esercito lo storico francese Tocqueville.
Ancora l'ennesima ignoranza del nostro premier, che rivela l’assoluta sua inadeguatezza culturale. Una inadeguatezza maldestramente celata , che conferma essere anche quella dei consiglieri di cui egli si circonda per sovvertire l’assetto costituzionale.
Di Tocqueville leggiamo, invece, deduzioni premonitrici, scritte nel 1835, in cui si parla di «un’accozzaglia di avventurieri o di speculatori». Nella sua opera descrive i prodromi di quel dispotismo addolcito spesso mascherato di pseudo-democrazia, che si adatta in maniera perfetta al Parlamento del nostro Paese..
Scriveva, infatti, un trattato politico-sociale interrogandosi sulle basi della democrazia che, secondo lui, non deve soltanto essere intesa nel suo senso etimologico e politico (potere del popolo) ma anche e soprattutto in un senso sociale, e cioè corrispondere ad un processo storico che permette l'eguaglianza delle condizioni.
Partendo da queste premesse, Tocqueville riflette sul futuro della democrazia e sui potenziali pericoli «per la democrazia» e «della democrazia».
Egli scrive che la democrazia ha la tendenza a degenerare in ciò che descrive come «dispotismo addolcito».
A tal proposito è opportuno continuare con le sue parole, trascrivendo un brano del suo libro:
"....può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e perdono quasi la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare... Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono, ma saranno loro stessi a privarsene volentieri….Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia abuso. Basterà che si preoccupi per un pò di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto....Che garantisca l’ordine anzitutto! Una Nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere; e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla...Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo le moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità, disponendo a capriccio di ogni cosa...cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi, tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne possa cadere un grande popolo…”
Dunque, gli attacchi e le falsificazioni storiche di Berlusconi sono la manipolazione occulta della coscienza, perché non c’è peggiore schiavitù di quella che si ignora. E fa intravedere quei prodromi di un nuovo regime che con un efficace potere anestetizzante predica l’apatia, il servilismo, l’egoismo, la paura con l’invenzione quotidiana di nemici che, a turno, possono essere gli immigrati, i gay, gli scienziati, i liberi pensatori, gli ambientalisti.
Occorre riflettere seriamente su questo sottile veleno che si basa sul controllo dell’informazione e sulla capacità di abituare le masse alla bugia, mentre le veline diventano ministri, le ruberie si fanno sistema di regime, mentre i reati di corruzione, di evasione fiscale, di riduzione in schiavitù vengono banalizzati.
C’è oggi forte bisogno di Sinistra, di quella che sappia organizzare i movimenti che stanno emergendo spontaneamente nel Paese e che, tuttavia, per difetto di analisi ed evidenti carenze di leadership, restano prigionieri del conservatorismo a oltranza di un sistema incapace di leggere le dinamiche sociali e quindi ben lontano dal vero riformismo sociale che rappresenta la reale emergenza del Paese.
Addì,15 Marzo 2011
( Enzo Arena ) | |
14 DICEMBRE 2010....VINCE IL PEGGIO DEGLI ITALIANI.
La sfida tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è terminata in Parlamento 314 a 311.
Vince il peggio degli italiani ed il governo Berlusconi ottiene l’assoluzione grazie proprio a 3 deputati del Gruppo di “Futuro e Libertà”: Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori e Silvano Moffa (quest’ultimo astenuto); nonchè grazie a tre “transfughi” del centrosinistra: l'ex Idv Domenico Scilipoti e gli ex Pd Massimo Calearo e Bruno Cesario.
Berlusconi potrà avvalersi ora di costoro per un rimpasto di governo o per alcune accomodate poltrone di sottosegretario in cambio del mercenarismo voltagabbana.
Ma non basterà la conta di deputati autoreferenziati, non eletti dal popolo, ma scelti dal signore di Arcore a proprio uso e consumo, per praticare la sua arroganza nelle aule di Senato e Camera, dove il teatrino di Berlusconi ha portato in scena la vergognosa compravendita degli onorevoli.
Un brutto spettacolo di bassa politica dinanzi ad un Paese agonizzante, lacerato e intossicato da sedici anni di berlusconismo.
C’è ancora un'Italia migliore che vuole essere ascoltata ed organizzata per un governo di svolta reale per il Paese, perchè ora la sfiducia nel governo Berlusconi resta ed è nelle piazze d’Italia, dove in questi momenti si percepisce la rabbia per la sua politica lontana dagli interessi popolari, una rabbia che ha urgente bisogno di organizzarsi per tradursi in lotta di riaffermazione dei diritti e di rivendicazione sociale.
ED E' DA QUESTA ITALIA CHE LA SINISTRA ORA DEVE IMPARARE A RIPRENDERE LA VERA LOTTA PER IL CAMBIAMENTO.
18 Dicembre 2010
( Enzo Arena ) | |
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CONTRO SAVIANO PARTE LA CAMPAGNA DELLA FAMIGLIA MEDIATICA DI BERLUSCONI.
NON LASCIAMOLO SOLO.
La trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me" su Rai 3, alla sua seconda puntata, ha registrato un assoluto record di ascolti.
Contro il monologo dello scrittore Saviano, tuttavia, è insorto il ministro dell'Interno Maroni che ha definito "infame" la ricostruzione sulle infiltrazioni di mafia in Lombardia, terra della Lega.
Per la carica che ricopre, il Ministro Maroni avrebbe dovuto avere l’obbligo morale di non esternare con le sue parole una reazione, talmente scomoda che sembra legittimare il clima di omertà sugli affari delle mafie al Nord e sulle collusioni tra criminalità e politica.
Sono note alle procure del Nord le numerosissime infiltrazioni delle mafie nel tessuto economico, sociale, politico e dei servizi nell’intero Nord, attraverso una rete di rapporti impressionanti ed un grado di penetrazione profondo nell'amministrazione della res pubblica, in particolare Piemonte, Lombardia e TriVeneto, dove impera la Lega.
Lo scrittore Saviano si è limitato a raccontare l’inchiesta in corso risultante dai documenti ufficiali, reali e dimostrati, ed ha segnalato altresì che il consigliere regionale leghista, incontrato dal boss Nieri, non è stato indagato.
Non si capisce, dunque, perché la Lega ed il PDL tacciono sulle mafie infiltrate al Nord e impediscono anche agli altri di parlarne.
Tutto ciò genera nella pubblica opinione il legittimo sospetto che le mafie trovino nel potere politico le complicità per andare avanti, arricchirsi e ramificarsi.
Invece di reagire contro lo scrittore che vive sottoscorta per le sue denunce coraggiose di tutte le mafie, l’onorevole Ministro avrebbe il compito in primo luogo di far pulizia dei disonesti all’interno della coalizione di governo di cui fa parte. Dunque, il fuoco di fila contro Saviano per aver sollevato il coperchio del vero male italiano è ingiustificato, e tutte le forze politiche dovrebbero avere interesse ad andare fino in fondo sulla questione della legalità, soprattutto hanno il dovere di farlo quelle forze di governo che, con le parole di Maroni (Lega) e di Alfano (PDL), abbondano in proclami legalitari per poi approvare tutte le leggi criminogene dell’imperatore di Arcore.
Il Ministro leghista Maroni, che ad ogni arresto di latitante si autoreferenzia dei meriti di Procure coraggiose, sa perfettamente che proprio lui sostiene un governo che da anni porta avanti una vasta campagna di delegittimazione di magistrati, i quali osano fare il proprio dovere anche quando si trovano di fronte a personaggi che fanno parte dell'oligarchia di potere.
E conosce anche bene che i reati commessi da uomini eccellenti finiscono sempre per farla franca e che l’abolizione delle intercettazioni serve non a tutelare la privacy, ma solo a proteggere dai codici la corrotta casta dei colletti bianchi.
Ogni indagine, infatti, arriva sempre e soltanto non oltre l’ala armata della mafia, e mai invece agli intoccabili protagonisti della vera cupola mafioso-finanziaria in doppio petto, dove le inchieste di magistrati vengono boicottate o bloccate anzitempo dalle connivenze del potere politico, cancellando i reati di mafia a colpi di legislazione, lungo un percorso che passa dall’illegalità garantita all’illegalità legalizzata, e con la recondita pretesa di offuscare invece quelle violenze invisibili dei colletti bianchi che regnano indisturbati ed impuniti nelle alte istituzioni.
Il Ministro Maroni sa ancora che, con l’appoggio suo e della Lega, il governo vara riforme processuali che impantanano le indagini e riducono al minimo il fenomeno dei collaboratori di giustizia: la legge sul rientro dei capitali illegali all’estero ed i condoni fiscali, le difficoltà imposte alle indagini da compiersi all’estero tramite rogatoria sul riciclaggio dei capitali mafiosi, la reintroduzione del legittimo sospetto nei confronti di giudici scomodi per l’imputato, lo strangolamento delle risorse da destinare all’amministrazione della giustizia, tutte cose destinate ad impedire nei processi di mafia l’accertamento e l’efficienza della risposta giudiziaria.
L’arresto del camorrista Antonio Iovine, uno dei capi storici del clan dei casalesi, latitante da oltre 14 anni, è certamente un fatto positivo, in quanto Iovine è un boss imprenditore, in grado di gestire centinaia di milioni di euro, ma è semplicemente ridicolo che il Ministro attribuisca il merito della cattura al governo Berlusconi e alla Lega Nord.
E’, invece, il risultato finale di indagini ed intercettazioni che si sono succedute nel corso di decine di anni ad opera di quelle Procure e di Magistrati che, fedeli allo Stato Repubblicano, nato dalla Resistenza, restano impegnati, unitamente alle Forze dell’ordine e senza mai abbassare la guardia, contro la criminalità organizzata.
Ad essi viene giustamente attribuito il plauso per i risultati che con grande competenza e abilità hanno conseguito a difesa della democrazia e per garantire il rispetto della legge e la sicurezza dei cittadini.
Non ci venga, dunque, a millantare per se stesso e per il suo partito crediti e numeri di interventi efficaci negli arresti di latitanti o per quel che riguarda anche i sequestri di beni immobiliari della mafia.
Sono tutte operazioni giudiziarie che la Magistratura ha potuto “sinora” esercitare ed eseguire nella propria autonomia, senza che nessun Ministro o Presidente (di Destra o di Sinistra) possa averne interferito sui percorsi, se non per rendere vano l’intervento penale contro molti reati tramite quelle sciagurate riforme “ad personam” o “contra personam”, com’ è avvenuto sotto l’attuale governo di centro-destra.
E finchè un Ministro degli Interni non potrà firmare mandati d’arresto, eseguirli di persona, condannare un imputato in tre gradi di giudizio, sarà la magistratura che andrà ringraziata.
Una cosa resta comunque certa: in questi ultimi anni la legiferante politica di governo ha mandato allo sfascio le finanze dello Stato, ma i profitti della borghesia mafiosa sono enormemente cresciuti, i dividendi più che raddoppiati, gli avventurieri finanziari sulla rovina del pubblico hanno razziato le ricchezze del Paese.
Ed è deprimente, dunque, se poi ad aprirci gli occhi e a farci scoprire angoscianti patti tra settori deviati dello Stato e la Mafia debba essere l’audacia di qualche giornalista.
L’orazione civile di Roberto Saviano, dunque, disegna questo quadro della realtà, denuncia complicità politiche ed infiltrazioni di cosche mafiose che non hanno certamente le loro capitali soltanto al Sud, ma ora anche al Nord, la cui vera capitale sembra essere oggi Milano.
Ed il record di ascolti avuto dalla trasmissione “Vieni con me” è la dimostrazione del modo nuovo di fare televisione del futuro e preannunzia la fine di quella televisione imbastita di chiacchiericcio, risse confuse e argomentazioni triviali che non dicono nulla di interessante e che non riescono neppure ad assolvere al compito principale di informare con obiettività.
Col civile monologo di Saviano, dunque, nulla c’entra la polemica di Maroni, il quale non può permettersi di tacciare d’infamia chi si espone a suo rischio e pericolo.
Tuttavia, credo che al Ministro le comparse su Tg5, Matrix, Porta a Porta e domenica da Lucia Annunziata siano più soddisfacenti come diritto di replica, ma sarebbe stato più coerente a se stesso se avesse preteso anche per lui quel contraddittorio tanto declamato nelle sue dichiarazioni.
Infatti, per le sue funzioni di uomo pubblico, responsabile del Dicastero degli interni, ha il dovere e l’obbligo morale di rispondere alla denunce di Saviano ed alle domande che oggi gli rivolgono gli italiani onesti, piuttosto che comparire in TV a vanagloriarsi di meriti altrui per mascherare (accompagnato dall’altro "paladino di legalità" Alfano) le grandi confusioni tra pubblico e privato, le distinzioni del lecito dall’illecito, le deficienze politiche e culturali di questo governo, incapace di sfidare sul serio la «castopoli» mafioso-finanziaria e di colpire i vertici reali di questa nuova cupola che si è integrata nella politica e che oggi è nella situazione di patteggiare o di dettare le sue condizioni.
18/11/2010
(Enzo Arena) | |
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MISTERBIANCO: CARO BOLLETTE E ILLEGALITA' DELL'ATO.
BREVE CRONACA DI UNA CRISI in CRESCENZA
Da “destra” s’ode un grido……..
E’ il sindaco di Misterbianco che parla ed esclama:
«…è impensabile la notizia dell’imminente chiusura dello sportello Serit a Misterbianco, perché in un Comune con 50mila abitanti non può essere soppresso quel servizio "fondamentale" che svolge la Serit ».
Si intuisce subito la sua attrazione recondita al “frantoio” Serit/SimetoAmbiente.
D’altronde si sapeva già che le buone intenzioni del Sindaco Caruso fossero rivolte sempre a tutelare gli “azionisti della spazzatura”, piuttosto che i cittadini tartassati.
Infatti prima faceva affiggere manifesti coi quali giustificava le esose vessazioni dell’ATO3, invitando i cittadini a pagarne i tributi……
Poi a favore degli azionisti (privati) disponeva a spese della collettività uffici e personale (pubblici) per l’accertamento delle bollette e il pagamento dei tributi……
Adesso, dopo l’annuncio di chiusura a Misterbianco dello sportello SERIT adibito al “prelievo forzoso” sui cittadini, assurge anche a paladina di Palazzo nella difesa della "indispensabilità" di questo servizio di salasso, quello che è stato giustamente definito“lo sportello del pianto”.
L’Ato Simeto ha collezionato debiti senza riuscire a gestire i rifiuti, si è chiuso in contratti capestro con fornitori che sono soci dell’assemblea, ha rifiutato di confrontarsi seriamente con i consumatori, non ha risolto alcuna illegittimità del passato, condannando i cittadini in un garbuglio di illegittimità che non si è certamente concluso in questi mesi, nonostante commissariamenti, cambi di gestione e proteste dei cittadini.
Questo garbuglio è lievitato grazie alle latitanze compiacenti del Sindaco di Misterbianco e all’incauto temporeggiare del Consiglio Comunale, i quali hanno reso la compartecipazione del Comune in condizione di passiva subalternità all’ATO.
Tuttavia una seria responsabilità va attribuita anche alle dormienti organizzazioni sindacali e politiche, le quali avrebbero dovuto esercitare le difese dei cittadini, non certo limitandosi ai fragili espedienti del ricorso alla commissione tributaria, ma piuttosto obbligando Corte dei Conti e Magistratura a valutare le spese e le azioni dell’Ato in tema di assunzioni, appalti, determinazione delle tariffe, applicazione dei regimi IVA, i rapporti con i soci e i danni alla collettività.
Invece, dalle istituzioni comunali e dai difensori civici del territorio nulla è stato fatto e, senza nemmeno la fatica di dover partorire uno straccio di difesa, si è consentita sin dal suo inizio la costante applicazione di procedure illegittime e di interruzioni dei termini prescrizionali per colpire i cittadini.
UNA CALCOLATA FURBERIA DI OPERATORI PRIVATI con effetti quasi da "estorsione legalizzata", tollerati e favoriti da autorità pubbliche con la benevolenza di omessi controlli. Perché è sull’onda delle privatizzazioni che ora si esercitano forti salassi per la propensione del privato a ricercare i grossi profitti e a difendere la propria avidità.
Ed ora, venute meno le prerogative della reale partecipazione, l’organismo comunale si è trasformato in labirinto dell’indifferenza dove si eludono gli interessi prioritari della cittadinanza e prevalgono invece i patteggiamenti rovinosi del carrozzone del politicantismo, a cui, purtroppo, si sono arruolati anche i "maggiordomi" ed i "croupiers" di casa nostra.
Ormai di pubblico c’è solo il nome, in quanto i servizi sono diventati un affare PRIVATO tra PRIVATI, da cui dipendono i cittadini sempre più condizionati da "sodalizi" societari senza scrupoli che lucrano grandi profitti.
E questo governo, anziché far riappropriare le istituzioni pubbliche di quella sovranità che sembra essere stata <espropriata> dal profitto privato, favorisce gli “amici imprenditori” e consente loro di mettere sotto scacco le istituzioni, come è avvenuto a Napoli col cosiddetto “miracolo” di San Silvio, che ha fatto sparire l’immondizia di città nascondendola sotto il tappeto.
....SI SUPPONE CHE IL PEGGIO E’ ANCORA POSSIBILE, perché anche sull’acqua si allungherà presto la mano lunga del privato.
Addì,13 Maggio 2010
( Enzo ARENA ) | |
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MISTERBIANCO: I NUOVI “MISERABILI” e la CONFUSIONE sulla T.I.A.
Ogni volta che nella Parigi di Victor Hugo sorgeva una nuova strada, la fogna allungava come un polipo un proprio sinuoso tentacolo, a conferma di un’inaspettata specularità tra il lerciume del sottosuolo e i fasti della superficie.
I nuovi Miserabili sono, ad oggi, i 18 Comuni di A.T.O.3 che, nell’immondizia, rischiano di morire annegati. Tra questi, Misterbianco che, da un lato, imbelletta le proprie strade con nuovi orpelli toponomastici e, dall’altro, prova a guadare il gran mare di rifiuti, speculatori e cittadini imbufaliti.
Da quando la raccolta dell’immondizia ha smesso di chiamarsi “Tarsu” e di essere corrisposta direttamente alle casse comunali, sembra essersi aperto un baratro.
Con la nascita della controversa “Tia”, tra lo scarto quotidiano e la sua gestione si è frapposta, nutrita, tutta una serie di intermediari: dall’agenzia di riscossione, all’Ente d’ambito, ai gestori, passando per il Consorzio.
E il biglietto va pagato a ogni fermata, lievitando almeno di un 40%, fino a sfilacciare quello che, un tempo, era un servizio e che, oggi, rischia di conclamarsi come vero e proprio businnes privato.
Basti pensare alla determinazione della tariffa Tia che ormai, oltre il ragionevole e umile dubbio da parte dei contribuenti, ha notoriamente mostrato di essere illegittima, nella sua formulazione come nella sua riscossione. Anzi, la magagna sta già nelle parole che, qualche volta, non vengono usate (e storpiate) a caso. Infatti, la Tia non è per niente una tariffa, bensì un tributo, va determinata dai Consigli Comunali e va in prescrizione dopo 3 anni.
Ebbene, gli Amministratori avrebbero dovuto ricordare questo aspetto, anziché tappezzare in questi anni le pubbliche mura, prima, di concilianti negoziazioni verso il pagamento da parte dei cittadini, poi, di vittoriosi inviti a chiedere il risarcimento del tributo. Ma la dispersione sarebbe arrivata anche oltre, cioè alla redazione di pubbliche epistole con cui il nostro Borgomastro chiedeva, addirittura, un potenziamento dello “sportello del pianto”, quello di via Palestro.
La situazione odierna si profila delirante.
L’unica tariffa che sembra essere stata determinata a norma di legge è quella del 2003, mentre rimarrebbero ingiustificabili le tariffe “creative” di Simeto Ambiente per gli anni 2004-2009.
I cittadini non pagano; i sindacati chiedono la rateizzazione; gli operatori ecologici minacciano il blocco, e attendono lo stipendio.
La Serit tende, lucrativa, la mano, ma l’Assessorato regionale al ramo chiede ai Consigli comunali di approvare le inapprovabili e illegali tariffe degli anni 2004-2009, brandendo l’arma del commissario ad acta.
Il Consiglio Comunale misterbianchese, pavido, prende tempo, e approva un regolamento per l’applicazione della Tia, ancora come se questa dovesse davvero esistere. Altrove, nei paesi vicini, qualcuno tuona di uscire dall’Ato e qualcun altro si spoglia per protesta……
……La Tia, infatti, è figlia dell’introduzione delle Società d’Ambito, cioè di quella complicazione nella gestione dei rifiuti che ha causato l’impazzare di quello che vogliamo ancora far passare come un “tributo comunale”.
Banalmente, tutte le società di gestione comportano il pullulare di figure intermedie, i cosiddetti “manager”, che vanno pagati.
E non c’è doratura sostenibile per questa pillola: chi paga non è il contribuente, ma il consumatore, poiché non c’è, di fatto, un Welfare State che offre servizi al cittadino, bensì interessi privati che propinano un prodotto. Ed un prodotto travestito da tributo diventa una prestazione patrimoniale coattiva, senza neanche la consolazione di un libero mercato all’interno di un liberista (e assai poco welfare) Stato.
A oggi, tra l’altro, piaccia sapere che nessuna mano invisibile di smithiana memoria è venuta a far quadrare il cerchiobottismo che sta caratterizzando la questione dei rifiuti misterbianchesi.
Perché qualcuno non spiega ai cittadini come mai, in questo ultimo lustro, non è stato dato seguito alla giurisprudenza per cui la novella gabella (la Tia) sarebbe dovuta essere determinata a cura degli organi comunali e dalle Ato, semplicemente, riscossa?
A far luce sui punti critici della questione, forse, torna utile citare le vicende che, sullo stesso argomento, ha dovuto affrontare la vicina satrapia di Motta S. Anastasia, in cui nessuna Tia risulta essere mai stata approvata dal Consiglio Comunale.
Addirittura, nel 2009 sarebbe stata anche palesemente bocciata, con indicazione di determinarne l’entità sulla base dell’ultima tariffa utile, cioè dell’ultima tariffa determinata in maniera legittima, quella del 2003. Peccato, poi, che l’eventuale tesoretto che ne sarebbe derivato non sembra essere stato di gradimento alle Ato, che hanno chiesto al Comune di Motta una cifra esorbitante per la “copertura dei costi di gestione” , costi che una tariffa, determinata legittimamente (cioè dal Comune), evidentemente non potrebbe riuscire a coprire.
Il caso di Motta, se accostato a quello di Misterbianco, sembra puntare una lente di ingrandimento sulla principale incongruenza di questa vicenda: da un lato, il Consiglio Comunale mottese, non approvando la tariffa del 2009, ratifica indirettamente il fatto che, comunque, questo passaggio spetta all’organo pubblico, e non ad altri; dall’altro lato, però, a Misterbianco capita che un organo pubblico (la Regione) mandi un commissario che sembra deliberare lo status quo, senza metterlo in discussione: tanto poco lo mette in discussione che non si esprime sulle tariffe, ma dice (formalmente in diritto di dirlo) che quella del 2004 va pagata, e quelle successive vanno messe a recupero.
( da “bSicilia- Angelina DE LUCA) | |
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NIENTE TRIBUNALI PER IL PREDICATORE PREMIER ED I SUOI MINISTRI !
Evidentemente, lo show pietoso di lunedì scorso, altamente drammatico, recitato con “l'anima che urla” il proprio orrore, e subito dopo il suo sogno pro-Israele, rilanciato al suo ”amico” premier israeliano Netanyahu, hanno fatto dimenticare a Berlusconi di far giungere al suo omologo, considerata questa “stretta amicizia”, anche una buona parolina per risanare le piaghe dei palestinesi, diventate ormai cancrenose proprio per la prevaricazione del “colonialismo” israeliano.
Ma a Berlusconi importa soltanto salire sul palcoscenico dei suoi teatrini e… “predicare sogni” ad effetto populistico, amplificati poi dai suoi sgherri del video e della carta stampata, per continuare ad illudere le coscienze.
Il tutto condito con le sue immagini di premier-contadino che zappa la terra, la rimuove con le mani e la innaffia mentre pianta un ulivo nella Foresta delle Nazioni in Gerusalemme, ironizzando nel contempo con i cronisti che i suoi ulivi, al parco di Villa Certosa, vengono dall’orto del Getsemani e che in uno dei quali è anche visibile un segno lasciato dal ginocchio di Gesù.
Certamente gli è più congeniale raccontare ovunque barzellette.
E’più facile mantenersi in equilibrio con le sue solite messe in scena da showman per distrarre dalle leggi pro-mafia che sta mandando in Parlamento, dopo aver escluso l’opposizione (soprattutto quella reale), dopo il divieto di usare le intercettazioni, dopo la truffa dello scudo fiscale che sana oltre 300 miliardi di euro per denaro espatriato all’estero, dopo la messa in vendita dei beni sequestrati alla mafia per farglieli ritornare sul mercato con dei prestanome o tentando di chiudere la bocca ai collaboratori di giustizia con una proposta di legge anti-pentiti (per silenziarli) fatta giungere in commissione giustizia tramite il senatore del PdL Giuseppe Valentino (guarda caso il vice di Nicolò Ghedini, anche lui onorevole del PdL e avvocato personale di Berlusconi).
Nel frattempo oggi alla Camera è in esame il testo sul “legittimo impedimento”, cioè la preparazione dello scudo di salvataggio per il Premier ed i suoi ministri, che entrerà immediatamente in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Una legge-ponte che salva Premier e Ministri dai processi per 18 mesi, in attesa dell'approvazione di un nuovo lodo Alfano stavolta per via costituzionale. Il testo prevede che le attribuzioni previste dalla legge che disciplina l'attività di Governo e della presidenza del Consiglio con le relative attività preparatorie, nonché ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo, costituiscano legittimo impedimento per il premier a comparire alle udienze penali che lo vedono imputato (non a quelle in cui è parte offesa).
Stesso trattamento vale per i suoi ministri. Sono norme incostituzionali che di fatto introducono una vera e propria immunità per il Premier, tentata prima con il lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale, e adesso con il legittimo impedimento in attesa dell’ Alfano bis.
Il semplice fatto che il presidente Berlusconi, con la metà dei suoi ministri, stasera non ci siano, forse non è casuale, come non è casuale che anche il presidente della Camera Gianfranco Fini probabilmente non potrà essere in Aula per il voto finale perché quest’oggi in partenza per gli Stati Uniti.
In compenso gli oltre cento onorevoli deputati (o meglio onorevoli imputati), tutti incollati alle loro poltrone nonostante la valanga d’incroci con la giustizia, legifereranno la certificazione di salvataggio del loro capo e di se stessi.
Dunque, al ritorno dal suo viaggio in Israele previsto per mercoledì pomeriggio, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe trovare già approvata da un ramo del Parlamento una delle leggi pensate per evitargli i processi che lo vedono imputato.
COME SI VEDE, UN’ITALIA ANCORA PEGGIORE E’ POSSIBILE.
Addì, Mercoledì 3 Febbraio 2010
( Enzo ARENA ) | |
| RIFLESSI DI FINE ANNO 2009 | |
RIFLESSI DI FINE ANNO 2009
«QUANDO LE DOMANDE LE FACEVA LA LEGA NORD».
“Questo paese non cambia, come prima peggio di prima”. Con queste parole in prima pagina La Padania, giornale della Lega, iniziava l’affondo su Berlusconi nell’estate del 1998.
“Mafia, Camorra, Politica, Finanza…soldi sporchi nei forzieri del Berlusca”.
Con questo titolo il giornale di Bossi introduceva un dossier dedicato all’origine delle fortune berlusconiane. E poi le domande precise, puntuali: dagli acquisti effettuati da Edilnord a quelli delle frequenze tv (a cominciare stranamente dal sud e non dal nord), fino all’amministrazione di importanti quote Fininvest affidata alla Par.Ma.Fid., che “gestiva anche patrimoni di boss della mafia”.
E poi ancora un altro titolo “Le gesta di Lucky Berlusca: per salvarsi, un plotone di avvocati e giornalisti in Parlamento”.
Questo succedeva appena 10 anni addietro, quando Bossi chiamava Berlusconi “il mafioso di Arcore”.
Ora, però, Bossi e Maroni siedono alla destra dell’onnipotente sultano di Arcore…a venerarlo come l’homme fatale….e passerà persino una legge che libera il premier dalla rete della giustizia.
Un accordo che viene fabbricato bozza dopo bozza per sfuggire alla morsa del giudizio finale e che degrada un Paese che non sa più opporsi al compromesso e al disprezzo dei diritti.
«EMERGENZA RIFIUTI». A Napoli si ricomincia.
E’ la promessa mancata in Campania e che fa luce sulle millanterie di cui Berlusconi si è ripetutamente fregiato. Riemerge la spazzatura nascosta dal nostro Premier sotto i tappeti o infilata nelle grotte. L’impianto di Acerra è fermo e rischia di diventare una bomba ecologica. Metà dei rifiuti viene stipata nei centri di stoccaggio, il resto finisce nelle discariche spesso abusive, dove comandano i clan camorristi o dove pascolano bufale e si coltivano ortaggi.
Napoli e la Campania sono ancora sull’orlo del baratro.
«AI MAGISTRATI E’ VIETATO INTERCETTARE». A chi giova ?
Le chiacchierate Berlusconi-Saccà su chi si assume in Rai?... Non le leggeremo più.
La signora Mastella al telefono con i suoi paggi?...Nemmeno.
Gli eleganti commenti di Luciano Moggi?...Neanche.
I tentativi di scalata dei “furbetti”?...Neppure quelli.
I dialoghi in codice che hanno messo in luce delitti impuniti e azioni mafiose?...Non più possibile.
Purtroppo l'Italia è un Paese messo sotto controllo e gli italiani il popolo più intercettato d'Europa. Oltretutto il "grande orecchio" costa troppo. Meglio sintonizzare gli italiani sugli spettacoli della distrazione mediatica e trasformarli in guardoni del “Grande Fratello” per rasserenarli ed allietarli.
Perciò il governo Berlusconi propone la galera ai giornalisti che riferiscono le intercettazioni ed il divieto ai magistrati di intercettare.
Ma, se Berlusconi si preoccupa del suo popolo intercettato, non sarebbe opportuno che siano gli italiani ad esprimersi con un referendum? O il vero pericolo delle intercettazioni sarà forse il rischio di scoperchiare gli interessi della casta, i loro intrecci con ambigue società finanziarie, le connivenze politiche con organizzazioni mafiose?
Allora è utile a Berlusconi legiferarne la soppressione affinché ai magistrati sia tolto uno strumento importantissimo di indagine.
Dunque via libera alle malefatte della casta e ai loro occulti finanziatori.
«LIBERTA’ DI STAMPA». In Italia c’è chi vorrebbe metterla al guinzaglio».
Certamente in Italia c’è la libertà di stampa ancora, ma è altrettanto certo che il plutocrate Berlusconi e i suoi sgherri mostrano ogni giorno di voler ridurre al “guinzaglio” l’informazione pubblica. Si vuole costringere a rendere la stampa subalterna al governo ed omologarla alle idee ed agli interessi del capo, il tutto riverniciato e spacciato per libertà di stampa. E quei pochi giornalisti che restano sulla trincea del vero giornalismo d’inchiesta e di denuncia, che tendono ad aprire gli occhi agli italiani vengono additati come sovversivi e rappresentati come i principali nemici perché rifiutano di appiattirsi alle aberrazioni di un governo sempre più simile ad un regime che disgrega la giustizia, smantella lo stato sociale, viola la Costituzione repubblicana.
Dunque non si cerchi di fraintendere la realtà, perché se la libertà di stampa vige ancora nel nostro Paese,essa va sempre difesa contro i tentativi maldestri della strategia antistato e antipolitica di Berlusconi di trasformare gli italiani in consumatori ubbidienti di idee senza funzione critica o antagonista anche quando i fatti diventano enormi ed incredibili.
Continuare ad assuefarci a questa moderna dittatura, mascherata di democrazia e di populismo, significa debellare la nostra consapevolezza e la capacità di giudizio per sacrificarle sull’altare dell’ incauta indifferenza popolare che oscura la ragione. E’ l’ora di gonfiare il cervello di salvataggio!
«RAPPORTI TRA STATO E MAFIA… Chi ha trattato..? »
Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica, la quale, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.
E l’arresto dei latitanti di questi ultimi anni non è certamente una gloria del cavaliere Berlusconi, il quale immeritatamente se ne attribuisce i meriti, ma è il successo delle Forze dell’Ordine, delle Procure e della Magistratura, istituzioni che, fedeli alla Costituzione democratica dello Stato, agiscono per assicurare alla giustizia i malfattori individuati da anni di indagini e intercettazioni che proprio questo governo vuole ora ridurre.
Sono le stesse istituzioni che a Palermo processano Dell’Utri e indagano sulle trattative Stato-mafia, sono le stesse procure che in questi anni hanno arrestato pericolosi boss mafiosi e sequestrato i loro patrimoni, sono gli stessi magistrati che a Caltanissetta e a Firenze hanno riaperto le indagini sui mandanti delle stragi 1992/93.
La cosa curiosa, però, è che per Berlusconi i magistrati antimafia sono buoni quando se ne può servire per illuminarsi di vanagloria e diventano invece un covo di comunisti quando indagano su di lui o provano ad arrestare i colletti bianchi suoi amici. Se poi circostanze sfavorevoli lo obbligheranno si può arrivare solo ai boss dell’ala armata della mafia, a quelli in decadenza o non più “riciclabili”, e mai agli “invisibili” colletti bianchi della borghesia mafiosa.
Ora, dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Spatuzza, si indaghi concretamente per far emergere, piuttosto, gli “invisibili” e per colpire le vere “eccellenze” delle mafie finanziarie che si annidano e si sono istituzionalizzate nella politica.
«MA ESISTE DAVVERO UNA MAGGIORANZA ? » o si tratta del teatrino dei pupi di Berlusconi.
E’ soltanto una pseudo-maggioranza, costruita sulla menzogna e che per anni ha subìto una overdose di disvalori, il cui risultato è la parata di tutto quel culturame parassitario del potere, dove trovano un posto d'onore ridicoli giullari, avvocati ciarlieri, direttori di giornali fedeli alla linea, sempre pronti ad aprire bocca su tutto, prostituiti nel corpo e nella mente, codardi “ben pensanti” condizionati a coprire le malefatte del progetto berlusconiano.
Propaganda e menzogna hanno sostituito la corretta informazione e il libero confronto delle idee. Ed il prezzo più alto lo paga tutto quel giornalismo d'inchiesta, di cui l'Italia poteva vantare una ricca tradizione.
«IO..BERLUSCONI… IL MIGLIORE DEGLI ULTIMI 150 ANNI, IL PIU’ AMATO DAL POPOLO».
Dichiarazione autogratificante che fa ritornare alla mente gli elogi che si tributavano un tempo al piccolo padre dell’Italia del ventennio fascista.
E’ ancora la tendenza tipica della cultura italiana, è l’autobiografia della Nazione, che rifugge dal confronto delle idee e predilige invece la demagogia ed il populismo, ed incautamente rinuncia per pigrizia alla lotta politica e idolatra l’uomo della provvidenza, sino ad indurre Marco Siclari, personaggio del PdL, a presentare la mozione di intitolare una strada o una piazza di Roma alla signora Rosa, quale riconoscimento a quella mamma che, con la sua gravidanza, ha contribuito a dare alla Nazione italiana, il “grande” Silvio.
La democrazia non è fatta di uomini cortigiani che amano un capo, ma di una moltitudine che vive della verità storica e politica, e che lotta e pensa nell’interesse del Paese.
Purtroppo le nuove forme di autoritarismo morbido poggiano sull’irresponsabilità dell’elettorato, il quale ha abbandonato la ricerca del bene comune per inseguire il modello dell’individualismo e del neoqualunquismo, modelli professati da Berlusconi che, con la “mediatizzazione” della politica si è impossessato delle spinte degenerative e le cavalca.
«FINANZIARIA 2010 SENZA TASSE?»….Tutto fumo.
Sulla finanziaria il ministro Tremonti esordisce con un brindisi di bugie e promesse. Ma c'è poco da festeggiare. La crisi ha prodotto e produce tragedie sociali, ma la tesi del governo sin dall’inizio ha dipinto l’Italia come Paese che soffre meno la disoccupazione in tempo di crisi.
E mentre l’odissea del mercato del lavoro mette in ginocchio un mondo precario, Berlusconi suona “L’Italia è la sesta nazione più ricca del mondo…la crisi è ormai alle spalle, il peggio e passato”.
Basterebbe guardare le aziende in crisi occupate dai lavoratori per accorgersi che ciò che sostengono Tremonti e Berlusconi è soltanto fumo.
Intanto le cifre ufficiali parlano di due milioni di persone, però, sommando i vari tipi di contratti a tempo e il nero, si arriva a otto milioni tra ingaggi-capestro e retribuzioni da fame.
Certamente una politica economica non vincolata da interessi corporativi avrebbe contribuito ad attenuare gli effetti su imprese e lavoratori. Ed è demagogica la definizione “finanziaria 2010 senza tasse”, quando si sa che Berlusconi, eletto presidente del Consiglio con larga maggioranza, ha usato in scellerate scelte le entrate dei provvedimenti fiscali del suo predecessore Prodi , continuando a spostare risorse da un capitolo all'altro senza aiutare l'economia reale e carpendo spudoratamente la fiducia degli italiani.
Inoltre, gioire per gli introiti dello scudo fiscale o vendere i beni sequestrati alla mafia è fare l'elogio dell'illegalità, oltre che costituire un pericoloso canale di riciclaggio del denaro sporco.
C’è da chiedersi, infatti, da dove vengono quei soldi? E a chi giova tutto questo?
Infatti lo scudo non fa altro che praticare uno sconto di circa 40 miliardi a chi avrebbe dovuto pagare le tasse e non lo ha fatto, e la vendita agevolerebbe la mafia a riappropriarsi dei beni: è il più bel regalo di Natale alla mafia dei colletti bianchi ed inoltre una grande sconfitta per lo Stato, per la legalità e per tutti i cittadini onesti di questo Paese.
«L’AMORE VINCE SULL’ODIO?»...ovvero l’oscena farsa dell’odio e dell’amore.
Il Presidente del Consiglio viene colpito al volto da una persona malata, afflitta da gravi disturbi psichici.
Ma la gravità del gesto non può consentire la cinica e bieca strumentalizzazione.
Un gesto isolato e senza collegamenti politici viene invece sfruttato per infangare, umiliare, insultare milioni di persone che non intendono accettare leggi ad personam, esaltazioni dei vari Mangano, demolizione della Costituzione, minacce contro la corte costituzionale, la magistratura, le procure.
Non a caso, infatti, nel suo comizio prima dell’incidente, Berlusconi era tornato a insultare i giudici e tutti quelli che non stanno con lui, e a minacciare quei pochi giornalisti e giornali che ancora sfuggono al suo diretto controllo, da lui considerati “un covo di pericolosi sovversivi”.
Tuttavia non posso esimermi dall’umano obbligo di esprimere il mio augurio alla sua buona salute e per la sua stessa integrità fisica.
Bentornato, dunque, tra i suoi orchestrali e coristi del "meno male che Silvio c'è".
Saremmo davvero degli sprovveduti volerci privare di un esemplare di modello vivente su cui abbiano a riflettere le nuove generazioni.
Addì,25/12/2009
( Enzo Arena ) | |
SMASCHERARE L’ILLUSIONISTA
"Ahi serva Italia, albergo d'ogni male,
nave priva di nocchiero e persa nella tempesta,
non più Signora di intere Nazioni, ma luogo di corruzione e di vizi !"
(traduzione dal Purgatorio di Dante, Canto VI, 76-78)
E' un premier costui?.....
Incapace di progettare un futuro basato su idee e valori, ammalia le folle col suo populismo, coadiuvato dai mass media (cartacei e in video) che gli costruiscono il successo manipolando all’unisono l’informazione per uniformarla alle banalità del padrone e del suo esercito di voltagabbana.
Con la sua egemonia mediatica trasforma episodi di grave rilevanza (soprattutto quando i protagonisti sono alte cariche dello Stato) in comportamenti di amena ilarità, quasi a dipingerli come bravate goliardiche.
Non sarà certamente un santo, né unto dal Signore, ma sicuramente benedetto da Benedetto XVI e dai vescovi…E con una messa cantata su tutte le reti…tutti i salmi finiscono in gloria…
Legifera a colpi di maggioranza e, approfittando del consenso popolare, interviene sui mezzi di comunicazione, sugli strumenti delle indagini, blocca i processi per evitare il suo, resuscita leggi ad personam, accusa i magistrati ed innesca il conflitto fra i poteri dello Stato, imbarca sulla nave della sua politica gli illusi, emergono i vecchi democristiani d’un tempo, sgherri impuniti, uomini addomesticati, commedianti arrivisti, avvenenze femminili in cerca di un “imprimatur”.
Un calderone di ipocrisia, convenienze personali, misere strategie, inganno pubblico, deriva morale.
E per ultima arriva anche la proposta di riforma giudiziaria che ha tutte le carte per apparire una ennesima amnistia mascherata col solo fine di risolvere i problemi del premier Berlusconi dopo l’annullamento del lodo Alfano.
Tutto alla luce di un conflitto d’interessi che viene dall’illegalità e genera illegalità, con un disegno demenziale, contro il quale, purtroppo, in un ambiente culturale moralmente deprivato come quello del nostro Parlamento, poche voci sanno sollevarsi contro.
Una volta nella nostra Italia esistevano almeno i partiti di massa, oggi invece esiste il PdL, cioè il Partito di Lui, fondato solo sul suo prestigio economico, di cui i ruffiani della carta stampata e della tv celebrano l’apoteosi presso l’opinione pubblica con lunghe dirette, servizi speciali e continui collegamenti senza alcun contraddittorio.
Un continuo spettacolo da Bagaglino, in cui l’ossequio acritico dei suoi paraninfi e la goliardica atmosfera hanno usurpato il posto alla politica, degradandola infine nella sterile dialettica del fondarolo Berlusconi e rendendo infecondo persino qualsiasi commento.
Solo la vocazione populista di Berlusconi può consentire ai suoi coristi del centrodestra di far circolare impunemente le corbellerie presso la pubblica opinione tendenti in malafede ad asserire che la nuova legge elettorale, solo per aver affiancato alla lista di partito anche il nome del candidato premier, debba garantire a quest’ultimo una legittimità popolare ed una immunità che il Parlamento non dovrebbe disattendere.
In democrazie parlamentari più solide della nostra, come in Gran Bretagna e in Germania, pur avendo anch’esse una chiara indicazione del candidato premier, il parlamento ha mandato a casa più volte alcuni premier non graditi. E mai nessuno si è sognato di gridare al tradimento della volontà popolare.
La Costituzione dice che siamo una democrazia parlamentare, ma il Parlamento di Berlusconi , a quanto sembra, conta poco o niente.
Ci siamo rassegnati a ridurci in individui indifferenti e senza società, e stiamo diventando un insieme di Regioni che stentano a divenire Nazione civile.
Se i cittadini, dunque, anziché lasciarsi alienare dalla stampa servile e dalle strategie mediatiche della demagogia, tentassero di bonificarsi le menti distratte dall’oppio acquiescente e riflettessero sui cortigiani della cordata che consacrano il patriarca (già autoelettosi) o di quelle ragazzine deliranti che lo inneggiano,si renderebbero conto che è giunta l’ora di aprire davvero il cervello di salvataggio e di smascherare l’illusionista.
Perché IL PEGGIO E' ANCORA POSSIBILE con l'illusionista Berlusconi.
Addì. 12 Nov. 2009
(Enzo ARENA) | |
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QUESTA ITALIA DI BERLUSCONI...ovvero L’HAREM DEL PAPI.
Chi parla di difesa della privacy nel rapporto con la politica sembra voler ignorare che la democrazia non è soltanto “governo di popolo”, ma anche “governo in pubblico”.
Questa profonda verità è oggi al centro della discussione italiana, una verità che rende inammissibile la menzogna in politica, soprattutto quando il mentitore si configura in chi ha voluto liberamente rinunciare allo spazio privato per rendersi protagonista nel grande palcoscenico dello spazio pubblico.
La vicenda del triangolo Silvio/Veronica/Noemi non può essere semplicemente liquidata come la solita bufera familiare, perché qui non si tratta di qualche pettegolezzo privato, bensì di una denuncia circostanziata della moglie Veronica Lario e dei suoi riferimenti politici sulla figura pubblica di Berlusconi.
Occorre piuttosto interrogarsi sui comportamenti di un personaggio incaricato alla funzione di capo del governo. Ed in quanto tale quei comportamenti diventano di pubblico interesse.
D’altronde, sono state le dichiarazioni della moglie Veronica Lario con la lettera a “Repubblica” e subito dopo quelle di Berlusconi nel salotto del ciambellano Vespa ad esporre all’attenzione dell’intero Paese l’inquietante vicenda in cui venivano intrecciate le seguenti tre affermazioni:
La signora Lario dice: «Mio marito frequenta minorenni», «Mio marito non sta bene»;
Il marito Berlusconi replica: «Questa storia è un complotto organizzato dalla sinistra».
La prima affermazione chiama in causa la pratica del potere, definito “ciarpame senza pudore”, che degrada la sovranità popolare quando sono “veline” a rappresentarla per meriti di "ben condito" aspetto e soprattutto di morbosa intimità col premier.
Le altre due affermazioni, invece, allarmano perché l'una denuncia una instabilità psicofisica e l'altra un complotto contro il capo del governo.
Dunque si tratta di vicende tutte politiche che occorre verificare.
Intanto sembra chiaramente evidente escludere quella del complotto di sinistra.
Infatti il primo a dare notizia delle candidature di “veline” alle elezioni europee è stato proprio “Il Giornale” appartenente alla famiglia Berlusconi (pag.12 del 31 marzo 2009).
Poi un altro giornale “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, pubblica il 22 aprile 2009 (in prima pagina) notizie con foto di Angela Sozio (del “Grande Fratello”) e delle gemelle De Vivo (dell’Isola dei Famosi) come probabili candidate alle europee; ed ancora a pag.12 pubblica l’articolo dal titolo «Gesto da cavaliere: le veline azzurre candidate in pectore» con nel sommario «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl».
Di quest’ultimo quotidiano sono collaboratori Gianluigi Paragone, Veneziani, Socci, Brunetta, Martino, e persino Michela Brambilla.
Sono due giornali che non si possono definire certamente di sinistra, e le affermazioni della signora Lario partono dalle rivelazioni di questi giornali vicini al premier e convalidate dalle proprie considerazioni perchè persona già a conoscenza dei fatti.
Era prevedibile, oltrechè legittimo, che poi il quotidiano “Repubblica” ne approfondisse l’indagine attenendosi ai doveri di un giornale e alla missione di informare l’opinione pubblica.
Berlusconi, dunque, farnetica quando accusa la sinistra di fantomatici complotti.
E’ l’ennesimo tentativo di celare le proprie ambiguità.
Berlusconi è infatti l'uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli. E quello che ora interessa è chiarire il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, perchè, qualora in tale vicenda ci sia davvero denigrazione, la si possa spazzare via con la semplice forza della verità.
Ma il Presidente del Consiglio fa soltanto minacce e non spiega. Si presenta alle telecamere con i suoi monologhi, assistito da conduttori servi e da interlocutori ridotti a figuranti silenti.
Sono le sue reticenze, le sue doppie o triple versioni a rendere inevitabile l’attenzione pubblica sul rapporto tra verità e politica. E col suo excursus logorroico, corroborato dall’antico vizio della retorica populista, esibisce la pubblica menzogna, quasi inebriandosi di trasformare un Paese normale in un deprimente fotoromanzo italiano, distruggendo quel che resta ancora di politica nella nostra società ed instaurando un abuso continuato di potere che può diventare anche un pericolo per la nostra democrazia.
Ma quello che stupisce è l´asservimento della televisione pubblica ai vizi del ricco imperatore, è la latitanza del sistema dei nostri media, tendenti ad evitare di fare domande pungenti a chi governa con metodi che impoveriscono la qualità democratica del Paese.
Ed intanto, tra strizzatine d’occhio, battute da caserma e gallismo goliardico, Berlusconi può dire, fare e disfare quello che vuole senza contraddittorio...e nessuno si scandalizza.
Una progressione continua che, attraverso l'assassinio della politica e per l’indifferenza colpevole degli italiani, prepara l'annullamento della pubblica opinione e la premessa del potere assoluto.
Così è ridotta questa Italia: un Paese che rinuncia alla propria coscienza critica, alla propria vocazione democratica, alla propria capacità di autodeterminazione, un Paese appiattito sulla figura del Capo, che vive in funzione delle sue vicende in un incredibile intreccio tra politica, corruzione e valori compressi.
Ma forse è questo ciò che vuole il Popolo di “Barabba”...lo stesso ragionamento che 2000 anni fa portò il Cristo sulla croce.
Ed il risultato elettorale di oggi, nonostante la frenata del PDL, ci suggerisce questa risposta:
Il Barabba esiste ancora, e con Silvio B..arabba UN’ITALIA PEGGIORE E’ ANCORA POSSIBILE..!
Addì, 08 Giugno 2009
( Enzo Arena ) | |
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DOLORE, RABBIA e….OSCURAMENTO DELLE RAGIONI
DI UNA APOCALISSE ANNUNCIATA
Le accuse sollevate contro la puntata di AnnoZero di giovedì 9 Aprile danno un quadro preoccupante di quello che si vuole far diventare l’informazione in Italia. Chi ha visto la puntata si sarà certamente accorto che nulla di infamante era andato in onda, ma in Italia tutto quello che altrove è normalità diventa “sovversivo” e quello che non è consenso viene ritenuto “diffamazione”.
Se falsità saranno riscontrate in quella trasmissione, sarà la magistratura ad intervenire, ma se nella puntata si contestano verificabili inadempienze e responsabilità delle istituzioni allora è meritevole giudicare AnnoZero un serio giornalismo d’inchiesta al servizio degli italiani.
Certamente in Abruzzo, contro la furia devastatrice del sisma, vere protagoniste sono state l’emozionante solidarietà degli italiani e l’opera straordinaria di tecnici, volontari, corpi dello Stato, giornalisti corretti.
Ma non è mancato chi ha usato la tragedia come cinica passerella elettorale con la mente rivolta allo sciacallaggio della ricostruzione.
Ed AnnoZero ha voluto prendersi la libertà di descrivere l’Italia dei furbi sull’incombente speculazione, sugli abusi edilizi e sull’incauto sovraccarico di cubatura del Piano Casa varato, pochi giorni prima del terremoto, da Berlusconi senza previsione di alcuna norma antisismica, perché quello che conta è la sola cultura del profitto e non la vita degli italiani.
Ma ecco che il presidente/padrone ed altri squallidi politici in carriera, coadiuvati dai loro reggicoda e dai scribacchini di regime, gridano allo scandalo, chiedono inchieste ai vertici RAI, presentano interrogazioni parlamentari e lanciano insulti. Costoro vogliono una stampa compiacente che educhi al consenso del potere, che enfatizzi l’immagine del monarca, che nasconda il vero, veicolando nella pubblica opinione l’offuscamento della ragione.
Ed in questo scenario di oscuramento delle verità, Berlusconi (l’impomatato banditore dell’antipolitica) espone il proprio carisma per svalutare le istituzioni, per sbeffeggiarle anche nel momento in cui le usa, e personalizzarle infine per l’utile che può tornare a se stesso, interpretando la parte nell’immane catastrofe del terremoto ed immaginandola in un teatrino, dove può consentirsi di scherzare, promettere e motteggiare dinanzi alla platea ormai ridotta a folla confusa che si aggrappa e plaude inconsapevole a chi la espropria dei suoi diritti.
Per governare un popolo occorre illuderlo con un sogno da propagandare. Ed il Cavaliere il visionario lo sa fare bene, alimentando l’endemica malattia nazionale del culto dell’apparenza che si ripete e che, purtroppo, noi italiani abbiamo già tristemente sperimentato, ma di cui non riusciamo ancora a liberarci.
Infatti siamo stati costretti a sorbìre inutili dichiarazioni, finte conferenze/stampa di un Berlusconi che, in preda ad una spasmodica bulimìa mediatica, si sostituisce a Bertolaso, oscura i tecnici dell’Esercito, i coordinatori della Protezione Civile e persino della Croce Rossa, leggendo (malamente) le relazioni da altri approntate.
Insomma un copione da manuale di populismo appariscente per mantenersi al riparo del biasimo che incombe sulla malapolitica di questi ultimi anni.
AnnoZero, come anche Report, hanno fatto quello che dovrebbe fare una informazione libera di un Paese libero, dove l’inchiesta e la critica possano essere di pungolo al potere costituito e all’opposizione. E le accuse mosse oggi a questo tipo di giornalismo rappresentano la sconsolante resistenza di un sistema dove demagogia ed intolleranza sono le due facce di una stessa medaglia.
Infatti si censura il pluralismo dell’informazione e, nell’arco di poco più una settimana, sono state messe sotto inchiesta le coraggiose puntate di “AnnoZero” e di “Report”.
Vorremmo essere sicuri di vivere ancora in una democrazia di popolo e non in una malcelata oligarchia. Ma forse siamo già al pensiero unico.
E’ ORA DI GONFIARE IL CERVELLO DI SALVATAGGIO.
Addì, 11 Aprile 2009
( Enzo ARENA ) | |
SULLO SCENARIO DELLA TRAGEDIA DELL’AQUILA
GOVERNO DI POPOLO O POPULISMO DI GOVERNO ??
Quello che oggi si prova dinanzi al catastrofico terremoto che ha provocato le centinaia di morti in Abruzzo è la solidarietà nobile e fraterna offerta alle popolazioni colpite. Sono giorni come questi che ci ricordano tristemente anche altri terremoti (come Belice, Friuli, Irpinia) che furono di potenza ancora più alta del sisma dell’Aquila di oggi.
Il tragico evento mi suggerirebbe di non fare ora analisi o esprimere giudizi su quanto accaduto, considerando fuori luogo parlarne nel momento in cui si spera ancora di salvare più vite umane. Però non posso far tacere la consapevolezza che, superata l'onda emotiva, rimarrà solo la retorica di questa catastrofe annunciata, e poi verrà l’oblìo del territorio dal punto di vista ambientale e sociale.
Oggi, purtroppo, è anche il momento degli sciacalli col microfono, ognuno cinico e falsamente commosso in cerca della vittima della tragedia, in attesa di agganciare una storia da portare ai telespettatori, dando vita ad una specie di “Grande Fratello” del dolore.
Capisco il diritto di cronaca, ma è disgustoso spingersi a filmare o intervistare, sopra e sotto le macerie, le vittime da salvare ed i soccorritori che stanno lavorando. E i palinsesti televisivi, anziché informare e denunciare le responsabilità, stanno offrendo un indegno spettacolo di sciacallaggio mediatico che, violando la privacy degli sfollati, fa concorrenza alla peggiore spazzatura dei reality show, il tutto ovviamente intramezzato da spot pubblicitari che porteranno soldi alla reti televisive, soldi macchiati del sangue delle oltre 300 vittime di questo tremendo terremoto.
Il servilismo di Vespa su RaiUno e di Vinci su Canale5, vincolati a dover pagare il conto ad una politica incapace di far rispettare le regole ed inadeguata ad applicare norme utili a prevenire disastri come quello accaduto in una terra notoriamente sismica, imbastiscono perciò trasmissioni finalizzate a canonizzare nell’opinione pubblica la demagogia di Berlusconi e la sua recitata “bonomìa” quasi da passerella elettorale per reclutare più devoti al “magnate”.
Una fiction elettoralistica che, nello scenario di un disagio reale e ignorando la scandalosa incuria del governo, inopportunamente costruisce al comunicatore l’immagine magnificante della sua presenza, peraltro istituzionalmente legittimata dall’incarico di presidente del Consiglio.
E’ risaputo, infatti, che nel 2002, durante il 2° governo Berlusconi ed a seguito del sisma di S.Giuliano in Puglia, fu istituita una apposita Commissione con il compito di creare una mappatura delle zone ad alto rischio sismico. E a tale mappatura dovevano seguire opere di consolidamento delle strutture architettoniche, tali da renderle antisismiche.
Nulla è stato fatto da chi ora sorvola “impomatato” le tragedie del suolo italico, dove il terremoto ha tragicamente svelato una realtà che viene sistematicamente occultata da personaggi con la mente rivolta a voler governare grandiose quanto inutili opere come un Ponte sullo Stretto di Messina del costo di 5 miliardi di euro o come il Piano Casa varato dal Governo per consentire ampliamenti con notevole rischio di crolli oppure come la messa in funzione di centrali nucleari di incontrollabile pericolosità.
Ed ora è la tragedia dell’Abruzzo a mostrarci il cinismo e l’arretratezza di quell’incauto Piano Casa, creato e reclamizzato da Berlusconi senza che contemplasse alcuna norma di sicurezza sugli edifici: cinismo perché concedeva a ciascuno la possibilità di incrementare la cubatura della propria casa senza tener conto dell’esistenza di equilibri più complessi; arretratezza perché, malgrado le tragedie sofferte, si vuole ignorare che il vero problema emerso dal terremoto è l’alto rischio sismico e idrogeologico del nostro territorio.
Ed invece di mettere in sicurezza il territorio, il patrimonio urbanistico/architettonico e soprattutto LA VITA DEGLI ITALIANI, questo governo ha in mente la sola cultura del profitto e della rendita speculativa imposta dall’ideologia liberista.
Non occorreva che fosse lo scempio di vite umane e di beni patrimoniali a suggerirlo.
Infatti, soltanto adesso che il terremoto ha bocciato il provvedimento di Berlusconi ed ha disgraziatamente colpito forte sugli innocenti, ci si accorge che il mostro esiste, ed il governo è costretto a reinventarsi un altro Piano Casa per aggiungervi i requisiti antisismici, quando invece già una settimana prima del terremoto lo stesso Berlusconi aveva annunciato agli italiani il “trionfale” varo della sua bizzarra idea di fare aumentare cubatura persino a costruzioni che di antisismico nulla contenevano.
E con la solita spiritosa sua sicumèra osava sollecitare testualmente <...ora sì che potete chiamare subito i muratori…ed elevare la cubatura fino al 20% in più con una semplice autocertificazione...>.
L’Italia, purtroppo, è stata fatta diventare il Paese delle violazioni impunite, il paese in cui la giustizia e le funzioni pubbliche di controllo sono state cancellate o messe nella condizione di non nuocere.
E l’opinione pubblica, educata al consenso dai mass media e dal giornalismo di regime, viene avulsa dalla ragion critica e finisce per acquisire la logorroica oratoria mistificatrice dell’imbonitore-soubrette, tutti contenti di correre allegramente verso la catastrofe, anziché opporsi al suo delirio di onnipotenza per evitare la prevalenza del peggio.
Per l’adozione di norme e di tecnologie antisismiche abbiamo ben poco, eccetto un sistema di permessi di costruzione. Tuttavia stabilire le norme sarebbe anche facile, ma fare in modo che i controlli risultino efficaci diventa oltremodo difficile soprattutto quando l’incoscienza di chi governa continua a sfoggiare un ottimismo senza pudore e percepisce la norma antisismica come un appesantimento e una perdita di tempo rispetto ai permessi di costruire o allargare, e accredita al Paese questa sua folle visione quale soluzione alla crisi economica che stiamo attraversando.
Ci sono altri modi per rilanciare la nostra economia e per costruire su basi solide un futuro possibile: riqualificare l’esistente con interventi diretti di messa in sicurezza degli edifici pubblici e concedere robusti incentivi a quelli privati per incoraggiare ristrutturazioni antisismiche, invece di “aggiungere” inconsulte cubature con Piani Casa artatamente illusivi. E lo Stato ha il dovere favorirne la realizzazione attraverso norme e finanziamenti che vadano in direzione di tutte quelle necessità sociali più vere e prioritarie.
Perché su queste basi si misura la capacità di un Governo di Popolo e non sulle furbate di un Populismo di Governo.
ADDI', 08/04/2009
( Enzo ARENA ) | |
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