IL SITO DI ENZO ARENA
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Il peggio è sempre possibile......
...se non si gonfia il cervello di salvataggio
Tanti vogliono il rinnovamento, altri sostengono quel che già c’è, molti inneggiano al passato, alcuni chiedono persino la Misterbianco liberata…tutti lanciati in una corsa elettorale che chiama a scegliere la prossima amministrazione, anche se ci si accorge che tutto “si fa tanto per dire”, ma senza speranza, perchè in realtà il “tutto” è rimasto vecchio, e i candidati in lizza non sono certamente nuovi, ma residui del vecchio riciclati in nuovi gruppi diversamente denominati.

Niente di nuovo, dunque, se non un rito farsesco di candidati a sindaco “autoreferenziati” che (in assenza di purezza politica, senza partiti e senza primarie d’iniziativa popolare) celebrano il momento elettorale come fosse una lotteria, dove chi affastella e coalizza più liste ha la probabilità d’accaparrarsi la posta in gioco. Ed ecco, infatti, un numero di 20 liste con oltre 400 tra veterani ricandidati e novizi da comparsa, allettati dagli emolumenti e tutti in fila come davanti ad uno sportello di Agenzie del collocamento. Non sono affatto sintomi di auspicata partecipazione alla vita politica del Comune, ma fabbriche di gregari per quantificare maggioranze ai “manovratori”di turno, agevolati dalla manipolabilità clientelare di collettori di voto dei cosiddetti CAF del politicantismo locale.

Troppo semplicistiche le interviste di cronisti…e poco suadenti le risposte quando non esiste un onesto contraddittorio tra i personaggi dell’ultima ora elettorale la cui ambiguità comiziale, mancante di politica e modellata al populismo, lascia un profondo disgusto. Sarebbe necessario che gli elettori possano capirci qualcosa, ma in questa campagna elettorale la vaghezza di eloquio degli attori mette in crisi il voto libero delle coscienze, aprendo la prospettiva catastrofica di votare per l’amico o il parente, e spesso per i soliti furbetti che fanno a gara a spettacolarizzare la loro candidatura in cerimonie pubblicitarie e di sfacciato accattonaggio del voto...anche con assaggio al buffet. E giacchè la maggioranza dei candidati non sono ricchi, prevalgono alla fine soltanto chi ha possibilità di “investire” in politica per incrementare le proprie condizioni di privilegiati e di corruttori del voto.

Sono gli stessi espedienti usati alle scorse elezioni del 2012, trasformate in una democrazia dei miserabili quando in questi ultimi anni (tra Giunte in continua mutazione e flussi migratori per ambigui patteggiamenti) maggioranze ed opposizioni a Misterbianco si sono ancora rimescolate e confuse ad ogni seduta di Consiglio Comunale. Adesso questo impasto variamente manipolato ci viene nuovamente riproposto in un campionario di liste per la prossima dirigenza del Comune. Manca, però, l’unica lista fondamentale..quella ecologica della vera Misterbianco che lotta: L’ANTIDISCARICA. Un problema essenziale trascurato dall’Istituzione Comunale arroccata soltanto ad una girandola di sterili denunce e ricorsi, mentre assistiamo impotenti ad un susseguirsi di revoche bocciate, di sospensioni confermate e poi rigettate, quasi a renderci obbligati alla rassegnazione di annunciati investimenti in termovalorizzatori, con i quali convivere respirandone l’emissione di diossine in cambio di acqua calda ed energia.

Le risultanze sono davanti agli occhi di tutti e sono le conseguenze di ipocrite formulazioni di liste riconvertite ancora alle strategie dell’opportunismo personale…con l’incauta complicità e l’indifferenza di un elettorato facilmente suggestionabile dal “teatrino” di Di Guardo, piuttosto che indignarsi e trasferire la propria indignazione sulla scheda elettorale. Una siffatta campagna elettorale angosciante dovrebbe invece farci sentire in colpa e provocare una reazione uguale e contraria, perché ci accorgiamo che la politica non sembra appassionata al problema della discarica che sta sfondando già la porta della nostra vita per bruciarci anche l’anima.

Per queste considerazioni vorrei non recarmi al voto, puntualizzando le mie ragioni per le quali mi sento obbligato a non affidare ai guitti del politicantismo il mio libero voto di coscienza. Sono partigiano delle mie idee e non voterò coalizioni che non mi rappresentano, ma dinanzi a tanto scempio di liste, raffazzonate con subdole alleanze, non trovo alcuna alternativa se non l’istintiva “extrema ratio” di segnare un voto (non di adesione ma di contingenza) ai MOVIMENTISTI della lista di Giuseppe DI STEFANO, la sola che sembra poter costituire dai banchi del Consiglio Comunale di Misterbianco un argine al dilagante degrado politico degli ambigui patteggiamenti. Spero che sappiano farlo con vera passione, considerando il loro mandato elettorale non professione, ma servizio volontario e temporaneo che si qualifica quando con gli onesti propositi si riporta la politica alla sua vera essenza sociale.
( Enzo ARENA )
ELEZIONI COMUNALI 2017…capiamoci qualcosa prima di votare!

Apprezzo le progettualità di “Attiva Misterbianco” che danno l’essenza di persone speciali al servizio del nostro “Bene Comune”, il tutto nobilitato dal loro coraggioso volontariato, ma il comunicato “ATTIVA NON SI CANDIDA” mi stimola a replicare. Lo faccio non certamente per atteggiarmi a giudice delle altrui opinioni, ma soltanto perché di molti di costoro mi riecheggia ancora quel grido “SE NON ORA QUANDO?”, da loro invocato nella trascorsa campagna elettorale del 2012 facendomi rivivere le passioni ed i fermenti appartenuti alla giovinezza della mia età quando nel ’68 pareva che tutto potesse essere cambiato.
Invece nulla è cambiato se ancora nel 2017 la nuova generazione si ritrova raggirata e condannata alla deriva da un sistema di democrazia plebiscitaria di carattere personalistico, esibita nei giorni scorsi al Teatro Mandela con un casting di trasformisti, di truccatori e di attori politicanti, i quali a vicenda si sono sperticati in lodi perché tra di loro pare conveniente tenersi per mano e andare d’accordo per la messinscena.
Certamente non mi distoglieranno dall’apprezzare quei giovani se alcuni di loro, schegge inevitabili, sedevano su quel palco del “Mandela” e, travolgendo la propria posizione tenuta alle elezioni del 2012, abbiano incautamente preferito fare gli “autostoppisti“ sul carro del Di Guardo.
Ma questo è un fatto personale che devono misurarlo i protagonisti con la propria coscienza, consapevoli di essere loro stessi testimoni della scarsa coerenza politica del sindaco in carica e delle sue responsabilità nell’accostarsi in questa competizione persino a ”particelle inquinanti” di comparaggio elettorale col duo Sammartino&Sudano (ex di Articolo 4 del fu Lino Leanza ed ora traghettati nel PD).
Infatti il passionario Di Guardo, servendosi di alcuni Vip in carriera, sul palcoscenico sacrificava la buona politica alla tecnica degli artifizi e degli intrecci da ibrido pur di sopravvivere. Ed è proprio di questi fatti che s’è adoprato sempre il suo ingegno trascinandoci alla deriva tornacontista che sin dall’inizio si presagiva avrebbe bloccato la crescita politica locale e non avrebbe prodotto mai a Misterbianco una classe dirigente di qualità.

Sarò franco…e confesso che avrei desiderato recarmi a votare per sostenere quella migliore gioventù.
Ma adesso l’assenza della loro candidatura mi obbliga a ripensare per chi o perchè votare. Mi è difficile, infatti, interpretare l’autoesclusione di “ATTIVA” dalla competizione elettorale, anche se il loro comunicato ci rassicura di voler continuare ad attivarsi per il “bene comune” con la passione delle loro idee sinora sperimentate. Parrebbe essere un’idea geniale se la loro motivazione io potessi interpretarla come funzione di “governo-ombra” che punti ad un’azione critica alle decisioni dell’oligarchia municipale in carica, incalzando Sindaco e Giunta con proposte alternative.
Però senza una valenza giuridica la gente non ne sarebbe appassionata, perché la democrazia con la scomparsa dei Partiti è morta nelle coscienze di molti cittadini se la domanda popolare fa fatica a trovare ora un riferimento credibile che possa rappresentarla nelle istituzioni. Lo si percepisce nelle grandi astensioni elettorali, nei voti di protesta o nella concezione ormai radicata in tanti di iscriversi candidati alle elezioni perché si sa che di lavoro si può anche morire ma di politica si può campare discretamente bene e meglio.

Ed è per questo che ritengo incisiva la presenza di “Attiva” in questa tornata elettorale, perché dai banchi di Palazzo saprebbe rappresentare con vigore l’opinione pubblica, spesso indifesa ed infragilita dall’inefficienza delle rappresentanze in carica. Non occorre necessariamente vincere le elezioni, ma parteciparvi per usarle allo scopo di interloquire con la cittadinanza, misurarne gli umori e farne fonte di apprendistato intellettuale dove può abbeverarsi la sete di emancipazione dei cittadini per trasformarsi in popolo governante di se stesso e non sentirsi semplicemente cittadini amministrati.
Diversamente la sconfitta più grande sarebbe il rifiutarsi di entrare nel parlamentino comunale o peggio rinchiudersi nel proprio recinto riconsegnando altri 5 anni di legislatura ai cultori dell’opportunismo e ai voltagabbana, di cui ne vediamo abbastanza intrisa questa campagna elettorale.

Si scopre, infatti, che anche in questa consultazione gli elettori di Misterbianco troveranno interlocutori quegli stessi che hanno occupato sinora i posti in Consiglio solo per fini di guadagno, ai quali ora si aggiungono i CAFisti che, istupidendo la gente con illusivi “progetti di quartiere” per trarne bottino elettorale, rappresentano soltanto un disgustoso qualunquismo mascherato di democrazia.
Amareggia che queste elezioni, cavalcando l’indifferenza popolare ed il disorientamento ideale, si trasformino ancora in un mercato dell’ipocrisia e che le numerose liste raffazzonate senza etica diventino arruolamento di “comparse” per i candidati DiGuardo/Corsaro, entrambi già conniventi ai vertici della piramide comunale ed oggi a rinnegarsi l’un l’altro per contendersi la poltrona, espedienti di una democrazia dei miserabili che rivelano il grave deterioramento culturale nel modo di intendere ”elezioni e investitura politica”.
Una spregevole farsa nella quale si consuma un attentato alla democrazia, perchè non si può inventare una classe dirigente nel corso di una campagna elettorale ridotta a passerella di principianti assai al di sotto del ruolo che gli si vuole attribuire, interessati solo ad esibire i loro folgoranti faccioni in santini e manifesti che non spiegano nulla se non un ignobile accattonaggio del voto talvolta mediato anche con “assaggio” in trattoria.

La partecipazione in politica va costruita nelle libere coscienze del popolo, e Misterbianco ha bisogno di una avanguardia giovane, non di “nuovisti” arrampicatori dell’opportunismo, ma solo di quei giovani che si sono formati e distinti nel dibattito politico del paese, dimostrando di essere una risorsa da farne diventare un “BENE COMUNE” per sconvolgere i piani del politicantismo locale.
Avrei voluto, perciò, capirci qualcosa sui motivi reali della scelta di “Attiva Misterbianco”, la quale avrebbe dovuto valutare che la sua assenza finirà per agevolare al “sindaco narcisista” la rioccupazione del Palazzo e consegnare inoltre i tanti VOTI DI PROTESTA alle retoriche populiste del Partito di Grillo.
Ora il mio non vuole essere un appello perché non me ne sento l’autorità, ma ho sentito il bisogno (per quel che può valere) di esternare una mia considerazione sul social da cittadino libero e partigiano della mia idea, non di quella degli altri.
Ritengo, pertanto, che spetta a questi giovani di ”ATTIVA”, in comunione con le altre Associazioni Culturali ed Ambientaliste, cancellare antiche soggezioni per scendere in campo con la genuinità delle loro passioni, perché LORO sono stati e sono i PROTAGONISTI REALI di iniziative socio-culturali del nuovo che avanza a Misterbianco e che rappresentano davvero le sane energie della migliore gioventù di cui ha bisogno oggi la politica.

S’è perso troppo tempo, ma per l’attiva operosità di queste Associazioni non ci sarebbe alcuna difficoltà di tempi a costituire una squadra di giovani candidati sicuramente qualificati per un vero cambiamento nella vita del nostro Comune.
Dunque, se i termini di legge elettorale ancora lo consentono, diventa la priorità di questo momento riconsiderare ora la necessità della partecipazione, per la quale ogni giustificazione di rinuncia la si paga nella nostra coscienza. Ed è “la DEMOCRAZIA” delle persone libere che, in assenza dei Partiti, chiama in campo ora le nostre Associazioni. Se rimane inascoltata, tutti ne sentiremo il PESO delle conseguenze.
In tal caso, se nessuna lista o coalizione sarà di gradimento verrebbe voglia di non recarsi a votare, ma non votando negheremmo a noi stessi il diritto di esprimere la nostra indignazione.
Da parte mia, dunque, andrò a votare e, respingendo influenze esterne e l’accattonaggio di voto all’amico o al parente, disegnerò sulla scheda elettorale la mia indignazione. Sarà il voto delle libere coscienze, il solo voto che veramente conta...se saranno in tantissimi a farlo.
27 Aprile 2017
( Enzo Arena )
Vi presento Comare Pipa…ovvero il candidato perfetto per un paese perfetto

Ho atteso che passasse l’euforica spensieratezza del Carnevale per poterci rapportare meglio con l’appuntamento elettorale di Giugno 2017, e considerato oltremodo interessante l’evento sul quale altri in questo social hanno già avanzato le loro proposte, ho ritenuto confacente estrarre dal testo “Tueur sans gages” di Eugen Ionescu una parte relativa al comizio di Comare Pipa, leader del Partito delle Oche in opposizione al candidato perfetto “per una città dove tutto sembra perfetto”. A fine di questo mio post riporto la traduzione del comizio perche intrigante, attuale ed abbondante di significati se al posto di Comare Pipa vi volessimo raffigurare qualsiasi politicante di nostra conoscenza…e al posto della folla plaudente tutti noi elettori. Sarebbe il caso di poter dire che ogni riferimento a persone è puramente voluto per intuire le manovre dei capitani del politicantismo territoriale intese a piazzare nel nostro Comune un proprio sindaco referente con l’uso di CAFisti collettori del voto di scambio o di Comitati funzionanti come fabbriche del consenso per sprovveduti elettori. Tutti in fila, dunque, all’assedio del Palazzo Comunale col rilancio degli stessi illusivi proclami di un modo nuovo di governare e che invece rivelano la povertà culturale dei modi intendere elezioni e politica.
Purtroppo in Municipio hanno dimorato più di un “Comare Pipa”, anche per la colpevole indifferenza degli elettori/spettatori; e non rendersene conto è sintomo d’una falsa coscienza. Qualcuno è già tornato più volte al Palazzo comunale, e sembra certo che voglia ancora dimorarvi, come la Comare Pipa della commedia di Ionescu. E, giacché la consultazione popolare è una interrogazione di democrazia diretta, a ciascuno è consentito di poter dire la sua sul protagonismo di chi nel social si espone alla pubblica opinione.
Dirò, dunque la mia. Ma prima, per chi non ne avesse il ricordo o conoscenza, voglio disegnare in premessa una ristrettissima sintesi di avvicendamenti e protagonismi che dal 1980 al 2017 si sono alternati nel Palazzo Municipale:

DAL 1980 AL 1991 – (Dopo oltre 30 anni di governo locale del PCI) subentrava il periodo di grande instabilità nella politica del Comune, coincidente con l’ingresso di DC insieme a PSI al governo comunale fino al 1985 e con l’apporto risicato ma determinante di un Consigliere di lista civica; e poi dal 1985 sino al 1991 con l’alternarsi al potere municipale di coalizioni tra DC-PSI e tra DC-PCI(trasformatosi poi in PDS). A questo periodo risale la migrazione del Di Guardo dal PSI verso il PDS (trasformatosi ulteriormente in DS con schegge socialiste e cattoliche, e confluito infine con i democristiani nel PD). Ma è anche il periodo durante il quale, per l’incapacità di formare maggioranze stabili, avvenne nell’arco di solo 11 anni (’80-’91) un intreccio di consorterie con un ridicolo susseguirsi di ben 7 nomine di Sindaci e di 1 Commissariamento come qui appresso indicati:
* DC-PSI [80-83 GIARDINARO] [83-85 BELFIORE].
* DC-PCI [Sett.85-Nov.85 CALABRO’] [Nov.85-Marzo 88 SAGLIMBENE] [Marzo 88-Apr.89 DI GUARDO][Apr.89-Luglio89 PAPPALARDO]
*[Luglio89-Giugno90 Commissariamento Regionale].
* DC-PSI[Giugno90-Ott.91 SAGLIMBENE].

DA OTTOBRE 1991 A LUGLIO 1993 - Scioglimento del Comune e Commissariamento per infiltrazione mafiosa.

DAL 1993 AL 2017 - Con la Riforma dell’Autonomia degli Enti Locali e per l’innovazione del Sistema Elettorale si cominciava a sperare ad un possibile cambiamento della vita dei Comuni. Infatti la prima elezione(1993) dopo lo scioglimento del Comune avrebbe dovuto essere l’inizio della svolta. Con l’ordinamento degli Enti Locali, infatti, venivano conferite ai Comuni competenze autonome in materia di spese ed entrate che diedero ossigeno alla finanza comunale, per cui all’elezione del ‘93 e poi alla rielezione del ’97 il sindaco Di Guardo, rispetto ai suoi predecessori, si trovò agevolato dai nuovi strumenti finanziari per gestire “allegramente” il suo mandato e fare tutto quello che “non si poteva non fare”. Inoltre col nuovo sistema elettorale si disponeva che il Sindaco non veniva più eletto all’interno del Consiglio Comunale, ma direttamente dai cittadini, e gli si consentiva di poter nominare e revocare i propri assessori, scelti in piena autonomia fra soggetti eletti a Consiglieri o anche al di fuori dei componenti del Consiglio.
Ma, probabilmente per la sua intemperante “passione” del potere e l’uso autocratico di scelte maldestre, la seconda legislatura fu per Di Guardo anche il periodo di strambe strategie di bassa politica reclutando liste artatamente preparate per razziare voti senza una adesione etica allo scopo di riprodursi “diversamente sindaco” alle elezioni del 2002 (cioè raggirando il limite di legge delle 2 legislature e nominandosi vice dell’allora candidato Sindaco Stefano Santagati). Già, però, nel corso della sua conduzione da avventuriero del “fai da te” aveva cominciato a mostrare i primi segni di anemia politica e di disorientamento sociale che porteranno poi alla sconfitta le sue liste facilitando l’elezione dell’antagonista Ninella Caruso per due legislature.
Per la Caruso, intanto, il sopraggiungere della crisi finanziaria senza dubbio rendeva complicata la disponibilità delle spese, alimentandosi nella pubblica opinione l’incauto orientamento verso il ritorno del Di Guardo alla sua terza legislatura 2012/2017. Ma in tempi di crisi, quando la stabilità finanziaria vien meno, diventa sempre più precaria la capacità di sopravvivere anche per il “praticone” Di Guardo, per il quale la ripartenza economica del nostro Comune (tuttora come allora) pare che debba affidarsi al CARNEVALE e dintorni. Finita, dunque, la stagione delle speranze, il mantenimento del consenso in lui si è degradato sempre più sfacciatamente nella demagogia populista, barando (talvolta con metodi da fellone) e teorizzando senza etica subdole alleanze, oscene nomine in Giunta ed inciuci per continuare a durare anche senza maggioranza.
Qui di seguito si riportano periodi di legislature e sindaci che si sono succeduti dopo lo scioglimento del Comune:
*[Giugno93-Novembre97 DI GUARDO][Novembre97-Maggio2002 DI GUARDO]
*[Maggio2002-Maggio2007 CARUSO][Maggio2007-Maggio2012 CARUSO]
*[Maggio2012 ad oggi e continua DI GUARDO].

Sì, “la storia siamo noi” (leggevo settimane fa nel lodevole post del concittadino Giuseppe D’Angelo), però la storia non va appresa da pubblicazioni personali automagnificanti, piuttosto bisogna leggerla e percepirla con la giusta concezione dei fatti, perché altrimenti diventa abbaglio deviante. Di qualcuno, infatti, la storia (piuttosto che un curriculum di coerenza politica) fu una comica sequenza di ostentazioni, di caroselli pubblicitari e di ridicole protezioni blindate con scorte tendenti a vittimizzare quella intemperante “passione” per occupare con qualsiasi mezzo la vuota poltrona di sindaco.
La Storia saremmo “noi” se fossimo stati capaci di percepire le reali verità di quel che accadeva nel nostro Comune, ma probabilmente in quel periodo la mortificazione sociale del paese per infiltrazioni delittuose, l’efferato delitto mafioso e lo “sciacallaggio” che ne è seguito a fini elettoralistici ci ha distratti verso l’ambiguo ”leaderismo narcisistico” di chi poi ebbe ad autocandidarsi per tre legislature a Sindaco e anche ad una improduttiva elezione in parlamento regionale.
Non nego, tuttavia, al personaggio Di Guardo di avere le capacità di amministratore del Palazzo né voglio interferire sulle sue passioni di Sindaco per mestiere, ma lo sventolare ad ogni occasione il suo eroico vittimismo di mafie (senza significative citazioni agli atti delle inchieste giudiziarie) o il suo atteggiarsi a paladino antidiscarica solo per il solo fatto di depositare in Procura infeconde “cartoline” di ricorsi non può distrarmi dai fatti reali del passato o dalla sua sterile deputazione a sostegno del governo Lombardo all’ARS, e neppure farmi ignorare la mia concezione dei compiti di un leader.

Credo, infatti, che nell’alternanza sta il seme della reale democrazia e che un vero Leader, dopo il compimento dei suddetti mandati, non si sarebbe dovuto dispiacere di lasciare tutto quello per cui ha lavorato nell’adempimento dei propri compiti, il cui obiettivo principale doveva essere invece non l’USO DELLA POLITICA PER MESTIERE ma tendere ad un continuo rinnovamento che conducesse all’assunzione di responsabilità di altri emergenti, perchè il farsi da parte NON SIGNIFICA RINUNCIA all’impegno di rendersi utile al Bene Comune, ma prendere consapevolezza di lasciare spazio al debutto di nuove intelligenze che intendono LA POLITICA NON COME MESTIERE MA SCIENZA E SCUOLA DI FORMAZIONE per un processo di emancipazione sociale che abbia comunanza di interessi essenziali come forza ordinatrice e costitutiva della società stessa.
Ed è per questa mia concezione che faccio fatica a recepire anche quel saluto di bugiarda benevolenza rivolto dal Sindaco Di Guardo alla giovane generazione durante l’ultima cerimonia d’investitura assessoriale al posto reso vacante dal dimissionario Corsaro. Mi fa ripensare infatti alle elezioni comunali del 2012, allorquando il Di Guardo, irridendo col suo fragore populista le regole delle primarie PD, si autopropose con sue artificiose liste civiche per la terza volta alla guida del Comune in antagonismo alla lista ufficiale PD del giovane candidato sindaco Massimo LA PIANA, tramandone la disfatta ed emarginando dalla politica anche quella valenza di giovani (in maglietta arancione) che con La Piana rappresentavano la nuova dirigenza emergente coniugata alla lista PD.
I risultati di quella raffazzonata compagine amministrativa del 2012 sono ora davanti agli occhi di tutti, e a nessuno sfugge il fenomeno trasformista tra maggioranze ed opposizioni che tanta cronaca purtroppo hanno fatto nelle composizioni variabili che si sono alternate ad ogni seduta consiliare. Un fenomeno che troviamo a tutt’oggi nel Consiglio Comunale ed anche in Giunta, dove l’oscillante collocazione opportunistica è ancora immaginata come “un bar dello sport”, in cui è possibile poter entrare, uscire e rientrare secondo convenienza. Insomma, un eccesso di recesso che vede in quest’ultima legislatura trasmigrazioni di Vicesindaci, Consiglieri e Assessori..o la sceneggiata dell’ultima nomina in Giunta, concessa a 60 giorni dalle prossime elezioni di Giugno2017 ed incautamente accettata ora dall’unico “sopravvissuto” al tragico esito PD, di cui lo stesso Di Guardo ne fu responsabile macchinatore.

Ancora oggi “mutatis mutandis” il campionario è pressappoco lo stesso di sempre, quello di bloccare la crescita politica per conservare il potere. Infatti il primo in lizza alle prossime elezioni è ancora per la 4^volta l’autocandidatura del veterano Di Guardo, ed in corsa per la poltrona giunge antagonista addirittura il suo secondo ex viceSindaco, ieri suo avversario, poi da Ottobre2014 a Gennaio2017 suo “vicario”sostenitore ed ora sbarcato ad opposta sponda per l’allettante proposta di battesimo a candidato “perfetto” in virtù di una esibita quanto variamente interpretata libertà intellettuale di commissionari e di dame in carriera, usati e ordinati da fuori, nelle segrete stanze del notabile Vip committente, per fare irruzione nelle coscienze dei cittadini dirottando e barattando voti.

Ma un dubbio mi assale…che questa ambigua partita elettorale abbia un’unica strategia patteggiata sin dal primo abbraccio iniziale per l’ingresso in Giunta e che il fetore di raggiro o quantomeno d’incoerenza in questo gioco d’azzardo stia contaminando il nostro territorio fino a confluire con i miasmi della discarica incrementandone i valori d’inquinamento. Un duello, dunque, tra duellanti che sino a qualche settimana addietro erano perfettamente in simbiosi ed oggi invece sono a disputarsi la poltrona di sindaco con una inconcepibile tenzone che può rivelarsi solo apparenza per mascherare un percorso avviato da tempo da aree esterne influenti per il soddisfacimento di proprie esigenze.
Avrei voluto non esprimere giudizi, ma come cittadino ed elettore mi stimolano naturalmente degli interrogativi su chi “socialmente e intellettualmente” dovremmo farci rappresentare in queste elezioni.
-Possibile che Misterbianco, vivaio assai prolifico di Associazionismi culturali e ambientalisti, non abbia un candidato su cui ogni cittadino possa identificarsi e da cui sentirsi rappresentato?
-Forse perché sanno che TRA UN RINNEGATO ED UN GALANTUOMO l’appoggio elettorale va sempre a chi si mette in ordine con la legge del più forte, non a chi si sente in pari con la coscienza?
-Siamo diventati forse un paese senza più società dove prevalgono solo le gaiezze del Carnevale?
-Oppure siamo una distratta comunità che confonde le elezioni comunali come un ufficio di collocamento o una lotteria del “gioca e vinci” per una trentina di posti nel “parlatoio” comunale?
-O peggio ancora siamo forse diventati popolo di Comare Pipa?.
E' allarmante e deprimente questa arrendevolezza, che non è solo un fatto locale ma la condizione della maggioranza degli italiani, narcotizzati da un sistema che ha trasformato i partiti in un pasticcio di simboli, liste e movimenti senza etica, abituandoci al mercato della democrazia dei miserabili. Ma se il campionario di candidati restasse quello sinora annunciato, allora (piuttosto che sentirsi defraudati) meglio sarebbe LA SCHEDA BIANCA o NULLA, il solo voto di protesta che veramente conta. Lo faranno in molti?... Lo sapremo presto!.

Disprezzo, perciò, il trasformismo da qualunque parte venga, perché dietro vi si celano i compromessi delle smodate ambizioni egocentriche e la furbizia che è la tipica virtù degli opportunisti e degli ipocriti. Preferisco la coerenza politica che è quella che emancipa gli individui e li trasforma in popolo, lo riscatta e lo rende governante di sè stesso. E’ questo il mio concetto di vera democrazia e di sovranità popolare che può inibire nei Palazzi del potere le capacità manipolatrici dei demagoghi incantatori e dei suoi gregari di turno. E se nella scorsa campagna elettorale del Maggio 2012 avessimo riposto la nostra fiducia su quei GIOVANI IN MAGLIETTA ARANCIONE, sarebbe stata la grande occasione per iniziare già d’allora un vero percorso di rinnovamento generazionale nella politica locale e per maturare a Misterbianco anche una nuova stagione di DEMOCRAZIA REALE in rappresentanza della SOVRANITA’ POPOLARE alla gestione del Comune.
Tuttavia, nonostante la mia avversione al Sistema in cui viviamo, guardo ancora a quella migliore gioventù “arancione” che, sebbene delusa di quel risultato scoraggiante del 2012 ed emarginata dalla politica locale, ha continuato con spirito di “volontariato” ad offrire a Misterbianco il proprio impegno in Associazioni Culturali ed Ambientaliste operative, nelle quali possano forgiarsi le nuove forze emergenti per dare una ragione agli obiettivi di lotta che gravano ora sul sociale ed anche sulla salute del nostro territorio minacciato dal disastro ambientale. Osservo, infatti, con interesse il loro generoso protagonismo CONTRO LA DISCARICA, e sembrerebbe il debutto positivo che con incisive azioni HA OBBLIGATO prima il Consiglio Comunale alla discussione e poi la fascia tricolore del Sindaco a corrergli dietro giocoforza.
MA MANCA LA LOTTA. E, giacchè in questa competizione scorgo la loro assenza, auspico pertanto che queste giovani energie, evitando di restare ai margini della politica e ricolorando in arancione il prossimo Giugno 2017, unificassero le loro intelligenze e organizzassero le loro capacità per respingere le manovre dei capitani del politicantismo. TOCCA A LORO, infatti, riprendere le armi delle idee e scendere in campo per vincere la battaglia e per trasformare il popolo in COLLETTIVO POLITICO E DI LOTTA all’attacco nelle grandi emergenze che si profilano all’orizzonte della prossima consultazione elettorale del Giugno2017.
Allora sì che potremmo benissimo affermare “ADESSO LA STORIA SIAMO TUTTI NOI”. Diversamente la Storia la faranno sempre i soliti furbetti…e MAI NOI.
11 Marzo 2017
( Enzo ARENA )

Dal testo “Tueur sans gages” di Eugen Ionescu
COMARE PIPA: «Popolo!.. Io, comare Pipa, allevatrice di oche pubbliche, ho una lunga esperienza della vita politica. Affidatemi il carro dello Stato che io guiderò e che sarà tirato dalle mie oche…Concittadini, concittadine…Votate per noi fidatevi di me. Le mie oche ed io domandiamo il potere…Vi prometto di cambiare tutto, grazie a me e alle mie oche. Per cambiare tutto non bisogna cambiare niente. Sì, cambieremo i nomi, non si cambiano le cose. Le vecchie mistificazioni non hanno resistito all’analisi psicologica, all’analisi sociologica. La nuova mistificazione sarà invulnerabile. Non ci saranno altro che malintesi…Perfezioneremo la menzogna…La guerra si chiamerà pace e tutto sarà cambiato, grazie a me e alle mie oche…La tirannide restaurata si chiamerà disciplina e libertà…L’infelicità di tutti gli uomini sarà la felicità del genere umano…E voi avrete la minestra popolare…Quanto agli intellettuali, noi li metteremo al passo dell’oca…Viva le oche!...Gli intellettuali non ci romperanno più le scatole... Saranno sciocchi, quindi intelligenti. Saranno vigliacchi, cioè coraggiosi. Lucidi, cioè ciechi…Noi cammineremo all’indietro e saremo all’avanguardia della storia…La tirannide restaurata si chiamerà disciplina e libertà. Noi cammineremo all’indietro e saremo all’avanguardia della storia!...Non ci saranno più profittatori. Ci saremo io e le mie oche…Io e le mie oche distribuiremo i beni pubblici. Li divideremo con equità. Ne tratterrò la parte del leone
per me e le mie oche…per fortificare le oche affinché possano tirare con più forza il carro dello Stato…E così marceremo tutti al passo dell’oca».
FOLLA: «Viva Comare Pipa! Viva le oche di Comare Pipa!...Viva la nuova mistificazione…Avremo la minestra popolare…e marceremo al passo dell’oca…al passo dell’oca».
«Ti prego di farne arrivare copia a papà Enzo. A leggerla ho provato una toccante nostalgia»
Con questa raccomandazione l’amico fraterno Paolo Romeo volle rivolgersi a mio figlio. Evidentemente Paolo intuiva quanto gradimento mi avrebbe fatto leggere il messaggio di Peppino Cardarola che, nonostante fosse pregno di nostalgia, tuttavia l’ho catalogato tra quelli più significativi ed apprezzati. Ho pensato, perciò di non tenerlo solo per me nel mio sito personale ma di estenderlo anche ai lettori di MisterbiancoCom, soprattutto ai “perdenti” come me, coi quali condividere la nostalgia di quel grande nostro sogno mai assopito. Dalla mia vecchia militanza politica ho ereditato, infatti, qualcosa di cui vado fiero, cioè un bagaglio ideologico irrinunciabile che mi ha consentito di saper discernere non tanto quello che voglio, ma innanzitutto quello che non voglio, come quando ritenni sul finire degli anni ’80 di collocarmi fuori dagli schemi del mio partito (PCI) che, cambiando via via i suoi simboli, si avviava a rinunciare al suo ruolo di alternativa al sistema.
Una rinuncia che giudicavo avrebbe prodotto in quel glorioso partito obbrobriose anomalie che mi espropriassero della mia appartenenza e della mia identità di militante comunista. Ed oggi la sua fusione o confusione nel Partito Democratico rappresenta l’ultimo atto di questa graduale rinuncia.
Per le speranze tradite e le lotte assopite ho trovato sfogo e consolazione nel mio sito web personale, strumento di comunicazione (e forse di isolamento compiaciuto) oltre che compagno fedele di riflessioni e di idee un pò svigorite dagli anni ma certamente non sconfitte, perchè mi accorgo che in realtà non è affatto cambiato il mondo se siamo qui a protestare ancora per le stesse questioni.
E se quel messaggio (che riporto testualmente qui di seguito) ha risvegliato in Paolo le nostalgie del passato, probabilmente molti altri che ora lo leggeranno potrebbero riscoprirsi in quelle ansie e tensioni sociali che ancor oggi accomunano coloro che sperano in un mondo nuovo e che a questa speranza vogliono offrire tutta la loro intelligenza.

«Carmine Di Pietrangelo, con sua moglie, Bina, amici di una vita ormai lunga, solleva più volte nell’ultimo articolo il tema della nostalgia. Vorrei parlarne non sentimentalmente ma politicamente.
C’è un mondo di sinistra che si vergogna della nostalgia. La destra no. Neppure i nuovi movimenti se ne vergognano quando ripropongono idee reazionarie o luddiste seguendo le quali, forse, avremmo proibito l’invenzione del fuoco perché avrebbe potuto bruciare le foreste, come poi è accaduto.
La nostalgia è un sentimento forte e tutto politico per la sinistra. Non è una roba per vecchi. Non si tratta di ricordare tempi d’oro rispetto a tempi grigi odierni. Né di farsi eroi rispetto a personaggi del giorno che visibilmente non lo sono.
La nostalgia è memoria. E’ quella cosa solida e passionale che racconta lo svolgimento della vita delle persone e delle comunità. Noi abbiamo nostalgia di come stavamo assieme, dei nostri sogni, dei pericoli che abbiamo corso, delle speranze che abbiamo avuto, dei dirigenti che ci hanno insegnato a studiare e a vivere. Siamo come primitivi evoluti che ricordano come i nostri avi ci hanno consegnato un mondo migliore che si aspettavano che noi lo migliorassimo.
Noi per molti anni lo abbiamo migliorato. Chi oggi racconta di un recente passato tutto fatto di errori, sprechi, dissipazione non sa che cosa dice. Le mie zie avevano il cesso nella cucina e lo coprivano quando cucinavano. Mio padre ha “gettato il sangue” per fare studiare me e le mie sorelle.
In milioni abbiamo vissuto queste prove. Poi, diventati un po’ grandi, dovevamo scegliere se stare nel corso del fiume che ci portava a destra e con la Dc, oppure cercare a sinistra idee, passioni, persone, regole, miti. Abbiamo scelto queste.
Non abbiamo avuto vite eroiche anche se ci siamo spesi, incuranti del vantaggio. Il comunismo non era l’orizzonte, stiano tranquilli gli anticomunisti. Noi volevamo la democrazia progressiva. La nostra generazione aveva sette anni quando moriva Stalin e dieci quando i russi invasero l’Ungheria. Poi, per carità, ci prendiamo tutto a carico, ma è bene mettere le date.
Nelle nostre comunità, piccoli paesi o città meridionali, abbiamo portato una ventata di modernità e di follia. Poi può anche darsi che alcuni di noi si siano seduti e istituzionalizzati, ma quando parliamo di nostalgia pensiamo a quella spinta propulsiva che non si è mai spenta anche se si è affievolita.
Questa roba si chiama “Sinistra”, cosa difficile da definire visto quanti oggi ne rivendicano il nome. E’ Sinistra il dialogo, la tolleranza, l’attenzione verso chi sta peggio, la democrazia che si organizza e vuole contare, il rispetto delle differenze di genere, tutte, la pace come obiettivo che talvolta richiede anche prove di forza, l’idea che la politica non è un leader ma è un fenomeno collettivo che un bravo leader interpreta. Questa nostalgia parla di oggi, quindi, non di ieri. Quelli da rottamare sono i futili nuovisti».

Ti ringrazio, Paolo...come vedi mio figlio ha esaudito la tua raccomandazione, ed il messaggio di Peppino ci dà l’occasione di ritrovarci in buona compagnia.
( Enzo Arena )
NON SI SA BENE COME. Però è meglio provarci..ma con criteri di reale trasparenza

Si sa che la politica a Misterbianco, come altrove, si è via via allontanata dalle esigenze della popolazione, per cui appare condivisibile la notizia che la nostra Amministrazione abbia finalmente pensato qualcosa come il progetto del cosiddetto “bilancio partecipativo”.
Si tratta di una nuova esperienza avviata già da alcuni anni in altri Comuni (soprattutto di Lombardia, Emilia e Toscana) con l’obiettivo di un serio coinvolgimento dei cittadini a formulare proposte finalizzate ad individuare le priorità di realizzazione di opere e servizi. Tuttavia, potrò sembrare sempre critico verso la politica del nostro Comune, dove il mandato elettivo è interpretato come strumento di potere per soddisfare esigenze personali, ma l’iniziativa con la quale si propone ai cittadini la presentazione (per posta o al protocollo) di elaborazioni progettuali mi sa di illusiva propaganda elettoralistica e di incauta attuazione, pur trattandosi di una cifra assai modesta ma destinata sicuramente a crescere negli anni a venire.

Per ora, intanto, ci interessa sapere le intenzioni di metodo del procedimento attuativo deliberato dalla Giunta. Dall’allegato A scaricato dal sito istituzionale del Comune sembra riemergere l’ambigua metodologia che sottovaluta trasparenza, neutralità ed imparzialità alla partecipazione, cose fondamentali per il processo formativo di democrazia reale. Infatti, a 10 giorni prima della scadenza, non vi si legge e non ci è stato ancora spiegato sufficientemente come sarà attuato questo bilancio partecipato col quale la cittadinanza potrebbe impegnare risorse pubbliche in progetti sociali fattibili, e nemmeno si capisce bene dove comincia il coinvolgimento popolare se l’articolazione delle fasi di percorso è ridotta alla sola informazione e avviene soltanto tra “decisori della governance” locale del grande nulla. Insomma un procedimento che soddisfa solo una funzione di informazione e non invece la funzione di legittimazione democratica della rappresentatività sociale nelle scelte del nostro Comune. Voglio, dunque, contestarne i metodi in ragione anche di una tempistica che non favorisce un reale coinvolgimento democratico o peggio ancora lo falsifica privandolo degli elementi consultivi e limitandolo invece alla sola compilazione di una scheda di adesione.

Tutt’altra cosa è, infatti, la partecipazione democratica. Lo spiegherò qui di seguito arrogando a me stesso la presunzione di enunciare 5 fasi con le quali ritengo doversi articolare la realizzazione di un percorso “veramente” democratico di attuazione:

1-Occorre innanzitutto dividere il territorio in zone ben delimitate tra centro urbano e frazioni, e stabilire (con il coinvolgimento di intelligenze, sindacati e operatori economici) singoli budget per consentire ai cittadini ivi residenti un minimo di autonomia decisionale, organizzando pubbliche assemblee preparatorie per avere una visione completa dei reali bisogni emergenti affinchè i Comitati di cittadini delle parti territoriali possano individuare e discutere nel loro collettivo la formulazione di progetti possibili. E’ nel collettivo, infatti, dove meglio può formularsi l’esigenza di un bisogno sociale.

2-Nominare una Giuria di garanzia per esaminare e valutare le priorità degli elaborati, composta da rappresentanti delle zone di appartenenza, scelti per sorteggio tra persone di indiscussa moralità che non abbiano cariche elettive al Comune e immuni da influenze che possano intralciare le reali priorità degli elaborati da esaminare.

3-Affidare le liste di priorità, emerse dal giudizio della Giuria di garanzia, agli Uffici preposti per la sola analisi di fattibilità tecnica ed economica in base alle risorse impegnate nel bilancio partecipativo di previsione;

4-Le liste degli elaborati, con esito positivo di fattibilità, ritornano alla Giuria di garanzia, la quale esprime un voto di priorità per ogni lista di zona. Ai primi in graduatoria di ogni lista sarà concesso il budget suddiviso in parti uguali o quantificato secondo un criterio di distribuzione prestabilito. (In alternativa gli elaborati potrebbero essere sottoposti al voto dei cittadini con elezione in seggi elettorali predisposti in ciascuna zona di residenza, ma ritengo dispersivo il metodo in simili circostanze e forse nemmeno percepibile alla cittadinanza).

5-Infine i risultati vanno in Consiglio Comunale per la loro ratifica e per l’avvio della realizzazione.

Per gli adempimenti delle suddette fasi, rese necessarie per una “reale” partecipazione democratica, non basta inventare comunicati-stampa o moduli da riempire per iniziative orientate solo a far schiamazzo nella cosiddetta “masseria”. Soltanto con una seria preparazione del percorso attuativo i cittadini potranno sentirsi non più persone amministrate ma persone che amministrano il Bene comune, non più individui indifferenti ma azionisti e custodi dell’ambiente. Sarebbero auspicabili, dunque, i presupposti suggeriti per allargare il raggio d’azione della partecipazione popolare e per abituare le nuove generazioni a diventare protagoniste nella gestione del loro territorio.

Comunque, considerata ora l’esigua somma (il 2% dei fondi regionali-circa 35mila €uro) prevista nella formazione del bilancio partecipato, il mio “progetto virtuale” sarebbe di investire il modesto importo soprattutto in obiettivi culturali e sociali, consegnando questo pezzettino del bilancio alla gestione progettuale di associazioni locali (culturali, artistiche, ambientaliste e ricreative), selezionate seriamente con criteri propedeutici e di valutazione che possano rappresentare nel collettivo un campione della società misterbianchese. Infatti è essenziale, a seguito dell’assassinio dell’ideologia ed in assenza dei partiti politici, rilanciare nuovi spazi di discussione, e per farlo restano le associazioni di base come palestre di formazione per attrezzare i cittadini di strumenti propositivi nonchè di analisi sulle scelte politiche del Comune e sulla loro trasparenza. Sarà la grande occasione per iniziare un percorso di rinnovamento generazionale nella politica locale e per maturare a Misterbianco anche una nuova stagione di reale sovranità popolare in vista della prossima “governance” alla gestione del Comune.
( Enzo Arena )
“LAVORO, DIGNITA’ E TRASPARENZA” chiedono i lavoratori di MercatoneUno
Sulla strada statale 121 una lunga e affollata coda di veicoli sosta sin dalla prima mattinata di quest’oggi (Sabato 21 Marzo) davanti al sito dove sorge il MercatoneUno di Misterbianco. Si era saputo che nel punto vendita era prevista la svendita della merce di magazzino. Intanto all’ingresso i dipendenti sventolano un lenzuolo che chiede ai cittadini ed alle Istituzioni dello Stato la solidarietà fattiva contro l’assassinio del “lavoro, dignità e trasparenza”, tre parole che in quel lenzuolo scorrono come sangue dalle carni dei lavoratori che protestano davanti ai cancelli. La svendita della merce è, infatti, il segnale di preludio della chiusura della grossa Azienda di Misterbianco, dove sono a rischio i licenziamenti di 150 tra dipendenti, associati e padroncini trasportatori.

C’è da aggiungere che già da 3 anni i lavoratori del Punto vendita sono in solidarietà, cioè lavorano con i cosiddetti “contratti di solidarietà” e con la decurtazione di stipendio e di ore lavorate. Ed oggi vengono messi alla porta senza mai essere stati informati dall’Azienda di quello che si stesse preparando per il loro futuro mentre si presentava al Tribunale di Bologna domanda di ammissione al concordato preventivo, primo segnale della chiusura e del licenziamento. Una situazione ad alto rischio, poichè alla scadenza del 19 Maggio prossimo la metà dei siti di MercatoneUno (sono circa 80 le sedi in tutta Italia) saranno chiusi. Non solo, ma dal mese di Febbraio scorso l’Azienda paga al dipendente soltanto circa 500 euro al mese senza aver dato conoscenza delle intenzioni e delle prospettive di chiusura o meno, nè se si intendesse attivare gli ammortizzatori sociali, generando in tal modo ansie e sconforto alla vita ed al futuro delle famiglie dei lavoratori, considerate carne sacrificale. Tutto questo capita in un momento nel quale il Governo Renzi annuncia una mistificatoria ripresa economica ed un bugiardo incremento delle assunzioni grazie all’incauto progetto Job Act.

Dunque, un futuro incerto oltre che già precario, che crea una situazione assurda, nella quale risultano non convincenti i convenevoli di circostanza nè la solerzia delle fugaci presenze appariscenti senza esito dei rappresentanti del Comune. E’ invece, importante che Regione, Stato e Sindacati intervengano immediatamente a formare un tavolo con la parte Aziendale per trovare le soluzioni possibili. Soprattutto, per il Sindacato è il momento di scendere in campo per denunciare con vigore le diaboliche procedure o le eventuali latitanze a definire democratiche contrattazioni, affinchè si concluda il più presto possibile un percorso col rientro alla normalità lavorativa e retributiva dei lavoratori dell’Azienda. E lo deve fare subito anche col governo nazionale di centro-sinistra(ammesso che nel PD possa esistere ancora una sinistra), perchè è opinione alquanto diffusa che negli ultimi 25 anni il Sindacato abbia allentato progressivamente il suo intervento incisivo nelle controversie del lavoro e non sia stato più all’altezza di contrapporsi efficacemente all’introduzione di tipologie contrattuali che hanno alimentato l’opportunismo cannibalesco del governo Renzi, il cui obiettivo primario è stato quello di distruggere lo stato sociale.

Istituzioni, Amministrazioni Comunali, Forze politiche e Sindacali, dunque, hanno il dovere e l’obbligo morale di intervenire e di impedire che la dissolvenza del MercatoneUno possa ora incrementare ulteriormente nel nostro territorio la già profonda crisi occupazionale o la precarietà del lavoro, divenuta l’incubo principale dei nostri giovani, i quali chiedono di essere aiutati a combattere questa instabilità, elaborando progetti di rivendicazione sociale e politica che possano diventare la madre di tutti i reali cambiamenti. Ma occorre anche mobilitare le coscienze dei lavoratori e sensibilizzare la popolazione affinchè si riformi quella massa sociale di pressione a salvaguardia della dignità e dei diritti inviolabili del lavoro per rimettere in cammino quegli obiettivi di lotta che sembrano essere stati cancellati dalla “deregulation” dello stato sociale, di cui a pagare sono sempre gli operai, gli impiegati ed i lavoratori in genere.
(Enzo Arena)
EPILOGO DI UN FUGACE VIAGGIO NEL “SACRO” (2^ parte).

In verità deludono alcuni commenti d’indignazione rivolti nel sito di Misterbianco.Com ai titoli dell’amico Lino Musarra, non tanto per i toni di intolleranza alla libertà del suo pensiero ma piuttosto per la loro intenzione a travisare il messaggio dell’autore. E’ noto il suo agnosticismo che, peraltro, traspare chiarissimo prima dalla traduzione in satira del concepimento del Cristo e poi ancora da quella più dotta del Dio morto.
Il termine “Dio è morto” ricorre spesso nella letteratura illuminista. Lo troviamo in Friedrich Nietzsche, a significare non certamente l’esistenza o meno di Dio ma l’assenza di un’etica di cui l’uomo dovrebbe farsene carico per indirizzarci verso una nuova epoca di liberazione. L’aforisma nietzscheano della morte di Dio, infatti, sta ad indicare che l’uomo, soltanto dopo aver preso coscienza della propria alienazione imposta dagli idoli della superstizione e della colpa (rappresentati dalle religioni), può divenire padrone del mondo e responsabile del suo destino. E questa consapevolezza della sua liberazione darà vita alla figura del “superuomo”, rinato per andare oltre l’uomo del presente.

Sarebbe stato interessante ampliarne la discussione, ma sarebbe impresa ardua volerne disquisire nel blog, ed oltretutto bisognerebbe disporre sicuramente di mutua conoscenza storico-comparativa delle tematiche religiose e di quegli strumenti critici di cui, senza dubbio, il dibattito in un blog si rivelerebbe deficitario per sbrogliarne la matassa o accedere nei meandri delle variabili religiose dell’umanità. Ritengo, infatti, che le religioni, assai più che credute vanno studiate come fatti storici e sociali per consentire al dialogo di prendere forma.

Non porterò, dunque, il lettore in disquisizioni teosofiche, filosofiche e metafisiche sul dilemma “Cristo c’è o no”.
Dirò che già nella 1^parte del mio post precedente (scorrendo la pagina lo potrete leggere dopo questo) la lettura del Gesù nascituro mi aveva spinto a raccontare nel sito anch’io qualcosa di chiesa con riferimenti precisi a quella locale. Di quel fugace viaggio nel sacro parrocchiale avverto l’obbligo di diradare le divagazioni parolaie e le reticenze degli interventi di coloro che, barricati nella fede e subordinati alla sua dipendenza, hanno eluso ciò che avrebbero dovuto dire se solo lo avessero potuto.
Con tanta franchezza , infatti, avevo giudicato inopportuno sotto Natale quel post di Lino Musarra, ma non immorale o censurabile quello che lui ha scritto; e con altrettanta convinzione avevo denunciato quelle incoerenze e le contraddizioni del misticismo parrocchiale e parrocchiano nostrale, ridotto a solo banale folklore di chiesa negli atti di culto, perchè è vero che devozione e credenza hanno perso il senso del sacro, per cui con la perdita del significato sacramentale si è portati ragionevolmente a criticare chi tiene ancora un legame fittizio con la religione.
Ritengo, tuttavia, che gli indignati abbiano anche le loro rispettabili opinioni, e sono convinto che il reporter Roberto Fatuzzo ed il maestro Vito Arena, su quel mio racconto dei fatti parrocchiani citati, se ne siano fatta anche loro qualcuna senza, però, che le loro penne l’abbiano esplicitamente tradotta nei commenti che mi hanno indirizzato, sfuggendo ai “particolari” sui quali avevo concentrato i miei appunti e di cui avrei voluto la valutazione dalla loro condizione di leali credenti. Anche se non coincidente con la mia, l’avrei sicuramente gradita per consentirmi di farmene una ragione di riflessione. Se sul “particolare” si è taciuto...probabilmente ci saranno motivi prudenziali.

Purtroppo, devo ammettere che imprudente spesso io lo sono, e non mi dispiace affatto che ora tocchi proprio a me, persona miscredente, perorare i valori di fede denunciando le ipocrisie chiesastiche di profani adattamenti, ma riconosco di esercitare la mia razionalità per le cose che vedo e tocco, forse perchè “quello che avrei voluto” da questo mondo non l’ho ancora conosciuto, però “quello che non voglio” ho imparato a conoscerlo benissimo.
La libertà di essere religiosi non esclude quella di essere senza un dio o di porsi qualche interrogativo, e per verificarne le mie incertezze pratico l’esercizio del dubbio, consapevole che l’obiettività non esiste, perchè ognuno è partigiano delle proprie idee, il cui giudizio critico ne è l’espressione sulla base di un criterio valutativo personale che dev’essere nè diffamazione di alcuno e nemmeno servilismo a qualcuno.

Dunque, nessuna bestemmia al Cristo e nessuna ingiuria al credente. Anzi, da notevoli punti di comuni intenti con il Cristo uomo, oltre che “comunista” mi sento anche “cristiano” del Cristo, ma non del post-cristianesimo.
Lo affermo, e non mi stupisce leggere sui giornali che il Papa Bergoglio, gesuita venuto dalla fine del mondo col nome di Francesco, viene bollato di essere comunista quando in Vaticano, il 28 Ottobre scorso nell’incontro mondiale coi Movimenti popolari, le sue invocazioni al sociale me lo fanno sembrare un vero “Papa politico” che non manca di ergersi contro «..il dominio del denaro ed i sistemi di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti..». Concetto rivoluzionario che il Papa ha ribadito ancora il 25 Novembre anche a Strasburgo nel discorso ai potenti del Parlamento Europeo. E certamente non può lasciarmi indifferente questo Papa che combatte dentro un sistema che lo sente estraneo, incitando altresì la moltitudine dei Movimenti popolari a riappropriarsi della democrazia non più formale ma sostanziale. Non faccio fatica, dunque, a sostenere la determinazione di un Uomo che fa il suo dovere di Papa cristiano a ribellarsi al sistema e ad aprire ora la sua Chiesa alle «..periferie che profumano di popolo e di lotta, perchè a loro appartiene il rinnovamento del mondo..».

Concludo il mio fugace viaggio nel sacro con queste concezioni del Papa cristiano-rivoluzionario che predica una liberazione materiale in questo mondo terreno oltre che nel cielo. Parole nuove che fanno parallelo tra CRISTIANESIMO PRIMITIVO E SOCIALISMO, rinvigoriscono il mio spirito e mi consegnano l’illusione del profilarsi di una nuova sindrome caratterizzata dall’azione collettiva di un pluralismo popolare che saprà forse riportarci a riparlare ancora dell’essenza sociale: il solo atto rivoluzionario per ribaltare il sistema e pensare ad un nuovo mondo possibile.
Ed intanto, non posso tacere il mio auspicio che il 2015 possa portare i buoni propositi di un risveglio innovatore di socialità, anche se ancora i tragici fatti di Parigi e la retorica marcia parigina dei potenti ne sono, purtroppo, la dimostrazione di un profondo sonno dell’intelligenza. STA PROPRIO QUI...IL DISSENNATO FANATISMO DEGLI UNI E LA DEMAGOGICA IPOCRISIA DEGLI ALTRI.
(Enzo Arena)
SCRIVO OGGI, DA MISCREDENTE QUAL SONO, ANCHE QUALCOSA DI CHIESA

Era prevedibile che avrebbe suscitato risentimenti tra devoti e parrocchiani la lettura dell’articolo sui natali di Gesù, pubblicato nei giorni scorsi sul sito “Misterbianco.Com” dal nostro concittadino Lino MUSARRA , ma conosciamo il suo temperamento eccentrico ed anticonformista e, nella sua smania di analizzare i problemi della società, egli talvolta eccede nei suoi propositi sociologici con incauta intemperanza.
Non mi schiero, tuttavia, con chi confuta le sue opinioni perchè sono consapevole che i Vangeli in realtà sono pieni di contraddizioni ed è davvero assai complicato provare la verità dell’esistenza del Cristo sulla base delle documentazioni storiche, nelle cui scritture non ci sarebbe sicuramente inganno se i fatti narrati venissero interpretati come “SIMBOLI” di verità etico-religiose della nascita del cristianesimo.
Persino apostoli come San Paolo fanno riferimento a Cristo non come persona reale, facendo “trasparire” il concepimento della vergine Maria, la natività e la crocifissione come metafore sul Gesù dell’immaginazione.
Avrei preferito, dunque, che l’amico Lino dedicasse le sue valenti capacità critiche a questioni più contigue al nostro agglomerato urbano ed, in generale, alla permanente e sostanziale incertezza esistenziale della nostra epoca. A chi, invece, volesse riaccendere ora la dimensione pura e trascendente del Natale consiglierei di leggere anche i testi della miscredenza e dell’irreligiosità più famosi della letteratura italiana. E ce ne sono abbastanza per arrivare a conclusioni paradossali.

Come scrisse Aristotele, l’uomo comincia a filosofare quando sono soddisfatte le necessità esistenziali, al venir meno delle quali la razionalità diventa anemica e si rifugia nel mito. E dal momento che siamo in tema di “sacro”, anch’io, da miscredente qual sono, colgo oggi occasione per introdurre e scrivere qualcosa di Chiesa. Infatti, l’argomento sollevato da Lino mi riporta in mente un manifesto parrocchiale dello scorso Settembre, edito nella bacheca di questo sito ad invocare “botti e cannonate” nelle festività.
Di quel manifesto mi lasciano perplesso le artificiose elucubrazioni con cui Parroco e devoti coniugano il sacro ed il profano.
Per evitare malintesi ho confessato prima che non sono praticante nè di Chiese nè di Santi, ma pongo il dovuto rispetto alle sincere sensibilità religiose per la mia consapevolezza che quasi tutte le religioni, sin dagli albori delle antiche civiltà, sono nate inizialmente come protesta rivoluzionaria contro le condizioni sociali di miseria reale. Un illusorio “SOCIALISMO CRISTIANO”, dove le aspirazioni dell’uomo ad una maggiore uguaglianza sociale trovavano rifugio nelle religioni che, sotto diversi nomi, incarnavano una risposta alle esigenze reali di giustizia in un mondo migliore. Anche se poi l’istituzione delle Chiese (QUANDO QUESTE SI SONO IDENTIFICATE STRETTAMENTE COL POTERE POLITICO) hanno potuto trasformare l’antico fenomeno religioso in oppio di popolo e strumento di culture controrivoluzionarie al servizio delle classi dominanti.

Fatta la premessa delle mie concezioni, suppongo che le celebrazioni religiose siano per i credenti un momento spirituale col quale rendono osanna all’effigie che li rappresenta, vivendo quelle feste di fede con la solennità liturgica e non lasciandosi tentare con fin troppa superficialità dalle “tradizioni bombarole” a qualsiasi costo. E poi in antropologia tramandare le tradizioni nella forma più corretta cosa significa se non quel processo di usi, costumi e valori che ogni generazione, DOPO AVERLI APPRESI, CONSERVATI E MODIFICATI dalla precedente, li trasmette alle generazioni successive.
Dissento, perciò, da quel manifesto parrocchiale e dal suo accanimento a sostenere le “sante cannonate” soprattutto in un periodo di emergenza economica durante la quale altre iniziative più incisive e proficue potrebbero essere promosse in occasione delle feste se guardassimo con più attenzione alle associazioni socio-culturali o di volontariato, ai nostri bravi musicisti, ai nostri gruppi teatrali che soprattutto in quest’ultimo periodo hanno incisiva presenza nella nostra Misterbianco e che potrebbero trovare nelle Feste l'occasione per esibirsi ed invogliare la collettività ad una gioiosa partecipazione. Non solo, ma in questo modo si rispetterebbero gli interessi di tutti (credenti e non credenti), limitando nel contempo gli sprechi che stridono con la prassi a santificare le feste con botti assordanti, cannonate di mortai e fastose parate luminarie.

A queste Associazioni sento di dire «GRAZIE che esistete con i vostri cartelloni di fantastiche e spontanee iniziative. Almeno Voi coprite il vuoto dell’aridità politico-amministrativa dell’istituzione comunale, trasformata sempre più in un comitato di nominati al servizio di un “capo” che rappresenta l’incoerenza, l’inciucio fraudolento e la negazione della politica vera».

Non sono, dunque, per la cancellazione delle festività natalizie, nè delle sfilate di Carnevale e neppure delle manifestazioni popolari d’intrattenimento . Noi tutti amiamo fare feste..MA ATTENZIONE a non farle diventare un espediente per distrarci da contraddizioni e insicurezze del futuro, che ormai sono una costante con la quale quotidianamente bisognerebbe confrontarsi, proprio per aiutare a ripensare e riflettere sulle nostre condizioni sociali e sui nostri modelli di vita, di cui oggi subiamo le tragiche conseguenze.
Sarebbe, pertanto, auspicabile che Parroco e Commissioni parrocchiane (anzichè interessarsi di finanziamenti per luminarie, bombe e calibrature di mortai) si facessero carico della propria vocazione e devozione per rifuggire da incauti propositi, proprio come sicuramente farebbero il Cristo o i Santi festeggiati.
E nell’occasione oserei aggiungere che sarebbe più cònsono al proprio “credo” se gli indignati per lo scritto del Musarra usassero il loro zelo interventista a scuotere invece Sindaco e Amministratori Comunali per riordinare certi eventi di “distrazioni di massa” che con stratagemmi vari invadono l’ingresso e l’intera area del sagrato dedicato al misticismo di Chiesa Madre, esposta e dissacrata come palcoscenico d’intrattenimenti o “dehor” per consumazioni a tavolo...a fini di lucro e con la santa benedizione del “silenzio” parrocchiale.
Sicuramente, credenti o non credenti ci sentiremmo in ordine con l’onestà della nostra coscienza a costruire un mondo di uomini LIBERI in una società di UGUALI TRA UGUALI.
(Enzo Arena)
"TANTO A TE E TANTO A ME"...OVVERO CRONACA DI UN ATTENTATO SCELLERATO ALL'AMBIENTE ED ALLA CITTADINANZA

Se le illegalità e gli illeciti sono diventati prassi nel nostro Paese, se le deroghe ai meccanismi di controllo diventano espedienti del “tanto a te e tanto a me”, tutto questo malaffare lo si deve all’alto tradimento di politici corrotti che col comparaggio di faccendieri hanno trasformato le istituzioni pubbliche in strumenti per facili arricchimenti di cricche, cupole e mafie, il cui risultato è sotto gli occhi di tutti. Tocca poi alla Magistratura scovarli a grappoli senza “favori” di appartenenza politica. Ma in questo pandemonio di democrazia, se si tratta di politici e funzionari-amici insediati in posti di comando dove o si è già ladri o lo si diventa con la prospettiva di guadagni illeciti, le sentenze si chiudono quasi sempre con pene di quasi clemenza o col soggiorno/vacanza nelle proprie lussuose ville oppure con l’obbligo di trascorrere poche ore al mese in qualche comunità a raccontare barzellette agli anziani; mentre un cittadino qualsiasi, se scoperto ad impadronirsi per necessità di un alimento al supermercato, viene punito e incarcerato.

Gli esiti nefasti della discarica di “Tiritì” sono ora agli atti della Procura di Palermo e la giustizia dovrà fare il suo corso. Sotto inchiesta, però, ci sono soltanto il gestore responsabile della discarica ed un funzionario regionale, i quali risponderanno alle accuse di corruzione e di tutte le irregolarità dell’impianto fuorilegge. E la politica? Dalla procura mi aspetto a questo punto l’attribuzione della consequenziale corresponsabilità anche a livello politico, e se i Comuni di Misterbianco e Motta S.A. non avevano competenze sulla gestione dei rifiuti, chi sedeva pro tempore al governo dei rispettivi Comuni ha avuto sicuramente la responsabilità politica d’aver abiurato il proprio ruolo come autorità locale delle emergenze sanitarie e d’igiene pubblica per bonifiche mai attuate, la cui trascuranza ha consentito per tantissimi anni che si perpetuasse un attentato criminale all’ambiente e alla cittadinanza.
Ma più gravi responsabilità vanno all’immobilismo del governo regionale e alle connivenze del potere. Da sempre, infatti, la discarica è stata oggetto di preoccupazione da parte di spontanei movimenti no-discarica, ma la politica regionale all’ARS ed i meccanismi di controllo delle sue istituzioni sono rimasti a lungo “latitanti” ed hanno permesso che si accogliessero sempre più rifiuti in discariche risapute fuori norma. Chi non ricorda il carico di rifiuti sospetti trasportati da una grossa nave in quell’ottobre 2006 quando i “pontificatori” corregionali d’allora (Cuffaro, Lombardo e Leanza) giocavano a rimpiattino, fingendo di ignorare che quella nave si dirigesse sulla rotta per Misterbianco a scaricare una montagna di rifiuti di dubbia origine. Di quella nave poi non se ne seppe più nulla, nè del suo carico di morte se fosse stato scaricato nottetempo in clandestinità nella discarica di Tiritì o in altra compiacente, oppure direttamente nel nostro mare.

Ora il Sindaco Di Guardo con un manifesto municipale trionfalizza una vittoria pirrica per la chiusura della discarica, di cui si ignorano ancora le risposte ai reali obiettivi della generosa lotta del Movimento “No Discarica”, e con una rimaneggiata Giunta di nominati senza più maggioranza consiliare promuove per l’occasione una ridicola festa popolare per magnificarsi di vanaglorie, consapevole che proprio lui (già deputato regionale dal 2006 sino al 2012) è rimasto inefficiente sul decreto che nel 2009 autorizzava l’ampliamento di questa discarica nonostante sostenesse col gruppo PD la maggioranza di governo all’ARS in simbiosi anomala col fu governatore Lombardo. Agli atti solo una infruttuosa interrogazione o adempimenti di facciata che all’occorrenza gli consentissero l’opportunità di appuntarsi al bavero della giacca anche una medaglia antidiscarica, ricalcando i vecchi paradigmi del suo subdolo copione del 1991.
Sulla discarica, infatti, le sue intemperanze comiziali si sono conformate ad un irridente teatrino per la spassosa attenzione della piazza: tutta una farsa che sicuramente ha imbarazzato sul palchetto le genuine presenze del movimento NoDiscarica dinanzi alla sequenza di ostentazioni e di sketches, dove marciume dialettico, bassa demagogia...e persino incauto terrorismo psicologico si sono fusi in un disgustoso brodo nel quale l’istrione della politica locale, sull’onda del populismo, ha la capacità di sguazzare assai bene per distrarci dalla sterilità politico-amministrativa.

Passato, dunque, il clamore del brindisi folkloristico di sabato scorso, mi risorge ancora un legittimo scetticismo sulla “inadeguatezza” di chi ci ha rappresentato al Governo regionale, e resto convinto che nella tormentosa vicenda della discarica è mancata l’intelligenza di chi avrebbe dovuto dare le chiare risposte, ma manca anche l’intelligenza di chi dovrebbe riceverle queste risposte.
Ciononostante, lungi da me l’intenzione di lanciare anatèma contro l’umana velleità di chi volesse dedicarsi al ruolo di “Sindaco per passione”, non posso esimermi dal replicare all’uomo pubblico del palazzo Comunale. Ben venga, perciò, il gonfalone del Comune tra le bandiere del Movimento NoDiscarica, perché giudico sicuramente positivo il valore aggiunto di un potenziale tributo dell’autorità comunale alla causa antidiscarica, però non convince l’excursus delle sue elaborazioni comiziali, la personalizzazione della causa nei comunicati deferenti dei suoi cantori o dell’ufficio stampa del Comune...e poi ancora la mancanza di quell’insieme di cui si lamenta il Consiglio Comunale, l’assenza di una progettualità partecipata con la quale i cittadini possano identificarsi e soprattutto l’indifferenza alle ansie dei tanti che temono la perdita del posto di lavoro. Né infine può considerarsi sufficiente la proposta di allontanarla di pochi chilometri dal nostro centro abitato o relegarla altrove, perché la distanza non elimina il danno ambientale e ferisce ugualmente gli esseri viventi.

Purtroppo produciamo rifiuti in abbondanza. Siamo, perciò, obbligati a smaltire lo scempio del “malessere” prodotto dal nostro “benessere” in apposite discariche, che siano però “ben fatte”, gestite e bonificate dalle pubbliche istituzioni. Tuttavia, sul problema dei rifiuti occorre distinguere la causa dall’effetto. I rifiuti sono solo un effetto, mentre la causa del vero problema è il nostro sistema economico, basato sul marketing di prodotti eccessivamente avvolti con imballaggi provenienti dal mondo del petrolchimico o comunque della chimica di sintesi. La loro non biodegradabilità ci porta ad abitudini irrazionali anche se comode, ma assolutamente sbagliate dal punto di vista della natura.
Dunque, oggi l’unica alternativa più praticabile è sollecitare subito una politica che investa sulla riduzione di materiali evitabili direttamente alla fonte, partendo dalla prevenzione per passare al “differenziato”, poi al riciclaggio del più possibile, quindi al recupero di energia ed infine allo smaltimento in discarica di quella ragionevole poca quota di rifiuti che resta. A questo punto, per il prodotto “indifferenziato” si può ricorrere ad un impianto di trattamento meccanico-biologico capace di ridurre la frazione residua in ulteriori materiali recuperabili di “biostabilizzato”, che potrà essere usato per il ripristino ambientale del nostro territorio devastato.
E sommando il risparmio di tutto il riciclabile (che non deve essere smaltito) ed il conseguente risparmio derivante dalla vendita dei materiali raccolti in modo differenziato, si scopre che la raccolta differenziata (che già stiamo sperimentando da pochi anni) ed il riciclaggio costano molto assai meno CON UN INGENTE GUADAGNO SOPRATTUTTO IN TERMINI DI SALUTE. Inoltre, da fonti specializzate viene stimato che avviare a raccolta differenziata un milione di tonnellate all’anno di rifiuti finalizzati al riuso e al riciclo significa NON LICENZIAMENTO DI LAVORATORI ECOLOGICI MA OCCUPAZIONE DI CIRCA 1600 NUOVI POSTI DI LAVORO.

Pertanto, resto convinto che il Movimento NoDiscarica possa avere davvero la possibilità di reale successo riappropriandosi in primo luogo di quel protagonismo generoso che lo ha distinto in questi anni, incalzando forze politiche e istituzioni locali di opportune proposte da cui far partorire forme collettive di azione che servano ad arginare la criticità non solo del nostro particolare ma di tutta la gestione del ciclo dei rifiuti, da quello programmatico a quello gestionale e sanitario, per finire a quello criminale degli appalti alle mafie. E la chiusura della discarica è già un inizio di buon auspicio, ma l’urlo di Misterbianco e Motta non ha demolito né reso innocuo l’impianto di “Tiritì”. Il mostro che vi è interrato espande ancora i suoi veleni, e indugiare senza la giusta soluzione al dramma dei rifiuti non fa che aggravare la catastrofe ambientale.
Enzo Arena - www.webalice.it/arenavincenzo
DI CHI FU LA VITTORIA?...discutiamone!

Non c’è stata, in verità, una campagna elettorale sulle politiche europee, ma da quel miscuglio preelettorale di populismo e di demagogia delle conferenze-stampa TV o dai pettegolezzi dei salotti televisivi padronali si poteva recepire la sterilità dei contenuti per ragionarci e giudicarli. Giudico, infatti, la funzione delle Reti di comunicazione un fattore di democrazia, ma quando vengono usate per spettacolarizzare la sfida Renzi-Grillo e per diffondere il pensiero unico neoliberista esse diventano strumento di regressione intellettuale, soprattutto se poi tra le liste ammesse al voto vien meno la par condicio e (com’è successo) si oscura chi si colloca in inversione di rotta rispetto al paradigma dominante. In tal caso la democrazia cessa di essere reale democrazia, porta la sfiducia verso le istituzioni del Paese, il quale subisce l’offensiva di svuotamento dei principi costituzionali evidenziandosi la frattura che esiste oggi tra società e sistema.
Tuttavia parlano chiaro le cifre dell’astensione che denunciano la mancanza di fiducia nella democrazia, la non accettazione del sistema nel suo complesso, e la convinzione che il voto non decide e non cambia nulla.
Sarebbe, dunque, necessario che le forze politiche riflettessero sul fenomeno dell’astensione, piuttosto che intonare inni di gloria e canti di vittoria per i risultati elettorali, ignorando incautamente che in queste elezioni ha vinto senza ombra di dubbio un partito invisibile: il Partito del NON VOTO.
Per ora si è limitato a restare soltanto invisibile ma può sperimentare altre forme di autodifesa o di conflittualità. Se un tempo, infatti, l’astensione o i motivi di nullità di voto venivano attribuiti all’analfabetismo della popolazione, oggi invece la disaffezione è dovuta all’indignazione per le ingiustizie sociali del sistema e per il malaffare della casta politica.

-a MISTERBIANCO su 38.997 aventi diritto al voto, i cittadini che non si sono espressi sono 23.187;
-in ITALIA su 49milioni256mila aventi diritto al voto, gli italiani che non si sono espressi sono 20milioni348mila;
-in EUROPA l’affluenza totale alle urne è stata del 43,09%. Non ha votato il 56,91% di europei.

E torna comunque artefatto il risultato elettorale: non è concepibile quello del Movimento 5 Stelle quando si sa che il fenomeno del grillismo ha già sterilizzato e sterilizza nel Parlamento la protesta popolare senza essere in grado di dare risposte concrete al proprio progetto innovatore; non è tollerabile quello ora emergente del PD quando sotto elezioni si compra col pubblico denaro il “voto di scambio” a 80 euro in busta-paga di Maggio e si alimenta con la demagogia la falsa “speranza” della ripresa economica, trasformando la campagna elettorale in una specie di passerella dell’ipocrisia.
Si approfitta della situazione per assolvere solamente l’aspirazione di oligarchie a prendere il potere sulle macerie dello Stato accodandosi dietro gli organizzatori del disastro pur dichiarandosi ad essi ostili. Ed in questa confusione di idee il popolo viene facilmente esaltato da argomenti di ispiratori di proposte che, qualora fossero realizzate, non darebbero la soluzione alla crisi del Paese; oppure si diventa preda di movimentisti che, mostrando avversione al ruolo dei partiti e partecipando alle elezioni, ricalcano tutti gli aspetti del partitismo per diventarne poi parte integrante del sistema stesso. Sono le funeste strategie di manipolazione della volontà popolare che la storia del passato ci ricorda e delle quali dovremmo prevenirne le conseguenze.
Dunque, ancora una volta si tenta di gabbare il popolo con giochi di potere in un sistema nel quale i cambiamenti dei governi o le inciuciate di larghe intese non modificano più gli indirizzi di politica economica e sociale, non discutono più quali indirizzi economici adottare. Ma sono gli indirizzi economici a generare la nascita dei governi, i cui punti programmatici principali per ristabilire la fiducia dei mercati sarebbero la sospensione della politica ed il procedere sulla strada delle riforme strutturali (ovvero dello scempio sociale): revisione dei diritti dei lavoratori circa le norme che regolano l'assunzione e il licenziamento, l’aumento dell'età pensionabile e le privatizzazioni.
E’ nel sistema che va individuato il malessere sociale. Per abbatterlo occorre, perciò, approfondire la coscienza collettiva politicizzandola per far fronte alle disastrose politiche delle multinazionali degli Stati in regime capitalistico; occorre salvaguardare lo stato sociale organizzando la vita materiale della gente in un nuovo modo di consumare, di lavorare e di vivere per ripensare ad una nuova economia delle sicurezze collettive ed al controllo sociale del benessere reale. E per realizzare tutto questo occorre dotare la società di efficaci organi decisionali attuativi di interessi e valori che possano affermarsi in Italia e nel Parlamento dell’Unione Europea come forza egemone di reale democrazia, dove al posto della concorrenza si possa sostituire la parola “solidarietà”.
( Enzo arena )
LA 1°FARMACIA COMUNALE A MISTERBIANCO...PARLIAMONE!
In verità avevo accolto con soddisfazione l’esito negativo del bando di gara pubblicato ad Ottobre 2013 per la concessione a privati della 1°farmacia comunale e conclusosi con la mancanza di offerte, ma intuivo che Sindaco e Giunta, pur di far cassa, si ostinassero ancora a riaprire i termini ad un prezzo d’asta assai sotto alle stime medie delle farmacie, la cui aggiudicazione sarà definita dalla Giunta nei prossimi giorni col criterio dell’offerta più vantaggiosa.
Dell’opportunità o meno di tale scelta, avallata anche dall’insipienza critica del Consiglio Comunale, non è stata sufficientemente data una spiegazione che potesse almeno mediare un “partecipato convincimento” della pubblica opinione. La mia personale opinione mi fa ritenere particolarmente sbagliato dare al privato la gestione della farmacia comunale, perché il Comune viene a privarsi di una attività per la quale gli abitanti possano sentirsi azionisti di un servizio sociale e di un elemento di prevenzione che, in collaborazione ai medici di base e alla guardia medica, può assicurare ai cittadini un miglior sistema di sicurezza sanitario e garantire i farmaci alle fasce più deboli della popolazione.
Inoltre, con l’avvento dei decreti ministeriali attuativi della denominata “FARMACIA DEI SERVIZI”, ora la sua funzione non sarà quella di trarne il maggior profitto dalla dispensazione di farmaci ma di erogare esami diagnostici, prestazioni socio-sanitarie, servizi infermieristici, molti dei quali assolutamente gratuiti, oltre che attivare prenotazioni con i centri accreditati della sanità pubblica, della salute mentale, e con i servizi sociali e le associazioni di volontariato, costituendo nel territorio un monitoraggio sistematico e permanente della salute del cittadino, anche per quel che riguarda il disagio ambientale della vicina discarica e i fenomeni di disseminazione tumorale da questa probabilmente prodotti.
Considerata poi la redditività delle farmacie private che conosciamo, credo che l’apertura di una farmacia comunale non sia affatto penalizzante, anzi è fonte di utili consistenti e costituisce una risorsa culturale finalizzata, col suo fatturato non indifferente, ad ottimizzare i servizi sociali del territorio mediante prestazioni accessorie di iniziative che ne qualifichino l’immagine facendo crescere negli utenti la consapevolezza del ritorno sociale della propria spesa farmaceutica fatta in questo presidio comunale, se ciò può servire a risvegliare l'interesse politico dei cittadini per tutto quello che è bene pubblico, anzichè affidarlo al privato.

La gestione diretta della Farmacia Comunale può essere, pertanto, la buona occasione per dispensare “salute” e per costituire un elenco di laureati in Farmacia o discipline equivalenti da cui attingere per conferimenti di incarichi libero-professionali a chiamata. Ma Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale di Misterbianco sembrano non intenzionati a coglierla. Sarò forse disinformato sul bilancio degli utili economici di una farmacia, nè tra il parentado e nemmeno nella cerchia di amicizie tengo imprenditori di settore a cui chiederne ragguagli, ma il mio unico metro di giudizio è la valutazione delle funzioni sociali che può avere una farmacia gestita dal Comune, perchè sono quest’ultime quelle che giustificano la mia opinione contraria a cederla al privato.
Non condivido, perciò, il ragionamento di questa Amministrazione, le cui intenzioni sono il modo perverso di “fare cassa” nell’ottica strategica disarmante di un progressivo affidamento al privato degli interventi di natura sociale (l’anno prima le ambiguità regionali del progetto Humanitas ed ora la cessione della 1^Farmacia Comunale). Questo processo strategico, ASSAI SPESSO IN MANO AD INTERMEDIARI DI EFFETTI NEGATIVI, viene assunto a paradigma anche dai nostri incauti Amministratori comunali, indebolendo il sistema pubblico e abbassando i livelli di funzione sociale dei servizi della pubblica utilità a spese delle fasce più deboli, che già per la crisi stentano a trovare risorse per curarsi adeguatamente o addirittura sono costretti a rinunciarvi.

Non ho apprezzato, dunque, il metodo unilaterale con cui l'amministrazione comunale di Misterbianco vuole gestire questa scelta, nè la latitanza delle rappresentanze politiche che siedono in Consiglio Comunale. Dall’istituzione pubblica del Comune e da coloro che ci rappresentano ci si aspetterebbe la capacità di dibattere anche gli aspetti sociali di una farmacia comunale e non solo quelli di far cassa; da loro ci si aspetterebbe la volontà di confrontarsi con la collettività intesa come partecipazione attiva e non come una somma di numeri utili ai fini della “conta” elettorale. Ma il “fare politica” cos’altro è se non la verifica della compatibilità con gli interessi dei cittadini, per cui sarebbe opportuno sospendere il bando d’asta di “CONCESSIONARIO CERCASI APPASSIONATAMENTE” e, se necessario, promuovere un referendum consultivo, perchè non c’è democrazia nè partecipazione se nel chiuso di una stanza solo alcune persone osano decidere il pronunciamento di COSA CEDERE e A CHE PREZZO, facendo intendere che la cessione della farmacia comunale sia una scelta obbligata dal patto di stabilità...per poi ricavarne invece risorse da utilizzare in interventi o amenità di facciata di questa Amministrazione, dalla coloritura politica non ben definita, ma sicuramente non propensa a deliberare “cose di sinistra”.
(Enzo Arena)
DISCARICA DI TIRITI’...SIT-IN E INCONTRI ELETTORALI CONFEZIONATI IN SALSA POPULISTA

L’interrogativo sulla discarica di Tiritì è certamente il tema cruciale al quale i 7 candidati alla carica di Sindaco dovranno rispondere nella contesa elettorale di Motta S.Anastasia. Infatti, l’annosa cronaca degli eventi assume oggi caratteristiche che fanno presagire risoluzioni negative per i due agglomerati urbani (Misterbianco e Motta S.A.), nei cui territori insorge un’emergenza di estrema gravità per le attività di versamento di rifiuti che influiscono sull’incidenza di gravi malattie e di fenomeni tumorali.
Credo poco agli impegni che vengono proclamati in campagna elettorale, tuttavia una considerazione la voglio esternare sulla disputa del PD per la scelta dei candidati a sindaco tra Danilo Festa e Daniele Capuana. Poteva sembrare più coerente la designazione del giovane Danilo per la sua costanza già dimostrata nella militanza politica PD e nella lotta antidiscarica.
Ma la decisione, conclusasi miseramente in stile Ponzio Pilato, ha obbligato Danilo Festa (ex segretario PD e forte espressione del Circolo locale) a candidarsi senza simbolo per l’insipienza dell’esecutivo provinciale PD che ha incautamente ritenuto di non autorizzare nessuno dei due candidati all’utilizzo del simbolo di partito eludendo le primarie ed impegolandosi in una vergognosa bagarre di correnti.

Un diktat imposto dalla strategia politicante di notabili provinciali “interessati” ad indebolire la corsa di Danilo Festa e affastellare invece liste eterogenee a sostegno dell’altro candidato dall’ambiguo curriculum di militanze che vanno dalla lista Dini ad Alleanza Siciliana fino al Mpa di Lombardo, poi nella Giunta di Castiglione in quota PdL ed ora in campagna elettorale con tessera PD.
Al rinnovamento del PD evidentemente non sono venuti i risultati proclamati. Riciclando correnti e subdole alleanze palesemente ritagliate per racimolare voti da barattare in inediti patti di potere, si sono sottovalutati gli effetti negativi di rappresentanze, di cui a livello nazionale un primo sintomo di disfacimento lo si era già percepito nell’inadeguatezza di affidare le riforme (o meglio le controriforme) al duo Renzi/Berlusconi.
Riferendomi, dunque, alle elezioni Amministrative di Motta S.A. il mio auspicio ora è che dalle urne esca un esito favorevole al giovane candidato Danilo Festa, esito che sia nel contempo un segnale di condanna al diktat imposto dai notabili provinciali. Lo spero perchè non accada anche al popolo di Motta S.A. quella anomalia “diversamente simile” che accadde alle ultime elezioni comunali di MISTERBIANCO, dove per viltà fu decretata la sconfitta della migliore gioventù locale.

Resta, intanto, senza soluzione la compromissione della salubrità del nostro ambiente e della salute di chi ci vive, mentre all’Assemblea Regionale Siciliana si gioca ancora a rimpiattino con l’incauta disattenzione dei nostri Sindaci alternatisi in questi anni, i quali sono rimasti inefficienti prima alle fasi di controllo, poi con le bonifiche inesistenti ed infine con l’autorizzazione all’ampliamento, abiurando il loro ruolo di responsabili delle emergenze sanitarie e d’igiene pubblica, e persino trascurando di emanare “efficaci” ordinanze o denunce di attentato criminale all’ambiente e alla cittadinanza.
Sulle vicende che si sono succedute ribadisco ancora la mia convinzione che la generosa lotta dei comitati NO-Discarica è stata resa infeconda anche per la maleodorante demagogia di soggetti che hanno ricoperto o tuttora ricoprono incarichi di deputazione nell’ambito della struttura dell’ente regionale. Ed oggi fanno pure i paladini a difesa dell’ambiente e, cingendosi di fascia tricolore o della loro autorità di deputazione, mistificano una scesa in campo per appuntarsi al petto una medaglia antidiscarica nella demagogica tentazione di far cadere nell’oblìo la loro collocazione o il loro famelico appoggio in sostegno del fu governo Lombardo.

Non servono, dunque, quelle parate di presidio, inscenate dagli arditi Amministratori di MISTERBIANCO e MOTTA S.ANASTASIA per mascherare l’inerzia e le reali responsabilità o ancora peggio per demagogiche strategie in periodi elettorali, non serve perorare la causa della discarica inventandoci poi un “Masaniello” da personalizzare nell’ex assessore Nicolò Marino. E’ dannoso, infatti, personalizzare la politica o compiere azioni politiche personalizzate, perchè questo meccanismo o fa impaludare il dibattito o lo porta in mare aperto senza avere una bussola.
Una classe dirigente deve saper affrontare le emergenze con gli stimoli e i suggerimenti di una progettualità collegiale di cui si è convinti e con la quale i cittadini possano identificarsi, altrimenti si annulla la funzione storica e sociale del partito.
E’ proprio questa mancanza d’insieme che non ha funzionato, perchè all’Assemblea Regionale Siciliana come anche nei Municipi di Misterbianco e Motta S.A. le classi dirigenti si sono rese prive di quella valenza politica necessaria per soddisfare le preoccupazioni sociali, dandoci l’impressione di trovarci tra padrinati e comparaggi che tirano per il proprio particolare. E quando le scelte politiche provengono da personaggi di tal natura, allora diventa indifferente se chi sta al governo regionale sia il centrodestra o il centrosinistra.

Ci sono, dunque, tante buone ragioni per cominciare a preoccuparci.
La mobilitazione ed il progetto dei movimenti NO-discarica possono avere ancora una possibilità di successo, ma occorre incalzare ed investire le forze politiche di opportune proposte da cui far partorire, in sintonia con la società, forme collettive di azione che servano ad arginare la criticità non solo del nostro particolare ma di tutta la gestione del ciclo dei rifiuti, da quello programmatico a quello gestionale e sanitario, per finire a quello criminale degli appalti alle mafie.

Passato, dunque, il clamore folkloristico del “Sit-In” in fascia tricolore, sorge ora un legittimo scetticismo sulla “inadeguatezza” di chi sinora ci ha rappresentato al Governo Regionale, per cui viene spontaneo porre al rieletto Sindaco di Misterbianco, nonchè già nostro deputato all’ARS, due interrogativi:

1)-SUL PROBLEMA INSOLUTO DELLA DISCARICA QUANTA VALENZA EBBE L’AZIONE SUA PERSONALE O DEL SUO PARTITO(Pd) ALL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA, DOVE IL SUO GRUPPO NE ERA DEPUTATO E SOSTENITORE DEL FU GOVERNO LOMBARDO ?

2)-SULLA REVOCA DI AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA QUANTA VOLONTA’ CI FU POI DEL 1°GOVERNO CROCETTA E QUANTO INCISIVO SARA’ ADESSO IL SUO PARTITO(Pd) NEL RICICLATO GOVERNO DI LARGHE INTESE DEL CROCETTAbis D’ISPIRAZIONE RENZISTA ?

Vorremmo poter percepire anzitempo se la cronaca della discarica potrà avere ancora un esito di buoni auspici o finisce miseramente in un infecondo demagogismo di facciata.
( Enzo Arena )
C'ERA UNA VOLTA IL PCI. UN CLIC MALINCONICO SUL PANORAMA POLITICO DEL PAESE DI RENZUSCONIA

Non si produce più politica nella cosiddetta “azienda Italia”, rinominata “RENZUSCONIA”, dove i suoi Palazzi istituzionali diventano residenze delle vacuità personali e di scampoli di una classe dirigente sguarnita di codice etico, di spirito legalitario e di senso dello Stato. Una leadership di nominati che non sa mettere nulla in pratica se non l’intenzione di prendere il potere sulle macerie, quasi un revival di quello che già è avvenuto meno di un secolo fa.
Le dimissioni di Letta, infatti, accompagnate dall’ipocrisia delle lodi di chi prima lo aveva voluto premier, lasciano spazio a tante negative interpretazioni, derivanti da quell’incomprensibile atteggiamento del PD che, mentre da una parte votava fiducia ai provvedimenti di governo, dall’altra parte giudicava fallimentare l’attività dell’esecutivo sino a riproporre poi un nuovo governo presieduto dal novello segretario Matteo Renzi con la stessa maggioranza e la stessa fallita ricetta liberista.

La spiegazione sta nel fatto che il PD è un partito senza passato. Esso è la degenerazione dei mutamenti di sigla del glorioso PCI susseguitisi dopo la svolta della Bolognina del novembre ’89.
Divenne PDS nel ’91, poi DS nel ’98, infine nel 2007 c’è lo scioglimento e, dalla fusione DS e Margherita, nasce il PD. Già con la svolta della Bolognina si era avviata la prima fase di trasformazione e nel 2007 il PD, cancellando i riferimenti di quella Sinistra che ha fatto la storia d’Italia, dilapidava un patrimonio storico, umano e politico, depotenziando e rendendo anemica la formazione politica della sua nuova dirigenza generazionale costretta ad infrangersi sugli scogli del deteriore politicismo prodotto da quella fusione con forze estranee ed antagoniste.
Talmente anemica la sua dirigenza che non sono riuscito mai a considerare il PD inquadrato nell’area di sinistra. Certamente non parlo di tutto il PD, ma di alcune correnti le peggiori che un partito di centrosinistra possa partorire.
L’entrata in scena dell’investitura di Matteo Renzi, indispensabile esperto a puntare il pallino sulla “ruota della fortuna”, diventa così un pericoloso gioco all’azzardo accompagnato dall’applauso di chi non ha voluto scorgere il rischio che il Paese affonda nelle sue contraddizioni, ignorando che la rivoluzione “renzina”, senza alcuna caratteristica ascrivibile ai grandi temi della Sinistra, altro non può produrre se non la ricostituzione di correnti per i posti di potere. Fenomeni che nei fatti ricalcano le faide interne della vecchia DC e che trovano nel sedicente “rottamatore” Renzi, travestito di sinistra, l’emulazione di idee, forme e strategie dei suoi predecessori dello scudo crociato.

La squadra vincente del rinnovamento d’ispirazione renzista, infatti, non esita ad esordire le prime intemperanze di potere con illeciti condizionamenti prima sul governo Crocetta-bis per la formazione della nuova Giunta Regionale; poi ancora sul caso di MOTTA S.ANASTASIA che, rievocando l’anomalia di quel che accadde alle ultime elezioni comunali di MISTERBIANCO, vedrebbe ancora divisi e antagonisti altri due candidati Sindaci (Danilo Festa, ex segretario e forte espressione del Circolo PD locale e Daniele Capuana, il cui curriculum di militanze va dalla lista Dini ad Alleanza Siciliana fino al Mpa di Lombardo, poi nella Giunta di Castiglione in quota PdL ed ora in campagna elettorale con tessera PD).
Ma c’è anche di “meglio”. Il presidente del Consiglio Renzi, nonchè Sindaco di Firenze e segretario del PD, chiama “destra” l’intransigenza di quella sinistra che rifiuta i compromessi con Berlusconi in declino. E lui, invece, per infornare “controriforme” e modifiche alla Costituzione, ci porta ancora sulla scena le ambiguità di quest’uomo ottantenne con una condanna alle spalle(gravissima ma quasi graziata) e per di più con altre in corso di pronunciamento.

Si pensava che con la chiusura a Berlusconi ci saremmo liberati di quegli indugi, manovre sottobanco, compravendita di deputati e larghe intese. Col simulatore Renzi ci ritroviamo ora con una riforma elettorale scellerata che, concordata in coppia di fatto con un pregiudicato, penalizza le forze politiche cosiddette “minori “ ma votate da milioni di italiani. Insomma un gioco politico che, grazie all’ingenuità di un elettorato indulgente con i furbi ma poco incline a premiare gli integri, potrebbe con molta probabilità farci sorbire ancora per un altro ventennio governi oligarchici senza democratiche rappresentanze in un Paese dove il Machiavelli non è stato compreso bene nei suoi reali intendimenti di svelare allo sprovveduto popolo gli inganni della spietata meccanica del potere.

Ammetto di avere pregiudizi su Matteo Renzi e mi sforzo di evitarli, ma quando mi tornano penso con rabbia agli errori e all’inerzia di quei progressisti che, resi docili e fatti accomodare nei salotti predisposti dalle lobbyes della classe dominante, si sono logorati in tatticismi di prevalenze in quella innaturale “consociazione” di opposte tendenze, dimenticandosi dell’appuntamento con la Storia e spianando all’arrampicatore fiorentino il percorso ai massimi vertici del PD e dello Stato per completare il progetto controriformatore della vittoria del capitale sul lavoro.
Spero che abbiano il tempo di poterne meditare le conseguenze, di cui la realtà più amara resta, purtroppo, quella di un sistema in cui l’economia non solo domina la politica, dettandole agenda e decisioni, ma l’ha posta al di fuori delle sue competenze e del controllo democratico, al punto che il cambio dei governi (D’Alema, Berlusconi, Prodi, Monti, Letta ed infine Matteo Renzi) non modifica più gli indirizzi di politica economica tesa a imporre al sociale il rapporto di subalternità che è nella regola costitutiva del sistema capitalista.
Le cose certe sono che le classi sociali ancora esistono, le ingiustizie sono in aumento ed il malessere cresce col rischio di veder morire di malinconia quella autentica e rispettabile Sinistra di mia generazione che, nonostante i suoi grandi meriti, non è riuscita a soddisfare l’antica promessa di giustizia e di equità, ma che sicuramente non vuole finire democristiana.
( Enzo Arena )
ED ORA TOCCA A VOI...SI PUO’ RICOMINCIARE
Quanto accaduto all’Assemblea del PD di Misterbianco, domenica 20 ottobre, lede il generoso impegno della dirigenza del Circolo che, obbligata a deliberare la sospensione delle operazioni di voto, ha evitato ai lavori il rischio d’inquinamento, dimostrando altresì la ferma volontà di inibire trame ed ingerenze ambigue. Continuare la battaglia di dignità e di pulizia morale nei partiti è fondamentale in questo momento di decadenza dei valori, e giunge propizia la designazione unanime a segretario del circolo di uno di quei tanti giovani che durante la campagna elettorale amministrativa del Maggio 2012 vestivano la maglietta arancione. Simpatizzavo per loro, ed ora mi tornano in mente le loro discussioni improvvisate nei quartieri, nelle cui argomentazioni ritrovavo le ragioni della nostalgia e delle passioni di quegli anni sessanta appartenuti alla giovinezza della mia età quando tutto sembrava cambiare nella politica, nella letteratura, nel cinema, e persino nell’abbigliamento, nella musica e nel rapporto generazionale. Non intendo mitizzare la mia generazione ed i suoi fermenti, ma in essa c’era la resistenza a qualsiasi sopruso umano e ideologico, un nuovo percorso per un mondo possibile, che cresceva al di fuori delle aristocrazie culturali ed economiche e si sviluppava spontaneamente in processi contagiosi di massa, incentivati dall’ambizione di voler conoscere la verità.
In realtà NON E’ CAMBIATO NULLA, se oggi la nuova generazione lotta ancora per le stesse questioni.
Ed è da queste considerazioni che mi scaturisce l’auspicio di un ritorno all’unità di quei giovani della migliore gioventù misterbianchese per riprendere e sviluppare quel percorso “in arancione” intrapreso nella trascorsa campagna elettorale, perchè il solo rimedio efficace sarebbe la risalita etica, la ripresa del senso morale ed un impegno politico nuovo, volontario, per uscire dalla profonda depressione a cui è condannata la nuova generazione, sulla cui pelle furbetti e giocatori d’azzardo patteggiano ILLUSIVE ALLEANZE, CARRIERISMO POLITICO ED AFFARISMO DI SCAMBIO.
Molti di loro sono ancora quegli stessi che domenica 29 settembre 2013 hanno inaugurato la nuova sede del PD misterbianchese pensando di poter continuare, nonostante l’ingeneroso esito del loro debutto elettorale del Maggio2012, quella che fu la voglia di schierarsi per restituire alla politica l’apostolato della nobile missione, il cui esercizio considero essere la fonte dell’apprendistato sociale e intellettuale a cui si abbevera la sete di emancipazione.
In essi scorgo serietà e qualità per rifondare l’unità della Sinistra a Misterbianco, e le dichiarazioni rilasciate dal neo-segretario Natale Falà confermano la bontà dei loro onesti intendimenti.

Tuttavia voglio esprimere anche una considerazione critica sui fatti, sulle contese e sui personalismi di potere che, purtroppo, covano nel PD nazionale. Confesso, in verità, che l’ambiguità delle linee del Partito Democratico e le assunzioni di scelte di assoluta autonomia dei suoi protagonisti non consentono alla consapevolezza dell’uomo di sinistra di adeguarsi a quella confusione di correnti e di lingue che sfocia negli opportunismi di un leaderismo narcisistico ormai alquanto diffuso ai vertici della piramide di partito e che contagia ora anche le sue strutture più periferiche, offuscando l’anima e l’identità di quello che invece dovrebbe essere un grande partito di sinistra che crede ancora a forme collettive di progettazione e di azione.
LEADERISMO e NARCISISMO fanno male a questo PD, che nei fatti sembra diventare un partito democristiano dalle facili contraddizioni, dove può facilmente prevalere la personalizzazione del fenomeno “MatteoRenzi” a paradigma berlusconiano, che altro non è se non un vago repertorio di istanze riciclate, la cui sola novità è l’uso della sua comunicabilità imbonitoria, affascinante quanto ambigua, che non ha alcuna caratteristica ascrivibile ai grandi temi della Sinistra, troppo importanti per farli banalizzare dal “RENZISMO” o dalle sirene del “GRILLISMO”, col timore che ad un ricambio di classe dirigente corrisponda una deriva plebiscitaria di carattere personalistico, una continuità culturale di ciò di cui invece ci si vorrebbe liberare.
Il PD, che si definisce partito di sinistra, deve decidersi da che parte stare, ed il suo rinnovamento non può attuarsi con l’arrivismo e l’emulazione periferica di fenomeni estemporanei costruiti con la smania di cambiare personale politico senza spiegare cosa ci sia oltre la “rottamazione”, ma deve essere il ricambio di una generazione culturale e non anagrafica, che sia capace di tornare ad essere critica con il capitalismo per ricostruire una speranza alle soluzioni delle contraddizioni sociali e del disordinato rapporto capitale/lavoro.

Senza volerne fare differenze di età biologica, identico discorso vale per le ambiguità già sperimentate nella Regione Sicilia (sostegno del PD al governo Lombardo e vocazione personalistica del Megafono di Crocetta), e per quanto ci riguarda più da vicino sino a quelle in atto nella nostra Misterbianco, sulle quali particolarmente soffermerò le mie riflessioni, anche per sfatare il “ben fatto” dell’avvento restauratore del sindaco Di Guardo.
Prendo spunto dalla manifestazione inaugurale della nuova sede PD di Misterbianco. Non posso, infatti, far tacere la mia fatica del dubbio a recepire in quella sede il saluto al “rinnovamento” rivolto ai giovani dallo stesso Di Guardo che qualche anno prima, irridendo le regole delle primarie e raffazzonando col suo fragore populista cinque liste eterogenee, si è autoproposto per la terza volta alla guida del Comune con un profilo assolutamente autonomo ed in antagonismo alla lista ufficiale del PD, tramando la disfatta del candidato-sindaco di partito e delle nuove intelligenze emergenti nel circolo...e poi, alla cerimonia della nuova sede PD rispolvera la sua antica tessera di partito quasi fosse il salvacondotto alle sue esuberanze narcisistiche.
Mi chiedo infatti:
- Perchè un Sindaco (di marca PD?) forma una Giunta-caleidoscopica di “utili valletti” delegati all’intrattenimento e si avvale in Consiglio Comunale di una variegata maggioranza a digiuno di scienza politica, mentre l’unico delegato del circolo PD di Misterbianco è collocato all’opposizione?
-Chi in questo momento rappresenta il PD a Misterbianco?...il PD di quei giovani in arancione oppure quelle liste della vincente maggioranza, affastellate dal sovrintendente Di Guardo?
Ecco, in questo dualismo sta il dramma. Un dualismo che oltre a bloccare il protagonismo militante dei nuovi quadri di partito ha disfatto la Sinistra a Misterbianco, ha instaurato una malcelata oligarchia di potere locale e sminuito le valenze formative di un Consiglio Comunale, i cui rappresentanti sanno solo “abilitarsi” alla compilazione adescante delle domandine di “TUTTI IN FILA ” per i posti ai cantieri di servizio 2013 o invocare “avances” di elementari interventi come l’abolizione del canone della pista d’atletica e la gratuità del trasporto urbano(per tutti senza fare distinzioni di reddito) o ricalcare mozioni per l’adozione di cani randagi...ed ignorano invece che i “BANDITORI D’ASTA” del Sindaco già vendono all’incanto LE DISMISSIONI DI PATRIMONI IMMOBILIARI, LA CESSIONE DI SCUOLE DELL’INFANZIA E QUELLA DELLA FARMACIA COMUNALE a favore di privati, o mettono a tacere la loro loquacità quando si approvano le stranezze delle varianti urbanistiche “Humanitas” o lo schema di massima del PRG non partecipato e senza garanzie per il popolo di Misterbianco, oppure la sponsorizzazione di privati intrattenimenti musicali in spazi pubblici, che all’esercente organizzatore portano profitti ed al Comune probabilmente nessun adeguato tributo d’uso in aree perfino consacrate al misticismo e concesse ora alla profanazione, quasi officiata dalla santa benedizione parrocchiale.

Sono tutti di questo tipo i "miracoli" della moderna cultura del supercretinismo col quale si vuole rilanciare l’economia di Misterbianco? Vendere o dare al privato beni e servizi della collettività probabilmente per assicurare col ricavato la rendita parassitaria ed immeritata ai 37 inquilini del Palazzo Municipale?.
E se un cittadino, fidando in quello slogan ”insieme ce la faremo” coniato dal Sindaco, trova il coraggio di scrivere sul blog col fine di evidenziare falli gestionali o dubbi di conflittualità in atti amministrativi, quell’intervento di “partecipazione” viene eluso ed inficiato da goffe giustificazioni irridenti o con ordinanze riprese, rettificate, cambiate e ricorrette perchè nulla cambiasse, com’è avvenuto per confezionamenti di gratificazioni burocratiche professionali o in materia di circolazione stradale (sosta e movimento) o con le disposizioni sul volantinaggio pubblicitario, per finire al vessatorio aumento d’imposta IRPEF/IMU deliberato dalla Giunta Municipale o al trascurato ridimensionamento tariffario della TIA con particolare riferimento a quelle superfici che non producono rifiuti o ancora con l’ultimo annuncio sul piano ARO, un atto reso necessario e dettato dalla normativa regionale per tutti i Comuni ma enfatizzato dai nostri amministratori locali e dall’ufficio stampa come una conquista da primato(?), il cui progetto sui vantaggi alla cittadinanza non fa emergere sufficiente chiarezza se restare come struttura di convenzione o trasformarlo in consorzio con personalità giuridica, oltre i dubbi sui risultati reali dal punto di vista ambientale del territorio e di salvaguardia occupazionale dopo la fallimentare ATO presentata anch’essa in origine come soluzione al problema.
E, fra tanta confusione progettuale, resta nell’oblìo(per pigrizia o compiacenza) l’inefficienza Sindacale e della Giunta ad emanare dovute ordinanze di bonifiche del sito della discarica allo scopo almeno di alleviare, se non eliminare, i danni prodotti dall’inquinamento, la cui trascuranza scoraggia la generosa lotta dei comitati “NO-Discarica” quasi a divenire folkloristica per la partecipazione dei “tromboni” che, cingendosi di fascia tricolore, mistificano una DEMAGOGICA SCESA IN CAMPO per carpire una medaglietta antidiscarica.

Poi, nei periodici rendiconti del “ben fatto” amministrativo, risulta assai comodo caricare alla crisi o ai difetti dei cittadini le responsabilità di tutto quello che non va. Il Sindaco, infatti, dopo le populiste assicurazioni di campagna elettorale, ora giustifica le sue difficoltà ad ottimizzare i servizi a causa delle mancate entrate di tributi evasi dai cittadini (già abbastanza salassati), delega alle telecamere (inesistenti) la soluzione contro chi provoca scempio di rifiuti, assegna agli infelici paletti (anzichè alla Polizia Municipale) l’ordine urbano traumatizzando l’ambiente in trincee antisosta deturpanti, liquida patrimoni comunali...per equilibrare tra musiche, balli e fanfaronate le spese di “kermesses” e di distrazioni finalizzate ad istupidire la cittadinanza con un rumoroso cantiere di facciata, più simile ad un Calendario da Pro Loco piuttosto che alla elaborazione “partecipata “ di serie scelte politico-amministrative. Ed alla fine con i sacri “botti” al S.Patrono e con lo spensierato Carnevale potrà allietare le ansie alla sbadata SOVRANITA’ POPOLARE.

Eravamo davvero convinti -IN QUEL MAGGIO 2012- che la “inesperienza” degli altri candidati non ci garantisse un’alternativa sindacale capace di realizzare molto più di questo magro fatturato di “ben fatto”?.
Di sicuro c’è che sulla piazza elettorale il Barabba ha inveito più forte, ed al suo popolo è piaciuto di più. E’ anche vero che in democrazia il proprio governo lo decide la sovranità popolare. E colui che governa oggi il nostro Comune ha già voluto ben tre legislature ed una elezione al Parlamento regionale.
Credo, però, che nell’alternanza sta il seme delle reale democrazia e che “UN VERO LEADER” non avrebbe dovuto dispiacersi di lasciare tutto quello per cui ha lavorato nell’adempimento dei propri compiti, il cui obiettivo principale è tendere ad un continuo rinnovamento che conduca all’assunzione di responsabilità di altri emergenti, perchè il farsi da parte non è una rinuncia all’impegno attivo di rendersi utile al paese, ma è prendere consapevolezza di lasciare spazio al debutto di quelle intelligenze che intendono LA POLITICA NON COME MESTIERE MA SCIENZA E SCUOLA DI FORMAZIONE per un processo di emancipazione sociale tendente allo sviluppo di un sistema politico che interpreti la comunanza di interessi essenziali come forza ordinatrice e costitutiva della società stessa.
E’ questo il mio concetto di vera democrazia e di sovranità popolare che può inibire nei Palazzi del potere le capacità manipolatrici dei demagoghi incantatori e degli aggregati trafficoni di turno. E se ora quei giovani in maglietta arancione della scorsa campagna elettorale sapranno ritrovare tutti insieme quell’unità con i propositi di allora, sarà la grande occasione per iniziare un percorso di rinnovamento generazionale nella politica locale e per maturare a Misterbianco anche una nuova stagione di RAPPRESENTANZA REALE DELLA SOVRANITA’ POPOLARE alla gestione del Comune.
NOVEMBRE 2013
(Enzo Arena)
POLITICA PER VOCAZIONE, NON DI MESTIERE...ovvero LA SEMPLICITA’ DIFFICILE A FARSI

Quando leggerete questo post è probabile che il Parlamento abbia già deliberato malauguratamente il disegno di legge proposto dal Governo per l’abolizione del finanziamento statale ai Partiti. Una notizia che nella sua sensazionalità nasconde un triplice inganno:
-il PRIMO è che Governo e parlamentari eletti non parlano più di eliminare o ridurre abbondantemente i compensi d’oro ai politici, ma solo i rimborsi ai Partiti;
-il SECONDO è che i Partiti ora saranno finanziati dalla contribuzione volontaria e da donazioni di soggetti privati incentivati con detrazioni fiscali;
-il TERZO è che i Partiti del padronato fruiranno di sicure e cospicue risorse provenienti da donatori plurimilionari, mentre i Partiti delle aree popolari dovranno attingere dal sacrificio volontario dei loro elettori.
Dunque, si punisce il Partito per penalizzare la politica, e non invece i sedicenti politici, i quali continueranno a restare i “legittimi” GRASSI PARASSITI DELLO STATO.
E non solo. La penalizzazione alla politica oltre a non essere una soluzione del problema, diventa anzi l’espediente perchè la politica resti una prerogativa dei soli plutocrati e sia lasciata esclusivamente nelle mani di chi ha interesse di profitti personali o dispone di risorse finanziarie per praticarla.
Ci sono sicuramente gli eccessi di sprechi quando i denari pubblici si usano per incentivare la malapolitica dei suoi affiliati, ma affidare il finanziamento al privato significherebbe rendere la politica sempre più condizionata e subalterna a chi detiene le ricchezze del Paese.
Il vero problema che non si vuole affrontare, invece, è la QUESTIONE MORALE di personaggi politici inaffidabili, intenti ad occupare posti per spregiudicate operazioni che rappresentano gli ingranaggi di un intreccio ambiguo di connivenze tra colletti bianchi intoccabili e pezzi di Stato corrotti.
SONO OLTRE UN MILIONE I PARASSITI che vivono direttamente o indirettamente di politica, un esercito di mantenuti SEMPRE PIU’NUMEROSI ED INCOMPETENTI, legati al politicantismo arraffone e al clientelismo elettorale, dai guitti periferici comunali sino ai potenti attori dei vertici del governo nazionale, dagli amministratori di società e consorzi partecipati a quelli incaricati di macroscopiche consulenze nella pubblica amministrazione.
E’ bastato ultimamente sperimentare UN REGIME DI CONTROLLO della Guardia di Finanza sui documenti contabili dei movimenti politici per far emergere le magagne di costi e di sprechi dell’attuale sistema di finanziamento della vita politica.
Sin dagli anni sessanta ho partecipato alle vicende politiche, vivendo le mie prime esperienze di apprendistato politico nel Movimento Studentesco e poi militando nel PCI , ma non ho la presunzione di competere ora con le proposte delle teste grosse di governo. Tuttavia ho la convinzione di ritenere essenziale IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELLA POLITICA, ma NON I POLITICI STIPENDIATI DALLO STATO: Lo si può fare ”semplicemente” attraverso un finanziamento trasparente ai Partiti, proporzionalmente quantificato al numero delle rispettive rappresentanze elette, con BILANCI di PARTITO rigidamente CONTROLLATI DALLO STATO e DOCUMENTATI, affinchè il denaro pubblico non diventi un fondo perduto per profittatori ma un incentivo che incoraggi efficacemente la ricomparsa di grandi serbatoi di cultura politica nei Partiti, intesi come liberi movimenti e scuole di pensiero per riorganizzare la vera democrazia offrendo ai cittadini gli strumenti di avvicinamento alla partecipazione e all’amministrazione del nostro “BENE COMUNE”.
In tal caso compito primario sarebbe cominciare subito con un serio riordino di TRE fondamentali punti cardini strutturali e morali, così sintetizzati:

1-Ripristinare le leggi sul falso in bilancio(abolite da Berlusconi) e trasferire dallo Stato ai Partiti LA RESPONSABILITA’ e la SOBRIETA’di amministrare CON PROPRI BILANCI i costi occorrenti per l’espletamento dei compiti istituzionali dei rispettivi eletti nonchè le spese di tutti servizi sussidiari (spazi televisivi per comunicare, sedi ufficiali per discutere e celebrare congressi, pubblicità elettorale, etc.) al fine di consentire al “volontariato” politico quell’apprendistato di formazione da cui far emergere i quadri dirigenti. L’erogazione di denaro ai Partiti (non ai politici) consentirebbe a farci acquisire la possibilità di riappropriarci della politica e di attrezzarla necessariamente dell’attivismo “volontario” di talenti che sappiano applicare, prima di tutti a se stessi, i codici etici per l’accesso alle candidature delle oneste rappresentanze popolari. In tal modo la loro elezione, VINCOLATA all’appartenenza politica dal PRINCIPIO ETICO e dall’ECONOMATO di Partito, TROVEREBBE IL GIUSTO RIMEDIO (pena la decadenza) PER DEBELLARE IL TRASFORMISMO, IL VOLTAGABBANISMO e LA COMPRAVENDITA DEGLI ELETTI.
2-Abolire la piaga degli Enti inutili clientelari, ridurre adeguatamente il numero di eletti nelle istituzioni della politica(Comuni, Province, Regioni e Parlamento) e, se è vero che LA DEMOCRAZIA E’ CAMBIAMENTO, alternandoli con durata in carica SOLO PER UNA LEGISLATURA al fine di evitare che la frequenza nei palazzi delle istituzioni elettive diventi fissa dimora.
3-Ridare agli elettori la sovranità di eleggere i propri candidati col meccanismo delle primarie e interdire le candidature a chi ha condanne penali o è in corso di giudizio, nonchè a coloro la cui posizione configura conflitti d’interessi con la deputazione da assolvere. Ed infine, andare subito ad eleggere il NUOVO PARLAMENTO DEGLI ONESTI ed il GOVERNO DEI GIUSTI per rifondare lo Stato dei lavoratori.

Una volta realizzati questi TRE primi punti, TUTTO IL RESTO DEL MEGLIO VERRA’ SPONTANEO E CONSEQUENZIALE a condizione che gli italiani imparino a non farsi più illudere dall’imbonitore di turno, perchè in verità il regresso politico di questi ultimi vent’anni è venuto dal delirio collettivo ad appassionarsi degli effetti negativi del berlusconismo. Bisogna, però, far presto, prima che l’attuale ceto politico corrotto ed incompetente, appeso per due decenni agli interessi del solito noto, porti l’Italia alla bancarotta. Alla Nazione ed al popolo urgono le necessarie soluzioni per uscire subito dalla mortificazione esistenziale di un sistema iniquo, e non promette bene attendere l’intesa delle grandi teste dei 35 saggi nè il temporeggiamento dei 18mesi di elucubrazioni richiesti dall’inciuciato governo Letta, paradossalmente paralizzato da una destra servilmente compatta intorno alle vicende del padrone.
Ma la difficoltà, come si vede, sta solo nella SEMPLICITA’ DIFFICILE A FARSI, perchè alla casta viene DIFFICILE concepire l’onestà delle intenzioni: sono tutti pronti ad invocare il rigore, e nessuno di loro è pronto ad applicarlo a se stesso.

E voi, signori consiglieri comunali e amministratori...QUANTO CI COSTATE ?
La suddetta riflessione sull’uso del pubblico denaro mi riporta all’aria che tira in casa nostra, col riferimento ad articoli postati sul forum di MisterbiancoCom tra Marzo e Maggio, il cui denominatore comune è ancora IL COSTO DEI POLITICI. Mi incuriosiscono in particolare i commenti dei due consiglieri comunali Marcello RUSSO e Serafino CARUSO, anche se in verità ho trovato sconfortanti e devianti i loro contenuti. E mi sento obbligato ora a spiegarne i motivi se avrete ancora la pazienza di seguire il filo dell’argomento.
SUL PRIMO ARTICOLO c’è un rimbalzare di commenti dei lettori che sembrano inclini a QUESTUARE e GRATIFICARE le disponibilità di Sindaco, Assessori e Consiglieri che volessero ritoccare le proprie indennità per sostenere il disagio della comunità. Potrebbe sembrare un risveglio dell’interesse dei cittadini alla partecipazione dibattimentale delle questioni emergenti se l’accanimento di tali interventi non si limitasse alle banalità di un’autoriduzione(VOLONTARIA e soltanto TEMPORANEA) o non mi facesse scorgere una incauta interpretazione che rischia di distrarci dalle reali cause della crisi e di renderci alleati di chi fomenta l’antipolitica cavalcandone l’indignazione presso la pubblica opinione a tutto vantaggio di furbetti senza scrupoli.
E’ clamore populistico, infatti, quella risonante argomentazione (declamata nel blog dal neo-consigliere Marcello RUSSO) che, autoriducendosi i compensi possano rimediarsi i guai della finanza pubblica o dell’indigenza crescente. Oltretutto trovo infelici le «..risposte alle problematiche sociali..» date dal neo-consigliere Russo che, col suo 15% e con l’imprimatur di “eroe” offertogli dal nostro Sindaco, sembra abbia voluto proporsi quale valore aggiunto al “non virtuoso” Consiglio Comunale. In verità di eroi reali ne avrebbe bisogno l’Amministrazione locale...e giacchè in quella FANFARONA CONFERENZA DI UN ANNO D’AMMINISTRAZIONE non si avvertiva al Teatro Comunale l’eroismo operativo della Giunta, probabilmente al Sindaco sarà venuto in mente di esporne uno in scena...ma (io aggiungo) con la porzione di biasimo più che di gloria al bilancio dello scadente “fatturato” politico-amministrativo.
SUL SECONDO ARTICOLO mi è d’obbligo confutare anche alcune dichiarazioni del consigliere Serafino CARUSO, di cui tuttavia apprezzo la sua singolare attitudine (rispetto al silenzio d’oro degli altri consiglieri) a proporsi al pubblico del blog. E allorquando nel blog egli dichiara spese di rappresentanza o imprudenti beneficenze, o quantifica alla pubblica lettura cifra irrisoria «..le poche centinaia di euro..» come compenso al «..massacrante..» lavoro della sua carica elettiva, lo fa sicuramente senza pretendere di inibire la facoltà di replica del visitatore che lo legge.
NON SONO AVVEZZO A FARE I CONTI ALLA PERSONA...ma, obbligato dall’aritmetica delle cifre, risulta che (sin dal Giugno 2012 ad oggi) dall’Ente Comunale(cioè dalle tasche dei cittadini) viene erogato all’uomo pubblico Caruso e al suo familiare datore di lavoro, rispettivamente per compensi di presenze all’uno e per rimborsi di assenze all’altro, un importo di circa 3000,00€uro ogni mese, di cui chiunque può visionarne le determine sul sito del Comune.

E, poichè non è mia intenzione riferirmi al solo consigliere Caruso, ma a tutto l’insieme del nostro consesso consiliare e amministrativo, colgo motivo per reiterare ancora un interrogativo già posto in un precedente mio commento:
QUALE CORRISPONDENZA DI VALORE C’E’ TRA IL PRODOTTO REALE RESO E LA DISPENDIOSA MANCIA ?
Compensi concessi a dilettanti inadeguati a far scaturire e realizzare progettualità innovative qualificanti, uno spreco di denaro che rappresenta un CONTROVALORE INDECENTE ed un IMMORALE PRELIEVO per attività Assessoriali limitate a programmi di eventi più adatti a caratterizzare un Calendario da Pro Loco piuttosto che l’Agenda di decisioni politiche dell’amministrazione“del fare”, o per adunanze di Commissioni consiliari ridotte soltanto a ratificare banali delibere d’ordinaria amministrazione spesso programmate con l’intento di raggiungere il tetto massimo dei gettoni di presenze protocollari. E qualche volta può capitare anche di dover deliberare una variante dei vincoli urbanistici per assecondare l’iter burocratico di un importante progetto già in itinere di piano governativo(come il tracciato della metropolitana), la cui realizzazione non configura alcun merito dell’intellighenzia politico-amministrativa del nostro Comune.

Voglio qui di seguito riprodurre il percorso aritmetico che quantifica la cifra pagata dal Comune di Misterbianco per ogni anno di mantenimento dei nostri amministratori. Sono stime che provengono da fonti ben informate, all’occorrenza verificabili dalla contabilità ragionieristica dell’Ente Comunale preposto. Ovviamente sono dati estimativi che possono divergere in più o in meno, ma certamente il risultato contabile si aggira sempre ben oltre le 800mila euro x anno, ed è così ripartito:
-n.29 consiglieri = 511.000,00€uro x anno;
-Sindaco = 55.000,00€uro x anno;
-n.6 assessori = 150.000,00€uro x anno;
-Presidente Consiglio = 44.000,00€uro x anno;
-Imputazione spesa rimborsi al datore di lavoro per assenze dipendenti eletti = 50.000,00€uro x anno.
-Imputazione spesa rimborso al datore di lavoro per assenze Assessore Santapaola = 15.000,00€uro x anno.

Il totale dei suddetti importi è la misura di prelievo dalle tasche del popolo, un compenso reso legittimo dalle leggi di casta...però “indecente ed immeritato”, e forse anche invidiabile. Ma SE IN TALUNI POTREBBE GENERARE INVIDIA, SICURAMENTE IN CHI LO PRETENDE ALBERGA LA VERGOGNA, specie quando la maggior parte dei cittadini onesti sono vessati pesantemente di nuove tasse e donazioni in quota irpef.
Stiamo parlando del Municipio di Misterbianco, cioè di eletti di periferia, perché se ci riferiamo ai capoluoghi e alle circoscrizioni di quartiere, poi alle Province e alle Regioni, ed infine al Parlamento, i costi lievitano sempre più esageratamente. Ed è intollerabile che un impegno elettivo, onorifico e di volontariato, abbia associato una casta di privilegiati che, dai guitti periferici ai grossi attori parlamentari, lucrano sulla politica e sul popolo.
Altro che encomiarsi della riduzione del 15% o 30% sulle sostanziose retribuzioni da loro prelevate dalle pubbliche finanze. LA POLITICA NON E’ UN PRODOTTO D’ASTA PUBBLICA DA CONSEGNARE ALL’OFFERENTE DEL MIGLIOR PREZZO.

ATTENZIONE! Stiamo cascando nell’incauto agnosticismo, quasi a considerare “mecenati” o munifici protettori della buona politica coloro che si “automagnificano” della migliore offerta percentuale trattenuta alle esose retribuzioni dei mestieranti di politica, una specie di negozio d’asta dove emerge la deprimente povertà dibattimentale riempita soltanto di banali contenuti populistici a solo scopo demagogico.
Ed agli smemorati politici (e per conoscenza ai distratti blogghisti) ricordo, infine, che IL MANDATO ELETTORALE NON E’ UN MESTIERE O PROFESSIONE, MA E’ UNA CARICA ONORIFICA (volontaria ed elettiva) non imposta, per la quale la partecipazione democratica alla routine politico-amministrativa deve ricondursi a QUESTIONE MORALE, caratterizzata da un senso comune di responsabilità nella concezione della vita sociale e dell’impostazione che si intende dare ad essa. In tal senso esercitare il mandato elettorale di rappresentante del popolo non è obbligatorio a chi ne cerca lucro o convenienza, ma diventa motivo di orgoglio per chi lo pratica con onestà e passione SENZA NULLA CHIEDERE O TOGLIERE ALLA COLLETTIVITA’.
Ribadisco, dunque, la necessità di FINANZIARE I LABORATORI DELLA POLITICA e NON INVECE CHI DI POLITICA SI PASCE e SPECULA, perchè quando ai praticoni si tolgono i soldi la politica diventa “vera passione” di volontariato degli onesti.
Si abbandoni, dunque, l’invocazione “caritatevole” delle ipocrite e banali autoriduzioni...Lo si faccia, invece, con un referendum, cioè con un “Ordine” imposto dalla sovranità popolare che LEGIFERI la durata del mandato elettorale PER UNA SOLA LEGISLATURA, durante la quale i rappresentanti del popolo siano VINCOLATI DAL PRINCIPIO DELL’ONORE ALL’APPARTENENZA POLITICA (pena la decadenza) E SI MANTENGANO CON I PROPRI REDDITI DA LAVORO, tutt’al più prevedendo nel Bilancio del Partito d’appartenenza solo un modestissimo rimborso simbolico in funzione all’incarico ricoperto e alle “qualità” di espletamento del proprio “volontariato politico”.
Giugno 2013 - ( Enzo Arena )
ANCORA RIFIUTI SULLA ROTTA PER MISTERBIANCO

Nonostante l’Assemblea Regionale Siciliana ne abbia bloccato l’ampliamento, ancora continua la vergogna di rifiuti che vengono riversati nella discarica di Tiritì. Questa nuova invasione mi fa presagire che la comune lotta dei due agglomerati urbani (Misterbianco e Motta S.Anastasia) si fa dura per scongiurare l’aggravarsi della salubrità dei luoghi e la salute dei cittadini.

Il governo regionale, intanto, colpevolmente temporeggia a pronunciarsi sulla revoca delle autorizzazioni per l'ampliamento della discarica, ma c’è anche da rilevare l’incauta disattenzione della pubblica amministrazione locale, rivelatasi inefficiente a reclamare per i ritardi delle opportune bonifiche del sito che nel frattempo potessero, se non eliminare, almeno alleviare i danni d’inquinamento del territorio.

Ricordo che identiche circostanze avemmo a subìre nell’Ottobre 2006, quando i “pontificatori” corregionali di allora (Cuffaro, Lombardo e Leanza) giocavano a rimpiattino, fingendo di ignorare che una nave di rifiuti si dirigesse sulla rotta per Misterbianco a scaricare una montagna di rifiuti.
Soltanto dopo arrivava la notizia che ad autorizzare lo sbarco dei rifiuti in Sicilia fosse stato il governatore Cuffaro. E gli improvvisati “Masaniello della giunta Caruso”, configurati negli “arditi” suoi amministratori pro tempore di centrodestra, si affrettavano a far rientrare l’allarme, sospendendo il demagogico presidio della loro parata di apparenza. Di quei rifiuti poi non si seppe più niente se fossero stati scaricati in clandestinità nella discarica o riversati direttamente nel nostro mare.

Oggi mi si ridesta ancora il sospetto che qualche “fan-politico” locale scenda in campo unendosi al coraggioso comitato NO Discarica per carpire una bandierina da appuntarsi al petto nel tentativo demagogico di far dimenticare che per anni è rimasto seduto all’ARS in sostegno del governo Lombardo senza nulla profferire ed oggi si atteggia paladino a difesa dell’ambiente.
Servono, dunque, quelle forme di presidio civico contro l’inerzia e le reali responsabilità, ma occorre soprattutto che i Sindaci, quali responsabili delle emergenze sanitarie o di igiene pubblica dei Comuni limitrofi alla discarica inquinante, nonchè gli Organismi Istituzionali preposti all’emergenza rifiuti sappiano con risolutezza emanare tutte le ordinanze necessarie e denunciare le malefatte o inefficienze, accompagnate da opportune proposte che servano ad arginare una situazione ambientale di criticità di tutta la gestione del ciclo dei rifiuti: da quello programmatico a quello gestionale e sanitario, per finire a quello di eventuali reati di attentato criminale all’ambiente e alla cittadinanza... La storia, dunque, non è ancora finita.
(Enzo Arena)
AMBIGUITA’ ED INCIUCI RICOMPONGONO IN PARLAMENTO
IL MERCATO DELLA DEMOCRAZIA DEI MISERABILI
Da 60 giorni la mancanza di una maggioranza e di un governo sta trascinando il nostro Paese in una guerra istituzionale che si sarebbe potuta evitare con l’ipotesi meno drammatica di una coalizione di governo tra Pd ed il Mov.5 Stelle, ma lo tsunami del “grillismo” si sta rivelando sempre più una equivoca effervescenza che tende a far partorire giocoforza il flagello di un governissimo PD - PDL, tra i quali non sarà davvero possibile alcuna intesa sui temi programmatici del rinnovamento.
Per il momento Bersani ha presentato le sue dimissioni, ma farebbe bene a vigilare che qualcuno -come il disfattista Renzi- non tenti di aprire porte a subdole alleanze che renderebbero il PD prigioniero dei suoi stessi errori e stampella di Berlusconi. Il discorso vale ora anche per Giorgio Napolitano, rieletto al 6°scrutinio Presidente della Repubblica, che inseguendo matrimoni incompatibili non ha badato per il sottile a fare il sensale, prima di un governo tecnocratico sciagurato ed ora di una probabile compagine governativa architettata per esserne la continuazione.
In questo contesto l’unica possibilità di evitare che questo accada resta quella di arrivare quanto prima a nuove elezioni. Ed intanto, dopo aver disfatto il prezioso patrimonio storico della Sinistra, restano tutti ancora là, nella Fabbrica della Democrazia dei miserabili, preoccupati di sopravvivere sugli scanni di un Parlamento screditato, costretti ieri ad adottare le ricette ultraliberiste che hanno disastrato l’Italia e disposti oggi a considerare un probabile inciucio con l’impresentabile Berlusconi.
Tutta una farsa, dove miseria culturale e marciume dialettico si sono fusi in un disgustoso brodo, nel quale hanno sguazzato i due istrioni di piazza Berlusconi e Grillo. Un brutto spettacolo di bassa politica dinanzi ad un Paese agonizzante, lacerato e intossicato dal berlusconismo, durante il quale le facce nuove del potere sono state peggiori delle vecchie. Infatti, SE LA VECCHIA CLASSE DIRIGENTE RUBAVA PER FAR POLITICA, QUELLA CHE L’HA SUCCEDUTA HA FATTO POLITICA PER RUBARE.
Era prevedibile che la crisi della rappresentanza popolare in Parlamento portasse inevitabilmente alla crisi della democrazia elettorale, anche per l’incapacità degli elettori di esprimere col voto un’alternativa di governo per il Paese. Per ora l’ha spuntata ancora il peggio, ma la sfida per la formazione di governo continuerà nei prossimi giorni nel Parlamento e nel Paese.
La storia ci insegna che nei momenti difficili, quando la politica è assente, la gente si lascia trasportare sull’onda del populismo e si affida alle semplificazioni demagogiche e alle tentazioni di apprendisti stregoni.
Infatti, l’attualità elettorale del fenomeno “GRILLISMO” ed il recupero del “BERLUSCONISMO” riporta in mente che i movimenti ispirati dal populismo in alcune situazioni storiche sono degenerati spesso in autoritarismo, deformando la democrazia in cortigianerie subalterne al potere instaurato e creando condizioni servili, debolezze e deformazioni che tuttora resistono nel nostro vizio italico.
Ma probabilmente abbiamo la memoria corta per non ricordarci quali danni può portare la demagogia populista di certi movimenti suffragati dall’incauta adesione popolare, di cui oggi si sono “impadroniti” prima il padrone miliardario del PDL che ha rappresentato 20 anni di disastro (anche estetico) nel Paese ed ora il grillismo che vince le elezioni con 163 ragazzi istituzionalizzati e resi prigionieri in Parlamento da quell’arroganza senza reali soluzioni del duo Grillo-Casaleggio. Infatti, una volta eletti, questi ragazzi non stanno rappresentando i loro elettori, perchè l’indipendenza dei grillini è confiscata dai loro capi-movimento che, indisponibili ad ogni forma di condivisione del governo di cambiamento, esercitano pulsioni di egemonia settaria e distruttiva.
In realtà la chiacchiera di Grillo cavalca il disimpegno politico della gente e squalifica la giusta protesta popolare. Il suo “ducismo” e l’antipolitica dei suoi teatrali comizi non costruiscono nè sviluppano gli strumenti di lotta politica, di emancipazione, di progresso sociale e, soprattutto, di reale protagonismo delle nuove generazioni.
MANCANO NEL PAESE L’INTELLIGENZA DI CHI DOVREBBE DARE RISPOSTE CHIARE ED ANCHE L’INTELLIGENZA DI CHI DOVREBBE RICEVERLE QUESTE RISPOSTE.
MANCA, IN VERITA’, UNA VASTA MOBILITAZIONE POPOLARE ANTISISTEMA che non sia platea plaudente di comici di turno, ma cittadini che sappiano diventare “POPOLO” per raffrontarsi, educarsi all’esercizio della vera “polis democratica”, dove si dovrà formare l’organismo politico di ricambio che utilizzi le pubbliche risorse in termini di efficienza, ridando al cittadino la fiducia nella politica e nelle Istituzioni ed essere in grado di rivoluzionare lo Stato per farlo ridiventare lo Stato dei Lavoratori.
Tuttavia, qualunque sarà l’esito della formazione governativa, OCCORRE COSTRUIRE NEL PAESE UNA NUOVA “RESISTENZA SOCIALE” che miri innanzitutto a sconfiggere il paradigma neoliberista per cambiare il modello di sviluppo, al centro del quale va posta la questione del lavoro, la piena occupazione e la redistribuzione del reddito, ristabilendo in questo Paese in défaillance il primato della politica, della democrazia e della giustizia sociale.
Ed i protagonisti di questa nuova resistenza non saranno certamente nè il movimento 5 Stelle, la cui democrazia “grillina”rappresenta la balla di retoriche populiste per rilanciare un altro partito padronale dove decide e orchestra il duo Grillo-Casaleggio, nè certamente gli eletti grillini che pare non contino un accidente e di cui non si capisce cosa siano venuti a fare in Parlamento. E tanto meno la demagogia di quel Matteo Renzi rottamatore, le cui smisurate ambizioni personali non riescono neanche più a nascondere la continuità della pseudopolitica plebiscitaria di Silvio Berlusconi e l’obiettivo disgregante che coltiva nel PD.
Però cresce L’ALTRA ITALIA dell’astensione, perchè la protesta silenziosa resta ancora viva e cova nelle piazze d’Italia, dove in questi momenti si percepisce la rabbia crescente verso una politica lontana dagli interessi popolari, una rabbia che ha urgente bisogno di organizzarsi per tradursi in lotta di riaffermazione dei diritti e di rivendicazione sociale.
Dopo i moti del ’68 sarebbe ancora un ulteriore errore per la Sinistra non voler vedere in tutti questi sintomi il profilarsi di una nuova sindrome di contestazione caratterizzata dall’azione collettiva, che forse saprà portarci a riparlare dell’essenza sociale: IL SOLO ATTO RIVOLUZIONARIO PER RIBALTARE “IL SISTEMA” E PENSARE AD UN NUOVO MONDO POSSIBILE.
E’ da questa Italia che può iniziare la vera lotta per il cambiamento. Ma il cambiamento non può ottenersi in un pranzo di gala tra forze antitetiche ed antagoniste, per cui appare più cònsono che le forze autentiche della Sinistra riscrivano un nuovo programma per riappropriarsi delle loro migliori idee e di quelle conquiste sociali che tendono a rendere più umano il rapporto capitale/lavoro, perché L’ESPROPRIO DELLA DIGNITA’ DEL LAVORO E’ UN GRAVE DELITTO CONTRO L’UMANITA’.
Un sistema politico per funzionare deve avvalersi, infatti, di un sistema economico che ne costituisca la sua giustificazione etica per conseguire fini sociali, e non invece per produrre profitto selvaggio e smodata ricchezza ai detentori del capitale. Se la libertà è un principio essenziale per la dignità di tutti gli esseri umani, occorre impegnarsi per la liberazione dal bisogno, perchè non è libera un’esistenza ridotta a perenne lotta quotidiana per il soddisfacimento dei bisogni materiali più elementari. Ed il nutrito gruppo di grillini parlamentari potrebbe essere incisivo se ora, liberandosi dalle “egemoniche presenze” dei due stregoni, sapranno capacitarsi dell’immensa responsabilità che hanno nelle proprie mani per ricominciare a credere in quella promessa che la SINISTRA non è riuscita a mantenere e che vorremmo ancora fosse realizzata.
E’ questa la vera nuova rivoluzione che può bloccare il degrado sociale e politico, la disgregazione del costume, della morale e degli ideali, consentendo alle nuove generazioni di iniziare una nuova esperienza nel modo serio di governare Comuni, Province, Regioni e Istituzioni dello Stato, riportando la sana politica a programmare con saggezza i destini del nostro futuro e dell’ambiente in cui esso si sviluppa.
24/04/2013
( Enzo Arena )
ANDREMO AL VOTO DI FEBBRAIO INTRUGLIATI DI CORIANDOLI, CANZONETTE E KERMESSES

Ho indugiato a stendere le mie convinzioni sulle prossime elezioni politiche, obnubilate a Misterbianco dall’assedio degli eventi del Carnevale che, purtroppo, in queste ultime settimane ha distolto le “intelligenze” cittadine da un serio confronto dibattimentale sul nuovo Governo che andremo ad eleggere. Preoccupa, infatti, l’indifferenza degli elettori, ma ancor più la “latitanza intellettuale” delle forze politiche locali e dell’Ente Comunale, più interessati a finanziare e ad illuminare spensieratezze distraenti piuttosto che ad incentivare la presa di coscienza ed il coinvolgimento della partecipazione popolare alle scelte della nostra Nazione.
Dialettando il motto “panza china e ciriveddu vacanti”, Ignazio Buttitta (1899-1997), noto poeta dialettale palermitano, con chiarezza concepiva in versi come la privazione del nutrimento intellettuale fosse il male assoluto dell’umanità, perché impedisce l’analisi critica ed offusca l’esatta visione delle ragioni di un progetto sociale realizzabile.
Ma già, sin dal 1°secolo d.C. l’acutezza politica di Giovenale aveva anticipato la locuzione latina “panem et circenses” per indicare gli strumenti di cui gli imperatori romani facevano uso per catturare il consenso della plebe, distogliere la sua attenzione dai problemi socio-politici e sgonfiare le sommosse proletarie. Per le difficili condizioni di vita c’era bisogno di una valvola di sfogo, senza la quale le turbolenze popolari avrebbero rivolto la rabbia contro i veri responsabili della loro precaria esistenza.
Anche oggi - “mutatis mutandis” - avviene la stessa cosa nelle nostre città. Solo che ora “mala tempora currunt”, perché di “panem” ce n’é sempre meno ed i vip del nostro Comune diventano solerti ad automagnificarsi con i “circenses” che rappresentano l’immagine grottesca di quella politica trasformata in populismo, personalismo e demagogia.

Occorrerebbe GONFIARE IL CERVELLO DI SALVATAGGIO. Ed invece prevale l’offuscamento delle ragioni, la dittatura dell'ignoranza, l’egemonia dell’indifferenza.
La crisi economica bussa con violenza alla porta, aumenta il deficit statale, crolla la produzione, ed il nostro già pesante debito pubblico sale sempre più, ma il dibattito di questi giorni viene monopolizzato e canalizzato sulle frottole del mago Berlusconi, sul festival di Sanremo, sui costumi del Carnevale..e su kermesses tra sacro e profano.
In questo scenario non può trovare spazio una filosofia politica con finalità pratiche, concrete e creative di progetti possibili che insegnino ad usare il cervello e a vedere le cose per quello che sono. E alla fine il risultato dell’auspicata mobilitazione popolare per un Parlamento pulito ed intellettualmente attrezzato sarà ancora non prodigo di buoni propositi.

“CON CHE FACCE”. Dovrebbe essere questo il titolo delle elezioni di Febbraio 2013, un teatrino i cui attori sono ancora i colpiti da scandali, i protetti da immunità, i finti nuovi tra vip dello sport e dello spettacolo, i transfughi ed i resistenti a lasciare la poltrona.
E poi i figli, i cugini, i parenti, le segretarie, i portaborse e i faccendieri..fino ai “peones” piazzati nelle liste dai capibastone locali. Ma primo di tutti il protagonista principale in scena è sempre il mago Berlusconi, con le sue storielle bugiarde e con l’ansia di poter continuare a gestire il suo ambiguo potere finanziario a colpi di leggi “ad personam” o quanto meno col tentativo di sopravvivere alle grane giudiziarie anche al prezzo di paralizzare la Nazione e di renderla ingovernabile da una sua eventuale supremazia in Senato.
ANDREMO, DUNQUE, A VOTARE QUESTE FACCE, nonostante tutte le forze politiche abbiano sostenuto da anni la necessità di riformare la legge elettorale, definita “una porcata” dagli stessi che l’hanno elaborata. Si voterà lo stesso per non cambiare nulla e con la prospettiva del grande inciucio.
Spero di sbagliarmi, ma ho la sensazione che non esistano più spazi di vera rappresentanza degli interessi popolari (superamento della crisi, lavoro, lotta al precariato, sanità, esigenze di sicurezza, equità e giustizia).
Ci rimbombano di parole e fanno a gara a chi spara la promessa più grossa per gli illusi. Una specie di asta pubblica dove i mercanti di politica usano le tasse come offerta al ribasso..oppure la mostra del sensazionale come l’ingaggio (per 20 milioni di euro+bonus annuale di ulteriori 3 milioni) del calciatore Balotelli, un investimento da campagna elettorale usato con intollerabile cinismo dal cavaliere Berlusconi per adescare voti sulla stupidità dei fanatici del calcio, come se il tifo potesse compensare le ansie legate alla sopravvivenza ed al futuro degli italiani (guarda caso il derby Inter-Milan si disputerà Domenica 24 Febbraio-giorno delle elezioni).
Ed anche questa volta probabilmente potremmo vedere, costruito dai mass media e dai giornali del sistema ad esso asserviti, un risultato elettorale ancora più disastroso per l’Italia del popolo lavoratore.

Occorre impedire uno sciagurato ritorno di Berlusconi, il quale è stato il principale responsabile della devastazione dello Stato con effetti disastrosi anche sulla civiltà della convivenza sociale.
E’ vero, infatti, che la crisi è globale, ma è pur vero che Berlusconi negli anni dei suoi governi ha camuffato la realtà ignorando riforme e provvedimenti che avrebbero potuto attenuare la catastrofe finanziaria, perché è dall’inizio del 2° governo Berlusconi che l’Italia ha smesso di crescere.
Però è certamente illusorio credere che il governo tecnico di Monti possa fare “cose” di sinistra, perché egli non rappresenta un Governo del popolo né può abiurare la sua cultura finanziaria del capitale per sbrogliare la tragicommedia dell’aritmetica politica italiana. Non ha saputo risolvere il disastro del suo predecessore Silvio ed ora si candida alla guida del Paese con una ricetta che aggraverebbe ulteriormente la situazione.
Il Paese, invece, ha urgente bisogno di uscire dalla crisi, e le critiche mosse (al Governo Berlusconi prima e a quello di Monti poi) partono appunto da queste considerazioni di malgoverno e di iniquità nei sacrifici richiesti, concentrati soprattutto sulla pelle dei soliti contribuenti onesti, eludendo invece I REDDITI ALTI, LA PATRIMONIALE, L’IMU DEGLI IMMOBILI COMMERCIALI DELLA CHIESA E LE EVASIONI FISCALI che sottraggono allo Stato ogni anno oltre 120 miliardi di euro.
E non solo. Ma in un momento di grave recessione economica i politici continuano ancora a mantenere i loro grossi emolumenti, i vitalizi e i privilegi, mentre larghi strati sociali si riscoprono indifesi dall’incapacità della politica a governare i processi dell’economia reale del Paese di fronte all’attacco speculativo di un mercato governato da ambigui vertici finanziari.
Siamo consapevoli della obbligatorietà di scelte urgenti che richiedono un inasprimento fiscale, ma sia compatibile con una visione che coniughi rigore di equità e consenso sociale tra chi in questi anni ha dato nulla e chi ha dato molto.

Il momento è delicato, e queste elezioni, dunque, stimolano naturalmente degli interrogativi inquietanti a chi -come me- non si sente rappresentato né socialmente né culturalmente dalle politiche dei governi che si sono succeduti.
SERVE, DUNQUE, VOTARE ?
E, SE SERVE, PER CHI VOTARE ?
Questi due interrogativi dovrebbero fondersi in un progetto politico che sappia indicare come uscire dalla crisi. Non semplicemente dissentire o denunciare le malefatte, ma avanzare proposte alternative per realizzare “cose “ di sinistra. Ritengo, infatti, che a Sinistra ci sia la migliore realtà politica ed auspico, perciò, che l’esito di queste elezioni sia espressione del bisogno di “più Sinistra” per la rinascita del Paese.
Il PD di BERSANI dovrà convincersi, dunque, che nessun accordo può rendersi possibile con la coalizione di Monti, la cui agenda è la rovinosa continuità delle linee programmatiche del precedente governo Berlusconi e rappresenta l’anima della destra conservatrice alternativa alla sinistra. Continuare a vincolarsi all’Agenda Monti e restarne ostaggio significherebbe per il PD mettersi in posizione arretrata e perdere le elezioni.
Spetta, pertanto, alla Sinistra e a tutte le sue varianti elaborare un progetto unitario per la liberazione dal bisogno, principio fondamentale ed essenziale per la dignità umana, perché non è libera un'esistenza ridotta a lotta quotidiana per il soddisfacimento dei bisogni materiali più elementari.
Se, dunque, in Italia c’è ancora quella Sinistra, i cui meriti storici sono le grandi spinte di pensiero e di azione delle lotte dei lavoratori, questo è il momento di farsi sentire per progettare un mondo capace di soddisfare i bisogni di tutti e di consentire a ciascuno una vita dignitosa, semplicemente valorizzando le risorse umane, il patrimonio dei saperi, le fonti energetiche e le risorse materiali rinnovabili.
La Sinistra può riconquistare consensi se saprà gestire unitariamente questi obiettivi qualificanti per portare avanti l’impegno di una promessa fatta alla Storia.
Non c'è niente di utopistico in tutto questo, ma SE NON CI SONO LE CONDIZIONI E’ MEGLIO TRARNE LE CONSEGUENZE.
( Enzo Arena)
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COMMENTI:
Pietro Santagati scrive Lunedì 18/02/2013
Ho letto il suo articolo e ne ho condiviso i concetti fondamentali.
Tuttavia più leggevo più venivo distratto da una strana sensazione di déjà vu...
Ho vissuto direttamente le campagne elettorali del 2002, 2006, 2008 e dal punto di vista del centro-sinistra nulla è cambiato. Non parlo di facce e programmi perchè lì si è andati a peggiorare, mi riferisco alle analisi degli elettori, anche quelli più critici (o presunti tali).
La verità, caro Arena, è che bisognava trarre le conseguenze già qualche annetto fa. Adesso è troppo tardi, non si può più votare il meno peggio, non si possono accettare più compromessi, non si può più credere nella "sinistra" beatificando il ricordo sbiadito di un passato di resistenza e opposizione ai governi democristiani e mafiosi, dimenticando gli ultimi vent'anni. Anni che ricorderemo per incapacità e contiguità al Berlusconismo.

REPLICA all’amico Pietro Santagati.
Mercoledì 20/02/2013
All’amico Pietro Santagati, le cui gradite osservazioni mi consentono di definire meglio il mio concetto.
Prima della pubblicazione del mio articolo sulle prossime elezioni, rileggendolo presagivo in verità un “déjà vu” del lettore, ma non ho voluto arrendermi, nè certamente propormi di convincere possibili interlocutori che siedono nei comitati o nelle segreterie politiche.
La mia disquisizione rivolge soltanto una riflessione ai concittadini elettori e, soprattutto, al popolo di sinistra.
Volermi atteggiare ora ad improvvisato moralista provo imbarazzo, ma se ci fermassimo un momento a chiederci come mai tanta gente onesta possa continuare a votare anche corrotti e collusi, capiremmo cosa ha consentito all'antipolitica di diventare politica immorale e alla democrazia di trasformarsi in regime plutocratico, col quale a molti sarebbe conveniente andare d'accordo.
Ed è qui che va rivolta la mia attenzione ed è da qui che dovrà partire la linea di discussione per rovesciare la nefasta casta politica e preparare la base culturale che forgerà i nuovi leader del ricambio generazionale.
Che fare allora.
-Preparare un dialogo della Sinistra con la Destra conservatrice di Monti ?..NO
-Oppure accettare un pranzo a tavola, opportunamente imbandita, nella villa di Berlusconi?..MAI.
E francamente non mi fido nemmeno di quel materiale umano che, etichettandosi “rottamatore”, bivacca nella mischia politica ai vertici del Partito Democratico.
-Oppure marciare accanto al Movimento 5 Stelle, fatto di contenuti etici condivisibili ma anche di incauto liberismo e di analisi superficiali? ..NEMMENO.
Davanti al susseguirsi di notizie della corruzione di tutti i partiti, è stato facile incanalare la protesta di tantissimi giovani, appassionati e volenterosi, in un organigramma costruito tutto sul “ducismo” di Grillo e di Casaleggio, dalla cui influenza sembra già prendere distanza questa nuova classe politica in formazione, con conseguenze nel prossimo Parlamento di dispersive divisioni che sarebbero sicuramente nocive al Paese.
A far perdere la credibilità della Sinistra penso sia stata la strategia delle coalizioni, che l’hanno usata per addossarle tutte le colpe del centrosinistra.
Perciò nel mio articolo ho voluto esprimere soltanto l’auspicio di “più sinistra” in queste elezioni, finalizzata a smascherare “a sinistra” il revisionismo antistorico di quella parte che, definendosi “sinistra(?)di governo”, incautamente si propone ad inciuci o ad ambigui matrimoni di contrapposti interessi che scaturirebbero da un esito elettorale equivoco.
Sì, è vero. Doveva farsi molto tempo prima, ma ora tutto dipende dall’input che uscirà dal voto.
Ma, indipendentemente dai risultati conseguiti dalle formazioni di sinistra, sarebbe più consono ora alla Sinistra in generale -dall’eventuale collocazione in maggioranza di centrosinistra o all’opposizione- riprendere la sua vera identità, riconfermare il suo stile, portare i suoi valori autonomi, riscrivere il suo programma unitario e parlare il suo linguaggio per ricominciare a credere in quella promessa che la Sinistra non è riuscita a mantenere e che vorremmo ancora fosse realizzata.
Confesso che ho faticato a capirlo questo mondo che cambia, ma non mi è possibile adeguarmi alle linee contraddittorie di un opportunismo alquanto diffuso; e tante volte mi sono trovato come corpo intollerante in un mondo estraneo a quelle che sono le mie immutabili convinzioni di sinistra.
Spesso ripenso ai “veri grandi” della Storia e mi domando da che parte starebbero oggi.
Sono queste le mie perplessità e, per quanto mi sforzi di adeguarmi alle conseguenze ed alle risoluzioni che potrebbero emergere da queste elezioni, dico che trovo il miglior rifugio nelle mie idee irrinunciabili.
Ringraziandoti per l’attenzione, ti saluto fraternamente.
(Enzo Arena)
UNA REPLICA ESAUSTIVA DEL MIO ARTICOLO «APRITI SESAMO!..SINO ALL’ULTIMO CENTESIMO»

Mi giungono interrogazioni e anche qualche critica mordace in riferimento all’articolo «Apriti Sesamo!...», da me postato nei giorni scorsi (puoi leggerlo in prosieguo a questo post). Mi dispiace, purtroppo, non poter replicare direttamente sulla piazza virtuale di Facebook, dalla quale principalmente mi provengono, in quanto non sono navigatore facebookiano per mie convinzioni e forse per incapacità a gestirne il sistema, una specie di SMS ma con impostazioni assai più sofisticate, uno strumento senz’altro efficace per contatti veloci, che spesso, però, diventa ampio contenitore e vetrina di tutte quelle superficialità apprezzabili al massimo per un breve relax.
Preferisco il sito web, configurato come il posto dove costruire le proprie idee, le proprie sensazioni ed i propri concetti, senza richiedere necessariamente una risposta, senza aspettare una persona che si connetta, ma sperando ugualmente che altri li commentino, dando al lettore anche un ruolo attivo perché leggere e riflettere costruiscono il pensiero. Nel sito web, infatti, devi ragionare su quello che succede intorno a te, devi documentarti sull’argomento che ritieni utile postare, lo devi sviluppare e portarlo a compimento. Tutte operazioni che richiedono lavoro di ragionamento, senza contare il ruolo di controinformazione che lo contraddistingue.
Pertanto, mi avvalgo anche del blog MisterbiancoCom, sito di diffusa visibilità e aperto alle libere discussioni, per consentirmi una replica di riscontro agli interrogativi richiesti e, soprattutto all’accusa di falsità o di presunte diffamazioni che un facebookiano attribuisce al mio articolo in premessa titolato.

Rispondendo ai quesiti, uno riguarda il percorso aritmetico che quantifica la cifra pagata per ogni anno di mantenimento ai nostri amministratori del Comune. Sono stime che provengono da fonti ben informate, all’occorrenza verificabili dalla contabilità ragionieristica dell’Ente Comunale preposto. Ovviamente sono dati estimativi che possono divergere in più o in meno, ma certamente il risultato contabile si aggira sempre sulle 800mila euro x anno, ed è così ripartito:
-n.29 consiglieri = 500.000€uro x anno;
-Sindaco = 55.000€uro x anno;
-n.6 assessori = 147.000€uro x anno;
-Presidente Consiglio = 54.000€uro x anno;
-Rimborsi al datore di lavoro per assenze dipendenti eletti, missioni e varie = 50.000€uro x anno.
Il totale dei suddetti importi è la misura di prelievo dalle tasche del popolo, un compenso “indecente e immeritato”, e forse anche invidiabile. Ma se in taluni potrebbe generare invidia, sicuramente in chi lo pretende alberga la “vergogna”, specie quando la maggior parte dei cittadini onesti sono vessati pesantemente di nuove tasse per far quadrare i conti pubblici.
Stiamo parlando di eletti di periferia, perché se ci riferiamo ai capoluoghi e alle circoscrizioni di quartiere, poi alle Province e alle Regioni, ed infine al Parlamento, i costi lievitano sempre più esageratamente. Ed è intollerabile che un impegno elettivo, onorifico e di volontariato, abbia associato una casta di privilegiati che, dai guitti periferici ai grossi attori parlamentari, lucrano sulla politica e sul popolo.

L’altro quesito richiestomi è cosa intendo per costi della politica.
Preferirei chiamarli costi di spese “parassitarie” dell’antipolitica, il cui risultato è quella trasformazione sociale che abbiamo sotto gli occhi e che ha prodotto una progressiva sfiducia dei lavoratori verso la politica, la scomparsa della loro coscienza di classe, l’indifferenza popolare che ha consentito a corrotti, corruttori e furbetti di cavalcare l’occasione per trarne sempre più profitti.
Per esperienza personale dico (e chi ha memoria ricorderà) che sino alla fine degli anni ’70 gli eletti al Comune di Misterbianco percepivano quasi nulla, e quel poco veniva devoluto “interamente” alle sedi politiche di appartenenza. Sindaco e Assessori usavano per l’espletamento delle mansioni le proprie risorse e le proprie auto, anche per le frequenti missioni a Palermo, ed in primo luogo si mantenevano con i propri redditi di lavoro. Conciliavano il loro tempo tra esercizio della propria professione e l’impegno costante politico-amministrativo nelle attività del Comune e del Partito, dove si richiedeva un volontariato non imposto, caratterizzato da un senso comune di responsabilità nella concezione della vita sociale e dell’impostazione che si intendeva dare ad essa. La nomina elettiva era considerata un incarico onorifico, ed esercitarlo costituiva motivo di orgoglio per chi praticasse la politica con onestà e passione senza nulla chiedere o togliere alla collettività.
Poi negli anni, che seguono al ’70, cominciava la decadenza dei valori. Ai politici succedevano i politicanti, la cui ideologia prevalente diventava quella del profitto personale, del privilegio e della brama di potere, trascurando di affrontare gli effetti sociali e ignorando gli obblighi della partecipazione popolare: un simile negozio, che prima inorridiva, ora spalancava la «Grotta di Sesamo» al mercato indecente della “democrazia dei miserabili”.
In democrazia, purtroppo, questo fenomeno negativo è ancora oggi possibile, e anzi si è consolidato, al punto che spesso, ostentando nelle decisioni un coinvolgimento popolare, si è costretti poi ad assistere alla deprimente povertà dibattimentale di eventi elettorali, conferenziali o assembleari riempiti soltanto di banali contenuti al solo scopo demagogico di distrarre e rendere alieno il popolo dagli intrighi delle grandi progettualità del territorio.

Queste circostanze (da persona che ascolta, vede e partecipa) mi hanno obbligato a manifestare ragionevoli dubbi e convinte avversità nel blog, inteso come strumento più proficuo di informazione e di comunicazione delle proprie opinioni, anche se le mie deduzioni postate su MisterbiancoCom e contemporaneamente sul mio sito personale abbiano potuto infastidire un signor Marco che, sulla piazza virtuale di facebook, quasi ad auspicare metodi di censura che non esito a considerarli equivalenti a quelli di regime, definisce le mie analisi una“accozzaglia di falsità tendenziose”.
Può anche darsi che i miei vocaboli abbiano reso “fumosa” l’esposizione dell’analisi, ma “i fatti reali” stanno scritti e ben configurati in quella mia relazione inopportunamente contestata. Tuttavia, giacché ritengo che il signor Marco (assai assiduo in facebook) non sia un “analfabeta politico”, saprà sicuramente distinguere tra quella cortina di fumi fatti e connotati, se proverà a rileggere ogni rigo di scrittura con più attenzione ai riferimenti.
In ogni caso io mi assumo solo la responsabilità di quello che penso e scrivo, ma non la responsabilità di quello che l’interlocutore capisce.
Ritenevo doverosa la mia replica alle interrogazioni alle quali mi fa sempre piacere rispondere, ma sento l’obbligo di rigettare l’avventata definizione d’accusa che mi muove da facebook il concittadino Marco Lavoro, al quale tuttavia desidero far giungere il mio sincero saluto di amicizia.
( Enzo Arena )
«APRITI SESAMO!» sino all’ultimo centesimo..ovvero QUANTO CI COSTANO I PRIMI 8 MESI DI AMMINISTRAZIONE

Non si spegne nell’opinione pubblica l‘indignazione contro i costi della politica, e qualcuno in questo sito si è spinto a raffigurarli come un “assalto alla diligenza”, dove agli assalitori mascherati sono metaforizzati nientemeno che i sedicenti rappresentanti del popolo, ora trasformati in questuanti dell’obolo senza un sussulto d’orgoglio, rampanti praticoni che non sono affatto una categoria politica, semmai rappresentano una predisposizione al calcolo di reddito che dalla politica ne può derivare.
E Misterbianco non sfugge al contagio da febbre dell’oro. Lo si era visto già alle ultime elezioni amministrative, dove al nuovo si è preferito il ritorno al vecchio che, aggrappato ai suoi istinti “passionali” della poltrona, ha disperso quei valori della migliore gioventù misterbianchese, manovrando invece liste uniformate all’uso personale e lusingate di avide ambizioni d’accesso alla “grotta di Sesamo”.
Quell’8 Maggio di 8 mesi fa, infatti, comincia con cannoli e spumanti la celebrazione glorificante delle nomine al Palazzo Comunale di Misterbianco. Tra esultanze e brindisi gli orinatoi pubblici prospicienti sulla Piazza Mazzini si riaprono al pubblico, i bambini riconquistano a Piazza Dante l’uso dell’altalena, il “porta a porta” si riforma di colorati bidoni dove rinchiudere le esalazioni dei rifiuti, un migliaio di paletti infilzati ai cordoli dei marciapiedi inibiscono la sosta veicolare, ed infine il ponte d’ingresso al paese ritorna a sorridere agli increduli passanti fissandoli ed abbagliandoli col suo occhio curioso da 40 pollici.

Mi comprendano i lettori se, con un tono d’ilarità misto a disgusto, ho voluto esordire in questa premessa satireggiando gli eventi dei primi 8 mesi di governo comunale, ma il populismo di Palazzo e certe spettacolarizzazioni mi fanno balenare LEGITTIME RIFLESSIONI DA CITTADINO CHE ASCOLTA, VEDE E PARTECIPA.
Erano quelli, infatti, i prodromi da cui si intuivano le tendenze demagogiche che aprivano lo scenario politico misterbianchese al “revival” di ritorno.
Sono cambiati i suonatori, alcuni ripescati e altri riciclati col cambio di casacca, ma DIRETTORE di banda e “ARRANGIAMENTI” sono ancora gli stessi.
Non una analisi o un progetto proficuo, se non un polverone di accomodamenti urbani, proclami, paletti, bidoni, sponsorizzazioni e kermesses, che non definiscono alcun serio orizzonte politico-amministrativo, ma che attecchiscono facilmente su un’opinione pubblica subordinata ed innocua che applaude come gli allocchi ad ogni banale “pennellata di scena” postata su bacheche cittadine o mediatiche.
Seguivano, infatti, le manifestazioni festaiole “Notte Bianca tra Musica e Shopping” e poi ancora “Estate a Misterbianco”, eventi con le quali avrebbero voluto pennellare con un pò di colore la maschera di questa riciclata maggioranza insediatasi nel Palazzo Comunale, nonchè distogliere i tanti cittadini dalla quotidiana precarietà di sfrattati dal lavoro mentre i sedicenti rappresentanti del popolo in Giunta ed in Consiglio Comunale, nell’incalzare della crisi economica della Nazione, sperimentano espedienti per ingrassare quanto più i loro redditi con l’arrembaggio alle casse comunali (ovvero alle tasche del popolo) di un bottino di oltre OTTOCENTOMILA €URO l’anno (pari ad unmiliardoseicentomilioni di lire x anno).

C’è da dire, frattanto, che proprio ieri, venerdì 28 di questo mese di Dicembre, in un “SUMMIT DELLE 7 POLTRONE” Sindaco e Giunta hanno magnificato al Teatro Comunale il bilancio di OTTO mesi di valenza(?) amministrativa, relazionando contenuti di estrema povertà dibattimentale, da cui traspariva una strana concezione di democrazia partecipativa disegnata a considerare i cittadini come sudditi amministrati e non cittadini che vogliono amministrare il proprio essere attorno al tavolo dei loro eletti. Perciò una obiezione la voglio estendere alle vanaglorie con le quali si sono sponsorizzati i nostri rappresentanti comunali che, lontanissimi dalle reali soluzioni politiche del territorio, asfissiano il dibattito e persino la nostra libertà di giudizio con le loro opprimenti presenze di vip della politica locale o con le astuzie predicatorie di sedicenti “patrioti” autoproclamatisi salvatori del bene comune.
Viene legittimo, infatti, misurare la correlazione che vige tra la loro ciancia automagnificata di questi primi 8 mesi e gli spropositati emolumenti arraffati con tanta ingordigia.
Qual’è la corrispondenza di valore tra il prodotto reale reso e la dispendiosa mancia concessa ai rappresentanti del popolo?
Quanto hanno reso, in realtà, questi nuovi inquilini del Palazzo Municipale già al loro 236°giorno d’insediamento?
Essi barano al gioco delle “belle statuine” e attingono dall’indifferenza popolare i loro immeritati redditi costruiti con gli artifizi di supergettonate presenze e di immorali rimborsi, alla faccia dei lusingati elettori che li hanno incautamente suffragati.
Altro che encomiarsi della riduzione del 25% sulle sostanziose retribuzioni da loro prelevate dalle pubbliche finanze.
Agli smemorati politici e per conoscenza ai cittadini ricordo che il mandato elettorale è una carica onorifica (volontaria ed elettiva), per la quale la partecipazione democratica alla routine politico-amministrativa delle progettualità collettive deve ricondursi a questione morale, perchè LA POLITICA NON E’ UN MESTIERE NE’ UNA PROFESSIONE, MA UNA NOBILE SCIENZA DI VOLONTARIATO. E SOLO QUANDO AI MESTIERANTI SI VIETANO I LUCROSI EMOLUMENTI E LE VOCAZIONI DELLE MANCE, LA POLITICA (quella vera) RITORNA ALLA REALTA’ SOCIALE E DIVENTA PASSIONE DI TUTTI GLI ONESTI.
Dunque, una proposta provocatoria potrebbe essere questa: ...se per ipotesi questi baldi rappresentanti del popolo (dal costo oneroso di oltre ottocentomila euro l’anno) vivessero con i loro redditi di lavoro, pretendessero tutt’al più solo le eventuali spese sostenute per l’espletamento del proprio volontariato e mantenessero fede a quella gratuita passione tanto ostentata nella pubblicità della loro campagna elettorale, Misterbianco mostrerebbe il primato della politica e del modo come essa può praticarsi con passione e onestà. Non solo, ma con l’importo totalizzato dalla rinuncia agli emolumenti l’Ente potrebbe recuperare 55 nuovi lavoratori comunali oppure finanziare e soddisfare prestazioni che almeno produrrebbero utili servizi alla società misterbianchese.

Non intendo fare i conti ai nostri amministratori, ma è la consapevolezza di assistere ad un CONTROVALORE INDECENTE, una immorale retribuzione per attività (di volontariato) ridotta solo a delibere e ratifiche d’ordinaria amministrazione, tra ridondanti manifesti di intrattenimento, annunci in rete e apparenze protocollari.
Ed intanto, fra un annuncio e l’altro, passano settimane, mesi e anni senza una riflessione sulle condizioni sociali. Soltanto le solite ordinarie minestrine da imboccare ai distratti e le solite tisane per assopìre gli illusi.
Dal proclama di quell’insieme che, nelle recenti elezioni, si diceva ce l’avrebbero fatta a riconsegnare Misterbianco alla sana politica, adesso da quell’insieme vincente è emersa la baraonda di squadre d’assalto alle posizioni di privilegio in Comune, alle presidenze in Consiglio e nelle Commissioni, con la consapevolezza di comporre percorsi tendenti a dissimulare conflitti d’interessi e di sleali concorrenze usando il VANTAGGIO delle proprie “entrature” nelle fattività amministrative dei prossimi mesi.
Ed alla fine prevalgono ed hanno precedenza sui problemi del paese i giochi di manovra dei furbetti “dans les coulisses”, come gli INVISIBILI PUPARI che sul palcoscenico (o meglio sul teatrino politico) predispongono gli ignari pupi muovendoli secondo l’ordine delle manovre da sviluppare poi in scena.
Lo si è riscontrato già dai primi esiti di insediamento della nuova compagine amministrativa, ma soprattutto lo si scorge dalla FRETTA con cui furbetti e faccendieri (trasversalmente rappresentati) hanno liquidato senza partecipazione il percorso del PRG o dalla PREMURA della neonata Commissione consiliare competente a disporre l’approvazione della VARIANTE HUMANITAS all’ordine del giorno di un Consiglio Comunale acquiescente, a digiuno e senza cognizione di causa.

Era tutto prevedibile. Il selezionamento di una classe dirigente non si improvvisa con liste raffazzonate in una consultazione elettorale o con nomine di responsabilità valutate sul numero di preferenze degli “accattoni del voto”, un FENOMENO FUNESTO DEL DEGRADO POLITICO che poi, nelle successive elezioni regionali di Sicilia, si sarebbe materializzato in un brodo incomposto di assenze dibattimentali, di intrighi, di congiure ed, infine, di transumanze stagionali dei pacchetti elettorali di vip locali. E dispiace che il giornalismo d’inchiesta nella trasmissione di “REPORT” su RAI3 non abbia incalzato sufficientemente i manovratori del fenomeno delle “preferenze di scambio” patteggiate con alcuni “incursori” all’attacco di Sala d’Ercole.
Ed a conclusione di fine anno l’agnosticismo del nostro Consiglio Comunale a maggioranza approva la deliberazione di Giunta degli aumenti IMU e IRPEF per recuperare risorse dalle tasche del popolo Pantalone e soddisfare gli sprechi delle devianti futilità di apparenza.
In compenso, per far digerire l’incremento del salasso fiscale si pubblicizza il cartellone che annuncia il finale dei festini estivi con panini e salsicce, nonchè l’impegno finanziario per le prossime programmazioni tra CULTO CARNEVALESCO E CULTO “BOMBAROLO”, che sembrano essere i soli PRIMATI D’INCAUTA SPENSIERATEZZA DI QUESTA POLITICA LOCALE.

Allora dico che se si vuole ancora sperimentare la strategia demagogica per prendere in giro gli ignari, almeno lo si faccia evitando la bècera retorica delle trappole devianti.
Finiamola con le ipocrisie e guardiamo con severa responsabilità al momento che stiamo attraversando e che dimostra il dissesto sociale di un sistema che prolifera arrampicatori, i quali si annidano in Regioni, Province e Comuni, dove le risorse finanziarie vengono sperperate per mantenere il costo sproporzionato di ridicoli politicanti di periferia capaci soltanto di sprechi, sagre, kermesses, viaggi di missioni le più strampalate ed inutili.
Lo affermo perché invoco IL RITORNO DELLA POLITICA ALLA REALTA’ in un momento di grave crisi della Nazione, per di più salassata da un governo che non rappresenta più lo Stato dei lavoratori e che spinge l’economia delle famiglie a diventare fenomeno sempre più emergente di indigenza sociale.
Ed allora, dinanzi alle smargiassate di vanaglorie in assemblee pubbliche o in interviste rese dalle massime autorità comunali, dinanzi all’assalto pubblicitario di manifesti festivalieri o di incanti alla nostra gioventù ed, infine, dinanzi alla “colletta” delle sponsorizzazioni o all’aumento di balzelli per finanziare la “fiera delle vanità”, mi viene spontaneo esclamare la frase di Antonio De Curtis «..MA MI FACCIANO IL PIACERE!! ».
( Enzo Arena )
“POVERI..MA BELLI” TRA SACRO E PROFANO IN TEMPO DI CRISI
Avevo esitato a intervenire sui “botti” di S.Antonio Abate, postati da Angelo Zuccarello alla home page del sito Misterbianco.Com, a cui faceva riscontro una nota di Vincenzo Caruso sull’inopportunità delle “cannonate pirotecniche” e dello scialo populista di finanziamenti comunali che non possono più ripetersi nè essere pensati.
Ma poi, attenzionando l’intervento in replica di Angelo e l’alto numero di lettori interessati all’argomento, ho ritenuto opportuno esprimere anche il mio pensiero. Infatti certe argomentazioni, sparate specialmente in un momento di crisi economica profonda che colpisce le famiglie (soprattutto di lavoratori, di precari e di disoccupati), feriscono quella solidarietà sociale alla quale nessuno dovrebbe sottrarsi.
Esprimo, pertanto, il mio convincimento che il culto della festa patronale non può essere contraddistinto, come afferma Angelo, in culto “interno” ed “esterno”. Entrambi non sono differenziabili da quel complesso di atti cerimoniali pubblici destinati al culto dei credenti, ma devono ricondursi convenientemente alla sobrietà della celebrazione liturgica della festa del patrono.

Io non sono praticante di Chiese nè di Santi, tuttavia rispetto le sensibilità religiose perchè ritengo che quasi tutte le religioni siano nate “inizialmente” come protesta rivoluzionaria contro le condizioni sociali di miseria reale, in quanto nella religione trovavano rifugio le aspirazioni dell’uomo ad un mondo migliore e ad una maggiore uguaglianza, anche se talvolta l’istituzione della Chiesa, quando si è identificata strettamente col potere politico, ha potuto trasformare questo fenomeno religioso in strumento controrivoluzionario al servizio della classe dominante...Ma questa è un’altra storia sulla quale non è il caso di soffermarmi.
Sì, è vero che, nonostante la crisi, purtroppo non sappiamo resistere alle tentazioni del superfluo e dei banali consumi, però limitare il problema -come afferma Angelo- al pienone di fine settimana nelle pizzerie è molto assai riduttivo, perchè la causa non è la modesta cena della pizza, piuttosto il dramma della crisi è da ricercare nella malapolitica finanziaria del sistema, nella mancanza di equità nella distribuzione del reddito e nell’essere privati del lavoro, cose che conducono il già magro bilancio delle famiglie sino all’indigenza.
In questo contesto, dunque, sostenere spari di cannonate e sovvenzioni da parte del Comune rappresentano l’insana vocazione di populismo e di sprechi di quel denaro pubblico che, col gravoso balzello dell’aliquota IMU (aumentata dal nostro Sindaco), viene sottratto ai nostri concittadini per bruciarlo a Febbraio in mascherate di Carnevale o per spararlo ad Agosto in bombe santificate.
E QUESTO E’ GIA’ UN RIFLESSO DISTORTO, OLTRE CHE DISEDUCATIVO, DEL MODO D’INTENDERE I CONTRIBUTI DI PENSIERO E DI ATTEGGIAMENTI PUBBLICI NELLE RELAZIONI CON LA SOCIETA’.

Esaurito, dunque, l’argomento di sacralità, approfitto per introdurre nel dibattito anche qualche proposta sul profano che, per la prossimità dell’evento, sembra impegnare l’istituzione pubblica ad una consistente spesa di bilancio in programmazioni carnascialesche nelle tre giornate dedicate a “Re Burlone”.
Sarebbe auspicabile che i talenti misterbianchesi sappiano pensare in queste circostanze di austerità economica alla sobrietà di manifestazioni che, rimodulate sul modello dell’antica memoria tradita, coinvolgano nel sorriso tutti i quartieri periferici invece di rinchiudere le folle con transenne(...e paletti) nel circuito del centro storico, ferme ai margini delle sfarzose sfilate riservate ai pochi.
Sarebbe anche un modo di restituire ai vecchi ed ai giovani misterbianchesi la spontaneità delle allegre allegorie d’un tempo e la nostra tradizione del passato, fatta di elementi fantasiosi “POVERI..MA BELLI” di mascheramento in esibizioni, parate e balli.
Null’altro, concludo il mio breve inserimento critico, non prima aver dichiarato il mio apprezzamento al fatto che Angelo, in replica al suo precedente intervento, abbia ridimensionato, ricostruito e riscritto il proprio reale pensiero, restituendo se stesso agli onesti intendimenti della deputazione che egli sicuramente assolve da sempre con passione e devozione.
( Enzo Arena)
LA “HIT PARADE POLITICAL” DI MISTERBIANCO E LA QUESTIONE MORALE

E’ rimasto disilluso chi pensava che la nuova leadership comunale, emersa dalle recenti elezioni amministrative di Misterbianco, potesse restaurare quella coerenza etica tanto proclamata. Invece tutto è tornato come prima: rinnovate in buona parte le comparse, ma gli attori ci sono sempre e le abitudini sono le stesse, con la sola differenza che le caratteristiche, le tentazioni, i vizi si stanno manifestando con maggior vigore, accompagnati da una spregiudicata noncuranza al punto che, una volta raggiunto a fine mese il tetto massimo di gettoni con l’ignobile farsa di riunioni delle Commissioni Consiliari, i sedicenti rappresentanti del popolo disertano le sedute di Consiglio per ricominciare lo stesso iter il mese successivo.
Un mestiere è diventata la politica, un vero collocamento ad alta rendita e strumento di preminenza ottenibile attraverso il voto, il quale assai spesso non è libero nè trasparente.
E’ un continuo assedio al denaro pubblico. Tutti in fila tenendosi stretti per mano.
Sfruttando, infatti, una ingiusta legge-truffa della casta regionale, i profittatori ora riscuotono “legalmente” l’indennità di consigliere e in più anche il rimborso delle somme che la Società di famiglia o il datore di lavoro avrebbe pagato al familiare o al dipendente assente per l’espletamento del suo incarico di eletto. Un abuso di denaro prelevato da famelici rappresentanti del popolo sulla pelle dei cittadini che li hanno appena eletti.
Il mandato elettorale è una carica onorifica volontaria ed elettiva, per l’esercizio della quale sarebbe più giusto il criterio che consentisse all’eletto dipendente di optare o per la remunerazione dell’Ente Pubblico o per il mantenimento salariale della ditta da cui dipende. In quest’ultimo caso l’Ente Pubblico rimborserebbe alla Ditta solo il corrispettivo delle assenze dal lavoro dell’eletto
E questo sarebbe già il giusto privilegio per chi intende la politica una scienza dell’uomo per servire l’uomo. Invece l’attuale sistema ed il supporto delle leggi-truffa ai tanti costosi privilegi hanno trasformato la politica in un’arte ambìta di sicuro investimento che attira i mestieranti del politicantismo nella sola prospettiva di far lievitare i propri redditi di indegni profitti.
E poi altri rimborsi di spese sull’ordine di svariate migliaia di euro per “gite” o partecipazioni a missioni inopportune, programmate in un momento di grave crisi, nella quale tanti concittadini vivono la quotidiana precarietà di sfrattati dal lavoro mentre i rappresentanti del popolo in Giunta ed in Consiglio Comunale deliberano gli aumenti IMU e IRPEF per soddisfare gli sprechi e ingrassare i propri redditi con l’arrembaggio alle casse del nostro Comune (ovvero alle tasche del popolo Pantalone) di un bottino di oltre 50.000,00 euro al mese (100milioni di lire x mese) di indennizzo alla loro malcelata banalità.
ARTIFIZI LEGALI, MA SICURAMENTE IMMORALI.
SONO LE CONVINZIONI SANE DI CIASCUNO CHE COSTRUISCONO L’ETICA ANCHE QUANDO ESISTONO REGOLE ELASTICHE CHE DEL DENARO PUBBLICO NE CONSENTANO L’ABUSO.

Del resto ero già convinto che QUESTE ELEZIONI ERANO SOLTANTO UN RITO SIMBOLICO DI UNA DEMOCRAZIA che mostrava già i sintomi del deterioramento etico, una immonda manipolazione di ometti ambiziosi e litigiosi (come già emerge dalle vicende delle ultime cronache consiliari), ma tutti legati al patto di solidarietà da adattare senza regole al profitto. Per costoro ciò che conta è arraffare i 1353,27euro di indennità mensile e poi “sponsorizzarsi” con i fondi pubblici al seguito di “festini ricorrenti”, mitizzati soprattutto dal Carnevale e dal “MisterFest” o “Settembre a Misterbianco” quali obiettivi principali della sterilità programmatica di una Giunta e di un Consiglio Comunale che, oltre le suddette iniziative, non sanno partorire nè una efficace azione politica, nè un proficuo impegno sociale o amministrativo, nè gli strumenti culturali necessari alla reale emancipazione della nuova gioventù.
E non solo. La parola “trasformismo”, che tanta cronaca ha fatto nella precedente composizione consiliare di Misterbianco, trova ancora oggi in questa compagine amministrativa la naturale collocazione di nuovi cultori del tradimento o del “pentitismo ideologico”. Un campionario di trasformismo riverniciato che tende ad ingrossarsi di altri figuri in attesa del migliore ingaggio, la cui storia è un curriculum di EX, anzi un susseguirsi di ex, che non è mai l’ex del giorno prima nè l’ex del giorno dopo.
In Consiglio Comunale, infatti, la collocazione politica è immaginata come “un bar dello sport”, in cui entrare e da cui uscire secondo la convenienza. Vedi l’ultima trasmigrazione del dopo elezioni...insomma un eccesso di recesso.
Le loro trasgressioni etiche non rappresentano più una colpa sociale, ma un merito da celebrare senza vergogna con incoronazioni ed incarichi pubblici proporzionati al prezzo del turpe patteggiamento dei propri pacchetti elettorali, perché sanno che TRA UN RINNEGATO ED UN GALANTUOMO l’appoggio va sempre a chi si mette in ordine con la legge del più forte, non a chi si sente in pari con la coscienza.
Si potrebbero citare per nome e cognome. Ma non occorre, perchè è facile identificare l’ombra malcelata del trasformista Tizio Trombetta, del voltagabbana Caio Trombone e del faccendiere Sempronio Grancassa che, cambiando parte ed abiurando il proprio connotato, nell’approssimarsi delle Elezioni Regionali di questo fine Ottobre irrompono già (con le loro meschine pressioni) nelle coscienze dei cittadini, dirottando o barattando voti di preferenza con un indegno patteggiamento di scambio col candidato in passerella “più redditizio”.

Mi disgustano costoro. Sono i “maneggioni” di una ignobile farsa di oscena democrazia, che ci riempie di inquietudine e crea un necessario allarmismo, perché denota l’emergere di faccendieri che si agganciano ai vip delle Assemblee elettive per utilizzarli come strumenti di lucro o di potere personale in un paese senza più società.
Disprezzo, perciò, il trasformismo degli opportunisti da qualunque parte venga. E per la palese evidenza non esito a considerare anche l’intero consesso consiliare del nostro Comune una schiera di dilettanti che mancano di basi politico-culturali e di riferimenti storici, un mondo estraneo ai miei convincimenti ed inadeguato a produrre idee di politica innovativa che, partendo dai Comuni, dovrebbe competere con Regione e Parlamento in una visione più incisiva dei reali bisogni della cittadinanza.

La politica è quella che trasforma gli individui in popolo e lo riscatta, lo emancipa e lo rende governante di sè stesso. Oggi osservo con interesse il Movimento spontaneo del popolo misterbianchese CONTRO LA DISCARICA. Sembrerebbe il primo debutto positivo che abbia obbligato il Consiglio Comunale alla discussione e poi la fascia tricolore del Sindaco a corrergli giocoforza dietro, in quanto nella sua veste di autorità sanitaria locale, potrebbe anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica. Invece i lavori di ampliamento della discarica continuano, si rimanda la bonifica del territorio e si continua ad alimentare di rifiuti il mostro.
Sarebbe auspicabile organizzare le capacità di questo movimento spontaneo ed estenderle anche agli obiettivi di lotta politica per le grandi emergenze che si profilano all’orizzonte. Mancano, però, gli uomini politici “veri”. Vorremmo accontentarci persino di quello che offre il vuoto cantiere della politica, ma nella LOTTERIA della “Hit Parade Political” I PROTAGONISTI CHE CONOSCIAMO DIMOSTRANO DI ESSERE ASSAI AL DI SOTTO DEL RUOLO POLITICO CHE GLI SI VUOLE ATTRIBUIRE E SI RIVELANO ESSERE “SEDATI” E AD USO DEGLI INVISIBILI CAPITANI DEL POLITICANTISMO.
RIBELLARSI E’ GIUSTO. E SPETTA SOPRATTUTTO AI GIOVANI ONESTI che pur ci sono e sono tanti, DA QUELLI “BOCCIATI” dagli intrighi clientelari A QUELLI “ELETTI” CHE STENTANO A FAR SENTIRE LA LORO VOCE, per liberarsi dalle soggezioni e scendere in campo con la genuinità delle loro passioni, perchè delle loro sane e fresche energie ha bisogno la politica.
Occorre, perciò, che i nostri giovani, DAL CENTRO ALLE FRAZIONI, potessero impegnarsi nella costituzione di un associazionismo culturale per rompere il predominio del vecchio politicantismo locale, aggregando le coscienze ed i propositi della migliore gioventù misterbianchese.
NON SI PUO’ PERDERE ANCORA TEMPO.
Le elezioni regionali di Domenica 28 Ottobre siano, dunque, l’occasione per rilanciare i sani propositi con cui quei valorosi GIOVANI IN MAGLIETTA ARANCIONE avevano osato tracciare già nella campagna elettorale del Maggio scorso l’inizio di un percorso politico rivoluzionario che non può arrestarsi a quel dato negativo del voto amministrativo.
Continuare quel percorso arancione per il cambiamento significherebbe preparare sin da ora il RICAMBIO GENERAZIONALE PER I PROSSIMI ORGANISMI ELETTIVI DEL COMUNE, AFFINCHE’ NUOVI SPAZI DI AUTENTICA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA E DI REALE EMANCIPAZIONE POSSANO RICONDURRE LA POLITICA A QUESTIONE MORALE, da cui far scaturire “vere progettualità collettive”, attorno alle quali aprire il confronto delle idee per scrivere un nuovo “MANIFESTO POLITICO”.
E’ essenziale, dunque, ABBATTERE LE VOCAZIONI DELL’OBOLO E DELLE MANCE POLITICHE, PERCHE’ SOLO QUANDO AI MESTIERANTI DEL POLITICANTISMO SI TOLGONO I SOLDI, LA POLITICA VERA DIVENTA PASSIONE DI TUTTI GLI ONESTI.
IL VOTO E’ IL DIRITTO DI ESPRIMERE IL PROPRIO UMORE. COLORARLO IN “ARANCIONE” SULLA SCHEDA ELETTORALE SAREBBE IL DEBUTTO DEL SOLO VOTO CHE VERAMENTE CONTA.
( Enzo Arena )
DISCARICA E VANADIO: DUE SPETTRI SI AGGIRANO MINACCIOSI NEL TERRITORIO ETNEO. FERMIAMOLI !!!

L’esposizione del nostro territorio ai miasmi di morte della discarica, a cui -pare- si aggiunge ora anche la presenza di vanadio nell'acqua potabile, legittima una protesta civile che dovrà essere sostenuta da tutte le parti politiche, al di là di ogni sigla di appartenenza o di confine territoriale. E’ fondamentale ribadire ancora la necessità che questa discarica, dichiarata chiusa e presso la quale non sarebbe più possibile conferire alcun tipo di rifiuto, deve essere “tombata” anche per far cessare la naturale produzione di percolato dovuto alle acque piovane.
Infatti, non si riesce a spiegare perchè, una volta disposta la chiusura della discarica per la fine di giugno 2012, non si avviano ancora le necessarie procedure per l’affidamento dei lavori di bonifica, anzichè prospettare probabili ampliamenti o insediamenti di nuove discariche ed esporre i cittadini ad ulteriori rischi che potrebbero trasformare una ragionevole protesta in rivolta popolare.

Ma una riflessione va fatta anche sull’altro pericolo costituito dal vanadio nell’acqua, che sembra essere finito nell’oblìo di tutti.
Nel 2010, infatti, veniva resa nota l’informativa predisposta dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’ASP di Catania in relazione alla presenza nelle acque potabili del territorio etneo di concentrazioni di Vanadio, spesso superiori ai limiti tollerabili.
Pertanto, si obbligavano gli acquedotti a mettere in atto procedure per garantire che non fossero presenti concentrazioni tali che potessero costituire rischi per la salute nelle acque destinate al consumo umano.
D’allora nulla più è stato dato di sapere alla cittadinanza, mentre già cresceva l’altra minaccia d’inquinamento della discarica di contrada “Sieli” a Misterbianco e nei territori limitrofi, dove la protesta di comitati civici scende in campo il 15 di questo mese di Settembre per opporsi allo scempio cui è stato condannato il nostro ambiente.
Non è un allarmismo esagerato, ma ricordarlo è una necessità affinchè il problema venga sollecitato all’attenzione delle Amministrazioni Comunali del circondario etneo per gli opportuni accertamenti sulle concentrazioni tossiche delle acque potabili somministrate agli utenti serviti dai diversi acquedotti che operano nel nostro territorio.
I cittadini hanno il diritto ad avere acqua pura e potabile, puntando ad una presenza zero di quegli elementi inquinanti o tossici che risultassero presenti nelle acque potabili. Minimizzare il problema con i limiti di tollerabilità e di concentrazione dell’elemento inquinante non è accettabile.
E va respinto, dunque, il principio del “mitridatismo” secondo il quale l’organismo umano può essere reso immune ai veleni con l’assunzione continua e limitata dello stesso veleno.

In quest’ultimo periodo pare sia stato osservato un incremento dei livelli di vanadio nell’ambiente. Il vanadio, infatti, è un inquinante potenzialmente tossico che può produrre effetti pericolosi per gli organismi viventi. I suoi composti si trovano nella crosta terrestre e nelle rocce, in alcuni minerali e nei depositi di petrolio greggio.
L’esposizione ad alti livelli di vanadio nell’aria può causare effetti tossici pericolosi al tratto respiratorio, osservati sia nei lavoratori esposti che attraverso studi sugli animali. Sull’uomo gli effetti del vanadio ingerito con gli alimenti non sono conosciuti ma numerosi studi hanno evidenziato effetti tossici dei composti del vanadio introdotti nella dieta attraverso l’acqua o gli alimenti. Esperimenti sull’uomo e sugli animali hanno mostrato che il vanadio si accumula principalmente nell’osso, nel rene, nel fegato e nella milza.
Addirittura livelli relativamente bassi di vanadio nell’acqua di animali gravidi hanno portato ad anomalie alla nascita. Alcuni animali che hanno respirato o ingerito vanadio per un lungo periodo hanno evidenziato alterazioni epatiche e renali.
E’ probabile, quindi, che perfino concentrazioni relativamente basse di vanadio possano causare disturbi agli animali attraverso effetti cumulativi. La presenza di livelli di vanadio piuttosto alti nei mangimi commerciali, solleva la necessità di comprendere meglio la problematica del vanadio per le specie zootecniche in relazione ai residui presenti nelle carni macellate e consumate dall’uomo.
A tal proposito voglio riprodurre qui di seguito il testo del giornalista (nostro concittadino) Alfio Sciacca, uno dei promotori del comitato civico NO DISCARICA, il quale -in un articolo pubblicato alla pag.20 del quotidiano “Corriere della Sera” del 9 Novembre 2009- denunciava all’opinione pubblica il risultato della sua indagine giornalistica sul pericolo del vanadio.
(Enzo Arena)

L' ETNA CHE FA AMMALARE: TROPPI METALLI NELL’ACQUA.
di Alfio Sciacca
Ci si ammala di tumore alla tiroide a Catania, più che in ogni altra parte del mondo. E una delle cause potrebbe essere l'acqua potabile che arriva dall' Etna, ricca di metalli pesanti potenzialmente pericolosi. E’ stata accertata la presenza di ferro, boro, manganese e vanadio oltre che di radon con livelli spesso al di sopra della massima concentrazione ammissibile.
Che Catania detenesse il primato per un tumore che colpisce soprattutto le donne si era capito da tempo. Ma finalmente si riesce a scoprire il motivo. Sul Journal National Cancer Institute di Oxford, una delle più importanti riviste internazionali di oncologia, è stata pubblicata una ricerca realizzata dagli istituti di endocrinologia siciliani in collaborazione con l'Osservatorio epidemiologico e l' Arpa, l' Agenzia per l'ambiente.
Nel periodo 2002-2004 i ricercatori hanno accertato che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è stata di 31,7 casi ogni 100 mila abitanti nelle donne e di 6,4 per gli uomini. Contro una media della metà nel resto dell'isola (simile a quella italiana): 14,1 casi per le donne e 3 per gli uomini. Nell'area etnea quindi c'è qualche fattore di rischio. Altre ricerche avevano evidenziato che questa zona dell'isola e le Hawaii sono accomunate dall'alto numero di tumori della tiroide ed era stato immediato il collegamento con l'unica cosa che hanno in comune, cioè un vulcano.
Ma se fino ad ora si era data molta importanza alle emissioni di vapori, lo studio pubblicato sulla rivista americana analizza anche la qualità dell'acqua. Per una ragione. «Ci siamo accorti - spiega Riccardo Vigneri, direttore dell'istituto di Endocrinologia di Catania - che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è alta anche nei comuni che sono lontani dal vulcano. Mentre non è così in aeree della provincia di Messina che sono più vicine all'Etna. Da qui gli accertamenti sull'acqua che è l'unico elemento che accomuna i residenti della provincia».
Ma cosa c'è di pericoloso nell'acqua dell'Etna? Le analisi hanno accertato livelli di metalli pesanti e radon troppo spesso al di sopra del cosiddetto MAC (massima concentrazione consentita). Così per il vanadio in 193 campioni d'acqua sui 280 esaminati, per il boro in 131 campioni su 468, fino al Radon che supera il Mac in 48 campioni su 119.
E questo per un bacino idrico enorme: ben 1.700 milioni metri cubi d'acqua utilizzata da 750 mila persone. Ecco perché gli stessi ricercatori vogliono evitare allarmismi.
«Nell'acqua ci sono metalli pesanti potenzialmente pericolosi, spiega Gabriella Pellegriti (responsabile esecutivo della ricerca ). Ma attenzione, non abbiamo la dimostrazione scientifica di un rapporto causa-effetto tra queste sostanze e l'insorgenza dei tumori. C'è invece una linea di ricerca sulla quale occorre continuare a lavorare».
Lo studio ha accertato l'aumento di un particolare tipo di tumore alla tiroide cosiddetto “papillifero”. «Spesso - spiega la Pellegriti - l'insorgenza di questo tumore è correlata ad una mutazione genetica di un gene chiamato “BRAF”. Nei tumori tiroidei di Catania questa alterazione è più frequente che altrove ed è possibile che sia dovuta alla presenza di un carcinogeno ambientale di natura vulcanica presente nell'aria o nell'acqua».
La ricerca sta suscitando grande interesse nella comunità scientifica soprattutto in altre aree del mondo in cui ci sono vulcani attivi.
Questa ulteriore replica al precedente mio articolo di pari argomento non vuole essere una ostentazione di protagonismo o presunzione di verità, che si sa -per chi mi conosce- non appartenere affatto alla mia indole.
Ma se mi assumo certe responsabilità (e forse anche antipatie) per quello che scrivo è solo per allargare il raggio di comprensione ai concittadini su quello che avviene intorno a noi, piuttosto che renderci soltanto acquiescenti spettatori non partecipati delle decisioni dei nostri destini.
Ritengo, dunque, opportuno ritornare sulla variante Humanitas, soprattutto perché mi corre l’obbligo di ricondurre la discussione a far chiarezza sulle interpretazioni dei commenti postati su quel sito www.misterbianco.com, al cui link il lettore può reindirizzarsi per prenderne visione.
Se gli interlocutori dei commenti rileggono il mio primo post sulla variante Humanitas titolato «A MISTERBIANCO LA VARIANTE HUMANITAS GIUNGE IN CONSIGLIO COMUNALE..CHE FARE?», le tre realtà fotografate dal commento di Pietro SANTAGATI sono benissimo percepite sul mio intervento. Averlo letto distrattamente potrebbero essere fraintesi i miei intendimenti che, come ho capito, il concittadino Santagati me ne ha fatto segno di “debolezza d’analisi”.
Infatti, è proprio dalla mia consapevolezza di queste tre realtà che ho ritenuto suggerire ai neo-consiglieri che non si limitassero a chiudere l’argomento con la semplice espressione di voto sulla variante, ma di aprire nell’occasione un dibattito politico che servisse ad elevare le coscienze su un fenomeno che di fatto favorisce le strutture private a tutto danno delle strutture pubbliche, come in questo caso la sanità pubblica e la ricerca, a cui si tolgono i fondi e poi si elargiscono concessioni a tutto vantaggio della sanità privata che non ha alcuna cultura dell’eguaglianza.
E non solo, ma SOPRATTUTTO PER UNA VARIANTE DI TALE PORTATA si richiedeva un’attenta analisi perché in generale i progetti delle reiterate varianti al PRG permetterebbero una speculazione fondiaria ed edilizia in zone agricole sulle quali una variazione a diversa destinazione può far fruttare una buona rendita immobiliare agli speculatori spesso “INVISIBILI”.
E poi DOVE REALMENTE STA IL VANTAGGIO PER LA NOSTRA CITTADINANZA?. Quello privato si scorge benissimo, quello pubblico non riesco a vederlo. Mentre su queste zone di TENUTELLA e SIELI si potrebbe destinare la definizione progettuale di un parco verde-paesaggistico per nuove idee che favorirebbero la formazione di paesaggi più vivibili, ecologicamente più sostenibili e di maggior pregio sotto l’aspetto estetico, con effetti positivi anche dal punto di vista economico, turistico ed occupazionale. E comunque opere che non interagiscono con la struttura del terreno dichiaratamente inadatto alla posa di grandi infrastrutture per vincolo idrogeologico.
Il Consiglio Comunale è vero che non decide in materia di programmazione sanitaria, ma QUESTO NON GLI IMPEDISCE DI ESERCITARE IL MANDATO POLITICO-AMMINISTRATIVO di esprimere un parere, che permetterebbe di chiarire ai cittadini i propri dubbi ed ai consiglieri di fare le loro deduzioni per uscirne con un progetto condiviso almeno dalla consapevolezza collettiva di convinta opinione.
La partecipazione alla vita politica va costruita e non solamente dichiarata, perché l’indifferenza nelle scelte inibisce poi nel sociale la presa di coscienza che il problema richiede se i cittadini lo vengono a sapere a cose già fatte in Commissione ed in Consiglio.
Infatti, da quello che mi è stato dato da leggere nei commenti pervenuti, la stessa arrendevolezza l’ho percepita nelle posizioni che ricalcano l’excursus della vicenda, in quanto non vi ho trovato una proposta critica innovativa, ma soltanto il rassegnato affidamento ad una auspicabile serietà del progetto Humanitas, e niente più. Sulle varianti del PRG nessun elemento propositivo di progetti alternativi che bonifichino in tali zone gli impatti sull’ambiente (cementificazione, discarica di rifiuti urbani, scarti di lavorazioni, peggioramento di qualità dell’aria, ecc..) e sulla persona (rischi di salute correlati all’inquinamento, all’eccessivo traffico, stress, ecc..). Tutte cose di lungimirante previsione che dovrebbero spingere i cittadini a delle riflessioni profonde, prendendo atto che il territorio è una risorsa da preservare, iniziando dal fatto che la sua salute è anche la nostra, fornendo così una risposta alle esigenze di valorizzazione degli àmbiti, di ricostruzione del paesaggio nonché di vivibilità e fruibilità degli spazi.

Poi, sull’esito di voto del consiglio comunale, ho voluto esternare le mie impressioni con altro intervento titolato «DOV’ERA LA POLITICA LA NOTTE DEL 18 LUGLIO ?..SE C’ERA NON HA FATTO IL SUO MESTIERE!», deluso come cittadino dall’approvazione acritica, priva di relazione introduttiva della Commissione e senza un incisivo dibattimento in seno al Consiglio. In compenso, però, l’approvazione è stata corroborata da un voto unanime che ha ignorato le ombre discutibili emerse nei blog di noti siti locali di giornalismo investigativo.
E’ PREOCCUPANTE, dunque, che la funzione principale dei Sindaci e dei Consigli Comunali, che dovrebbe essere “lungimirante” di futuri sviluppi, possa ridursi a banale ratifica di varianti già decise altrove. Essi piuttosto possono e devono svolgere il loro ruolo di amministratori della polis e, quando serve, anche in contrasto con la Regione. Ed è quello che dovrebbero fare per non essere ancora una volta passivi esecutori delle decisioni dei “potentati regionali”, con i quali i nostri onorevoli concittadini on.Sindaco Nino DI GUARDO e on.Lino LEANZA si sono resi COMPLICI E COLLABORATORI del disfacimento.
La cosa più ridicola è l’illusione che si dà alla cittadinanza da parte dei nostri eletti consiglieri, quasi tutti a gratificarsi della realizzazione di un servizio sanitario privato che consentirebbe una crescita occupazionale inesistente o del convincimento che la vita migliorerà, che le tariffe sanitarie diminuiranno e che non ci saranno più problemi per la salute e le malattie. Che poi il privato funzioni meglio è tutto da vedere, stando alle notizie di un crescendo di scandali nella sanità privata.
Ora il concittadino consigliere Serafino CARUSO mi richiama al rispetto del Consiglio Comunale. Il mio rispetto all’istituzione del Consiglio e dell’Amministrazione in carica è certamente dovuto, ma i loro componenti il rispetto non lo devono pretendere per la condizione di eletti o per il numero di voti personali. Se lo devono guadagnare sul campo PER QUELLO CHE ESSI SEMINANO, con la lungimiranza culturalmente attrezzata a concretizzare scelte altamente qualificanti per la società, non certo con le banali manifestazioni di ordinaria amministrazione o peggio con esibizioni di opportunismo alla propria immagine, e ancor meno con interviste-video pianificate a dar fiato alle solite noiose tiritere piuttosto che ad incalzare l’interlocutore sulle più serie questioni oscurate.
SE NON ORA QUANDO?..gridavano a Misterbianco quei validi giovani in maglietta arancione durante la recente campagna elettorale. E sono rimasti inascoltati dalla disattenzione dei cittadini distratti dal teatrino del politicantismo locale.

Occorre stigmatizzare queste imprudenze d’incoscienza delle illusioni e mettere, invece, a disposizione dei nostri giovani l’attrezzatura mentale per ribellarsi alla tendenza dei nostri governi plutocratici succeduti negli ultimi 20 anni, che vogliono privatizzare ogni servizio pubblico giustificandola con la mancanza di mezzi finanziari disponibili al loro funzionamento. MA PRIVATIZZARE SIGNIFICA RENDERE DI POCHI QUELLO CHE E’ DI TUTTI.
Così, dopo i vari tentativi ancora in corso con acqua, trasporti ed energia, c’è l’intenzione di indebolire anche il sistema sanitario pubblico, sino a tagliare drasticamente i fondi per i presìdi ospedalieri, smantellandoli e, di conseguenza, compromettendone la funzionalità e l'efficienza favore del privato.
Questa politica sanitaria, già logorata dal fastidioso intermezzo tra visite private intra moenia (dentro l’ospedale) o extra moenia (fuori ospedale), sta progressivamente sradicando i valori del sistema sanitario nazionale, perchè si muove nella direzione di assecondare la privatizzazione della sanità tramite la complicità di politici regionali spesso per lasciare spazio a gruppi di potere e agli interessi speculativi, come sul modello Formigoni in Lombardia o su quello Cuffaro prima e Lombardo ora in Sicilia.
Occorre impedire questo “autolesionismo”. La nostra sanità (all’avanguardia per l’assistenza capillare uguale per tutti a differenza di quella americana dove la povera gente muore se non può permettersi l’assicurazione sanitaria) ha bisogno di essere, più che riformata, rivoluzionata nella riorganizzazione dei presìdi ospedalieri configurandoli in Centri di prevenzione, di terapia e di alta ricerca scientifica per garantire interventi e qualità in tempi brevi ai bisogni ed alle urgenze dei cittadini, per cui -contrariamente a quanto afferma l’amico Pippo GULLOTTA- sarebbe decoroso che i bilanci dello Stato, anziché tagliare a vantaggio del privato, garantissero risorse sufficienti al Servizio Sanitario Nazionale per stimolare invece la decantata sanità privata alla competitività.

SE TUTTO QUESTO SARA’ TRASCURATO, l’esito per la nostra repubblica democratica sarà nefasto. E la responsabilità di quel peggio ancora possibile sarà dipeso dalle nostre incaute scelte.
Ora, potrebbe anche essere non di gradimento quello che scrivo. Ma sono partigiano di una idea e accetto volentieri la partigianeria degli altri, se non altro perché la intendo una scelta di manifesta coerenza al proprio pensiero. (Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano - Gramsci-)
Evidentemente confesso di portarmi dietro la mia ideologia ed il mio punto di vista. Traggo, infatti, origine da quella grande tribù di pensiero, a cui devo la mia formazione ideale ed irrinunciabile di avversione alla privatizzazione ed al sistema capitalistico, contro cui ho manifestato da sempre la mia resistenza senza alcuna velleità di protagonismo o apparenza.
Forse questa mia resistenza non ha saputo spiegare bene “QUELLO CHE VOGLIO”, ma l’unica cosa certa è di avere appreso ed espresso sempre, a me stesso ed agli altri, perfettamente “QUELLO CHE NON VOGLIO”.
Mi dispiace, dunque, che Santagati abbia inteso poco qualificante qualche attributo al suo commento nella mia prima replica. Le assicuro che non era nelle mie intenzioni, anche perchè il mio vecchio “vocabolario” non lo spiega come sinonimo di offesa.
Ad ogni modo apprezzo le note dei commenti che leggo con tanta attenzione e ringrazio i loro autori (Pippo Gullotta, Pietro Santagati, Serafino Caruso, Agatino Nastasi) per le ricchezze ideali di contributo al dibattito sul bene comune di Misterbianco, nonchè tutti i lettori del mio e dell’altro sito per l’attenzione che hanno voluto riservarmi.
Con stima, ENZO ARENA
DOV’ERA LA POLITICA LA NOTTE DEL 18 LUGLIO ?...SE C’ERA NON HA FATTO IL SUO MESTIERE!

L’approvazione unanime della variante Humanitas nel Consiglio Comunale di Misterbianco mi dà ulteriore motivo di replicare le mie considerazioni sulla vicenda tanto dibattuta in questi giorni sui blog di noti siti locali. Nell’occasione desidero rendere doveroso riscontro al concittadino Pietro Santagati per il suo sconfortante commento postato sul sito di MisterbiancoCom in riferimento al mio precedente articolo di pari argomento titolato "A Misterbianco la variante Humanitas giunge in Consiglio Comunale..che fare?".
Giudico, infatti, preoccupante l’arrendevolezza di Santagati ad adeguarsi alle realtà esistenti a cui egli fa riferimento. La concretezza degli eventi positivi della storia umana è venuta sempre dagli ideali, dalle utopie e spesso anche dal caos delle idee, e non invece dalla pigrizia intellettuale e dalla debolezza di considerare difficile a farsi la semplicità o persino esilaranti le fasi dibattimentali.
Perchè, dunque, il problema della Sanità non si ritiene praticabile nella dialettica di un Consiglio Comunale, se gli stessi consiglieri in un blog di discussione (SudPress) ammettono di essere confusi e a digiuno dell’argomento??

Ribadisco, perciò, i concetti che ho espresso già sul mio sito e sostengo che il Consiglio Comunale, dove siedono persone appartenenti alle varie formazioni “politiche”, avrebbe dovuto dare col voto una risposta che rappresentasse qualcosa che fosse assimilabile a quella nobile scienza che chiamiamo “politica”.
Il nostro Consiglio Comunale non è stato in grado di farlo perchè parla con la stessa povertà di linguaggio dei capifila. Lo si è visto dai loro brevi e arruffati "pensierini", obbedienti ed omologati tutti su vane richieste occupazionali di cui si sa già non aver riscontro, solo per blaterare un idioma populistico che possa illudere ancora gli allocchi, come lo è stato per le precedenti falsità col CENTRO SICILIA e col Centro logistico di stoccaggio LIDL, tutte aziende in località “La Tenutella”.
La verità è che non si può inventare una classe dirigente in una tornata elettorale, i cui temi dominanti sono stati l’idolatria al capofila e l’arrembaggio di "principianti" all’obolo di consigliere comunale. La classe dirigente si foggia nel tempo e con la partecipazione attiva al dibattito sociale del Paese.

Presto andremo ancora a votare alle Regionali e poi alle Nazionali, e tutti noi elettori avremmo necessità di esplorare tante idee. Personalmente anch’io ne avverto la necessità per le vissute esperienze che mi provengono dalle molte cose che sono cambiate a seguito di trasformazioni del sistema definite epocali:
-Si sbandierava l’arricchimento collettivo ed invece hanno fatto precipitare il ceto medio nella povertà;
-In nome della privatizzazione hanno prodotto i profitti per pochi e socializzato invece perdite e debiti;
-In nome della produttività e del mercato tagliano sul lavoro, distruggono lo stato sociale e si avvicinano al default....ed ora si taglia pure sulla sanità pubblica per darla in pasto a quella privata.
Come governare questi esperimenti sempre più nocivi alla democrazia ed ai bisogni popolari??
Se il Parlamento nazionale non è più in grado di dare soluzioni e ripiega su governi tecnici in mano a lobbies delle speculazioni, allora tocca ripartire dalla base. Ed in tal senso i Comuni rappresentano i nuovi strumenti di democrazia più efficaci per partorire dal basso le idee di una politica innovativa che dovrà investire Regioni e Parlamento in una visione reale dei bisogni popolari.

In quella notte del 18 Luglio scorso, dunque, l’adunata del Consiglio Comunale sembra essere servita solo per guadagnarsi ciascuno il suo obolo in gettone di presenza e non ha saputo riconsegnare al Comune quella agognata sana politica, la cui anemia, purtroppo, mi fa definire Misterbianco “un paese senza società”.
Non era in discussione il buon funzionamento o meno della sanità privata, perchè ne hanno il compito di controllo altre istituzioni dello Stato. Qui si trattava di “estendere” il contributo politico e dialettico del Consiglio Comunale per elevare le coscienze e la consapevolezza sociale di una funesta filiera di vantaggi, di profitti e di convenzioni, spesso con risultati speculativi, concessi alla sanità privata nel momento stesso in cui si annullano gli incentivi alla ricerca pubblica per la prevenzione dei fattori d’incidenza delle gravi forme di malattie.
Dov’era, dunque, la politica quella notte?... E se c’era, non ha fatto di certo il suo mestiere.
Bastava un dibattito coraggioso, serio ed argomentato dei nuovi rampolli di questo Consiglio Comunale, accompagnato da un esito di voto “rivoluzionario” dell’assemblea per denunciare i limiti in cui sono costrette ad operare le Amministrazioni Comunali nell’ambito di un sistema di Governo nazionale “plutocratico” che sta rivoltando lo Stato dei lavoratori contro gli stessi lavoratori. E giacché si invoca da tutti i Partiti l’avvio di riforme, sarebbe stata questa la prima espressione di protesta della volontà riformatrice veramente democratica della polis per una partecipazione reale e finalmente libera dal ricatto economico, ed avrebbe reso molto più difficili gli intrighi ed i maneggi delle lobbies finanziarie, delle speculazioni e delle mafie.
Se ora questi nuovi rappresentanti del popolo in Consiglio Comunale non sono in grado di farlo, ALLORA TOCCA ALLA POLITICA DEL POPOLO CHIEDERNE I CONTI ED ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ DEI PROPRI DESTINI.
( Enzo ARENA )
A MISTERBIANCO LA VARIANTE HUMANITAS GIUNGE IN CONSIGLIO COMUNALE....CHE FARE?
A proposito della realizzazione di una mega struttura “Humanitas”, di cui si prevede l’insediamento sul territorio di Misterbianco e per la quale sarà discussa il 18 Luglio in Consiglio Comunale l’approvazione di una variante al PRG, sarebbe opportuno in sede consiliare aprire un dibattito per chiarire eventuali perplessità derivanti dal fatto che, invece di incentivare la sanità pubblica, a suo danno si favorisca ancora una volta l’Ospedalità privata.

Nella recente campagna elettorale fu già tema di dibattito pubblico delle forze politiche in campo ed il sindaco Di Guardo ne aveva preannunciato il proprio consenso, adducendo l’illusione di una realizzazione che produrrebbe molti posti di lavoro per i nostri concittadini, per cui il nuovo Consiglio comunale dovrà ora assumersi la responsabilità di una scelta “politica” sull’opportunità o meno di inseguire questa illusione di crescita occupazionale o in alternativa -a mio avviso- di proporsi in unisono con gli altri Comuni dell’interland della Sicilia orientale per una progettazione che favorisca invece la nascita di un Polo di Sanità pubblica d’eccellenza e di effettiva efficienza nel nostro Sud.
L’effetto di quest’ultima proposta genererebbe sicuramente il caos delle idee tra opposte posizioni dei gruppi consiliari, ma è proprio dal caos di idee che sorge l’utopia o l’illusione di un mondo migliore. In tal caso, però, occorrerebbe anche la consulenza di personalità esperte del settore sanitario e soprattutto oneste, perchè spesso volersi chiudere ad oltranza nelle facili illusioni significa sottovalutare possibili speculazioni e corruzioni della nostra casta politica regionale e nazionale, screditata e complice di mafie finanziarie, i cui scandali cominciano ad evidenziarsi in strutture sanitarie private al nord Italia e persino nella nostra Sicilia.

In Consiglio Comunale, dunque, si dovrà affrontare non solo l’aspetto tecnico-sanitario della struttura Humanitas, ma anche l’aspetto politico della realizzazione, la quale investe la necessaria variante del PRG su cui insistono appetiti reconditi di speculazione, perchè alla fine in entrambe le questioni il problema reale resta la visione del sistema, in cui tutto punta sul profitto smodato e si aggredisce il sociale per lucrare anche sulla salute.
Sì, è vero che nella sanità pubblica sono cominciate a notarsi delle escrescenze maligne, ma causa ed effetto provengono da una perversa cultura del nostro tempo a concepire la salute, la malattia e la morte in maniera distorta, assimilando la sanità ad azienda privata che deve produrre profitto ad ogni costo.
Ma la salute è un diritto fondamentale del cittadino, di cui la nostra società spesso si dimentica, e non può essere concepito come un bene privato, un lusso che finirà di questo passo per essere governato dai privati e dalle assicurazioni.
Lo stesso convenzionamento della sanità privata non è il rimedio garantista, anzi sta diventando sempre più una trappola per distruggere e fagocitare pian piano il nostro sistema di sanità pubblica, come del resto si sta verificando per altre strutture statali.

Io non sono esperto di sanità e, pertanto, non ho la presunzione di dare una indicazione percorribile, ma la soluzione in Consiglio comunale dovrà essere una risposta “politica”. In questo senso l’Ente Comunale non deve limitare il suo potere locale alla semplice ordinaria amministrazione o alla erogazione di servizi, ma diventa strumento di iniziative, di partecipazione e di più vasta visione dialettica che, partendo dalla propria concezione politica territoriale, investa progressivamente la Regione e lo Stato su scelte essenziali che scaturiscono dalle carenze e dai bisogni locali per realizzarle. Ed è proprio questo ruolo “politico” fondamentale che viene sempre trascurato dai nostri amministratori, interessati più ad inseguire traguardi di clientelismo elettorale e spesso di reddito.

Sono convinto assertore della Sanità pubblica e credo, comunque, che le eccellenze si formano nell’Ospedalità pubblica. Basterebbe soltanto una seria riforma “moralizzatrice” del sistema, capace di mettere fuori politicanti, lestofanti e privilegiati dai posti di potere che mortificano e distruggono la sanità pubblica con perversi meccanismi di fraudolenta gestione.
Limiterò, dunque, il mio intervento invitando il Consiglio Comunale di Misterbianco a confrontarsi con i fatti sconcertanti del funzionamento della sanità “privata” negli Stati Uniti, a cui Obama sta cercando di porre rimedio con grandissime difficoltà per l’ostruzionismo delle potenti e ricche lobby americane.

Negli Usa, infatti, sono circa 50 milioni i cittadini che non possono contare sull'assistenza sanitaria perché, essendo la sanità essenzialmente “privata” e quindi a pagamento, non possono permettersela. Cinquanta milioni di persone che non hanno accesso agli ospedali “privati” dato che per qualsiasi tipo di intervento devono pagare di tasca propria. Per ogni intervento o si anticipa il costo oppure non si viene nemmeno inseriti nella lista d'attesa, a meno che hai “una buona buonissima” polizza assicurativa. Così diventa normale che 18 mila persone muoiano ogni anno negli Stati Uniti perché a un certo punto non riescono più a sostenere le spese per le medicine, le visite, gli esami.

Qui, in Italia manca poco a ritrovarci una mattina nelle stesse condizioni per le politiche maldestre di un governo antipopolare che sta mettendo lo Stato dei lavoratori contro gli stessi lavoratori.
A questa verità sconcertante dei Paesi del cosiddetto benessere, però, se ne contrappone in positivo un’altra: quella dell’ isola di Cuba, nel mar dei Carabi, dove, nonostante 50 anni di boicottaggio statunitense, il governo rivoluzionario impiega le modestissime risorse a sostenere la gratuità di un efficientissimo servizio sanitario a tutta la sua popolazione e, persino, ad estenderlo ai popoli dell’America Latina per il principio della solidarietà internazionalista.
COME SI VEDE, QUEL "MAL D'AMERICA" CHE IN AMERICA SI VUOLE DEBELLARE, INVECE LE CORRENTI "AMERICANISTE" DI CASA NOSTRA IRRESPONSABILMENTE SI AVVIANO AD INTRODURLO PIAN PIANO ANCHE NELLA NOSTRA LEGISLAZIONE SANITARIA.
( Enzo Arena )
PRG PARTECIPATO...SI APRE LA “LOTTERIA DELLE SCOMMESSE”.
Dopo lo schema di massima del Piano Regolatore Generale redatto dalla precedente Amministrazione del sindaco Ninella Caruso, adesso il subentrante Di Guardo invita la cittadinanza a presentare proposte ed osservazioni al PRG. Sembrerebbe, a primo acchito, una buona intenzione rendere partecipativo il varo del nuovo strumento urbanistico. Ma un dubbio mi assale...basteranno 15 giorni (dall’1 Giugno) a coinvolgere intensamente i tecnici e i cittadini in questo interessante approccio alle varie fasi per una ideazione virtuosa dell’assetto del nostro territorio??. E poi, perchè questa immediatezza a pochi giorni dall’insediamento della nuova Amministrazione??. Approfitto, dunque, dell’ospitalità di questo sito per estendere qui appresso il mio pensiero e qualche valutazione d’impatto con la politica pubblica della nuova gestione.
Vorrei, infatti, poter interpretare questo percorso formativo del piano come un incisivo fattore di democrazia locale protesa ad una precisa pianificazione che dovrà identificarsi con le reali esigenze della cittadinanza. Tutto questo, però, presuppone non solo l’attenta acquisizione degli elementi conoscitivi dei tecnici che operano nell’ambito del nostro territorio, ma soprattutto richiede quelle conoscenze delle ragioni esplicite ed implicite che provengono “dal basso” per farle diventare patrimonio operativo di uno sviluppo urbanistico ordinato che freni il dilagare dell’abusivismo.

MA ATTENZIONE. Sul nostro territorio, per il fenomeno crescente d’immigrazione e di grossi insediamenti già esistenti o di quelli “in fieri”, si impone un ampliamento urbanistico che fa certamente assai gola agli speculatori, agli accaparratori di ricchezze, ai corruttori ed hai furbetti d’occasione. Sarebbe, perciò, da mìopi non scorgere che alle recenti elezioni comunali sono stati “fortemente” interessati personaggi occulti ma anche palesi, LOCALI E REGIONALI, i quali hanno puntato ad avere le loro rappresentanze in Consiglio Comunale (e forse anche in Giunta), perchè l’unico valore sociale oggi esistente è fare soldi, entrare nelle schiere dei ricchi, la cui ostentazione diventa una delle occupazioni più cercate.
NON CHIEDETEMI chi potrebbero essere, perchè non ho facoltà supersensorie per individuarne l’identità.
Ma ci sono: progettati su misura con giochi d’azzardo elettorali a sberleffo della democrazia e sulla pelle degli incauti elettori. Sono sicuro che lo pensa anche il nostro “Sindaco per passione” se è stato così previdente a trattenere per sé stesso le branche più direttamente interessate all’argomento.
Tuttavia, giacchè va forte nel diffuso stile di vita il meccanismo di gioco delle “LOTTERIE” (quelle del Calcio-del Bingo-del Gratta e Vinci, etc.) non sembrerà novità se a qualcuno venisse in mente di sperimentare persino il gioco di scommessa “INDOVINA DEL PRG CHI SARANNO I BENEFICIARI ??”....Probabilmente la stesura del piano, strada facendo, ci darà modo di scoprirli ancor prima del suo varo.

MA CE LA FARA’, adesso, Nino Di Guardo a tamponare l’impatto con lo “sciame speculativo” che preme??.
CE LA FARA’ a lasciare inappagati vecchi e nuovi fautori del suo terzo percorso amministrativo??
CE LA FARA’ a contrastare gli affaristi di APPETITOSI E AMBIGUI FLUSSI FINANZIARI CHE GIA’ PROLIFERANO NEL NOSTRO TERRITORIO TRA CONTRADDIZIONI SOCIALI E DISORDINATO RAPPORTO DI CAPITALE/LAVORO??.

Le premesse ci sono per dubitarne. In verità, sono stato critico verso la sua concezione di governo del Comune. Lo ritengo un politicante intriso di grossolani slogans e di infido populismo che mira esclusivamente alla gestione del Comune come “masseria” da amministrare, nella quale il cittadino in quel suo “INSIEME CE LA FAREMO” deve ritenersi solo un delegante amministrato. Insomma, preferisce gente amministrata, non cittadini che amministrano la politica.
Non finirò di ribadire che, rinunciando alla “primarie” del suo Partito, Di Guardo ha affastellato cinque liste civiche che, si sa, sono state la “plastica facciale” di quella pseudo-politica che con SCELLERATI ACCORDI può ordire trame, soddisfare le ambizioni personali dei mestatori dell’antipolitica e assopire la scienza con la quale si governa la “polis”.
Ha, infatti, deliberatamente ignorato che nel suo stesso partito erano cresciuti giovani emergenti che avrebbero potuto essere le risorse per segnare la vera svolta nel modo di gestire il Comune in chiave amministrativa e soprattutto in termini di autentica politica. Ma simulando il CANTO D’AMORE per il paese natìo, intonato al suono “£irico” della drammatica passione di “sindaco-massaro”, egli ha voluto sacrificarli al suo egocentrismo finalizzato ad occupare con qualsiasi mezzo la poltrona comunale. Ha precluso in tal modo il cammino delle speranze di quei giovani progressisti in maglietta arancione, di cui -lo confesso- ho la presunzione di ritenerli la “meglio gioventù” misterbianchese per i loro genuini intendimenti e per le ricchezze della loro dialettica che non hanno trovato mai posto attorno al tavolo del “sindaco-cantore”.
Poi il risultato finale lo hanno completato il “digiuno” politico dell’elettorato e gli accattoni del voto di favore, i quali concepiscono la politica come una periodica lotteria, una passerella impostata esclusivamente sulla gara spregiudicata delle preferenze e non sulla discussione appassionata o sulla visione reale dei problemi... ED HA VINTO CHI HA BARATO PIU’ FORTE IN QUESTA LOTTERIA ELETTORALE.
Non si può subìre sempre il solito ritornello di piazze, parchi-gioco, palme e fiori, sonica, carnevale, squadra di calcio, e così via. Non basta amministrare i servizi della vivibilità urbana, non bastano gli slogans dei suoi comizi, nè le attribuzioni di meriti di ordinaria gestione, perchè NON SONO QUESTI I PREGI CHE QUALIFICANO LA BUONA POLITICA COMUNALE.

Perciò dico a quei giovani in arancione che il loro impegno è stato un proficuo debutto nella battaglia delle idee...dico loro di non demordere e di continuare ad inseguire il fascino irresistibile di quel sogno che è il motore della lotta, perchè MOLTO DIPENDE DA QUELLO CHE SI SEMINA. Ed il problema di oggi è quello di far crescere un processo politico nuovo per rilanciare il Comune non come impresa affaristica, ma come impresa sociale di mediazione politica tra cittadino e Organismi Costituzionali superiori per realizzare convergenze che, partendo dalla politica dell’autogoverno locale, investa progressivamente la Regione e lo Stato per trasformarli in ISTITUZIONI DEI LAVORATORI.
Questo tipo d’impresa politica non la si dovrà attendere più da un Parlamento, collocatosi assai distante dalla società reale e costituito da deputati già con sentenza di condanna o squalificati, ma deve partire dalla base. Ed il Comune, al di là delle sue competenze di semplice amministrazione del territorio, dovremmo utilizzarlo come strumento incisivo di iniziativa e di lotta che faccia sentire il cittadino soggetto politico e protagonista reale della risoluzione dei problemi di fondo della società in un momento in cui si avverte sempre più la percezione di una politica governativa che protegge i privilegiati e mette lo Stato contro il cittadino lavoratore.
Nessuno, infatti, parla più del lavoro se non a rappresentarlo come beneficenza al disoccupato, mentre rappresenta la fonte primaria del profitto del grosso capitale. Nemmeno si parla più di chi lavora, dei suoi bisogni e dei suoi diritti. Nessuno si accorge che per i lavoratori dei nostri centri commerciali non esistono più domeniche e giorni festivi per il ritempramento necessario delle famiglie. E’ da questa logica antiumana che deriva poi la disgregazione che investe il costume, la morale, gli orientamenti ideali, la cultura. Il tutto sacrificato all’altare del calcolo economico e del profitto del grosso mercato che spinge ad un consumismo che non conosce confini nè limiti per il solo obiettivo di annullare la filosofia dell’essere sociale e l’intelligenza critica degli uomini, inseguendo invece le apparenze di facciata dagli “OCCHI CHINI E CIRIVEDDU VACANTI”.

ADESSO GIUNGE IL PRIMO BANCO DI PROVA su un importante adempimento politico-amministrativo che è rappresentato dal varo del nuovo strumento urbanistico. Attorno al tavolo è indispensabile la partecipazione della società misterbianchese e, soprattutto la cooperazione di tutti i tecnici che operano nel nostro territorio, una collaborazione che non può esaurirsi nel breve lasso di 15 giorni, ma dovrà prorogarsi per tutto il tempo utile a partorire una PARTECIPAZIONE SOCIALE mirata esclusivamente alla salvaguardia del territorio e ad obiettivi qualificanti in cui ogni cittadino onesto possa credere ed identificarsi, frenando nel contempo l’ingordigia della speculazione e dei furbetti già all’opera.
Se l’Amministrazione Di Guardo vorrà e saprà assolvere a questi sani intendimenti avrà meritato sul PRG il “reale” consenso di tutti gli onesti e potrà contare sicuramente sul riconoscimento dell’OPPOSIZIONE SOCIALE, l’unica che realmente conta per il risveglio delle coscienze e della rinascita democratica.
( ENZO ARENA )
AMMINISTRATIVE 2012.
DALLE MIE PARTI IL POPOLO DI BARABBA HA GRIDATO PIU’ FORTE !

E’ risaputo che al mercato vende la merce, anche se avariata, chi grida più forte.
Nel nostro caso, nella fiera della politica misterbianchese hanno vinto i peggiori, perchè gli incauti applausi della gente all’imbonimento demagogico dei politicanti della piazza o alle espressioni più o meno oltraggiose sino al disprezzo fisico, hanno confermato il deterioramento culturale e politico del nostro paese, un paese che mi ostino ancora a definire “senza società”.
Per me la concezione della democrazia è cosa ben diversa, e a Misterbianco invece si assiste ad una devastazione delle coscienze, alla manipolazione della realtà per confondere politica con cianciafruscole, con le quali i più furbetti (e quelli che hanno scelto l’infelice convenienza di “idolatrare” il grande capo) trovano terreno fertile per trarne privilegi di condizione.
Lo affermo perchè sono convinto che ogni assenza o fuga dalla realtà prima o poi la si paga duramente in questa specie di gioco d’azzardo della mistificazione politica, condotta da figuri che non spiegano nulla e non chiariscono nulla.
L’onestà ha bisogno soprattutto del coraggio di portare avanti le sane idee, invece di ridursi a fare i soldati di ventura per soddisfare insani appetiti a scapito della collettività.
Si rinuncia alla volontà di sentirsi parte delle ragioni e delle speranze dell’altro, perchè c’è il rifiuto di prendere coscienza, annegati in un modello di società che concepisce soltanto l’interesse personale, annulla l’essere sociale e sterilizza l’intelligenza critica dell’uomo.

Se prima era azzardato fare un pronostico di quali sarebbero stati gli esiti di questa campagna elettorale, adesso i risultati del voto fanno vedere i personaggi che stavano dietro la maschera dei simboli o dei candidati delle cosiddette liste civiche. Papaveri della nomenklatura provinciale e regionale, che già si tengono stretti per mano in esperimenti di inciuci al governo regionale, alcuni dei quali, sebbene incappati in vicende giudiziarie o sentenza di condanna, siedono ancora agli onori della Repubblica e negli scanni del potere. Sono i CORVI che a Misterbianco hanno imposto ai "fedelissimi caporali" l’elezione di loro pedisseque rappresentanze locali per mandare al traguardo, anche qui, un “AMBIGUO MATRIMONIO” di malcelati intendimenti tra coalizioni strategicamente diversificate sulla scena elettorale ma con l’intrigo già predeterminato dagli occulti protagonisti sulla pelle delle tante inconsapevoli comparse.
Ci hanno recapitato colorate letterine di vanagloria, ci hanno bombardato con santini e gigantografie in una specie di festival della bellezza o, ancor peggio, della miserabile questua per catturare il voto di favore degli incauti elettori.
Vince, perciò, chi la dice più lunga, chi grida più forte la sua menzogna, chi si adegua all’indegno spettacolo di burattini e di voltagabbana, che scambiano la politica per una professione capace di lievitare soltanto i loro redditi, trasformati in pacchetti azionari di investimento nel “politicantismo”, perchè SENZA IL CONTROLLO DI UNA VERA POLITICA, il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri comunali possono diventare anch’essi una mini-casta in un grosso centro nel quale, per il fenomeno crescente d’immigrazione e di grossi insediamenti, si impone un ampliamento urbanistico che fa certamente gola agli speculatori del territorio dove PROLIFERA GIA’ UN IMPONENTE COMMERCIO DI APPETITOSI E AMBIGUI FLUSSI FINANZIARI TRA CONTRADDIZIONI SOCIALI E DISORDINATO RAPPORTO DI CAPITALE/LAVORO.

Occorre investire, perciò, le sane risorse del paese nelle politiche socio-culturali. E lo si può fare attraverso efficaci iniziative di comunicazione e di partecipazione per rianimare i nostri giovani, attrezzandoli di idee e di quella necessaria preparazione politica, per renderli reali protagonisti all’autogoverno locale e per costituire l’organismo politico di ricambio generazionale nella società misterbianchese.
Soltanto partendo da questa prospettiva si potrà cominciare a sviluppare una piattaforma programmatica politicamente ed intellettualmente praticabile per la crescita sociale.
Era l’aspirazione di quella garbata “RIVOLUZIONE CULTURALE”, condotta con passione da quei GIOVANI IN MAGLIETTA ARANCIONE che abbiamo visti impegnati, non certo a fare accattonaggio del voto di favore ma a seminare in tutti i rioni della nostra Misterbianco interessanti iniziative di comunicazione, che facevano presagire finalmente la vera svolta nel modo nuovo di far politica nel governo locale della cosa pubblica.
Quel progetto non è passato.
Sono prevalsi, invece, i comportamenti di arroganza di chi ha eluso le regole democratiche delle “primarie” e proditoriamente ha imposto ancora la propria autoproclamazione a sindaco, minimizzando ed irridendo il valore di quello straordinario motore di innovazione e di cambiamento a cui si era sensibilizzato quel drappello della MEGLIO GIOVENTU' misterbianchese, sostenuta dalle forze della ragione per opporre alle logiche delle convenienze il richiamo al senso dell’appartenenza.
Ha vinto, purtroppo, la strategia della disattenzione popolare e dell’intrigo. Ha vinto il tradimento.
Adesso IL SIGNOR DISFATTISTA della meglio gioventù potrà soddisfare le sue “intemperanti passioni” e regnare in Comune con tutto il suo entourage di ASSESSORI TRASMIGRATI DALL’ORTO DEL CENTRODESTRA, coadiuvato in Consiglio Comunale da una maggioranza di eletti che, sprovveduti di scienza politica e di idee, hanno scelto incautamente di rappresentare le idee dei trafficoni che li hanno portati al traguardo elettorale.
La sua rielezione a sindaco è perfettamente rapportata al personaggio a cui da sempre gli piace rassomigliarsi, perchè in verità posso affermare che la cultura berlusconiana ha radici nell’humus della sua vigna.
Dalle mie parti, dunque, l’esito elettorale si chiama CENTRODESTRA.
Se ora si vuole esaltare ancora la sovranità popolare, allora l’esito del voto deve stimolare interrogativi inquietanti.
Serve, dunque, votare ?
E se serve, per chi votare ?
La risposta sarà che la democrazia è già in crisi ed il voto popolare sembra non avere più la giusta valenza se la mano non ha saputo disegnare sulla scheda il coraggio dell’indignazione e della rivolta.
A Misterbianco abbiamo perso la grande occasione, e questo significa che HA VINTO ANCORA “IL POPOLO DI BARABBA”.

Maggio 2012
(Enzo ARENA)
QUANDO LA SEMPLICITA’ DIVENTA POLITICA DEL FARE - CONSIDERAZIONI DI FINE CAMPAGNA ELETTORALE
(di Enzo Arena) - 4 Maggio 2012

Non è semplice azzardare una previsione di quello che sarà l’esito del voto di questa campagna elettorale già conclusa.
Di certo non si può ignorare la percezione di una passività della cittadinanza all’appuntamento elettorale, determinata sicuramente dall’onda dell’antipolitica che invade la nostra società, per cui è mancato il confronto politico vero.
In verità, delle forze politiche in campo qualcuna ha reso iniziative interessanti di comunicazione con la gente nei rioni del paese, e si presume che questi contatti con la società misterbianchese abbiano sicuramente fatto presa nel modo nuovo di fare politica.
Poteva essere l’occasione perché anche le altre organizzazioni politiche avvertissero l’obbligo morale di interpretare le esigenze della cittadinanza e di dare delle risposte chiare, anzichè ricorrere ai vecchi metodi di accaparramento del voto di favore o peggio ancora con l’intrigo occulto del patteggiamento di politicanti locali che hanno preteso soltanto di giudicarsi da sè per mascherare ciascuno le responsabilità dinanzi alla propria latitanza e ai problemi non risolti. Nella “piazza” li abbiamo visti inscenare solo diatribe oltraggiose da comizianti che non spiegano nulla, ignorando i temi reali e propinando la strategia della disattenzione con un indegno spettacolo di accuse e di aspre polemiche sino all’ingiuria ed al disprezzo fisico.
Si è barato, dunque...si è barato negli anni precedenti e si bara anche adesso, perché i protagonisti vogliono essere ancora quelli di sempre o quanto meno sono le “intemperanti passioni” che ritornano in scena con gli ingredienti del più bécero populismo.
E’ la conferma che in questi anni l’etica sociale di Misterbianco si è trasformata ancora in peggio.
Certamente non è un fatto sporadico, ma è il riflesso nazionale di un tracollo che ci ha propinato l’oppio all’intelligenza, rendendoci incapaci di concepire i disagi sociali e che ha finito per indebolire la ragione stessa della politica e della reale partecipazione democratica.
Questo è il male segreto, perché quando mancano gli ideali inaridisce anche la politica, muoiono i partiti e prevalgono gli interessi personali o l’idolatria dell’uomo che li rappresenta.

Avrei voluto impormi, perciò, di non fare appelli anche se poi alla fine, assecondando la mia coscienza di uomo di sinistra, ritengo necessario dar voce al masochismo che devono subìre i cittadini di Misterbianco.
Mi domando, infatti, se sia cambiata la politica o se sia cambiata la gente...oppure se un qualche funesto destino abbia cambiato insieme politica ed individui.
In verità, io la mia risposta l’ho trovata, ma mi è difficile adeguarmi.
Tuttavia non posso tacere quelle che sono le mie riflessioni sul finale di questo mancato clamore elettorale e sulle forze che si sono confrontate in campo.
Perciò brevemente giudicherò i fatti non per quello che pretendono di farci vedere, ma per quello che veramente essi sono.
Lo affermo perchè la presenza di tante liste civiche e di tantissimi candidati al Consiglio Comunale avrebbe potuto in primo tempo significare una crescita della partecipazione se subito dopo non mi fossi accorto che i metodi d’ingaggio trovano ancora una assurda adattabilità dei reclutati a collocarsi in una posizione di passività politica, subalterni a chi decide per loro e senza di loro.

-Dei candidati a Sindaco dirò che giudico assai artificiosa la candidatura di Nino CONDORELLI, persona sicuramente stimata. Ma la sua piattaforma di centrodestra è sostenuta, purtroppo, da una coalizione di gregari obbedienti a notabili esterni, i quali, cambiandone la facciata, con accordi da “salotto privato” impongono un falso rinnovamento per continuare a “sgovernare” il Comune.

-Di un altro candidato sindaco, presunto ex PDiessino, dirò che, dopo aver strombazzato la sua passione di Sindaco, ha rifiutato di sottoporsi al giudizio democratico delle “primarie” e, scavalcando ogni regola del proprio partito di appartenenza, si è autoproclamato candidato di una pasticciata coalizione, costituita da variegate liste senza identità e con incoerenza sotto gli stessi simboli.
Col suo scempio dialettico Nino DI GUARDO cavalca le coscienze addomesticate, minimizza le capacità politiche di validissimi giovani emergenti, ingiuria gli interlocutori, rievoca i fantasmi del passato ed il vissuto (blindato?) di “caroselli” delle scorte, si esalta di fantastiche scritture romanzate, con le quali può spettacolarizzare vanaglorie ingannevoli, improntate soltanto a celebrare il proprio egocentrismo, di cui vorremmo capirci di più, perchè non è lecito fare il professionista del “politicantismo” disponibile a tutti gli intrighi e a tutti gli adattamenti per il potere.
QUESTA NON E' POLITICA, E' SOLO BARBARIE CULTURALE E ROZZA DEMAGOGIA PER ACQUISIRE UN POTERE AL CUI BANCHETTO DI NOZZE, QUALUNQUE SIA IL RISULTATO ELETTORALE, NESSUN INVITO O APPARENTAMENTO POTREBBE TROVARE DISPONIBILE LA CULTURA DI SINISTRA.

-Del candidato Massimo LA PIANA, invece, dirò che rappresenta l’unica vera novità del cambiamento, una risorsa giovane attorno alla quale si vuol costruire “la rinascita della Sinistra” a Misterbianco con la solidarietà delle forze progressiste e di giovani che portano nella politica tutte le loro passioni ed i loro aneliti per non essere obbligati a restare ancora ai margini o alla mercé dell’ultimo “stregone” imbonitore.
E’ la rinascita di una generazione nuova che accoglie, nelle due liste che lo sostengono, la meglio gioventù e cittadini simpatizzanti, impegnati insieme a divulgare nei quartieri iniziative con un “unitarismo di squadra” e di entusiasmo, che mi auguro sia l’aspirazione inequivocabile di idee per scrivere le regole di:
-Partecipazione
-Sicurezza
-Socialità
-Trasparenza
Ed è questa aspirazione che mi fa sentire “partigiano” delle ragioni e delle speranze che si propone il programma del candidato Sindaco Massimo La Piana.
Di solito, si sa, i programmi elettorali più o meno si assomigliano, ma l’argomento che mi ha incuriosito di più è stato l’interesse di Massimo al progetto di “CITTA’ A MISURA DI BAMBINO”, un progetto che, nella sua “semplicità”, forse rappresenta l’unico e l’ultimo baluardo della speranza di una Paese senza più società per i disastri sociali, morali e culturali che stiamo subendo.
E a tal proposito, come semplice cittadino interessato a questo progetto, sento di coinvolgermi anch’io con una mia proposta che tende a ripristinare nel territorio urbano una necessità motivata dalla constatazione che per le famiglie dei lavoratori del nostro centro commerciale è sparita e non esiste più “La Poesia del Sabato”.
Risulta, infatti, che “La poesia del Sabato” non esiste perché nelle suddette famiglie non si attende più nessuna Domenica.
Non esistono più le domeniche e i giorni festivi, necessari per il ritempramento psico-fisico delle famiglie, in quanto i marpioni del commercio hanno convertito ogni festività nel brutale calcolo degli elementi della più piatta realtà, obbligando i dipendenti al lavoro domenicale e festivo con uno stress che stravolge le sane abitudini di vita familiare. Uno stress inopportuno che ai nostri bambini ruba i genitori delle domeniche e delle feste, un sacrificio al consumismo che non conosce confini, né limiti, né sentimenti che non siano quelli del calcolo economico e del profitto santificato del grosso mercato.
Perché viene da questa logica antiumana quella disgregazione che oggi investe il costume, la morale, la famiglia, gli orientamenti ideali e culturali...e persino la crescita sana dei bambini che rappresentano il futuro della società.

A che serve, dunque, l’Autonomia dell’Ente Locale allorquando l’Amministrazione, anziché utilizzare i propri strumenti per rimuovere questo disagio sociale, preferisce arzigogolare su cavilli fantasiosi di subordinazione al mercato ???
Eppure non si tratta di una contrattazione salariale, di cui l’Ente Comunale non avrebbe le competenze.
Né si configurano pretese che comportino tensioni sindacali.
Si tratta, invece, di una legittima aspirazione che non può considerarsi nemmeno una conquista, ma solo e semplicemente l’applicazione di uno stato di diritto di cui il Comune può essere l’interlocutore principale per farci riscoprire “la Poesia del Sabato” come prima pietra edificante della “nuova città” a misura di bambino.
Spero solo che Massimo, sulla sua agenda del fare, voglia prendere nota di questa piccola e semplice “variante” di progetto, perchè credo nelle sue oneste intenzioni a trasformare l’organismo comunale in uno strumento di iniziative che non devono limitarsi alla semplice erogazione dei servizi, ma ad utilizzare il potere locale in una visione dialettica più vasta, con il compito primario di sollecitare l’Associazionismo culturale, il posto in cui bambini, giovani e cittadini tutti possano educarsi all’esercizio pieno della democrazia e denunciare i limiti in cui è costretta ad operare una Amministrazione del popolo nell’ambito di una politica governativa che sta mettendo lo Stato contro il cittadino-lavoratore.
E’ questa l’unica vera “rivoluzione” ideale della politica e del rinnovamento generazionale che si propone la squadra di Massimo La Piana.
All’alba dell’8 Maggio, se il sole splenderà sulle coscienze degli elettori ed illuminerà le loro menti, ci saranno NON PIU’ CITTADINI AMMINISTRATI, MA CITTADINI CHE AMMINISTRANO.
( Enzo Arena)
ELEZIONE O SORTEGGIO...DELLA CLASSE DIRIGENTE DEL COMUNE ??
(di Enzo Arena)- Aprile 2012

Il bene della città sta veramente nel cuore di tutti?
Può darsi di sì... ma all’evidenza dei fatti molti dubbi resistono.
Ritengo, comunque apprezzabile il messaggio pubblicato giorni addietro dai Parroci di Misterbianco, i quali hanno voluto sintetizzare in 4 punti i criteri etico-politici a cui dovrebbero attenersi i candidati interessati alle prossime elezioni amministrative del nostro Comune.
Onesto è sicuramente lo scopo dei Parroci, ed io alla condivisione della saggezza delle loro intenzioni vorrei aggiungere la mia consapevolezza di una realtà nella quale, purtroppo, inseguendo l’avida gestione del profitto nel groviglio di un sistema iniquo, allo sterminio del paesaggio si è accompagnato anche lo sterminio della dignità, vanificando i valori etici e rendendo la semplicità come qualcosa di difficile a farsi.
Perchè questa è la grave anomalìa che incombe su incoscienti manovalanze politiche che non spiegano e non chiariscono nulla, a cui il popolo distratto è obbligato a credere.
Premetto che la mia storia mi colloca col popolo della sinistra ed intendo la politica come una scienza che edifica la “polis”, regola lo stato sociale ed educa alla solidarietà con i suoi ordinamenti.
Non ho sfiducia, dunque, verso la politica... mi indignano, invece, i mestieranti della MALAPOLITICA e gli “accattoni” del VOTO DI FAVORE.
Perciò mi corre l’obbligo dover esternare una mia riflessione su questo momento elettorale in corso.

I VOTI DI FAVORE SONO L’ABORTO DELLA DEMOCRAZIA E LA MISTIFICAZIONE DEL DIRITTO!
Ritengo, infatti, che le elezioni dovrebbero essere sentite dai cittadini-elettori e dai cittadini-candidati come un importante coinvolgimento di valori essenziali e di partecipazione in una società nella quale ognuno possa sentirsi UOMO LIBERO TRA LIBERI ED UGUALI.
Un coinvolgimento di cui tutti debbano prenderne coscienza per valorizzare l’espressione del voto e non ridurlo, invece, a bottino elettorale per scellerati “VOTI DI FAVORE” consegnati all’amico od al parente.
In verità, come ebbi a scrivere in un precedente mio commento (ELEZIONI 2012-UNA OCCASIONE PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA A MISTERBIANCO), avevo previsto quale sarebbe stato l’excursus di questa campagna elettorale 2012 a Misterbianco.
Lo dimostra quel comizio di domenica scorsa 25 marzo in Piazza Mazzini, intriso di un disgustoso revanscismo dove vocazione di potere e tracotanza si materializzavano rozzamente nel (ri)candidato sindaco DI GUARDO con un ripetitivo copione limitato soltanto al pungente sarcasmo di un ridicolo show per procacciarsi l’attenzione spassosa degli illusi o dei distratti, di cui il suo “leaderismo” populista può facilmente circondarsi.
Questa non è politica della città, è solo barbarie culturale.
E’ l’immagine camuffata da “SINDACO PER PASSIONE” legato alle sue poltrone.
Abiurando il proprio connotato pidiessino, costui si trasforma in campione dello SLALOM POLITICO che strizza a chiunque l’occhio contro ogni logica e decenza per tenersi il sedere al calduccio, e tiene aperta ogni possibile via a destra, a centro, a sinistra, sponsorizzandosi infine nel qualunquismo plaudente di quelle liste civiche allettate solo dal profitto di nomina al Consiglio Comunale.
Sicuramente ai distratti plaudenti dell’ilarità del teatrino sono sfuggite alcune evidenze, ma quella sera sul palco comiziale assieme al “Sindaco per passione” si intuivano già aliene presenze nonchè il malcelato odore di arcane complicità e patteggiamenti, per cui questo Sindaco passionale PROBABILMENTE CE LO POTREMMO RITROVARE PERSINO SINDACO DI UN CENTRO-DESTRA progettato a sua misura con la regìa occulta dei fedelissimi di quel “don RAFFAELE”, col quale Di Guardo(presunto ex PD) ama riprodursi giocando con accordi d’azzardo da politicante senza etica.
Raffigura il prodotto della decomposizione politica in atto nella società misterbianchese, caduta nella pigrizia intellettuale, in un inconscio annullamento incapace di attrezzare nuovi soggetti giovani emergenti.
Soprattutto non aiuta la ricerca del cambiamento nè incentiva i giovani all’autogoverno locale, ma è la sindrome di quella sua anemìa politica, i cui effetti dirompenti non fanno onore alla cultura di Misterbianco e alla reale democrazia.

Misterbianco ha bisogno di una avanguardia giovane, ma di QUELLI che si sono formati nel dibattito sociale e politico del paese e che nella loro militanza politica hanno dimostrato di essere una risorsa da farne diventare un “BENE COMUNE”.
Oggi, invece, si assiste ad una corsa sfrenata all’incarico di consigliere, in maggior parte rampolli o avventurieri a caccia del “bengòdi”, che hanno rappresentato o rappresentano la collezione dei nuovi modelli di candidati al “CASTING” del politicantismo: rospi e ranocchi che saltellano a destra e a manca da un pantano all’altro, in “liste civiche” dell’opportunismo ammantate di ambigui simboli.
Taluni sono consiglieri uscenti “indipendentizzati” in attesa del migliore offerente, altri sono figuri ingaggiati per meriti migratori o per transumanze ideologiche.
E a questi si aggiungono le “nuove leve” del tornacontismo.
Tutti in fila, espropriati della propria identità dietro il loro “capoposto”.
Un mercato della “DEMOCRAZIA DEI FURBETTI”, dove tutto si può vendere o comprare senza alcun vincolo etico e con l’imbonimento capzioso.
Nella nostra Misterbianco gli esempi sono così ricorrenti che possiamo toccarli con mano.
Fingere di non vedere e chiudere gli occhi sarebbe il suicidio collettivo della democrazia.
Per riconoscerli basta raccogliere i SANTINI dello spreco che a dismisura spargono ad ogni appuntamento elettorale o fissare i loro “incollati” faccioni in GIGANTOGRAFIE o MANIFESTI, dove simili a làpidi vi parcheggiano anche i loro babelici slogans.
E’ un pullulare di “MAGGIORDOMI” e NOVELLI ASPIRANTI nella Fiera di questo mercato elettorale che, visti i prodotti dell’offerta, danno un senso di nausea e sdegno.
Una campagna promozionale intrisa di sgradevoli espedienti e di farsa carnevalesca, che rivelano il grave deterioramento culturale nel modo di intendere la democrazia ed i compiti di rappresentanti del popolo eletti a pubbliche funzioni.
Ma dinanzi allo scempio che uscirà dal risultato mi vagheggia in mente una proposta (certamente irrealizzabile perchè non suffragata dalle norme di Legge), ma voglio lo stesso concedermi la stravaganza di esprimerla, confortato dalla convinzione che SE L’UTOPIA E’ IL MOTORE DELLA STORIA, ADESSO ABBIAMO PIU’ BISOGNO DI ESSA PER SPERIMENTARE NUOVE IDEE ALLA NOSTRA DEMOCRAZIA COLLETTIVA.

E SE IN FUTURO POTESSIMO SCEGLIERE A SORTEGGIO LA CLASSE DIRIGENTE DEL COMUNE ?
Piuttosto che subìre la decadenza culturale e morale della democrazia, sarebbe auspicabile che i nominabili al Consiglio venissero designati a scadenza “per sorteggio” tra i cittadini delle liste proposte dalle rispettive organizzazioni politiche, che, nonostante i difetti, dovrebbero diventare i laboratori che servono a costruire non solo le idee ma anche a selezionare la valenza di una classe dirigente. Dal consesso dei consiglieri nominati, verrebbero eletti il Presidente, il quale assumerebbe il ruolo che riveste l’attuale carica di Sindaco, e i componenti di Giunta su proposta dello stesso Presidente.
Dunque, se in un prossimo futuro al voto popolare (limitatamente alle elezioni dei Consigli Comunali) per scegliere i candidati si potesse sostituire il sorteggio, senza dubbio sarebbe una democrazia più reale in confronto all’ignobile teatrino dell’assedio alle libertà di coscienza da parte di CHI IN STRADA E NEI QUARTIERI ESIGE i “VOTI DI FAVORE”.
Può sembrare una provocazione la mia proposta (e forse lo è), ma le mie ragioni sorgono da due evidenti constatazioni che:

-col VOTO PLEBISCITARIO le elezioni favoriscono sempre i manipolatori, i furbetti o i più ricchi che possono permettersi di “SPETTACOLARIZZARE” la propria candidatura per autolegittimarsi la nomina con il SENSAZIONALE.

-col SORTEGGIO, invece, possono appiattirsi almeno le differenze personali, riequilibrando nei cittadini quelle disuguaglianze sociali e stimolando nei Partiti il miglioramento delle loro rappresentanze consiliari ai processi decisionali del nostro Comune.
E comunque eviteremmo questa santimònia di candidati improvvisati e reclutati in “LISTE CIVICHE ETEROGENEE” per strategie di opportunità elettorale nell’ignobile farsa dell’irrazionalità di una oscena democrazia di ciarlatani, disponibili a qualsiasi matrimonio di interessi sulla pelle dei cittadini.
Sarebbe, inoltre, per L’Ente Comunale un consistente risparmio economico oltre che una palestra nella quale i cittadini possano esercitarsi, confrontarsi e forgiarsi nelle competenze alla gestione della cosa pubblica in un governo di tutti.

Per Aristotele la democrazia era “governare ed essere governati a turno”.
Da lui ci separano quasi 2.500 anni, ma vale ancora il suo pensiero: L’ELEZIONE E’ TIPICA DELLE ARISTOCRAZIE... IL SORTEGGIO E’ IL VALORE DELLE DEMOCRAZIE.
L’idea non sarebbe errata. Se fosse applicabile aiuterebbe gli ENTI LOCALI a trasformarsi in fucina di formazione culturale e specchio della società territoriale, elementi essenziali per esportare poi al PARLAMENTO quella tendenza a trasformare la politica parlamentare in specchio reale dell’intera Nazione.
Ma nel frattempo NON POSSIAMO PERMETTERCI CHE IL VOTO DEL 6-7 MAGGIO DIVENTI “UN VOTO DI FAVORE” all’amico od al parente, MA SIA UN VOTO CHE RESTITUISCA LA RAPPRESENTANZA AL SUO AUTENTICO VALORE DEMOCRATICO.
E tra le liste in campo CREDO nel valore di quelle liste che sostengono il candidato Sindaco MASSIMO LA PIANA per restituire al nostro paese la propria identità sociale e per attrezzarla di una nuova squadra di governo locale.
SOSTENIAMOLO-SOSTENIAMOLO-SOSTENIAMOLO!!!
Addì, 10 Aprile 2012
( Enzo ARENA )
ELEZIONI 2012-UNA OCCASIONE PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA A MISTERBIANCO
(di Enzo Arena)- Marzo 2012

Avverto una sensazione che mi fa credere che, cavalcando il disimpegno politico della gente, i protagonisti delle prossime elezioni comunali tendano a trasformare il momento della campagna elettorale di Misterbianco in una carnevalata di Maggio, perchè essa si muove senza una vera identità politica e molto spesso con una ostentata incoerenza sotto lo stesso simbolo.
Il proliferare di liste sembrerebbe il sintomo auspicabile di partecipazione alla soluzione dei problemi sociali, se però non si scoprisse subito la loro somiglianza a vere fabbriche del consenso, il più delle volte riciclate in patronati e sigle assistenziali, dove il “leaderismo” può facilmente costruire il proprio baraccone elettorale.
Ma pensare di sostituire al Partito le liste civiche è il fenomeno di quella tendenza a delegittimare la politica per trarne poteri personali e per soddisfare insane passioni utilizzando allo scopo l’offerta dell’obolo agli utili allocchi del politicantismo locale, chiamati con illusive liste mascherate e senza una discussione approfondita e dialogica che metta al centro della scena la vera democrazia.
Una tendenza di cui i “notabili” locali ne rappresentano l’incarnazione che appanna il sorgere di una nuova classe dirigente al Comune, perchè patti e maggioranze si decidono nei salotti degli affaristi della politica e attraverso un gran pasticcio di liste e simboli, malamente mescolati in un brodo sgradevole di espedienti per frodare lo spirito della reale democrazia.
Sono i serbatoi in cui vengono riversati gli illusi, addomesticati nelle coscienze con la “LOTTERIA DELLE ELEZIONI”, alla mercè dell’ultimo giannìzzero di turno.
Si bara, infatti, sulle candidature a sindaco e sulle supercoalizioni; si bara sulle tantissime liste che si stanno preparando a concorrere ai posti di sindaco, di assessori e di consiglieri, con metodi di reclutamento e di ingaggio che collocano i cittadini subalterni a chi decide per loro e senza di loro.
Il tutto condito con l’imbonimento demagogico di politicanti nostrani, che costituiscono quel deterioramento culturale e politico in un paese che mi ostino a definire “senza società”.

In una democrazia sono solo i partiti a dover costruire non solo le idee ma anche a selezionare la classe dirigente che dovrà governare l’Ente locale, non certo il raffazzonamento di soggetti improvvisati e reclutati per strategie di opportunità elettorale.
In tal senso restano essenziali, dunque, le strutture partitiche che, nonostante i difetti, rappresentano pur sempre gli strumenti attraverso i quali si sviluppa e si aggrega il consenso sociale ai processi decisionali.
Infatti, è all’interno dei partiti che possono appiattirsi le differenze personali, riequilibrando nell’attivismo politico dei cittadini quelle disuguaglianze culturali e sociali che consentono loro di poter svolgere funzioni dirigenziali in cariche elettive, oggi destinate solo alle furbizie di demagoghi che si autoproclamano per autoreferenze.
Purtroppo la politica oggi sta vivendo un periodo di decadenza morale.
Questo va ricondotto al fatto che fanno presa sempre meno quei motivi ideali che in passato stimolavano la coerenza politica, dove le idee di giustizia e di uguaglianza si traducevano soprattutto tra i partiti di derivazione marxista in impegno volontario e spirito pubblico per tutti i dirigenti e gli eletti senza nulla pretendere, e costituivano sicuramente un freno al dilagare del malcostume.

QUALE CLASSE DIRIGENTE HANNO PRODOTTO IN QUESTI ANNI LE LISTE CIVICHE DELLO "SPONSOR" DI GUARDO O QUELLE CONFEZIONATE DALL'ALTRA SPONDA DI CENTRO-DESTRA ??...
In maggior parte opportunisti o transfughi mercenari che sono passati ai migliori offerenti da un cantone all'altro.

COME SARA' LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE CHE USCIRA' DA QUESTE ELEZIONI COMUNALI DEL MAGGIO PROSSIMO ??...
Sicuramente una variegata truppa in cerca di imprimatur, una fiera delle vanità incompetenti che, sull’onda dell’antipolitica, fa mercimonio delle confuse idee di opportunismo dalle mille forme.

Intanto si è già aperta la fase di cattura dell’elettore-cliente con lo sfolgorìo di immaginette a guisa di “santini”; ed in questa santimònia di candidati prevalgono certamente gli intrighi del comparaggio politico nell’ignobile farsa di una oscena democrazia in un paese senza più società.
E si ricomincia col gioco dei quattro cantoni.
Ci si chiede, dunque, perchè votare e per chi votare.
Verrebbe voglia di non recarsi a votare o invalidare la scheda, ma poi si vota e si cede alla lusinga dell’amico o del parente.
Alla fine il voto sancirà i vincitori, il cui risultato sarà determinato dalle recondite strategie, dai giochi di potere, dai condizionamenti ed infine dallo scempio culturale dilagante.
E la democrazia viene ancora una volta sacrificata sull’altare del compromesso, del vantaggio personale e della propria irrazionalità.

Adesso, infatti, dopo la deludente sindacatura di Ninella CARUSO e la continua mutazione genetica di nominati in Giunta, il centro-destra tenta di riproporre la tortuosa strategia, camuffata da 7 combriccole (le 7 liste gregarie) di coloro che hanno scelto l’infelice convenienza di farne parte e che rappresentano la “sotterranea metropolitana politica” (tenuta a battesimo Domenica 11 Marzo), nei cui meandri si compie il banchetto nuziale infarcito di MPA e PDL .

Al tempo stesso si aggiungono le ambigue dichiarazioni di un DI GUARDO (ex PSI ed ora presunto ex PD in corsa filoLombardiana) che, invece di aderire ad una possibile coesione delle forze di sinistra, si trasforma in politicante avventuriero e senza etica, scegliendo di andare controcorrente con la prospettiva di una frattura a sinistra che potrebbe incidere negativamente sull’esito di queste prossime elezioni comunali.
Costui, infatti, dopo aver esercitato una dannosa egemonia sul PD locale, adesso con la tracotanza delle sue scelte unilaterali ed abiurando il proprio connotato politico si sponsorizza in un gran pasticcio di simboli, sigle e liste di manovalanze del politicantismo locale, di cui il suo “leaderismo” populista può facilmente circondarsi.

OCCORRE, DUNQUE, SCONGIURARE IL RIPETERSI DI QUEL RISULTATO DEL 2002 E RESPINGERE I TENTATIVI DI CHI TRAMA INCAUTAMENTE QUESTA EVENIENZA.
Misterbianco non ha bisogno di liste mascherate o di nuove sigle, ma di uomini nuovi.
E’ necessario, perciò, chiamare a raccolta tutto il popolo di sinistra ed invocare il contributo di quanti vogliono collaborare per la rinascita della vera sinistra a Misterbianco, evitando di concorrere in ordine sparso all’appuntamento elettorale e facendo confluire i voti sul candidato sindaco che saprà rappresentare l’unica novità positiva che coinvolge la cultura di sinistra in una situazione politicamente ed intellettualmente praticabile per una impresa che escluda sin dalla formazione della Giunta i compromessi e le consorterie sulla pelle dei cittadini.
E’ questa la Sinistra che si vuole far rinascere a Misterbianco per iniziare una esperienza nuova nel modo serio di governare un Comune e di recuperare il perduto linguaggio della vera politica, che dovrebbe tradursi nel controllo pubblico dei servizi di interesse collettivo e nella realizzazione del lavoro per i nostri giovani.
Ma per realizzare tale progetto è necessario incentivare quelle risorse giovanili impegnate nelle aggregazioni di Sinistra a Misterbianco e nelle sue Frazioni, unificando i loro intendimenti e le ricchezze della loro dialettica in una nuova classe dirigente nella quale ogni cittadino possa veramente credere ed identificarsi.
E, fra i tre nominati a candidato Sindaco, credo che la scelta emergente debba risultare quella del giovane MASSIMO LA PIANA, dirigente della locale sezione PD e più volte eletto in consiglio comunale.
Pare certo che a sostenere la sua candidatura concorreranno anche “Sinistra Ecologia Libertà” “Federazione della Sinistra” “Italia dei Valori”, i cui simboli figureranno in una lista nominata “Misterbianco bene comune”.
FACCIAMO DI LUI E DI QUELLI CHE LO AFFIANCHERANNO LA NUOVA AVANGUARDIA POLITICA DELLA SOCIETA’ MISTERBIANCHESE.
Ma un appello va anche agli indecisi, a coloro ai quali i nomi in lizza non risulterebbero di loro gradimento; in tal caso, piuttosto che sprecare un voto di favore su liste-civetta, sarebbe più incisivo potenziarne la giusta valenza, perchè il voto è anche un diritto di esprimere la propria indignazione. E disegnare con coscienza questa indignazione sulla scheda sarebbe il debutto di un voto che conta.

Non ci resta, dunque, che aspettare la nuova alba dell’8 Maggio.
Se quella mattina sarà bella ed il sole splenderà su Misterbianco, sicuramente ce l’avremo fatta.
Diversamente avremo perso la grande occasione e significherà che hanno vinto ancora una volta i complici di “Barabba” per aver gridato più forte.
Addì, 16 Marzo 2012
ENZO ARENA
SCONGIURARE NEL 2012 IL RIPETERSI DI QUEL FINALE INATTESO DELLE COMUNALI 2002 di MISTERBIANCO
(di Enzo Arena)- Agosto 2011

Si avvicina la scadenza del mandato Sindacale di Ninella Caruso, ed appare opportuno dibattere sulle probabili candidature alla guida del Comune, ma sino ad oggi il primo annuncio ufficiale è stato dato dal PD, il quale indica due primi nominativi in Massimo La Piana e Nino Di Guardo alle primarie che saranno indette questo autunno dalla locale Sezione di partito.
L’annuncio, però, è subito smentito da Nino Di Guardo, il quale dal sito di MisterbiancoCom respinge la partecipazione alle primarie del suo partito, arrogandosi il diritto di autoricandidarsi per un atto d’amore verso il suo paese e verso i suoi concittadini che lo sostengono.
Del resto, non è la prima volta. Lo fece già alla sua prima candidatura a Sindaco del 1993.
“OGNI UOMO HA LA SUA STORIA” afferma ora Nino Di Guardo nelle sue dichiarazioni.

Mi sento, dunque, stimolato a replicare alle sue affermazioni, perché lontani dalle circostanze che videro nel 1979 l’adesione del Di Guardo al PCI, quelle storie potrebbero apparire incomprensibili o, ancora peggio, essere fraintese da chi non ha una testimonianza diretta di quel periodo o da chi l’avesse vissuto distrattamente.
Ed allora cercherò di sintetizzarne il percorso se avrete la pazienza di seguirne la lettura.
Nel 1975 l’avanzata comunista in Italia aveva fatto guardare al PCI come l’unico possibile strumento della svolta dopo tanti anni di dominio e di malgoverno nazionale democristiano appoggiato dal PSI, il partito di cui Di Guardo a Misterbianco ne rappresentava allora la bandiera.
Nel 1977 il PCI attuava l’appoggio esterno al governo monocolore DC e nel 1978 si accingeva ad entrare nella maggioranza politica del terzo governo Andreotti.
Questa formula non dava risposta agli interrogativi del Paese né alle domande dei nuovi movimenti nati dal ’68, e annebbiava i grandi obiettivi di cambiamento della società italiana. Invece, quella che era stata la politica della vecchia DC, ora produceva gli effetti dirompenti del trasformismo anche all’interno del PCI dove a parecchi già iniziava a piacere di assomigliare ai personaggi democristiani, giocando su accordi d’azzardo per la vocazione di potere e divenendo l’esatto prodotto della decomposizione politica in atto.
Fu il periodo nel quale molti dirigenti e militanti (tra i quali anch’io) presero le distanze dal revisionismo del PCI o si allontanarono per collocarsi in nascenti formazioni più autenticamente comuniste.
Ma è soprattutto il periodo conveniente per il trapasso del Di Guardo dal PSI al PCI.
E i risultati apparvero subito chiari anche a Misterbianco, perché nel Palazzo Comunale negli anni ’80 si parlava già “in gergo democristiano”, Di Guardo aderiva e si riciclava nel PCI con lo stesso linguaggio della DC e ne recitava lo stesso copione: insomma si aveva la stessa impostazione mentale sotto la diversità dei simboli.
Qualcuno dirà che era mutata la politica. Rispondo che è mutata perché sono state uccise le ideologie dei partiti e, dinanzi al dilagare di questo assassinio collettivo ed al disorientamento ideale, hanno trovato prosperità le transumanze d’opportunismo, gli arrivisti e le strizzatine d’occhio, cavalcando sul disimpegno politico della gente, che è diventata facile preda della demagogia populista a cui si è docilmente adeguata con l’involuzione progressiva della partecipazione.
Intanto all’amministrazione del nostro Comune si alternavano Giunte di variegata estrazione politica e nella sezione PCI si avvicendavano le segreterie politiche scaturite dai congressi, sino all’adesione di Di Guardo che, proveniente dal PSI e da esperienze di alleanze di governo locale prima col PCI e poi con la DC, avrebbe assunto in seguito un ruolo di dirigenza nel PCI, divenuto nel frattempo PDS.
Ma non si pensi che quella situazione fosse soltanto un fatto sporadico o provinciale dell’ambito localistico a noi più contiguo.
Era piuttosto la conseguenza naturale ed il riflesso di quello che già avveniva nel complesso nazionale.

Fatta questa premessa per caratterizzare un decennio di storia degli anni ‘80, vengo al controverso esito delle elezioni amministrative 2002 a Misterbianco.
Gli episodi più significativi risalgono invece al decennio degli anni ’90, e precisamente cominciano dopo l’assassinio del segretario della locale sezione DC Paolo Arena (1991) e durante il successivo commissariamento del Comune per infiltrazione mafiosa, allorquando nel dicembre ’92 io volli indirizzare una nota polemica al quotidiano “La Sicilia” del 12/12/1992 (che mi dedicò mezza pagina di giornale), nella quale esprimevo il sospetto di un tentativo di ritorno di quella “razza padrona” spodestata per collusione mafiosa e sollecitavo un dibattito sociale nel paese, che, isolando i rovinosi fantasmi del disciolto consiglio, preparasse il nuovo quadro dirigente per recuperare il clima della democrazia, della partecipazione e della trasparenza.
L’anno appresso, infatti, si sarebbero dovute svolgere le elezioni amministrative per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale.
Supponevo che il gruppo dirigente pro tempore della sezione locale del PCI, divenuto PDS, dovesse continuare a conservare quella responsabilità morale di costruire nel territorio un tessuto politico vitale per la democrazia e, di conseguenza, trasformare l’organismo comunale in uno strumento di iniziative e di lotta che non limitasse il suo potere alla semplice erogazione di servizi di ordinaria amministrazione.
In tale strategia le campagne elettorali avrebbero dovuto rappresentare l’occasione per dibattere i temi reali del paese, di cui il cittadino doveva sentirsi soggetto partecipante e non semplicemente un delegante amministrato.
Su questo aspetto, dunque, ritenevo assurda l’adattabilità della locale sezione PDS, che, dopo un lungo immobilismo politico ed in posizione di passività, limitava invece il suo ruolo soltanto nella ricerca del consenso elettorale al dirigente di turno Di Guardo.
Fu questa incauta operazione che degenerò “politicamente” ogni possibilità di riorganizzare e dirigere gli aneliti della sinistra a Misterbianco, caduta in un inconscio annullamento ed incapace di attrezzare nuovi soggetti politici emergenti.

Allora, da “solitario” uomo comunista al di fuori dei partiti e senza alcuna vocazione elettiva, mi sono sentito obbligato a dare una mia personale “valutazione politica”, prima in occasione delle elezioni comunali di Misterbianco del 1993 e poi ancora alle successive comunali del 1997, rilevando qualcosa che stava mutando non tanto alla direzione del Comune quanto nel quadro dirigente del PDS (diventerà DS l’anno successivo), il quale si avviava inesorabilmente a diventare con Nino Di Guardo una forza non più di attacco ma una bottega in cui inaridiva la dialettica facendo prevalere ambizioni di potere senza una vera identità politica.
Poi la caparbietà e la magnificazione del suo potere municipale ha fatto trascurare tutto questo a Misterbianco e, soprattutto nelle frazioni, sottovalutando ogni messaggio politico ed ogni apporto dialettico che qualcuno, con senso di responsabilità e di lealtà, osava suggerire al protagonismo del nuovo “ceto” politico locale.
Infatti, piuttosto che puntare sul protagonismo personale dell’uomo, consideravo più proficuo ed incisivo per il tessuto sociale che le capacità dell’uomo Di Guardo puntassero a prediligere l’azione politica sul confronto tra due linee, tra due concezioni politiche, quella della destra e quella della sinistra, perché sono ancora convinto che nessun problema della realtà nazionale, da quelli dello Stato a quelli della vita quotidiana di un Comune, può essere superato senza un dibattito culturale che, partendo dalla politica dell’autogoverno locale, investa progressivamente la Regione e lo Stato per trasformarsi in positivo.
Ed invece i discorsi del dibattito politico, imperniati soltanto ad un pungente sarcasmo tra contendenti e conformati poi nel confronto elettorale ad un irridente teatrino di pupi per procacciarsi l’attenzione spassosa della piazza, non mi trovavano d’accordo, non facevano onore alla cultura della sinistra, soprattutto non aiutavano la crescita dei giovani all’autogoverno locale, ma erano la sindrome di quella anemìa politica che avevo presagito e che avrebbe determinato, alla fine, la sconfitta elettorale del 2002.
Di Guardo, dunque, continuare a sostenere nel suo libro “Sindaco per passione” altre argomentazioni futili come determinanti della sconfitta significa perseverare in quella miopìa politica e depistare la capacità della giusta diagnosi.
Certamente la congiura di ambienti esterni, coadiuvati dal voltagabbana di alcuni noti personaggi locali, ora in altri movimenti ricolorati e gallonati per l’occasione, ha fatto anche la sua parte.
Però il male segreto della disfatta, oltre che dal trasformismo di alcuni e dalle varie liste DS raffazzonate senza una adesione etica, deriva soprattutto dall’incapacità della sinistra misterbianchese ad elaborare anzitempo, in previsione delle elezioni, un manifesto politico e culturale incisivo, di cui ho voluto già precisare il senso ed i contenuti principali, senza il quale non solo si è resa asfittica la ragione stessa della politica ma ha prodotto anche disorientamento sociale, facendo prevalere i razziatori di voti, il reclutamento clientelare ed il patteggiamento in un paese obbligato a crescere senza società, nella quale ha potuto trarre facile alimento la brigata delle subdole alleanze che hanno sostenuto l’attuale sindaco Ninella Caruso. Questi sono i fatti.
Ho esposto quel che fu il mio dissenso di allora, cioè un dissenso che fu e rimane soltanto l’allarme di “miopìa politica” lanciato a quel dirigente “politico” Di Guardo, non certamente un anatèma contro l’umana velleità di chi volesse dedicarsi al ruolo di “Sindaco per passione”.
Ora sono convinto che i molti che allora lo hanno votato sindaco sicuramente anche alle prossime amministrative del 2012 crederanno opportuno ripetere quella loro scelta.
Non ho, infatti, mai negato né certamente negherò al Di Guardo la costanza del suo impegno “amministrativo” nel restituire vivibilità all’agglomerato urbano e alle sue frazioni, al punto che la sua “operosità amministrativa”, raffrontata all’inerzia dell’attuale inquilina del Comune, ha suscitato in me come in moltissimi altri il legittimo dubbio che qualcosa non abbia funzionato alla macchina elettorale del 2002, allorquando non fu confermata la continuità amministrativa a Stefano Santagati, facendo emergere invece un successo inaspettato della sindacatura Caruso.

In verità alla Sinistra fu ingeneroso quel risultato amministrativo del 26 maggio 2002, ma non convincono gli argomenti a cui ricorre Di Guardo nel suo libro per motivarne la sconfitta e ritrovo, dunque, mia alleata la perplessità dichiarata dal prof. Giarrizzo nella postfazione del libro, rafforzando in me la convinzione che quel mio grido d’allarme, non recepito, avesse davvero presagito la realtà di quel che sarebbe accaduto.
“Il consenso elettorale, finita la stagione delle speranze, si degrada al tradizionale clientelismo” afferma il prof. Giarrizzo nella sua postfazione sul libro di Di Guardo
“Nella vita ogni ‘mpidimentu é giuvamentu” e “non sempre i mali vengono per nuocere” conclude Di Guardo nel suo libro-racconto.
A queste verità io aggiungo la mia opinione che molto dipende da quello che nel paese reale si semina:
“SE SI SEMINA VENTO, SI RACCOGLIE VENTO”.
A Misterbianco e soprattutto nelle frazioni non è stata data quell’attenzione politica che potesse coinvolgere le sue popolazioni in una adesione che si traducesse poi principalmente in una scelta di cultura della sinistra e di presa di coscienza per contrapporsi ai falsi obiettivi di lotta, perché quando manca l’educazione politica viene meno la consapevolezza, senza la quale vengono escluse la verità e la ragione, e si resta prigionieri dell’intrigo e del baratto.
E, traendo spunto dalla saggezza di quelle tre espressioni anzidette, vorrei concludere suggerendo al Di Guardo di volerne prendere giovamento per le ostentate “passioni” talvolta assai intemperanti.
Ritengo di aver esposto il mio pensiero senza alcuna velleità personale e con tutta l’onestà dei miei intendimenti, mirando soltanto a soddisfare il legittimo stupore di chi ha corta memoria per non comprendere il possibile ripetersi di QUEL FINALE INGENEROSO DELLE AMMINISTRATIVE 2002 DI MISTERBIANCO o di quanti restano stupefatti per le recenti dichiarazioni dell’ultimo Di Guardo “lombardiano”, ma soprattutto per esercitare la memoria storica di circostanze omesse dall’autore nella stesura del suo libro, spero per sua mera sbadataggine.
Bisogna ora scongiurare il ripetersi di questo rischio.

Ma la verità è che questa sinistra sembra non essere più la sinistra che vogliamo
Occorre sconfessare, perciò, quelle ambiguità di un sedicente “Sindaco per passione” che ha subìto la vittoria della cultura neo-liberista ed invece di andare controcorrente si lascia trascinare sino a finire nel grembo del potere egemonico, trasformandosi in politicante avventuriero che, barando senza etica e con metodi da fellone, teorizza patti e maggioranze sulla pelle dei cittadini.
Nella Sezione PD di Misterbianco probabilmente sta ora emergendo una generazione giovane che tende ad iniziare una nuova esperienza nel modo serio di governare un Comune e di tentare di recuperare il perduto linguaggio della vera politica, che dovrebbe tradursi nel controllo pubblico dei servizi di interesse collettivo e nella realizzazione del lavoro per i nostri giovani.
Infatti la novità è data dalla candidatura alle primarie del giovane La Piana, consigliere e capogruppo del PD in Consiglio Comunale dove, coerentemente al ruolo che riveste, ha rappresentato in questi anni la voce preminente che più ha incalzato Sindaco e Giunta Comunale, facendo giungere all’opinione pubblica anche la conoscenza di operazioni amministrative, di cui la cittadinanza ha avuto occasione di percepire a cose fatte.

Intanto, voci attendibili di responsabili (per lo più quelli che si riconoscevano in Sinistra Arcobaleno), sono riuniti per elaborare bozze di programma per la formazione di una lista civica ed indicare una candidatura credibile per un modo nuovo di amministrare il Comune o quanto meno per essere rappresentati in consiglio comunale.
Ritengo, però, dannoso e dispersivo per le forze di sinistra concorrere in ordine sparso all’appuntamento elettorale, per cui sarebbe opportuno che nel frattempo venissero rimosse alcune pregiudiziali che frenano la possibilità di una eventuale coalizione di questa Lista Civica col PD nelle primarie d’autunno, siglando un patto teso a restituire la partecipazione e la trasparenza a tutte le genti del territorio di Misterbianco.
Ma per realizzare tale progetto occorre una nuova classe politica giovane che sappia promuovere la crescita sociale ed UTILIZZARE QUELLA MISCELA DI RISORSE UMANE DI CUI E' COSTITUITA LA SOCIETA' CIVILE DI MISTERBIANCO/Centro CON LE FRAZIONI, laddove sta emergendo un cantiere politico che vede nella persona di Seby Finocchiaro un altro giovane intellettuale impegnato a riportare la politica a questione morale.
Attenzionare, dunque, questo patto tra PD (con Massimo La Piana), con risorse di uomini liberi come il nostro concittadino giornalista Alfio Sciacca, con galantuomini della sinistra come Paolo Conti, Mario Iraci ed altri, con la nascente Lista Civica ( Seby Finocchiaro, Anna Bonforte, Vito Fichera, etc.), con tutti i volontari della politica che vogliono costruire il nuovo manifesto politico, significherebbe PARTORIRE PER LE PROSSIME ELEZIONI L’UNICA NOVITA’ POSITIVA che coinvolge la cultura di sinistra in una situazione politicamente ed intellettualmente praticabile per una comune impresa che ESCLUDA SIN DALLA FORMAZIONE DELLA GIUNTA I COMPROMESSI E LE CONSORTERIE sulla pelle dei cittadini.

A Misterbianco le personalità ci sono ed il loro impegno è indispensabile. Facciamone di loro “la nuova avanguardia politica” della società misterbianchese.
Questi sono i soli movimenti seri sinora registrati a Misterbianco .

Ma pullulano anche altri fermenti e iniziative, perché si sa che la campagna elettorale è il periodo in cui si raccolgono voti.
Sembrerebbero i sintomi auspicabili di una crescita politica e di partecipazione alla soluzione dei problemi sociali, se però non si riscoprisse subito la loro somiglianza a quelle fabbriche del consenso, il più delle volte riciclate in patronati e sigle assistenziali, dove il “leaderismo” può facilmente costruire il proprio baraccone elettorale.
Approfittando del vuoto politico, emergono, infatti, le mezze figure, praticoni dell’opportunismo, uomini per tutte le stagioni e per qualsiasi aggregazione, sicché il “voltagabbanismo” straripa così sotto gli occhi indifferenti dei cittadini.
Si è perso il senso della morale e dell’etica sociale: si va ora a destra, poi a sinistra, ieri progressisti, oggi reazionari, ma mai galantuomini.
Purtroppo di questa moda Misterbianco registra quotidianamente risultati da primato: un Consiglio Comunale dai connotati mutevoli, resi variabili dal gioco dei quattro cantoni, ed una Giunta in continua mutazione genetica di nominati in politica.
Risulta necessario, dunque, far emergere giovani leaders alla guida del Comune e che le nuove generazioni di Misterbianco evitino di restare ai margini della vita politica, unificando i loro intendimenti e le ricchezze della loro dialettica, restituendo la politica alle passioni di tutti i cittadini ed alla dignità degli obiettivi qualificanti per dare impulso ad una nuova stagione di rinata democrazia, in cui ogni cittadino possa credere ed identificarsi.
Non occorrono grandi programmi, occorre soltanto seminare idee per raccogliere idee in un progetto sociale di “volontariato politico”.
E’ questo l’obbligo morale che si richiede a tutti i candidati. Lo esige la cittadinanza di Misterbianco, centro di un imponente commercio e polo d'attrazione di "appetitosi" grossi interessi finanziari dove le contraddizioni sociali e il disordinato rapporto capitale/lavoro si rivelano in tutta la loro ambiguità e costituiscono effetto deprimente per la gioventù misterbianchese.
Se sapranno assolvere a questo compito avranno meritato la stima ed il sostegno dei cittadini onesti.

Addi, 10 Agosto 2011
Enzo ARENA
VOGLIAMO COME CANDIDATO SINDACO L'ONOREVOLE DI GUARDO..?
(Commento di Vito Fichera-Frazioni in Movimento)

Non so quale “plebiscito misterbianchese” abbia richiesto o pressato l'Onorevole Nino Di Guardo a candidarsi a sindaco alle prossime amministrative comunale. Di sicuro saranno stati in molti a consigliarlo, ma questo non giustifica il Deputato Regionale dall'essere stato legittimato dal suffragio cittadino, come lui afferma.
La candidatura può essere avanzata dal soggetto stesso (autocandidatura) oppure da altri: la cosiddetta nomination.
Le elezioni primarie servono a dare gambe e testa all’insieme, attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico, una coalizione, decidono chi sarà il candidato ad una carica pubblica. Tutto deve passare nel tritatutto del voto popolare, l'unica via che legittima la candidatura.
In verità siamo innanzi alle dichiarazioni di bottega, manca un programma di governo ed una coalizione, ed inoltre, le due candidature di area PD rischiano di tramutarsi in un suicidio politico di dimensioni epocali. Il PD è un partito in trincea, occorre trovare un candidato “super partes” che sparigli la debolezza del momento e che trascini tutti alle primarie di coalizione, onde evitare battitori liberi e desistenze poco chiare.
Nino Di Guardo è stato un ottimo sindaco per Misterbianco, ha saputo, in epoche diverse, interpretare i bisogni del paese, dando positive risposte ai suoi cittadini. Oggi le cose sono notevolmente cambiate e non può presentarsi con la stessa arroganza di Berlusconi, come “l'uomo della provvidenza”, il “ghe pensi mi”. Uno basta ed avanza...abbiamo oltremodo subito nelle politiche del governo queste similitudini.
La saggezza popolare delega al vecchio adagio "Chi si loda si sbroda" l'insegnamento, spesso rivolto ai bambini, teso a criticare e a ridimensionare tutti quei comportamenti improntati a presunzione e protervia. Ma si sa, i bambini crescono, sostituiscono ai calzoncini corti i doppiopetti blu, e spesso smettono di sognare e finiscono per diventare parlamentari.
E si sa anche che il passare degli anni non rende migliori i difetti: la tracotante sfacciataggine diviene allora arroganza...di padrone di palazzo a cui manca solo il balcone. Tutto al servizio di se stesso, e del suo ego smisurato, novello discrimine di una democrazia malata in un paese malato.
Per legittimare ogni mossa, “l'alta motivazione del gesto” si fa comunque ricorso, da sempre, a una dichiarazione d' intenti che finisce più o meno in questo modo: «Intendo governare nell'interesse di tutti, con l' appoggio di tutta la società civile».
La sua candidatura avrà l’effetto di ricompattare il centro destra, e qui mi viene un brivido alla schiena sapendo quale lodi ha tessuto nei confronti di Raffaele Lombardo. Vero populismo becero e paesano! È il trasformismo stile terzo millennio. Nessuno chiede la coerenza assoluta, talvolta risulterebbe ingenua ed anacronistica. Ma essere presi per dei sempliciotti, NO!
Tentare di capire le cause che hanno portato al decesso della classe politica misterbianchese e della democrazia è impresa ardua ma, esistono ancora speranze, poche ma esistono.
Noi stiamo lavorando per questa speranza. Un gruppo di cittadini Misterbianchesi si muove! Ma occorre un sussulto d’orgoglio, un grido di speranza che si levi dalla società.
(Vito FICHERA)
INDIGNATI PERCHE’?..PARLIAMONE!..
(di Enzo Arena)- Novembre 2011

Sono trascorse già due settimane da quella manifestazione del 15 Ottobre a Roma, ma il delirio del ministro Sacconi ritorna ancora a sventolare il risorgere del terrorismo nel tentativo strumentale di confondere le violenze, causate dai Black Bloc senza bandiera e senza idee, con le proteste di quel vasto movimento di popolo che nulla ha a che fare con gli “incendi” di Roma.
E’ il tentativo di alzare un polverone misto di allarmismo per oscurare il dibattito sui temi reali della protesta e per coprire l’assenza di politiche efficaci a fronteggiare la crisi finanziaria.
Anzichè aprire il dialogo tra le parti, il governo con provvedimenti provocatori “brucia” i diritti dei lavoratori spingendo il Paese verso la strategia della tensione e lo scontro di piazza.
Purtroppo di “incendiari” ce ne sono troppi nella maggioranza del governo Berlusconi, i quali invece di formulare considerazioni attive a favore del lavoro, tentano di gettare benzina sul fuoco per condizionare la critica ed il dissenso sociale che emerge dalla base del Paese contro le disuguaglianze sociali e contro la liberalizzazione dei licenziamenti.
Dovrebbe farci riflettere quello che è avvenuto il 15 ottobre a Roma.
Era l’indignazione della coscienza civile che non si rassegna a restare prigioniera di una casta protesa solo a perpetuare se stessa ed i suoi interessi. Ma i mass media hanno “spettacolarizzato” le scene di violenza degli sfasciavetrine ed i fuochi degli sfasciacarrozze, ignorando la discesa in campo di centinaia di migliaia di persone arrivate da tutte le contrade d’Italia per contestare “pacificamente” la globalizzazione capitalista e liberista, mentre la casta era intenta a sborniarsi ancora di privilegi attingendo sempre dalle già scarse risorse pubbliche.

Oggi l’indignazione vuole essere protagonista e, superando la logica delle delega, lancia la sfida al Parlamento dei corrotti per un nuovo modo di essere cittadini partecipanti e non semplicemente spettatori salassati e male amministrati.
Paghiamo debiti privati, mascherati da debito “pubblico”, quel debito che oggi viene definito ''sovrano'' per addossarne le spese al popolo.
E’ giusto, dunque, indignarsi e non volere più sottostare alle politiche speculative del capitalismo.
In un momento di grave situazione finanziaria devastante non si può lasciare la politica nelle mani dei banchieri, ma spetta al premier parlar chiaro e dare convincenti risposte alla sfida contro la crisi, invece di tirare a far campare un governo privo di credibilità.
Perciò illuminare tutto quanto di nuovo si sta muovendo nella società è un imperativo che il Parlamento dovrebbe attenzionare seriamente.
Il popolo “sovrano“, tante volte usato a sproposito dal nostro premier Berlusconi, ha bisogno di sapere se c’è qualcuno che lo governa, perchè in democrazia è impensabile governare con la compravendita di deputati, nè con le centinaia di voltagabbana, mentre il Paese viene consegnato impotente all’attacco della speculazione internazionale col rischio di finire in bancarotta come la Grecia.
Disse di scendere in politica da imprenditore che trasforma in oro tutto quello che tocca, promise di dare al Paese il miracolo economico, firmava nel salotto televisivo di Vespa il contratto con gli italiani, fonda l’Ordine dei credenti dove figurano i colonnelli post-fascisti, una combriccola di piduisti, un battaglione di avvocati e certe donnine in cerca d’imprimatur.
Ma dopo quasi 18 anni i risultati delle illusorie promesse sono davanti agli occhi di tutti: nella crisi planetaria i suoi miracoli non funzionano, riduce l’Italia prigioniera di una Lega invasata di primitivismo e di localismo secessionista, spende le sue abilità in frodi legislative intese ad ottenere l’impunità, manda a picco le finanze dello Stato mentre si dimena nelle serate postribolari d’Arcore, gioca le sue carte false nei loschi affari, e pratica una strana carità verso ruffiani, traviate, sgherri, malaffaristi, indagati e ricattatori. Siamo in balìa di un premier che ha trasformato la politica in una farsa che raggiunge il culmine nelle turpi gaffe di comportamento e nel suo patetico “priapismo”.
(Nella mitologia greca il dio Priapo, simbolo dell'esuberanza sessuale, dopo un banchetto, ubriacatosi, nella notte tentò di abusare della dea Estia, ma un asino gli ragliò contro svegliando la dea dormiente e gli altri dèi che lo costrinsero alla fuga).

Qui, in Italia, però, a Berlusconi gli asini gli ragliano a favore e lo votano pure.
Dalla farsa siamo ora alla catastrofe.
Ma ancora una volta c'è chi trama per oscurare il significato e il valore di una straordinaria giornata di lotta che mette a nudo la crisi del sistema capitalista.
Sarebbe, invece, un dovere etico di tutti i media, dalla stampa alla tv e alla rete internet, incalzare il governo, portare al grande pubblico le ragioni della protesta con la prospettiva di far crescere nei giovani la capacità di mettere in moto il motore di innovazione e di cambiamento, piuttosto che spostare i termini del dibattito sulla cronaca di incidenti provocatori di gruppi estranei al movimento pacifico degli indignati.
In questa ricerca di rinascita della società i giovani che manifestano e occupano le piazze in tutta Europa rivendicano il diritto" al reddito" e al "sapere".
Essi prendono di mira le Banche e la stessa BCE come la causa reale della crisi e della speculazione, e accusano i governi europei di adeguarsi a ricette anticrisi col rifinanziamento degli istituti di credito.
Si salvano le banche, si incettano i titoli di stato dei Paesi in difficoltà e si fa di tutto per tornare a far crescere l'indice borsistico.
Però, le condizioni di vita vanno sempre più peggiorando: le tasse aumentano, i giovani non trovano lavoro (e quando lo trovano è lavoro precario), aumenta la povertà, le sperequazioni sono pronunciate e con la prospettiva di ulteriori aggravamenti che potrebbero diventare esplosivi.
Il nostro Paese ha bisogno di crescita economica reale, di fabbriche che producono e assumono, di lavoro tutelato e non di indici borsistici che salgono.
Col fondo salva-Stati, invece di sostenere il lavoro, si sostiene la Finanza privata. Si garantisce la ricchezza di pochi piuttosto che il benessere di molti.
Sono soldi che vengono sottratti dai bilanci dei singoli Stati. Non sono creati dal nulla, sono fondi presi ad altri capitoli di spesa, come quelli per i trasporti, per la sanità, per l'istruzione e al sostegno delle politiche sociali.
Un paradossale gioco in cui gli interessi generali vengono sacrificati agli interessi dei capitalisti finanziari,
le cui conseguenze ricadono sul popolo in termini di disoccupazione e di salario, di ingiustizia fiscale e di costo dei servizi, di perdita di potere d'acquisto e di corruzioni, e soprattutto di marcate evasioni fiscali.
E tutto questo perchè non si vuole intervenire sulle cause reali, ma si continua a gridare al pericolo salvando gli speculatori e gli scienziati della truffa.
La speculazione non è opera del destino. Essa nasce dalla convinzione che pochi possano galleggiare sulla povertà di molti.
Si sa già chi sono. E sono rintracciabili in ogni Paese.
Sono diventati ricchi trafficando con intrighi finanziari che, lungi dal produrre benefici economici, hanno contribuito a gettarci in una crisi devastante per la vita dei popoli.
Beneficiano anche di scappatoie fiscali, grazie alle quali per i loro redditi multimilionari pagano in tasse meno di un contribuente della classe media.
Così si spiegano le grandi mobilitazioni dei giovani, precari o frustrati da occupazioni non all’altezza del loro livello di qualificazione, negati anche della speranza di un futuro, abbandonati alla loro rabbia ed al malcontento.
Ed in questo momento drammatico, dunque, trovo incompleto il monito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando si precipita a sostenere le ricette BCE e le misure annunciate dal nostro Governo già in caduta di credibilità, affermando incautamente che chiunque governi ha il dovere di prendere subito decisioni “anche impopolari".
La sua dichiarazione non modifica certo la stima che nutro per le passioni del suo onorevole vissuto.
Però c’è da aggiungere che, prima di poter chiedere sacrifici ai lavoratori, ci vuole la capacità del Governo a colpire innanzitutto i privilegi di chi ha prodotto questa crisi. Ma la filosofia “imprenditoriale” del premier Berlusconi propone provocatorie misure per rilanciare la crescita: la pensione a 67 anni per uomini e donne, la libertà di licenziamento dal 2012 e la (s)vendita del patrimonio pubblico.
Sacrifici “impopolari” nell'interesse di chi ?
E’ la logica perversa di questo governo, per il quale a ripianare i conti devono essere sempre i lavoratori e le fasce deboli, e non invece gli speculatori e gli evasori della casta.
Le vicende finanziarie trascorse del nostro Paese, infatti, e quella recente di questi mesi dimostrano che se le cose vanno bene sono sempre gli operatori finanziari a guadagnarci cifre favolose, se invece le cose vanno male interviene lo Stato a rimpinguarli…e si ricomincia col gioco delle speculazioni, dello sfruttamento e della rapina.
Non occorre essere necessariamente marxisti per capire che un sistema politico per funzionare deve avvalersi di un sistema economico che ne costituisca la sua giustificazione etica per conseguire “fini sociali” e non invece per produrre ancora profitto selvaggio e smodata ricchezza ai detentori del capitale, i quali hanno ridotto sul lastrico l’intera economia del mondo con tutte le tensioni salariali o di precariato che ne conseguono.

Per un senso di giustizia sarebbe ora necessario occuparci di economia reale, perchè si evidenzia sempre più che la stabilità sociale del mondo comincia a vacillare. Ed in tale progetto i popoli d'Europa devono riorganizzarsi su basi ideologiche e programmi nuovi di natura sociale per riscoprire i concetti di libertà dal bisogno dei grandi pensatori democratici e socialisti dell'800, e per recuperare un pensiero che ha legato politica e storia, politica e realtà.
L'utopia ed il bisogno di un’etica sono l'insegnamento dei grandi filosofi e dei politici rivoluzionari. Riprendiamoci, perciò, le testimonianze delle loro idee migliori e adeguiamole al mondo globalizzato per riappropriarci di quelle conquiste sociali che tendono a rendere più umano il rapporto capitale/lavoro, perché l’esproprio della dignità del lavoro è un delitto contro l'umanità e, continuando di questo passo, si provocheranno tali disastri sociali che l’indignazione manifestata a Roma lo scorso 15 Ottobre rischia di trasformarsi in VIOLENZA DI DIFESA CONTRO LA VIOLENZA CRIMINALE DEL POTERE FINANZIARIO.

Addì, 1 Novembre 2011
( Enzo Arena )
ANOMALIE NELL'ITALIA DELL'IMPUTATO BERLUSCONI
(di Enzo Arena)

Da 17 anni Berlusconi ripete la litanìa che, per la sua entrata in politica, è esposto alla persecuzione giudiziaria ad opera di giudici, che egli definisce “giacobini, comunisti, toghe rosse, politicizzati”.
Una moltitudine di popolo, purtroppo, ci crede....anzi, lo considera un moderno “crociato” che combatte con il suo “Esercito del Bene” per ripulire l’Italia dalle “Forze del Male” e che subisce ingiustamente la “martirizzazione” di imputazioni che gli vengono inflitte dalle Procure d’Italia.
Un vero martire che continua a sacrificarsi per tutti noi e per l'Italia.
Evidentemente la maggioranza degli Italiani si rispecchia nel “berlusconismo”, materializzato nella figura del Cavaliere, il quale, dispensatore di compensi e di allettanti promesse, può coalizzare attorno a se persino la difesa dell’illegalità dei suoi reati ed anche dell’immoralità dei suoi festini.
Gli italiani, dunque, si pongono gli interrogativi all’inizio enunciati.
Proviamo a trovare le risposte.

Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvato grazie all’amnistia del 1990).
Nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, e per tangenti a Dc, Psi e Cariplo.
Il fratello Paolo e alcuni manager Fininvest erano finiti nel mirino della procura di Milano per una storia di tangenti pagate per realizzare una discarica.
Sempre a Milano si indagava su una tangente versata all’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo che vedeva coinvolti manager di Fininvest e di Publitalia, mentre i pm di Roma e di Milano si contendevano l’inchiesta sulle frequenze tv in cui, tra gli altri, erano indagati Fedele Confalonieri, Gianni Letta e Adriano Galliani.
A Torino, invece, si indagava sulla costruzione del centro commerciale “Le Gru” di Grugliasco e sulla cessione del calciatore Gigi Lentini dal Torino al Milan.
La prosecuzione di indagini, già iniziate molto prima del 1994, e l’avvio di ulteriori indagini in nessun modo, dunque, possono, connotarsi come attività giudiziaria intesa a sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato. Anzi, è probabile che il Cavaliere sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste di ambigue collusioni già aperte sul suo Gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
Lo spettro del fallimento, infatti, si aggirava per Arcore, mentre sul fronte giudiziario si era in piena Tangentopoli ed erano già iniziate le indagini su di lui.
Dunque, Berlusconi temeva il fallimento e l’arresto prima di entrare in politica.
Sono tutte inchieste prima del 1993, tanto per sgomberare il campo dalla leggenda secondo cui le indagini della magistratura sull’impero berlusconiano sarebbero iniziate dopo la “scesa in campo” del Cavaliere.
Berlusconi è stato un punto di forza del vecchio regime politico crollato.
E una volta caduto quello, gli balenava la necessità di assicurarsi ora anche il potere politico per garantirsi da solo gli ambigui vantaggi che prima gli dava il Caf (Craxi, Andreotti, Forlani).
Il 26 gennaio del 1994 il “suo tg4” manda in onda la videocassetta (inviata a tutte le tv), con la quale Silvio Berlusconi, presidente e padrone della Fininvest, annuncia la sua “scesa in campo”, promettendo “un nuovo miracolo italiano”.
Il “miracolo” c’è stato, ma non ne ha beneficiato il Paese, bensì le sue aziende, le sue tv, i suoi manager e lui stesso.
Infatti, la Fininvest nel 1994 aveva già quattromila miliardi di debiti e le banche bussavano alle porte dell’azienda per riavere indietro i quattrini.
A questo punto abbiamo già chiare le risposte alle domande che ci siamo posti in premessa.
Berlusconi nel 1993 aveva già avuto a che fare con i Tribunali !
In definitiva, sembrerebbe, perciò, che l’imputato sia nato decisamente prima del politico.
E per dirla in altre parole: sembrerebbe proprio che Berlusconi sia entrato in politica per non essere arrestato.
Poi, il successo elettorale del 27 marzo 1994 ridà ossigeno al gruppo Fininvest. E la successiva quotazione in borsa dell’azienda, con la nascita di Mediaset, risolve i problemi finanziari del gruppo, ma non quelli giudiziari.
Berlusconi diventa monopolista televisivo assoluto: le tv Fininvest sono sue, mentre quelle Rai le controlla grazie al potere politico.
Da questo momento, incentrato sulla strenua difesa degli interessi personali e aziendali, cominciano le leggi tese non solo a cancellare per sempre le tracce del passato e di collusioni inconfessabili, ma anche ad accrescere e tutelare i suoi interessi privati gettando l’Italia nel dissesto sociale ed economico.
Avvocati che giorni prima vestono le toghe in tribunale per difendere il monarca imputato e subito dopo si recano in Parlamento con l’abito onorevole di deputato a riscrivere le leggi per assolverlo o per prescriverne il reato:
-Decreto salvaladri
-Abolizione tassa patrimoniale
-Depenalizzazione del falso in bilancio
-Condoni edilizi e fiscali
-Legge sul legittimo sospetto
-Leggi Gasparri
-Lodo Alfano (ex Lodo Schifani).
Costruisce, così, il suo successo con la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa, con l'evasione fiscale, i bilanci truccati, la corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni.
Prevale l’astuzia e la forza che, distruggendo i meccanismi di controllo della democrazia, possono instaurare obbrobriose anomalie che producono sugli elettori un esproprio della loro identità ed un sicuro effetto diseducativo.
E’ desolante accorgersi che molti italiani o non conoscono la vita e i miracoli di Berlusconi o, se li conoscono, se ne fregano o addirittura se ne compiacciono, fagocitati non tanto dall’uomo di Arcore quanto dal delirio collettivo di somigliargli, perchè inquinati dalla distorta concezione che all’intelligenza sia migliore la furbizia, basata sul credito «si è fatto da solo» (non importa come) e sull’illusione «è ricco...farà diventare ricchi anche noi».
Sono i pessimi esempi che in molti aspetti si accostano a “quel volgo disperso”, di cui nel 1822 testimoniava il Manzoni, con gli eterni don Rodrigo, don Abbondio e Azzeccagarbugli.
E la cosa più tragica è che il “papi” non solo si fa scudo della sovranità popolare che lo ha eletto, ma rispecchia e rimanda agli italiani il peggio di loro stessi, reggendo il suo potere sulla menzogna, sul populismo mediatico e sull’indifferenza della maggioranza.

Una cosa, comunque è certa: se gli italiani in quell’Aprile del 1994 avessero eletto alla Presidenza del Consiglio un politico realmente valido e, soprattutto, senza pendenze processuali, avremmo potuto oggi non doverci porre gli interrogativi anzidetti ed avremmo saputo dibattere (probabilmente con qualche soluzione) i problemi trascurati del Paese come la Salute, l’Ambiente, l’Energia, i Diritti, il Lavoro, l’Istruzione, la Ricerca.
Sarebbe da miopi non accorgersi che siamo già entrati in una nuova fase culturale della politica di regime, che, riscrivendo le nuove regole, fa da manuale e detta le sue regole alle contee periferiche del malaffare.
Ma ora, dinanzi al dramma di generazioni abbandonate a fare i conti con stipendi affliggenti, contratti capestro e pensioni irrealizzabili, sarebbe da codardi rifugiarsi nell’indifferenza o adeguarsi alle paroline magiche del Cavaliere o ancora peggio rifugiarsi in un arrendevole silenzio privo di futuro se, nell’anno di celebrazione del 150°anniversario dell’Unità d’Italia, si ignora e si sottovaluta la libertà, fondata sulla piena padronanza della coscienza critica, la quale non può convivere con questa falsa“libertà” di democratismo berlusconiano.
Allora, fatta l’Italia, si disse che bisognava fare gli italiani.
Adesso gli italiani ci sono, ma dietro di loro c’è poca Italia e mancano di reale rappresentanza al governo della cosa pubblica.
Occorrerebbe «ritalianizzare» lo stato sociale e, soprattutto, rifare l’Italia politica.
Addì, 08/05/2011
( Enzo Arena )

L’IMPUTATO BERLUSCONI ED I SUOI PROCESSI...ovvero COME FARLA FRANCA.
In realtà, se si escludono le indagini aperte e poi archiviate, Berlusconi è stato sottoposto a 16 dibattimenti penali, 12 conclusi e 4 in corso (Ruby, Mills, Mediaset, Mediatrade).
Dei 12 conclusi:
-2 sono finiti per amnistia (falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla P2 e acquisto dei terreni di Macherio);
-da 5 è uscito indenne perchè a forza di tirare per le lunghe è sopraggiunta la prescrizione (All Iberian/1, Lodo Mondadori, caso Lentini-Milan, Bilanci Fininvest 1988-92, bilancio consolidato Fininvest);
-3 sentenze sono state di assoluzione, seppur con formule dubitative (Tangenti alla Guardia di Finanza, Medusa, Sme-Ariosto/1).
E’ chiaro il perchè Berlusconi l’abbia fatta franca in 2 processi (Guardia di Finanza e All Iberian): grazie alle testimonianze reticenti del suo avvocato inglese David Mills, compensato con 600 mila dollari. Per questo oggi il Presidente del Consiglio è sotto processo per corruzione di testimone. Mentre dai 2 processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2), Berlusconi è uscito perchè nel 2002 egli ha provveduto a far depenalizzare dal Parlamento il falso in bilancio. E adesso deputati e senatori sono impegnati per annullare gli effetti dei processi Mills e Mediaset grazie al taglio dei tempi di prescrizione per gli incensurati.
Una vera gimkana di processi che Berlusconi ha tentato nel 2001 di azzerare con una legge che rendesse non utilizzabili le prove raccolte con rogatorie internazionali. Poi con la legge Cirami (2002) ha cercato di rendere più facile il trasferimento dei processi per “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice”. Con il lodo Schifani (2003) ha tentato di rendere improcessabile se stesso ed altre 4 cariche dello Stato. Con la legge Cirielli (2005) ha provato a chiudere qualche procedimento riducendo una prima volta i termini di prescrizione. E con il lodo Alfano (2008) ha di nuovo introdotto l’improcessabilità delle alte cariche dello Stato.
Alla fine, la Cassazione e la Corte Costituzionale hanno smontato una ad una le sue leggi ad personam, ed oggi Berlusconi gioca l’altra carta: la riforma della giustizia per salvarsi dal baratro.
In altri Paesi democratici non è mai accaduto che un presidente si alternasse nella carica di premier per reati di gran lunga più scarsa rilevanza . In Italia, invece, per lui e per i “suoi” tutto è lecito, persino la crociata contro la magistratura.
INSOMMA... SOLTANTO IN ITALIA SUCCEDE CHE POSSA CONTINUARE A GOVERNARE PER 17 ANNI UN PERSONAGGIO SU CUI PENDONO REATI ALLE LEGGI DELLO STATO E PROCEDIMENTI PROCESSUALI CHE SI ESTINGUONO CON LE LEGGI AD PERSONAM.....ED IL PEGGIO E’ ANCORA POSSIBILE.
14 DICEMBRE 2010....VINCE IL PEGGIO DEGLI ITALIANI.

La sfida tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è terminata in Parlamento 314 a 311.
Vince il peggio degli italiani ed il governo Berlusconi ottiene l’assoluzione grazie proprio a 3 deputati del Gruppo di “Futuro e Libertà”: Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori e Silvano Moffa (quest’ultimo astenuto); nonchè grazie a tre “transfughi” del centrosinistra: l'ex Idv Domenico Scilipoti e gli ex Pd Massimo Calearo e Bruno Cesario.
Berlusconi potrà avvalersi ora di costoro per un rimpasto di governo o per alcune accomodate poltrone di sottosegretario in cambio del mercenarismo voltagabbana.
Ma non basterà la conta di deputati autoreferenziati, non eletti dal popolo, ma scelti dal signore di Arcore a proprio uso e consumo, per praticare la sua arroganza nelle aule di Senato e Camera, dove il teatrino di Berlusconi ha portato in scena la vergognosa compravendita degli onorevoli.
Un brutto spettacolo di bassa politica dinanzi ad un Paese agonizzante, lacerato e intossicato da sedici anni di berlusconismo.
C’è ancora un'Italia migliore che vuole essere ascoltata ed organizzata per un governo di svolta reale per il Paese, perchè ora la sfiducia nel governo Berlusconi resta ed è nelle piazze d’Italia, dove in questi momenti si percepisce la rabbia per la sua politica lontana dagli interessi popolari, una rabbia che ha urgente bisogno di organizzarsi per tradursi in lotta di riaffermazione dei diritti e di rivendicazione sociale.
ED E' DA QUESTA ITALIA CHE LA SINISTRA ORA DEVE IMPARARE A RIPRENDERE LA VERA LOTTA PER IL CAMBIAMENTO.
CONTRO SAVIANO PARTE LA CAMPAGNA DELLA FAMIGLIA MEDIATICA DI BERLUSCONI.
NON LASCIAMOLO SOLO.
(di Enzo Arena)- Novembre 2010
La trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me" su Rai 3, alla sua seconda puntata, ha registrato un assoluto record di ascolti.
Contro il monologo dello scrittore Saviano, tuttavia, è insorto il ministro dell'Interno Maroni che ha definito "infame" la ricostruzione sulle infiltrazioni di mafia in Lombardia, terra della Lega.
Per la carica che ricopre, il Ministro Maroni avrebbe dovuto avere l’obbligo morale di non esternare con le sue parole una reazione, talmente scomoda che sembra legittimare il clima di omertà sugli affari delle mafie al Nord e sulle collusioni tra criminalità e politica.
Sono note alle procure del Nord le numerosissime infiltrazioni delle mafie nel tessuto economico, sociale, politico e dei servizi nell’intero Nord, attraverso una rete di rapporti impressionanti ed un grado di penetrazione profondo nell'amministrazione della res pubblica, in particolare Piemonte, Lombardia e TriVeneto, dove impera la Lega.
Lo scrittore Saviano si è limitato a raccontare l’inchiesta in corso risultante dai documenti ufficiali, reali e dimostrati, ed ha segnalato altresì che il consigliere regionale leghista, incontrato dal boss Nieri, non è stato indagato.
Non si capisce, dunque, perché la Lega ed il PDL tacciono sulle mafie infiltrate al Nord e impediscono anche agli altri di parlarne.
Tutto ciò genera nella pubblica opinione il legittimo sospetto che le mafie trovino nel potere politico le complicità per andare avanti, arricchirsi e ramificarsi.
Invece di reagire contro lo scrittore che vive sottoscorta per le sue denunce coraggiose di tutte le mafie, l’onorevole Ministro avrebbe il compito in primo luogo di far pulizia dei disonesti all’interno della coalizione di governo di cui fa parte. Dunque, il fuoco di fila contro Saviano per aver sollevato il coperchio del vero male italiano è ingiustificato, e tutte le forze politiche dovrebbero avere interesse ad andare fino in fondo sulla questione della legalità, soprattutto hanno il dovere di farlo quelle forze di governo che, con le parole di Maroni (Lega) e di Alfano (PDL), abbondano in proclami legalitari per poi approvare tutte le leggi criminogene dell’imperatore di Arcore.
Il Ministro leghista Maroni, che ad ogni arresto di latitante si autoreferenzia dei meriti di Procure coraggiose, sa perfettamente che proprio lui sostiene un governo che da anni porta avanti una vasta campagna di delegittimazione di magistrati, i quali osano fare il proprio dovere anche quando si trovano di fronte a personaggi che fanno parte dell'oligarchia di potere.
E conosce anche bene che i reati commessi da uomini eccellenti finiscono sempre per farla franca e che l’abolizione delle intercettazioni serve non a tutelare la privacy, ma solo a proteggere dai codici la corrotta casta dei colletti bianchi.
Ogni indagine, infatti, arriva sempre e soltanto non oltre l’ala armata della mafia, e mai invece agli intoccabili protagonisti della vera cupola mafioso-finanziaria in doppio petto, dove le inchieste di magistrati vengono boicottate o bloccate anzitempo dalle connivenze del potere politico, cancellando i reati di mafia a colpi di legislazione, lungo un percorso che passa dall’illegalità garantita all’illegalità legalizzata, e con la recondita pretesa di offuscare invece quelle violenze invisibili dei colletti bianchi che regnano indisturbati ed impuniti nelle alte istituzioni.
Il Ministro Maroni sa ancora che, con l’appoggio suo e della Lega, il governo vara riforme processuali che impantanano le indagini e riducono al minimo il fenomeno dei collaboratori di giustizia: la legge sul rientro dei capitali illegali all’estero ed i condoni fiscali, le difficoltà imposte alle indagini da compiersi all’estero tramite rogatoria sul riciclaggio dei capitali mafiosi, la reintroduzione del legittimo sospetto nei confronti di giudici scomodi per l’imputato, lo strangolamento delle risorse da destinare all’amministrazione della giustizia, tutte cose destinate ad impedire nei processi di mafia l’accertamento e l’efficienza della risposta giudiziaria.
L’arresto del camorrista Antonio Iovine, uno dei capi storici del clan dei casalesi, latitante da oltre 14 anni, è certamente un fatto positivo, in quanto Iovine è un boss imprenditore, in grado di gestire centinaia di milioni di euro, ma è semplicemente ridicolo che il Ministro attribuisca il merito della cattura al governo Berlusconi e alla Lega Nord.
E’, invece, il risultato finale di indagini ed intercettazioni che si sono succedute nel corso di decine di anni ad opera di quelle Procure e di Magistrati che, fedeli allo Stato Repubblicano, nato dalla Resistenza, restano impegnati, unitamente alle Forze dell’ordine e senza mai abbassare la guardia, contro la criminalità organizzata.
Ad essi viene giustamente attribuito il plauso per i risultati che con grande competenza e abilità hanno conseguito a difesa della democrazia e per garantire il rispetto della legge e la sicurezza dei cittadini.
Non ci venga, dunque, a millantare per se stesso e per il suo partito crediti e numeri di interventi efficaci negli arresti di latitanti o per quel che riguarda anche i sequestri di beni immobiliari della mafia.
Sono tutte operazioni giudiziarie che la Magistratura ha potuto “sinora” esercitare ed eseguire nella propria autonomia, senza che nessun Ministro o Presidente (di Destra o di Sinistra) possa averne interferito sui percorsi, se non per rendere vano l’intervento penale contro molti reati tramite quelle sciagurate riforme “ad personam” o “contra personam”, com’ è avvenuto sotto l’attuale governo di centro-destra.
E finchè un Ministro degli Interni non potrà firmare mandati d’arresto, eseguirli di persona, condannare un imputato in tre gradi di giudizio, sarà la magistratura che andrà ringraziata.
Una cosa resta comunque certa: in questi ultimi anni la legiferante politica di governo ha mandato allo sfascio le finanze dello Stato, ma i profitti della borghesia mafiosa sono enormemente cresciuti, i dividendi più che raddoppiati, gli avventurieri finanziari sulla rovina del pubblico hanno razziato le ricchezze del Paese.
Ed è deprimente, dunque, se poi ad aprirci gli occhi e a farci scoprire angoscianti patti tra settori deviati dello Stato e la Mafia debba essere l’audacia di qualche giornalista.
L’orazione civile di Roberto Saviano, dunque, disegna questo quadro della realtà, denuncia complicità politiche ed infiltrazioni di cosche mafiose che non hanno certamente le loro capitali soltanto al Sud, ma ora anche al Nord, la cui vera capitale sembra essere oggi Milano.
Ed il record di ascolti avuto dalla trasmissione “Vieni con me” è la dimostrazione del modo nuovo di fare televisione del futuro e preannunzia la fine di quella televisione imbastita di chiacchiericcio, risse confuse e argomentazioni triviali che non dicono nulla di interessante e che non riescono neppure ad assolvere al compito principale di informare con obiettività.
Col civile monologo di Saviano, dunque, nulla c’entra la polemica di Maroni, il quale non può permettersi di tacciare d’infamia chi si espone a suo rischio e pericolo.
Tuttavia, credo che al Ministro le comparse su Tg5, Matrix, Porta a Porta e domenica da Lucia Annunziata siano più soddisfacenti come diritto di replica, ma sarebbe stato più coerente a se stesso se avesse preteso anche per lui quel contraddittorio tanto declamato nelle sue dichiarazioni.
Infatti, per le sue funzioni di uomo pubblico, responsabile del Dicastero degli interni, ha il dovere e l’obbligo morale di rispondere alla denunce di Saviano ed alle domande che oggi gli rivolgono gli italiani onesti, piuttosto che comparire in TV a vanagloriarsi di meriti altrui per mascherare (accompagnato dall’altro "paladino di legalità" Alfano) le grandi confusioni tra pubblico e privato, le distinzioni del lecito dall’illecito, le deficienze politiche e culturali di questo governo, incapace di sfidare sul serio la «castopoli» mafioso-finanziaria e di colpire i vertici reali di questa nuova cupola che si è integrata nella politica e che oggi è nella situazione di patteggiare o di dettare le sue condizioni.
18/11/2010
(Enzo Arena)
MISTERBIANCO: CARO BOLLETTE E ILLEGALITA' DELL'ATO.
BREVE CRONACA DI UNA CRISI in CRESCENZA

Da “destra” s’ode un grido……..
E’ il sindaco di Misterbianco che parla ed esclama:
«…è impensabile la notizia dell’imminente chiusura dello sportello Serit a Misterbianco, perché in un Comune con 50mila abitanti non può essere soppresso quel servizio "fondamentale" che svolge la Serit ».
Si intuisce subito la sua attrazione recondita al “frantoio” Serit/SimetoAmbiente.
D’altronde si sapeva già che le buone intenzioni del Sindaco Caruso fossero rivolte sempre a tutelare gli “azionisti della spazzatura”, piuttosto che i cittadini tartassati.
Infatti prima faceva affiggere manifesti coi quali giustificava le esose vessazioni dell’ATO3, invitando i cittadini a pagarne i tributi……
Poi a favore degli azionisti (privati) disponeva a spese della collettività uffici e personale (pubblici) per l’accertamento delle bollette e il pagamento dei tributi……
Adesso, dopo l’annuncio di chiusura a Misterbianco dello sportello SERIT adibito al “prelievo forzoso” sui cittadini, assurge anche a paladina di Palazzo nella difesa della "indispensabilità" di questo servizio di salasso, quello che è stato giustamente definito“lo sportello del pianto”.
L’Ato Simeto ha collezionato debiti senza riuscire a gestire i rifiuti, si è chiuso in contratti capestro con fornitori che sono soci dell’assemblea, ha rifiutato di confrontarsi seriamente con i consumatori, non ha risolto alcuna illegittimità del passato, condannando i cittadini in un garbuglio di illegittimità che non si è certamente concluso in questi mesi, nonostante commissariamenti, cambi di gestione e proteste dei cittadini.
Questo garbuglio è lievitato grazie alle latitanze compiacenti del Sindaco di Misterbianco e all’incauto temporeggiare del Consiglio Comunale, i quali hanno reso la compartecipazione del Comune in condizione di passiva subalternità all’ATO.
Tuttavia una seria responsabilità va attribuita anche alle dormienti organizzazioni sindacali e politiche, le quali avrebbero dovuto esercitare le difese dei cittadini, non certo limitandosi ai fragili espedienti del ricorso alla commissione tributaria, ma piuttosto obbligando Corte dei Conti e Magistratura a valutare le spese e le azioni dell’Ato in tema di assunzioni, appalti, determinazione delle tariffe, applicazione dei regimi IVA, i rapporti con i soci e i danni alla collettività.
Invece, dalle istituzioni comunali e dai difensori civici del territorio nulla è stato fatto e, senza nemmeno la fatica di dover partorire uno straccio di difesa, si è consentita sin dal suo inizio la costante applicazione di procedure illegittime e di interruzioni dei termini prescrizionali per colpire i cittadini.
UNA CALCOLATA FURBERIA DI OPERATORI PRIVATI con effetti quasi da "estorsione legalizzata", tollerati e favoriti da autorità pubbliche con la benevolenza di omessi controlli. Perché è sull’onda delle privatizzazioni che ora si esercitano forti salassi per la propensione del privato a ricercare i grossi profitti e a difendere la propria avidità.
Ed ora, venute meno le prerogative della reale partecipazione, l’organismo comunale si è trasformato in labirinto dell’indifferenza dove si eludono gli interessi prioritari della cittadinanza e prevalgono invece i patteggiamenti rovinosi del carrozzone del politicantismo, a cui, purtroppo, si sono arruolati anche i "maggiordomi" ed i "croupiers" di casa nostra.
Ormai di pubblico c’è solo il nome, in quanto i servizi sono diventati un affare PRIVATO tra PRIVATI, da cui dipendono i cittadini sempre più condizionati da "sodalizi" societari senza scrupoli che lucrano grandi profitti.
E questo governo, anziché far riappropriare le istituzioni pubbliche di quella sovranità che sembra essere stata <espropriata> dal profitto privato, favorisce gli “amici imprenditori” e consente loro di mettere sotto scacco le istituzioni, come è avvenuto a Napoli col cosiddetto “miracolo” di San Silvio, che ha fatto sparire l’immondizia di città nascondendola sotto il tappeto.
....SI SUPPONE CHE IL PEGGIO E’ ANCORA POSSIBILE, perché anche sull’acqua si allungherà presto la mano lunga del privato.
Addì,13 Maggio 2010
( Enzo ARENA )
MISTERBIANCO: I NUOVI “MISERABILI” e la CONFUSIONE sulla T.I.A.

Ogni volta che nella Parigi di Victor Hugo sorgeva una nuova strada, la fogna allungava come un polipo un proprio sinuoso tentacolo, a conferma di un’inaspettata specularità tra il lerciume del sottosuolo e i fasti della superficie.
I nuovi Miserabili sono, ad oggi, i 18 Comuni di A.T.O.3 che, nell’immondizia, rischiano di morire annegati. Tra questi, Misterbianco che, da un lato, imbelletta le proprie strade con nuovi orpelli toponomastici e, dall’altro, prova a guadare il gran mare di rifiuti, speculatori e cittadini imbufaliti.
Da quando la raccolta dell’immondizia ha smesso di chiamarsi “Tarsu” e di essere corrisposta direttamente alle casse comunali, sembra essersi aperto un baratro.
Con la nascita della controversa “Tia”, tra lo scarto quotidiano e la sua gestione si è frapposta, nutrita, tutta una serie di intermediari: dall’agenzia di riscossione, all’Ente d’ambito, ai gestori, passando per il Consorzio.
E il biglietto va pagato a ogni fermata, lievitando almeno di un 40%, fino a sfilacciare quello che, un tempo, era un servizio e che, oggi, rischia di conclamarsi come vero e proprio businnes privato.
Basti pensare alla determinazione della tariffa Tia che ormai, oltre il ragionevole e umile dubbio da parte dei contribuenti, ha notoriamente mostrato di essere illegittima, nella sua formulazione come nella sua riscossione. Anzi, la magagna sta già nelle parole che, qualche volta, non vengono usate (e storpiate) a caso. Infatti, la Tia non è per niente una tariffa, bensì un tributo, va determinata dai Consigli Comunali e va in prescrizione dopo 3 anni.
Ebbene, gli Amministratori avrebbero dovuto ricordare questo aspetto, anziché tappezzare in questi anni le pubbliche mura, prima, di concilianti negoziazioni verso il pagamento da parte dei cittadini, poi, di vittoriosi inviti a chiedere il risarcimento del tributo. Ma la dispersione sarebbe arrivata anche oltre, cioè alla redazione di pubbliche epistole con cui il nostro Borgomastro chiedeva, addirittura, un potenziamento dello “sportello del pianto”, quello di via Palestro.
La situazione odierna si profila delirante.
L’unica tariffa che sembra essere stata determinata a norma di legge è quella del 2003, mentre rimarrebbero ingiustificabili le tariffe “creative” di Simeto Ambiente per gli anni 2004-2009.
I cittadini non pagano; i sindacati chiedono la rateizzazione; gli operatori ecologici minacciano il blocco, e attendono lo stipendio.
La Serit tende, lucrativa, la mano, ma l’Assessorato regionale al ramo chiede ai Consigli comunali di approvare le inapprovabili e illegali tariffe degli anni 2004-2009, brandendo l’arma del commissario ad acta.
Il Consiglio Comunale misterbianchese, pavido, prende tempo, e approva un regolamento per l’applicazione della Tia, ancora come se questa dovesse davvero esistere. Altrove, nei paesi vicini, qualcuno tuona di uscire dall’Ato e qualcun altro si spoglia per protesta……
……La Tia, infatti, è figlia dell’introduzione delle Società d’Ambito, cioè di quella complicazione nella gestione dei rifiuti che ha causato l’impazzare di quello che vogliamo ancora far passare come un “tributo comunale”.
Banalmente, tutte le società di gestione comportano il pullulare di figure intermedie, i cosiddetti “manager”, che vanno pagati.
E non c’è doratura sostenibile per questa pillola: chi paga non è il contribuente, ma il consumatore, poiché non c’è, di fatto, un Welfare State che offre servizi al cittadino, bensì interessi privati che propinano un prodotto. Ed un prodotto travestito da tributo diventa una prestazione patrimoniale coattiva, senza neanche la consolazione di un libero mercato all’interno di un liberista (e assai poco welfare) Stato.
A oggi, tra l’altro, piaccia sapere che nessuna mano invisibile di smithiana memoria è venuta a far quadrare il cerchiobottismo che sta caratterizzando la questione dei rifiuti misterbianchesi.
Perché qualcuno non spiega ai cittadini come mai, in questo ultimo lustro, non è stato dato seguito alla giurisprudenza per cui la novella gabella (la Tia) sarebbe dovuta essere determinata a cura degli organi comunali e dalle Ato, semplicemente, riscossa?
A far luce sui punti critici della questione, forse, torna utile citare le vicende che, sullo stesso argomento, ha dovuto affrontare la vicina satrapia di Motta S. Anastasia, in cui nessuna Tia risulta essere mai stata approvata dal Consiglio Comunale.
Addirittura, nel 2009 sarebbe stata anche palesemente bocciata, con indicazione di determinarne l’entità sulla base dell’ultima tariffa utile, cioè dell’ultima tariffa determinata in maniera legittima, quella del 2003. Peccato, poi, che l’eventuale tesoretto che ne sarebbe derivato non sembra essere stato di gradimento alle Ato, che hanno chiesto al Comune di Motta una cifra esorbitante per la “copertura dei costi di gestione” , costi che una tariffa, determinata legittimamente (cioè dal Comune), evidentemente non potrebbe riuscire a coprire.
Il caso di Motta, se accostato a quello di Misterbianco, sembra puntare una lente di ingrandimento sulla principale incongruenza di questa vicenda: da un lato, il Consiglio Comunale mottese, non approvando la tariffa del 2009, ratifica indirettamente il fatto che, comunque, questo passaggio spetta all’organo pubblico, e non ad altri; dall’altro lato, però, a Misterbianco capita che un organo pubblico (la Regione) mandi un commissario che sembra deliberare lo status quo, senza metterlo in discussione: tanto poco lo mette in discussione che non si esprime sulle tariffe, ma dice (formalmente in diritto di dirlo) che quella del 2004 va pagata, e quelle successive vanno messe a recupero.
( da “bSicilia- Angelina DE LUCA)
NIENTE TRIBUNALI PER IL PREDICATORE PREMIER ED I SUOI MINISTRI !
Evidentemente, lo show pietoso di lunedì scorso, altamente drammatico, recitato con “l'anima che urla” il proprio orrore, e subito dopo il suo sogno pro-Israele, rilanciato al suo ”amico” premier israeliano Netanyahu, hanno fatto dimenticare a Berlusconi di far giungere al suo omologo, considerata questa “stretta amicizia”, anche una buona parolina per risanare le piaghe dei palestinesi, diventate ormai cancrenose proprio per la prevaricazione del “colonialismo” israeliano.
Ma a Berlusconi importa soltanto salire sul palcoscenico dei suoi teatrini e… “predicare sogni” ad effetto populistico, amplificati poi dai suoi sgherri del video e della carta stampata, per continuare ad illudere le coscienze.
Il tutto condito con le sue immagini di premier-contadino che zappa la terra, la rimuove con le mani e la innaffia mentre pianta un ulivo nella Foresta delle Nazioni in Gerusalemme, ironizzando nel contempo con i cronisti che i suoi ulivi, al parco di Villa Certosa, vengono dall’orto del Getsemani e che in uno dei quali è anche visibile un segno lasciato dal ginocchio di Gesù.
Certamente gli è più congeniale raccontare ovunque barzellette.
E’più facile mantenersi in equilibrio con le sue solite messe in scena da showman per distrarre dalle leggi pro-mafia che sta mandando in Parlamento, dopo aver escluso l’opposizione (soprattutto quella reale), dopo il divieto di usare le intercettazioni, dopo la truffa dello scudo fiscale che sana oltre 300 miliardi di euro per denaro espatriato all’estero, dopo la messa in vendita dei beni sequestrati alla mafia per farglieli ritornare sul mercato con dei prestanome o tentando di chiudere la bocca ai collaboratori di giustizia con una proposta di legge anti-pentiti (per silenziarli) fatta giungere in commissione giustizia tramite il senatore del PdL Giuseppe Valentino (guarda caso il vice di Nicolò Ghedini, anche lui onorevole del PdL e avvocato personale di Berlusconi).

Nel frattempo oggi alla Camera è in esame il testo sul “legittimo impedimento”, cioè la preparazione dello scudo di salvataggio per il Premier ed i suoi ministri, che entrerà immediatamente in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Una legge-ponte che salva Premier e Ministri dai processi per 18 mesi, in attesa dell'approvazione di un nuovo lodo Alfano stavolta per via costituzionale. Il testo prevede che le attribuzioni previste dalla legge che disciplina l'attività di Governo e della presidenza del Consiglio con le relative attività preparatorie, nonché ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo, costituiscano legittimo impedimento per il premier a comparire alle udienze penali che lo vedono imputato (non a quelle in cui è parte offesa).
Stesso trattamento vale per i suoi ministri. Sono norme incostituzionali che di fatto introducono una vera e propria immunità per il Premier, tentata prima con il lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale, e adesso con il legittimo impedimento in attesa dell’ Alfano bis.

Il semplice fatto che il presidente Berlusconi, con la metà dei suoi ministri, stasera non ci siano, forse non è casuale, come non è casuale che anche il presidente della Camera Gianfranco Fini probabilmente non potrà essere in Aula per il voto finale perché quest’oggi in partenza per gli Stati Uniti.
In compenso gli oltre cento onorevoli deputati (o meglio onorevoli imputati), tutti incollati alle loro poltrone nonostante la valanga d’incroci con la giustizia, legifereranno la certificazione di salvataggio del loro capo e di se stessi.
Dunque, al ritorno dal suo viaggio in Israele previsto per mercoledì pomeriggio, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe trovare già approvata da un ramo del Parlamento una delle leggi pensate per evitargli i processi che lo vedono imputato.
COME SI VEDE, UN’ITALIA ANCORA PEGGIORE E’ POSSIBILE.

Addì, Mercoledì 3 Febbraio 2010
( Enzo ARENA )
RIFLESSI DI FINE ANNO 2009
RIFLESSI DI FINE ANNO 2009
(di Enzo Arena)

«QUANDO LE DOMANDE LE FACEVA LA LEGA NORD».
“Questo paese non cambia, come prima peggio di prima”. Con queste parole in prima pagina La Padania, giornale della Lega, iniziava l’affondo su Berlusconi nell’estate del 1998.
“Mafia, Camorra, Politica, Finanza…soldi sporchi nei forzieri del Berlusca”.
Con questo titolo il giornale di Bossi introduceva un dossier dedicato all’origine delle fortune berlusconiane. E poi le domande precise, puntuali: dagli acquisti effettuati da Edilnord a quelli delle frequenze tv (a cominciare stranamente dal sud e non dal nord), fino all’amministrazione di importanti quote Fininvest affidata alla Par.Ma.Fid., che “gestiva anche patrimoni di boss della mafia”.
E poi ancora un altro titolo “Le gesta di Lucky Berlusca: per salvarsi, un plotone di avvocati e giornalisti in Parlamento”.
Questo succedeva appena 10 anni addietro, quando Bossi chiamava Berlusconi “il mafioso di Arcore”.
Ora, però, Bossi e Maroni siedono alla destra dell’onnipotente sultano di Arcore…a venerarlo come l’homme fatale….e passerà persino una legge che libera il premier dalla rete della giustizia.
Un accordo che viene fabbricato bozza dopo bozza per sfuggire alla morsa del giudizio finale e che degrada un Paese che non sa più opporsi al compromesso e al disprezzo dei diritti.

«EMERGENZA RIFIUTI». A Napoli si ricomincia.
E’ la promessa mancata in Campania e che fa luce sulle millanterie di cui Berlusconi si è ripetutamente fregiato. Riemerge la spazzatura nascosta dal nostro Premier sotto i tappeti o infilata nelle grotte. L’impianto di Acerra è fermo e rischia di diventare una bomba ecologica. Metà dei rifiuti viene stipata nei centri di stoccaggio, il resto finisce nelle discariche spesso abusive, dove comandano i clan camorristi o dove pascolano bufale e si coltivano ortaggi.
Napoli e la Campania sono ancora sull’orlo del baratro.

«AI MAGISTRATI E’ VIETATO INTERCETTARE». A chi giova ?
Le chiacchierate Berlusconi-Saccà su chi si assume in Rai?... Non le leggeremo più.
La signora Mastella al telefono con i suoi paggi?...Nemmeno.
Gli eleganti commenti di Luciano Moggi?...Neanche.
I tentativi di scalata dei “furbetti”?...Neppure quelli.
I dialoghi in codice che hanno messo in luce delitti impuniti e azioni mafiose?...Non più possibile.
Purtroppo l'Italia è un Paese messo sotto controllo e gli italiani il popolo più intercettato d'Europa. Oltretutto il "grande orecchio" costa troppo. Meglio sintonizzare gli italiani sugli spettacoli della distrazione mediatica e trasformarli in guardoni del “Grande Fratello” per rasserenarli ed allietarli.
Perciò il governo Berlusconi propone la galera ai giornalisti che riferiscono le intercettazioni ed il divieto ai magistrati di intercettare.
Ma, se Berlusconi si preoccupa del suo popolo intercettato, non sarebbe opportuno che siano gli italiani ad esprimersi con un referendum? O il vero pericolo delle intercettazioni sarà forse il rischio di scoperchiare gli interessi della casta, i loro intrecci con ambigue società finanziarie, le connivenze politiche con organizzazioni mafiose?
Allora è utile a Berlusconi legiferarne la soppressione affinché ai magistrati sia tolto uno strumento importantissimo di indagine.
Dunque via libera alle malefatte della casta e ai loro occulti finanziatori.

«LIBERTA’ DI STAMPA». In Italia c’è chi vorrebbe metterla al guinzaglio».
Certamente in Italia c’è la libertà di stampa ancora, ma è altrettanto certo che il plutocrate Berlusconi e i suoi sgherri mostrano ogni giorno di voler ridurre al “guinzaglio” l’informazione pubblica. Si vuole costringere a rendere la stampa subalterna al governo ed omologarla alle idee ed agli interessi del capo, il tutto riverniciato e spacciato per libertà di stampa. E quei pochi giornalisti che restano sulla trincea del vero giornalismo d’inchiesta e di denuncia, che tendono ad aprire gli occhi agli italiani vengono additati come sovversivi e rappresentati come i principali nemici perché rifiutano di appiattirsi alle aberrazioni di un governo sempre più simile ad un regime che disgrega la giustizia, smantella lo stato sociale, viola la Costituzione repubblicana.
Dunque non si cerchi di fraintendere la realtà, perché se la libertà di stampa vige ancora nel nostro Paese,essa va sempre difesa contro i tentativi maldestri della strategia antistato e antipolitica di Berlusconi di trasformare gli italiani in consumatori ubbidienti di idee senza funzione critica o antagonista anche quando i fatti diventano enormi ed incredibili.
Continuare ad assuefarci a questa moderna dittatura, mascherata di democrazia e di populismo, significa debellare la nostra consapevolezza e la capacità di giudizio per sacrificarle sull’altare dell’ incauta indifferenza popolare che oscura la ragione. E’ l’ora di gonfiare il cervello di salvataggio!

«RAPPORTI TRA STATO E MAFIA… Chi ha trattato..? »
Le trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra durante i primi anni Novanta hanno fatto da paravento ai mandanti esterni e ai suggeritori occulti delle stragi del ’92-’93 a Palermo, Milano, Firenze e Roma. Solo quando riusciremo a rimuovere quel paravento, conosceremo i veri padri fondatori della Seconda Repubblica, la quale, a differenza della Prima, non è nata dalla Resistenza, ma dalle stragi e dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti uccisi dalla mafia.
E l’arresto dei latitanti di questi ultimi anni non è certamente una gloria del cavaliere Berlusconi, il quale immeritatamente se ne attribuisce i meriti, ma è il successo delle Forze dell’Ordine, delle Procure e della Magistratura, istituzioni che, fedeli alla Costituzione democratica dello Stato, agiscono per assicurare alla giustizia i malfattori individuati da anni di indagini e intercettazioni che proprio questo governo vuole ora ridurre.
Sono le stesse istituzioni che a Palermo processano Dell’Utri e indagano sulle trattative Stato-mafia, sono le stesse procure che in questi anni hanno arrestato pericolosi boss mafiosi e sequestrato i loro patrimoni, sono gli stessi magistrati che a Caltanissetta e a Firenze hanno riaperto le indagini sui mandanti delle stragi 1992/93.
La cosa curiosa, però, è che per Berlusconi i magistrati antimafia sono buoni quando se ne può servire per illuminarsi di vanagloria e diventano invece un covo di comunisti quando indagano su di lui o provano ad arrestare i colletti bianchi suoi amici. Se poi circostanze sfavorevoli lo obbligheranno si può arrivare solo ai boss dell’ala armata della mafia, a quelli in decadenza o non più “riciclabili”, e mai agli “invisibili” colletti bianchi della borghesia mafiosa.
Ora, dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Spatuzza, si indaghi concretamente per far emergere, piuttosto, gli “invisibili” e per colpire le vere “eccellenze” delle mafie finanziarie che si annidano e si sono istituzionalizzate nella politica.

«MA ESISTE DAVVERO UNA MAGGIORANZA ? » o si tratta del teatrino dei pupi di Berlusconi.
E’ soltanto una pseudo-maggioranza, costruita sulla menzogna e che per anni ha subìto una overdose di disvalori, il cui risultato è la parata di tutto quel culturame parassitario del potere, dove trovano un posto d'onore ridicoli giullari, avvocati ciarlieri, direttori di giornali fedeli alla linea, sempre pronti ad aprire bocca su tutto, prostituiti nel corpo e nella mente, codardi “ben pensanti” condizionati a coprire le malefatte del progetto berlusconiano.
Propaganda e menzogna hanno sostituito la corretta informazione e il libero confronto delle idee. Ed il prezzo più alto lo paga tutto quel giornalismo d'inchiesta, di cui l'Italia poteva vantare una ricca tradizione.

«IO..BERLUSCONI… IL MIGLIORE DEGLI ULTIMI 150 ANNI, IL PIU’ AMATO DAL POPOLO».
Dichiarazione autogratificante che fa ritornare alla mente gli elogi che si tributavano un tempo al piccolo padre dell’Italia del ventennio fascista.
E’ ancora la tendenza tipica della cultura italiana, è l’autobiografia della Nazione, che rifugge dal confronto delle idee e predilige invece la demagogia ed il populismo, ed incautamente rinuncia per pigrizia alla lotta politica e idolatra l’uomo della provvidenza, sino ad indurre Marco Siclari, personaggio del PdL, a presentare la mozione di intitolare una strada o una piazza di Roma alla signora Rosa, quale riconoscimento a quella mamma che, con la sua gravidanza, ha contribuito a dare alla Nazione italiana, il “grande” Silvio.
La democrazia non è fatta di uomini cortigiani che amano un capo, ma di una moltitudine che vive della verità storica e politica, e che lotta e pensa nell’interesse del Paese.
Purtroppo le nuove forme di autoritarismo morbido poggiano sull’irresponsabilità dell’elettorato, il quale ha abbandonato la ricerca del bene comune per inseguire il modello dell’individualismo e del neoqualunquismo, modelli professati da Berlusconi che, con la “mediatizzazione” della politica si è impossessato delle spinte degenerative e le cavalca.

«FINANZIARIA 2010 SENZA TASSE?»….Tutto fumo.
Sulla finanziaria il ministro Tremonti esordisce con un brindisi di bugie e promesse. Ma c'è poco da festeggiare. La crisi ha prodotto e produce tragedie sociali, ma la tesi del governo sin dall’inizio ha dipinto l’Italia come Paese che soffre meno la disoccupazione in tempo di crisi.
E mentre l’odissea del mercato del lavoro mette in ginocchio un mondo precario, Berlusconi suona “L’Italia è la sesta nazione più ricca del mondo…la crisi è ormai alle spalle, il peggio e passato”.
Basterebbe guardare le aziende in crisi occupate dai lavoratori per accorgersi che ciò che sostengono Tremonti e Berlusconi è soltanto fumo.
Intanto le cifre ufficiali parlano di due milioni di persone, però, sommando i vari tipi di contratti a tempo e il nero, si arriva a otto milioni tra ingaggi-capestro e retribuzioni da fame.
Certamente una politica economica non vincolata da interessi corporativi avrebbe contribuito ad attenuare gli effetti su imprese e lavoratori. Ed è demagogica la definizione “finanziaria 2010 senza tasse”, quando si sa che Berlusconi, eletto presidente del Consiglio con larga maggioranza, ha usato in scellerate scelte le entrate dei provvedimenti fiscali del suo predecessore Prodi , continuando a spostare risorse da un capitolo all'altro senza aiutare l'economia reale e carpendo spudoratamente la fiducia degli italiani.
Inoltre, gioire per gli introiti dello scudo fiscale o vendere i beni sequestrati alla mafia è fare l'elogio dell'illegalità, oltre che costituire un pericoloso canale di riciclaggio del denaro sporco.
C’è da chiedersi, infatti, da dove vengono quei soldi? E a chi giova tutto questo?
Infatti lo scudo non fa altro che praticare uno sconto di circa 40 miliardi a chi avrebbe dovuto pagare le tasse e non lo ha fatto, e la vendita agevolerebbe la mafia a riappropriarsi dei beni: è il più bel regalo di Natale alla mafia dei colletti bianchi ed inoltre una grande sconfitta per lo Stato, per la legalità e per tutti i cittadini onesti di questo Paese.

«L’AMORE VINCE SULL’ODIO?»...ovvero l’oscena farsa dell’odio e dell’amore.
Il Presidente del Consiglio viene colpito al volto da una persona malata, afflitta da gravi disturbi psichici.
Ma la gravità del gesto non può consentire la cinica e bieca strumentalizzazione.
Un gesto isolato e senza collegamenti politici viene invece sfruttato per infangare, umiliare, insultare milioni di persone che non intendono accettare leggi ad personam, esaltazioni dei vari Mangano, demolizione della Costituzione, minacce contro la corte costituzionale, la magistratura, le procure.
Non a caso, infatti, nel suo comizio prima dell’incidente, Berlusconi era tornato a insultare i giudici e tutti quelli che non stanno con lui, e a minacciare quei pochi giornalisti e giornali che ancora sfuggono al suo diretto controllo, da lui considerati “un covo di pericolosi sovversivi”.
Tuttavia non posso esimermi dall’umano obbligo di esprimere il mio augurio alla sua buona salute e per la sua stessa integrità fisica.
Bentornato, dunque, tra i suoi orchestrali e coristi del "meno male che Silvio c'è".
Saremmo davvero degli sprovveduti volerci privare di un esemplare di modello vivente su cui abbiano a riflettere le nuove generazioni.

Addì,25/12/2009
( Enzo Arena )
SMASCHERARE L’ILLUSIONISTA

"Ahi serva Italia, albergo d'ogni male,
nave priva di nocchiero e persa nella tempesta,
non più Signora di intere Nazioni, ma luogo di corruzione e di vizi !"
(traduzione dal Purgatorio di Dante, Canto VI, 76-78)

E' un premier costui?.....
Incapace di progettare un futuro basato su idee e valori, ammalia le folle col suo populismo, coadiuvato dai mass media (cartacei e in video) che gli costruiscono il successo manipolando all’unisono l’informazione per uniformarla alle banalità del padrone e del suo esercito di voltagabbana.
Con la sua egemonia mediatica trasforma episodi di grave rilevanza (soprattutto quando i protagonisti sono alte cariche dello Stato) in comportamenti di amena ilarità, quasi a dipingerli come bravate goliardiche.
Non sarà certamente un santo, né unto dal Signore, ma sicuramente benedetto da Benedetto XVI e dai vescovi…E con una messa cantata su tutte le reti…tutti i salmi finiscono in gloria…
Legifera a colpi di maggioranza e, approfittando del consenso popolare, interviene sui mezzi di comunicazione, sugli strumenti delle indagini, blocca i processi per evitare il suo, resuscita leggi ad personam, accusa i magistrati ed innesca il conflitto fra i poteri dello Stato, imbarca sulla nave della sua politica gli illusi, emergono i vecchi democristiani d’un tempo, sgherri impuniti, uomini addomesticati, commedianti arrivisti, avvenenze femminili in cerca di un “imprimatur”.
Un calderone di ipocrisia, convenienze personali, misere strategie, inganno pubblico, deriva morale.
E per ultima arriva anche la proposta di riforma giudiziaria che ha tutte le carte per apparire una ennesima amnistia mascherata col solo fine di risolvere i problemi del premier Berlusconi dopo l’annullamento del lodo Alfano.
Tutto alla luce di un conflitto d’interessi che viene dall’illegalità e genera illegalità, con un disegno demenziale, contro il quale, purtroppo, in un ambiente culturale moralmente deprivato come quello del nostro Parlamento, poche voci sanno sollevarsi contro.
Una volta nella nostra Italia esistevano almeno i partiti di massa, oggi invece esiste il PdL, cioè il Partito di Lui, fondato solo sul suo prestigio economico, di cui i ruffiani della carta stampata e della tv celebrano l’apoteosi presso l’opinione pubblica con lunghe dirette, servizi speciali e continui collegamenti senza alcun contraddittorio.
Un continuo spettacolo da Bagaglino, in cui l’ossequio acritico dei suoi paraninfi e la goliardica atmosfera hanno usurpato il posto alla politica, degradandola infine nella sterile dialettica del fondarolo Berlusconi e rendendo infecondo persino qualsiasi commento.
Solo la vocazione populista di Berlusconi può consentire ai suoi coristi del centrodestra di far circolare impunemente le corbellerie presso la pubblica opinione tendenti in malafede ad asserire che la nuova legge elettorale, solo per aver affiancato alla lista di partito anche il nome del candidato premier, debba garantire a quest’ultimo una legittimità popolare ed una immunità che il Parlamento non dovrebbe disattendere.
In democrazie parlamentari più solide della nostra, come in Gran Bretagna e in Germania, pur avendo anch’esse una chiara indicazione del candidato premier, il parlamento ha mandato a casa più volte alcuni premier non graditi. E mai nessuno si è sognato di gridare al tradimento della volontà popolare.
La Costituzione dice che siamo una democrazia parlamentare, ma il Parlamento di Berlusconi , a quanto sembra, conta poco o niente.
Ci siamo rassegnati a ridurci in individui indifferenti e senza società, e stiamo diventando un insieme di Regioni che stentano a divenire Nazione civile.
Se i cittadini, dunque, anziché lasciarsi alienare dalla stampa servile e dalle strategie mediatiche della demagogia, tentassero di bonificarsi le menti distratte dall’oppio acquiescente e riflettessero sui cortigiani della cordata che consacrano il patriarca (già autoelettosi) o di quelle ragazzine deliranti che lo inneggiano,si renderebbero conto che è giunta l’ora di aprire davvero il cervello di salvataggio e di smascherare l’illusionista.
Perché IL PEGGIO E' ANCORA POSSIBILE con l'illusionista Berlusconi.

Addì. 12 Nov. 2009
(Enzo ARENA)
QUESTA ITALIA DI BERLUSCONI...ovvero L’HAREM DEL PAPI.
(di Enzo Arena)- Giugno 2009

Chi parla di difesa della privacy nel rapporto con la politica sembra voler ignorare che la democrazia non è soltanto “governo di popolo”, ma anche “governo in pubblico”.
Questa profonda verità è oggi al centro della discussione italiana, una verità che rende inammissibile la menzogna in politica, soprattutto quando il mentitore si configura in chi ha voluto liberamente rinunciare allo spazio privato per rendersi protagonista nel grande palcoscenico dello spazio pubblico.

La vicenda del triangolo Silvio/Veronica/Noemi non può essere semplicemente liquidata come la solita bufera familiare, perché qui non si tratta di qualche pettegolezzo privato, bensì di una denuncia circostanziata della moglie Veronica Lario e dei suoi riferimenti politici sulla figura pubblica di Berlusconi.
Occorre piuttosto interrogarsi sui comportamenti di un personaggio incaricato alla funzione di capo del governo. Ed in quanto tale quei comportamenti diventano di pubblico interesse.
D’altronde, sono state le dichiarazioni della moglie Veronica Lario con la lettera a “Repubblica” e subito dopo quelle di Berlusconi nel salotto del ciambellano Vespa ad esporre all’attenzione dell’intero Paese l’inquietante vicenda in cui venivano intrecciate le seguenti tre affermazioni:

La signora Lario dice: «Mio marito frequenta minorenni», «Mio marito non sta bene»;
Il marito Berlusconi replica: «Questa storia è un complotto organizzato dalla sinistra».

La prima affermazione chiama in causa la pratica del potere, definito “ciarpame senza pudore”, che degrada la sovranità popolare quando sono “veline” a rappresentarla per meriti di "ben condito" aspetto e soprattutto di morbosa intimità col premier.
Le altre due affermazioni, invece, allarmano perché l'una denuncia una instabilità psicofisica e l'altra un complotto contro il capo del governo.
Dunque si tratta di vicende tutte politiche che occorre verificare.
Intanto sembra chiaramente evidente escludere quella del complotto di sinistra.
Infatti il primo a dare notizia delle candidature di “veline” alle elezioni europee è stato proprio “Il Giornale” appartenente alla famiglia Berlusconi (pag.12 del 31 marzo 2009).
Poi un altro giornale “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, pubblica il 22 aprile 2009 (in prima pagina) notizie con foto di Angela Sozio (del “Grande Fratello”) e delle gemelle De Vivo (dell’Isola dei Famosi) come probabili candidate alle europee; ed ancora a pag.12 pubblica l’articolo dal titolo «Gesto da cavaliere: le veline azzurre candidate in pectore» con nel sommario «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl».
Di quest’ultimo quotidiano sono collaboratori Gianluigi Paragone, Veneziani, Socci, Brunetta, Martino, e persino Michela Brambilla.
Sono due giornali che non si possono definire certamente di sinistra, e le affermazioni della signora Lario partono dalle rivelazioni di questi giornali vicini al premier e convalidate dalle proprie considerazioni perchè persona già a conoscenza dei fatti.
Era prevedibile, oltrechè legittimo, che poi il quotidiano “Repubblica” ne approfondisse l’indagine attenendosi ai doveri di un giornale e alla missione di informare l’opinione pubblica.

Berlusconi, dunque, farnetica quando accusa la sinistra di fantomatici complotti.
E’ l’ennesimo tentativo di celare le proprie ambiguità.
Berlusconi è infatti l'uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli. E quello che ora interessa è chiarire il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, perchè, qualora in tale vicenda ci sia davvero denigrazione, la si possa spazzare via con la semplice forza della verità.
Ma il Presidente del Consiglio fa soltanto minacce e non spiega. Si presenta alle telecamere con i suoi monologhi, assistito da conduttori servi e da interlocutori ridotti a figuranti silenti.
Sono le sue reticenze, le sue doppie o triple versioni a rendere inevitabile l’attenzione pubblica sul rapporto tra verità e politica. E col suo excursus logorroico, corroborato dall’antico vizio della retorica populista, esibisce la pubblica menzogna, quasi inebriandosi di trasformare un Paese normale in un deprimente fotoromanzo italiano, distruggendo quel che resta ancora di politica nella nostra società ed instaurando un abuso continuato di potere che può diventare anche un pericolo per la nostra democrazia.

Ma quello che stupisce è l´asservimento della televisione pubblica ai vizi del ricco imperatore, è la latitanza del sistema dei nostri media, tendenti ad evitare di fare domande pungenti a chi governa con metodi che impoveriscono la qualità democratica del Paese.
Ed intanto, tra strizzatine d’occhio, battute da caserma e gallismo goliardico, Berlusconi può dire, fare e disfare quello che vuole senza contraddittorio...e nessuno si scandalizza.
Una progressione continua che, attraverso l'assassinio della politica e per l’indifferenza colpevole degli italiani, prepara l'annullamento della pubblica opinione e la premessa del potere assoluto.
Così è ridotta questa Italia: un Paese che rinuncia alla propria coscienza critica, alla propria vocazione democratica, alla propria capacità di autodeterminazione, un Paese appiattito sulla figura del Capo, che vive in funzione delle sue vicende in un incredibile intreccio tra politica, corruzione e valori compressi.

Ma forse è questo ciò che vuole il Popolo di “Barabba”...lo stesso ragionamento che 2000 anni fa portò il Cristo sulla croce.
Ed il risultato elettorale di oggi, nonostante la frenata del PDL, ci suggerisce questa risposta:
Il Barabba esiste ancora, e con Silvio B..arabba UN’ITALIA PEGGIORE E’ ANCORA POSSIBILE..!

Addì, 08 Giugno 2009
( Enzo Arena )
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