Arriva una nuova vita
Nonostante sia il quarto figlio,
lo aspetti, lo desideri come se fosse il primo.
Pensavamo, andra' tutto bene come per gli altri 3 figli, perche' NO?
 
Dalla gioia per la nascita, al momento in cui ti dicono "suo figlio è nato con parecchi problemi".
 
 
LA STORIA DELLA NASCITA
Io e mia moglie, questo figlio lo avevamo desiderato fortemente come gli altri tre, che erano nati perfettamente sani, confidavamo nell'ottima riuscita del parto. Evviva, finalmente arriva quel momento tanto atteso, dopo aver trascorso 36 settimane, non certo in maniera facile, anche se il bimbo voleva nascere un po’ in anticipo. Il ginecologo ci assicurava che poteva nascere ugualmente senza grossi problemi, si proprio così, senza problemi…..Lo ricordo ancora benissimo era la notte tra il 21 e il 22 luglio 2005, verso le 22,00 mia moglie inizia ad avvertire le doglie. Tutto era programmato tutto era già collaudato, Con tutta tranquillità raggiungemmo l’ospedale, in tarda serata e mia moglie fu ricoverata.
Io e mia figlia Cristina che all’epoca aveva 14 anni, ci accomodammo in sala d'aspetto, pensando e facendo progetti su questo nuovo fratellino che stava arrivando. Avendone già uno di 17 anni ed uno di quattro, mia figlia era emozionata e contentissima al pensiero di avere un neonato per casa.
Pensavamo e scherzavamo su come lo avrebbero accolto a casa i fratelli, su chi fosse più rassomigliante a lui, e cosi via.
Tutto sembrava filare liscio, il tempo trascorreva e dentro di me cresceva l’emozione di quando sarebbe arrivato il momento di vedere il piccolo Simone e riabbracciare mia moglie. Mi ripetevo dentro di me che tutto sarebbe andato bene come sempre, come per gli altri tre figli, perché no?
Stranamente quella notte in sala parto c'era solo mia moglie e quindi in sala d’aspetto eravamo solo io e mia figlia. Un eccessivo silenzio cominciò a farmi preoccupare, come al solito gli infermieri non mi davano notizie. Bussavo alla porta della sala parto, ma nessuno rispondeva. Chissà pensavo, forse un presagio, o forse qualcosa non stava andando per il verso giusto. Incominciai a spazientirmi, anche se tentavo di rassicurare mia figlia.
Intorno alle ore 5,30 del mattino, si spalanca la porta della sala parto, ed esce un'infermiera insieme ad una dottoressa con mio figlio avvolto in una coperta. Stretto tra le loro braccia scappano correndo al piano superiore, verso la terapia intensiva. Chiedo di farmi vedere mio figlio, e mi rispondono che per il momento non era possibile, e vanno via.
Da quel momento iniziai a capire che realmente qualcosa non era andata per il verso giusto, che tutta quella sicurezza che avevo avuto fino a quel momento, sulla semplicità di avere il quarto figlio, senza nessun problema, incominciava a vacillare dentro di me.
Iniziai a chiedere informazioni su mia moglie e mio figlio, ma le risposte erano vaghe…. Dopo un po’ uscì il ginecologo, e mi disse che mia moglie stava bene e invece il bimbo era in terapia intensiva perché era nato con qualche problema.
Prima doccia fredda,………… Incominciai a fare domande. Che cosa è successo?…… Che vuol dire con qualche problema? Voglio sapere………ditemi la verità…. Non capivo più niente, avevo la netta sensazione che tentavano di tranquillizzarmi solo per prendere tempo, ma qualche cosa di grave era accaduto.
Dopo poco dalla sala parto esce mia moglie, ovviamente in barella. Ci abbracciamo e ci baciammo. Mi sussurrò all’orecchio singhiozzando, se avevo visto il bambino, ed io le dico di no, perché?
Lei mi risponde che appena è nato glielo hanno tolto subito e che non aveva pianto. Adesso ero io che dovevo tranquillizzare mia moglie, e le dissi, di non preoccuparsi che il bambino lo avevano portato al piano di sopra nell'incubatrice, ma stava bene (enorme bugia, io ancora non sapevo nulla).
Tranquillizzata mia moglie salii in terapia intensiva. Lì incontrai il ginecologo e la pediatra di turno che mi dissero, che il bambino aveva parecchi problemi.
Ennesima doccia fredda,……….. Dopo un attimo di profondo sconforto dissi ai dottori, che volevo vedere mio figlio e volevo sapere tutto quello che sapevano (più avanti nel tempo capii che mi avrebbero detto tutto quello che non sapevano).
Quello che potevo intravedere attraverso il vetro dell’incubatrice mi faceva gelare il sangue.
Vidi il piccolo Simone che giaceva all’interno di un’ incubatrice, pieno di tubicini, con un cappellino in testa ed il viso completamente scuro quasi cianotico, e soprattutto immobile.
Quel corpicino era li poco distante da me, mio figlio……,mio figlio……Tesoro mio che ti è successo…….Senza poterlo abbracciare ne baciare. I suoi lineamenti erano quelli dei suoi fratelli. In lui vidi tutti i miei figli, tutta la mia famiglia….. , tutta la mia vita,……. Ancora non credevo a quello che stavo vivendo, forse era un incubo, forse un sogno. E invece no, era la cruda realtà.
Che cosa racconterò adesso a mia moglie, ai miei figli. Da quel momento è iniziata la storia di Simone, il calvario mio e di mia moglie.
In ospedale mi dissero di tutto, che il bimbo era fortemente ipotonico, che non aveva i testicoli, aveva dei dismorfismi facciali, che poteva avere problemi cerebrali, che forse era nato con una malattia genetica (lo sospettavano ma non avevano la minima idea di quale fosse). I motivi potevano essere tanti, troppi. La prognosi era severa, non mi davano la certezza che superasse le 24 ore.
Non avevo il coraggio di tornare da mia moglie. Per raccontarle che cosa?………..
Rimasi un po’ solo e pregai. Pregai tanto, e chiesi a nostro Signore di non portarmi via quella creatura, ma di farla vivere, anche se avesse avuto chissà quale malattia. Se una croce mi sarei dovuto portare, ero pronto a farlo, ma non avrei sopportato la perdita di Simone.
Le mie preghiere furono ascoltate, Simone volle vivere a tutti i costi. Superò la prima fase critica, nonostante il pessimismo dei medici. Dopo un paio di settimane diede segni di ripresa. L’ipotonia rimaneva, ma il piccolo era vivo, questo era quello che contava. Lo dimisero dopo venti giorni, anche se ancora non avevamo una diagnosi, ci consigliarono di ricoverarlo al policlinico della nostra città per effettuare accertamenti più approfonditi (dato che loro non ci avevano capito nulla).
Pensai che sicuramente al policlinico mi avrebbero detto di più.
Lì incominciò la lunga fase diagnostica (troppo lunga).
 
{TESTO}