il Rimino, anno IX, n. 139, luglio 2007
Chiesa, dissenso e politica

Nella sua «Amaca» di oggi 12 luglio, su «Repubblica», Michele Serra parla del «maglio dogmatico» che si è abbattuto sul mondo cattolico apostolico romano, eliminando ogni voce dissonante.
Serra ha perfettamente ragione. Non esiste più quel «ricco dibattito intellettuale, in grado di coinvolgere e appassionare anche i non credenti».
Ogni fenomeno ha le sue cause più vicine o lontane, secondo l’ampiezza dell’analisi che tenti di descriverle.
Per esperienza personale, posso dire che nella Chiesa italiana ha preso piede da oltre un decennio un’idea di apertura multiculturale fra le varie correnti intellettuali esistenti sul territorio come semplice ma inavvertito (e subdolo) cavallo di Troia delle posizioni più retrive che lentamente si sono fatte strada, ed hanno guadagnato posizioni di prestigio con la pretesa di essere le uniche in grado di difendere la Tradizione e la Verità della Chiesa di Roma.
L’operazione è nata gettando fumo negli occhi con l’illusione del dialogo. Invece ha mirato unicamente ad imporre il monologo di certe realtà legate politicamente alla destra anche più estrema.
A me è bastato scrivere che certi documenti presentati come presunta conferma delle insorgenze di fine Settecento, erano stati falsificati da storici improvvisati (e qualificati soltanto dal loro operare politico all’interno di taluni ambienti religiosi), per attirarmi l’attenzione quale persona pericolosa. Sino al punto che tempo fa qualcuno ha tentato nottetempo d’inserirsi sulla mia linea telefonica dalla centralina stradale, con l’unico risultato (per imperizia o per sopraggiunto, inatteso evento) di renderla inutilizzabile.
Caro Serra, di queste cose ha parlato anche Umberto Eco nell’ultima «Bustina di Minerva» sull’«Espresso» di venerdì scorso 6 luglio, nel pezzo intitolato «Guerre di religione».
Eco, trattando proprio di un argomento che è strettamente legato alla mia esperienza personale descritta, osserva fra le altre cose: «… non è chiaro se siano i sanfedisti che hanno messo in movimento gli anticlericali o viceversa». E conclude che, come unica certezza, c’è «l’uso politico della religione fatto da fondamentalisti di segno diverso».
La cosa che maggiormente impressiona e meraviglia in questa situazione, è la mancanza della proverbiale accortezza da parte delle Curie nel rendere potenti personaggi politicamente pericolosi non rispetto a linee di centro o centro-sinistra o addirittura di un moderatismo di centro-destra o persino di destra, ma proprio per la loro non nascosta simpatia verso istanze che contrastano direttamente con la Costituzione repubblicana.
Queste istanze non sono offerte soltanto a livello locale, ma bene organizzate anche nel sistema ‘politico’ europeo, come si può constatare facilmente attraverso certi siti presenti su Internet.
Le mie pagine sulla presunta insorgenza di fine 1700, dicevo sopra, dimostrano la falsità prodotta su alcuni documenti. Ebbene di quelle mie pagine (dove espongo i racconti che poi contesto nella interpretazione che è stata loro data), sono state riprese alcune parti da blog di estrema destra anche fuori d’Italia, senza ovviamente preoccuparsi che poi il mio discorso porta a conclusione opposte a quelle che si vorrebbero far credere ai lettori con le citazioni iniziali, completamente private del contesto logico e letterario con cui le presento.
Questa è la cultura dell’inganno che ha preso piede con l’appoggio delle autorità ecclesiastiche, e che porta a demonizzare chi cerca soltanto di ragionare sui documenti, distinguendo bene dalle (presunte) verità dei fatti dalle Verità di fede che ogni religione ha diritto di proclamare (non violando la Costituzione).
Ma l’aspetto che impressiona sul piano generale (ed addolora sul piano personale), è che tanti sacerdoti che un tempo parlavano di dialogo, adesso si sono ammutoliti forse soltanto in nome di un opportunismo che garantisce carriera e potere anche a livello politico locale, promuovendo iniziative che vedono impegnati loro pupilli o addirittura riuscendo ad imporre persino assessori ‘vescovili’ nelle giunte comunali.

Questa pagina si legge anche sui blog di Stampa e Kata.


Antonio Montanari


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