Riministoria© Antonio Montanari

Memorie riminesi.
Ricordi tra personale e pubblico


Capitolo3.

Tra due libri.

Qualche anno fa mi è capitato di scrivere un piccolo libro di memorie, "Anni Cinquanta" per raccontare quel periodo con gli occhi di un bambino. Sono nato a Rimini nel 1942, agosto, i miei genitori si erano sposati nel febbraio del 1941.

Ho ripensato spesso al matrimonio dei miei genitori, ora che sono vecchio. Dopo un fidanzamento lungo, durato dieci anni, perché mio padre aveva dovuto aiutare alcuni fratelli. Mi sono sempre chiesto: io, avrei avuto il loro stesso coraggio, di creare una famiglia, in un momento così tragico? Che cosa li spingeva? Senza dubbio la speranza di un ritorno alla normalità. Del trionfo della vita sull morte, e così io fui messo al mondo.

Tutta la mia infanzia è stata caratterizzata dal continuo ricordo della guerra e dalla condizione economica non troppo brillante, anche se fortunata rispetto ad altre persone (mio padre era impiegato comunale).

Mio padre aveva la convinzione che la guerra sarebbe scoppiata di nuovo. Ricordo le crisi dello scontro tra i due blocchi, il conflitto di Corea, come continue fonti ed occasioni di timori, di non fare spese, di precipitare nuovamente in un altro dramma collettivo. Non ci mancava il pane, ma occorreva stare attenti a non sperperare. Le pezze nel culo, nei pantaloni, cioè, le portavamo per necessità, non per moda.

Nel 1951, l'acquisto di una radio, grande, con la Modulazione di frequenza (MF) quando c'erano soltanto le trasmissioni di prova (io mi divertivo a cercare le stazioni che si captavano meglio di quelle ad Onde Medie (MA), continuamente disturbate da ronzii e fischi), fu un avvenimento eccezionale. Nello stesso anno ci fu il disastro del Polesine, e la sera la Rai trasmetteva la Catena della Solidarietà: tutte le emittenti europee si collegavano tra loro per portare concretamente un aiuto.

Ascoltavamo la radio nella cucina, unica stanza ad essere riscaldata. Poi si andava a letto presto. Per motivi di lavoro mio padre avrebbe dovuto partecipare a serate pubbliche con qualche vestito elegante. Ma fu sempre costretto a disertare gli appuntamenti. Chi aveva i soldi per i vestiti eleganti?

Vicino a casa nostra c'era la caserma dell'esercito. Verso le 17 ogni sera, una fila di questuanti andava a prendere una gavetta di minestra calda. I più poveri avevano anche vestiti grigio-verdi da militari.

Qualche anno prima, durante l'ultimo sfollamento (mia madre me ne ha lasciato l'elenco, furono 14 in tutto), a Viserba, una frazione di Rimini sul mare, frequentata prima della guerra dalle migliori famiglie della borghesia emiliana, tra cui i Gardini, ad esempio, andavamo a comperare la "roba degli inglesi". In tutte le case di quelli della mia generazione, c'erano le "coperte degli inglesi", con le quali poi magari si faceva fare un cappotto.

Gli inglesi ci avrebbero voluto ammazzare tutti, noi italiani, quando vennero a liberarci. Rammentava mia madre che, mentre eravamo sfollati nella vicina Repubblica di San Marino, un giorno si recò da loro per chiedere piangendo qualcosa da dare da mangiare a me che le stavo in braccio. Un ufficiale inglese le rispose di no, perché altrimenti avrebbe dovuto dar da mangiare a tutti i bambini affamati che ci stavano intorno. E loro, gli inglesi, preferivano mettere sotto terra quel cibo che era rimasto dalla distribuzione del rancio. Questa scena raccontatami da mia madre, l'ho vista anche in un filmato storico trasmesso in tivù.

La gente, di domenica, si vestiva elegante. Occorreva staccare con la vita quotidiana, abbastanza misera.

Così lentamente, uscimmo dalla miseria della guerra, ma il ricordo era continuo, assillante, fino a rendermi nevrotico. Non ne potevo più, non ne volevo sentire parlare più.

Dopo, a tanti anni di distanza, ho ricostruito in un libro storico, intitolato "I giorni dell'ira", l'ultimo anno di guerra, qui a Rimini e a San Marino. Ha avuto successo. Dentro c'erano, inespressi, i graffi che le nostre vicende personali avevano lasciato sull'animo di quell'antico bambino.

Antonio Montanari

(27.10.2000)


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revisione 28.11.2006