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Un riminese 'primario' dei Papi: Iano Planco (Giovanni Bianchi)

di Franco Gabici

Nato a Rimini il 3 gennaio 1693, Iano Planco (Giovanni Bianchi) si trasferì a Bologna dove conseguì la laurea in medicina nel 1719. A Bologna strinse amicizia con Giambattista Morgagni e Vallisneri e dopo una breve parentesi a Padova ritornò a Rimini, dove restò per vent'anni allontanandosi solamente per brevi viaggi intrapresi all'unico scopo di intrecciare rapporti con altri scienziati e studiosi di fama. Contemporaneamente alla professione di medico, si dedicò allo studio dell'anatomia umana e polemizzò con alcuni colleghi su alcuni questioni mediche. Come naturalista studiò sulla spiaggia di Rimini il fenomeno delle maree e analizzò i detriti sabbiosi di origine organica pubblicando uno studio sull'argomento dove sono studiate specie di foraminiferi non ancora conosciute (Biloculina, Nodosaria, Rotalia, Polystomella). Il testo, che ebbe nel 1760 una seconda edizione notevolmente arricchita di tavole, fu per molto tempo un riferimento per questo genere di studi. Raccoglitore attento di materiali, istituì nella sua casa un museo di scienze naturali, arricchito anche di reperti archeologici e queste collezioni avevano raggiunto un tal grado di notorietà da essere oggetto di visite da parte di quanti si trovavano a passare per Rimini. Nel 1741, dopo aver verificato l'impossibilità di ottenere una cattedra di 'medicina teorica' all'università di Padova, accettò la cattedra di 'anatomia umana' all'università di Siena basando l'insegnamento soprattutto sulla dissezione dei cadaveri, metodo che lo mise in polemica coi sostenitori di una anatomia teorica. Rientrato a Rimini nel 1744, gli fu assegnato uno stipendio annuo di medico primario e fino alla fine esercitò la professione. Non disdegnò, però, l'insegnamento e la sua casa divenne ben presto un luogo di ritrovo per molti giovani desiderosi di apprendere non soltanto le discipline scientifiche, ma di avvicinarsi anche alle lingue e letterature greca e latina. Bianchi fu un medico molto famoso non solo in Italia ma anche all'estero e papa Clemente XIV nel 1769 lo nominò archiatra pontificio, carica che gli sarà confermata anche dal successore Pio VI. E' sepolto a Rimini nella chiesa di Sant'Agostino e nel monumento sepolcrale, dove si nota un medaglione con il suo profilo, si legge una epigrafe che lui stesso dettò. Nel medaglione è scolpito anche il 'corno di Ammone', simbolo della sua passione per la malacologia. Fece importanti studi sul cervelletto che poi sarebbero stati ripresi dalla moderna fisiologia. Si interessò anche di veterinaria, di zoologia e di fenomeni anomali, come testimoniano alcuni suoi studi su casi particolari, inversione sessuale, un gigante e una bimba nata con due teste. Durante il periodo senese curò la ristampa del Phytobasanos di Fabio Colonna, un'opera di botanica assai importante che a quei tempi era divenuta rarissima. Il Bianchi vi aggiunse la biografia del Colonna e la storia della Accademia dei Lincei, che avrebbe rifondato nella sua casa di Rimini alla fine del 1745, con l'elenco degli accademici. Tradusse anche un frammento di Teofrasto. Scrisse anche una lettera al conte R.Rasponi sull'architettura del mausoleo di Teodorico a Ravenna. Morì a Rimini il 3 dicembre del 1775.

Franco Gabici

Il Resto del Carlino. Rimini. 03 Mag 2001

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