Riministoria© Antonio Montanari

In data 24 giugno 1992, l'on. Francesco Alici ci scriveva: "Egregio Direttore, vedo con forte disdegno che il suo collaboratore, che si nasconde dietro lo pseudonimo "Tama", continua a pubblicare una lunga polemica col sottoscritto sommando menzogne e falsificazioni non degne di apparire sul vostro settimanale, per altro cattolico.

Perché lo cose siano chiare mi pregio inviare all'anonimo "Tama" la cassetta fornitami dalla Rai-tv (TG1) che riporta la registrazione della mia intervista rilasciata alle ore 8 del 13/3/83. Per vostra conoscenza, la Rai-tv non appena trasmette le interviste consegna la cassetta! Se avrà la bontà di ascoltarla potrà rendersi conto che non è onesto travisare opinioni di grande livello morale, fatte circolare in quei lontani giorni del 1983 ed ascoltate da un uomo rigoroso che allora presiedeva come Vicepresidente della Camera ed ora eletto Presidente della Repubblica.

Per quanto riguarda il mio articolo uscito sul "Carlino" del 4/6/92 non ho niente da modificare: ho accolto con molto piacere l'appello lanciato dal Mons. Vescovo domenica scorsa [21.6]: l'anonimo "Tama" ha qualcosa da contestare anche a Sua Eccellenza?

Con queste poche righe desidero chiudere la polemica, sempre che il suo Settimanale osservi le regole della Legge sulla stampa e ripari le calunniose menzogne pubblicate".

***

Dalla lunga intervista dell'on. Alici, trascriviamo i passi principali:

GR1:"…siamo proprio nel cuore del discorso sulla spesa pubblica: da una parte i politici…, però anche la magistratura in questi giorni… vuole dire la sua parola…".

Alici: "(…) Ci sono degli organismi che sono preposti al controllo della spesa pubblica. Per i Comuni, ci sono i Comitati di controllo regionali…, i Tar, …il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti…".

GR1: "Quindi, secondo lei la magistratura è sul binario sbagliato?".

Alici: "No, la magistratura penale deve controllare se ci sono dei reati che vengono commessi sul piano del Codice penale, ma sul piano dell'amministrazione pubblica, il discorso è diverso. Faccio un esempio molto banale. Se un Consiglio comunale vara oppure approva una delibera sbagliata… anche sul piano penale…, se il Comitato di controllo fa passare questa delibera, credo che il discorso sia chiuso. Se poi dopo, succede che qualcuno denuncia…, intervenga [la magistratura], ma ci vogliono delle prove".

GR1: "…c'è una certa preoccupazione indiscutibilmente tra i politici in questo momento, e c'è sempre un'opinione pubblica che diffida di chi si preoccupa, perché bisogna sempre che tutto sia alla luce del sole, non bisogna nascondere nulla".

Alici: "Sono abituato a lavorare alla luce del sole, non ho nessuna preoccupazione per quanto riguarda la mia attività… Il problema è vedere che cosa determina la preoccupazione… Qui stiamo andando ad un rischio abbastanza serio. Chiunque viene eletto consigliere comunale, quasi quasi viene subito indiziato di reato. Ma, dico, vogliamo scherzare davvero? Noi abbiamo decine migliaia di amministratori pubblici che sono delle persone modestissime. Io voglio fare un caso… Il sindaco di Rimini… prende 620 mila lire al mese, dodici volte all'anno, senza assegni, vale a dire non ha nemmeno l'assistenza né sanitaria né previdenziale. Poi voglio capire una cosa. Come si fa a lasciare una situazione di questo genere? (…) L'assessore all'urbanistica di un comune di 130 mila abitanti, prende 320 mila lire lorde… Queste sono persone che tutte le mattine firmano pratiche e hanno attività che coinvolgono interessi enormi…".

GR1: "Sì, però, voglio (ehm) dire…Guai alle tentazioni, però…"

Alici: "Per farlo seriamente, deve impegnarsi a tempo pieno. Allora io mi chiedo con quale serietà continuiamo a mantenere le cose in questo modo qui. Ci sono, fra le decine di migliaia di amministratori, anche persone che possono avere delle debolezze: ci sono i problemi della famiglia, i problemi dei bambini e tutto quello che bolle in pentola oggi in Italia. Ci sono dei mascalzoni che ti vengono lì con la "mazzetta" e ti dicono: se tu mi firmi questa pratica che non è regolare, io ti regalo 30, 40, 50 milioni. Ma tutti quanti siamo la moglie di Cesare, tutti quanti hanno la forza morale di rifiutare queste cose qui?…Mettiamoli al riparo. Se per caso uno ti arriva con una "mazzetta", il giorno in cui per esempio ti scade una cambiale…, ma non lo so mica…".

***

In data 27 giugno, abbiamo comunicato all'on. Alici che l'art. 8 della legge 8.2.1948 n. 47 sulla stampa, obbliga a pubblicare "risposte, rettifiche o dichiarazioni", purché esse "non abbiano contenuto che possa dar luogo a incriminazione penale", come ci sembrava possibile nel caso della sua lettera, con le accuse di "menzogne e falsificazioni" rivolte al nostro Tama.

***

In data 2 luglio, l'on. Alici ci ha scritto: "Egregio Direttore, come si dice: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire"! Possibile che il suo collaboratore non riesca a capire le distorsioni che opera nei suoi scritti là dove con disinvoltura egli afferma che io avrei detto al GR1 che i politici (non ho mai detto questa parola) non hanno "la forza morale di rifiutare i milioni che costituiscono le tangenti e le bustarelle"?

Ma dove ha trovato queste affermazioni? Possibile che non riesca a capire che se non smentisce queste falsificazioni sarò costretto a chiamarlo a rispondere in Tribunale?

Pur con tutta la bontà che mi caratterizza non vedo come e perché dovrei essere accusato di cialtroneria (visto che io sono un politico) nei confronti dei politici?

Il suo collaboratore ha ricevuto la cassetta della mia intervista ma non riesce a pubblicarla con correttezza: egli continua a volermi attribuire parole e giudizi che egli stesso invece inventa!

Ora, dunque, il giochino deve finire: il suo collaboratore è libero di dire e scrivere le sue opinioni; io sono invece tenuto a difendere la mia onorabilità dalle falsificazioni.

Non ho niente altro da scrivere: ribadisco che o si rispetta la legge sulla stampa o si va in tribunale".

***

Infine, pubblichiamo la risposta del nostro redattore:

"Nel mio articolo del 14.6.92, ho scritto che Alici "giustificò le "tentazioni" dicendo che i politici sono messi in stato di bisogno dallo Stato, per cui essi non hanno "la forza morale di rifiutare i milioni che costituiscono le tangenti o le bustarelle". Il pensiero di Alici è stato riportato fedelmente: in neretto sono le parole testuali, il resto (in corsivo), è una sintesi che per nulla travisa il suo lungo argomentare.

Non mi nascondo dietro uno pseudonimo: nella IV pagina di copertina di "Quanto basta", si legge: "Antonio Montanari (alias Tama)". Lo pseudonimo è, nel genere satirico dei giornali, un tradizionale paravento trasparente (da Bertoldo del "Popolo" a Ghino di Tacco dell'"Avanti!", senza dimenticare il celebre Fortebraccio de "l'Unità", si parva licet componere magnis). Con Alici, ci "conosciamo" dal '61, da quando cioè ero un cronista debuttante al "Carlino", giornale che non piaceva affatto a "Rimini oggi", diretto dal Nostro.

Poiché ho scritto la verità, con cortesia ma fermezza respingo al collega Alici (tessera di pubblicista n. 310, ed appunto ex direttore di settimanali politici), le gravi, infondate e ripetute accuse rivoltemi, di "menzogne e falsificazioni". Alici (mi sembra di capire), contesta quel verbo "giustificare": liberissimo di farlo, come io di confermare la mia opinione. Ho scritto che "giustificò le "tentazioni"", non che giustificò le tangenti!

Nella seconda lettera, Alici nega di aver pronunciato ("Ma dove ha trovato queste affermazioni?"), quanto invece si ascolta nel nastro da Lui cortesemente inviatoci. A questo punto, anch'io "non ho altro da scrivere". Cordialità.

Antonio Montanari

(alias Tama)"

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