Riministoria© Antonio Montanari

Giovanni Pietro Ghislieri

"Fra la Marecchia e Rubicone si trova il fiume Luso, che scendendo dalla Montagna di sotto alla Scorticata si lassa a man sinistra Santo Arcangelo, et alla destra Santa Giustina in su la strada Emilia, ove anticamente era un bel ponte, et poi vicino alla marina passa alle mura di Bellaria a man sinistra, et sopra il lito del mare si lassa una gran torre mezza ruinata". Così scriveva nel 1585 il Governatore della Romagna, il romano Giovanni Pietro Ghislieri, nella sua "Descrizione esattissima… fatta a papa Sisto Quinto", conservata nell'Archivio Segreto Vaticano ed ora pubblicata a cura di Antonio G. Luciani (con molte illustrazioni antiche e moderne) dall'editore Ghigi di Rimini.

Ghislieri, che definisce la Romagna "picciola, ma grassa et utile provintia" (utile s'intende per il bilancio papale), non si limita a raccontare la vita politica del suo tempo, ma descrive anche l'ambiente geografico.

Ad esempio, racconta tra le altre cose che, nella Romagna del sedicesimo secolo, essendo "molto cresciuta et moltiplicata la gente…, per il bisogno del vivere" s'erano tagliate le selve, ridotte poi a coltura. Dai monti con le piogge scendeva anche il terreno che andava a chiudere le imboccature dei porti. Occorrevano "notabile spesa et diligenza" per evitare che gli approdi dei moli diventassero inutili. Erano i segni di un danno ambientale grave.

A Ravenna ed a Cervia quella terra trascinata verso il mare era invece una mano santa, perché rendeva "grandissima fertilità ed abbondanza per molti anni. Et gl'alberi et viti vi fanno benissimo et presto".

Rimini "con 23 castelli et 30 ville" era uno dei centri principali della Romagna. Vescovo era il bolognese Gio. Battista Castello. C'erano 12 canonicati (che fruttavano 120 scudi l'uno all'anno), e circa 120 parrocchie, oltre ad una "commenda di Malta con cura d'anime".

L'entroterra produceva olio e in abbondanza vino che veniva esportato soprattutto a Venezia. I nostri contadini si erano scossi dal giogo nobiliare, e "si governano con certe loro leggi separate", dopo aver pagato alla Camera apostolica il prezzo della libertà. I partiti erano i soliti due, dei guelfi e dei ghibellini. Tra questi ultimi, a Rimini, figurano i Ricciardelli che si erano imparentati con i loro avversari, i Tingoli.

A reggere la città ci sono i consoli che hanno alle loro dipendenze 1300 armati. Gli "sbirri", racconta l'autore, vistisi diminuire gli stipendi per la crisi che anche allora colpiva gli …enti locali, si rifacevano a spese dei poveri contadini: "di che si cagiona continuova discordia et rumori".

Antonio Montanari

Indice degli Archivi

All'indice del sito * Posta * Libri * Saggi * il Rimino * Tam Tama * Riminilibri * Novità * Motori * Guida * Recensioni da Internet * Altre recensioni * Schede librarie * Memorie * Webcamera * Ultime notizie *

Storia dell'Accademia dei Filopatridi, notizie sull'Accademia. Centro amaduzziano. Archivio Amaduzzi.

© riministoria - il rimino - riminilibri - antonio montanari nozzoli - rimini

0496