Riministoria © Antonio Montanari

SPECIALE 1799

4. Nelle carceri di Rimini

Documenti inediti

I detenuti riminesi del 1799

Ventotto persone, tra cui tre donne

Fino al 1825 le carceri di Rimini si trovavano dietro al palazzo del Comune, a contatto con l’ufficio del Monte di Pietà: in quell’anno furono trasferite nella Rocca malatestiana fatta costruire da Sigismondo.

Duecento anni fa, nel 1799, le nostre carceri ospitavano ventotto persone, come risulta da un documento inedito che si trova presso l’Archivio Storico Comunale della città, e dal quale apprendiamo che si trattava di ventiquattro uomini, un sacerdote e tre donne.

Cominciamo da queste ultime. Sono Teresa Urbinati di Coriano e Cattarina Bertozzi di Longiano entrambe responsabili di "lajdezze" e di "contravvenzione d’esilio"; e Maddalena Cevoli di San Clemente, colpevole d’infanticidio.

Il sacerdote è Don Piero Rombolotti del Territorio del Pallio di Urbino, per furto sacrilego e "mala qualità".

Tra gli altri ventiquattro carcerati di sesso maschile incontriamo quattro detenuti "per furti", due "borsaroli", poi tre altri accusati (o giudicati, non sappiamo) rispettivamente per sparo, rissa e furto sacrilego. Infine ci sono quindici militari di cui uno francese.

Il documento non ha una data precisa. L’anno (1799) lo si ricava dalla lettura dell’elenco dei detenuti. Nella parte del documento relativa ai quindici militari, ci sono alcune precisazioni che ci potrebbero indicare come esso sia stato compilato prima dell’arrivo degli austriaci (30 maggio). Nel gruppo dei quindici ci sono "otto individui bresciani" condannati e "spettanti al Capitano Rellatore del Consiglio di Guerra"; "altri due Cispadani […] a disposizione come sopra"; "altri tre Carattari spettanti come sopra"; il "Commissario Santamer" e Giuseppe Squadrini di Rimini "arrestati il 14 febbraio a disposizione come sopra".

Soltanto i due Cispadani sono descritti "in Secreta", mentre per gli otto bresciani si parla di detenzione "alla Larga". Non si precisa nulla per le altre persone.

Circa il "Commissario Santamer", si può supporre che si tratti di uno degli agenti francesi che avevano preteso contribuzioni indebite. Si potrebbe collocare così il documento nel periodo di metà maggio ’99, dopo lo stato d’assedio proclamato dal generale Lahoz per tutto il Dipartimento del Rubicone, e durato dal 4 al 13 dello stesso maggio. E quindi prima della liberazione della città da parte della marina imperiale e del saccheggio del Palazzo pubblico per opera degli insorti riminesi.

Antonio Montanari

 

Alla pagina 1799/5

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