
Inter e Zanetti, 600 volte insieme
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Momento
di grande emozione allo Stadio "Giuseppe Meazza" prima dell'inizio
di Inter-Lecce. Il capitano nerazzurro Javier Zanetti, schierato da Josè
Mourinho, nell'undici iniziale per la sfida di campionato, raggiunge oggi
le 600 presenze ufficiali con la maglia nerazzurra. Zanetti, prima del fischio
d'inizio, ha ricevuto una targa ricordo dalle mani del vice capitano Ivan
Ramiro Cordoba.
Con queste parole San Siro ha salutato il capitano:
AMICI
NERAZZURRI,
NELL'ANNO DEL CENTENARIO
FESTEGGIAMO QUESTA SERA IL PRESENTE CHE DIVENTA STORIA E CORRE INSIEME A TUTTI
NOI VERSO IL FUTURO.
SEICENTO VOLTE INTER,
SEICENTO VOLTE JAVIER ZANETTI!!!
A NOME DI FC INTERNAZIONALE, DELLA SQUADRA, E DI TUTTI I TIFOSI, IVAN RAMIRO
CORDOBA CONSEGNA AL CAPITANO DELL'INTER, JAVIER ZANETTI, IN RICORDO CELEBRATIVO
PER LE SEICENTO PARTITE UFFICIALI CON LA MAGLIA NERAZZURRA.
GRAZIE JAVIER, SEMPRE E SOLO
FORZA INTER!!!!!!!!!
F.C. Internazionale

La conferenza stampa di giovedì 25 Settembre, offerta da inter.it
Zanetti:
"Io e l'Inter, la mia vita"
Giovedì, 25 Settembre 2008 15:58:37

MILANO - Questa la versione integrale della conferenza
stampa di Javier Zanetti al centro sportivo "Angelo Moratti" in
occasione della 600^ presenza con la maglia dell'Inter.
Zanetti:
ci spiega il significato di tutte quelle fasce?
"Sono quelle più importanti e, per me, significative. C'è
quella in ricordo dell'avvocato Prisco, c'è quella per Giacinto, la
prima dedicata alla fondazione 'Pupi'.... Ci tengo molto perchè sono
tutte davvero speciali".
Ce
n'è una dalla quale, per niente al mondo, si separerebbe?
"Quella in ricordo di Giacinto Facchetti (ndr.: indossata in occasione
di Fiorentina-Inter del 9 settembre 2003). Per il rapporto che avevo con Giacinto,
per l'esempio che è stato per tutti noi, perchè è stato
sempre presente in qualsiasi momento e, da quando è mancato, è
impossibile per tutti gli interisti dimenticarlo. Una persona così
non si può dimenticare... ".
Ci
racconta le sensazioni di provate ieri sera, prima e durante Inter-Lecce?
Non era una presenza come tante altre...
"Ho provato molta emozione, perchè 600 partite sono tante, soprattuto
con la stessa squadra. Quella squadra che tredici anni fa mi ha aperto le
porte e mi ha dato fiducia. E per questo ringrazio la famiglia Moratti. Quando
sono arrivato ero uno sconosciuto, proveniente da una piccola squadra d'Argentina.
Iniziavo a muovere i primi passi nel calcio professionistico ed avere la fiducia
della famiglia Moratti è stato importante, soprattutto in una squadra
con tanti campioni e con tanti traguardi da seguire. La fiducia della famiglia
Moratti mi ha fatto crescere in fretta, sono arrivato giovane e trovarsi bene
in una città molto grande come Milano non era facile. Ho fatto questo
percorso insieme a loro e, sinceramente, sono molto felice di averlo fatto
ed essere rimasto in questa società".
C'è
la partita simbolo di Zanetti e l'Inter?
"Sono state tante partite importanti che hanno lasciato un segno, è
difficile scegliere, ma la partita di Parigi (ndr.: la finale Uefa '98 contro
la Lazio) con la vittoria del mio primo trofeo nerazzurro resta indimenticabile.
Tra l'altro ho avuto anche la fortuna di fare un gol, un bel gol".
E
potendo scegliere anche altre partite?
"Il mio primo impatto con San Siro, in uno stadio così grande
con tanti tifosi: era la prima volta che mi capitava. Abbiamo vinto quella
partita (ndr.: Inter-Vicenza, 27 agosto 1995) ed è stato l'inizio della
lunga carriera. Anche la gara dello scudetto a Siena due anni fa è
stata una data importante, vincere il campionato in quella maniera è
un ricordo molto bello".
Adesso
il futuro: dove pensa di arrivare?
"Mi auguro che ci siano ancora molte partite da giocare. Ieri erano 600,
ma io penso già alla prossima, fare calcoli non serve...".
Parlando
di gol e guardando le esultanze, secondo Zanetti è possibile fare un
parallelo tra il gol con la Lazio a Parigi e il gol contro la Roma l'anno
scorso?
"È stato un gol importantissimo per come si era messa la patita,
la Roma attaccava. Fare gol in quel momento non era facile, ho avuto la fortuna
di trovarmi lì in quel momento e ho regalato il pareggio alla mia squadra.
È stato un risultato molto importante".
Ci
sono stati giocatori importanti per la sua crescita?
"Quando sono arrivato c'erano capitan Bergomi e Pagliuca, mi hanno aiutato
tantissimo all'inizio: ero giovane ed era tutto da scoprire, sono stati importanti
per i miei primi passi. Ho avuto la fortuna di diventare amico di Zamorano,
Baggio, Cordoba, di tanti altri... Mi ritengo forutnato di essere stato loro
compagno".
Quando
è stata la prima volta che ha sentito parlare dell'Inter?
"Ho sentito parlare dell'Inter guardando le partite del Napoli perchè
in Italia c'èra Diego Maradona e trasmettevano in Argentina le partite
più importanti del campionato. I miei genitori, poi, me ne avevano
parlato: mia mamma andava allo stadio dell'Indipendiente dove l'Inter ha fatto
più di una finale e mi raccontava di quelle paritite. Un giorno, in
una partita con la nazionale in Sud Africa, Passarella mi chiamò in
camera sua e mi diede la notiza che l'Inter mi aveva preso. Non me l'aspettavo,
era il 1994, una delle mie prime volte in nazionale".
La
prossima parita sarà il derby: come vede il Milan che ha cambiato molto
dall'anno scorso con gli acquisti di Ronaldinho, Shevcehnko...
"Il Milan è da rispettare, sono cresciuti e sarà una paritita
molto combattuta come sempre capita in un derby. Credo che l'Inter arriverà
pronta perchè abbiamo il tempo di preparala al meglio e speriamo di
poter fare quello che la squadra è capace di fare per vincere".
A
proposito di derby, ne ricorda qualcuno in particolare?
"Il 2-2 quando ho avuto la fortuna di segnare il pari e il 3-0 con un
grandissimo gol di Ronaldo".
Adesso
è la bandiera di squadra, ha mai avuto mometi di sconforto?
"Mai, mollare non fa parte del mio carattere. Abbiamo avuto momenti difficili,
però la mia idea è che il lavoro ripaga sempre. Ci tengo tanto
al lavoro e sapevo che prima o poi i successi sarebbero arrivati, è
stato così".
Il
segreto della sua longevità? La duttilità tattica o il carattere?
"Un pò di tutto, per poter rendere al meglio curo tanto i particolari.
Se si lavora seriamente, la domenica si riesce a fare tutto per aiutare la
squadra, questo è quello che mi interessa. Prima dell'obiettivo personale
c'è la squadra, io cerco di rendermi utile dove la squadra ha bisogno".
Quando
si è ritirato Giuseppe Bergomi la fascia da capitano prima è
andata a lei e poi a Ronaldo, c'era rimasto male?
"Non ci sono rimasto male perchè ho deciso io di dare la fascia
a Ronaldo. Lui tornava da un infortunio particolare e aveva bisogno di sentirsi
ancora importante, ho parlato con la società e non ci ho pensato un
secondo a dargli la fascia per farlo sentire importante".
Cinque-sei
anni fa, quanto è stato vicino alla Spagna? Real Madrid e Barcelona
erano molto interessate e sembrava che l'Inter avesse intenzione di parlarne...
"Sono stato vicino alla Spagna, ma non per una mia decisione, non ho
mai pensato di andare via dall'Inter. È stato un momento un po' confuso,
sembrava che la colpa fosse solo mia, i giornali scrivevano che volevo andarmene.
Io non ho mai parlato con nessun altro club, sono dell'idea che il tempo metta
le cose a posto. Infatti, alla fine, ho parlato con Moratti e il presidente
mi ha detto che voleva tenermi, per questo ora sono ancora qui".
Chiuderà
all'Inter la carriera? E chi è stato il giocatore più forte
con il quale ha giocato?
"Ho avuto la forutna di giocare con tanti campioni: Ronaldo, Baggio,
Vieri, Zamorano... Tutti giocatori che hanno fatto bene dove hanno giocato.
Per quanto riguarda il mio futuro, vorrei rimanere nell'Inter e chiudere la
carriera qui. Lo dicevo in tempi non sospetti, lo ripeto con orgoglio e con
ancora più forza adesso".