Una storia nata .......

19-06-11

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E' una genesi in senso stretto,scandita dal ritmo dei milenni,quando l'uomo non c'era e tutti i continenti,secondo la teoria della tettonica a zolle erano raggrupati in un blocco unico, chiamato PANGEA.

La storia delle ALPI APUANE, inizia alla fine dell'Era Primaria (circa duecentoquarantamilioni di anni fa )quando la regione,dove si sarebbero in seguito formati l'Appennino e le Alpi, era una piattaforma sporgente dal continente eurasiatico ancora fuso con gli altri continenti a formare la PANGEA su una profonda insenatura del grande ed unico oceano primitivo aperta a levante, la TETIDE.

Nella posizione dove, poi si sarebbero formate le APUANE si depositavano potenti sedimenti di argille intercalate a lenti di arenaria, attraversate e ricoperte da un magma proveniente dalla fusione delle parti più profonde della crosta continentale.

Dopo quaranta milioni di anni, alla fine del primo periodo dell'ERA SECONDARIA o MESOZOICO ( TRIASSICO ), questo basamento era sommerso in un mare poco profondo, dove si depositavano per precipitazione chimica carbonati di calcio e magnesio assieme a sostanze organiche (DOLOMIE GRIGE).

Nel frattempo era iniziata la grande fratturazione in placche della PANGEA ed il mare della TEDITE iniziava a restringersi.

A centottantamilioni di anni (inizio del periodo GIURASSICO) il mare poco profondo della zona APUANA era molto aperto ed ossigenato dalle correnti, di modo che le sostanze organiche, derivanti dalla morte di miriadi di esseri viventi, che si depositavano assieme al carbonato di calcio molto puro, venivano in certe zone completamente distrutte.

I materiali depositati in certi punti sono emersi a formare delle isole, smantellate dai marosi che ne accumulavano sul fondo marino i frammenti cementati da minerali argillosi formatisi sulle isole stesse per azione degli agenti atmosferici (BRECCE).

Nel frattempo il continente EURASIATICO, staccandosi dalla PANGEA iniziava una rotazione antioraria ed il mare della TETIDE andava restringendosi verso levante.

In concomitanza di questi movimenti la piattaforma continentale corrispondente all'area ALPINO APPENNINICA si staccava dal continente eurasiatico dando luogo ad una piccola placca indipendente chiamata ITALO-DINARICA, della quale faceva parte la zona APUANA ( dominio TOSCANO ), dove continuava ininterrottamente per spessori di 200-300 metri la deposizione di calcari puri in certi livelli privi anche di sostanze organiche )piano HETTANGIANO).

Il distacco dal continente era messo in moto da una convenzione di calore del mantello sottostante che si allontanava in sensi opposti da un asse coincidente oggi allincirca con l'asse prealpino (linea INSUBRICA), creando un fondo oceanico con dorsale e nuova crosta basaltica.

Alla fine fel GIURASSICO (centotrenta milioni di anni fa) l'espansione della nuova area oceanica terminava ed iniziava una contrazione dovuta al riavvicinarsi della placca ITALO-DINARICA spinta verso nord dal continente africano che si andava continuamente allontanando da quello americano.

La contrazione produceva lungo la linea INSUBRICA una penetrazione di una parte della crosta oceanica sotto l'altra,comprimendo verso l'alto i materiali superficiali, ed inizizndo così il corrugamento alpino.

Nel frattempo durante il GIURASSICO il mare si era fatto sempre più profondo con sedimenti di calcari ricchi di sostanze organiche e di lenti di silice, e poi anche di argilla(MARNEL), finchè argilla e silice diventavano prevalenti (DIASPRI e FTANITI).

Nel successivo periodo dell'ERA MESOZOICA (CRETACEO)continuavano a depositarsi argille con stati più o memo ricchi di calcari.

Bisogna anche tenere conto che, fino a questo periodo, la geografia dell'area considerata era assai diversa da quella attuale: il Mediterraneo era ancora un mare chiuso a ponente ed aperto a levante, sebbene questa apertura, per la rotazione del continente eurasiatico e per lo spostamento verso nord-est di quello africano, si andava chiudendo; la piccola zolla formata dalla CORSICA e dalla SARDEGNA faceva ancora parte del continente EURASIATICO, occupando con una rotazione di un angolo retto rispetto a quello attuale,lo spazio esistente nel GOLFO del LEONE;la catena alpina che si andava corrugando non era profondamente arcuata come ora(le ALPI terminano geologicamente nei pressi di GENOVA) ma rea piuttosto lineare, congiungendoso,attraversale alpi liguri,alla CORSICA-SARDEGNA nella loro posizione originaria, e, quindi ai PIRENEI; la fossa oceanica dalla quale stavano emergendo le ALPI a sud della CORSICA in tale posizione (DOMINIO LIGURE).Agli inizi dell’ERA TERZIARIA la zolla CORSO-SARDA iniziava la sua progressiva migrazione rotatoria, comprimendo verso levanteil bacino ligure, la cui crosta oceanica veniva inghiottita, mentre la parte dei materiali sedimentari compressi scorrevano sul corrugamento delle ALPI MARITTIME che seguivano la zolla CORSO-SARDA  verso est creando il profondo inarcamento dell’asse principale della catena alpina.

Durante i primi periodi dell’ERA TERZIARIA da sessantacinque a venticinque milioni di anni fa,sulla piattaforma del DOMINIO TOSCANO è continuata, invece una potente sedimentazione di materiali terrigeni,prima più fini e poi grossolani(ARENARIA), che venivano infine ricoperti dallo scorrimento di una coltre di calcari argillosi provenienti dal BACINO OCEANICO che si andava ancora riducendo.

La spinta verso nord-est proveniente dal continente AFRICANO e della zolla CORSO-SARDA, produceva nel frattempo i primi diddesti tettonici nella placca continentale ITALO-DINARICA : lungo il margine occidentale della zona APUANA(tra CARRARA e SERAVEZZA),scaglie del basamento si sollevavano(PARAUTOCTONO)dividendo il bacino toscano in una zona esterna a levante ed interna  a ponente.

Durante il MIOCENE (dodicimilioni di anni fa ) il fondo oceanico ligure era completamente esaurito, e la CORSICA entrava in collisione con lo zoccolo continentale ITALO-DINARICO sospingendo l’intera serie sedimentaria della zona TOSCANA INTERNA, con la soprastante coltre LIGURE di calcari argillosi FALDA TOSCANA a ricoprire la zona esterna che, restando in posto AUTOCTONO APUANO SUBIVA PRESSIONI DI DIVERSE MIGLIAIA DI ATMOSFERE ED UN INNALZAMENTO DELLA TEMPERATURA FINO A QUATTROCENTO GRADI CENTIGRADI.

L’intera serie dell’AUTOCTONO veniva così sottoposta a metamorfismo che trasformava i CALCARI in MARMI; BIANCHI e STATUARI quelli privi di CARBONIO ORGANICO , VENATI e GRIGI BARDIGLI quelli che più o meno ne contenevano CIPOLLINI i CALCARI ARGILLOSI,ARABESCATI e MISCHI le BRECCE.

Ma ulteriori spinte, tra dieci e otto milioni di anni fa, facevano sollevare anche l’AUTOCTONO APUANO provocando uno scivolamento della copertura verso NORD-EST fino a formare parte dell’APPENNINO TOSCO-EMILIANO.

In seguito l’erosione scopriva completamente la parte centrale dell’ELLISSE APUANO, e ne incideva la serie autoctona,mettendo a nudo in diverse vallate la lente marmorea,fino al basamento di FILLADI,GNEISS e QUARZITI, derivanti dal metamorfismo delle argille e arenarie della fine dell’ERA PRIMARIA.

Tutto intorno all’ellisse apuyano restava laq serie sedimentaria toscana, gemella di quella autoctona,ma non metamorfosata, che serve come termine di confronto di ciò che sarebbero le ALPI APUANE se non fosse avvenuta la sovrapposizione, e cioè calcari comuni,calcari argillosi ecc.

 

 

 

Tratto da LUCIANA E TIZIANO MANNONI- IL MARMO.MATERIALE E CULTURA GENOVA 1978

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 19-06-11