Personaggi Illustri

19-06-11

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<........non crediate che io ecceda e che vi aduli,perchè io chieggo qual sia la città

d'Italia, anzi del mondo, che si vanti di un triumvirato così illustre come quello del

Tenerani, di Finelli e del Rossi. >

( Vincenzo Gioberti ai Carraresi 12 luglio 1848 )

 DANESE CATTANEO

Nato a Colonnata nel 1509,come altri sommi artisti del '500, fu scultore,architetto e poeta. Fu allievo prediletto e poi apprezzato collaboratore di Jacopo Sansovino e lavorò per oltre quarant'anni a Venezia,Padova e Verona godendo la stima e l'amicizia di Tiziano Vecellio ( il Tiziano ).

PIETRO TACCA

nacque in Carrara il 6 dicembre 1577 e morì a firenze il 26 ottobre 1640. fu il maggior rappresentante in Toscana del gusto barocco. A quindici anni fu accolto a Firenze nell'atelier del Giambologna di cui, dopo la partenza di Pietro Francavilla per Parigi (1601) divenne primo aiutante e quindi, alla morte del maestro (1608), usufruttuario dello studio e della casa, mentre l'anno seguente gli succedeva nella carica e nello stipendio di statuario granducale. Dopo aver portato a termine alcuni lavori lasciati dal Giambologna allo stato di abbozzo, tra i quali il monumento equestre a Enrico IV inviato a Parigi e distrutto durante la rivoluzione nel 1793 e quello a Filippo III di Spagna nella plaza Mayor di Madrid (1616),

Tra il 1620 e il 1623 il Tacca eseguì l'opera sua più famosa: i quattro Mori in bronzo incatenati alla base del monumento a Ferdinando I de' Medici (la cui statua in marmo è opera piuttosto scialba di Giovanni Bandini, circa 1595) nella piazzetta della darsena a Livorno. Essi rappresentano i pirati "barbareschi" fatti schiavi nelle imprese marittime dei Cavalieri di Santo Stefano di cui Ferdinando I era Gran Maestro: esemplati dal vivo su alcuni schiavi delle galere a Livorno i loro volti brutali esprimono dolorosa sopportazione e le loro atletiche membra, modellate con una sapienza anatomica tuttavia lontana da eccessi di nerborutezza, nel divincolarsi dalle catene che le avvincono al basamento, si compongono in elegantissime sigle formali di schietto carattere manieristico. Alla darsena labronica erano pure destinate le due fontanelle in bronzo (c. 1629) che invece furono collocate nella piazza della SS. Annunziata a Firenze: fantastiche e bizzarre creazioni nelle quali sono state riscontrate delle affinità con le oreficerie nordiche. E per Firenze, ispirandosi a un noto marmo di epoca ellenistica agli Uffizi, verso il 1630 il Tacca modellò con straordinaria finezza un cinghiale in bronzo, il popolare porcellino" di una fontanella in piazza del Mercato (l'originale si trova a Palazzo Pitti).

L'ultima, e assai travagliata, impresa dello scultore (ma non si possono tacere i suoi bronzetti e una splendida serie di Crocifissi, pure in bronzo, per varie chiese e privati, alcuni dei quali condotti con la collaborazione del figlio Ferdinando) fu il monumento equestre a Filippo IV di Spagna, iniziato nel 1634 e inviato a Madrid nel 1640. l'anno in cui l'artista moriva a Firenze. Anche a prescindere dal vigoroso modellato e dal fiero portamento del monarca che impugna il bastone di comando, esso è un autentico miracolo di statica perché poggia del tutto sulle zampe posteriori del cavallo arditamente impennato: nessuno scultore, prima di Tacca, aveva osato tanto.

EMANUELE REPETTI

 Emanuele Repetti nacque a Carrara, terzo di dieci figli, nel 1776. Fu avviato agli studi fin da bambino e, da ragazzo, intraprese i corsi di Retorica presso le scuole Pie dei Padri Domenicani. Nel dicembre del 1793 partì per Roma e si iscrisse alla facoltà di chimica presso l'Università. Repetti entrò quindi a lavorare come apprendista prima nella farmacia del prof. Vincenzo Garrigos e poi in quella di G. B. Marcucci, avendo così modo di appassionarsi alle scienze naturali.

 Sposatosi nel 1801 con Minetta Ghirlanda, tentò di stabilirsi con lei nuovamente a Carrara, ma in quella città non gli fu possibile aprire, come suo desiderio, una farmacia propria.

 Si trasferì dunque a Firenze e lavorò alle preparazioni medicinali presso la Farmacia di S. Teresa in S. Paolino di cui divenne proprietario nel 1813. Nello stesso anno Repetti, che era rimasto vedovo nel 1810, si sposò con Giulia Rossi, dalla quale ebbe dieci figli.

 A Firenze trovò un ambiente favorevole e propizio per i suoi interessi. Fu in questo periodo che, quando il lavoro della farmacia glielo consentiva, cominciò a intraprendere viaggi esplorativi nel territorio toscano.

 Prima della sua opera più nota, oltre che autore di numerosi altri scritti di vario argomento, lo fu di un importante lavoro, pubblicato nel 1820, dal titolo Cenni sopra l'Alpe Apuana ed i Marmi di Carrara.

 In questa occasione, le indagini si estesero oltre il campo geologico. Repetti infatti non volle trascurare "le tracce dell'attività umana lasciate in quei monti" e decise quindi di trattarne anche la storia civile.

 Nella Relazione di una escursione geologica al Monte Amiata pubblicata sull'Antologia, rivista di cui fu tra i più attivi collaboratori, è riferito l'inerario di un viaggio compiuto dal Repetti in compagnia del Vieusseux. Sulla base delle annotazioni delle principali caratteristiche dei luoghi sui quali si recava e dei rilievi che vi effettuava, l'autore stendeva delle relazioni, dopo aver approfondito lo studio dei fenomeni riscontrati e le indagini iniziate sul posto, esaminato gli scritti ed indagato i fatti storici relativi ai luoghi visitati.

 Fu nel 1830 che Repetti cominciò quindi a pensare al piano del Dizionario ed intensificò gite ed esplorazioni per tutto il suolo toscano, che aveva intrapreso in modo sistematico fin dall'anno precedente, dopo aver rinunziato all'incarico presso l'Accademia dei Georgofili, di cui fu Segretario degli Atti dal 1827 e socio ordinario dal 1824.

 Nel maggio del 1831 venne pubblicato sull'Antologia il Manifesto del Dizionario geografico fisico storico della Toscana.

Gli abbonati all'opera furono numerosi e i fascicoli del Dizionario ebbero una straordinaria diffusione. Molti furono anche i riconoscimenti ufficiali che Repetti ebbe per i meriti della sua opera.

 Emanuele Repetti morì il 12 ottobre del 1852.

grazie a Università degli Studi di Siena Dip. Archeologia e Storia delle Arti

 

 

CARLO FINELLI

(Carrara, 25 aprile 1785 – Roma, 6 settembre 1853)

Il padre, discendente da una famiglia di scultori, lo avvia all'arte fin da piccolo. A 15 anni Finelli vince un premio per giovani artisti e si trasferisce prima a Firenze e poi a Milano.

 Nel 1807 si stabilisce a Roma, nella casa del fratello Piero, che faceva parte della schiera di artisti della cerchia di Canova.

 Nel 1810, dopo aver vinto il Premio Balestra per la sua scultura della Venere che abbraccia Adone rianimato da Proserpina, comincia a decorare uno dei saloni del Palazzo del Quirinale per celebrare l'arrivo, mai avvenuto, di Napoleone a Roma.

 Tra il 1814 e il 1815, dietro suggerimento di Antonio Canova, realizza i busti di Ghiberti, Masaccio, Ariosto.

 Sempre nello stesso periodo comincia a scolpire una serie di opere di soggetto mitologico, tra cui Venere nascente da una conchiglia e Psiche e le Ore danzanti, ispirata a tre Grazie di Canova.

 Ancora, in questi anni Finelli si trovò alle prese con numerose opere commissionategli da importanti personaggi, soprattutto inglesi e russi.

 Del periodo 1825-1830 sono le opere Venere che raccoglie le vesti, Amore con farfalla e Pastorella con i fiori, eseguite per il duca del Devonshire.

 L'allontanamento dagli stilemi di Canova si verifica negli anni Trenta dell'Ottocento, quando Finelli abbandona i temi mitologici propri del neoclassicismo per affrontare soggetti religiosi.

 Nel 1836 esegue il gruppo San Michele Arcangelo che scaccia Lucifero e il San Matteo, conservato a Napoli, mentre nel 1842 scolpisce la statua di San Maurizio per l'omonima chiesa di Porto Maurizio e nel 1848 la statua di Raffaello per il duomo di Urbino.

Nonostante i numerosi riconoscimenti ufficiali e il grande successo, Finelli fu sempre insoddisfatto dei suoi lavori, e nel suo ultimo periodo distrusse tutti i suoi studi in gesso. Morì nel suo studio di Roma nel 1853.

tratto da Wikimedia Italia

 

PELLEGRINO ROSSI

(Carrara, 13 luglio 1787 – Roma, 15 novembre 1848)

Economista, politico e giurista italiano. Costituì un'importante figura nella Monarchia di Luglio in Francia e fu ministro della Giustizia nel governo dello Stato pontificio, con papa Pio IX.

Rossi nacque a Carrara, in Toscana. Studiò all'Università di Pavia e all'Università di Bologna, e divenne professore di legge nel 1812. Nel 1815 si unì a Gioacchino Murat e alla sua spedizione anti-austriaca per la riconquista del trono di Napoli: dopo la caduta di Murat, scappò in Francia e in seguito a Ginevra, dove iniziò a insegnare giurisprudenza applicata alla legge Romana: il successo nell'insegnamento gli valse la naturalizzazione come cittadino svizzero. Nel 1820 fu eletto deputato al Consiglio del Cantone e fu membro della dieta del 1832; a Rossi fu affidato il compito di tracciare le linee di una costituzione, nota come il Patto Rossi che prevedeva la modifica dei rapporti di forza tra cantoni e governo centrale. Questo Patto fu rifiutato dai cantoni e dalla maggioranza della dieta, un risultato che deluse molto Rossi e che lo indusse ad accettare l'invito di François Guizot di stabilirsi in Francia.

 In Francia fu nominato nel 1833 alla cattedra di economia politica al Collegio di Francia, vacante dopo la morte di Jean-Baptiste Say. Fu naturalizzato cittadino francese nel 1834 e nello stesso anno divenne professore di diritto costituzionale nella facoltà di legge dell'Università di Parigi la Sorbona. Nel 1836 fu eletto membro dell'Accademia delle Scienze Politiche e Morali e nel 1843 divenne decano della facoltà di legge.

 Nel 1845 fu mandato a Roma da Guizot per discutere la questione dei gesuiti, essendo stato nominato ambasciatore della Francia presso la Santa Sede. Era a Roma quando il Conclave elesse il nuovo Papa Pio IX e quando scoppiò in Francia la Rivoluzione del 1848 che detronizzò Luigi Filippo ed istituì la Repubblica Francese che indurì il suo legame con la Francia, mentre Guizot fu costretto a fuggire in Inghilterra, pertanto Pellegrino Rossi rimase a Roma dove poteva contare sull'amicizia con il nuovo Papa, acquisendo la cittadinanza dello Stato Pontificio di cui divenne, in seguito, Primo Ministro. Il programma di riforme liberali di Rossi, tuttavia, non decollò mai, anzi, divenne egli stesso impopolare a causa delle sue vedute conservatrici. Obiettivi del suo programma erano l'abolizione dei privilegi feudali, la soppressione delle esenzioni fiscali, la separazione tra il potere ecclesiastico e quello civile. Le sue proposte erano troppo liberali per la Curia, eccessivamente egualitarie per i conservatori, non sufficientemente democratiche per i patrioti rivoluzionari. Perciò Pellegrino Rossi si rese inviso alle forze opposte che si sarebbero fronteggiate con le armi da lì a poco. Il suo assassinio sulle scale all'apertura della Camera, illegalmente prorogata, nel Palazzo della Cancelleria il 15 novembre 1848 fu l'inizio della serie di eventi che portarono alla proclamazione della Repubblica Romana. L'assassinio di Rossi fu anche l'ultimo omicidio avvenuto nello Stato Pontificio fino al 1998.[citazione necessaria]

 La città di Carrara ha innalzato una statua in onore di Pellegrino Rossi.

 tratto da Wikimedia Italia

 

PIETRO TENERANI

Pietro Tenerani (Torano 1789 - Roma 1869).

 

Pietro Tenerani fu il maggior rappresentante della reazione anticlassica a Roma. Compiute le prime esperienze dello studio dello zio scultore Pietro Marchetti, Tenerani frequentò l'Accademia di Belle Arti seguendo i corsi di scultura di Bartolini. Nel 1813 con l'Opera agitato dalle Furie vince il pensionato a Roma, dove si stabilì definitivamente. Nel 1818 realizzò una raffinata Psiche abbandonata in marmo per la marchesa Lenzoni di Firenze (Firenze, Galleria d'arte moderna), un'opera che gli procurò grande fama e notorietà.

Per quindici anni lavorò nell'atelier del datense Thorwaldsen, collaborando a numerosi progetti di monumenti e ad opere pubbliche.

 Nella seconda decade dell'ottocento eseguì una serie di sculture di soggetto mitologico che rappresentarono la parte più significativa e innovativa della sua produzione creativa: il Fauno che suona la tibia (1823), la Venere cui Amore toglie una spina dal piede (1822) e la Psiche svenuta (1822) in cui si avvicinò più alla grazia del Canova, che al danese Thorwaldsen..

Nel 1844 invece con il grande altorilievo della Deposizione di Cristo in San Giovanni in Laterano si ispirò al primo Cinquecento.

La sua adesione alle nuove idee maturò alquanto lentamente. Nel 1843 firmò, insieme con i pittori Minardi e Overbeck, lo scritto di Angelo Bianchini "Del Purismo nelle Arti" considerato una sorta di "manifesto" di quel movimento che, a somiglianza di quanto era stato fatto per la lingua, si proponeva un ritorno alla "purezza" dell'arte del primo Rinascimento e si contrapponeva all'accademia neoclassica di cui, in effetti, fu una sorta di appendice colorita di precoce romanticismo.

 Un programma che però fu in parte seguito dal Tenerani, particolarmente in opere minori come negli squisiti e delicati busti-ritratto e in alcuni monumenti nei quali andò oltre il naturalismo del Bartolini rappresentando i personaggi anziché classicamente paludati o ignudi, vestiti con abiti contemporanei. Tale è ad esempio il monumento a Pellegrino Rossi (1854: Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e giardino pubblico di Carrara) ministro di Pio IX e pugnalato nel 1848, che appare seduto in poltrona, vestito d'una finanziera, solo in parte ricoperto da un mantello che gli scende dalla spalla sinistra e gli si piega sulle gambe accavallate.

 Tra le opere monumentali da lui eseguite vanno menzionati: i due monumenti a Bolivar (1842) per Bogotà e Caracas, e il monumento a Pio VIII (1856) in San Pietro. Tenerani ha insegnato per lunghi anni all'Accademia di San Luca, formando numerosi artisti che hanno seguito e diffuso il suo stILE.

tratto da www.scultura-italiana.com

 

GEN. DOMENICO CUCCHIARI

(Carrara, 24 luglio 1806 – Livorno, 19 gennaio 1900)

 

E'stato un generale e politico italiano. Partecipò a numerose battaglie della Prima guerra d'indipendenza. Fu anche amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini..

Nel 1831, in concomitanza con i moti a Modena, a Carrara con l'aiuto di Carlo Marchetti e Pietro Menconi tentò di sollevare la popolazione contro il governo ducale, agendo secondo un semplice programma politico: destituzione di Francesco IV D'Este, abolizione dei dazi, libertà politiche.

 In seguito alla delazione di una spia, il gruppo di rivoltosi fu scoperto: su di loro resta un rapporto della polizia locale: « In certa capanna posta a San Giuseppe presso Torano e appartenente a Jacopo Antonio Vanelli, s'adunarono i sediziosi. Nella prima riunione si trovava Angelo Fiaschi, Bernardo Fiaschi, Pietro Bombarda, Francesco Tenerani, il terzo figlio di J.A.Vanelli, tutti di Torano. Domenico Cucchiari e il di lui cognato Domenico Bardi, Jacopo Puntelli, Jacopo Ghetti, il fratello di Cucchiari di anni 15 e un modenese che è cugino del tenente dei soldati. Avevano sette fucili, uno stocco, sei pistole e tre sciabole, di cui erano armati, Cucchiari, Angelo Fiaschi e il Modenese. »

 Condannato a morte in effigie, riparò all'estero, combattendo in Spagna e Portogallo e nel 1848 tornò a Milano, chiamato da Mazzini. Entrato poi nell'esercito sabaudo giunse al grado di Generale combattendo e distinguendosi nella Battaglia di San Martino, venendo poi citato anche da Edmondo De Amicis.

 « La 5a divisione combatte con varia fortuna contro San Martino, e dai due lati della strada di Pozzolengo; s'impadronisce delle Case Chiodine, e della Casa Plandro; il Generale Cucchiari, il Generale Pettinengo, il Generale Gozzani, ardenti di coraggio e di entusiasmo, preparano i soldati ad assalire le casette e le alture della Chiesa; ma il nemico è grosso e tenace, e l'assalto, purtroppo, qui come altrove, con molto valore e molto spargimento di sangue tentato, riuscirà vano. »

Estratto da www .wikipedia.org

 

CARLO FONTANA

(1865 - 1956)

 

Carlo Fontana carrarese di nascita ma sarzanese di adozione, ha illustrato in modo preclaro la scultura italiana del primo Novecento, lasciando anche proprio a Sarzana una testimonianza importante della sua opera. Nato il 5 ottobre 1895, mostrò sin da ragazzo l’inclinazione dell’artista, del resto naturale, essendo scultore anche suo padre Ulderico (la madre era Marianna Sparano di Fosdinovo).

 Egli cominciò a realizzarla entrando all’Accademia d’arte di Carrara e specializzandosi nella scultura, con ottimi risultati sul bianco marmo statuario della sua terra.

Diplomatosi all’Accademia e già più volte premiato in numerosi Concorsi, si trasferì prima a Roma e poi a Napoli, ottenendo in entrambe le città molti incarichi ed altrettanti importanti riconoscimenti.

 All’inizio del nuovo secolo, quando viene realizzata la nuova sistemazione di piazza Venezia e del Vittoriano, gli fu affidata nel 1908 la realizzazione di una delle quadrighe bronzee ancora oggi esistenti sull’Altare della Patria, dove fu collocata nel 1927.

 É il segno del fatto che Carlo Fontana è ormai uno dei personaggi di maggiore spicco della scultura italiana. Infine si trasferì a Sarzana - divenuta la sua seconda patria - e prese dimora nel palazzo lungo l'ala meridionale di piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Matteotti).

 Proprio per la piazza principale del comune realizza nel 1934 il complesso bronzeo monumentale della “Procellaria”, ovvero dell’uccello che vive nella tempesta: il tema è connesso a quello, allora molto frequente - dopo le conclusioni della prima guerra mondiale - dell’iconografia patriottica, della “Vittoria mutilata”, ovvero non riconosciuta sino in fondo, ad onta del valore dei caduti, dalle altre nazioni europee.

Il monumento (che in periodi ricorrenti ha fatto molto discutere i sarzanesi circa la sua migliore ubicazione) prese il posto di quello che all’inizio del XVI secolo era stato realizzato in quello stesso punto dallo scultore lucchese Matteo Cividali, e che raffigurava san Giorgio a cavallo che uccide il drago, in omaggio al genovese Banco di San Giorgio, nuovo “protettore” della città.

Il munumento del Cividali andò distrutto nel 1797, quando l’eco della rivoluzione francese arrivò in Liguria e verme abbattuta l’antica Repubblica oligarchica di Genova: al suo posto venne piantato per qualche tempo l'“albero della libertà”, ma poi non restò nulla sino appunto all’opera del Fontana, eretta anche a ricordo dei caduti nella grande guerra.

 Ma per la “sua” Sarzana, Fontana realizzò anche l’altro importante monumento di piazza, quello dedicato a Giuseppe Garibaldi nella piazza omonima, e che ha per tema il “Titano” (mentre l’immagine dell’eroe dei due mondi è raffigurata nello scudo).

 Tra le altre opere , possiamo ricordare il monumento ai caduti alla Chiappa (La Spezia) e quello per i marinai della corazzata di Roma, alla Maddalena.

 Negli anni della seconda guerra mondiale diverse sue opere andarono distrutte per motivi bellici, procurandogli grande dolore, ma la sua attività fu sempre molto intensa, sino agli ultimi anni trascorsi a Sarzana. Morì, all’età di 91 anni, il 16 novembre 1956.

Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana"

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 19-06-11