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IL MITO DI ARONTE
Nella quarta bolgia dell'inferno dantesco sono indovini, maghi e
astrologhi, che hanno il capo stravolto e sono costretti a camminare
all'indietro, perche in vita avevano voluto vedere troppo in avanti.
Dietro a Tiresia ecco Aronte:
<Aronta è quei ch'al ventre li s'atterga,
che ne' monti di Luni,dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra' bianchi marmi la spelonca
per sua dimora;onde a guardar le stelle
e 'l mar non li era la veduta tronca>
C'è chi afferma d'aver visitata la caverna dove il famoso indovino
abitò; ma è dunque veramente esistito Aronte?
Secondo la leggenda egli fu chiamato a Roma al tempo delle guerre
fra Cesare e Pompeo e in quell'occasione predisse la vittoria di
Cesare.
A Dante fa eco Fazio degli Uberti nel "Dittamondo":
<E vedemmo Carrara,ove la gente
Trova il candido marmo in tanta copia
Che assai n'arebbe tutto l'oriente
E il monte ancora e la spelonca propria
Là dove stava lo indovino Aronta
Quando che a Roma fu la grande inòpia>
E Vincenzo Monti,lodando il Papa Pio VI che stava arricchendo Roma
di nuovi monumenti marmorei, cantava :
<Per te di marmi i duri alpestri dorsi
Spoglian le balze carraresi e il monte
Che Aronte un dì abito con lupi ed orsi >
Lo scultore Carlo Fontana trasse dal mito di Aronte l'ispirazione
per un'opera d'arte di altissimo valore.
Vero o mitico che sia, Aronte vive nella tradizione da venti secoli
e vivrà probabilmente finchè l'uomo serberà l'ansia di indagare il
passato per prevedere il futuro. |
LA LEGGENDA
La leggenda non è, come alcuni credono un racconto fantastico,
assurdo e del tutto insussistente.
Nell'anno 254 ( questo in breve è il racconto che ci interessa ) i
fratelli Rotolo e Alamanno, (nipoti del Papa Lucio, forse oriundo di
Luni,sedente dal giugno del 253 al marzo del 254, poi santificato e
attualmente protettore dei formaggiai) fondarono la primitiva chiesa
di Carrara in onore della Vergine Maria e innalzarono il campanile
annesso.
E' vero che attorno alla chiesa stessa, man mano ingrandita, si andò
formando la città di Carrara, verso il X secolo;ma il racconto è
tuttavia anacronistico.
Basti ricordare che fino al tempo del vescovo Gotifredo I i neonati
di Vezzala e degli altri villaggetti marmiferi venivano condotti a
Luni per il battesimo e che i primi campanili sorsero, a imitazione
delle più antiche torri civiche, nel XI secolo in sostituzione dei
rozzi supporti lignei risalenti al tempo del Papa Sabiniano (604 -
606 ). |