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I primi cavatori adoravano naturalmente i dei pagani e ogni canale , per
non dire ogni cava, aveva un patrono celeste: Silvano proteggeva Gioia e il
Polvaccio, Ercole Giove e Bacco erano venerati a Fantiscritti, tutrice di
Fossacava era Artemide Luna e la Mens Bona vegliava sul lavoro delle cave di
Colonnata; ciò appare documentato dai ritrovamenti archeologici .
Fin verso la metà del quinto secolo i marmi di Luni scavati nei monti
carraresi avevano avuto una crescente produzione; ma poco dopo il loro
impiego diminuì rapidamente, chè i barbari non ne apprezzarono il valore.
Le cave, già semideserte al tempo di Odoacre, rimasero spopolate e
silenziose; i cavatori s'erano dati ai lavori della terra e particolarmente
all'allevamento del bestiame.
Il sonno delle valli marmifere doveva durare oltre cinque secoli, perchè il
risveglio dell'attività marmifera avvenne dopo il 1000.
La data di costruzione del primo tempio cristiano di Carrara, sull'altura
dove poi doveva sorgere il Duomo, è incerta; sappiamo però che nel 998 il
Vescovo Gotifredo I profugo da Luni e residente da almeno dieci anni nella
Casa Dominicale di Vezzala,dalla quale sono datati alcuni suoi atti giunti
fino a noi con il Codice Pelavicino, vi officiava regolarmente elevandola di
fatto a dignita di cattedrale.
Attorno alla primitiva chiesa sorsero in seguito le abitazioni dei <villici>
più agiati attratti dall’ameno paesaggio naturale, dal clima saluberrimo e
dalla comodità del culto; si formo così la Pieve Parrochiale, nel
significato greco di < gruppo di case vicine >, e quindi la < Curtis > di
Carrara.
A seguito dell'anno mille fu fondata la Chiesa di Sant'Andrea, che
risalirebbe al 1035. Nel 1058 la città di Luni viene definitivamente
abbandonata; i suoi abitanti si trasferirono quasi tutti a Sarzana; altri
gruppi fondarono gli insediamenti di Ortonovo e di Nicola. Nonostante la
perdita della loro città in questo periodo i vescovi di Luni vedono
aumentare di molto il loro potere; l'esercizio della loro autorità sul feudo
di Carrara incontrerà via via un'opposizione sempre più forte da parte della
popolazione locale.
I primi ad opporsi ai vescovi furono tuttavia i feudatari locali, dopo il
1100. I vescovi alla fine ebbero la meglio; con la Pace di Lucca del 1124:
il potere sul feudo di Carrara venne suddiviso tra i vescovi e i feudatari
della Lunigiana loro alleata. Nel 1151 Carrara divenne ufficialmente la sede
vescovile (lo stesso anno le chiese di S.Andrea e di Avenza sono date in
amministrazione a Lucca). Già nel 1187, però, i vescovi di Luni si trovarono
impegnati in una difficile guerra contro i marchesi Malaspina, guerra che
interessò tutta la Lunigiana e si protrasse per molti anni. Al termine del
conflitto, nel 1202, il potere dei vescovi ne risultò in parte indebolito.
Per questo motivo, nel 1207, il vescovato fu trasferito a Sarzana, in una
località più centrale per gli interessi dei vescovi di Luni e più facilmente
gestibile.
Lo spostamento dei vescovi nella città vicina fu occasione per la poplazione
locale, essenzialmente ghibellina, per riprendere le lotte contro la Chiesa.
La città infatti andava sempre più consolidando la sua struttura,
espandendosi e riprendendo l'estrazione e il commercio del marmo, grazie
soprattutto allo sviluppo delle città vicine, in primis Pisa e Firenze.
Dalle lotte popolari che ne seguirono risultarono vincitori i ghibellini,
soprattutto grazie al fatto che la rivolta contro il potere dei vescovi
stava assumendo un carattere generalizzato in varie località della zona.
Come risultato la città riuscì a costituirsi in un Comune.
La forma organizzativa di Carrara è quella del Comune di Valle, in cui tutti
gli insediamenti sparsi sul territorio erano considerati eguali, e ognuno di
essi eleggeva i propri rappresentanti da inviare al Consiglio Comunale.
Anche questa forma di organizzazione si inserisce nell'ottica di
indebolimento del potere vescovile, che trova difficile controllare
un'organizzazione così frammentata.
Nel 1215, Federico II tolse Carrara ai Vescovi e la affidò a Guglielmo
Malaspina, che cominciò la costruzione della Rocca a difesa della città. La
città si divise tra parte guelfa, ancora soggetta al vescovo (essenzialmente
la zona di S.Andrea), e parte ghibellina, fedele al nuovo signore (quartieri
di Cafaggio e Vezzala).
Nel maggio del 1217 il vescovo di Luni Marzucco si trovò costretto a fare
concessioni al Comune di Carrara; le concessioni però non soddisfarono gli
abitanti: nei tumulti che ne seguirono, che coinvolsero anche la città di
Sarzana, il vescovo venne ucciso.
Dopo questo incidente, che forse segnò il punto più basso del potere
vescovile, la curia di Luni andò lentamente ricostituendosi. La sua
influenza aumentò progressivamente (nel 1219 la rivolta di Sarzana fu
definitivamente sedata), e già nel 1229 il vescovo Guglielmo godeva di nuovo
di indiscussa autorità.
Come risultato, nel 1230 tutta la zona tornò sotto il dominio dei vescovi di
Luni. I Carraresi non gradirono questo ritorno, volendosi liberare della
pesante autorità vescovile, così nel 1235, nella chiesa di San Pietro nel
borgo di Avenza, furono regolamentati i rapporti tra il vescovo e il comune
di Carrara. Nel 1260 questi statuti vennero poi rinnovati nella chiesa di
S.Andrea; i nuovi statuti non si limitarono a regolamentare le relazioni
politiche tra il comune di Carrara e i vescovi di Luni, ma entrarono anche
nel merito della sfera economica. l'applicazione di questi nuovi statuti fu
così disinvolta da parte degli abitanti di Carrara da attirare su di essi la
scomunica da parte del vescovo (31 marzo 1261).
Nel frattempo l'estrazione del marmo continuò in maniera incessante, con
esportazioni a Siena, Firenze, Pisa, Genova, Roma, Milano, tanto che Carrara
divenne così famosa da muovere l'interesse di Dante, che soggiornò nel
castello di Fosdinovo presso i Malaspina e citò la zona di Carrara nella sua
Commedia.
Il potere dei vescovi finì definitivamente nel 1313 (vedi la Signoria di
Carrara), quando Carrara passò sotto i fiorentini tramite i Pisani e poi
sotto i lucchesi, che mandarono Castruccio Castracani a governare la città:
Castruccio costruì la famosa fortezza di Avenza, di cui oggi sopravvive il
torrione.
In seguito Carrara passò ai milanesi di Gian Galeazzo Visconti, e infine,
nel 1473, tornò sotto il dominio dei Malaspina, che avevano ancora la sede a
Fosdinovo.
I Malaspina
Carrara diventò nel 1495 la sede dei Malaspina, che si trasferirono nella
vicina Massa nella seconda metà del Cinquecento: questo perché Carrara era
interessata da lotte che vedevano opposti i carraresi ai soldati francesi di
Carlo V, che visitò la città nel 1541. Tuttavia le lotte finirono presto e
nel 1554 fu fondato il ducato, di cui Carrara divenne capitale insieme a
Massa: il governo della città fu preso da Alberico I Cybo Malaspina,
all'epoca ventiduenne. Sotto il dominio di Alberico I, Carrara ebbe un
grande sviluppo sia economico che culturale. La città diventò meta dei
maggiori artisti dell'epoca: tra gli altri, Michelangelo Buonarroti faceva
visite frequenti a Carrara per scegliere il marmo destinato alle sue
sculture. Anche lo sviluppo urbanistico conobbe un'importante accelerazione:
furono erette nuove chiese, la città fu circondata da una più ampia cerchia
di mura e fu creata l'attuale piazza Alberica, che divenne il centro
economico e culturale della città insieme alla via Alberica, che collegava
la piazza al palazzo dei Malaspina. Il duca Alberico morì nel 1623 e fu
succeduto da Carlo I (1623-1662), Alberico II (1662-1690), Carlo II
(1690-1710), Alberico III (1710-1715), Alderamo (1715-1731), per arrivare a
Maria Teresa, che assume il governo del ducato nel 1731 e nel 1741 si sposa
con Ercole III d'Este, erede del ducato di Modena.
Dal Ducato di Modena all'Unità d'Italia
Con l'avvento di Maria Teresa, Carrara passa sotto il ducato di Modena. Fu
fondata l'Accademia di Belle Arti (1769), che sorse a fianco del palazzo
principesco, e nel 1751 iniziarono i lavori per la costruzione di un porto
che avrebbe dovuto supportare l'estrazione del marmo, liberando Carrara
dalla dipendenza dei porti delle città vicine. Negli ultimi anni del '700,
Carrara cominciò a risentire degli echi giacobini, in particolare dopo la
morte di Maria Teresa (1790): i francesi occupano Modena e i carraresi,
volendo mantenere vivo il senso di autonomia che li ha sempre
contraddistinti nella storia, diedero vita a una rivolta popolare contro le
forze francesi. Carrara passò sotto Elisa Bonaparte Baciocchi, che
intensificò l'estrazione e il commercio del marmo e cominciò le opere di
bonifica del litorale. Nel 1815, con la Restaurazione, Carrara tornò a
essere un Principato autonomo, sotto la guida di Maria Beatrice d'Este: alla
morte di quest'ultima, la città tornò sotto il ducato di Modena, prima sotto
Francesco IV (1829-1845), quindi sotto Francesco V (1846-1859). I moti
rivoluzionari per l'indipendenza avevano fatto presa anche su Carrara, dove
scoppiò una rivolta guidata da Domenico Cucchiari e dove si moltiplicarono
le logge massoniche: la città ebbe per Mazzini un ruolo fondamentale per la
sua azione, poiché a Carrara egli scelse molti dei suoi più diretti
collaboratori, tra cui Felice Orsini, il futuro attentatore di Napoleone III.
Carrara entrò a far parte poi del regno d'Italia.
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