La fondazione di Carrara

19-06-11

Una storia nata .. La leggenda

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I primi cavatori adoravano naturalmente i dei pagani e ogni canale , per non dire ogni cava, aveva un patrono celeste: Silvano proteggeva Gioia e il Polvaccio, Ercole Giove e Bacco erano venerati a Fantiscritti, tutrice di Fossacava era Artemide Luna e la Mens Bona vegliava sul lavoro delle cave di Colonnata; ciò appare documentato dai ritrovamenti archeologici .
Fin verso la metà del quinto secolo i marmi di Luni scavati nei monti carraresi avevano avuto una crescente produzione; ma poco dopo il loro impiego diminuì rapidamente, chè i barbari non ne apprezzarono il valore.
Le cave, già semideserte al tempo di Odoacre, rimasero spopolate e silenziose; i cavatori s'erano dati ai lavori della terra e particolarmente all'allevamento del bestiame.
Il sonno delle valli marmifere doveva durare oltre cinque secoli, perchè il risveglio dell'attività marmifera avvenne dopo il 1000.
La data di costruzione del primo tempio cristiano di Carrara, sull'altura dove poi doveva sorgere il Duomo, è incerta; sappiamo però che nel 998 il Vescovo Gotifredo I profugo da Luni e residente da almeno dieci anni nella Casa Dominicale di Vezzala,dalla quale sono datati alcuni suoi atti giunti fino a noi con il Codice Pelavicino, vi officiava regolarmente elevandola di fatto a dignita di cattedrale.
Attorno alla primitiva chiesa sorsero in seguito le abitazioni dei <villici> più agiati attratti dall’ameno paesaggio naturale, dal clima saluberrimo e dalla comodità del culto; si formo così la Pieve Parrochiale, nel significato greco di < gruppo di case vicine >, e quindi la < Curtis > di Carrara.
A seguito dell'anno mille fu fondata la Chiesa di Sant'Andrea, che risalirebbe al 1035. Nel 1058 la città di Luni viene definitivamente abbandonata; i suoi abitanti si trasferirono quasi tutti a Sarzana; altri gruppi fondarono gli insediamenti di Ortonovo e di Nicola. Nonostante la perdita della loro città in questo periodo i vescovi di Luni vedono aumentare di molto il loro potere; l'esercizio della loro autorità sul feudo di Carrara incontrerà via via un'opposizione sempre più forte da parte della popolazione locale.

I primi ad opporsi ai vescovi furono tuttavia i feudatari locali, dopo il 1100. I vescovi alla fine ebbero la meglio; con la Pace di Lucca del 1124: il potere sul feudo di Carrara venne suddiviso tra i vescovi e i feudatari della Lunigiana loro alleata. Nel 1151 Carrara divenne ufficialmente la sede vescovile (lo stesso anno le chiese di S.Andrea e di Avenza sono date in amministrazione a Lucca). Già nel 1187, però, i vescovi di Luni si trovarono impegnati in una difficile guerra contro i marchesi Malaspina, guerra che interessò tutta la Lunigiana e si protrasse per molti anni. Al termine del conflitto, nel 1202, il potere dei vescovi ne risultò in parte indebolito. Per questo motivo, nel 1207, il vescovato fu trasferito a Sarzana, in una località più centrale per gli interessi dei vescovi di Luni e più facilmente gestibile.

Lo spostamento dei vescovi nella città vicina fu occasione per la poplazione locale, essenzialmente ghibellina, per riprendere le lotte contro la Chiesa. La città infatti andava sempre più consolidando la sua struttura, espandendosi e riprendendo l'estrazione e il commercio del marmo, grazie soprattutto allo sviluppo delle città vicine, in primis Pisa e Firenze.

Dalle lotte popolari che ne seguirono risultarono vincitori i ghibellini, soprattutto grazie al fatto che la rivolta contro il potere dei vescovi stava assumendo un carattere generalizzato in varie località della zona. Come risultato la città riuscì a costituirsi in un Comune.

La forma organizzativa di Carrara è quella del Comune di Valle, in cui tutti gli insediamenti sparsi sul territorio erano considerati eguali, e ognuno di essi eleggeva i propri rappresentanti da inviare al Consiglio Comunale. Anche questa forma di organizzazione si inserisce nell'ottica di indebolimento del potere vescovile, che trova difficile controllare un'organizzazione così frammentata.

Nel 1215, Federico II tolse Carrara ai Vescovi e la affidò a Guglielmo Malaspina, che cominciò la costruzione della Rocca a difesa della città. La città si divise tra parte guelfa, ancora soggetta al vescovo (essenzialmente la zona di S.Andrea), e parte ghibellina, fedele al nuovo signore (quartieri di Cafaggio e Vezzala).

Nel maggio del 1217 il vescovo di Luni Marzucco si trovò costretto a fare concessioni al Comune di Carrara; le concessioni però non soddisfarono gli abitanti: nei tumulti che ne seguirono, che coinvolsero anche la città di Sarzana, il vescovo venne ucciso.

Dopo questo incidente, che forse segnò il punto più basso del potere vescovile, la curia di Luni andò lentamente ricostituendosi. La sua influenza aumentò progressivamente (nel 1219 la rivolta di Sarzana fu definitivamente sedata), e già nel 1229 il vescovo Guglielmo godeva di nuovo di indiscussa autorità.

Come risultato, nel 1230 tutta la zona tornò sotto il dominio dei vescovi di Luni. I Carraresi non gradirono questo ritorno, volendosi liberare della pesante autorità vescovile, così nel 1235, nella chiesa di San Pietro nel borgo di Avenza, furono regolamentati i rapporti tra il vescovo e il comune di Carrara. Nel 1260 questi statuti vennero poi rinnovati nella chiesa di S.Andrea; i nuovi statuti non si limitarono a regolamentare le relazioni politiche tra il comune di Carrara e i vescovi di Luni, ma entrarono anche nel merito della sfera economica. l'applicazione di questi nuovi statuti fu così disinvolta da parte degli abitanti di Carrara da attirare su di essi la scomunica da parte del vescovo (31 marzo 1261).

Nel frattempo l'estrazione del marmo continuò in maniera incessante, con esportazioni a Siena, Firenze, Pisa, Genova, Roma, Milano, tanto che Carrara divenne così famosa da muovere l'interesse di Dante, che soggiornò nel castello di Fosdinovo presso i Malaspina e citò la zona di Carrara nella sua Commedia.


Il potere dei vescovi finì definitivamente nel 1313 (vedi la Signoria di Carrara), quando Carrara passò sotto i fiorentini tramite i Pisani e poi sotto i lucchesi, che mandarono Castruccio Castracani a governare la città: Castruccio costruì la famosa fortezza di Avenza, di cui oggi sopravvive il torrione.

In seguito Carrara passò ai milanesi di Gian Galeazzo Visconti, e infine, nel 1473, tornò sotto il dominio dei Malaspina, che avevano ancora la sede a Fosdinovo.

I Malaspina

Carrara diventò nel 1495 la sede dei Malaspina, che si trasferirono nella vicina Massa nella seconda metà del Cinquecento: questo perché Carrara era interessata da lotte che vedevano opposti i carraresi ai soldati francesi di Carlo V, che visitò la città nel 1541. Tuttavia le lotte finirono presto e nel 1554 fu fondato il ducato, di cui Carrara divenne capitale insieme a Massa: il governo della città fu preso da Alberico I Cybo Malaspina, all'epoca ventiduenne. Sotto il dominio di Alberico I, Carrara ebbe un grande sviluppo sia economico che culturale. La città diventò meta dei maggiori artisti dell'epoca: tra gli altri, Michelangelo Buonarroti faceva visite frequenti a Carrara per scegliere il marmo destinato alle sue sculture. Anche lo sviluppo urbanistico conobbe un'importante accelerazione: furono erette nuove chiese, la città fu circondata da una più ampia cerchia di mura e fu creata l'attuale piazza Alberica, che divenne il centro economico e culturale della città insieme alla via Alberica, che collegava la piazza al palazzo dei Malaspina. Il duca Alberico morì nel 1623 e fu succeduto da Carlo I (1623-1662), Alberico II (1662-1690), Carlo II (1690-1710), Alberico III (1710-1715), Alderamo (1715-1731), per arrivare a Maria Teresa, che assume il governo del ducato nel 1731 e nel 1741 si sposa con Ercole III d'Este, erede del ducato di Modena.


Dal Ducato di Modena all'Unità d'Italia

Con l'avvento di Maria Teresa, Carrara passa sotto il ducato di Modena. Fu fondata l'Accademia di Belle Arti (1769), che sorse a fianco del palazzo principesco, e nel 1751 iniziarono i lavori per la costruzione di un porto che avrebbe dovuto supportare l'estrazione del marmo, liberando Carrara dalla dipendenza dei porti delle città vicine. Negli ultimi anni del '700, Carrara cominciò a risentire degli echi giacobini, in particolare dopo la morte di Maria Teresa (1790): i francesi occupano Modena e i carraresi, volendo mantenere vivo il senso di autonomia che li ha sempre contraddistinti nella storia, diedero vita a una rivolta popolare contro le forze francesi. Carrara passò sotto Elisa Bonaparte Baciocchi, che intensificò l'estrazione e il commercio del marmo e cominciò le opere di bonifica del litorale. Nel 1815, con la Restaurazione, Carrara tornò a essere un Principato autonomo, sotto la guida di Maria Beatrice d'Este: alla morte di quest'ultima, la città tornò sotto il ducato di Modena, prima sotto Francesco IV (1829-1845), quindi sotto Francesco V (1846-1859). I moti rivoluzionari per l'indipendenza avevano fatto presa anche su Carrara, dove scoppiò una rivolta guidata da Domenico Cucchiari e dove si moltiplicarono le logge massoniche: la città ebbe per Mazzini un ruolo fondamentale per la sua azione, poiché a Carrara egli scelse molti dei suoi più diretti collaboratori, tra cui Felice Orsini, il futuro attentatore di Napoleone III. Carrara entrò a far parte poi del regno d'Italia.

 

 

   

Ultimo aggiornamento: 19-06-11