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UN   SACCO   DI   COLORE

“Lei mi ha preso, disfatto, liberato dalla costrizione di cuciture e  orli, che imprigionavano nel ruolo servile di umile sacco grezzo e rugoso, e ha voluto darmi una dignità nuova.

Poi mi ha tagliato e amorevolmente teso sul telaio, fissato strettamente con graffette di rame, quindi imbrattato con colla di coniglio mista a sostanze gessose.

Con quest’ intruglio ha spalmato l’ interno ed esterno per poi lasciarmi asciugare per alcuni giorni, quindi mi ha imbevuto di nuovo con la medesima sostanza  calda e vischiosa e una volta pronto  ha carteggiato con  infinita pazienza, spargendo poi l’olio di lino cotto: tutto questo per rendermi corposo, pronto ad accoglierti, a riceverti.

Dai, ora vieni, abbracciami e penetra le mie fibre: la tua oleosità colorata e densa nutrirà i filamenti e li muoverà, li modificherà, li muterà tanto da addensare le  cromie sovrapponendole o sfumandole una sull’altra, a volte insistendo con un pennello fatto di riflessi, spesso in larghe scivolate di superficie con gesti subitanei che  sfiorano appena ed evidenziano la trama,  delineano o illuminano morbidamente scorci profondi o profili essenziali.

Annamaria Olmo è pittrice oltre che un’infaticabile artigiana, mossa da una passione       immensa che la spinge a costruire, realizzare, comporre anche le tele, le sue importanti basi preparatorie dell’instancabile lavorio del dipingere.

E’ la sua terra che l’ispira, che la commuove nel roteare delle presenze affettive, dei paesaggi veneti, degli scorci incantati, degli ambienti indimenticabili, delle creature che  popolano e brulicano la tanto amata vita di ogni giorno, nella sorpresa dell’ istante o nella meraviglia del ricordo che balza improvviso, inaspettato e ancor più prezioso, frammento che illumina il suo giorno, piccolo lume di un acceso passato.

Lavora incessantemente  con dedizione: c’è in lei una forza che contrasta con la sua figura apparentemente fragile, Annamaria Olmo, anzi, è dotata di un’energia caparbia che la incita, la sprona a un  esercizio aspro e testardo, severo e risoluto che non dà tregua, che non ammette sotterfugi  né inganni, che esige, pretende,  indicando però costantemente la Meta.    

Con brandelli di foglie d’oro, d’argento, di rame  fa e disfa attimi del quotidiano, mettendo insieme i ricordi, visualizzando o componendo, sezionando o accostando la vibrazione del raggio che indugia nei profili, nell’eleganza dell’inclinazione del capo, del tendersi del  collo,  in quel tocco rapito che annuncia lo scivolare sulla laguna, là dove dita flessuose liberano la magia della musica, in un roteare improvviso che ferma e guarda lontano, come una  lucciola innamorata  posata  sul tetto misterioso della notte.”

Matteazzi dott. Marifulvia Alberti

 

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