Antonio Caggiano - CATALOGO ALBA 2001/2002

Renata Navalesi Gerevini
Incontro con le opere di Annamaria Olmo.
L'analisi delle opere di Annamaria Olmo offre una storia deI suo racconto di vita nato da una visione meditata tra presente e passato , tra realtà e sogno, che la porta a schiarire la sua tavolozza fino al dissolvimento luministico con la tecnica più esclusiva più difficile, quella dell'acquerello, che non consente errori, ma richiede sicurezza di visione e lucidità di impianto, una sensibilità particolare e una grande capacità di dominare la macchia: mano, occhio e creatività devono procedere di pari passo.
II linguaggio di questa pittrice padovana nasce da forti tensioni emotive, che si scaricano nella comunicazione espressiva con funzione di scavo, per cucire certe cicatrici mai del tutto rimarginate.
Non mancano nel suo viaggio vitale artistico variegate opere più freddamente concepite, che alla Olmo, dotata di abilità tecnico formale, maturata attraverso un assiduo c duro lavoro di sperimentazione con l'impiego non solo dell'acquerello ma del pastello, dell'acrilico, della penna e della matita, consentono di produrre immagini di notevole livello creativo.
In alcune sue opere si evidenzia una sorta di simbiosi tra fermenti dello spirito e pulsioni profonde e inconsce, che sembrano offrire accesso ad un mondo onirico.
Scorci di paesaggi, fiori" sognati", ritratti sono le tematiche che la nostra pittrice predilige, che hanno fatto leva sul suo sensibile femminile e umano, in cui un filo invisibile lega personaggio e ambiente che è insieme fisico e psicologico.
Il suo "estetismo" è una fusione di colori simbolo, in cui la luce gioca con cromie che vanno dal giallo dorato all'ocra, dal lilla al viola, da cui l'immagine nasce e si sviluppa seguendo il ritmo delle sue vibrazioni, a volte in stato di inquietudine.
Oltre all'abilità tecnica e alla padronanza del colore, c'è da sottolineare nelle. opere della Olmo un'atmosfera magica, che riesce a raggiungere risultati significanti, che rivelano una profonda analisi dell'animo umano.
Un viaggio artistico, giocato tra realtà e sogno, in cui la nostra artista sa cercare la vita e l'amore al fondo di un labirinto di ricordi e sa ritrovare quel canto di speranza attorno alle cose che ama e la circondano.
L'arte della Olmo è l'espressione del vissuto, rappresentato nelle sue opere in metafore di vita, in cui vibra reco di una forte sensibilità e si riflette una sfuggente malinconia, nata nel quieto silenzio del mistero che ci avvolge.
Renata Navalesi Gerevini , giornalista, poetessa, critica d'arte.
Alessandra Possamai Vita
Annamaria Olmo usa la tecnica dell’acquerello, una tecnica che richiede sicurezza, rapidità di esecuzione, non ci sono possibilità di ripensamenti: pennellate leggere, sicure, colori delicati, atmosfere da sogno.
Gli acquerelli di Anna sono, infatti, leggeri, trasparenti, di grande vaporosità, c’è sicurezza nel segno e nella composizione.
L’acquerellista è attrice protagonista di questa difficile tecnica e la sa interpretare con grande maestria. …
Nel suo lavoro vediamo prediligere l’immagine femminile: vediamo giochi di luce che sono un tutt’uno con la sua psicologia pienamente al femminile: ora donna sfuggente, ora donna misteriosa, ora donna sensuale.
Lo si coglie, lo si sente, lo si vede, Anna con le sue opere ci trasmette quel suo particolare vitalismo che solo certe persone hanno la fortuna di saper interpretare e rappresentare.
Alessandra Possamai Vita
Gabriella Niero
ANNAMARIA OLMO- Magiche armonie dell'acquerello.
Visioni morbide e dipanate, corpi nudi impalpabili ed eterei, profili veneziani dilatati nella luce, fiori vivaci rappresi in tocchi precisi e ben calibrati. E poi il colore, terso e:nostalgico, pervaso da luminescenze improvvise. I caratteri espressivi di Annamaria Olmo nascono, con immediatezza, dalla passione profonda per il disegno, dal gusto minuzioso per il colore, dal desiderio di comunicare l'atmosfera magica dei soggetti trasfigurando le percezioni visive nel tocco leggero dell' acquerello.
La ricerca si snoda attraverso suggestioni ispirate alle atmosfere della natura, dalle figure alle composizioni floreali, sino ai romantici profili veneziani, tradotti in momenti lirici ed indimenticabili dove prevale talvolta una componente idealizzata e simbolica. Su ariose superfici, che decantano un'impronta espressiva fluida, si dipanano momenti fissati nel tempo cui il tema dominante della forma e della sfumatura si dilatano in finissimi accordi cromatici, scelti soprattutto nei toni degli azzurri e dei rosati.
Notiamo ad esempio i dolci rintocchi fra cielo e acqua nell'amata Venezia, la fresca fragranza nei mazzi di
fiori, il ritmo armonioso nei nudi colti i11 seducenti posture. Annamaria Olmo s'immerge libera nei riflessi
lucenti del biancore cartaceo
L' andamento armonioso del gesto traduce le bellezze più riposte rivelando con discrezione i riflessi di una
percezione che è soprattutto interiore. Ogni immagine trasfigura così uno stato d'animo, diventa il tramite" per una dolce e pacata effusione del sentimento, trattandosi di tematiche ariose e pulite rette da un equilibrio intellettuale che scandisce i ritmi della composizione soprattutto dove prevalgono le ampie pennellate ""a macchia", L'espressione di Annamaria Olmo esce a questo punto dalla descrizione anonima per diventare dimensione dello spirito; trasfigurazione di visioni senza tempo che si diradano e si addensano come risonanze estemporanee ed immediate..
In questa sensibile autrice padovana le magiche armonie dell' acquerello esprimono un viaggio senza fine nella dimensione fuggevole dello spirito. L'idea compositiva si stempera nella consapevolezza che ogni traccia descrittiva prosegue idealmente le suggestioni della mente e del cuore., La pittura diventa memoria indelebile del vissuto, impalpabile effusione di un dolce sentimento.
Novembre 04
Giangiacomo Gabin
PRESENTAZIONE ANNAMARIA OLMO
Devo essere sincero, quando una domenica mattina è apparsa alla Soffitta l'Annamaria Olmo ho avuto un attimo di sgomento. Per uno come me puntigliosamente attento alla giusta posizione del cavalletto e caparbiamente fissato alla ricerca della luce, sembrò quanto meno strano vedere la Olmo, accovacciata per terra, saltare con scatti felini da un punto all'altro dello studio disegnando o dipingendo a ridosso della modella o del modello, scrutandoli da posizioni insolite. Allora mi sono avvicinato con diffidenza, stando ben attento a non calpestare i colori che la Olmo distribuisce con generosità sul pavimento, ho visto i suoi quadri e mi sono detto: ma questa è brava! E quando li ho guardati meglio ho capito il perché di quel suo affannarsi quasi a cercare il contatto fisico con il soggetto del suo lavoro: era un modo diretto per entrarvi dentro e coglierne quindi i sentimenti, lo spirito, la sensualità. Ecco quindi le sue figure apparentemente fragili dalle forme sfuggenti ma al tempo stesso incisive e comunque colme di interiorità che la Olmo con il suo forsennato modo di dipingere riesce a cogliere. La stessa interiorità la possiamo cogliere nei fiori dalla impronta raffinata tipicamente femminile ed a volte un po' compiaciuta. Nei paesaggi colgo le evanescenti trasparenze della pittura veneta e veneziana in particolare e mi viene in mente Fioravante Seibezzi che di queste iridescenze lagunari fu un magico cantore. Penso anche a Pio Semeghini quando osservo certi laghi. di luce che sembrano fatti di nulla ma che in realtà producono forme di qualità ariose e di repentine emozioni. Certo, sono riferimenti ambiziosi, ma che la pittura di Annamaria Olmo menta ampiamente.
Gabriella Niero
MOSTRA SCOLETTA DI SAN ZACCARIA VENEZIA 16 - 30 setembre 2004
ANNAMARIA OLMO
Serenità, equilibrio, pacato rapporto con il mondo. gli acquerelli di questa brava autrice padovana vivono con tutto lo stupore di un animo innamorato della vita e della natura. La sua espressività rivela un rapporto dolce con la forma che si dipana nei contorni leggeri dei temi -ispirati sopratutto a Venezia- insieme a un gusto morbido per la luce che suadente avvolge i soggetti, o dilata i morbidi riflessi atmosferici. I quadri di Annamaria Olmo appaiono velati da una serena compostezza, da un senso di tranquillità che ci invita ad uscire dalla frenesia della quotidianità per abbandonarci a momenti che diventeranno esternazione del proprio sentire. Ovunque si coglie una effusione lirica ricca di sentimento.
Maggio 2005
Francesco Moisio 2 giugno 2005
ANNAMARIA OLMO: "ACQUARELLI"
Ho conosciuto da poco Annamaria Olmo, ho conosciuto da poco i suoi
acquarelli. Le sensazioni si accavallano: non sono abituato a "guardar pittura" così. Per scrivere, per presentare una artista, ho bisogno di conoscerne la storia culturale e, per quanto si può, la storia umana, ho bisogno di ricostruire le scansioni del farsi dell'opera, scoprirne le ascendenze, interpretarne gli esiti, cogliere quanto ne preannuncia gli sviluppi.
Perciò, quanto ora andrò dicendo non avrà davvero i canoni di una presentazione nel senso che te si dà al termine, vale a dire quelli di una modalità di "accompagnamento" del pubblico alla conoscenza del lavoro dell' artista nella sua interezza, fornendo la maggior quantità e qualità possibile per una valutazione critica che consenta e realizzi quel rapporto artista-osservatore in cui si concreta l'essere e la funzione del prodotto artistico.
Le mie sono soltanto impressioni. E come tali vi chiedo di accoglierle, lieto se vi saranno di qualche utilità, contando di tornare su queste e su altre opere di Annamaria Olmo con uno sguardo meno fugace, con più meditata attenzione.
Annamaria Olmo ha scelto per la piccola mostra di oggi alcuni fra i
suoi prediletti acquarelli. _
E' l'acquarello per molti una tecnica "minore", tant'è che, col pastello, la si dava da applicare ai bambini, quasi per gioco. Pochi,tra i non frequentatori degli artisti e dei luoghi d' arte, immaginano quali difficoltà e quale sapienza manuale ci voglia per realizzare un buon acquarello.
Forse, per molti, è stata necessaria la memorabile mostra del Turner, qualche mese fa conclusasi a Venezia per capire tutte le possibilità di questa specialissima tecnica.
Il cenno a Turner mi riporta ai lavori di Annamaria Olmo che qui presenta alcune vedute veneziane da leggere, forse, come un omaggio al grande artista inglese. Ma in luogo dell' estenuata malinconica atmosfera di una Venezia vista quale mito romantico, Annamaria Olmo cifra i suoi paesaggi con inserimenti accesi di colore che accentuano il collocarsi della sua rappresentazione fuori da ogni realtà oggettiva. E Venezia qui non è più fiaba bensì metafisica "isola che non c’è.
La tensione allo svincolarsi dall'obbligo dell'oggettività è, del resto, presente anche nella maggior parte delle opere che qui vediamo. E non mi riferisco ad alcune composizioni floreali che sono all'evidenza,giochi
di colore ; si guardino attentamente alcuni piccoli nudi . Pur conclamata in esatte anatomie, la fisicità quasi si stempera in vibrazioni coloristiche; corpo e spazio circostante paiono confondersi.
E' un affrancamento ancora indeterminato - più una tensione che un proposito maturato e cosciente; tensione che coesiste, ad esempio, con ferma capacità di rendere la plasticità del corpo umano in modo inusitato a chi solitamente pratica l’acquarello.
E' un po' più di una semplice sensazione quella che ho di trovarmi di fronte a un lavoro inquieto e razionale ad un tempo, un lavoro che non ammette la visitazione rapida dello spettatore occasionale e sollecita, invece, la seria elaborazione di una valutazione critica.
Francesco Moisio 2 luglio 2005
ANNAMARIA OLMO : ”ACQUARELLI”
Dice di sé,dei suoi acquarelli Annamaria Olmo: "Acquerello forse per caso. Ad un corso di pittura dicevo di non averne sensibilità. Un' insegnante….. volle verificare e,immediatamente, scoprii che era l'esatto contrario.
Sul biancore cartaceo le polveri colorate si assestano nell'acqua,creando situazioni imprevedibili, suggerendo percorsi, favorendo il supera mento dell'immagine troppo composta, troppo statica per stimolare emozioni e quindi interrogativi.
. . . . .. Talvolta rispondendo con la propria logica a tali suggerimenti, sempre puliti, freschi, significativi, data la delicatezza del mezzo, si creano delle forzature che stridono con il progetto comunicativo e l'incanto si spezza e allora, con calma o con rabbia, si ricomincia... ..spesso si interrompe" .
E ancora: "Amo l'acquarello perché mi permette di interagire con il fluttuare del colore nell'acqua; ai miei gesti risponde e io rispondo a lui: ne risulta un dialogo dinamico e stimolante tra fantasia e casualità".
Queste parole scritte con una seria lievità dicono bene il senso del lavoro che oggi presentiamo, il rapporto che questi acquarelli hanno con la particolare creatività dell' artista. A me non resta che suggerire sommessamente qualche considerazione su un percorso creativo apparentemente semplice, che tuttavia intuiamo vibrare di celate inquietudini.
Leggo questi lavori come documenti di contraddizione; contraddizione del la ragione e del sentimento, dell 'urgenza dell' esprimere e della cosciente correttezza del fare. Infine,come referti di un conflitto irrisolto tra una sorta di "obbligo" alla oggettività realistica e la tensione a libe.rare il colore dalle forme in una ariosa, a volte anche violenta spazialità.
Lo si vede,innanzitutto,nella serie di figure qui eSpOste._ soggetto centra
le del "fare pittura" di Annamaria Olmo,il corpo umano tende sempre, in questi acquarelli,a svincolarsi dalla forma anatomica per stemperarsi nel colore,per confondersi nello spazio.
Anche laddove l'artista costringe apertamente l'opera entro i canoni tradìzionali della"composizione" - nelle rappresentazioni floreali, soprattutto è l'impulso a liberare il colore che domina, non la rappresentatività del soggetto.
Questo oscillare tra i due poli della sua creatività costituisce il fascino degli acquarelli di Annamaria Olmo,un fascino sottile, che si presta a una "doppia lettura"; e se da un lato ci prende per la delicatezza, dolce delle sue maternità,dall'altro ci coinvolge in atmosfere dissolventi ogni perentorietà rappresentativa.
Se si prende in considerazione quanto finora sono andato dicendo, è agevole comprendere come il paesaggio costituisca un soggetto, tutto sommato marginale, per Annamaria Olmo: né ci traggano in inganno le sue Venezie turneriane nelle quali protagonista non è la città indistinta, bensì lo scoppio di colore acceso e forte che attrae il nostro sguardo e connota l'opera riscattandola da ogni fissità di forma compiuta.
L'acquarello, si sa ( e se ce ne fosse bisogno, ce l'ha insegnato Turner) è
tecnica di elezione per chi rifugga dal finito e prediliga l'indeterminatezza del non compiutamente espresso, come un canto sospeso che ognuno può continuare dentro di sé.
A questo canto,di volta in volta,Annamaria Olmo si trattiene e si abbandona,scontando anche il rischio di esiti diversi sul piano della resa pittorica anche se poi fiduciosa riprende e dice la realtà, il sogno, la favola e l'utopia.
…………..
Martina Simonato 30 ottobre 2005
…l’artista ha esposto nella città lagunare affascinanti tematiche riguardanti alcuni momenti del corpo e dell’animo umano, molto interessanti nella loro evoluzione. In alcune opere che riguardano la maternità, ci dà modo di seguire i fili conduttori che porteranno a scoprire nel minimo dettaglio il linguaggio segreto che si instaura tra la madre e il bambino, da quando sono un unico corpo, fino ai primi cenni di distacco, raffigurati nell’una e nell’altro con diversi accenti.
Molto interessante l’armonia delle forme; in queste fasi il volto cambierà fisionomia, il corpo modificherà il proprio volume…gli affetti ci suggeriscono una religiosità grazie alla quale si percepisce una intensa poesia dell’immagine…non sono da meno i temi floreali dove le pennellate danzano mostrando ombre e luci attraverso le quali ci è possibile ascoltare la sempre affascinante carezza del vento…
Pennellate leggere come respiri rubati durante l’atto amoroso nel letto d’erba: è questa la sensazione che potremmo cogliere guardando le surreali figure che raccontano varie fasi della vita…
Come in un set cinematografico, nebbie soffuse ci mostrano l’abbraccio tenero dell’aria sullo sfondo di una città segreta, Venezia, le cui vibrazioni s materializzano in macchie trasparenti che sciolgono l’immagine, offuscata nell’umida salsedine: anche qui si coglie l’intento di raccontare essenza e vissuti di donna, metaforicamente suggeriti dai mille volti della città, fragile, contraddittoria regina sul mare….
MARTINA SIMONATO
VENEZIA, 30.10.05
Dora Schiavon 4 novembre 2005
Anna Maria Olmo
Macchie di colore si sfaldano sulla carta, sono colori tenui, acquerellati,
atmosfere velate che con tratti leggeri e pennellate veloci simultaneamente prendono forma e danno vita
a leggiadre vedute e composizioni floreali,
romantici paesaggi veneziani, le cupole delle chiese tinte di azzurrino, violetto,
i cieli che rubano i colori del sole e trasformano la laguna in un manto pieno di bagliori.
Diventano universo femminile,
in intense dolci maternità, manifestano complicità e l’intimo desiderio di esprimersi nel dono della vita,
nudi di donna i cui corpi sono atteggiati in eleganti e sinuose posture.
Sono giochi di luce e d’ombra magistralmente prodotti con la tecnica ad acquerello,
vogliono rivelare nella loro delicatezza il sentire di Annamaria……..,
che ringraziamo per averci fatti partecipi con questa personale della sua pittura.
Congratulazioni e complimenti da tutti noi.
Dora Schiavon Associazione Blu di Prussia
Dora Schiavon 4 novembre 2005
Anna Maria Olmo
Macchie di colore si sfaldano sulla carta, sono colori tenui, acquerellati,
atmosfere velate che con tratti leggeri e pennellate veloci simultaneamente prendono forma e danno vita
a leggiadre vedute e composizioni floreali,
romantici paesaggi veneziani, le cupole delle chiese tinte di azzurrino, violetto,
i cieli che rubano i colori del sole e trasformano la laguna in un manto pieno di bagliori.
Diventano universo femminile,
in intense dolci maternità, manifestano complicità e l’intimo desiderio di esprimersi nel dono della vita,
nudi di donna i cui corpi sono atteggiati in eleganti e sinuose posture.
Sono giochi di luce e d’ombra magistralmente prodotti con la tecnica ad acquerello,
vogliono rivelare nella loro delicatezza il sentire di Annamaria……..,
che ringraziamo per averci fatti partecipi con questa personale della sua pittura.
Congratulazioni e complimenti da tutti noi.
Dora Schiavon Associazione Blu di Prussia
Lara Sabbadin 16 settembre 2007
ANNAMARIA OLMO
16 SETTEMBRE 2007
Associazione Culturale Armando Pizzinato
Chirignago - Venezia
Libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Dante, Pg I, 71-72
L’incontro con Annamaria Olmo e con le sue opere non è mai casuale, non è mai veloce né semplicemente esteriore. Il rapporto con le sue tele e con i suoi acquerelli va creato dopo una fase di silenziosa meditazione, una sorta di check-in prima di iniziare un viaggio di scoperta interiore che parte dal piccolo spazio davanti l’opera e finisce chissà dove all’interno dell’osservatore.
Una volta che ci si è piazzati di fronte al quadro ci si sente sotto esame, ci si sente interrogati e questa è certo una delle maggiori doti del modus pingendi di Annamaria: si stabilisce infatti un dialogo tagliente fatto di domande pressanti e profonde tra il soggetto rappresentato e chi riesce a guardarlo con attenzione e curiosità. Ogni opera “lancia il guanto”, lancia una sfida al proprio spettatore, lo invita ad avvicinarsi e ad allontanarsi, a muoversi di lato o ad abbassarsi, lo invita soprattutto a cercare la luce giusta allo scopo di entrare nel vivo di un messaggio, di un’idea, spesso di uno stato d’animo.
Il movimento è una componente determinante per quest’artista: movimento obbligatorio per l’osservatore ma speculare e simmetrico rispetto a quello compiuto dall’artefice. Annamaria non sta mai ferma, è un dato noto e innegabile ma che allo stesso tempo va sempre sottolineato; il rapporto spaziale tra pittore e modello diventa soggettivo, diventa parte dell’opera stessa a causa di una distanza che progressivamente si annulla per diventare “contatto fisico”, per permettere l’instaurarsi di un’empatia profonda, che nasce spesso proprio dall’accostamento diretto, “dito contro dito”. Osservando le pose assolutamente ricercate, “difficili” e michelangiolesche per lo studio scrupoloso delle reazioni anatomiche, viene spontaneo immaginare la singolare e inedita posizione dell’artista nel ritrarle. Di nuovo, ciò che Annamaria propone a chi guarda i suoi lavori lo prospetta a se stessa: in questo caso la sfida di un tema difficile da restituire correttamente ed espressivamente, ovvero non certo solo esercizio ma anche comunicazione.
Dunque angolature e atteggiamenti insoliti ai quali si aggiungono colori atipici, dal pregnante significato emotivo: ritratti in blu e rosso, luci verdi che illuminano schiene e braccia, temi di maternità e abbracci giocati su attenti contrasti di tinte calde e fredde… insomma un uso del colore che nasce e si sviluppa nella mente del pittore per poi trasformarsi sul foglio, nelle gradazioni delle campiture e nei successivi studi di uno stesso tema; un uso del colore che tradisce l’emotività e il sentire dell’artista piuttosto che adeguarsi semplicemente all’imitazione del vero. Uno dei grandi artisti del passato a cui Annamaria dichiara di guardare è significativamente Turner. Ma, all’interno della produzione di questo pittore, è la serie di acquerelli dipinti a Venezia ad attirare la sua attenzione: un dato altamente indicativo perché proprio in queste opere è chiara la volontà di Turner di liberarsi dalla rappresentazione oggettiva di forme e spazi per concentrarsi sulle pure variazioni di colore.
Dopo un primo “esterno” approccio all’opera di questa pittrice, viene spontaneo andare oltre, cercando di andare “dentro”. Sullo sfondo si delineano così dei forti contrasti che creano delle tensioni, vitali per l’espressione pittorica. Pensiamo per un attimo agli acquerelli: campiture di colore libero, sciolto, trasparente, che suggeriscono spesso leggerezza, inconsistenza, movimenti delicati di stesura, tocchi di pennello più carico per le parti in risalto… insomma una tecnica apparentemente lieve e piana ma che in realtà è l’esatto opposto. E la scelta di una tecnica così “esigente” - che non permette errori o ripensamenti e che spessissimo pretende studi, prove, progettualità calibrata - non può che rivelarsi come “scelta di carattere”, scelta forte. L’acquerello è acqua che si muove scomposta, deborda, si ribella agli argini per la sua stessa natura: l’acquerellista dimostra quindi forza, volontà di dominio di una materia tanto incontrollabile. Torna di nuovo il concetto della sfida, che esiste in tutte le forme d’arte ma che qui si rivela in modo particolare.
Il risultato di tanto impegno, di tanta calibrata perizia è per contro quanto di più delicato ed evanescente si possa avere: il colore diventa pulito e fragile come il vetro, plasmato però con la forza del fuoco che la sua trasparenza permette sempre di cogliere. L’acquerello è un gioco difficile, che necessità di lealtà e sincerita: non concede di barare né di ricorrere a trucchi perché chi lo fa viene immediatamente smascherato.
L’acquerello di Annamaria inoltre ha sempre il grande vantaggio di non definire e di non porre confini; lascia quindi all’osservatore tutto lo spazio per immaginare e riflettere e per concedere alla mente di circolare libera tra le masse di colore, ripercorrendo ricordi e sensazioni emotive personali. Guardare uno di questi lavori è un po’ come tenere in mano una pellicola al negativo: i colori sono sfumati e le varie parti si fondono spesso l’una nell’altra, ma l’insieme poi si ristabilisce con ordine nella nostra mente, quando ricomponiamo l’immagine sulla scorta del nostro vissuto e del nostro sentire.
I paesaggi veneziani sfumati nella nebbia, nelle luci tenui delle albe e dei tramonti, rivelano al pari dei nudi un forte legame con l’atmosfera: l’aria è un elemento esistente, caratterizzato da una precisa composizione chimica e da ben determinate qualità fisiche (non va trascurato il fatto che la formazione culturale di Annamaria ha radici profonde nel campo delle discipline scientifiche). L’aria e lo spazio entrano in rapporto con i soggetti e questi elementi vanno rappresentati proprio in questa relazione, come ha dimostrato Leonardo per primo; non è quindi casuale che quest’artista prediliga quel particolare tipo di scultura che è il “non finito” michelangiolesco, una singolare e magistrale dimostrazione di compenetrazione tra i corpi e l’atmosfera che li definisce.
Comunque sia, raggiunto un obiettivo e vinta una sfida, Annamaria sta già lavorando per vincerne un’altra, il più delle volte con se stessa: sono le inquietudini, le contraddizioni interiori, il senso di insoddisfazione a determinare la forza creatrice, quella tensione di cui parlavamo che porta al bisogno di fare e provare, al bisogno di continuare a cercare più che a trovare semplicemente. Ogni idea, ogni soggetto che abbia qualche potenzialità espressiva viene esaminato da tutte le angolature, viene letteralmente sviscerato fino al completo palesarsi di tutte le sue sfumature: un colloquio tra artista e soggetto che si apre progressivamente fino alla totale conoscenza reciproca e all’esaurirsi degli argomenti di dialogo.
“Cercare” è appunto una delle parole chiave del verso dantesco, che si accompagna a “Libertà”, l’altro cardine basilare del percorso di Annamaria Olmo. Se gli acquerelli esprimono la libertà del colore sul foglio, senza nemmeno la guida del disegno, e la libertà di giocare con l’acqua creando e ottenendo gli effetti voluti, le tele rappresentano la libertà dai limiti e dalle convenzioni. Libertà non significa facilità; è una condizione che si conquista con sacrificio, e le tele impersonano la conquista della completa indipendenza nella scelta, nella gestione e spesso nella vera e propria fabbricazione dei supporti. Ancora libertà di effetti e risultati, di soluzioni inedite.
Questo gruppo di lavori esprime sempre più libertà anche nei colori e nelle forme: il legame con l’oggettivo è sempre più labile, sempre più proiettato verso il simbolico, verso il tratto semplicemente evocativo (spesso di una condizione interiore, ma condivisibile con l’intero genere umano: libertà di un concetto intimo ma universale come il bisogno spirituale e meditativo, e ancora libertà del corpo dalle convenzioni sociali imposte per esempio dai cliché dell’abbigliamento, libertà che si esprime solo nel nudo). Quindi forme pure, aperte, segni che si propongono come “significanti” dai molteplici “significati” e colori che perdono sempre più il contatto con le variazioni cromatiche per trasformarsi in luce incontaminata, luce che determina a fianco dell’atmosfera le forme degli oggetti, dei profili e delle architetture; ancora luce che riflette l’energia dei muscoli dei cavalli in corsa, colti nel momento di corsa a briglia sciolta e di esplosione di potenza fisica.
Le tele, dunque, si configurano come un punto cruciale di un intenso percorso di affrancamento, fondato sulla “fatica” della ricerca, sull’instancabile lavoro con i pennelli e con il pensiero, sull’osservazione sperimentale delle correnti elettriche dell’animo e dell’organismo, un percorso fondato sul coraggio non comune di una donna che accetta e a volte cerca le sfide.
Imprescindibile in un cammino di questo spessore è il rapporto con il pubblico, instaurato attraverso un profondo dialogo intelletivo e sensoriale. Una sfida che viene ribaltata al di fuori della tela, alla “ricerca” di persone che sappiano e riescano a cogliere la portata umanamente sostanziale dell’anelito alla “libertà”.
Lara Sabbadin
Matteazzi dott. Marifulvia Alberti
ANNAMARIA OLMO
Un acquerello ed una poesia si intrecciano in un dono, in un inno pieno di colori e di gioia, quello di Annamaria Olmo che con stupore nostalgico compone liriche, invocazioni, esplosioni d'amore ora con l'immediatezza della parola, ora con l'emozione ed il fascino di soffusi passaggi tonali.
Con leggeri tocchi di meraviglia ed intimi sussurri toglie ogni finzione, lascia volare libero il dolce flusso della grazia, fresca linfa vitale di una grande sensibilità congiunta ad un desiderio mai pago di ricercare, di perfezionare, di toccare le corde profonde del cuore con la verità delle pennellate, scritte o dipinte, dei suoi ieri, del suo vissuto o di un oggi sereno, a volte appena screziato.
Annamaria Olmo con l'acquerello, tecnica non facile, fa vibrare macchie, gocce e sprazzi di colore che si muovono, si espandono, si dispongono con pensata casualità diramandosi in forme, visioni, immagini del visibile quasi emanazioni dello spirito, di un'anima che scoprendosi regala con infinito coraggio la parte più sofferta, più bella e più pura di sé.
"Oggi contemplo il ricordo sfumato di magici sogni scarlatti". "un sentimento non detto, un'emozione rubata, poche magiche ore in un silenzio più forte di un grido": sono brandelli di vita che galleggiano nella dimensione interiore che si nutre di fremiti spontanei, di tenerissimi palpiti cresciuti nella sua istintiva estensione spirituale che "s' innalzano ad un invisibile universo di speranza."
Con i colori ad olio sui sacchi di juta Annamaria Olmo distende le tinte, illumina i toni, accende le composizioni di una magia che irradia, come tremula goccia nella pozza, dal centro all'esterno, offrendo allo sguardo continui rimandi, rinnovate presenze, delicatissimi fremiti.
Così le carni si staccano plasticamente dal fondo, i movimenti si sciolgono in soffusa musicalità, gli abbracci consumano la matericità nell'incanto quasi di un tenero rimpianto, con la mano e la spalla che nasconde all'occhio, alla vista per amare, per proteggere ancora.
Ed il chiaro di luna sopra " la Rotonda" gocciola trasparente ed onirico sulla collina, sull'orizzonte, sull'indeterminatezza delle marine fino ad arrivare all'assoluto di un amore eterno: evolve, continua, si trasforma in una miriade di lucciole amorose avvolgenti, per vegliare la sacralità dell'atto materno.
E' un linguaggio materico che disfa la sostanza del colore stesso per farsi luce, parola in ascolto del tempo, del sentire che articola ricordi e memorie di luoghi arcani.
Dimore che ci hanno appartenuto negli occhi e nel cuore, nel canto del mare e della luna che sempre si rinnova, nell'ascolto di fruscii di carezze, di un'antica nenia nostalgica di violoncello, del suono di zoccoli e nitriti oltre la brughiera.
Annamaria Olmo, con fare positivo ed incantato, trasmette con l'Arte una visione serena del reale, che appare e dispare nei dialoghi tra il colore ed il raggio, che gioca a scomporre le cromie nella "poesia dell'ombra, (dove) contrastanti atmosfere si stemperano in tremuli riflessi di luce, tra cielo e mare.come braccia, dalla memoria tese alla speranza."
Ed il suo essere donna si articola nella liquidità delle emozioni che vanno oltre la magia del messaggio: così la Maternità acquerellata come "sublime mistero scolpito nelle viscere, tenerissimo tormento del massimo dono: la libertà" ci sconcerta perché resa eterea, assoluta come un'apparizione con fini e preziose velature di colore, allargate in respiri di poesia.
Annamaria è l'anima bella che "ama rubare dei fiori la luce"e vuol renderla all'alba che ha "visto i fiori tingersi di malinconia col cuore stretto d'angoscia."
Annamaria è la tenerezza che s'innamora di quel "giovane fiore spezzato dal vento" che va "evocando giardini rimpianti. trasparenti fiori sfumati, fiori nel vento, fiori mai visti sospesi nell'aria, fiori sognati, fiori da inventare"perché tutto cambia nel ritmo delle stagioni, niente è immobile, si succedono sogni, pensieri, tensioni che nascono da dentro e l'espressività urge e scaturisce genuina dal fondo, quasi ansioso e trattenuto respiro.
Un'ansia che si placa, nell'orizzonte fiammeggiante o appena offuscato, quando l'artista si abbandona a dipingere la sua Venezia "fragile e bella . fra lussuosi palazzi raggianti di sole e umide calli" dove "gabbiani appassionati s'intrecciano, si librano sulla burrasca della vita" e dove il tempo sosta ed i mille perché del vivere si stemperano nel continuo battito, nella voce e nell'attesa del mare.
Così nella gioia dell'incontro felice, il pennello e la parola di Annamaria Olmo celebrano insieme il canto di tutta quella "luce che delimita l'essere, infinito da raggiungere, corpo dissolto nell'anima del cosmo che respirando accoglie in sé e che da esso è accolto."
Matteazzi dott. Marifulvia Alberti
Matteazzi dott. Marifulvia Alberti 06 gennaio 2010
UN SACCO DI COLORE
“Lei mi ha preso, disfatto, liberato dalla costrizione di cuciture e orli, che imprigionavano nel ruolo servile di umile sacco grezzo e rugoso, e ha voluto darmi una dignità nuova.
Poi mi ha tagliato e amorevolmente teso sul telaio, fissato strettamente con graffette di rame, quindi imbrattato con colla di coniglio mista a sostanze gessose.
Con quest’ intruglio ha spalmato l’ interno ed esterno per poi lasciarmi asciugare per alcuni giorni, quindi mi ha imbevuto di nuovo con la medesima sostanza calda e vischiosa e una volta pronto ha carteggiato con infinita pazienza, spargendo poi l’olio di lino cotto: tutto questo per rendermi corposo, pronto ad accoglierti, a riceverti.
Dai, ora vieni, abbracciami e penetra le mie fibre: la tua oleosità colorata e densa nutrirà i filamenti e li muoverà, li modificherà, li muterà tanto da addensare le cromie sovrapponendole o sfumandole una sull’altra, a volte insistendo con un pennello fatto di riflessi, spesso in larghe scivolate di superficie con gesti subitanei che sfiorano appena ed evidenziano la trama, delineano o illuminano morbidamente scorci profondi o profili essenziali.
Annamaria Olmo è pittrice oltre che un’infaticabile artigiana, mossa da una passione immensa che la spinge a costruire, realizzare, comporre anche le tele, le sue importanti basi preparatorie dell’instancabile lavorio del dipingere.
E’ la sua terra che l’ispira, che la commuove nel roteare delle presenze affettive, dei paesaggi veneti, degli scorci incantati, degli ambienti indimenticabili, delle creature che popolano e brulicano la tanto amata vita di ogni giorno, nella sorpresa dell’ istante o nella meraviglia del ricordo che balza improvviso, inaspettato e ancor più prezioso, frammento che illumina il suo giorno, piccolo lume di un acceso passato.
Lavora incessantemente con dedizione: c’è in lei una forza che contrasta con la sua figura apparentemente fragile, Annamaria Olmo, anzi, è dotata di un’energia caparbia che la incita, la sprona a un esercizio aspro e testardo, severo e risoluto che non dà tregua, che non ammette sotterfugi né inganni, che esige, pretende, indicando però costantemente la Meta.
Con brandelli di foglie d’oro, d’argento, di rame fa e disfa attimi del quotidiano, mettendo insieme i ricordi, visualizzando o componendo, sezionando o accostando la vibrazione del raggio che indugia nei profili, nell’eleganza dell’inclinazione del capo, del tendersi del collo, in quel tocco rapito che annuncia lo scivolare sulla laguna, là dove dita flessuose liberano la magia della musica, in un roteare improvviso che ferma e guarda lontano, come una lucciola innamorata posata sul tetto misterioso della notte.”
Matteazzi dott. Marifulvia Alberti