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Casella di testo: Pittrice

Casella di testo: Via Marangon 16 - 35129 Padova (PD)
 
Tel. 049 8933374
Cell. 347 0002976
E-mail: annamariaolmo@aliceposta.it
Mostra permanente nell’abitazione.
Ritratti, paesaggi, fantasia, etc. nelle diverse tecniche.
Capriccio veneziano dim. 70x95

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Acquerello forse per caso. Ad un corso di pittura dicevo di non averne sensibilità. Un’insegnante, Elisabetta Marchese, volle verificare ed immediatamente scoprii che era l’esatto contrario.

Sul biancore cartaceo le polveri colorate si assestano nell’acqua, creando situazioni imprevedibili, suggerendo percorsi.. favorendo il superamento dell’immagine troppo composta, troppo statica per stimolare emozioni e quindi interrogativi.

Purtroppo talvolta rispondendo con la propria logica a tali suggerimenti, sempre puliti, freschi, significativi, data la delicatezza del mezzo, si creano delle forzature che stridono con il progetto comunicativo e l’incanto si spezza… allora, con calma o con rabbia si ricomincia… spesso si interrompe.

 

Le immagini che mi hanno sconvolto e sono impresse in me dall’adolescenza, sono quelle delle Pietà Rondanini e Pitti, dei Prigioni, del Giorno, della Notte, del Crepuscolo… il mistero del cenno, la forza della pietra, il pathos della luce evidenziata dall’ombra, reso struggente dai segni graffianti dello scalpello. Mi interessano Velàsquez e Murillo, adoro Artemisia Gentileschi e le sue interpretazioni al femminile. Dimenticavo, per non sconfinare nell’arte preistorica, classica, extraeuropea (detesto l’aggettivo “etnico” usato in questo senso) ecc., il periodo Bizantino, astrattivo e affascinante.

 

Dall’Impressionismo in poi c’è un avvicinamento rivoluzionario alla sensibilità contemporanea, ma non posso dire di riconoscermi in qualcuno in particolare, perché in ogni artista c’è qualcosa di universale che merita di essere scoperto e di imprimersi nella nostra coscienza.

 

Mi attrae Kandinskij con il percorso che lo ha condotto alle opere più geniali. Mi piacciono i suoi scritti in cui espone la sua estetica, le sue idee sul progredire dell’arte e il significato che attribuisce al colore.

 

Conobbi a fondo Turner solo dopo aver scoperto la mia "sensibilità” per l’acquerello e aver dedicato ad esso anni di lavoro, soprattutto sottratto al sonno, e fatte le debite proporzioni, se non mi riconosco, sicuramente mi immedesimo nell’estenuata delicatezza e trasparenza, preferendo le opere in cui una certa sfumata indeterminatezza accentua il mistero. Ma in me riaffiora immancabilmente quella tendenza a creare i contrasti chiaroscurali delle opere scultoree,che tanto mi avevano colpita da adolescente.

Essendo laureata in lettere, ho comunque una formazione umanistica, amo la poesia e la musica, ma anche la natura e le scienze esatte, ho frequentato con profitto lo scientifico (perché c’era disegno) e la mia tesi di laurea fu in geografia.

 

Credo che nulla “sembri vero”che anche l’immagine più realistica sia filtrata dalla soggettività del mezzo e di chi la rappresenta, pittore, fotografo o regista che sia.

Ritengo infatti  il realismo o l’iperrealismo fine a se stesso, legittimamente piacevole per chi lo esegue o per chi lo ammira, per me privo di interesse (non mi riferisco ovviamente all’iperrealismo surreale).

Conosco il piacere di copiare un volto, un paesaggio naturale o architettonico o qualsiasi altro oggetto, ma questo non può bastare, piano piano si cerca di vedere l’oggetto in modo diverso ad esempio in negativo,  tutto o in parte, o studiare un particolare sottintendendo il resto o contestualizzandolo in situazioni astratte… è normale.

La ricerca sul nudo potrebbe essere nata dal bisogno di approfondire il rapporto con il corpo e tra il corpo e l’atmosfera che lo illumina e definisce, mentre esso a sua volta dà forma all’atmosfera stessa in un reciproco respiro.

Corpo non più contenitore, come tomba dell’anima o psiche, ma come tramite per la realizzazione e la liberazione della stessa. Il grande apporto della filosofia orientale è stato quello di proporlo come capacità di sentire e di sentirsi.

Siamo uniti nella nostra fragilità di corpi che soffrono e godono. Questo cerco di esprimere con l’espressività dei nudi che i critici più sensibili hanno perfettamente capito. Leggi: “ Conoscenza e riconoscimento del corpo” : NIMESIS.

 

Il disegno è ricerca, spesso compiaciuta, di positure cha colgo “strisciando” attorno al modello o posizionandomi su precari sgabelli… con lo scopo di studiare di volta in volta prospettive, luci, il guizzo di un muscolo, il colore, la potenza espressa da una parte o dal tutto, o le relazioni tra loro.

Per me sono importanti quelli che chiamo “disegni”, che possono essere eseguiti con ogni tipo di matite, pastelli, penne, di cui spesso bagno l’inchiostro, ottenendo l’effetto di rozza scultura, che tanto mi piace.

Amo troppo le forme d’arte che travalicano la rappresentazione oggettiva, che stravolgono la concezione tradizionale di spazio o l’eliminano del tutto, per sbandierare velleitarie premature esperienze.

La mia è una tensione al superamento del riconoscibile, un divenire senza forzature, in cui ogni “momento” è completo in sé e nello stesso tempo una piccola conquista che dà gioia a me e, per almeno un attimo, spero, a chi, attraverso l’opera, scopre una qualsiasi cosa, piccola o grande, comunque relativa.

Sarebbe terribile pensare di aver raggiunto un obiettivo definitivo!

In questa chiave i miei paesaggi e i miei fiori indefiniti (utopia?) che vivono grazie all’aria che li circonda, che, respirando, li pervade, non vorrebbero essere un sogno fine a se stesso, ma l’espressione di un limite, irraggiungibile, a cui si dovrebbe tendere, perché a mio giudizio, qui sta lo scopo della vita.

 

I critici hanno sempre valorizzato il mio modo di fare acquerello, cosa che mi solo incoraggiava a fare quello che desideravo.

Alcuni, pur apprezzando molto anche le mie opere ad olio, trovano che di fronte agli acquerelli scompaiano. Comunque difficilmente hanno detto qualcosa che già non pensassi, nel bene e nel male (di quest’ultimo poco fortunatamente e non sono così ipocrita da non ammettere che tante gratificazioni, specie dai tecnici, non parlo solo di critici prezzolati, ma soprattutto di pittori, docenti o appassionati del settore non mi facciano un gran piacere!).

Mi influenza di più il pubblico, dimostrando una grossa capacità intuitiva, non solo sul piano emozionale, ma anche su quello tecnico.

Il gusto del pubblico è spesso più trasgressivo di quanto si possa pensare ed è completamente disinteressato. Collega istintivamente la pittura alla poesia, partecipando ai sentimenti espressi, (non perché originali, ma proprio perché liberatori in quanto toccano l’esperienza di ognuno, sia essa uguale o diversa certo confrontabile) proprio per quel mistero che dicevo prima, parlando di corpo come ricetrasmittente dell’anima (o psiche), siamo fragili corpi che soffrono e gioiscono insieme e allo stesso modo, il bello è cercare di comunicarlo in un travaso tra dentro e fuori.

Da questo punto di vista ti dicevo che gli “ermetici” non mi hanno “fregata”, mi hanno invece dato una opportunità in più, assieme alla pittura, al femminismo, al ’68, alla filosofia orientale, al socialismo, all’amore, alla maternità, all’amicizia e chi più ne ha più ne metta, di uscire dalle orrende inibizioni, che la cultura dominante inculca a ciascuno di noi, e di cercare di mettermi in contatto con i mondi che si schiudono allo schiudersi del mio.                    

 

 

 RETRO   

 

29/09/2007

 

 

FIDES   

                                                                                                               

 

Quando brillava il vespero vermiglio,

e il cipresso pareva oro, oro fino,

la madre disse al piccoletto figlio:

Così fatto è lassù tutto un giardino.

Il bimbo dorme, e sogna rami d’oro,

gli alberi d’oro, le foreste d’oro;

mentre il cipresso nella notte nera

scagliasi al vento, piange la bufera.

 

                         Giovanni Pascoli

 

Amo appassionatamente questa poesia e sempre mi commuove, non solo per gli interrogativi che pone se la si interpreta alla lettera: il mondo, la vita possono apparire belli, poi ad un tratto, quando ci culliamo nelle nostre illusioni, ecco che sparisce anche la passività: è il cipresso a scagliarsi contro il vento, non viceversa! tutto cambia l’aurea vermiglia luce viene spazzata via dal vento e sommersa dall’ombra…ma… quale delle due immagini rappresenta il mondo reale, e quale quello interiore?

In quale delle due situazioni si sviluppa la creatività? Forse in entrambe o nella dialettica tensione tra le due?

Al di là di queste riflessioni (che dolcemente mi fanno riandare ai lunghi anni di scuola e alle stupende intuizioni dei  miei  ragazzi, di cui forse non ricordo tutti i volti,  ma non dimentico l’ originalità e profondità di pensiero), Pascoli rappresenta tutto con pochi magistrali tocchi, in cui con un colpo di scena incredibile, l’artista, che prima indugia in tranquille pennellate regolari dalle tinte calde e solari, improvvisamente cambia ritmo e si accanisce in un duello titanico- aiutato dallo scricchiolio delle erre, dal sibilo delle esse effe pi, vi…- tra il buio incombente e l’abbagliante luce rimasta negli occhi del lettore dai versi precedenti.

E così , specie frequentando l’Accademia, comincio ad aprirmi ad altre esperienze pittoriche ( prima pensavo che a chi è portato all’acquerello non convenga applicarsi all’olio), sperimento con il prof. Alfonso Tigani le potenzialità di colori più decisi, il prof. Igor Lecic, ricordo, mi incita dall’alto di un tavolo su cui siede: “SCATENATI ANNAMARIA” allora , non velocissimamente, faccio altre scoperte…imparo a trattare carta e  tessuti, uso l’ olio, sperimento i soggetti e i generi più disparati, consumo colore e supporti di ogni genere, un po’ regalo, un po’ riciclo per le allieve del mio laboratorio.

Osservo altri usare tecniche e materiali alternativi.

E’ di moda l’oro, mi affascina, ma pregiudizialmente lo rifiuto, lo trovo volgare e commerciale! Ma mi attrae irresistibilmente nella mia continua ricerca di luce…   e poi ricorda ere felici di classica memoria…

Un giorno dovrei gettare alcuni ruvidi sacchi, ma il mio spirito ecologico si rifiuta di farlo e, idea, perché non accostare l’effetto oro con l’umile materiale? Allora scucio, lavo, stiro… mi procuro dei telai, vi applico i sacchi, li tratto, con l’esperienza acquisita e non solo.

Il risultato mi piace.

Specie ai bordi le tele rimangono sforacchiate, ma solide, mostrando la trama e l’ordito e a tratti una certa trasparenza. A volte il trattamento gocciolando crea effetti particolari.

Dipingo con l’olio: che fatica!

Poi diventa facile e comincio a sentirmi libera, come con l’acquerello, è faticoso, non difficile….

Applico il famigerato oro (non necessariamente zecchino) con facilità, con una  tecnica scoperta per caso, sperimento, con il passare del tempo, che aderisce solidamente, non si stacca, non si altera… ed è  dopo un lungo travaglio

“un’idea,

una luce

ed è gioia”

 

Opere inserite nell'ambiente domestico

                                  

 

 

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