Esattamente! Proprio attraverso l' "orecchio interessato" si può comprendere e capire la musica. D'altra parte l'ascolto in questo senso, è analisi e valutazione tanto come un'analisi estetica, storica, agogica e formale di una partitura! Pensando ai cartoon ( walt disney in testa ) quanti capolavori musicali essenzialmente frutto di variazioni su elementi semplici... Il solo ascolto tuttavia mi sembra lacunoso per "altra" musica.... ( dodecafonica, atonale, concreta, sperimentale ecc.. )
Mi sembra di capire dal thread che gli insegnanti chiamati ad esempio non siano “tanto una bella persona” dal momento che mentono. Ovvero si evince il concetto che “una bella persona” è colei che dice il vero, veritiera, mentre chi non dice la verità tanto bella non è. Condivido il concetto e volendo approfondire direi che, anche gli allievi hanno nel reciproco divenire parte in causa. Mi spiego meglio. L’esser “portato” in ambito musicale cosa significa? Che l’allievo ha e dimostra di avere potenzialmente tutte le facoltà e le caratteristiche fisiche idonee per ben intraprendere lo studio preposto. Quindi in pratica l’esser portati non necessariamente sta ad indicare un dato di fatto ma un dato presunto ( in potenza ) che potrà divenire ( in atto ) qualora venga esplicitato attraverso lo studio e l’apprendimento tecnico costante e continuativo. Naturalmente l’insegnante pur sapendo e riconoscendo scarse doti e predisposizione in tal senso, può mentire e spronare l’allievo affinché prosegua nell’applicazione strumentale per fini ed interessi personali   ( piuttosto evidente e palese nel caso di lezioni private a pagamento ). Come dice Aristotile, occorre distinguere bene da ciò che potenzialmente è da ciò che in realtà è ( in atto ). Molto spesso quindi trattasi di valutazione in prospettiva. Vera o falsa che sia a chi in ultima analisi spetta verificare tal proferire? E poi, non è forse vero che anche l’allievo ha il dovere di non mentire e di esser veritiero in ciò che fa e in ciò che vuole o dice vorrebbe realizzare? Che dopo sei anni vi siano allievi “portati” ancora al primo corso, è certamente una contraddizione. Tuttavia questa situazione così come descritta, mi pare più determinatasi da mancanza di studio che da lacune di tipo musicale. E per questo ancor più incoerente. Nell’accezione “esser portati” dovrebbe esser implicita anche la voglia di apprendere, di imparare, quasi fosse un bisogno vitale ( vero ) e quindi studiare volentieri con impegno, energia, concentrazione, laboriosità…
Visto che chiedi qualche "dritta".... Come ben dimostra la registrazione proposta, improvvisare su una serie di accordi ripetuti ciclicamente con qualche variante dinamico-ritmica se per chi improvvisa può esser divertente, liberatorio, edificante, per chi ascolta ciò può non esserlo.
Nulla osta cmq al musicista percorrere la via intrapresa, strada facendo la "performance" potrà affinarsi e stilisticamente autodefinirsi. Certo, dal punto di vista dell'ascolto 4 minuti o 4 giorni di ininterrotta "sonora esplicazione" basandosi esclusivamente su passaggi accordali è piuttosto monotona e noiosa da udire. Qualche elemento di logica musicale in più forse aiuterebbe.... melodia, forma, imitazioni, contrappunti, timbri, agogica... ma si sa, si finirebbe con il passare da una semplice "improvvisazione" a una complessa e difficile "elaborazione"...
Ciò che intendevo dire lo ha chiarito bene "....."

> Credo intendesse dire (l'user in questione mi
> corregga se sbaglio) che in un contesto simile non
> sarà facile per un insegnante far sì che il
> livello musicale (strumentale, ecc.) dei ragazzi
> sia equivalente a quello del corso medio del
> vecchio ordinamento;

Nessun riferimento quindi al modo di insegnamento dello strumento o dell’adeguatezza inerente la “ fase universitaria ( conservatori) ”. Se la frase “ lo studio dello strumento si conclude con la maturità! “ è stata per Lei motivo di sconforto e fallacemente interpretata è perché incide nel profondo… ne sono consapevole, confuta e contraddice tesi e concetti difficilmente condivisibili e assimilabili per chi ha sostenuto il percorso di tipo decennale come Lei o come il sottoscritto. Io stesso ho dovuto riformulare nel tempo prospettive didattiche sulla base di questa prerogativa liceale. Perciò già da ora mi è sembrato saggio attraverso il thread porre in essere il problema giacchè questa peculiarità-problematica si presenterà certamente ai nuovi insegnanti liceali. La “conclusione” dello strumento va ed era da intendersi come possibilità offerta proprio in base alla legge. Ovviamente il percorso non si chiude per chi volesse continuare. Ma, proprio questa legittima e riconosciuta libertà di scelta può esser e divenir punto debole o punto di forza del sistema.   Lo studente saprà o intuirà già nei primi anni di Liceo se approfondire e studiare… per continuare o limitarsi all’espletamento dell’obbligo scolastico      ( maturità ) per poi fare altra scelta. Conseguentemente, per chi adotterà quest’ultima prospettiva come valuterà la preparazione e l’impegno scolastico l’insegnante di strumento preposto? Come vede il mio intervento non era casuale nè privo di “conoscenza”, l’esperienza acquisita in più di 30 anni d’insegnamento ( praticamente dalla sua nascita ) presso un liceo sperimentale è gia di per sé testimonianza. Se poi non bastasse in merito alla “conoscenza delle cose” potrei accennare anche al fatto di esser stato Presidente nelle commissioni di maturità nei Licei sperimentali di Milano, Como, Firenze, Arezzo e Vicenza. Infine ( ciliegina sulla torta ) non si meravigli ma il Liceo sperimentale nel quale tuttora insegno è proprio quello così enfaticamente elogiato e frequentato come studente da Lei, quello di Parma, “ il Boito”. Perciò cordiali saluti e scuse accettate con riserva.
La tavolozza dei suoni che i musicisti hanno da sempre utilizzato è quella delimitata dal “range” ( estensione ) udibile dell’essere umano. Dal momento della scoperta o presa di coscienza che, multipli di una frequenza ( suono ) possono essere concepiti come “stesso suono” tanto valeva delimitare e costruire “musica” in base a questa prerogativa concettuale. Cioè a dire: si organizzava una porzione del “tutto” come modello ( scala-sistema ) comprensivo ed equivalente al “tutto”. Fra questi due suoni eguali ( intervallo d’ottava ) quindi, quanti e quali suoni utilizzare? Come sappiamo la scelta è stata fatta in modi diversi da culture diverse, tuttavia essendo un’altra caratteristica dell’udire umano tipica di tutto il genere umano cioè quella della percezione chiara ( minima ) di diversità d’altezza chiamata “semitono”, tanto numerosi questi suoni non potevano essere. In altre parole ciò di cui ora noi disponiamo come per esempio il sistema temperato nonché la scala tonale, è ciò che nel tempo si è perfezionato, selezionato e codificato…. Il problema delle “incongruenze scientifiche” non sono tali per un musicista che già sa di che si tratta…se come scrive "....." “agli occhi di un osservatore scientifico, sembra che tutto sia un po’ confuso e si discuta tanto solo per problemi di definizioni e convenzioni” è perché i musicisti a questo pongono attenzione, al rapporto fra parola e suono, al rapporto fra ciò che è scritto e ciò che si ode, al significato delle parole gerghiali e non…di godel e del suo teorema di incompletezza ( tranne forse il sottoscritto! sic ) non se ne preoccupa. Insomma, che sia un intervallo di quinta “pura” o quinta giusta non ha importanza nella pratica e nella creatività del musicista ed è difficilmente spiegabile come appunto “ leggere fra le righe ciò che non è scritto ”.
Anche per chi "out" dal sistema credo capisca che nei Conservatori di Musica non dovrebbero transitare tanti allievi mediocri. Anche per chi "addetto ai lavori" non è, credo comprenda e si renda conto che regolamentare l'apprendimento strumentale dilatando i tempi di realizzazione del percorso scolastico per sopperire carenze di capacità, predisposizione, studio e frequenza, più che agevolare danneggia lo studente. 
Molto spesso nei brani musicali a carattere romantico come nel Notturno in do # minore n. 20 il compositore e conseguentemente l’interprete è come se, attraverso il loro fraseggiare musicale “parlassero” cercando di descrivere il loro stato d’animo. Dopo una breve introduzione di 4 battute come preludio d’attesa ( le pause! ) ecco il tema, la frase melodica che, come una domanda formulata, ( battute 5- 8 ) riceve risposta ( battute 9 – 12 ). Il proseguio è una ripresa della stessa frase ( domanda ) articolata più dettagliatamente, con maggior impeto, per poi sfumare lievemente. Con molto garbo e delicatezza il dialogo ( o monologo ) riprende ( battuta 21 ) facendosi delicato quasi “ in punta di piedi” … uno slancio ancora per poi acquietarsi leggermente in una cadenza sospesa ( corona battuta 46 ). Un’ultimo accorato appello d’amor romantico per chiudere al fine delicatissimamente. Quindi pur riconoscendo nella tua esecuzione una buona interpretazione mi permetto alcuni suggerimenti tecnici che meglio potranno aiutarti a perfezionare nel senso già descritto il Notturno di Chopin. Le frasi siano suonate ben distintamente fra loro, non affrettare la ripresa di una frase, prendi tempo, chi ascolta sente il bisogno di chiarezza descrittiva-esecutiva della logica musicale fraseologica. Attenzione agli accenti troppo repentini, a “isterismi” ( il trillo! ) se la frase è delicata anche il trillo deve esserlo, evitare l’aggressività nelle dinamiche f o con forza, “appassionato” si, ma nel contesto “lunare” e dolce del Notturno, infine le terzine! Che siano terzine. Tanto basta.
Il mio lavoro è insegnare musica. La musica può esplicitarsi in vari modi. Insegnare musica vuol dire avvalersi di strumenti teorici e pratici. Come insegnante quindi, auspico e pratico un percorso istruttivo, una via didattica, che va nella direzione del sapere e della conoscenza. La conoscenza è valore primario e tutti devono poter affinare nel modo più completo ed esaustivo tale valore. Gli strumenti a disposizione sono molteplici, ivi compresi quelli di altri campi del sapere. Tanto basta.
Fra la legge di gravità e la supposta vi è correlazione.... quindi, per chi crede che: ogni disciplina o attività umana sia relativa ma in assoluta relazione reciproca con altre attività umane, la risposta alla domanda: "per essere musicisti bisogna conoscere la geografia?" ....si.
Già, anche K.J. avrebbe dovuto riflettere e conoscere bene L.V.B. prima di scrivere ciò che ha scritto a proposito dei "classici"....
Il tuo thread così impostato, mi è impossibile ignorarlo. Proverò a descriverti la mia valutazione in proposito. Premetto che da anni certe diatribe populiste e demagogiche non mi appartengono ( il pubblico è disinformato, la musica classica non ha spazio nei media, l’educazione musicale in Italia non esiste ecc… ) Veniamo al punto: per te, quello di ieri, sostieni esser l’unico modo per avvicinare la gente alla musica sinfonica. Non volendo in questo tuo thread affrontare problematiche politiche o di “consenso” pro o contro “la gente” pro o contro la “musica sinfonica” pro o contro l’istruzione scolastica, ciò che mi sta a cuore confutare, oltre naturalmente concordare con “.....” sul “fuori posto” e sulla “grande boiata” è propriamente l’elogio rivolto alla “splendida direzione del giovane Maestro ….pulita ed efficace…un giovane volto che buca lo schermo…” non tanto per l’elogio in sé legittimo, non tanto per l’apprezzamento del volto, non tanto per la speranza riposta in esso, ma…. per l’esclusiva “visione” incentrata sulla figura direttoriale… quasi a voler obliare tutto il resto…. Il contesto, la finalità politica, l’inopportuna contaminazione di generi musicali, l’esecuzione stessa: come al solito...mediocre. Lo “standard” tipico delle italiane orchestre sinfoniche…in definitiva la mia opinione è: queste cose non! fanno bene alla Musica Classica.
Educare non è edulcorare.
Etimologicamente educare “condur-fuori” in riferimento alla musicalità insita in ognuno di noi mi sta bene e mi pare su questo non vi siano dubbi.
Ognuno di noi ( pubblico ) ha una sua storia e una cultura musicale cui attingere se partecipe di un dato evento, indipendentemente dal tipo di musica “in progress”. Un concerto potrà avere anche valenza educativa tuttavia un concerto sinfonico in quanto tale non è generalmente finalizzato all’educazione musicale del pubblico. Essendo prodotto finale di un percorso creativo e interpretativo sbocca in un momento unico ed irripetibile pertanto ogni singola persona lo vivrà come meglio potrà o vorrà. Certo come ho più volte sostenuto ogni evento musicale dovrebbe avere valenza edificante ed etica ( se volete anche educativa ) ma di norma, ad altri luoghi e competenze è affidato detto compito. Per quanto mi riguarda quindi, nessuna ostinazione nel confutare giudizi di merito divergenti. Ognuno di noi vede e sente con i propri occhi e le proprie orecchie nonché attraverso il proprio intelletto e la propria cultura. Un bimbo di 6 anni valuta diversamente la realtà che lo circonda da un anziano signore di 60 anni. Così come un appassionato di musica classica valuterà in modo diverso ( la musica del momento ) da un fans di musica pop. Chi apprezza la musica classica, l’inserimento sinfonico in una manifestazione di tutt’altra natura come il “concertone del 1 maggio” può esser salutato con gioia e fervore di parte. Personalmente preferisco coerenza di luoghi e funzioni, quindi ad ogni tipologia musicale il suo giusto luogo e la sua giusta esplicazione. Inoltre per ciò che concerne il possibile valore educativo esso non potrà che esistere se non grazie all’eccellenza musicale rinnovata. In altre parole Beethoven deve esser eseguito alla “perfezione”      ( più ti avvicinerai ad essa più ne realizzerai il senso ) altrimenti non è più Beethoven! ( chi vuol intendere intenda ). La perfezione esiste. Gli esempi eccellenti esistono. La tradizione sinfonico orchestrale interpretativa delle opere Beethoveniane esiste…ma quando vedo e sento esecuzioni di “routine” ( esaminate come il tirar dell’arco degli archi nelle orchestre sinfoniche italiane sia sempre così “contenuto” così “operistico” così “stanco”…. abituati ad avere poco spazio di movimento nelle buche dei teatri così accartocciati, così sacrificati… ) insomma il valore della musica classica non è tale se l’esecuzione, il luogo, le circostanze non ne consentono l’esplicazione più autenticamente vera, perciò, cosa c’è di educativo o edificante nell’elargire falsità di valore? Nulla.
Personalmente ritengo utile lo scambio di corrette ed aggiornate informazioni nonché manifestare proprie opinioni su progetti attuativi, prospettive ideali e quant’altro. Di nessuna utilità invece, l’esprimere un’opinione dispregiativa su talune persone ( user compresi ) o su categorie di persone come “i musicisti” “i politici” “gli artisti” “gli avvocati” “ i docenti di Conservatorio” ecc.. So bene che lo “scaricare”, il “trasferire” su altri le proprie lacune, il proprio dissenso con epiteti dispregiativi può li per li farci sentire “forti” o “sicuri di sé”… ma, un conto è dire a voce, con tono scherzoso in confidenza  ( magari sorridendo ) “ma tu sei scemo!” al proprio interlocutore, altra cosa è se esprimiamo un’opinione in tal senso in forma scritta come si usa fare qui ( è anche vero che si può sopperire scusandosi o replicando in altro modo….) Tuttavia, se la partecipazione al forum viene vissuta come strumento di crescita positiva di noi stessi e quindi di una rinnovata stima altrui ciò non sarà mai possibile sino a quando non sapremo astenerci da giudizi dispregiativi alla persona o a categorie di persone. Pur avendo al momento un giudizio negativo su questo e quelli, è virtuosamente corretto astenersi dal manifestarlo ( ingiuriando ). Lo spirito d’opposizione, così potente nell’essere umano dovrebbe esser soggiogato da benevolenza, carità e compassione. Così come l’altrui persona può sbagliare anche nel pensiero ( e qui trattasi di pensiero ) così può essere per noi. L’idea, l’intelletto, unica facoltà di sintesi che può rivelarci il vero, se non ora, potrà, a mutate condizioni di vita, concordare e condividere in seguito l’altrui pensiero, l’altrui opinione. Perciò di poca utilità l’ergersi al di sopra degli altri… presumendo, o con la consapevolezza di saperne di più. A sèguito di ciò che “.....” ha scritto a proposito dei docenti di Conservatorio ( da altri poi confermato come realtà ) mi chiedo: ma come, la maggioranza di essi è contraria a svolgere lezioni nei licei musicali ma favorevole ai corsi di base cioè a dare lezioni anche a studenti di età liceale e non? I docenti di Conservatorio, sono dediti alla schizoidia o tengono due piedi in due scarpe?
Stendiamo un velo sul "frigio"....
Dato che chiedevi su che tipo di scala si muoveva la melodia, ho cercato una scala corrispondente: da re 3 a re 4 nella successione intervallare ttststt.
Il do3 e il mib4 fra parentesi li ho aggiunti perché il brano tocca anche queste frequenze… a volte, la modalità riscontrata è tale non tanto per l’uso sistematico di una ben definita scala modale ma, come in questo caso, per l’utilizzo anche parziale di una determinata scala oppure, tramite sovrapposizione di più parti di scale a modalità differente, in altre parole, un brano può caratterizzarsi anche solamente utilizzando uno o più frammenti di scale. Nel nostro caso, 5 note: mi fa# sol la sib, dove l’intervallo di tritono mi la# ( sib ) diviene fonte, origine dell’evocazione “esotica”.
Nulla osta il fatto ( appunto ) che la melodia possa spaziare ad altro tritono ( la mib ), ovvero ad altre 5 note: la sib do re mib. In altri termini, ciò che rende modale il “tono” del brano è la sua modalità appunto… intendento per modalità ( esemplificando al max ) tutto ciò che non è ambiente sonoro derivato dai rapporti acustici della/delle tonalità “classiche”.
next