Nell’ambito di “performances”, esibizioni a carattere spettacolare allo scopo ed in funzione dell’intrattenimento pubblico, la finzione, il simulato, l’artificio, l’illusione sembrano esser prassi e norma. Sin dalle antiche forme cerimoniali, la trasposizione fantastica, l’immaginazione, l’astrazione, la metafora sono e divengono elementi essenziali di questo agire manifesto, tuttavia la mia analisi tendeva soprattutto ad evidenziare, in ambito musicale, il limite incerto, la soglia esistente fra ciò che è finzione da ciò che potrebbe definirsi falsità: qualora appunto diverse componenti le quali si integrano, interagiscono e si sommano unitariamente siano o solamente una parte o non distintamente, valorizzate. A confutazione: questi bimbi canori così semplicemente “musici” e cantanti, come interpreteranno in futuro questa loro esperienza televisiva? Quale sarà il senso, il giusto senso che a distanza di anni daranno di sé stessi e di questo loro agire? Certo, l’agire di un bimbo è molto condizionato dall’agire degli adulti e dal contesto in cui egli si viene a trovare… ma, è proprio questo, di come “il tutto” si svolge e di come la musica stessa, il loro cantare, la loro musicalità sia utilizzata e: non valorizzata, ma fagocitata, manipolata ad uso e consumo. Musicalità e talento al servizio di un effimero e vano “valore” perché valore attribuito non a loro ma alla “canzone” appunto. Pur riconoscendo e sapendo quanto sia importante e quale differenza enorme possa esistere fra una canzone e l’altra, non è certo merito della canzone la loro musicalità o il loro modo di cantare. Il musico, il cantante, così come gli attori ed in generale gli uomini di spettacolo sono personaggi socialmente graditi ma scomodi, a volte fin troppo venerati ed osannati oppure a volte vilipesi o giustamente canzonati, ma forse….il vivere quotidiano è così talmente intriso di spettacolarità, di apparenza, di “mediaticità” che specioso può apparir anche il mio voler argomentare e distinguere chi o cosa sia comportamento vero o finto o finanche falso e menzognero.
"Arte": modalità operativa o realizzativa al più alto grado di perfezione possibile. "non Arte": modalità operativa o realizzativa inerte o degradante.
A mio giudizio invece certi artisti è giusto ignorarli, non fanno altro che produrre idee malsane e opere degradanti.
Un’idea, in quanto formulata su esigenze del vissuto, può esser più o meno condivisa. Avrei potuto scrivere nel mio precedente intervento invece di “idea malsana”, idea balorda, idea perniciosa, nulla cambia. La mia opposizione a riguardo è motivata dal contesto storico attuale. Nel secolo scorso i regimi autoritari bollavano negativamente certe forme d’espressione perché tutto doveva essere controllato e guidato; anche certi artisti quindi, i quali dovevano aggiogarsi e uniformare il proprio operato secondo canoni graditi al potere. Nella situazione storica attuale invece essendo l’arte e gli artisti stessi inerti al potere politico ma soggiogati al potere economico, essendo cioè divenuti oggetto di trading, ad uso e consumo, politicamente e democraticamente esautorati e tollerati… come ridare dignità e valore all’arte? Per chi si considera artista, solamente attraverso l’eticità professionale del suo operare. Va da sé che l’esigenza primaria non sarà più come nel secolo scorso quella della propria libertà d’espressione già così ampiamente tollerata ma valenza e attenzione per l’opera d’arte intesa come prodotto autenticamente artistico, bello, buono…veritiero! All’artista moralmente consapevole quindi, non resta che il rifiuto netto di ogni “forma operativa” orripilante e abominevole ivi compresa la propria. Il fine, è ciò che maggiormente conta, i modi e la sapienza tecnica per raggiungere ciò fanno la differenza fra artista e artista lo so bene ma “arte” non può che essere “Arte” così come convenzionalmente da sempre intesa. Intendimento continuamente messo in discussione sia per ragioni naturali ( il continuo divenire e mutare umano ) sia per le altre solite ragioni “politiche, economiche, culturali” ecc.. Anche gli artisti stessi nel loro confrontarsi vicendevolmente e nel loro vivere storico sono vincolati a ciò. Così facendo però, ovvero modificando di 180 gradi il concetto stesso di “Arte” riducendola a semplice diritto di esprimere la propria personalità cioè a dire: “siamo tutti artisti”, “ogni cosa può esser considerata arte” ci ritroviamo con il concetto di “artista” che per alcuni significa: persona lodevole, di pregio, mentre per altri: persona reprensibile, biasimevole. E forse, anzi senza forse, certamente non a torto, in quanto il giudizio critico, perché non dovrebbe applicarsi anche all’arte e all’artista in quanto tale? Perciò, erroneo giustificare ogni forma operativa e ogni modo operativo di sé stessi adducendo “la libertà di esplicazione della propria sensibilità”.
Sono propenso a pensare che ognuno di noi ( noi inteso come tutti ) abbia un'idea di cosa sia l'arte e chi sia "artista" credo altresì nell'esistenza del libero arbitrio ( anche chi rifiuta di scegliere compie una scelta ). Perciò, non sempre le nostre idee o le valutazioni interpretative coincidono....tranne il fotone che è privo di massa sembra che per ogni particella vi sia in natura un'antiparticella....
“A Dio possente per onorarlo agli altri perché si istruiscano” con queste parole J. S. Bach rende chiara la sostanziale finalità della sua musica: glorificare Dio. “Il basso cifrato è il fondamento perfetto della musica, si esegue con due mani: la mano sinistra suona le note prescritte, la mano destra aggiunge delle consonanze e delle dissonanze, affinché tutto raggiunga un’armonia gradevole in onore di Dio e per il diletto legittimo dell’anima. In caso contrario non è più vera musica, bensì soltanto inutile ripetizione di cose vane”.

Nella sua disamina sull’arte e sulla musica di J. S. Bach, Cesare Valabrega, musicologo, ci offre un taglio interpretativo assai interessante, l’arte occidentale analizzata e vista come esplicazione di due correnti-madri, due fari :

***…alla cui luce può cogliersi l’intima essenza dell’interpretazione del divino realizzata dai più grandi spiriti dell’arte….l’origine di esse è lontana. Si diparte l’una dagli olimpici saggi della filosofia greca, là dove Platone, Aristotile, Plotino e Filone rivelarono con alta potenza di pensiero l’intelligenza divina, e defluisce nelle argomentazioni dei teologi medioevali, nella Summa di Tommaso d’Aquino. L’altra, dalla convertita fede di S. Paolo scende all’ardente spiritualità di S. Agostino, ai Mistici della Scolastica, al Savonarola per sboccare poi nella Riforma…due ideali contrapposti dunque: da un lato la Suprema Intelligenza posta ad incommensurabile distanza dal nostro operare, Dio come visione beata e beatificante d’ammirare e godere soltanto attraverso una contemplazione limpida e intatta…al contrario, il Dio che è in noi, nel nostro spirito, diviene passione aspra, esaltante. L’immanenza del divino nella nostra anima desta impeti ardenti. Arte contemplativa e trascendente l’umana natura, contrapposta all’Arte divenuta e fattasi individuale, commozione soggettiva e travagliata passione divina ( l’apollinea e la dionisiaca ).***

*** Nella poesia esponente altissimo dell’ideale contemplativo è Dante ( Divina Commedia, Paradiso ) in pittura Giotto, in musica il canto gregoriano, in architettura la Basilica, la cattedrale romanica. Arte contemplativa – Arte passionale… Dante contrapposto a Shakespeare… Dal misticismo francescano all’arte fiamminga per arrivare a Rubens e Rembrandt …che farà dal canto suo Rembrandt se non rincorrere con tutto il suo genio quel quid che anima la vita e che si sente e ovunque si vede, in noi, nella natura, nei celesti spazi, e che del cosmo intero fa il simbolo della divina potenza fluente nel tempo in un eterno e incessante divenire? Fedele alla visione contemplativa, l’arte di Michelangelo eleverà con la cupola di S. Pietro, palestriniana armonia di elementi architettonici, la più gloriosa celebrazione dell’eternità della Chiesa e del suo dogma. Ma nei Profeti, nel Mosè, nel Giudizio Universale l’afflato dionisiaco scoppia folgorante…alla stessa guisa del greco esaltante dio che, entrando nei corpi, di sé li invadeva Michelangelo ha udito e raccolto la voce di Dio ed ha acquistato la facoltà degli Eletti di interpretarne la sublime e tremenda volontà. Tiziano, Tintoretto, Veronese fanno del cristianesimo mondaneggiante e del pietismo sensuale….il lusso profano dei magnifici corpi femminili è come una vampa mefistofelica e tentatrice fra i casti argomenti evangelici e le timorate vicende dei Santi… Nel seicento architettura e scultura barocca sono anch’esse ormai agli antipodi dell’Evangelo. L’umiltà e l’amore cristiano appaiono soverchiati, e talora cancellati, da quest’arte decorativa e così sovente superficiale…la decadenza della pittura sacra non si arginerà più. Razionalismo, galanteria, romanticismo, realismo distoglieranno gli spiriti dell’arte dal –grande tema- che i secoli anteriori, da Giotto a Michelangelo, avevano udito così possentemente risonare.
Nella basilica romanica Dio è come inaccessibile all’uomo, è potenza al di là di ogni umano limite, è visione. Nella cattedrale gotica Dio ci si comunica attraverso un’esistenza spirituale che, afferrandoci sino alle più ascose fibre, ci fa –patire- in inquietudine e in gioia, in aspra tensione e in osanna appassionati. Nella storia musicale, due eccelsi maestri della polifonia sacra, Palestrina e Bach, riflettono queste architetture e lo spirito che le caratterizza e le avviva. In pieno Rinascimento, Palestrina riassume in una generosa sintesi d’arte la vitale essenza della melopea cristiana e l’atteggiamento contemplativo di tutto il medioevo. Riassume e suggella gli sviluppi secolari del gregoriano e dell’elaborazione polifonica. Ma il cinquecento musicale ebbe, nella stessa fede cristiana, un altro volto. Di fronte a Palestrina, i Gabrieli: Roma e Venezia. Il cielo immenso col suo Dio solitario e inafferrabile si smarriva e provava ogni tanto il bisogno di ridiscenderne. E venne il giorno che ne discese per gettarsi con una specie di furore nella natura e nella realtà. E’ il Rinascimento. Rinascita, dopo lungo fluire di secoli, della coscienza umana. L’arte risentì intensamente di questa resurrezione della bellezza umana e naturale, di questo gagliardo entusiasmo. Di contro alle Summae medioevali e alla contemplazione mistica, esplode il concetto di un Dio ovunque esistente e che, come tale, in ogni palpito della vita umana e nel polimorfo ritmo delle cose si può sentire e glorificare.***

Dopo questo lungo “reportage” il quesito: e ora? Il “grande tema” fonte ispiratrice dell’arte del passato potrà essere fonte ispiratrice nel presente o quel briccone di Jblis ha firmato con gli artisti odierni un’esclusiva?
Notizia “Ansa” di ieri  “Mostra permanente che vede protagonista il re del pop, Michael Jackson, a Macau in Cina. Una quarantina sono gli oggetti dell’artista scomparso a giugno scorso esposti in un resort e pagati circa un milione di dollari nelle aste del 2009 tra New York, Los Angeles e London. Tra i pezzi anche il famosissimo guanto di strass di Michael Jackson.” L’artista re divenuto mito, favola, leggenda…feticcio, continua ad essere oggetto di trading e business anche dopo la sua dipartita
Nel rispetto delle legittime personali valutazioni e preferenze fra Mozart e Salieri alcune riflessioni di merito sul film “Amadeus”. Come giustamente è già stato evidenziato, la sceneggiatura adottata dal regista è essenzialmente incentrata sull’antitesi Salieri-Mozart. Antitesi finalizzata ad esaltare l’ideale figura artistica di Mozart certo, ma senza tuttavia sminuire il Salieri che, a mio avviso, anche se preso a simbolo di mediocrità musicale lo vedo riscattato e rivalutato da quel suo “fervore” mozartiano. Antitesi dunque, narrata tramite situazioni e comportamenti caricaturali, ma che alla fin fine avvalorano e confermano, con sapienti raffronti sonori, una diversità di tipo musicale più che personale. Nei confronti del giovane collega mi par di scorgere da parte di Salieri non tanto sentimenti di invidia, odio, avversione, quanto ammirazione, incredulità, stupore. Il saper riconoscere in un collega coetaneo un genio musicale è di per sé merito e lode di altrettanta perspicacia e capacità musicali. Ho apprezzato molto il film in questione sia per come viene evidenziata la grandezza musicale mozartiana ( esemplare il “dialogo sonoro” nella dettatura del Confutatis ) sia per la sottile sottintesa diatriba culturale-politica dell’epoca, descritta attraverso l’uso caricaturale dei musicisti di corte e di Mozart stesso ( eccessive risatine… ). Nei brevi frammenti musicali e operistici, il musico Salieri appare come distante anni luce dal nuovo sentire musicale rappresentato dal Mozart. Nel film credo si sia voluto accentuare questa differenza: il Salieri come esponente greve e pomposo della musica in declino, il Mozart come esponente gioioso e spensierato della musica in auge, in ascesa. Il nuovo che avanza e che si fa strada potentemente, portando con sé nuovi valori artistici più consoni e confacenti anche dal punto di vista culturale e politico oltre che musicali. L’idea insomma del genio artistico incarnatosi nella figura di W. A. Mozart ha come contraltare l’artista mediocre da identificarsi nell’italiano A. Salieri. Tesi certamente discutibile per chi musicalmente conosce l’uno e l’altro ( al momento, della mediocrità musicale del Salieri non sono certo, ma della perfezione musicale di Mozart non ho dubbi in proposito ) tuttavia non a caso Mozart rappresenta anche nell’accezione comune il musicista classico per eccellenza, insieme a Bach, Beethoven e pochi altri. Rappresenta la summa e l’archetipo ideale… Mozart e non Salieri, Paisiello, Cimarosa, Cherubini, anche se quasi coetanei. Qualcuno potrebbe indignarsi per tale privilegio, ma d’altra parte anche la classifica “top 5” dei compositori preferiti ( del passato ) qui su Edumus ne è conferma e dimostrazione….
Mi sarei aspettato una risposta più diretta e incisiva… vedo invece che hai optato per una risposta meditata e prudente ( “svolti senza pretese artistiche” “esercizi” “generi tradizionali” ). D’altra parte, avendo riconosciuto in queste tue composizioni sia il metodo di elaborazione, sia il contenuto stilistico, sia lo “stato dell’arte musicale” attuale, cioè per usare parole tue, la capacità di esser arte elusiva, “artefatto”, elaborazione di materiale pre-esistente… ne comprendo l’assunto e la fonte da cui sboccano questi tuoi “esercizi”. Comunque sia, nei brani da te inseriti in myspace qualcosa di artistico e di ben fatto c’è. Indipendentemente da ciò che può esser un giudizio di merito o di gusto personale in relazione al “genere” appunto identificativo o preferito. Questa “grande possibilità” che l’elaborazione computerizzata offre in ambito musicale è ancora tutta da scoprire e da attuarsi…Il problema, se mai esiste, ( forse siamo sulla stessa barca ) non sarà quindi quello di un genere identificativo che qualifica l’artista ma viceversa l’artista riconosciuto come “colui” in grado di esplorare molteplici dimensioni musicali, capace di creazioni/elaborazioni artistiche anche diversissime tra loro, sia come contenuto stilistico sia come prodotto in funzione di…
Se si vuole comprendere l’altrui pensiero è necessario che il dialogo si attui attraverso parole a cui diamo lo stesso significato. Ciò non toglie che alcune parole o nomi abbiano una connotazione gerghiale, tuttavia il gergo in questo caso musicale deve esser condiviso nei tratti salienti, altrimenti le discussioni o si chiudono in malo modo o si lasciano perdere…

Quindi per ciò che riguarda il significato di suono determinato direi: suono ben riconoscibile a livello di altezza sonora, mentre per quanto riguarda il suono indeterminato trattasi di suono non facilmente riconoscibile in termini di precisa connotazione frequenziale… in altre parole l’altezza sonora è poco riconoscibile. Questo perché a differenza del suono determinato dove la vibrazione periodica è semplice nel suono indeterminato l’oscillazione periodica ( vibrazione ) dell’onda sonora è complessa. Mi rendo conto che semplice e complesso possano apparire termini ambigui e non esaustivi ma d’altra parte la stessa diversità fra suono determinato e suono indeterminato non è di facile identificazione… talvolta si preferisce usare e contrapporre a suono intonato ( determinato ) il suono stonato… erroneamente!, così come fuorviante in ambito musicale contrapporre suono a rumore pur palesemente coscienti che il rumore è suono. Quindi volendo riepilogare e per ora fermarci a queste due definizioni, molto utile può essere il raffronto pensando a quei strumenti a percussione come i piatti, le nacchere, i glass chimes, il tam tam ( a suono indeterminato ) o il timpano, lo xilofono, la celesta, il vibrafono ( a suono determinato ). Dal punto di vista acustico cioè dal punto di vista della vibrazione dell’onda la differenza esistente è solamente in termini di più o meno, in altre parole la fisicità dell’onda sonora può essere come già accennato più o meno “semplice-complessa” ciò che veramente fa la differenza fra suono determinato e suono indeterminato è comunque una valutazione umana, tuttavia alcune convenzioni inerenti questa tematica vanno rispettate e condivise perché intelleggibili…e quindi comprensibili.

Maestro è chi, nel proprio ambito, realizza meglio di altri le finalità ( giuste-buone ) preposte, con modalità corrette e consone alle circostanze.
Quando tanti anni fa ci si lamentava all’interno dei Conservatori di Musica delle lacune “culturali” dei musicisti, della loro scarsa preparazione intellettuale, quando si auspicava maggior studio umanistico e scientifico, quando si aprirono i primi licei musicali a carattere sperimentale, quando si vide che la maggior parte dei Conservatori di musica osteggiò dette sperimentazioni, quando la 508 ne confermò il dato storico ( obbligatorietà della maturità per ottenere un diploma accademico ) quando vedo il desideroso attuarsi di questi nuovi licei musicali, quando leggo così tante ipotesi fantasiose, così tanti sospetti, così tanta ostinazione… Quando tanti anni fa ci si lamentava all’interno dei Conservatori di Musica delle lacune “culturali” nella preparazione dei musicisti non era forse giusto? E ora? Credete forse sia cambiato qualcosa da allora? Credete sia la scuola responsabile di voi stessi? Sino a quando “scaricherete” su altri ciò che vi manca o ciò di cui in eccesso avete, nessuna nuova scuola e nessuna riforma potrà aiutarvi a trovare ciò che cercate e ciò di cui avete bisogno.
I regolamenti dovrebbero servire come traccia indicativa per un corretto comportamento individuale tuttavia non rappresentano una soluzione definitiva tanto è vero che detti regolamenti nel tempo vengono modificati e “migliorati”… quindi esser troppo aderenti ad essi così come esser troppo blandi nei loro confronti può apparire deplorevole. Nel regolamento "....." vi è scritto che “iscrivendosi al forum si solleva "....." da ogni responsabilità per pregiudizio arrecato a terze parti, che si ritenessero danneggiate o lese” quindi il sito non è responsabile degli “scambi” fra utenti. Resta da valutare se inviare tramite email una o più pagine di uno spartito in mio possesso sia illegale. Come utente, sapendo che per legge posso finanche fotocopiare il 15 % di uno spartito musicale, per quale ragione dovrei considerare illegale inviare ad altro utente alcune pagine…gratis!? cioè senza fini di lucro?
Inviare in modo esagerato per puro divertimento spartiti a iosa a chiunque te lo chieda credo non sia una buona cosa ( buona educazione? ) sopratutto se trattasi di musica facilmente acquistabile nei negozi e consultabile in biblioteca. Il problema posto comunque era di taglio giuridico-legislativo cioè se possa ritenersi illegittimo l'invio di materiale musicale a titolo personale tramite email. Ora, da quello che so ( anche per i software ) è considerato illegale se tramite ciò ne trai un beneficio economico. Se invece dai o doni un'oggetto qualunque esso sia da te legalmente posseduto o acquisito di tua spontanea volontà gratuitamente...ma perchè dovrebbe esser un reato?
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