“Tre caratteristiche comuni a quasi tutte le fiabe sono di essere semplici, creative, e di comunicare un messaggio”….quale il “messaggio” in questo topic?….“la Musica” è un linguaggio? …e che il linguaggio parlato dovrebbe esser musica? Su quest’ultimo auspicio non mi pronuncio, vorrei invece approfondire il discorso Musica-Linguaggio. Ogni linguaggio per essere tale, deve poter comunicare, esser cioè semanticamente intelligibile e comprensibile, non importa se tramite suoni, gesti o segni, ciò che conta è la sua comunicabilità. Il linguaggio parlato in questo senso, può ben dirsi comprensibile ed intelligibile anche se talvolta non sappiamo decifrare il messaggio in una lingua a noi sconosciuta. La comunicazione fra esseri umani avviene in svariati e versatili modi come se fossero “operazioni di grooming”…”la Musica” è uno di questi modi.
I livelli di comunicazione specificatamente correlati alla Musica, sono molteplici, la Musica non è semplicemente un linguaggio, è anche metalinguaggio, dove non solo il significato significante relativo ad essa ( soggettivo e semantico ) può definirsi, affermarsi, ma anche moltiplicarsi se la si analizza da più punti di vista. Il pensare “la Musica” solamente come “linguaggio” seppur “universale” o sui “generis” ci porterebbe ( con la potenza evocativa di essa ) a credere che il nostro produrre o eseguir musica dovrebbe esser in grado di “cambiare” o migliorare il mondo…. con la consapevolezza fallace di usufruire del più potente mezzo di “grooming” appunto… così non è ( o perlomeno questa è la mia esperienza ). La Musica, il nostro fare musica, al pari di altre attività umane, è utile-inutile così come sono le altre attività umane… perciò non vedo auspicabile per un compositore o per un interprete considerare esaustivo l’assunto “la Musica è un linguaggio” alla lunga, sulla base di questo enunciato troverà solamente delusione e sconforto.
A mio parere, il problema di fondo come evidenziato nel titolo, è quello di credere vi siano persone portate per la musica e persone negate per la musica. E' necessario credere in modo diverso ovvero: credere nell'esistenza di persone più predisposte alla musica e altre meno dotate per la musica.
Solamente nella convinzione di questa lieve ma sostanziale visione ( di più o di meno ) e non ( si o no ) potrai vanificare l'attuale tuo "timore" nei confronti del dettato. Naturalmente so bene che la società necessita anche di si e di no, tuttavia ciò va considerato come "convenzione condivisa" e nulla più.
Su coraggio... "...." ( se volessi scrivere solamente a te userei i messaggi privati ) e ".....", volete ripetere le contumelie passate... non avete ancora capito che tipo sono? dal sottoscritto cosa avete da temere? parolacce, ingiurie? non l'ho fatto allora perchè dovrei farlo ora? forza, cerchiamo di essere più fiduciosi negli altri.... io lo sono ( anche se ho avuto le mie delusioni a riguardo ) prendete quello che scrivo con un po' di leggerezza ( vi prego ) anche se comprendo il disappunto se si esprimono punti di vista in contrapposizione ai nostri ma qui sta la saggezza: replicare senza offendere o astenersi dal commentare.... suvvia forumisti di ".....", da tempo non ho motivo di "emergere dall'anonimato" ( quindi lasciatemi giocare con i miei nick ) nè vado cercando celebrità e fama. ( ne ho avuta fin troppa! ) se a volte posso sembrar presuntuoso è perchè mi sento "insegnante" anche qua.
Chissà, forse in effetti può apparire strano o "triste" per un "giovane" direttore d'orchestra in ascesa come te questa affermazione "ho avuto fin troppa fama"... ognuno ha una sua storia, se scrivo ciò che scrivo non è per "lodarmi" ma perchè così credo sia o perchè così è stato. La celebrità e la fama non sono sinonimi di serenità e onestà che sono valori a cui tengo in maggior pregio. Abbiamo radici comuni ma percorsi da percorrere differenti. Ricordo quando ancora bambino ti incontrai per la prima volta ( Teatro Regio Parma )... fama e celebrità le ho conosciute veramente, prima ancora di accedere in Conservatorio ... ma forse non dovrei parlare oltre di me andando OT ancora buona fortuna per la tua carriera
A mio parere, gli approcci, le modalità, i metodi per apprendere una qualunque disciplina artistica o sportiva sono molteplici. Nell'ambito musicale, il solfeggio parlato è una specificità consolidata nella prassi. I risultati possono non sempre essere soddisfacenti, il modo d'insegnare o l'applicazione possono essere vissuti come "solfa" ma può anche essere il contrario cioè: un semplice, elementare, utile, esercizio di decifrazione ritmico - musicale.
Come regola generale didattica, ogni cosa va affrontata gradualmente....dal più semplice al più complicato, dal più facile al più difficile.
Cantare, imitando l'altrui canto credo sia una cosa facilissima per chi ha un minimo d'orecchio musicale, il solfeggio cantato invece necessita a priori di una lettura e un riconoscimento della grafia notazionale sul pentagramma che anche se elementare è pur sempre cosa da acquisire razionalmente e con la pratica...le lettere dell'alfabeto si imparano per poter scrivere le parole il solfeggio s'impara per poter decifrare la scrittura musicale.
naturalmente prima occorre la teoria che in quanto tale, collega il segno al significato. Va da sè che, a chi non interessa leggere la musica scritta può benissimo non usufruire di questa abilità visiva.

> I segni della scrittura devono essere collegati a
> un significato, che deve essere acquisito prima di
> essere indicato con dei segni su un foglio.

appunto, prima di leggere le note sul pentagramma occorre conoscere il loro significato grafico in rapporto e correlate alla funzione, ritmico - nominale

> temo che ci sia
> qualche cosa che non va.

per quanto mi riguarda è tutto abbastanza logico e comprensibile ciò che va o non va dipende esclusivamente da noi.
Il "saper solfeggiare" vuol dire essere in grado di decifrare e riprodurre correttamente il segno, la grafia musicale ( tradizionale-classica-occidentale ) scritta sul pentagramma. Che lo si faccia tramite uno strumento, il canto, il parlato, che differenza fa? Con qualsiasi mezzo il riprodurre musica può definirsi "solfa" perchè "solfa" può essere la musica stessa. A rigor di logica quindi "tutto" potrebbe apparire privo di senso.
Secondo me invece, nell'ambito musicale, ( ma non solo ) tutto può aver senso e valore se attuato nel modo giusto e nel rispetto dei propri compiti qualora chiamati a svolgere determinate funzioni di insegnamento in ambito istituzionale e non. Discorso a parte per quanto attiene la "formazione musicale" in generale la quale, mi sembra non necessiti di specifiche competenze... sarebbe come se per "formazione alla salute" pensassimo necessario saper usare tutti il "bisturi"...
Nell'esecuzione del trillo occorre ricordare che: quali dita vengono usate è molto importante. Personalmente per esempio il trillo eseguito con 1-3 mi è più facile e veloce di 2-3 tuttavia ciò non è da considerarsi "regola". Alcuni miei allievi con 2-3 non hanno le difficoltà che ho io. La loro agilità ( "nelle" dita della mano ) non è come la mia...
Dunque, l'amplificatore serve per amplificare appunto il segnale elettronico proveniente da qualunque sorgente audio ma se nella prima parte del post dici che vuoi acquisire confidenza con la tastiera elettronica perchè più maneggievole, trasportabile e versatile mi par di capire vorresti esser la componentistica strumentale elettronica, la meno ingombrante... tra l'altro nell'altro post nella sezione "educazione musicale" accenni allo strumentario Orff per cui, è bene sapere che esistono tastiere elettroniche con già incorporate le casse acustiche nonchè, casse acustiche attive e passive cioè le "attive" dotate di altoparlanti e amplificatore interno mentre le "passive" dotate solamente di altoparlanti... quindi necessitano di un amplificatore esterno. Per ciò che riguarda le tastiere elettroniche le caratteristiche e le scelte possibili sono molteplici dipenderà da ciò che hai in mente di fare...
In verità, mio giovane "....", nei Conservatori di musica più che in ogni altro luogo si è vicini alla "Musica" perchè l'agire stesso, sia nell'apprendere che nell'insegnare, ha come finalità "la Musica" stessa.
Chi in Conservatorio di Musica insegna da anni, come il sottoscritto, non ha nulla di cui vergognarsi. Ciò che nei precedenti post viene auspicato, mi sembra “aria fritta”, nulla di veramente efficace. Tutte idee trite e ritrite che sanno di vecchiume e di sentito dire. Dette Istituzioni hanno caratteristiche e dinamiche difficilmente comprensibili per i non “addetti ai lavori” questo può essere, tuttavia non è la preparazione musicale il vero problema. Il fatto che dopo ben dieci anni il Ministro emani il regolamento didattico relativo al diploma di primo livello quando ne sono stati previsti cinque, la dice lunga sulla lentezza “politica” e programmatica di chi ci governa. Il fatto che da ben quattro anni il contratto di lavoro per i dipendenti Afam non sia stato rinnovato è motivo di sconforto, non certo di entusiasmo… perché affermo non esser la preparazione musicale il vero problema, ma perché il contenuto didattico, cioè ciò che è tema di studio, è di competenza strettamente individuale e riservato all’insegnante di turno. In altre parole una volta accertata la qualifica all’insegnante con relativa competenza titolare di cattedra il percorso che questo insegnante farà sarà di sua competenza. I controlli incrociati diretti e indiretti ( le verifiche ) esistono da sempre sia fra colleghi, fra organismi interni di controllo nonché attraverso gradi gerarchici, ma chi ottiene la titolarità come insegnante di oboe insegnerà oboe…. Difficilmente potrà passare a esercitazioni orchestrali….( così come difficilmente si dubiterà "non esser in grado" di insegnare oboe ). Da questo punto di vista forse un certo grado di “saturazione” è naturale tuttavia, ripeto, non è solamente l’insegnante che determina il livello scolastico di una Istituzione… gli allievi, forse non contano? Non è forse vero che un bravo allievo, bravo nel senso di dotato musicalmente, emergerà comunque anche se incontrerà maestri mediocri? E poi, non è forse vero che un bravo allievo intuisce di cosa necessita il suo apprendistato e da quale insegnante conviene apprendere? La possibilità di cambiare insegnante esiste… non solo, è possibile anche cambiare Conservatorio. Voi giovani criticoni che avete studiato in Conservatorio ritenete di esser stati defraudati? Il vostro talento creduto o presunto era forse inesistente? Certo: “è più facile additare l’insegnante o l’Istituzione come responsabile del proprio fallimento”. In realtà e con mia grande soddisfazione gli esempi di eccellenza non mancano e provengono da queste tanto biasimate Istituzioni. Non farò nomi anche perché il lavorare discreto ma altamente professionale non sempre gradisce i riflettori e una luccicante vuota celebrità.
L'appoggiatura "toglie valore ( non sempre la metà ) alla nota di riferimento" Queste parole, definizioni, che per convenzione vengono proposte, se comprese sono d'aiuto, se non comprese risultano essere vuote, prive di significato. Con l'applicazione corretta e guidata dell'apprendimento del solfeggio, naturale e semplice diviene il comprendere tali parole.
Dal punto di vista elementare del solfeggio, gli accenti metrici battere/levare ci aiutano a comprendere meglio la distribuzione nel tempo delle figurazioni musicali....
Pur avendo valenza formale tre suoni non determinano un genere musicale. La forma non è determinante al fine di una semantica di tipo classico.
La musica prodotta ora, potrà rivelarsi domani "un classico" ma saranno criteri interpretativi futuri a stabilirlo.
Qualcuno ha scritto: "la musica classica avvicina le genti".... ma come potrà farlo se dentro di noi non vi è la volontà di allungare la mano a chi è incerto nel porgerla?
Pur essendo stata espressa da alcuni uomini più che da altri, in epoche diverse e in modi differenti, la "qualità musicale" insita nella natura umana è sempre quella. Ciò che ha differenziato l'esplicitarsi di questa facoltà questo "quid musicus" in alcuni uomini rispetto ad altri, rende loro merito/i ed elogi. Così come amare o sognare non dipendono nè dal luogo di nascita nè dal "popolo" d'appartenenza, nè dalle risorse economiche, in ogni essere umano risiede ( inside ) un potenziale Mozart o un novello Stravinskij. Tuttavia il modo d'amare e i sogni saranno fortemente condizionati e consequenziali al luogo di nascita, dal "popolo" d'appartenenza e da mille altre circostanze, non ultima quella inerente le risorse economiche a disposizione.

Sin dai suoi esordi remoti, nelle trasmissioni tv “canore” come la recente “io canto”, si ha l’abitudine di attribuire valore e merito alle “canzoni”. Anche se conseguentemente l’interprete stesso viene premiato e celebrato, questa classifica meritevole, sulla base di quali parametri musicali viene formulata? …contenuto estetico-formale? …novità del tratto melodico? …efficacia del discorso armonico? …uso appropriato delle parole? …stile accattivante e comunicativo?...

E ancora visto che a volte trattasi di canzoni riproposte più che di canzoni nuove, la loro interpretazione o gli stilemi interpretativi originali, concorrono nel giudizio di merito? Se così fosse, cioè se la valutazione non potesse prescindere da criteri interpretativi o reinterpretativi perché allora dichiarare, in questo gioco-gara, “la canzone” unico parametro di valutazione e di giudizio? Per comprendere meglio l’assunto esaminate ad esempio ( su youtube ) queste due clips esemplari:
1) Mario Lanza ( cantante italo-americano precocemente scomparso ) nell’interpretazione in stile lirico-melodrammatico della canzone: “Santa Lucia”. 2) Massimo Fornaciari ( in arte Zucchero ) nella splendida versione in stile “pop” di “Va pensiero”.
A me sembra palesemente evidente a fronte di una melodia semplice ben costruita, l’incidenza, la rilevanza dello stile esecutivo/interpretativo nell’apprezzamento musicale. A conclusione: se non chiaramente distinti nella valutazione, l’impostazione acclarata cioè riservare il giudizio di merito alla sola componente “canzone” senza tener conto dell’interpretazione stilistica data, mi sembra metodo alquanto fallace e fasullo.
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