Come la penso in merito all’argomento del topic è molto simile a ciò che ha scritto “......”: “La nostra interpretazione del passato anche disponendo di tutti i documenti necessari sarebbe diversa, perché noi siamo diversi” ciononostante, “è nostro dovere cercare di conoscere il più possibile, tentando di interpretare e ricostruire la musica antica”. Per quanto invece riguarda ".....", cantante a me sconosciuta sino ad ora, direi che le potenzialità canore ed artistiche sono notevoli, ma che per esser annoverata fra le "grandi" necessiti di una più giusta e compiuta realizzazione ( commento in relazione ai brani proposti nel suo sito ). Non credo sia sufficiente saper gorgheggiare in modo unico e innovativo o filologicamente coerente, né cantare basandosi esclusivamente sulle proprie abilità tecniche, occorre dimostrare in toto le proprie qualità artistiche, musicali e canore ( senza entrare nel merito della preparazione culturale e teorica ) perciò è necessario anche saper scegliere bene la musica da interpretare e da proporre al pubblico perché estremamente importante per un più lusinghiero e completo giudizio analitico interpretativo nonché per esplicitare meglio le proprie doti canore e l’idea stessa interpretativa. Comunque sia, i modelli esemplari sono utili per indicare una via ma non devono surgere a modelli assoluti, ogni seguace deve essere libero di trovare la propria via.
La questione o le questioni etiche riguardanti le connessioni esistenti fra musica e morale devono necessariamente partire dalla premessa che la musica non ne è la causa. Il modo, il come, nonchè la finalità stessa che l’essere umano attua con la musica è responsabilità dell’essere umano e non della musica. Non è colpa dell’ascia o del fioretto se con questi strumenti… certo, alcune scuole di pensiero vedono nella musica motivo di degenerazione umana negando valore alla musica stessa, per questa ragione personalmente sostengo esser la musica un oggetto, uno strumento, una cosa, per non avallare tesi di questo tipo. Non mi reputo certamente un giurista ma credo che tanti reati come quello di diffamazione, calunnia, spergiuro, apologia di reato, istigazione a delinquere, siano basati e si attuino attraverso l'uso di parole. Le parole in ambito musicale, possono essere pronunciate, recitate, cantate, declamate, urlate, sussurrate.... il loro significato semantico e significante rimane intatto? La parola in quanto tale conserva sempre il suo significato, tuttavia se questa viene usata "acusticamente" questa semanticità si attenua, si affievolisce si mitiga oppure viene esaltata, amplificata, potenziata. Il potere distruttivo, evocativo, consolatorio, pacificatore che, grazie alle parole nonchè attraverso semplici suoni l'uomo può attuare è straordinario, magnifico.... e terribile. Scrive “….”: “Ciò che è ritenuto eticamente giusto”….fra le cose eticamente giuste vi è la coerenza? È giusto esprimere il proprio sentimento di ammirazione e di rispetto verso una persona quando si afferma che occorre rispettare tutte le persone? Nel nostro caso, se “….” è così affascinata da “….”, cosa già espressa più volte in altri topic, che bisogno ha di ribadirlo ad ogni suo intervento in modo così esplicito? Cosa vi era di così “grande” in ciò che ha scritto “….”, forse che “….” non lo è? Anche lui ha espresso concetti giusti e saggi ( a parte gli epiteti nei miei confronti )… anch’io condivido il pensare di “….” e di “….”, a volte anche quello di “….”…o siamo tutti “grandi” o siamo tutti “cretini”, miseri…insomma, per essere eticamente giusti, dobbiamo evitare di enfatizzare l’elogio, o esaltare fuor di misura il merito, così come dobbiamo evitare di deplorare infierire e compiacersi dell’offesa arrecata." Cultura dovrebbe essere sinonimo di fatica e laboriosità fruttuosa; la radice del termine è associata all'immagine di chi spinge l'aratro nel terreno, di colui che "coltiva" per ottenere frutti, e per trasposizione richiama l'idea di colui che accoglie in sè il seme del sapere per esercitare le facoltà morali. In sintesi : la cultura è rispetto, perchè è culto ( stessa radice glottologica) di sè e degli altri."
Hasta la vista, gente! vado in vacanza.... spero non vi dispiaccia se per un po' non mi farò sentire...
Il senso della domanda andrebbe così formulato: è possibile emulare con suoni di sintesi il suono di uno Steinway? la risposta è si. Pur tuttavia cosa diversa è veder suonare un gran coda Steinway dal veder suonare un piano digitale e quindi dal punto di vista dell'ascoltatore esterno questa dimensione acustico-visiva ha molta valenza nel giudizio... così che, pur con l'emulazione confermata, credo non sia corretto paragonare il "suonare fisicamente" un piano digitale col suonare un piano acustico Steinway... sono due strumenti diversi sia nella sostanza (materiale) sia nella mente di ogni ascoltatore...
Ragazzi, non a caso ho riformulato la domanda di "......" che a differenza del titolo poneva in modo “lacunoso” il quesito. D’altra parte io stesso ho evidenziato la diversità del “suonare fisicamente” un piano acustico da un piano digitale. Ma soffermiamoci sull’udire un suono emulato. Come ha giustamente fatto notare "......": un’emulazione è pur sempre un’emulazione, così come: il suono di uno strumento musicale non è mai simile ad un altro strumento musicale. Da questo punto di vista si può affermare quindi che il suono di un violino stradivari, sarà diverso da un altro violino stradivari… perciò, per quanto riguarda il suono in sé, è ciò che sentiamo e riconosciamo in un modo anziché in un altro che ci fa dire si, questo suono assomiglia a quel dato suono o viceversa. Ed è per la stessa ragione che riconosciamo esser un suono di violino simile ad un altro suono di violino. Vi piace questa diatriba dialettica… seguitiamo. Va da sé che due strumenti con nomi diversi si differenziano. Un piano digitale sarà sempre un piano digitale e non sarà mai un piano acustico così come uno Steinway sarà sempre uno Steinway ( anche con modifiche e variabili attuate nel tempo ) tuttavia per quanto riguarda l’emulazione timbrica, i livelli raggiunti dall’elettronica sono sbalorditivi. Naturalmente gli "oggetti riproduttivi" ( sic ) non sono gli stessi è ovvio ma ciò che si ottiene e udite quando elaborate e componete musica utilizzando per esempio violini di sintesi, il legato di alcuni violini di sintesi…. Be’ sembrano proprio i violini dei Berliner…. provare per credere.
Selezionare gli iscritti? Impedire ad incompetenti e psicotici di scrivere fesserie? Evitare che dei cialtroni si mettano in cattedra a dispensare il verbo?
Ditemi sapientoni e censori se scrivo che il la3 dovrebbe essere accordato a 430 Hz e non a 440 Hz, deducendo l’assunto da una teoria a voi ignota, dico una fesseria? Per favore!…. il tempo in cui bisognava credere che il colore bianco fosse nero pur essendo bianco dovrebbe essere passato da tempo…o qualche "Gesuita" di antica memoria sotto mentite spoglie vorrebbe con gusto preparare la legna per un bel fuoco?
Se i moderatori dovessero cancellare gli insulti, le frasi ironiche, le fesserie, gli ammiccamenti, i sottintesi, gli eufemismi, nonché le “faccine” di "...." and Company sai che monotonia e che noia!…Personalmente non ho nulla da rimproverare a "....."  Essendo un forum pubblico certe verità possono imbarazzare qualcuno o alcune rappresentanze…. Bene quindi a discrezione da parte del moderatore tutelare secondo coscienza.
Ho avuto modo di frequentare altri forum in rete e vi assicuro, al confronto questi è un “bijou”per non dire un bignè. Spero e gli auguro lunga vita.
Condivido pienamente questa frase di "....": “l’importante è poter essere liberi di esprimere le proprie opinioni in merito alle diverse discussioni che si affrontano” perciò, forza "....", non mollare!
“Io, vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro, soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio” forse ricorderai il testo di questa arcifamosa canzone dei Nomadi ( anche se, vista la tua giovane età potresti benissimo non averla mai sentita )….
Quando incontro un musicista girovago, senza soldi in  tasca, vagabondare suonando sotto i portici, in metropolitana, nelle piazze, mentre la gente “non lo ha neanche in nota” è per me fonte di “compassione” nulla più. Invece, l’idea di una vita stupenda, in cui viaggiare, scoprire il mondo, dando e ricevendo musica, come auspichi perché non dovrebbe realizzarsi? In fin dei conti la nostra vita è come vogliamo essa sia… pur con mille ostacoli da superare….il tempo può darci una mano ed alla tua età hai come si dice: tutta una vita davanti a te….. si tratta di costruire il proprio futuro nel miglior modo possibile e se strada facendo dovrai cambiare rotta poco importa, sii te stesso, nessuno può toglierti ciò che sei.
Volendo entrare un po’ nel dettaglio in ciò che scrivi, vi sono alcuni punti che forse andrebbero rivisti per esempio: forse il Conservatorio non ha come finalità il trovarti ed assicurarti un’occupazione o un lavoro… forse il profitto non è poi così disdicevole se meritato e giusto… forse le briglie sono utili e necessarie anche per gli artisti e forse anche con briglie gli artisti sono liberi di esprimersi pienamente…in altre parole credo che ciò che vediamo nel mondo dipenda molto da come noi vogliamo vederlo… quindi occorre studiare, riflettere, lavorare sodo, per meglio comprendere, “afferrare” la realtà che ci circonda con le buone cose in essa prodotte. La scuola, la famiglia può aiutarti, ma molto dipenderà da te, da come ti “inventerai” il tuo “fare musica” o il tuo “essere musicista”…Buona fortuna
Intanto buon ferragosto a tutti.
Nel leggere quest’oggi i vostri interventi ( ...., ...., .... ) mi è venuta la “pelle d’oca” e comprendo bene quanti anni ci separano.
Secondo me, hai tutte le carte in regola per ben figurare in futuro, qualunque sia l’attività che intraprenderai con profitto e soddisfazione.
Nel leggere il tuo post ho ritrovato me stesso, anch’io come te alla tua età dovevo fare Km sia per prendere il treno che per giungere a destinazione. Come te, in alcuni casi, ho dovuto sopportare da coetanei di stanza angherie e soprusi, in altri casi discussioni proficue e solidarietà. La cosa più problematica era quella di trovare un ambiente dove poter studiare e suonare liberamente… tuttavia a poco a poco il percorso di studi è stato compiuto egregiamente. L’aiuto auspicato può venire solamente da chi ti apprezza e da chi comprende le difficoltà di una professione difficile come quella “classica”… nel mio caso, insegnanti, direttori di Conservatorio, nonché amici studenti coetanei a cui devo molto. A proposito della “vita stupenda, in cui viaggiare, scoprire il mondo, dando e ricevendo musica” qualche esempio? Se la vita vissuta sia “stupenda” naturalmente resta un fatto soggettivo tuttavia vedo con piacere e soddisfazione tanti miei allievi che viaggiano, scoprono il mondo, dando e ricevendo musica… non farò nomi per non far torto a nessuno, io stesso a suo tempo ho potuto attingere a questa scoperta. Come si dice: da cosa nasce cosa, dal frequentare persone che stimi e che apprezzi seguendo i loro corsi di perfezionamento, i loro concerti, la loro attività, nonché facendo amicizie con coetanei che abbiano le tue stesse aspirazioni, ipotizzando nuovi percorsi lavorativi, nuove proposte musicali, usando oltre il proprio talento musicale la propria inventiva progettuale, o fantasia, allontanando da te stesso le “cassandre” di passaggio, confidando in sè stessi e in chi ti vuole bene.... potrai realizzare i tuoi sogni e speranze.
Alle solite…chi pro chi contro i “Conservatori di Musica” ( Istituzioni statali Afam ).
Chi scrive criticando insegnanti e responsabilità politiche, chi difende ruoli e Istituzioni… Impossibile dare ragione o torto a gli uni o a gli altri, perché diversi sono i punti di vista, le conoscenze e le esperienze di ognuno, per cui ogni ipotesi, ogni personale opinione a riguardo può essere confutata ma mai negata, in quanto frutto e conseguenza di fatti personali quindi legittima e veritiera di per sé, inoltre molto spesso noi stessi descriviamo la realtà positivamente o negativamente a seconda del bisogno. Detto questo come premessa iniziale vorrei dire anch’io la mia dopo aver letto i vostri interventi. Alcune problematiche relative ai “Conservatori di Musica” mi sembra derivino da due funzioni congruenti le quali si ritiene detta Istituzione sia preposta a svolgere. Apparentemente in contrasto tra loro e che determinano critiche, delusioni, illusioni da una parte, elogi, gratitudine e riconoscenza dall’altra. Naturalmente anche altre supposizioni e falsi luoghi comuni incidono sul giudizio di esse come per esempio il credere il “Conservatorio di Musica” fucina esclusiva della Musica in Italia…cosa alquanto utopica, ipervalutata e pregiudizievole. ( vedi rapporto musica/cultura ) Le due funzioni preposte sono: quella educativa – pedagogica e quella professionale – meritoria. Riflettendo bene, queste peculiarità o esigenze scolastiche convivono e si coniugano fra di loro all’interno di queste Istituzioni, ma nel loro esplicarsi danno luogo inevitabilmente a contrasti ideologici, metodologici nonché giudizi favorevoli o sfavorevoli coinvolgenti l’Istituzione stessa attribuendo colpe e responsabilità giustificate e non. Esempio calzante è il ruolo dell’insegnante a cui viene attribuita di norma questa doppia funzione…. Credete sia facile conciliare le due esigenze o sia così semplice privilegiare l’una rispetto all’altra? No, non lo è. Per fortuna molta “voce in capitolo” da questo punto di vista compete all’allievo. Quando l’allievo ha già buone motivazioni in sé per studiare ed intraprendere attività musicali il percorso professionale – meritorio diviene semplice e facile per entrambi. Quando invece vi siano lacune o carenze in questo senso ma pur tuttavia si crede e si deve tener conto dell’aspetto educativo e scolastico correlato, il percorso è più sofferto e controproducente ma potrebbe rivelarsi un’autentica benedizione per entrambi….Per concludere direi che trovo molto “singolare” e futile per non dire “inconcludente” il voler monitorare e valutare la "qualità" degli insegnanti... ( o è la "qualità" degli insegnamenti? ) primo perché questo anche se indirettamente viene già attuato in vari modi, secondo perché l’arte e la scienza come prescrive la costituzione italiana sono libere e libero ne è l’insegnamento, terzo perché qualora esistano validi motivi l’allievo può sempre chiedere il cambio d’insegnante perciò…
Trattasi di dotta disquisizione teorico/etica. L’ipotesi in discussione è, se ciò che facciamo tramite “la Musica”, sia più o meno o non sia, strumento di edificazione umana. E’ l’atto in sé che si sta valutando, non lo strumento utilizzato ( tanto meno Ligabue o Gigi d’Alessio ). Da questo punto di vista quindi, è corretto affermare che “il fare Musica” sia attività benefica e salvifica per noi stessi e per gli altri, ma corretto anche affermare esser in realtà attività inutile, eccedente, illusoria. Naturalmente chi si considera musicista rifiuta a prescindere questa seconda ipotesi. Ma provate a pensare a quanti personaggi pur non essendo musicisti utilizzano questo “strumento”… chi in luoghi pubblici diffonde musica accendendo un impianto stereo, una radio per ore e ore indipendentemente e senza scrupolo alcuno per contenuto musicale appunto e volume sonoro, chi questo volume sonoro invece lo utilizza per “rimbambire” le persone, chi utilizzando “silenzi” e stacchi improvvisi di sonorità con il solo scopo di “emozionare” ….“spaventare”, torturare l’uditorio….. insomma, “il troppo storpia” perché non dovrebbe esser veritiero anche per “la Musica”?
Esattamente! Naturalmente non bisogna esagerare anche “ideologicamente” perché se riversiamo tutto su di noi ( su ciò che facciamo) alla fine ipercriticandoci, non rimane che il nulla ( musicalmente parlando ) per alcuni potrebbe rivelarsi un toccasana infatti ciò non esclude la realizzazione di sé stessi tramite altri “strumenti”…. quello che voglio dire è che “il nostro fare” è correlato anche alle circostanze, intendendo per circostanze l’ambiente culturale, gli interessi economici, le “persone che ti stanno accanto”… prendete ad esempio questo giovane promettente direttore d’orchestra....Potrà con tutta la sua buona volontà, il suo impegno, la sua passione, la sua cultura, emergere dall’anonimato? Io glielo auguro, ma conoscendo il provincialismo parmense e la sua cultura godereccia e melodrammatica così mediocre musicalmente, difficilmente troverà chi ne comprenderà a pieno il “valore”… non offrendogli altre opportunità che non siano quelle possibili della città stessa. Per carità Parma è città splendida e accogliente, ricca e “musicale” ma provinciale e campanilista… tanto campanilista da non rendersi conto dei propri talenti nè tanto meno rendersi conto della propria mediocrità “musicale” spacciata per cultura genuina ( in riferimento all’opera lirica in particolare Verdiana )… perciò ( anche rimanendo idealisti e utopistici nel sogno ) un pizzico ( o forse una bella fetta! ) di “praticità”, di pragmatismo professionale è necessario. Il direttore d’orchestra è dimensione molto poco “valutabile” ai più, l’orchestra , il contesto realizzativo stesso appunto, la casualità forse, incidono molto sul risultato… per questa ragione il fattore mediatico è così pregnante, per questo motivo la notorietà è così “in relazione”… comunque sia, come soleva dire “il mio” insegnante di direzione d’orchestra: se vuoi parlar male di Tizio e Caio, prima mettiti in ginocchio….e se vuoi ben figurare ( aggiungo io ) senza troppa fatica e stress, occorre affidarsi e dirigere solamente strumentisti e cantanti “in gamba” ossia dirigere le orchestre migliori nelle migliori condizioni....
Premesso che potrà apparirvi alquanto “bizzarro” questo mio post ma che è stato “singolare” scriverlo, invio…
Esiste la teoria ed esiste la pratica. Vi sono parole che usiamo per comunicare e per esprimere noi stessi. Vi sono suoni ( musica ) che usiamo per comunicare e per esprimere noi stessi. Inoltre esiste una diversa collocazione del nostro operare in un dato momento e in un dato ambito. Così come teoricamente possiamo ipotizzare qualunque cosa, altresì la pratica ci impone limiti e prerogative, caratteristiche e peculiarità reali. Così come le parole ci servono per comunicare bisogni e necessità, altresì i suoni ( la Musica ) ci permette di comunicare il nostro “sentire” musicale, il nostro “status” musicale, la nostra “cultura” musicale. “Musicale”, parolina magica che utilizziamo in mille modi così come per i politici “politicamente” per i giudici “giuridicamente”…In questo forum, pur trattando temi, argomenti, prevalentemente a carattere musicale, si utilizzano le parole quindi per capirci, per comunicare in modo corretto, sarebbe opportuno usare bene le parole, in quanto sulla base del termine usato possiamo più o meno esser capiti e compresi e viceversa capire e comprendere l’altrui scritto. Esempio: “musicista classico”: ( A1 ) dobbiamo intenderlo in relazione al periodo storico musicale classico, cioè in relazione alla “musica classica” o …( A2 ) dobbiamo intenderlo in relazione al suo stile musicale che in quanto tale ne rappresenta storicamente l’icona e il prototipo? Nel nostro caso, KJ può considerarsi “classico” come descritto in A2. Non certamente “classico” come descritto in A1. Prendiamo ad esempio la parola “improvvisare”… risulta fin troppo semplice se non banale evidenziare come l’improvvisare di Mozart non fosse certo come l’improvvisare di Jarrett… anni e anni di musica separano i due personaggi perciò facile fraintendere e confondere la mente umana quando le parole ( il significato che a loro attribuiamo ) sono ambigue e “multifunzionali”.
Tuttavia e forse più importante delle parole, è la collocazione di noi stessi rispetto a ciò che stiamo analizzando. Voglio dire che, a seconda di come ci "posizioniamo" ( compositore, interprete, ascoltatore ) la prospettiva cambia, le parole usate riflettono questo diverso punto di vista.
Ascoltatori lo siamo tutti, non tutti però sono compositori o interpreti. Il compositore ( vivente ) si avvale dell’interprete ( volendo rispettare i ruoli professionali ) oppure come spesso accade e come spesso avveniva in passato il compositore è interprete di sé stesso. La libertà esiste, qualunque sia la “dimensione” al momento scelta. L’ascoltatore in quanto libero di ascoltare o non ascoltare una data musica. All’interprete in quanto libero di scegliere l’autore che preferisce, al compositore in quanto libero di scegliere il proprio stile.…… infine libero è anche il “suonatore” che suonando liberamente, improvvisando “ad libitum”, sceglie quando incominciare e quando smettere....
Ok, il nocciolo della questione: la libertà. Se tu credi in ciò che ha detto KJ ovvero che “i pianisti classici” non sono liberi ( non hanno uno sfogo per tutta quella musica che hanno dentro ) non posso far altro che confutare in base all’esperienza e ribadire ciò che già è stato detto anche da altri....
Se per te KJ è l’esempio, il mito… difficilmente pareri che non siano così autorevoli ai tuoi occhi come quello di KJ potranno influire su ciò, per cui, il concetto seguente e queste sono tue parole “non c’è libertà se il percorso da fare è stato già tracciato” indica ( a questo punto comprensibile ) una scelta privilegiata di “estemporaneità” rispetto “il pensato”, “il meditato”, “l’elaborato”. Tutto qui.
L’estemporaneità vista come mezzo di liberazione in contrapposizione al pensato, al meditato, all’elaborato visto e inteso come “costrizione”.
Vedi Matteo: ( 25. 14 – 30 ) la parabola dei talenti.
Leggendo con attenzione e volendo riflettere sul significato profondo dell’insegnamento ivi espresso direi che, non è la quantità di essi a determinare il giudizio ultimo bensì il frutto da essi prodotto. Giustamente “sei stato fedele nel poco, ti darò autorità sul molto”… ad ognuno quindi già dalla nascita è dato possedere talenti ( chi 5, chi 2, chi 1 ) di varia natura e di vario genere… non vi è nessun merito in questo.
L’impostazione data da “....” là dove elude il senso autentico inerente i talenti ( “l’uso che si fa di questo talento è altra questione” ) evidenziando “nell’avere” la differenzazione fra persona e persona è perciò a mio parere da confutarsi. D’altra parte questo giovane direttore rispecchia bene una certa filosofia direttoriale che vede nella “pienezza di sé”, nella predisposizione talentuosa il proprio punto di forza…nell’istrionismo, nel “comando” più che nell’accezione paritaria degli esseri umani e nel rispetto di ruoli e competenze. Peccato… speriamo abbia modo di ravvedersi.
Tosca: Un Pastore ( ragazzo ) “Tu mme disprezzi, Io me ciaccoro…”
Ho cercato un po' su youtube e mi giunge nuova questa "contaminazione pavarottiana" di Keith Jarrett e Chick Corea. Non ero a conoscenza delle loro "performances" di brani classici ( Mozart, Bach ). Alla luce di quanto discusso, che dire: mi sembrava di sentire nè più nè meno dei bravi allievi di Conservatorio.... mi verrebbe da chiedere ad ".....": cosa vanno cercando? la libertà perduta? lo "sfogo" jazzistico non gli è più sufficiente...?
Comprendo bene il tuo lungo post, in gioventù anch’io auspicavo e proponevo un’apprendimento “ampio” cioè non esclusivamente preposto in funzione del genere: musica classica. Sino a pochi anni orsono nei Conservatori di musica il jazz era “tabù”, redarguite e rimproverate le esibizioni pop o di musica leggera… tuttavia la conoscenza musicale in ambito accademico a ben vedere non era poi così univoca e limitata… non va dimenticato che il nostro paese è da sempre oserei dire sorgente feconda dal punto di vista musicale. Non dimentichiamolo, così come non dobbiamo dimenticare che le Istituzioni preposte a tale scopo ( educativo e professionale ) Scuole di Musica, Conservatori, Accademie, evolvono anch’esse e si trasformano rispecchiando bisogni e tendenze della società stessa. Come saprai attualmente nei Conservatori di Musica l’ampliamento degli insegnamenti è in atto e la possibilità di frequentare più corsi anche. Ma…..come docente afam mi chiedo: non è che per caso studiando un po’ qua un po’ là alla fine non si fa bene né l’una né l’altra cosa? Il rischio secondo me c’è ( anche se molto dipende dall’intelligenza e dalle prospettive dell’allievo ) ed è quello di non saper “tutelare”come Istituzione Accademica appunto, nemmeno la prerogativa “classica”... ovvero, una generalizzante superficiale aspecifica capacità musicale, priva di autentico valore professionale e culturale.
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