Una corretta "impostazione" è ciò che permette una prassi consolidata secondo criteri in precedenza ben verificati e definiti. Questa regola di condotta può non essere condivisa qualora venga auspicata e ipotizzata altra prassi, altro metodo e finalità attuative.
Nella composizione musicale è tutta una vita? Direi proprio di no. La vita degli autori di musica è altra cosa. Una creazione artistica in quanto opera compiuta è cosa a sè con qualità e valore proprio. Naturalmente il merito i posteri lo attribuiscono all'autore ma  non dalle sue opere possiamo sapere chi realmente era. Identifichiamo Beethoven per Beethoven perchè ha scritto quello che ha scritto non per come ha vissuto.
Personalmente ritengo che le cause che possono determinare "volontà" di creazione non siano da ricercarsi solamente nelle emozioni, il "sentire emotivo" dei compositori di musica si esplica in un certo modo, creando musica, ma probabilmente sono le stesse emozioni che nella propria vita può aver provato un operaio, un elettricista, un medico, un insegnante, un atleta.... forse il suo "tormento ed estasi" è più evidente che in altri perchè meno di altri è tenuto a nascondere questa sua conflittualità interiore... l'archetipo artista "emozionale" romantico, sofferente, tormentato, che crea in uno stato di ebrezza ( dioniso ) lo trovo incompleto, fuorviante e, a ben vedere, non rende giustizia all'artista stesso. L'umanità, cioè l'essere umano si nutre di emozioni ma ha bisogno sopratutto di capire, di comprendere, di credere. Anche di musica quindi, se questa può aiutarlo in tal senso e l'opera musicale è artisticamente di valore se in sè ha queste due componenti ben coniugate fra loro. L'apollineo e il dionisiaco. Costruzione razionale, forma, struttura, frasi, periodi... emozioni, dinamiche, agogica, espressività, discorso semantico. La musica quindi, non è solamente un sentire emozionale, il compositore di musica conseguentemente non dovrebbe esser visto come persona  "più sensibile" ma, come colui che veicola le proprie emozioni musicali tramite la propria conoscenza tecnica di costruzione musicale in musica. Nulla di più e nulla di meno.
Solamente pochi anni fa, l’idea di poter diffondere tramite web le proprie composizioni in tutto il mondo senza bisogno di intermediari come case discografiche o edizioni musicali, autonomamente e in completa libertà, sembrava essere una “grande opportunità”. Già dagli anni 80’ avevo sperimentato e composto alcune sequenze musicali con un pc Atari 1040 collegato ad un sintetizzatore Roland D10. In seguito, ampliai la strumentazione ( moduli ritmici, moduli sonori, campionatori, hard disk recorder ecc.. ) nonché nuovi pc e sistema operativo, schede sonore e vari accessori. Nel 2000 provai a diffondere alcune mie composizioni musicali ( sequenze mp3 ) in Internet. Alcune di queste tuttora vengono scaricate, quindi qualcuno nel mondo evidentemente ascolta e utilizza la mia musica. Peccato che dal punto di vista economico i risultati siano stati irrisori, perciò non prendetemi ad esempio, d’altra parte leggendo gli altri post inerenti questo tema, vedo che anche voi vi state rendendo conto di quanto problematico sia il discorso “proventi” e “diritto d’autore” in particolare per quanto concerne la rete. Cercherò di descrivere in poche parole la mia avventura nel web affinchè possiate meglio di me usufruire di questa “grande opportunità”. Innanzi tutto va detto che tutte le sequenze è bene tutelarle dal punto di vista della “paternità” depositando le stesse alla SIAE, questa è stata la mia scelta e non entro nel merito di altre forme parziali e non di tutela del copyright tipo CC o copyleft. Fatto questo, potete gestirle come preferite. Potete decidere di fare tutto da soli ovvero creare un proprio sito e inserire le vostre composizioni scaricabili gratuitamente oppure creare un negozio-virtuale dove vendere CD e/o farsi pagare i download ( occorre per la seconda ipotesi attenersi alle regole commerciali ). Come già sapete un’altra possibilità è affidare le proprie sequenze a siti specifici che mettono a disposizione spazio web dove caricare le proprie sequenze mp3 per il download gratuito o a pagamento in alcuni casi con creazione di CD personalizzati. Questa soluzione inizialmente sembrava la più idonea infatti è stato un proliferare di siti in tal senso…da mp3.com, a vitaminic, a mp3.it, a mp3.italy, a musix.it, a francemp3.com, a iuma.com, a lycos.com, a peoplesound.com, a music.dawnload.com, a audiojungle.net, a rollingstone.com e altri…tutti inizialmente con le migliori intenzioni (commerciali ) ma nel giro di pochi anni o hanno modificato le regole o hanno chiuso i battenti o sono “in letargo”… versando poco o niente di royalty alla siae o inviando assegni con importi irrisori calcolati chissà come. Il guaio è che per l’autore è praticamente impossibile controllare la “veridicità” dei report e delle statistiche nonché chiarire e usufruire in modo ottimale le opportunità offerte ( pagamenti ) se i siti sono stranieri. Nè deve essere facile il controllo e la riscossione dei proventi da parte della SIAE soprattutto se come sopra, trattasi di siti non italiani, poi le regole ( sino a qualche anno fa ) non erano ancora state ben definite dalla SIAE stessa e nel frattempo le maggiori major discografiche come si sa, hanno “conquistato” il web, per cui ora, la distribuzione musicale è nelle loro mani o per meglio dire son loro che principalmente determinano e gestiscono la vendita, il mercato, la pubblicità e la fruizione ( questa almeno è l’impressione che ho e che vedo sempre più confermata ) della musica tramite Internet e non solo ( discorso a parte P2P e illegalità ). Per un autore che volesse gestire in proprio la diffusione della propria musica non rimane altro che la “gratuità” della stessa oppure affidarsi e “dare” la propria musica alle major ( Universal, Sony BMG, EMI, Warner Music… con relativi siti subordinati , nonché affiliati ) o “fare” per le major ciò che “vogliono". Ovvero ciò che il consumo, il mercato musicale esige e chissà….potrebbero arrivare dollari a “badilate”!
La “sensibilità” cioè la capacità sensoriale del nostro corpo, nel nostro caso specialmente uditiva, si sviluppa attraverso l’esercizio, la disciplina, il controllo, l’attenzione. La musica è semplicemente un accessorio, un mezzo, uno strumento utile, e idoneo allo scopo. Molto spesso il termine sensibilità viene esteso come caratteristica umana a tutta la persona che in quanto tale, assume i connotati di “sensibile” cioè viene considerata come colei che percepisce in modo raffinato, colto, la realtà circostante, in contrapposizione  alla persona rozza, volgare, incolta. Questa schematica differenzazione umana comporta di conseguenza  una visione educativa, quindi, sviluppo della personalità verso determinati valori. Naturalmente ogni attività umana può essere intesa in questo senso, se alla base vi è la credenza o l’idea che detta attività possa esser motivo di crescita e di sviluppo. Quindi anche la musica, il fare musica, può essere strumento di sviluppo sensoriale non solo uditivo ma anche manuale, tattile e cognitivo. Strumento e mezzo di comprensione, di analisi, di autocontrollo e di “ampliamento” emotivo, nel senso di “gamma evocativa di stati dell’animo” e sua esplicazione interpretativa nel caso di esecuzione musicale. Si potrebbe anche affermare che la musica può ma anche non può sviluppare la sensibilità dell’essere umano. Tutto dipende da quanto si crede la persona sia in grado di migliorare se stessa e quindi di conseguenza gli altri o quanto invece sia vano e inutile credere che la persona possa migliorare la sua precipua natura umana, la sua specifica “essenza sensoriale”. Comunque, se la domanda è: la musica sviluppa la sensibilità? La mia risposta è: no, se non consideriamo la musica come entità dotata di “potere” ( come dicevano gli antichi )  il potere di muovere le cose, di influenzare gli animi…La risposta è: si, se consideriamo la musica come mezzo, strumento, entità tramite la quale la persona può confrontarsi con se stessa e con gli altri, quindi sviluppare in una direzione piuttosto che in un’altra le proprie capacità e caratteristiche sensoriali in special modo l’udito, il tatto, il “sentire” nel senso più ampio del termine. Personalmente trovo coerenti e logiche entrambe le risposte poichè, alla musica concedo solamente un “potere” evocativo e nulla più. La musica di per sé non rende né santi né migliori le persone, nè sviluppa la sensibilità umana… se mai può essere l’insegnante di musica che attraverso essa educa, sviluppa e migliora, nel limite del possibile, l’altrui persona. Altrimenti dovrei pensare che tutti i musicisti solo per il fatto di aver sviluppato le proprie capacità sensoriali praticando musica sono persone più sensibili e “migliori” di altre!
Gli allievi sono come piantine, gli insegnanti portatori d'acqua, il sole, la terra, il tempo, faranno il resto... questo in linea generale. Se invece si entra in un contesto più professionale e finalizzato, la problematica del "motivare un allievo" è più complessa e delicata. Tuttavia e sempre in linea di principio: "non con la costrizione dovrai formare i giovani ma con gioia e disciplina in modo che anche tu possa distinguere le naturali predisposizioni di ciascuno" ( Platone )
.....perchè sulla singola persona ognuno di noi può esprimere una valutazione di merito più o meno condivisibile mentre l'esprimere un giudizio valutativo su categorie di persone comporta una generalizzazione ed una discriminante che ideologicamente non sono in grado di sostenere nè voglio sostenere proprio perchè vedo nella singola persona e non al gruppo di appartenenza l'eventuale diversità etica comportamentale. 
Anche se devo ammettere molto facilmente e molto spesso si ragiona e si discute basandosi sull'appartenenza a questo o a quel partito, a questa o a quella professione, a questa o a quella fede religiosa, a questo o a quel territorio, nazione, razza, etnia, tribù....
Personalmente non condivido l'idea di iniziare lo studio del pianoforte in "tenera età". Mi sono chiesto più volte come mai gli "antichi" insegnanti di Conservatorio ebbero ad indicare come età migliore per iniziare lo studio pianistico quella che va dai 9 ai 13 anni. Secondo me per tanti motivi ma sopratutto per due semplici ragioni: la prima è che le mani a differenza di un bimbo di 5 anni non sono così minute... la seconda è che, dal punto di vista didattico, è preferibile studiare prima la teoria, il solfeggio e il canto in modo da acquisire quelle componenti musicali essenziali di base che facilitino l'apprendimento strumentale. Poi si sa, nuove teorie, nuove esigenze commerciali, nuove "stupidità umane" fanno si che la musica e lo studio del pianoforte venga anticipato sempre più.... forse per "emergere", per "competere", per "scoprire il genio"... o per altre esigenze legate alla famiglia o all'idea di carriera per i propri figli... comunque sia, il buon senso e l'esperienza didattica mi inducono a pensare e a credere ( tranne rare eccezioni ) che l'età giusta per intraprendere lo studio strumentale sia quello indicato dagli "antichi" con buona pace di Suzuki, Bastien and Company..
Un consiglio? Essendo l’allievo di una certa età, più di 50 anni, presumo l’insegnamento sia privato. Se così è la finalità non può che esser quella di soddisfare una volontà altrui che in quanto tale ha diritto di trovare esplicazione. Tuttavia, così come un genitore comprende quando è il caso di continuare o smettere di “far fare” una certa cosa al proprio figlio, così l’insegnante può e deve come in questo caso consigliare l’allievo di riflettere su questa sua “passione di suonare” e di valutare se non sia il caso di riformulare tale idea o tale proposito attuativo. Naturalmente deve essere una sua scelta. L’azione muscolare e dei tendini quando si suona il pianoforte è minima, quasi inesistente. Nell’impostazione di base classica è il peso inerziale del braccio ( caduta ) e non “la forza” che agisce e che produce il suono, così per le dita che articolano con prensilità e indipendenza non con “la forza” schiacciando i tasti. Questo concetto-metodo affinchè l’agilità delle dita sia semplice e naturale. Con l’esercizio, e lo studio graduale, l’equilibrio di coordinazione fra tendini, muscoli, posizione della mano, peso, articolazione e “aderenza” ai tasti sarà di facile applicazione senza sforzo alcuno. Le tendiniti, i dolori muscolari derivano da tensione nervosa ( stress ), da troppo esercizio e da impostazioni scorrette. Non a caso l’età più consona per iniziare lo studio e l’apprendimento di uno strumento musicale è convenzionalmente quella adolescenziale. Ma questo è un altro discorso.
Ok, entrambe partite da identiche supposizioni. La domanda è: chi ci dice che un ascoltatore qualsiasi non sia soddisfatto e quindi "provi una buona emozione" se l'esecuzione è "eseguita freddamente" ma piena di musicalità, agogica, intelligenza, sensibilità acustico-timbrica ovvero piena di scelte interpretative? 
Non è forse vero che può esservi emozione in chi ascolta anche se la musica proviene da un disco a 33 giri o da una registrazione digitale? e poi, siamo sicuri che la finalità di un pianista debba essere "l'emozione" non è che per caso occorrerà chiedersi come interprete, come musicista, che tipo di emozione? o forse si crede sia arte musicale produrre rumori assordanti con ritmi monotoni a <100 decibel... insomma non è forse il caso di pensare più alla "perfezione interpretativa" che a produrre emozione? sembra un controsenso mi rendo conto ( il campo d'azione è la musica, arte sensoriale ed emozionale ) tuttavia occorre distinguere bene ciò che è lo stato emotivo di chi suona da ciò che la musica eseguita è in grado di suscitare in chi ascolta come emozioni....che non sono le emozioni dell'esecutore!!! Se mai, una realizzazione sonora in precedenza filtrata emotivamente ma "eseguita", "trasmessa", tramite intelligenza, musicalità e sapienza interpretativa...senza errori.
Classico esempio di come certe "aspirazioni da genitore" non dovrebbero da parte di un'insegnante consapevole del proprio compito essere assecondate. Esiste un principio didattico fondamentale per cui: "si impara gradualmente" conseguentemente, "un buon insegnante sa come rispettare ed attuare questa gradualità di apprendimento". Esistono attività e saperi più facilmente acquisibili di altri, così come esistono strumenti musicali più o meno facili da suonare. L'apprendimento della musica, lo studio della musica, può avvalersi di tante componenti... sensoriali, teoriche, manuali, tuttavia anch'essa è soggetta al rispetto di quei principi elementari di apprendimento graduale per cui anche il parametro età è di estrema importanza e ancor più importante è saper distinguere bene e con attenzione ciò che è apprendimento della musica da ciò che è "imparare a suonare il pianoforte".
Credo che, giustamente, la base, il concetto di base per una corretta impostazione pianistica sia quella che  fa riferimento all'uso, all'utilizzo del "peso" dell'avambraccio ( caduta pianistica ) come mezzo per ottenere o produrre suono dalla tastiera utilizzando la forza di gravità insita appunto nel peso stesso dell' avambraccio anzichè agire di forza, con forza muscolare. Lo stesso dicasi per le dita che articolate "con prensilità" e non "spingendo" sul tasto utilizzano lo stesso principio ( inerziale ) della caduta. Quando nelle prime lezioni mi hanno insegnato questa tecnica la cosa mi faceva un poco sorridere ma riflettendoci sopra, ne ho capito a distanza di anni l'efficacia e la sua profonda giustezza, naturalmente tutto ciò deriva da una scuola pianistica  ( mi sembra che la mia insegnante l'attribuisse a Piccioli ) classica, basata cioè sulla necessità di un'esecuzione tecnica veloce, precisa e potente sonoricamente, cosa che altrimenti non puoi fare se non a rischio di tendiniti o bracci anchilosati... quindi la finalità di esecuzione pianistica classica ha determinato una didattica pianistica di un certo tipo che credo sia abbastanza riconosciuta a livello internazionale. Quasi banale quindi chiedersi se sia possibile un approccio tecnico diverso non basandosi su questa "scuola pianistica" e la risposta è più che ovvia, il pianoforte non è utilizzato solamente in ambito classico ma anche in ambiti musicali quali il jazz il rock il blues il pop e certamente dal punto di vista tecnico questa "scuola pianistica" questi concetti di impostazione classici non sono necessari anzi, forse controproducenti in quanto in contraddizione con quella "tipologia stilistica" di musica.
Vorrei ( come insegnante di pianoforte ) potervi aiutare, nel limite mio possibile, a chiarire aspetti incongruenti e “oscuri” legati al mondo della musica. La musica, “il fare musica”, al pari della medicina, della chirurgia o della scienza, può essere attività umana usata per finalità non sempre condivisibili. Occorre perciò prudenza e attenzione e distinguere il momento privato ( per se stessi ) di utilizzo della musica ( nel vostro caso suonare il pianoforte ) dal momento pubblico cioè suonare il pianoforte quando altri ci ascoltano. Questa diatriba con l’insegnante deriva forse da questa non ben chiarita finalità, tu stessa ti preoccupi e chiedi riscontro come “ livello raggiunto” quindi in una prospettiva finalizzata. Ma, finalizzata a cosa? Per dimostrare ad altri o a te stessa che sai suonare il pianoforte? E qui ritorniamo all’età. Come “diritto alla conoscenza” tutti possono e dovrebbero avere la possibilità di usufruire del mezzo “musica” per crescere e per “stare meglio” tuttavia occorre prudenza e “controllo” affinchè non si usino impropriamente le proprie facoltà, le proprie capacità, le proprie abilità. Un buon insegnante di questo ne deve tener conto.
In generale mi reputo persona abbastanza democratica e "la stupidità umana" con cui molto spesso si è costretti a convivere, filosoficamente forse, può esser considerata un modo di sopravvivenza... anch'esso da rispettare! ( sic ) certo, quando un automobilista mette la freccia a destra e svolta a sinistra, quando "per vedere se c'è buio si accende la luce", quando stupidamente si truffa, si inganna e si danneggiano gli altri, faccio fatica ad accettarla senza "protestare" o lamentarmi... non sono ancora perfetto e saggio come dovrei essere. E' quindi con qualche riserva e scetticismo che accolgo iniziative come: corso di formazione "musicista in ospedale", corso di "musica in culla" corso "la musica della parola"...."col corpo capisco" ed altre iniziative del genere.... ma mi rendo conto che tutto ciò è dovuto al mio background culturale e professionale e che è solamente una mia impressione e nulla più non conoscendo l'attuazione specifica e giudicando sommariamente in base a ciò che leggo attraverso la rete.
L'emozione è strettamente in relazione con lo stato d'animo del soggetto ( con se stessi ). Le circostanze non dovrebbero minimamente influire o condizionare il proprio stato emotivo. In altre parole, quando sai di sapere, quando sei sicura/o di te stesso/a, di ciò che ti accingi ad eseguire, quando con sicurezza sai che quello che stai facendo non è per te un problema, che non ti crea tensione, che è cosa semplice e che comunque vada, tu sai il fatto tuo, bene, in quelle condizioni di assoluta padronanza di se stessi, l'emozione, la paura di sbagliare, il timore di essere giudicati sfavorevolmente non esisterà più. Per un adulto trattasi di "consapevolezza di sè". Mentre per i bambini... la loro "beata innocenza".
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