Domanda: chi ha inventato la musica? Una fra le tante possibili risposte: Dio. Infatti “in principio Dio creò il cielo e la terra”. ( Genesi 1-1 ) e si può ben immaginare il frastuono che produsse questo suo primo atto… anzi si mise poi a proferir parola: “sia la luce! E la luce fu”. ( Genesi 1-3 ) e anche da ciò ovvero dalla “frizione” scaturitasi dalla separazione luce-tenebre, quale roboante musica! Così di seguito, sino alla rovinosa e chiassosa caduta di Lucifero e i demoni ribelli, in opposizione con la scelta di creare un essere vivente “simile a Dio” cioè l’uomo, preso e posto da Dio nel giardino dell’Eden, innocente e ignaro di quanto trambusto il suo creatore fosse in grado di inventare, immaginare e plasmare.
Avrei potuto dare altre risposte alla domanda: chi ha inventato la musica. Ciò che ho postato non era certo la risposta che avrei dato a quello scolaro di 8 anni... Prima di scrivere il post ho riletto volentieri alcuni capitoli del primo volume "musica antica e medioevale" della storia della musica di feltrinelli in particolare "la musica primitiva I" "la musica dell'antico Egitto VI"... avrei potuto citare varie teorie sciamaniche o come Plutarco scrive in De Iside et Osiride..: "<<Thoth era immaginato come il "dio della conoscenza e della sapienza" ma come Ermes Trismegisto, egli fu anche l'inventore della musica">> pagina 285/286... niente citazioni, dopo aver consultato nel vocabolario il verbo inventare, dopo aver riflettuto sul fatto che il senso della domanda era il desiderio di sapere chi in origine avesse "inventato, creato, ideato la musica" tralasciando il fatto di descrivere come la musica la si inventa, ovvero la si realizza ogni qualvolta la si attua ecc.. nonchè dopo aver riletto la Bibbia ( Genesi ) e associato nella mia mente altre conoscenze prese dal Corano ( vedi Jblis e caduta demoni ) ho postato a Voi carissimi colleghi di Edumus una, ripeto una, fra le tante possibili risposte. Senza polemizzare con le precedenti risposte date e senza voler polemicamente ribattere ad altrui risposte. Ero attratto anche dalla ipotesi di: nessuno. La musica esiste perchè esiste nell'uomo la capacità di percepire suoni e definirli/interpretarli a sua discrezione, con il proprio giudizio, quindi si potrebbe affermare che la musica nessuno l'ha inventata c'è sempre stata e sempre ci sarà, i suoni udibili ( e l'uomo stesso ) fanno parte della Creazione....e secondo una non proprio ortodossa interpretazione cattolico/cristiana Dio, potrebbe essere inteso non come il Creatore ma come "il creato stesso" certo, se si estinguesse il genere umano rimarrebbero forse tracce digitali, partiture, reperti archeologici che testimonierebbero questa particolare agglomerazione di suoni e frequenze "udibili" ma chi ascoltasse detti reperti, ( animali o omini verdi che siano ) quale significato darebbe loro? sarebbero solamente "suoni udibili" o li riconoscerebbe come "musica"?
Se a te non è andata a genio la prima risposta da me data, è perchè, come quel lontano, "troppo lontano" bambino ( a cui hai attribuito l'invenzione della musica ) non eri pronto e maturo per capire che essa non esprimeva una volontà in opposizione al tuo pensiero, ma semplicemente altra posizione o idea a riguardo. Così che, preso da raptus ostile nei miei confronti, ti sei giocato parte della credibilità conquistata su Edumus.... coraggio, non temere, quel Dio in cui credi.... ti vede e ti guida ( forse ) saluti e buon Natale.
***** vivi amando ogni cosa e la vita ti sorriderà sempre ***** L. V.
> - Come oggi si puo 'avere musica'
> attraverso emule ecc .. quindi la rete p2p

“avere musica”. Inteso come fruizione musicale, ovvero accesso e diffusione della musica con strumenti idonei e quindi in altre parole con la tecnologia disponibile. Se l’uomo primitivo affidava questo compito acustico/semantico alla voce o tramite strumenti percussivi, con l’avvento della scrittura su pergamena o con carta stampata la diffusione della musica divenne più universale e complessa, nonché specifica e professionale. La fruizione della musica si globalizzò ulteriormente allorché a fine ottocento l’invenzione o meglio la scoperta della possibile comunicazione di informazioni sonore a lunga distanza tramite corrente elettrica si aggiunse come tecnologia disponibile sia per produrre, riprodurre e tramandare “musica”. Gli strumenti musicali elettrici prima, quelli di sintesi digitale poi, insieme a supporti riproduttivi e conservativi contribuirono all’evoluzione stessa della musica modificando profondamente anche prassi divulgative e fruitive. “Internet” appunto come ciliegina sulla torta o meglio come tecnologia disponibile attualmente, non è che uno dei tanti mezzi per “avere musica” così come lo sono i telefonini, le radio, le tv, i nastri magnetici, i dischi ecc.. L’informatica quindi intesa come tecnologia, come codifica, elaborazione e trasmissione dati, in ambito musicale ha profondamente modificato prassi d’acquisizione e fruizione della musica nonché stilemi, forme e … musiche appunto. Ma, ad ogni cambiamento, o passaggio evolutivo se così vogliamo definirlo, l’uomo dovrà adattarsi e nell’adeguarsi per “avere” dovrà “lasciare”….così come “perduta” la sapienza costruttiva di Bach, Mozart, Beethoven …. strumenti musicali come ad esempio il pianoforte, non hanno più funzione divulgativa e innovativa lasciando come unica possibilità il solo recupero in ambito storico e filologico…. generi musicali come quello sinfonico o lirico ad esempio, relegati da tempo nella dimensione celebrativa e storica quasi sempre obsoleta… insomma cara Musica o forse....Homo Musicus: quo vadis? E poi, come posso credere a chi dice che la tecnologia non c’entra nulla con Bob Dylan? Sarebbe come dire che il denaro non fa l’uomo ricco….. se questo menestrello o meglio, se le sue canzoni non fossero state diffuse con i mezzi tecnologici di cui sopra, probabilmente non saremmo qui a scrivere di lui… se Chopin, non avesse avuto il pianoforte avendo a disposizione solamente bongos e maracas probabilmente non saremmo qui a parlar di Chopin. Ben venga Internet quindi con tutta la sua tecnologia. E se alla musica per aver, lasciar dovremo…sia come sia, del doman non v’è certezza.
> ... ",,,,," ... il tuo messaggio è banale,
> scorretto, fintamente complicato, e non ha niente
> a che fare con il topic.

ciao ".....", dunque: "banale" ovvero privo di originalità e distinzione.... "scorretto" ovvero di esecuzione difettosa per varie e vistose inesattezze formali....
"fintamente complicato" ovvero l'opposto di semplicemente vero....

> Io ho consigliato un preciso percorso tematico,
> con riferimenti ai programmi, agli autori.

bene, buon per te.

> Tu hai fatto uno sproloquio passando dall'uomo
> primitivo (150 mila anni fa, più o meno), alla
> musica su pergamena (e non su papiro, quindi direi
> che passiamo diretti al IX secolo), alla fine
> dell'800 con la riproduzione e poi a internet.

"sproloquio" ovvero discorso fastidiosamente lungo, macchinoso e inconcludente...

> Più preciso di così direi che c'è solo una tesina
> di storia della musica del conservatorio!  

il riferimento alla "tesina di storia della musica del conservatorio" immagino vada interpretato come sopra... ancora una volta ciò che sappiamo di entrambi ci condiziona....?

> Ma va là...

insomma, io mi chiedo pubblicamente dove sta andando l'homo musicus o la "Musica" e ricevo in risposta: ma va là... ma va là dove? no, non ci siamo proprio. saluti.
....non certamente l'attuale tecnologia ci ha fatto perdere la sapienza costruttiva di Bach, Mozart, Beethoven che era e rimane in relazione con quella (tecnologia) allora in auge.... e proprio per questo ( dal punto di vista del comporre ) non più necessaria in pratica. Ciò non vuol dire che la sapienza costruttiva non possa essere verificata e apprezzata anzi.... ciò che è perduto è la capacità nel compositore attuale di aver le capacità loro..... ma ciò, non esclude a prescindere, altre capacità.... rimanendo tale la musicalità insita... che come ho già affermato altre volte è della stessa natura...
La musica ha in sé elementi che possiamo definirli di natura logica e razionale riscontrabili nel tessuto stesso del suo articolarsi acustico. Suoni ad altezze diverse, organizzati, costruiti su base logica e sequenziale nonché aventi caratteristiche timbriche e di durata ben definita. Matematica quindi ma non solo. La musica, oltre il costrutto semantico intelligibile, ha in sé elementi specifici tali, da renderla archetipo di precipua e peculiare caratteristica evocativa, emozionale. Non “chiarisce” quindi l’idea ( il sospetto ) che la musica sia molto matematica e quindi poco comprensibile ai letterati anzi, trattasi di idea pregiudizievole da confutarsi. Né la letteratura, né la matematica né tanto meno la musica possono arrogarsi il diritto di appartenere esclusivamente nell’ambito della lucida logica sequenziale o viceversa appartenere esclusivamente nell’ambito irrazionale ed emotivo. Forse che il letterato non sa far di conto? Forse che il matematico non può emozionarsi?
"Educare alla musica" cioè rispettare ciò che di buono vi è in essa. A questo credo però non consegue che tutti siano tenuti a conservare, tramandare, tutelare e sviluppare musica.
Carissimi colleghi forumisti denigratori, “.....” ha scritto: “la scuola ha il sacrosanto dovere di esigere un rendimento alto” orbene, il punto è proprio questo. Dal momento che il Conservatorio di musica per legge è Istituto di alta cultura ovvero a.f.a.m. l’esigenza di tutelare e valorizzare ciò che si ritiene esser artisticamente e musicalmente “alto” fa si che inevitabilmente non a tutti sarà dato veder esplicarsi tale grandezza… Vi sarete chiesti probabilmente cosa sia effettivamente “alto” dal punto di vista musicale e didattico, se sia il genere di musica di per sé sufficiente a rendere alto e artistico il livello o se invece non sia il modo, il come tutto ciò che si attua in musica nei Conservatori a renderlo tale. Nè l’uno né l’altro ovviamente. Nessun “contemporaneo” credo ammetterà che esiste oggettivamente un genere musicale più “alto” artisticamente rispetto ad altri generi musicali né ammetterà che solamente in Conservatorio sia possibile fare musica ad alto livello… ergo, l’alta formazione artistica musicale non può che essere un’auspicio, un’idea, un precetto a cui “tendere” ma che sappiamo bene irraggiungibile perché ogni qualvolta ci avviciniamo….esso si allontana. Facile quindi confutare in termini di reale status quo la situazione di queste Istituzioni e giudicarle non all’altezza del loro compito. Più difficile saper vedere in esse quella grandezza didattico-musicale e Istituzionale da tutti richiesta e auspicata. Più difficile ma esistente. E, dove trovarla se molti allievi diplomati poi non troveranno occupazione o non svolgeranno attività…. Se il merito riconosciuto in sede scolastica, poi non è premiato altrove? Vuoi vedere che ciò che qui è alto là è basso? Ciò che qui è merito là è ritenuto merito fasullo? Può essere. Anzi certamente è così ma allora? Questa vera o presunta “alta formazione” nei Conservatori di Musica in che modo dicasi esiste? E quando esiste?…. Il quando e il come mi è chiaro ed è per me fonte di benessere ma, per quale ragione dovrei dirlo a Voi, miscredenti?
concordo pienamente, l'unica cosa che mi sento di confutare sta nell' "errore voluto" . Preferisco non considerare, anzi aborro, la musica come frutto di "errore voluto" anche se so possa esser una eventualità causale, perciò non sempre arte è Arte così come la musica che, non sempre è Musica. Tuttavia si potrebbe pensare anche in altro modo ovvero: la musica in quanto tale, tutta la musica in quanto musica è musica ( per questa ragione non ho dato altre definizioni alla musica... ) e che quindi la volontà del creatore che sia buona volontà o erronea volontà.... non ha nessuna importanza, perchè nel momento dell'esistenza come musica diviene oggetto, cosa, materia, sostanza.....entità...
Anch’io come “......” vorrei, negli altri, vedere e sentire l’esplicarsi musicale al meglio. L’esperienza mi ha insegnato che qualche volta ciò accade. Le occasioni sono rarissime ma esitono, sono esistite ed esisteranno. Le circostanze che determinano un evento perfetto o quasi perfetto dal punto di vista musicale, anche se a volte non avresti mai ipotizzato in quel contesto o in quel modo, possono realizzarsi. Per “grazia ricevuta” ne gioisci e ringrazi.
La memoria che ho di musica, luoghi, personaggi, molto spesso mi precludono conoscenza e partecipazione, lo confesso. Può capitare altresì, “casualmente” di assistere ad un evento piacevole ed edificante, in fin dei conti, la ricerca di buona musica è per me una costante.
Il guaio è che, ogni “performance”, è si reiterabile, ma “alla seconda” è già altra cosa. L’equivoco si manifesta ed è evidente allorquando il personaggio    ( strumentista, cantante, direttore d’orchestra, compositore ecc.. ) così come valutato, rimane tale anche a lunga distanza…. Inibendo perfino a sè stessi una sfavorevole critica qualora la “performance” non sia delle migliori.
Per la semplice ragione, cioè per il fatto che vivendo, diveniamo, ciò che si realizza è contestuale all’età. In meglio verrebbe da dire, ma non sempre è così, anzi se come “enfant prodige” ti sei rivelato e distinto, in seguito ciò potrebbe venir meno. Tuttavia probabilmente è verosimile che se un bimbo sa realizzare perfettamente se stesso musicalmente, potrà farlo anche in seguito.
La perplessità comunque rimane: la crescita fisica e culturale quanto determina una migliore musicalità se già come “attitudine-predisposizione” nell’infanzia si è esplicata ed è stata riconosciuta “perfetta”? In altre parole se la perfezione non è perfezionabile, e già una volta hai potuto esprimere questa perfezione musicale perché non dovrebbe ripetersi ad ogni “performance”?
Per la semplice ragione, cioè per il fatto che vivendo, diveniamo, ciò che si realizza è contestuale all’età. In meglio verrebbe da dire, ma non sempre è così, anzi se come “enfant prodige” ti sei rivelato e distinto, in seguito ciò potrebbe venir meno. Tuttavia probabilmente è verosimile che se un bimbo sa realizzare perfettamente se stesso musicalmente, potrà farlo anche in seguito.
Insegnare musica in un contesto educativo presuppone a monte l’idea ( il credo ) che “la Musica” sia o abbia in sé componenti tali da esser considerata universalmente un valore da perpetuare…da insegnare appunto. Condivisibile quindi, il tuo “amo la musica” e “trasmettere la passione e l’amore che ho per essa”. Tuttavia, se dal punto di vista di colui che insegna, questo amore è necessario, oserei dire quasi indispensabile, chi può dire che ciò debba essere anche il fine a cui tendere? Mi spiego meglio, è l’amore per la musica il fine ultimo? o non dovrebbe essere piuttosto la musica stessa, dal momento che sappiamo esistere infiniti gradi e modi d’amare? In linea di principio potrei convenire con te quando affermi “il primo compito che un insegnante dovrebbe tentare di svolgere è quello di far interessare quanta più gente possibile alla sua materia” a conferma del valore ad essa ( la Musica ) universalmente attribuito, ma aggiungo; senza dimenticare che fortunatamente questo valore non è il solo a disposizione dell’essere umano, esistono altre entità, altre discipline, altre materie e saperi egualmente validi e condivisibili. Perciò, se alcuni allievi si allontanano dalla musica non sempre è perché non amano la musica, ma perché vedono o intravedono altre possibilità di realizzazione, altri campi d’azione in cui esercitare al meglio le proprie facoltà, le proprie attitudini, le proprie predisposizioni.
<< La figura di R. Schumann è molto emblematica di come in quel periodo certe manifestazioni estreme della psiche umana venissero diagnosticate e trattate sia da parte medica che dalla comune morale dell’epoca. Certamente nel musicista Schumann si evidenziarono tratti psicotici di disagio interpersonale pur nella riconosciuta notorietà e genialità musicale. Già quindicenne alle improvvise morti della sorella e del padre, l’ansietà, alternata a momenti meditativi e di isolamento, fu caratteristica peculiare della sua personalità. Così come quel senso di derealizzazione ( stato mentale caratterizzato da un cambiamento nella consapevolezza del mondo esterno ) attribuitogli alla fervida fantasia ed alla ricca vita immaginativa e che per alcuni psichiatri fu “la prova” dei suoi disturbi mentali. Lo stato di confusione mentale di Schumann divenne di pubblico dominio dopo il tentativo di suicidio compiuto nel febbraio del 1854. Sofferente per un grave episodio depressivo Schumann, che all’epoca viveva a Dusseldorf, lasciò la sua casa in veste da camera e pantofole e si avviò verso il Reno. Raggiunto il ponte a pedaggio, si gettò all’improvviso nelle acque gelide del fiume. Purtroppo per lui, fu ricoverato in una clinica privata diretta dal Dott. Richarz che da autentico psichiatra strizzacervelli “organicistico” lo curò molto probabilmente troppo o male. La moglie stessa pare aver fatto pochi tentativi per farlo dimettere o procurargli cure migliori forse perché “distratta” dal giovane amante Brahms… comunque sia, nel giugno del 1856, Schumann muore. >>   tratto dal libro Musica e Medicina di J. O’Shea
next