Visto i tre punti esclamativi mi pare convinzione estremamente radicata però qualcosa nelle parole da te usate non mi torna, per prima cosa credo che anche Gesù, il Buddha, Gandhi non partissero da zero nelle loro convinzioni ideologiche. Il pensiero loro è loro perchè a loro attribuito ma prima di loro altri hanno affrontato le stesse tematiche... se mai ognuno tenta come può di "affinare"... di precisare compiutamente le proprie idee il proprio pensiero e la propria fede ma la sostanza, l'origine, ovvero dare risposte a determinate domande è comune. Detto ciò quindi non credo sia solamente il "differenziarsi dal pensiero altrui" anzi è nella ricerca e nella spiegazione di esigenze umane comuni che trova esplicazione il pensiero di queste grandi anime, in altre parole trattasi di non pensare come gli altri qualora sia erroneo il pensiero altrui... e qui entrano in gioco verità, giustizia, libertà ecc.. D'altra parte, non a caso cervello e anima sono cose che reputiamo di ordine diverso perciò "grande anima" non è solamente pensiero ma anche fede, vicinanza a un qualch' cosa che non è solamente concettuale... ma spirituale appunto....
Per me Mozart è un genio della musica e un uomo di grande spiritualità. Se così non fosse, non avrebbe potuto scrivere ( creare ) la musica che ha scritto.
Il contesto strutturato ( in questo caso "triennio" ) è per tutti. La differenza fra uno studio pianistico dispersivo e uno studio precisato è nelle mani, nella volontà, nella musicalità e nella cultura di chi insegna e ( sopratutto ) di chi studia.
La mia non era una risposta ostile nei tuoi confronti, era una risposta al post e a quello che vi era scritto. Nulla di più nulla di meno. Se i programmi del triennio per te non sono seri, almeno l'accortezza di spiegarne il motivo, in modo da argomentare il tuo giudizio con fatti riscontrabili... altrimenti com'è possibile un sereno e pacato confronto dialettico?
Condivido alcune tue affermazioni ma l'attribuire il progressivo scadimento dello studio musicale ai Conservatori di Musica nella loro nuova formulazione didattica, non ancora compiutasi, attraverso il reclutamento di cani e porci non mi trova concorde. Può darsi che qualche elemento non sia all'altezza del compito, tuttavia non va dimenticato che il come suonare non lo si apprende solamente dall'insegnante di turno. Gli esempi interpretativi ( i grandi interpreti ) ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre, chiunque può attingere ai loro esempi inoltre non dimentichiamoci che il talento musicale e la volontà di studio dipendono dall'allievo.
Il rischio impiegatizio è possibile, insegnare senza più energia ed entusiasmo sedotti da un tranquillo "tran-tran" accademico può accadere, i percorsi e le aspettative di vita possono mutare strada facendo, inoltre alcuni insegnanti possono non piacere o non essere all'altezza... le diversità, le qualità, i talenti ...esistendo, determinano differenze, questo è nell'ordine naturale delle cose. Personalmente avendo avuto ogni sorta d'insegnanti pur nelle loro peculiarità e diversità ognuno mi ha lasciato qualcosa di suo....o forse ero io che prendevo da loro ciò che mi interessava....fatto sta che: si, l'insegnante ha un ruolo importantissimo soprattutto se trattasi di un insegnamento così particolare e specifico come quello strumentale tuttavia è nell'allievo stesso il suo divenire. L'insegnante può fare da guida e da supporto per un "tot" periodo di tempo ma poi ognuno deve saper trovare la sua strada e vivere autonomamente
Visto che mi tiri per i capelli e che vorresti un parere fra la tua elaborazione e quelle con te a pari merito ebbene…..non ti accontenterò questa volta, ma per non apparire scortese verso tutti i partecipanti all’esperimento proverò a descrivere le motivazioni del “semplicemente geniale” attribuito dal sottoscritto all’elaborazione n. 3. La semplice ripetibilità è noiosa. L’elaborazione musicale quindi se sapientemente intesa come variazione e articolazione in divenire di elementi dati, risulta essere più efficace là dove meglio formulata in relazione appunto a questa necessità musicale ( no monotonia ). In questi esperimenti quindi le varianti tecniche adottate davano più o meno l’esito sperato e coerente con l’assunto della premessa. Nello specifico caso dell’elaborazione n. 3 ad esempio le diverse articolazioni ritmiche della “mano sinistra” ovvero dell’accompagnamento armonico che a differenza delle altre composizioni si svolge e si articola diversificandosi maggiormente. Inoltre l’abilità sapiente di abbellimenti e ritmi variegati ha reso bene il carattere scanzonato e capriccioso della romanza. Anche il ritmo ovvero la velocità metrica non va trascurata. Essendo l’esperimento basato su un tema dato ( e quindi riconoscibile ) va da sé che molta importanza ha l’attinenza con detto tema e la velocità esecutiva, acquista valore in coerenza appunto con il brano originale. Quindi componente di merito è propriamente questa velata coerenza con l’originale tema dato ma contemporaneamente la profonda autonoma originalità elaborativa, essenziale, sintetica e sapiente. Come “genialità” o se volete come felice intuizione musicale, è senza dubbio il passaggio al “più calmo” della fase centrale del brano, il suo posarsi e rilassarsi per poi riprendersi con un breve accelerando, concludere rapidamente e tornare al tema iniziale ... è splendidamente realizzato. Detto questo però, va anche sottolineato che reputo ben fatte anche le altre elaborazioni. Ma come più volte già espresso in precedenza, anche nei grandi compositori del passato si notano diversità di livello realizzativi perciò, forza… alla prossima.
Conosciamo bene gli accenti forti e deboli, il ritmo binario e ternario ma, quali i punti deboli o forti del musicista “tout court”? esistono tipologie valutative o caratteristiche riscontrabili che si evidenziano proprio per il fatto di essere musicisti? Io avrei qualche idea in proposito: innanzi tutto così come la musica viene collocata in ambito artistico/culturale e prevalentemente quale strumento evocativo o suscitatore emozionale, così è per il musicista creatore o interprete che sia, il quale socialmente parlando ne rappresenta l’artefice o il tramite di questa dimensione emozionale finanche spirituale. Dal volume 1° della storia della musica di Feltrinelli:

*** In generale il musicista è assai stimato nell’esercizio delle sue funzioni, poiché è considerato come il possessore di un più alto potere. Ma è anche temuto e disprezzato; onorato in pubblico ma evitato in privato. La sua facoltà di comunicare con il mondo degli spiriti lo fa apparire quasi una figura sinistra e più una comunità teme il suo potere, più cerca di tenerlo lontano. Ma poiché ne ha anche bisogno, non può bandirlo completamente, così lo accetta segretamente o apertamente, ma nello stesso tempo lo respinge poiché non sa perdonargli il suo potere superiore***

Personalmente avrei scritto “il suo potere evocativo” più che superiore e di “sinistro” credo sia solamente per alcuni imbecilli… ma non è questo il punto. Vediamo quali tratti comuni condividere.. certo, se musica è energia sonora, suoni e ritmica, vibrazioni sonore ( frequenze ) più o meno organizzate, se l’assenza di musica è silenzio, va da sé che l’esposizione continuata e assidua a ciò, può determinare “squilibri” di vario genere e di varia natura. Squilibrio riscontrabile per esempio a livello linguistico qualora l’uso della parola, venga inibito e trascurato, squilibrio a livello emozionale e psichico qualora l’assuefazione musicale divenga una droga. Non a caso quindi questo allontanamento ai margini del sociale, non a caso quindi il depauperamento politico, non a caso quindi una sorta di benevola accettazione ma, anche nei momenti di massima esplicazione, riconducibile subitamente nel proprio ambito settoriale. Lasciando per il momento risvolti più deprimenti che forse per riconosciuta alienazione il musicista da sé si procura, ritorniamo al tema: quali secondo voi i punti di forza e quali i punti deboli?
> Bisogna studiare per sapere, e studiare ancora di
> più per capire,
> sapendo che non si sa mai abbastanza e che non si
> ha capito mai abbastanza.
> Quando si ha finito di studiare e si pensa di
> sapere abbastanza bisogna
> invece convincersi che si sa meno della metà di
> quello che si dovrebbe
> e allora si ricomincia a studiare, e così via...
> Poi arriva il giorno dell'esame
> e uno va là e gli racconta quello che sa e che ha
> capito, sperando che a loro
> basti. In genere a loro basta poco ( il ché non è
> una buona ragione per sapere poco ).
> Se non basta nemmeno a loro vuol dire che non si
> sa un accidente.


perfettamente concorde.
musica sacra: arbitrio lessicale e semantico ad uso e consumo dei contemporanei.
Pur sapendo e riconoscendo l'appartenenza al regno animale, l'uomo ha declinato per sè una particolare specie: quella umana appunto. A nessun musicista... ops a nessun uomo quindi può far piacere l'epiteto di "animale", anche se per alcuni ciò può apparir cosa di cui vantarsi. Se detta distinzione è motivata da esigenze etiche, va da sè che "amare gli animali" è da intendersi con accento benevolo e nulla più. Infatti, di ben altro valore e caratura è l'amore umano, caritatevole o filiale esso sia.
Infatti, tanto diversi non sono. Quando si ha 14-18 anni la differenza culturale potrà essere già di tipo umanistica, scientifica, linguistica o finanche musicale ma derivante più dalla famiglia e dall’ambiente cittadino o provinciale in cui si vive che dal percorso scolastico o di studio effettivamente svolto.
Perciò condivido poco il taglio prospettico accennato da “.....” ( ovvero la negazione assoluta di sbocchi lavorativi per chi frequenta il liceo ) né il catastrofismo di “.....” né la reale ma parziale visione di “.....”. Cercherò di chiarire.

Il liceo inteso come liceo è visione corretta e in linea con il progetto di riforma, tuttavia non dobbiamo dimenticare che questi licei musicali nascono non solamente per sopperire alla lacuna di tipo musicale in ambito scolastico nella fascia licei appunto ma anche con il compito o meglio, come collegamento e preparazione per il successivo eventuale proseguo accademico in ambito musicale. Da queste due differenti esigenze una di tipo culturale l’altra più specificatamente professionale, entrambe legittime e perseguibili, nasceranno contrasti e conflitti, speranze e delusioni ma così è e così deve essere…l’ottemperare queste due tendenze entrambe ripeto legittime e funzionali, sarà per i nuovi docenti preposti all’insegnamento ed alla pratica strumentale compito delicato e arduo. Con allievi motivati, la responsabilità di una preparazione all’altezza del futuro inserimento in ambito accademico e professionale, per allievi incerti e dubbiosi, poco inclini all’esercizio quotidiano e poco motivati strumentalmente la responsabilità di un apprendimento culturale/musicale degno e consapevole. Tradizionalmente, il procedere e la valutazione esecutiva, il livello strumentale interpretativo di ogni singolo allievo avviene con prove d’esame basate su tracce programmatiche già predisposte e specifiche. Tuttavia e per fortuna ( aggiungo ) l’insegnante nei licei dispone anche di altri strumenti valutativi come il voto (!) voto di merito o di profitto generalmente inteso. Non che il voto in sé sia così pregnante ai fini disciplinari o d’indirizzo, ma in questa fascia d’età la valutazione sintetica espressa tramite un voto nei scrutini di classe, rimane a mio giudizio un’indicazione importante e strumento utile sia per l’insegnante che per l’allievo che per la famiglia. Si, il voto, gli scrutini, i giudizi scritti a fine quadrimestre, la corresponsabilità strutturata ( collegialità di giudizio ) fra docenti, sono strumenti utili e necessari a mio parere da ripristinare anche nei corsi di base dei Conservatori….ma, mi chiedo: chi ha la volontà politica per decretare in tal senso?
Caro "....." se proprio ci tieni eccoti una fra le tante risposte possibili.
Un dentista negligente anche se laureato può farti prendere un'epatite devastante come l'epatite c
Un musicista negligente anche senza studi accademici il danno maggiore che può arrecarti qual'è?
Essere disgustato della libertà d'esercizio altrui. Titoli e percorsi di studio non sono il problema... ciao
In prima battuta viene spontaneo commentare ironicamente tale citazione.
Conoscendo la mentalità dei Maestri di Conservatorio non mi stupisce però più di tanto quell’affermazione anche perché questo tipo di retorica era, ma credo sia tuttora in auge e volta più ad accentuare il carattere artigianale dell’apprendimento che ad esprimere un reale dato di fatto, del “saper fare una cosa” inteso come mestiere tramandato ed acquisito attraverso quel contatto individuale e preminente… il maestro e l’apprendista. Logico quindi direi quasi ovvio per il docente attribuirsi e riconfermare ideali meriti di collegamento con il mondo del lavoro anche se l’effettivo inserimento professionale per l’allievo diplomato è cosa assai meno idilliaca di come si auspica o si vorrebbe far credere. Naturalmente l’insegnante vorrebbe che tutti i propri allievi fossero ai più alti livelli ma gli allievi nel loro apprendere si differenziano, conseguentemente dipenderà da loro, una volta completato il percorso scolastico, gestire ed intraprendere, con le sole proprie forze, l’attività lavorativa in modo confacente e funzionale alle loro possibilità nonché migliorarsi, facendo. Quando si tira in ballo l’univoca preparazione concertistica classica come capro espiatorio dei problemi occupazionali in ambito musicale classico, si dimentica che questo tipo di preparazione è idealmente come l’hochpunkt a cui tendere, indispensabile quindi come punto di riferimento accademico e non. Chiaramente non a tutti e non per tutti, questo traguardo ideale è.
Ma, cosa sarebbe se questa difficile meta non fosse più richiesta? Come potremmo rinnovare gli stessi alti livelli interpretativi del passato? Suonare, cantare è cosa semplice e facile, ma suonare o cantare i capolavori musicali eguagliando gli alti livelli interpretativi non è cosa semplice né così facile come potrebbe apparire. Così come né semplice né facile trovare o creare le circostanze ideali affinché chi ha talento e capacità possa rivelare pienamente le proprie doti e il suo “sentire” musicale. La scuola in quanto tale non può che essere ciò che è nel senso che i compiti a lei assegnati sono prevalentemente di preparazione e non di produzione. Tuttavia quest’ultima valenza per le istituzioni afam o Conservatori dir si voglia è riconosciuta e attribuita per legge. Certo se oltre ai compiti prescritti vi fossero risorse finanziarie adeguate allo scopo, le attività di produzione potrebbero essere molto meglio gestite e forse, anzi certamente, anche di più alto livello.
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