Come regola generale didattica, ogni cosa va affrontata gradualmente, dal più semplice al più complesso, dal più facile al più difficile.                   Cantare, imitando l'altrui canto credo sia una cosa facilissima per chi ha un minimo d'orecchio musicale, il cantato melodico invece necessita a priori di una lettura e un riconoscimento della grafia notazionale sul pentagramma che anche se elementare è pur sempre cosa da acquisire razionalmente e con la pratica....le lettere dell'alfabeto si imparano per poter scrivere le parole il solfeggio s'impara per poter decifrare la scrittura musicale. Naturalmente prima occorre la teoria che in quanto tale, collega il segno al significato. Va da sè che, a chi non interessa leggere la musica scritta può benissimo non usufruire di questa abilità visiva..... appunto, prima di leggere le note sul pentagramma occorre conoscere il loro significato grafico in rapporto e correlate alla funzione, ritmico - nominale ....
Il "saper solfeggiare" vuol dire essere in grado di decifrare e riprodurre correttamente il segno, la grafia musicale ( tradizionale-classica-occidentale ) scritta sul pentagramma. Che lo si faccia tramite uno strumento, il canto, il parlato, che differenza fa? Con qualsiasi mezzo il riprodurre musica può definirsi "solfa" perchè "solfa" può essere la musica stessa. A rigor di logica quindi "tutto" potrebbe apparire privo di senso. Secondo me invece, nell'ambito musicale, ( ma non solo ) tutto può aver senso e valore se attuato nel modo giusto e nel rispetto dei propri compiti qualora chiamati a svolgere determinate funzioni di insegnamento in ambito istituzionale e non. Discorso a parte per quanto attiene la "formazione musicale" in generale la quale, mi sembra non necessiti di specifiche competenze... sarebbe come se per "formazione alla salute" pensassimo necessario saper usare tutti il "bisturi"...
Chi decide la bravura? 1) Chiunque in grado di esprimere un giudizio in merito ( pur esistendo diverse modalità di giudizio, in base all’età ed alla propria esperienza personale ) 2) Chiunque abbia il compito di esprimere un giudizio in merito ( pur esistendo diverse modalità attributive di giudizio, in base all’autorità o alla competenza convenzionalmente riconosciuta ).
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L’esperimento fa capire che il luogo, la modalità, il contesto rivestono molta importanza. La bravura, l’abilità tecnica, di per sé, ha poca utilità e “senso” se elargita fuori luogo. Come disse qualcuno “ una perla gettata nel fango non perde valore, né cosparsa di balsamo è più preziosa, tuttavia non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”.
Vorrei ritornare sull’argomento. Nessun dubbio che l’abilità tecnica, il talento musicale esecutivo interpretativo esista. Ciò che è ben fatto lo si riconosce e lo si apprezza immediatamente. Quando il singolo interprete o più esecutori esplicano tale stato di grazia, ne siamo soggiogati, con gratitudine. Altresì la sua non realizzazione, da noi ogni volta auspicata, può tradursi in motivo di sconforto e delusione. Ma, direte voi, se sai che raramente questo stato di grazia si attua, perché pretendere o esigerlo ad ogni evento musicale? In fin dei conti la musica può anche essere veicolo di semplice intrattenimento…. ludico, effimero, passeggero, perché auspicare questo stato di grazia, questa “richiesta di perfezione umana” in ogni occasione?
Ok, problema mio. Ritorniamo a fagiolo. Come già accennato la bravura esiste ed è facilmente riconoscibile. Così come è riconoscibile a volte la difficoltà attuativa del talento musicale qualora non vi siano circostanze ambientali favorevoli. Proprio recentemente ho apprezzato una giovane brava violinista nell’esecuzione del concerto di Paganini ma direttore e orchestra non brillavano certo come lei. Le orchestre sinfoniche o meglio la tipologia sinfonica ( almeno dalle mie parti ) sembra per lo più intesa come prassi comune da vivere e utilizzare come un “tag” di rappresentanza culturale di taglio celebrativo. Autori classici come Beethoven ad esempio, sono eseguiti sempre con gli stessi difetti, l’enfasi tragico-melodrammatica, l’obsoleto timbro orchestrale, lentezza funerea in alcuni punti e velocità esagitata in altri. Ma perché qualche lungimirante direttore d’orchestra non prova a ringiovanire la musica di Beethoven? Perché utilizzare sempre così tanti archi “lisi ed affaticati”, perché i timpani così “scuri” gli ottoni così “pesanti”… forse che Beethoven è sinonimo di pedanteria, di accademico comatoso, o forse dobbiamo vedere ( subendo inerti ) nell’orchestra sinfonica stessa, nell’organico consuetudinario, nell’abituale, solita ripetibilità di “routine”, quella dannosissima “corruttibilità interpretativa” a cui nessuno vuole porre rimedio?
Già è vero, non esiste la cattedra di preparatore d’orchestra. Le orchestre sinfoniche dovrebbero suonare ed eseguire brani sinfonici su indicazioni interpretative del direttore d’orchestra ma a quanto pare il direttore d’orchestra si limita semplicemente a dirigere. Cioè salire sul podio, gesticolare e… seguire l’orchestra. Ma ahimè, così facendo, quando lo “stato di grazia” di un’orchestra sinfonica si esplicherà o si potrà esplicitare chiaramente?
Esistono gradi diversi di valutazione nonché parametri di giudizio differenti a seconda dell’idea stessa che si ha dell’esplicazione musicale nonché dell’idea stessa che si ha nei confronti di figure professionali e della funzione che attribuiamo loro. Mentre risulta chiara e diretta la valutazione del singolo esecutore nel contesto appropriato e confacente, di diversa natura e più problematica qualora l’esecuzione sia frutto di collaborazione reciproca.
Per intenderci già il duo può rivelarsi momento ideale per entrambi ma anche rivelare diversità di…( bravura ) fra l’uno e l’altro e così di seguito per formazioni cameristiche o gli ensemble strumentali che si caratterizzano proprio dal grado di livello dei singoli componenti e dalle loro capacità di omogeneizzare, suonare insieme, divenendo un tutt’uno. La faccenda si complica ancor più quando a questo ensemble strumentale, a questa orchestra si aggiunge la figura del direttore. Componente “altro” rispetto gli effettivi esecutori ( strumentisti e/o cantanti ) i quali potrebbero benissimo farne a meno. Tuttavia il numero dei componenti nonché situazioni di particolare “ambaradan” come gli allestimenti lirici e quant’altro è procedura abituale dotarsi di direttore d’orchestra per agevolare tempi e modi attuativi. Questa figura accentratrice, è per alcuni, vista come “identificazione stessa e diretta” del risultato finale, ovvero come primo artefice al 100 % del livello esecutivo dell’orchestra stessa. Ma ahimè, mentre è palese ed inconfutabile che il singolo esecutore sia il solo ed unico responsabile dello “stato di grazia” di se stesso, pur utilizzando come mezzo espressivo un oggetto sonoro, ( strumento musicale ), per quanto riguarda il direttore d’orchestra com’è plausibile attribuire a lui, il merito di questa “ideale perfezione esecutiva” se sono altre persone che in effetti suonano? Certo direte voi, è proprio nella misura in cui un direttore d’orchestra sa “cavare” il meglio da questi strumentisti a renderlo bravo, in fin dei conti il plauso a lui è anche plauso all’orchestra stessa…ummm. Ok, ma quali doti dovrebbe avere per fare ciò?
Quale talento occorre per far sì che altre persone diano il meglio, siano indotte ad esplicitare il loro stato di grazia? Più denaro? Se venissero pagati di più suonerebbero meglio? Se venissero frustati suonerebbero meglio? Se perdessero il posto o la retribuzione suonerebbero meglio? Forse sto banalizzando l’argomento, sorry. Torniamo al nocciolo. Se fosse vero il fatto che la bravura del direttore d’orchestra si evidenzia indipendentemente dall’orchestra e dalla musica eseguita com’è possibile verificare ciò? E ancora, ogni orchestra ha il suo“quid” particolare che la distingue indipendentemente dal direttore di turno? Bene, ripeto, dalle mie parti ( non voglio esagerare con le generalizzazioni ) le orchestre sinfoniche sembra abbiano assorbito uno stile interpretativo, ops mi correggo, uno stile esecutivo frutto di “corrotte” interpretazioni. Se siano stati i direttori balordi o gli orchestrali mediocri, la “routine” o l’ambiente musicale stesso è tutto da analizzare e verificare. Da questo dato di fatto l’affermazione precedente dell’inesistente direttore “preparatore” e “interprete”. Per esser più chiaro dovrei postare con esempi specifici qualche video di you tube ma credo sia più saggio lasciare per il momento queste problematiche locali e guardare là dove esiste realizzato al meglio la musica sinfonica. Un’ultima nota di colore, in relazione a gli ultimi infuocati thread di alcuni amici user. Il gioco-forza di tutta la diatriba, l’incazzamento e le polemiche a seguito del "....." direttore d’orchestra sono anch’esse conseguenti. Come fenomeno di costume e quindi come dato culturale anche il ruolo del direttore d’orchestra può esser usato e sfruttato a dovere proprio sulla base di queste ambivalenti prerogative funzionali. D’altra parte che dire del festival “ruttosound” dove la bravura del “ruttatore” è misurata e valutata in base ai decibel?
Infatti, probabilmente non tutti i Conservatori o IMP hanno la possibilità di coinvolgere un'orchestra sinfonica per questo tipo di prova d'esame anche se auspicabile. Personalmente ho avuto la fortuna di studiare in un luogo in grado di darmi la possibilità di eseguire con un'orchestra sinfonica il concerto previsto portato al diploma. Tra l'altro senza chiedere collaborazione esterna che a volte è controproducente, l'orchestra era formata da studenti e insegnanti del Conservatorio stesso così come deve essere... Tutt'ora ricordato come evento musicale di buon livello. Le lagnanze in merito a seguire di altri forumisti sono motivate dal desiderio di veder riconosciuto ai Conservatori quel ruolo accademico di alto livello così tanto ed enfaticamente sbandierato. In altre parole una critica benevola con una punta di rammarico... che condivido pienamente. Sino a quando tutti i Conservatori e gli IMP saranno "alta formazione" ma la situazione reale è quella che è, le critiche pioveranno a iosa. Forse è tempo di decidere quali pochi Conservatori in Italia siano da considerarsi "Alta formazione accademica" e quali pre formazione accademica.
Dare dell’ignorante o dell’imbecille a qualcuno è cosa assai diversa che storpiare un nick anche se omonimo con il proprio nome e cognome. In entrambi i casi tuttavia si evince la volontà di schernire, di colpire, di discreditare, tramite il linguaggio semantico scritto e come rivalsa, l’altrui user, ovvero desiderare ogni volta, riaffermare, a tutela del proprio io, la propria orgogliosa identità ritenutasi compromessa, o sminuita, o ferita o migliore.
Orgogliosa appartenenza, onore, vanto, prestigio… parole spesso e volentieri usate e invocate sia da politici che da altri personaggi pubblici. Altre volte invece spesso evocate negativamente come esempio e fonte di superbia umana e di emarginazione.

“Difficile riempire una coppa quando è già piena”.

Certo, insulti e giudizi dispregiativi alla persona, andrebbero evitati in un forum di educazione… così come le pallottole, le pietre e le frecce avvelenate, ma questo il punto, dalle parole “contro” possiamo difenderci ( anche senza bisogno di moderatori ) basterebbe non aggredire a nostra volta non! rispondendo a tono ma soggiogando e controllando saggiamente sia i sentimenti ostili sia le forme aggressive di comunicazione.
Ovviamente l’utente che abbia scelto un nick omonimo al proprio nome e cognome sarà maggiormente esposto nella protezione personale, ogni qual volta presuma esser ridotto a lumicino o sminuito dall’altrui presenza, si ribellerà, scalpitando, deplorando e minacciando a destra e a manca.
Anche qui insomma la terribile difesa del proprio territorio magari faticosamente conquistato a suon di vuvuzelas, di thread e di post. Solamente che qui il territorio è puramente virtuale….! Che dire, tra l’altro, l’uso usuale di nickname fantasiosi è proprio per una maggior salvaguardia di questa riconosciuta tipicità dei forum di rete. A conclusione, se il suggerimento non verrà male interpretato come provocatorio, a "....." consiglierei a tempo debito di “ritrovare se stesso” all’interno di Edumus partendo magari questa volta da un nick “anonimo”, come ad esempio: Fragolino, Toruk-Marcber, Fabiola 1, Billy-Capoccia, Il Gladiatore, Mb3, Jack-Berry, Fra Giovanni, Il pesciolino d’oro, Ubu…
Non sono certo uno stinco di santo ma, sentendomi chiamato in causa come insegnante di Conservatorio direi che se c’è una cosa da evitare nei rapporti fra insegnanti e allievi, fra docente e discente, è proprio questa idea che alcuni hanno del sapere inteso come mezzo di supremazia, di potere, come strumento di prevaricazione altrui. Lungi da me quindi lo “schiacciare” tramite una presunta maggiore conoscenza musicale o quant’altro. Per tanto, forse sarà stata una risposta dettata dall’ira momentanea o da una visione personale conflittuale con il mondo scolastico specifico dei Conservatori di Musica ma c’è da chiedersi, per quale ragione o motivo specifico classificare gli insegnanti di Conservatorio “pseudo-musicisti”, o “non veri musicisti”? La distinzione personale fra vero musicista e falso musicista posso anche comprenderla come opinione personale, ciò che non mi torna invece è per quale motivo esser insegnante di Conservatorio sia così pregiudizievole da parte tua. Forse dovrei intuirlo indirettamente quando affermi esser lo stipendio statale un’assistenza per chi non sa suonare? Ok, esistono docenti di Conservatorio che non sanno suonare bene uno strumento ma, questo può delegittimare in toto un’intera istituzione, un’intero plesso scolastico? Mi sembra alquanto sommario e privo di raziocinio tale giudizio.
A seguito della visione del film Moonwalker con Michael Jackson e ad un anno dalla sua dipartita, alcune considerazioni e riflessioni in merito.
Nessun dubbio sull’impatto mediatico del personaggio, né sul suo caratteristico stile musicale, canoro e coreografico. Quello che mi lascia sconcertato, perplesso e che vorrei provare a delineare descrivendone i motivi dal mio punto di vista, è la figura stessa del personaggio, la sua valenza commerciale e quella inerente il mito. Il “business” dello spettacolo agisce su vari fronti e con modalità diversificate. Dischi, videoclip, prodotti multimediali, films, gadget, parchi divertimenti e ….spettacoli, ovvero manifestazioni capaci di coinvolgere migliaia di persone attorno ad un palco in un dato momento e per quel preciso evento. Capite bene che migliaia di persone paganti anche solamente pochi spiccioli, possono far incassare cifre da capogiro. Il lucroso introito rende quindi potente l’ingranaggio del “trading” per il concerto e la “performance” dell’artista di turno.
Questa collaudata macchina di produzione pop-musicale americana ma non solo, in qualche modo è sempre per me fonte di inquietudine. Tutta quella gente assiepata, quella marea di braccia alzate, quel saltellare e sbraitare a mo’ di tifoseria calcistica, quel sentirsi indotti ( e come rimanere inerti ) emotivamente, quella partecipazione a volte al limite del grottesco, quel botta e risposta a guisa di tacchini, il ritmo, la danza, la musica, le luci, gli effetti scenografici… se la musica è patrimonio di tutti perché devono esserci gli “eletti” sul palco e i “reietti” sugli spalti? Perché alcuni possono divertirsi facendo musica mentre gli altri ( migliaia ) solamente ascoltare? Ma… è così che deve essere! direte Voi, c’è il cerimoniere, in questo caso l’artista e ci sono i fedeli che partecipano… c’è chi si sacrifica e lavora e c’è chi si gode lo spettacolo…mmm.
Insomma il bisogno di emozioni forti, l’enfatizzare sé stessi o la propria partecipazione all’evento condiviso, l’esaltazione effimera, l’artificiosità, la banalità circense, l’esibizione edonistica, lo “spin” d’affari conseguente, rendono a mio giudizio problematica una qualsiasi valutazione in merito. D’altra parte ognuno di noi è libero di divertirsi come meglio crede perciò se la musica può esser il mezzo per tale fine perché non utilizzarla? Già, divertirsi. La musica quindi come da sempre, veicolo ludico e/o come potente strumento energetico e sensoriale a supporto cerimoniale, a volte fonte misteriosa ed esoterica di esplicazione magica nonchè evocatrice di emozioni contrastanti nell’animo umano, legata ai miti di Apollo e di Dioniso, dal più contemplativo al più selvaggio. Jacko, ha ben rappresentato a suo modo queste ambivalenti caratteristiche tipiche della musica e della danza. Un’artista stregone androgino contemporaneo, fragile, grottesco, onirico. Cantando e danzando musica dal ritmo percussivo, muovendosi a scatti come un robot o come le bande metropolitane in “West side story” vestendosi di lamè, di “strass”, borchie e divise militari, utilizzando maschere e cappello “gangster” alla Borsalino. A mio parere i cosiddetti fenomeni non nascono casualmente, si costruiscono, lo si diventa. Michael Jackson così come per tanti altri, da Jimi Hendrix a Elvis Presley da quella cercata celebrità e fama rimangono soggiogati ed è come se tutta l’energia volta a costruire il mito abbia obbligatoriamente per contrappasso distrutto nel contempo, l’uomo stesso.
No, no, ferma… carissime e belle forumiste. Comprendo bene che anch’io qualche volta mi lascio prendere dallo scetticismo e scrivo in modo estremamente critico analizzando vari aspetti musicali e non ma, ovvia, non esageriamo. Come musici abbiamo il dovere di vedere e descrivere anche i lati positivi là dove emergono. A questo proposito quindi se il tema sulla musica possa apparire strano da un certo punto di vista, è tuttavia possibile considerarlo con un pizzico di ottimismo o meglio ancora, riconsiderarlo, partendo da altri presupposti. I quali certamente non vedono le autorità scolastiche come ostili alla musica ed alle sue manifestazioni. Spiegherò meglio il concetto più oltre. Così come occorre rivedere a mio giudizio, congetture e visioni ultra-nichiliste là dove si afferma “che senso ha visto che ormai di musica nella scuola non ci sarà più nulla” ( forse facendo riferimento alla materia “musica” ed alle recenti riformulazioni ordinamentali ) insomma, io proverei a vedere la situazione sotto un’angolatura diversa cioè a dire: è vero che le difficoltà di veder equiparata in termini culturali ed educazionali la musica come materia e disciplina di pari dignità e valore nei confronti di altre categorie sapienzali più blasonate e privilegiate quali l’italiano, la matematica le scienze e via dicendo esistono realmente, ma sappiamo anche trattasi di questione antica, culturalmente ben radicata nel nostro passato così religioso e umanistico. Attualmente presente quindi più per ragioni ordinamentali e strutturali che reali tant’è che ( e proprio in ciò sta la diversa visione proposta ed ipotizzata ) in realtà la musica, ha e veste un ruolo assai pregnante e “vivo” nella società odierna soprattutto per quanto attiene il mondo giovanile. Tra l’altro, pur con le riserve già espresse in altri thread, occorre notare che sia da parte dei legislatori scolastici sia dal punto di vista politico in generale, questo riscatto culturale della musica ( ovviamente comprendendo nell’accezione musica tutte le tipologie stilistiche ) è da parecchi anni in atto. Il tentativo pieno di ostacoli e veti di riformare la scuola nella sua globalità, vede sia da destra che da sinistra proprio nell’inserimento a pieno titolo della musica in ogni ordine e grado, insieme alle nuove tecnologie di comunicazione, l’esplicazione più evidente. Anche perché è la società stessa che nei suoi rivoli ha amplificato tale domanda di musica. Se mai il problema è un altro ovvero la sua estrema facilità attuativa cioè la possibilità di “far musica” a livelli tali per cui incerto diviene la sua sostenibilità dal punto di vista del valore educazionale e/o culturale, umanistico e/o scientifico. Nel chiudere il post, una postilla, forse poco inerente l’argomento. Nell’attuale fase storica globalizzata a volte penso a quanto sia la lingua italiana, dal punto di vista della comunicazione, circoscritta nel suo territorio nazionale ( a parte le trasformazioni e le accentuazioni linguistiche di contrasto alla massiccia immigrazione straniera come gli accenti dialettali, gli “slang”, le battute gerghiali e altro… ) e quanto sia quindi quasi logico veder così ampliamente utilizzata la musica in Italia come alternativa di comunicazione… oltre al gioco del calcio naturalmente…
avendo memoria, nulla va perduto.
nec solitudo nec multitudo ( Duisburg 2010 )
La stupidità umana si esplica in vari modi. Già altre volte è accaduto di veder persone perdere la vita in questo modo. E la ragione di questa/e mattanze c’è. Ragione intesa come causa non certamente come giustificazione. Ogni qualvolta si impediscono o si vietano vie d’uscita, ogni qual volta si chiudono cancelli o si mettono barriere, al fine di assicurare un’ordinato svolgersi dinamico di migliaia o centinaia di migliaia di persone per convogliarle in un luogo specifico e delimitato, ciò può accadere. Quello che si predispone come tutela e salvaguardia dell’integrità delle persone, in altre parole ciò che viene attuato all’insegna della “sicurezza” è paradossalmente causa scatenante e in primis responsabile di queste/a carneficina.
Stupidità, nient’altro che stupidità! L’irrazionale comportamento della folla è conseguenza di una situazione di per sé irrazionale… così irrazionale che all’accaduto il primo mio impulso è di rifiuto, di condanna e d’oblio. Il secondo, più meditato forse, quello della comprensione e della denuncia… Ma cosa denunziare!? L’irrazionalità umana insita in ognuno di noi? La stoltezza degli addetti alla sicurezza? Gli eccessivi decibel dei DJ “suonatori”? Il merchandising? La partecipazione gratuita all’evento?…
Se ho presente i Live set? Ovviamente! E so anche dell’esistenza di luoghi chiamati “Conservatorio di Musica” dove a volte si tengono corsi di formazione e di ricerca e che come accadde negli anni 1996-2000 cioè oramai più di dieci anni fa il docente in questione ero io e la tematica del corso era : Computer & Musica. Dirò di più, nei pochi giorni a disposizione tutti i partecipanti ebbero modo di elaborare e creare tracce digitali che vennero poi “eseguite”…”suonate”…”offerte” in due saggi-concerto …“epocali”. ( come vedi le virgolette sono necessarie ) Orbene, in riferimento all’attività dei DJ i quali utilizzano tracce elettroniche come mezzo di esplicazione sonora, mi è sembrato opportuno far notare l’inadeguatezza del verbo suonare se non altro per il rispetto dovuto a chi pur nei diversi gradi di abilità e complessità suona davvero uno strumento musicale. Naturalmente non credo ti stupirà più di tanto il fatto che, avendo come background una preparazione pianistica classica nonchè compositiva, l’ascolto di 57 secondi di musica techno ovvero groove mixati a iosa, per me sono più che sufficienti e in un giorno, possono bastare. Detto ciò, ritornando in tema, non è certo la musica ( qualunque tipo di musica ) causa e fonte d’imbecillità. Alla musica attribuiamo un potere evocativo oppure come dicevano gli antichi “il potere di muovere le cose” ma un conto è la musica in quanto tale, un' altro conto ciò che essa può indurre nell’ominide contemporaneo.
E’ per me abbastanza chiaro ed evidente la similitudine comportamentale dell’essere umano con quella visibile del regno animale. Anche piuttosto palese la correlazione stessa di sopravvivenza in rapporto a circostanze similari. Nulla di misterioso dunque se guardiamo alla fenomenologia comportamentale comparando fra loro fenomeni e circostanze con la consapevolezza che ogni fenomeno anche se in un primo momento valutativo potrà apparire incomprensibile e strano ha alla radice come fonte e causa, motivazioni esistenziali. Il bisogno quindi di radunarsi in branchi, in sciami, di radunarsi in massa, aggregarsi anche solo occasionalmente in un luogo e in un tempo precisato è nella nostra natura, nella necessità di incontrare, di comunicare, forse anche nell’esigenza di dichiarare con il proprio corpo, con la propria presenza fisica, con l’esserci, l’idea stessa d’appartenenza. Che sia love parade o pellegrinaggio alla mecca nulla cambia. E sta bene. Ma quando il tetto di una scuola elementare crolla sulla testa di 27 bambini o quando si continua a giocare una partita di calcio pur sapendo che 39 tifosi hanno perso la vita fra gli spalti oppure come accaduto a Duisburg si autorizzano raduni e si gestiscono percorsi fregandosene altamente del numero previsto di partecipanti…. No, ciò non mi sta bene.
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