Se la musica è vissuta e concepita esclusivamente come piacere, come gradevole sensazione uditiva momentanea, come puro godimento acustico, la perifrasi del musicista onanista - epicureo è verosimile.
Vedo che non ha tutti è chiara una sostanziale differenzazione, quella cioè esistente fra cose e persone. Le une, semplici nella loro definizione convenzionale, le altre complesse e difficilmente valutabili proprio per la loro caratteristica fondamentale del continuo divenire. La paranoia, psicosi derivante da convinzioni errate, mi è sembrata parola sinteticamente puntuale ad esprimere la mia opinione in merito al post inviato da ".....", musicista e laureanda in psicologia. Le affermazioni che non condivido sono una di carattere generale e l’altra più specificatamente di carattere musicale. Là dove si afferma “la società che tende sempre più a rinchiudersi in se stessa” e là dove si afferma “esser la musica prodotta, motivo di benessere per l’ascoltatore”. Come può la società richiudersi in se stessa? Quale società? Forse dovrei intendere la società italiana? La società degli intronati? Una comunità forse? Un gruppo di persone…? Che può isolarsi dal resto del mondo…? Probabilmente con queste parole avrei condiviso il pensiero ma “rinchiudersi”…? In un mondo globalizzato pieno di computers, tv, cellulari, notiziari a iosa… la società, tende a rinchiudersi in se stessa? La società non è una cosa che si può chiudere o aprire. La società possiamo concordare e definirla come un’entità astratta atta ad indicare l’insieme di più persone, persone libere di muoversi e comunicare fra loro perciò…. La seconda a mio parere erronea affermazione è l’idea della trasmissibilità edificante diretta ed assoluta della musica. Già più volte dal sottoscritto confutata e dibattuta in altri thread. D’altra parte è diatriba antica, Aristosseno stesso dovette combattere e schierarsi contro gli “igienisti” musicali. L’essere umano in quanto tale, ha necessità di discernere ciò che è bene da ciò che non lo è o se preferite ciò che è bene da ciò che è meno bene. Quindi costantemente alla ricerca ( pro vita ) del sommo bene per sé e/o per gli altri. Questa individuale ricerca è tuttavia in alcuni casi portatrice di valori comuni condivisi in altri casi portatrice di valori non condivisi. Ognuno di noi trova strade diverse, percorsi alternativi e tempi attuativi propri, asincroni. Così facendo o, a Dio piacendo, inevitabilmente si esplicano determinandosi, conflittualità e visioni contrastanti, a volte, anche nettamente di senso opposto le une dalle altre. Una di queste è quella della musica vista come entità esclusivamente di tipo emozionale o come assoluta entità benefica e salvifica. Salvezza e beneficio che riconosco ma non in assoluto. Da questo assolutismo e da queste tesi “pan-emotion” prendo le distanze. Così come dalla generica credenza della musica intesa come veicolo universale di comunicazione fra esseri umani quasi a voler eclissare o dimentichi del fatto che spetta al singolo essere umano decifrare e accettare l’altrui comunicazione. In definitiva direi che, ogni stilema musicale, ogni autore musicale può ma anche non può esser fonte e strumento di comunicazione. Perciò considero la musica stessa in quanto tale, entità dal valore non assoluto, anche se assolutamente e intrinsecamente intrisa e portatrice di umane particolarità. Mettersi a nudo totalmente non lo consiglio a nessuno, nemmeno all’artista più “puro” e innocente….bimbi si nasce ma poi si cresce….prudenza dunque.
Ognuno di noi necessita di esempi quali punti di riferimento. Nell’ambito musicale così come in qualunque ambito umano, la gamma “esemplare” spazia dal prototipo eccelso all’infimo abissale. Dal sommo musicista archetipo di umane capacità, all’artificioso e banale mediocre musicante. Questa “mirabilis” identità può tuttavia ridursi, esautorarsi qualora l’idea stessa non riconosca nelle particolari e straordinarie capacità riscontrate, valore e diversità di merito ma semplicemente differenzazione quantitativa. Cioè a dire a chi uno, a chi due, a chi cinque, ma tutti “egualmente” talentuosi. Quando si rivela il concetto “esser eguali pur nella diversità” ( palese imbroglio dialettico ) a ben riflettere, si nega tale diversità. In verità o sei una cosa o sei un’altra, o sei diverso o sei eguale. Perciò un grande musicista è colui al quale deleghiamo riconosciute ed evidenti capacità in riferimento a specifiche caratteristiche, che possono essere musicalmente parlando, di tipo teorico, tecnico interpretativo, compositivo, direttoriale, canoro, strumentale, didattico, musicologico ecc.. Facile quindi l’attribuzione di tale ordine di grandezza a personaggi del passato tanto più quanto convenzionalmente e a ragione, confermato nel tempo. La possibilità di studio e di analisi, nonché la sua valenza trasmessa dagli insegnamenti rendono sempre valido e rinnovato l’archetipo e il valore. Giudizio esprimibile anche per i contemporanei ma molto più opinabile e succube di altrui pregiudizievoli timori, come il “perdere” certezze acquisite o cose simili. A questo proposito, come collocare i nuovi mostri? Fenomeni da baraccone? Ars nova? Né l’uno né l’altro certamente… anche se il baraccone in effetti esiste così come sappiamo esistente il calibro straordinario ( archetipo sommo ) del Mozart. La difficoltà o meglio l’inadeguatezza "storica" dei dati disponibili per poter esprimere un giudizio valutativo sereno, distaccato e soprattutto il più riscontrabile e veritiero possibile, stà io credo nella frantumazione, oso dire, nella eccessiva omologazione, così falsamente intesa e in parte già accennata ( talenti )… questa “democratica” moltitudine d’intenti, questa omogeneizzazione di valori non omogenei, questa confusione e “contaminazione” di generi musicali, la vorace consumistica sua affezione, la stucchevole esibizione e spettacolarizzazione di ogni evento, il continuo passaggio da una musica all’altra, insomma la tv come maestra superficiale, come archetipo culturale onnivoro e “all-standard”. La musica, anche la "grande" musica, prodotto e campo d’attività umanoide non è immune da tutto ciò, anzi contribuisce in modo massiccio e fecondo a tutto questo “ambaradan”. Perciò come dare ragione a chi vede nei fenomeni recenti un degrado, una falsità d’intenti, una scarsità di valori, quando l’insieme stesso, il contesto in cui operano è di basso livello e di scarso contenuto musicale? Lapalissiano e quasi cretinoide se come pietra di paragone prendiamo Mozart non vi pare? So bene che affermazioni astruse come classico-contemporaneo o promozioni pubblicitarie a “striscia la notizia” possono non essere gradite ma, così va il mondo del trading musicale, il livello culturale di alcuni personaggi rock caserecci e le “cariatidi” risorte da un passato prossimo, lo stantio e il vecchiume dell’opera lirica, la “fiacca” delle orchestre sinfoniche italiane, l’eterna fase transitoria dei Conservatori di Musica, l’assuefazione a tutto e a tutti… poi la marea nera…chiameranno Bruce Willis? no, sembra stiano valutando un’altra soluzione…
1) come musicista e compositore il punto di riferimento ideale del sottoscritto sono Bach, Mozart, Beethoven e pochi altri. Di questi ne conosco e riconosco la grandezza. Grandezza che è nelle loro opere, in ciò che ci hanno lasciato in eredità.
2) ".....", essendo un contemporaneo tanto come me, e vivendo l'ambaradan attuale, pur simpaticamente apprezzandolo dal punto di vista umano, non è certamente un mio punto di riferimento ideale.
Dopo una bella dormita, al mio risveglio leggo…svegliati! Perdindirindina, qual è il problema? Ah ecco, trattasi di “superiorità” numerica…! E sia, comunque qualche dettaglio è bene puntualizzare. Lo scetticismo, frutto di un palese riscontro di ipotesi teoriche mai applicate nella realtà, mi sembra più che legittimo. D’altra parte in questo caso, è veramente concezione educativa “altra” rispetto gli attuali percorsi scolastici che vedono nei cicli: elementare, secondaria di I° e II° grado, università, un progressivo grado di apprendimento, dal più semplice al più complesso e dal generico allo specifico. La proposta/documento del thread, è bene precisare, non è “dei governanti chiusi nelle loro stanze”, non mi pare che L. Berlinguer and Company siano al governo. L’idea della musica come valore formativo utile e confacente per tutti i tipi di scuole è idea antica, per alcuni utopica, ma proprio per questo mai del tutto abbandonata. Anche se, ripeto, essendo la specificità della conoscenza anch’esso valore imprescindibile per una società di “competenze” l’applicazione in concreto comporta notevoli difficoltà. Volendo vedere il tutto da un’altra angolazione, mi sembra che la musica trovi da sé gli spazi e i modi per essere praticata, ascoltata e analizzata, sia all’interno di edifici scolastici che altrove. Inoltre rimane sempre l’esigenza ribadita nel documento, del percorso specifico ( delle competenze in merito ) ovvero quello delle scuole ad indirizzo musicale che più o meno bene fanno la loro parte e che già esistono. Quindi a conclusione, è ovviamente motivo di dibattito e di continua analisi una teoria così estranea alla realtà dei fatti. Comprendere ciò vuol dire consapevolezza e misura di giudizio. Se le parole sull’argomento siano divenute fonte di sconforto o si siano col tempo esaurite o esautorate… nulla osta cercar di farle rivivere.
La qualità del lavoro svolto non mi sembra direttamente proporzionale alla quantità di ore lavorative effettuate. In linea di principio quindi mi sento di dire che insegnare non è zappare, o "fare" fotocopie. Ogni tipologia lavorativa ha una sua specificità sia in termini economici che quantitativi ( orari di lavoro ) appunto. Se 12 o 18 ore alla settimana vi sembrano poche, non potrebbero esserlo anche 24 o 36?
Ogni civiltà ha delle proprie tipologie esplicative che possiamo vedere ed analizzare attraverso fattori religiosi, economici, tecnologici, culturali, politici. Anche la musica quindi come prodotto culturale fa parte ed esprime compiutamente lo stato attuale o storico di tale civiltà. Alcuni uomini rappresentano al meglio questo “quid” culturale divenendo essi stessi, archetipi di cultura e di storia sociale. W. A. Mozart ad esempio, divenuto prototipo di musicista classico per eccellenza, sia per ragioni di appartenenza al periodo classico appunto, sia perchè le sue opere ne rappresentano stilisticamente la summa sapienzale. Stile musicale che a sua volta, ben caratterizza il mondo culturale e aristocratico in auge nell’Europa del XVIII° secolo. Rapporto stretto e correlazione evidente quindi fra ciò che un’autore di musica produce e la società da cui proviene. Anzi potrei affermare che, solamente da una società culturalmente avanzata ed in auge può scaturire una produzione musicale di alto livello. Come già in altri post accennato, le qualità musicali sono sempre le stesse, e risiedono negli esseri umani indipendentemente da momenti storici o collocazioni geografiche. Tuttavia ciò che si produce musicalmente non può che riflettere condizioni e correlazioni culturali. Prendendo a prestito dalle teorie di Darwin, sarebbe come dire: il livello qualitativo della musica non può che essere direttamente proporzionale al grado di sviluppo della società, condizionato e stimolato dal contesto ambientale e culturale della comunità. Perciò nessuna meraviglia se in America anzichè in Europa vi siano più circostanze favorevoli allo sviluppo e all’incremento di “nuovi Mozart”. L’industria cinematografica è volano e sorgente di alto contenuto artistico per i musicisti che ci lavorano. Proverò a spiegare perché. Un compositore di musica, naturalmente dopo aver acquisito competenze e capacità tecniche utili per meglio esprimere le proprie idee musicali, deve confrontarsi con la finalità stessa del proprio operare cioè a dire: quale riscontro la comunità in cambio offre per questa dedizione/produzione. Perciò, nella misura in cui la propria musica diviene motivo di sviluppo e di crescita per sé e per gli altri, sarà possibile ( talento permettendo ) una creazione stilistica di alto contenuto qualitativo. Un compositore di musica, così come un’interprete abbisogna di esperienza esecutiva, ha necessità di “esser motivato” dall’esterno, trovare soddisfazione, stimoli e occasioni di crescita, perfezionare il suo apprendistato e il suo operare migliorando di continuo. Come può farlo se non lavorando, lavorando, lavorando? Allo scopo però gli occorreranno nuove possibilità realizzative, nuove proposte creative, nuove ipotesi ideative come appunto quelle di commentare musicalmente films eroici o epici, films a carattere sentimentale, ironici o comici, oppure di fantascienza, cartoon….forse che in Italia i musicisti compositori che sforniamo dai Conservatori hanno queste opportunità? Forse che i films prodotti in Italia inducono a produrre colonne sonore come quelle americane? ( a parte i pur bravi Morricone, Rota, Trovajoli ) In Italia un compositore di musica uscito dal Conservatorio ha secondo voi facile accesso nella produzione dei teatri? Veder realizzata un’opera lirica da lui composta? Un musical da lui ideato? Molto raramente. La cultura o forse dovrei dire la politica culturale in Italia è troppo sbilanciata nel salvaguardare le antiche vestigia artistiche del passato ( cosa sacrosanta e giusta ) o nel propinare cantanti “trash” tant’è che la stessa tutela viene attuata in modo logoro e priva di originale ed autentica energia musicale. Neanche i nostri grandi musici del passato sappiamo farli rivivere a dovere… così alla fin fine enfatizziamo il Verdi per i turisti, il Puccini per i cantanti, il Rossini per i musicologi, le canzonette napoletane, le stupidaggini canore, i talent show, le rivisitazioni pop di gruppi obsoleti ed antiquati. In breve, il “declino” come lo definisce qualcuno. O deriva culturale? A me sembra semplicemente conferma di quella dipendenza non solo culturale ma anche economica e politica che l’Italia e l’Europa ha nei confronti del colosso americano. Loro con portaerei e viaggi intergalattici, noi con “fregate” e veline. Nondimeno abbiamo l’Amerigo Vespucci, Luna rossa, la Ferrari, Re Giorgio, la Nazionale di calcio, Aldo Giovanni e Giacomo ( fortunatamente )… il Brunetta… insomma, una piccola nazione penisola…. per un popolo in pena?
Il thread mi sembra un’occasione troppo ghiotta per non approfittarne, cioè per illustrare il Conservatorio di Parma, scuola a cui sono particolarmente riconoscente e che considero la mia seconda casa. Come tutti i Conservatori di Musica italiani sta lottando a vele spiegate per raggiungere un porto sicuro e certo. Al momento l’equipaggio: studenti, professori, amministratori e collaboratori, stanno navigando in un mare tempestoso, l’uragano governativo, le riforme strutturali, ci stanno sballottando di qua e di là con ondate regolamentari altissime… zunami e terremoti si susseguono, l’acqua entra dalle paratie ( finestre ) l’albero maestro sta cedendo ( il tetto ) gli strumenti di bordo arrancano… tuttavia il capitano, il nostromo e il nocchiero della nave hanno i nervi saldi e l’equipaggio è in perfetta forma. Le certezze vacillano anzi, non vi sono certezze ma ciò che i marinai ( musici ) di lungo corso trasmettono alla giovane ciurma è amore per la musica, benevolenza umana e altre cavolerie del genere… non tutti hanno la costanza, l’intelligenza e la volontà per affrontare il lungo viaggio e la fatica dell’apprendimento musicale si fa sentire.. tuttavia nelle giornate di bonaccia e nelle giornate limpide con vento a favore la navigazione è affascinante e splendidamente in armonia con il mare il cielo e tutti noi.
Qualche volta veniamo assaliti da navi corsare o piratesche ma la sapienza antica, l’entusiasmo e il vigore non ci abbandonano. Perciò pur essendo un Conservatorio di media grandezza ma di antico lignaggio pur essendo in balia al momento dell’irato Poseidone e sino a quando come nocchiero ivi sarò, puoi ben sperare di essere accolto favorevolmente tra la ciurma così da completare il tuo apprendistato percussionistico-musicale.
Condivido il post e il tuo punto di vista. Alcune mie riflessioni conseguenti. Certamente e fortunatamente “non esiste solo la musica da film”, le diverse tipologie di linguaggio musicale sono essenziali e imprescindibili dal concetto stesso di musica. Quello che volevo evidenziare in questo thread era ed è, l’idea ( personale ) che attualmente i “novelli Mozart” siano più da ricercare in quell’ambito che altrove. Mi spiego meglio.
Trattasi non solo di “piacevolezza musicale” o di “rifacimenti stilistici classici”, altri stili musicali possono essere piacevoli o interessare maggiormente nel momento del vissuto di ognuno di noi, come giustamente hai ricordato vi è la musica sperimentale dell’europa, con i vari Berio, Ligeti, Donatoni, Boulez a cui potremmo aggiungere Stokhausen, Nono, Petrassi, Maderna, e altri come Varese ( anche Schoenberg tentò di lavorare senza successo ad Hollywood…), Cage, il Jazz, il Blues, il Rock, il Pop, Madonna, i Beatles, J. Lennox, K. Moore, C. Cross, Al Bano e Romina, Mal, Pupo…. Non è questo il punto. Ad ognuno la “sua” musica, d’accordissimo. Come “fruizione musicale” o fruitori, possiamo e si può quindi, scegliere quale ascoltare e preferire. La mia analisi parte da altre premesse, in primis il rapporto funzionalità-fruizione con evidente rimando all’utilità-riscontro conseguente. Cioè a dire più dal punto di vista di un “addetto ai lavori” che dal punto di vista “pubblico” ( anche se mi rendo conto esser l’uno e l’altro in qualche misura ). Ora, proprio perché nel mio apprendistato musicale-compositivo i punti di riferimento studiati e seguiti erano i “grandi europei” già citati, o forse perché il consumo musicale mio e/o in Italia e non solo, oltre al classico e al lirico è stato prevalentemente a carattere canzonettistico, popolare, da discoteca “mediatico”, la domanda “doc” è: quale musica produrrebbero Mozart o Beethoven se viventi il nostro tempo, la nostra epoca? Forse, anzi sicuramente un poco in polemica con chi vede i “novelli Mozart” nei pianisti-compositori riccioluti e ben pasciuti, il thread “avatar” puntualizza un’altra idea.
“.....” scrive: “Grandi artigiani…grandi laboratori di produzione e grandi macchine per produrre danaro ma non si può generalizzare e pensare che il futuro della musica sia tutto lì” condivisibile, può essere. Nessuna tipologia musicale ha il diritto di esclusiva sul futuro. Tuttavia, al momento per il sottoscritto, quale miglior esempio di fruizione, funzionalità, ma sopratutto utilità e riscontro nei già citati Williams/Horner/Goldsmith/Elfam e Zimmer?
"....." scrive: mi sta bene tutto ma non chiamatelo “direttore d’orchestra”… personalmente ne condivido il senso anzi, premesso ciò, posto altre considerazioni in merito a ".....". Questa “sintesi musicale” questo archetipo di musicista contemporaneo da vendersi come un prodotto ad alta qualità di genere classico, per chi come me, che ha studiato direzione d’orchestra o come ".....", che della direzione d’orchestra ne ha fatto una professione, bastano alcuni secondi, una semplice occhiata, per capire il grado di livello direttoriale del soggetto. Per chi è competente in materia, dirigere, cantare o suonare, il grado di valore e il livello lo vede subito. Ora, non vi è alcun dubbio che ".....". sia musicista preparato e dotato musicalmente. I suoi “detrattori” come qualcuno li ha definiti secondo me sono a denunciare soprattutto l’eccessivo uso commerciale e celebrativo di questo giovane musicista. Non tanto quindi il diritto di esibirsi, di fare musica a 360 gradi, a suo modo, ma come egli stesso ( il personaggio ) sia utilizzato, venduto, commercializzato, promosso, basandosi sull’astruso paradosso del “classico-contemporaneo” trasformando quindi una presunta classicità di tipo accademica in una attuale classicità di tipo consumistico-popolare. In altre parole un evidente depauperamento di ciò che di più sacro la Musica con la M maiuscola rappresenta. Ripeto, non tanto il soggetto in sé, bravo, preparato e simpatico, ma ciò che si vuol far credere esso rappresenti. La qual cosa può andar bene per un dentifricio, uno yogurt ma per chi considera l’altrui persona come un altro se stesso e vede intorno a lui sfruttamento, ipocrisia e menzogna…ciò non è condivisibile. E’ vero che questa “cenerentola” musicale cioè a dire questa cultura musicale “classica” in Italia nel suo rifugiarsi in ambiti sempre più riservati e “cum privilegium” ovviamente a lungo andare invecchia, si degrada, si corrompe e quindi in un certo senso è necessario e auspicabile rinnovare, promuovere nuova linfa vitale in quell’ambito, in quella nicchia e che per realizzare ciò, non sono sufficienti le doti intrinseche di tipo musicale, occorre qualcuno a sostenere tali doti, d’accordissimo. Anche il presidente del consiglio ha necessità d’esser supportato dai suoi promoter, dai suoi partners, essendoci detrattori che qualunque cosa dica o faccia, per loro non va mai bene così è necessario ( in questo sistema politico bipolare ) che per altri qualunque cosa dica o faccia vada sempre bene. Al momento è così, vacci a capire…insomma, chiaramente se il classico, la cultura musicale classica, per divenire e trasformarsi in popolare (?) abbisogna di nuovi archetipi, ben vengano ma è bene ricordarsi che il fondamento primo della classicità è il suo vero e autentico valore, fatto di contenuti specifici. Qualora si volesse spacciare “pan per focaccia” inevitabilmente si confuterebbe tale presupposto per cui vani ed inutili gli sforzi fatti in tal senso.
Tutto quello che ancora non sappiamo sul suono? No “.....”, così mi porti fuori pista...
La sperimentazione sonora è per me già anacronistica. Dopo J. Cage, dopo Stockhausen è tutto da rifare. Tra l’altro nel frattempo e proprio grazie al cinema, nuove figure professionali operano e producono suoni, mi riferisco ai “sound designer” cioè quelli che si occupano esclusivamente di effetti sonori, ma di questo potremmo discutere in altro thread. Inoltre anche la scrittura stessa della musica come segno grafico vanto e prerogativa europea, si è esautorata o meglio storicizzata anch’essa quindi, andiamo oltre. Considera che il mio riflettere in questo caso è dal punto di vista compositivo. Ora, comporre musica oggi, si può fare in tantissimi modi. Ma, proprio perché le tipologie musicali sono molteplici, difficile trovare una propria collocazione “in”. Come ho già rilevato altrove quindi, non è sufficiente scrivere o elaborare musica, tantissimi lo fanno e tantissimi “campano” con essa. Personalmente, dopo aver scritto musica sperimentale alla “A. Corghi” ed alla “J. Cage”, con l’avvento del computer il mio interesse si è spostato sull’elaborazione musicale computerizzata. Sin dai primi tentativi con l’Atari 1040 o con il multi track disk recorder DM 800 della Roland, le sequenze prodotte potevano realizzarsi ed avvalersi di due metodi operativi. Il primo simile alla tradizione ( tracce sovrapposte multitimbriche a tecnologia midi ) il secondo più specificatamente innovativo ( almeno così credevo allora ) cioè tracce sovrapposte campionate ( non solo a singola nota ). Questa tecnologia di fatto realizzava una sovrapposizione non solamente di tipo melodico, contrappuntistico o armonico, ma anche “totale” onnicomprensiva, cioè la possibilità di mixare “le musiche stesse”…..( che sballo! ) Campionamenti quindi potevano essere un suono, più suoni ma anche brani di musica… per similitudine come si faceva sperimentalmente in una piazza con dislocati in punti diversi gruppi musicali facendoli suonare contemporaneamente musiche diverse… non so se è chiaro il processo, e se è stata chiara la mia descrizione. Insomma, dalla grafia musicale all’elaborazione sonora elettronica. Ma, sempre elaborazione trattasi quando si compone musica! ok, se siano suoni di sintesi o suoni acustici strumentali alla fin fine sempre di suoni si tratta, però ora, anche il campionamento! Strada facendo alcuni programmi “geniali” sono letteralmente scomparsi, tolti di mezzo, spariti, lasciando il posto a software più consoni alla tipologia musicale più usata cioè a dire quella di “consumo”. E’ pur vero che un compositore può liberamente scegliere, trovare il proprio stile, utilizzando i mezzi, gli strumenti che preferisce ma è anche vero che “il grande fiume” cioè la vita stessa musicale, la storia direbbe qualcuno, il “business” si muovono a loro piacimento e tu facendone parte ne sei per “cause di forza maggiore” coinvolto. Perciò una volta acquisite competenze ed elaborato nuove sequenze musicali, il problema: fruizione/funzionalità, utilità e riscontro, si ripresenta ferocemente. In questo senso quindi il ritorno all’orchestra sinfonica come strumento d’eccellenza per un compositore, la consapevolezza del discorso melodico e armonico “tradizionale” per una tipica fruizione musicale, ma soprattutto l’esigenza di un riscontro reale, giusto e onesto, non necessariamente da intendersi come celebrità, fama, successo, onori, bensì semplice riscontro di natura professionale come mi sembra aver ben intuito e descritto “.....”. Un’ultima riflessione. Naturalmente non è “la musica da film” il tema del thread a ben vedere anche questa tipologia ha i suoi limiti, ciò che preme evidenziare sono le potenzialità che l’industria cinematografica americana offre dal punto di vista della composizione musicale, come forse erano i Teatri in Italia nel sette/ottocento…
Non vi è ombra di dubbio in me che Ligeti sia un grande della musica del 900, non è questo il punto. La mia assuefazione attuale, il mio conseguente disinteresse odierno per questo genere musicale, mi ha indotto a comporre oggi con materiale conservato in “archivio” la sequenza “.....” in poco più di dieci minuti e a titolo d’esempio e per cercar d’assecondare la “psico-acustica” (!?) “l’immortale sintesi additiva” (!?) da te accennata in altro thread. Ora, lasciando per un momento Varèse e dando a Varèse ciò che è di Varèse, è proprio questo tipo di ricerca sonora e di composizione musicale a non interessarmi più e che ho cercato di spiegare nel thread “avatar”. Mi rendo conto che trattasi di un mio percorso “ideale” difficile da individuare per me figuriamoci per gli altri…! Chiedo venia, ma la sequenza “.....” è una ciofeca. Non ha nulla di sapienzale, nulla che possa essere, al di là di un primo curioso ascolto interessato, di valore dal punto di vista compositivo e questo a dimostrazione del tipo di musica per me da non perseguire idealmente… Di un’altra cosa mi stò rendendo conto a poco a poco, l’ascolto musicale tramite internet potrà essere molto utile per approfondire tematiche e confrontare interpretazioni ma vi sono talmente tanti esempi, talmente tanti frammenti sonori talmente tanti autori e generi musicali che l’assuefazione è facile quasi scontata. Tutto si consuma velocemente tutto si metabolizza… per questa ragione è bene riflettere sull’ascolto musicale che di per sé            ( il solo ) non rende giustizia alla musica stessa…
Quando vi sarete stancati di ripeterlo o quando sull'argomento avrete mutato parere, altri personaggi insipienti e presuntuosi seguiranno a dire: "il solfeggio non serve a niente!".
A mio parere, gli approcci, le modalità, i metodi per apprendere una qualunque disciplina artistica o sportiva sono molteplici. Nell'ambito musicale, il solfeggio parlato è una specificità consolidata nella prassi. I risultati possono non sempre essere soddisfacenti, il modo d'insegnare o l'applicazione possono essere vissuti come "solfa" ma può anche essere il contrario cioè: un semplice, elementare, utile, esercizio di decifrazione ritmico - musicale
next