Ciò che siamo è in relazione con ciò che stiamo vivendo. Le correlazioni umane sono conseguenti a ciò che si è e a ciò che si sta vivendo. L’idea, il nostro pensare è quindi in relazione con il nostro vivere, con la nostra esperienza di vita vissuta. Qualunque idea, anche se ben radicata in noi stessi ha la possibilità di mutare, stabilendo nuovi rapporti di correlazione e conseguentemente creare altra idea. Perciò se crediamo e accettiamo, rifiutiamo o neghiamo è perché certe correlazioni sono da noi interpretate in base a idee già in precedenza elaborate e acquisite. L’idea quindi che ci facciamo di una data persona, della sua professionalità, è conseguenza di ciò che fa e di ciò che a noi sembra essere ma anche e soprattutto di ciò che le nostre idee già formulate in proposito ci inducono a pensare di lui in questo o in quel momento. In altre parole, se Karajan rappresenta l’ideale figura del direttore d’orchestra, qualora questa figura professionale ( il direttore d'orchestra ) venga riformulata e ridimensionata conseguentemente anche Karajan stesso viene rivalutato nel giudizio e nel merito. Come descrivere quindi la tecnica direttoriale di Karajan senza prima descrivere in che consiste la “tecnica” se così vogliamo chiamarla del direttore d’orchestra? Per prima cosa occorrerà distinguere bene ciò che è discorso musicale interpretativo da ciò che è “proiezione visiva” come si usa dire attualmente, così come sarebbe opportuno una valutazione analitica comparativa in rapporto alla concertazione, nonché all’orchestra stessa utilizzata volta per volta. L’aspetto più semplice cioè il gesto tecnico, fondamentalmente è cosa assai elementare, vi è il levare, il battere, il due il tre il quattro e poco altro perciò in fin dei conti ognuno “gesticola” come meglio crede. Ciascun direttore crea un proprio stile mimico, ognuno di essi diviene così facendo “proiezione visiva” di ciò che si sta eseguendo in quel momento. Da questo punto di vista Karajan fu molto attento nel proporre se stesso come figura direttoriale “da vedere”. I suoi filmati furono studiati e realizzati con precisione proprio a questo scopo ( oltre naturalmente il discorso business  e creazione del mito… ) tecnica, stile, sapienza, professionalità, come descrivere tutto ciò in poche righe? La figura del direttore d’orchestra riassume in sé tante componenti. Per esempio: per un giudizio comparativo con altri direttori: a ) l’interpretazione-esecuzione ( non così importante se come finalità vi è il semplice ascolto dell’opera e dell’autore interpretato ) b ) l’orchestra utilizzata, ( diretta componente qualitativa dell’esecuzione ) c ) il ruolo stesso direttoriale ( inteso come coadiutore o demiurgo ) d ) come figura indispensabile e carismatica, e ) semplice battitore di tempo o indicatore d’inizio e fine, in altre parole: preparare, guidare, concertare, coordinare, ascoltare, indicare e lasciar suonare..insomma, tutto e niente a voi la scelta.
Per quanto riguarda la “nebbia totale” concorderai con me che il giudizio, qualunque giudizio è in rapporto con ciò che analizzi. Dal momento che la direzione d’orchestra è possibile analizzarla da più angolature diverse, d’obbligo i distinguo accennati ovvero: ( con riferimento al post non totalmente compreso ) 1) Giudizio su ciò che è esecuzione-interpretazione ( senza vedere orchestra e direttore ) 2) Giudizio su ciò che è esecuzione-interpretazione "vedendo" come orchestrali e direttore si muovono ed esprimono gestualmente ciò che stanno suonando.
3) Giudizio del direttore basandosi sulla sua capacità di concertare cioè di come in base all’orchestra a disposizione egli sappia consigliare e motivare questi orchestrali per il fine interpretativo ( questa caratteristica la si può notare nelle fasi di “prove d’orchestra” ). Ogni direttore quindi può essere da questo punto di vista più o meno competente, più o meno efficace, e questa comparazione professionale solamente gli orchestrali o chi ha la possibilità di assistere alle prove può farla. 4) L’orchestra stessa come componente essenziale per un giudizio critico del direttore e della esecuzione ( in parte ). Punto assai dolente e contraddittorio in quanto, così come un bravo direttore più di tanto non può alzare il livello qualitativo dell’orchestra se il livello orchestrale è di per sé scadente e lacunoso, così se il direttore è mediocre, “balordo”, con un’orchestra ad alto livello l’esecuzione non potrà essere scadente più di tanto… Spero sia tornato il sole…
Altro punto: “a me non sembra che un direttore qualsiasi, si riduca ad essere un metronomo”. Personalmente non ho mai affermato ciò, ma trovo che possa ridursi a molto peggio! Ultimamente ho assistito ad una “performance” di un direttore ( abbastanza quotato sul mercato operistico-sinfonico ) dove l’orchestra seguendo il primo violino eseguiva in un determinato tempo ( scansione metrica ) il coro era in ritardo rispetto all’orchestra e il direttore gesticolava in anticipo(!) rispetto all’orchestra. Una cosa da non credere! Una vera acrobazia! Tanto per dirti a che punto siamo arrivati…e, nessuno più si scandalizza e si vergogna… forse giustamente come diceva il M° Ferrara a proposito dei direttori d’orchestra “ognuno ha il suo sistema, ognuno deve trovare il suo modo d’esprimersi, la musica?  la musica uno la sente come vuole”
Citazione di Bertold Brecht: “Beato quel popolo che non ha bisogno di miti ed eroi”.

Citazione di Confucio: “Se un uomo procede con successo, è perché qualcuno lo ha aiutato. Se non progredisce ulteriormente, è perché qualcuno glielo ha impedito. Il suo procedere e il suo fermarsi paiono l’opera di altri uomini; tuttavia non attribuiteli ad una forza umana”.

Essere considerati “il più grande” in una professione, implica di conseguenza essere considerato il più grande anche dal punto di vista umano? Evidentemente no, ma saper distinguere ciò che è persona in quanto tale da ciò che fa in quanto attività lavorativa è ( soprattutto se si tratta di attività “artistica” che già di per sé ha una sua prerogativa elitaria e di eccellenza ) cosa ardua. Questo perché all’artista ( autentico ) è demandato il compito di rappresentare al meglio e il meglio delle qualità umane. Se poi a questa prerogativa come professione intrapresa si ha la possibilità di raggiungere livelli di notorietà e di successo riconosciuti unanimemente vien facile capire come il passaggio al mito sia estremamente normale se non d’obbligo. Detto questo quindi, cosa rende grande un direttore d’orchestra dal punto di vista professionale? Già vi è difficoltà nel rivelare la grandezza interpretativa di un esecutore, figuriamoci quella di un direttore d’orchestra che nemmeno “esegue”! Ciò che si ascolta è la musica scritta da un compositore ed eseguita da un’orchestra, quindi dove sta il valore che si attribuisce al direttore? Forse che la "quinta" di Beethoven è la "quinta" di Karajan? oppure la quinta sinfonia di Beethoven eseguita dai Berliner è cosa diversa a seconda che sul podio vi sia Pinco Palla o Furtwangler? In altre parole pur con le dovute differenze fra una interpretazione e l’altra cosa può far si che si preferisca l’una piuttosto che l’altra? Perché quel direttore e non quell’altro? Parametri oggettivi secondo me pur esistendo, lasciano il tempo che trovano e le sensazioni o le circostanze del momento, l’apprezzamento, l’ammirazione e il giudizio che ne consegue non può che essere personale e soggettivo...  di affinità musicale.
Fra Pinco Palla e Furtwangler è ovvio che sia cosa diversa ma la domanda implicava il fatto che l’orchestra era quella dei Berliner e che la sinfonia era di Beethoven. Le componenti di giudizio ( come  ascoltatore-fruitore ) quindi sono molteplici. La composizione in sé, l’orchestra che esegue-interpreta e il direttore che dirige-interpreta ( o dovrebbe… ). Quindi dal punto di vista interpretativo ( lasciando per ora il discorso riguardante l’orchestra ) se lo attribuiamo al direttore cosa fa si che sia preferibile l’uno all’altro?  Si ritorna al punto di partenza, ovvero come stilare una graduatoria di merito su basi interpretative ( le uniche possibili ) quando l’interpretazione stessa è frutto di una sensibilità musicale ( anche di Pinco Palla ) che può essere più o meno affine alla propria  ( ascoltatore-fruitore ) ma che in quanto presente e reale si autolegittima da sé? Forse solo con parametri oggettivi ciò sarebbe possibile ma ciò che è oggettivo in musica è poca cosa… sono le sensazioni, le emozioni ovvero la valenza soggettiva che predomina nel giudizio. Che sia Pinco Palla, Furtwangler o Karajan la V° di Beethoven rimane di Beethoven, che sia l’orchestra dei Berliner o la Banda Osiris ad eseguirla la V° Sinfonia è e rimane di Beethoven… quindi perché è così importante la figura del direttore d’orchestra?
Dopo attenta riflessione ed analisi e senza voler essere “offesa alla memoria” concordo con la risposta di ( ..... ) si, forse il più grande ( insolente - strunz ) fra i direttori d’orchestra è S. Celibidache. Basta vedere come dirigeva o riflettere su alcune sue affermazioni del tipo: "più un orchestrale è ignorante meglio suona!" per accorgersi di quanta vana gloria.... se si crede alla figura del direttore d’orchestra come espressione tipica del principio di arroganza: “senso di superiorità nei confronti del prossimo, che si manifesta con un costante disdegno e un’irritante altezzosità” è evidente che S. Celibidache ne è il rappresentante più emblematico... a seguire.... G. Pretre, C. Kleiber, P. Pallino...
Poco fa ho letto il post “Karlheinz Stockhausen”, non sapevo di quella sua dichiarazione o affermazione ( inopportuna ) dopo l’11 settembre 2001… ciò mi ha fatto tornare alla mente una frase attribuita a Herbert von Karajan a proposito della direzione d’orchestra “per dirigere un’orchestra sinfonica occorre la stessa forza che per uccidere un uomo” la qual cosa a quel tempo ( 1983 ) permise a Franco Ferrara di ironizzare a riguardo. È strano ma spesso questi personaggi molto mitizzati “cadono” in affermazioni che, espresse in piena libertà  e forse proprio per questo poco consone o troppo dirette, ne rivelano della persona, aspetti e caratteristiche che mai avremmo voluto vedere o sentire….pur tuttavia, chissà quanti hanno pensato come Stockhausen in quell'occasione senza però poterlo dire pubblicamente.
La scelta del "più grande" è legittima come idea, come proprio modello ideale di direttore d'orchestra. Altra cosa è motivarne le ragioni soggettive affinchè detta scelta sia vista come scelta basata su fatti oggettivamente indiscutibili. La figura del direttore d'orchestra come proiezione visiva del fatto musicale indipendentemente da valutazioni tecniche che pure esistono, ha valenza in relazione a quell' idea direttoriale (musicale) che ogni persona ha e che può sempre analizzare, approfondire, valutare e.... modificare.
Già, sembra che la prassi sia quella di un passaggio di testimone.. ma di che si tratta in realtà? Delle conoscenze tecniche acquisite in anni e anni di carriera? Del proprio talento? Del proprio sentire musicale? O forse si tratta semplicemente di ripercorrere luoghi ed eventi nel nome di una presunta eredità caratteriale? La prima ipotesi anche se rara sarebbe la più auspicabile ma quale direttore “in carriera” ha l’esigenza di trasmettere ad altri le sue “conquiste” i suoi “ferri del mestiere”… si, in parte ciò è necessario altrimenti come sostenere una propria scelta professionale senza creare        ( anche se pochi ) adepti? Tuttavia si sa, l’allievo può “evidenziare” il maestro ma anche “scalzare” il maestro. Quindi questo passaggio di consegne, questa investitura su che si basa? La figura direttoriale, questo ruolo autorevole, necessario, carismatico, leggendario per alcuni... autoritario, inutile, fantomatico, obsoleto e "da idioti" per altri che cos’è veramente? Ho l’impressione che attualmente sempre meno siano richieste conoscenze di tipo musicale, da preparatore orchestrale, da interprete sinfonico o operistico e che invece la “nuova” figura direttoriale sia più indirizzata verso quella componente di coordinatore a cui poco importa il risultato musicale e che vede la propria realizzazione nel “semplice” espletamento del lavoro affidatogli. Nulla da eccepire in tal senso tuttavia resta il fatto che questa “routine” questo ripetitivo ruolo professionale, poco si coniuga con quell’idea di figura storica del direttore d’orchestra in grado di insegnare agli orchestrali, in grado di creare eventi musicali ed eventi culturali veramente degni di questo nome. Perciò ecco emergere i pinco pallino, i figli d’arte, i direttori “territoriali”, i direttori servizievoli, quelli geniali-pazzoidi, i direttori donna, ecc..
Dell’amicizia e stima fra Ferrara e Celibidache avevi già scritto in un altro intervento e da parte mia non ho mai dubitato ne dubito ora di ciò. La domanda che mi poni per poter capire “sulla base delle mie esperienze cosa vedo nei filmati e che mi lascia perplesso” in relazione alla stima così devota che questo post ha messo in evidenza, ribadisco che questa stima nei confronti di Celibidache da parte vostra è sacrosanta e la rispetto. Come io stimavo e stimo tuttora il M° Ferrara. Quindi non fraintendermi, ciò che ho scritto, l’appellativo di “insolente” attribuito a Celibidache era in relazione ad una idea di direttore d’orchestra che non condivido. Sono contento che tu abbia evidenziato che “sia stata una caratteristica di quasi tutti i direttori fino a qualche decennio fa; adesso le cose stanno cambiando…” ciò vuol dire che anche tu hai percepito quest’aspetto direttoriale che sembra stia scomparendo, io me lo auguro anche se mi sono chiesto più volte se questa caratteristica sia dovuta al fatto che è il ruolo stesso che porta il direttore d’orchestra ad assumere questi atteggiamenti. D’altra parte vien facile il paragone con altre personalità che assumono il ruolo di “leader” vedi politici, amministratori ecc.. nel momento stesso in cui ti viene affidato il compito di “guidare” o governare altre persone, la tentazione di ergersi arrogantemente al di sopra di esse, di credersi superiore, un Dio, un “capobranco” è estremamente facile e oso dire naturale. La cosa drammatica è che quando vedo questa sbandierata ed abusata autorevolezza oppure quando ne percepisco le componenti deplorevoli di umana meschinità e ignoranza, nei gesti direttoriali, nel comportamento mimico, ciò non mi piace. Il concetto di autorevolezza: “stima , credito, fiducia che si impongono in quanto fondati sulla personalità di chi ne gode” così come per i politici è quindi molto spesso falsamente riposta e condizionata dal ruolo specifico del "direttore" d'orchestra, non più e solamente in base a specifiche competenze le quali, più o meno esistenti, come ho accennato e ho tentato di evidenziare, non fanno ( sic ) di per sé la differenza. Un giudizio personale di stima quindi, è fortemente influenzato da un proprio riscontro di “affinità musicale” ma anche di “affinità caratteriale” e culturale, forse anche “spirituale”…. Questi celebri direttori d’orchestra perché vengono considerati tali? Cosa li distingue l’uno dall’altro? Perché preferiamo quello o quest’altro? Sono domande a cui ognuno di noi può dare la sua risposta. Ciò che mi premeva evidenziare dall’inizio del topic è che “non è tutto oro ciò che luccica” e che molti vedono e scambiano "lucciole per lanterne" in altre parole, spesso questa celebrità, questa fama, questa notorietà è ottenuta grazie ad artifici da istrione....
No, nessuna ironia nè voglia di cogliere sciocchezze, semplicemente ciò che penso.
La parola umiltà la uso per descrivere un atteggiamento umano di comportamento e di confronto con l’altrui persona senza prevaricazione o arroganza, in altre parole senza volontà di imposizione nè tanto meno di superiorità sprezzante verso l’altrui pensiero o idea espressa. In questo senso la sua replica è stata corretta e umile. Il mio dissenso non è e non era rivolto alla sua persona ma all’espressione usata da lei per descrivere alcuni concetti inerenti W. A. Mozart e il “classicismo” ovvero: “tenendo conto di tutti i limiti artistici del classicismo” …”enormi limiti in termini di simmetria, linearità, equilibrio, con cui egli ebbe a che fare” … per concludere ( giustificando!? il Mozart ) che, anche lui “era un uomo con tutti i suoi limiti”. In altre parole, mi è “sembrato” di capire ( come da lei affermato ) che “per scrivere bella musica in quel periodo (si) doveva essere un grande compositore”…Ebbene, le mie conclusioni attuali invece sono leggermente diverse. L’idea che ho di Mozart è che non ebbe nè difficoltà nè limiti nell’acquisire la tecnica compositiva del proprio tempo anzi, la facilità con cui assimilò il linguaggio costruttivo musicale del periodo storico in cui visse, gli permise di esprimere tutto il suo genio e talento musicale… così fresco, nuovo e particolare, così “suo” tanto da divenire per i posteri l’archetipo del “classico” in musica.Quindi l’uomo Mozart, per quel che ne so era quello che era ma ciò, dal punto di vista musicale, è irrilevante! I suoi limiti umani che esistevano in quanto uomo come tutti gli altri, saranno esistiti ma non sono i limiti del “classicismo musicale” o meglio, questo parallelismo non lo comprendo e non lo condivido, anzi nel discorso musicale classico e Mozartiano in particolare, vedo e trovo una perfezione che non ha eguali. Se mai dovessi rilevare nella musica classica dei “limiti di comunicazione” è perché “noi” che viviamo nel XXI° secolo abbiamo metabolizzato altri linguaggi musicali e quindi la nostra sensibilità musicale può non accontentarsi del discorso musicale classico ed esigere altre stimolazioni acustiche, altra semanticità, in una parola altra musica, tuttavia per chi sa contestualizzare e analizzare i vari generi musicali, la musica di Mozart, non ha “limiti” come "discorso musicale", tutto è perfetto e correlato… a regola d’arte.
Grazie per la sua risposta.
“scrivere il proprio nome” invece di “scrivere il nome e cognome” nel precedente suo intervento non mi permetteva di capire “l’esperimento”. Ora mi è chiaro a cosa si riferiva. Se posso essere d’aiuto analizzando gli eventi da Lei descritti e partendo da ciò che un compositore di musica come il sottoscritto ogni tanto si cimenta di fare, alcune considerazioni in merito alla creazione artistica e musicale. Lei afferma che “ dove c’è musica c’è anima”.... “laddove si cerca di limitare l’anima, la musica ha inevitabilmente limiti”  “se non posso esprimermi liberamente, difficilmente dipingerò un’opera d’arte” in altre parole l’oggetto artistico è tale in quanto frutto e specchio dell’anima di chi la crea e più quest’anima è libera di esprimersi più semplice e veritiera sarà l’esplicazione in esso. Si, mi sembra logico a parole, tuttavia se per opera d’arte si intende “esplicazione dell’anima umana” va da sé che chiunque costruisca un oggetto può rivendicare il diritto di considerare tale oggetto, oggetto artistico. Vi sono forse anime che valgono di più e altre di meno? Quindi, o “siamo tutti artisti” o per tutelare e difendere il mio operato di compositore devo discernere bene e distinguere bene ciò che è musica, che è una cosa ( anch’esso oggetto ) da ciò che è anima, che è un’altra cosa. Distinguere bene, ciò che è musica artisticamente valida, da ciò che non lo è. Concordo pienamente con Lei circa l’eventualità che Mozart abbia scritto qualche ciofeca, quello che intendevo dire a proposito della costruzione musicale classica ed in particolare quando affermavo che nelle opere di Mozart tutto era perfetto e correlato era in relazione a quel discorso armonico/melodico, fraseologico e strutturale ( forma ) che di per sé, in sé, all’epoca di Mozart era ben definito in stilemi e forme appunto, quindi privo di sperimentalismi o altre diavolerie del genere… tutto era talmente già ben “predisposto” nel linguaggio armonico e formale che bastava quel tocco in più di fantasia per creare capolavori…. forse dicendo ciò posso apparire ad alcuni presuntuoso come se volessi sminuire l’operato ed il valore di Mozart ma non è così, l’abisso che separa i compositori classici da noi contemporanei è tutto lì, a noi non è più permesso acquisire ed esprimersi con quel sapere antico perché la nostra ( e non solo la nostra ) sensibilità musicale, il nostro sentire musicale è eguale ma diverso, vive in un’altra epoca, la nostra musicalità si esplica e si esprime ( in quanto libera ) diversamente e in altro modo… per ricreare!….arte e musica.
Se il Papa “non?” sa cosa sia la Gender Theory, posso tranquillamente affermare che anch’io non ne so nulla. Detto questo, trovo sbagliata, ripeto sbagliata la tesi da Lei descritta e sostenuta secondo cui: “per capire molte cose della sua musica occorre sapere se un compositore era gay o “gran scopatore” o “babbano” o “nobile” o “religioso”  ho usato qualche parola in più ma mi sembra che il concetto intendesse ciò. Ora, è chiaro che la musica di un autore va conosciuta anche attraverso la conoscenza storica e la conoscenza dell’autore stesso ma, per favore un po’ di pudore! Il fatto che Cajkovskij fosse “gay” per me non ha nessuna importanza, è la sua musica che è straordinaria! il fatto che Mozart fosse un “poveraccio” per me non ha nessuna importanza, è la sua musica che è sbalorditiva! il fatto che Beethoven “fosse sordo”  non ha nessuna importanza, è la sua musica che mi affascina! Il fatto che Bach fosse “gran scopatore” non ha nessuna importanza , è la sua musica che ammiro! Potrei continuare descrivendo la mia esperienza come compositore e illustrare la “separazione”, il “distacco” che si crea fra l’opera composta e l’autore stesso ma forse in altra occasione… in altra discussione ( …. ) saluti
Ok, partiamo da due punti di vista differenti tu come musicologo io come compositore. Se ti dicessi che le stesse opere da me create io stesso non le riconosco "totalmente" come mie cosa risponderesti? che sono schizoide? che non ho tutte le rotelle a posto? che sono una persona umile o che sono arrogante?....... per quale motivo etichettare le persone con giudizi sommari e bada bene io non ho espresso giudizio in tal senso per quello che tu in altra sede hai rivelato... mi piace pensare come il Mahatma Gandhi "io sono indù io sono mussulmano io sono cristiano".  Insomma è chiaro che se produco qualche cosa come una composizione musicale mi fa piacere rivendicarne la paternità pur tuttavia finito il lavoro mi accorgo che ha vita propria che ho bisogno di altri lavori per esprimermi, questo perchè io stesso nel tempo muto prospettive, mi evolvo "pur rimanendo me stesso" alcune opere che ho composto venti anni fa le conservo ma non scrivo più come allora, altre le ho distrutte altre ancora probabilmente non verranno mai realizzate o eseguite e rimarranno carta straccia. Non so che idea hanno i musicologi a proposito della creazione artistica o che idea si sono fatti della composizione musicale fatto sta che i modi realizzativi, nella composizione, sono molteplici e nella diversità, quale corrisponde all'io medesimo? nessuno! anche l'opera composta o la miglior opera così come suonare, dirigere, non è mai "un'espressione" così totalizzante da descriverne l'autore o l'esecutore ( fortunatamente! ) poi si sa tutto si cristallizza e si agglomera in generi in stili e quant'altro ma da altri... attualmente sto cercando di ripercorrere modi e stili classici e questo era un sogno che nutrivo da studente e che solamente un insegnante fra tanti capì e comprese.... domani chissà forse musica e canzoni da propaganda per il Festival di Sanremo.... o lo zecchino d'oro! ok quindi, per conoscere la musica di un autore occorre conoscere l'autore stesso ma per favore diamo a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio a me ciò che è mio.... e all'opera musicale o poetica che sia, il suo giusto valore.
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Secondo me è corretto affermare e ti do ragione quando "si conosce la musica di un autore analizzandola da più punti di vista ivi compreso la vita e il vissuto dell'autore stesso" tuttavia è la musica, è l'opera in sè che ha in sè più o meno valore. Prova ne è che di qualunque brano pur non conoscendo il nome dell'autore potremmo egualmente valutarne il merito e la sapienza in esso contenuta.
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Si, comprendo il tuo punto di vista, come già accennato partiamo con prospettive diverse: il musicologo, il compositore. Entrambi hanno necessità e ricercano una propria collocazione autorevole all'interno del mondo musicale. Forse per questo ciò che scriviamo pur essendo "farina del nostro sacco" a ben vedere rinnova contrasti già visti nel corso della storia. Personalmente non credo di essere depositario di verità assolute. Ciò che affermo è perchè ho valutato sul campo, perchè sono un "addetto ai lavori" e perchè in questo caso sostengo tesi da compositore. Si, tu dirai, nel rispetto reciproco ok, ma sono i musicologi che fanno la storia della musica! ok dico io nel rispetto reciproco, ad ognuno il proprio ruolo... ma, lasciami dire, sempre da compositore, che tantissime incongruenze, lacune, e parzialità derivano proprio da ciò che i musicologi o filosofi musicali hanno sostenuto nelle loro tesi. Mi basta citare Adorno con la sua dicotomia Schonberg-Stravinskij o la tesi della disgregazione tonale del XX secolo. Come compositore e musicista  sono anch'io tenuto a ricercare e ad affermare "verità", se non altro la mia visione delle cose.
Devo chiarire. Non ho mai biasimato il direttore donna o femmina che sia. In una precedente discussione facevo notare come il solo fatto di esser donna era motivo ( per altri! ) discriminante, di privilegio, così come esser figlio di, così come esser nato a. Il merito veniva dopo. Quando studiavo direzione d'orchestra vi erano ragazze che aspiravano a divenire "grandi" direttrici d'orchestra e non vi era nessun ostacolo fra noi e per il nostro apprendistato. Quindi... una interpretazione erronea delle mie valutazioni sulla direzione orchestrale che erano di altra natura.
Se a volte i miei interventi in questo forum sono scritti ingenuamente o stupidamente chiedo venia.
Per la battuta del "cabaret" che dire? si, a suo tempo feci anche "cabaret" nel mondo musicale è facile esser trascinati o indotti a "fare spettacolo"... il buffone, il giullare di corte. Per fortuna ne sono uscito, se ora suscito in te o forse preferisce il Lei, ilarità, no comment, ma non era mia intenzione. In questo forum è necessario a volte sdrammatizzare, dialogare anche attraverso battute o frasi divertenti... poi ognuno legge e interpreta il "messaggio", lo scritto, come crede.
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