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Cosa dire dell'Elefantentreffen? E' già stato scritto e detto tutto sul mitico raduno invernale degli "elefanti" Io personalmente ne ho fatti 9Eccovi la mia storiaNei primi giorni di gennaio del 2000 decido di partire per il raduno anche da solo, visto che per anni se ne era solamente parlato e quando arrivava il momento tutti si tiravano indietro. Di questo ne parlai a mia moglie (che ancora non pensavo avrei sposato) e per tutta risposta lei mi dice VENGO ANCHE IO. Non ho avuto modo di controbattere ma ho solo dettato una semplice condizione: Se rompi (in qualsiasi modo) ti scarico dove siamo e torni a casa con il treno. Vista come è stata la nostra prima, devo dire che è stata bravissima, credo che poche donne in situazioni simili sarebbero state così tranquille. A dire il vero ho sbagliato tutto l'abbigliamento scelto, e così abbiamo patito le pene dell'inferno e anche il tempo ci ha messo del suo. Sembravamo delle cipolle, vestiti a strati con i movimenti impediti e il sangue che circolava a fatica. Lungo l'autostrada A/23, subito prima di Tarvisio (UD), ho superato un gruppo di moto, che poi ho ritrovato all'autogrill prima del confine. Ed è stato li che abbiamo conosciuto i nostri futuri amici e compagni di viaggio. Erano dei ragazzi di Treviso e dintorni, simpatici e cordiali. Mia moglie li ha sbigottiti immediatamente, estraendo dallo zainetto un fon per capelli, risata generale e presentazioni doverose. Credo sia nata li l'amicizia che ancora ci lega con alcuni di loro. A questo proposito inserisco di seguito il resoconto fatto da uno di loro: 2000 by Andrea R....Non paghi di essere considerati, per l’ennesima volta, dei deficienti, ritardati mentali e sadomaso-chisti, con grandissima gioia e soddisfazione sono lieto di presentarvi l’ELEFANTENTREFFEN del Giubileo.
I protagonisti dell’evento sono: Granzotto Andrea detto Otto: addetto alla navigazione e alla comunicazione nonché fonte di salvezza di Rigo. Luisetto Federico detto Fede: addetto a mettere l’ansia a tutti ad ogni sosta nonché una fretta incredibile oltre che creatore del detto “ meglio una caduta oggi che una moto nuova domani”. Rigo Andrea detto il lento: addetto a rallentare tutto il gruppo e a rallegrare tutti con qualche caduta. Possamai Diego detto l’avvocato: addetto ad esserci finalmente (tre anni che prometteva di venire) oltre che misuratore di tasso alcolico. Diego di PD: addetto a farci capire cosa bisogna fare per sfuggire ad un matrimonio totalmente platonico. Willy: addetto a rompere le palle a tutti perché vuole andare a – 20°c con le scarpe che usa per andare in spiaggia d’estate e non avere freddo.
Ospiti: Andrea da PN: addetto a farci capire che ""omesso" (se ben istigati) sanno fare per le strade cose che nemmeno noi ci sogneremmo mai solo di pensare. Greta (compagna di Andrea): addetta a farci capire che esistono delle donne (pure carine) che riescono a sopravvivere all’Elefantentreffen senza rompere le palle a tutti.
Visto le esperienze passate (innumerevoli cadute) quest’anno abbiamo preso le precauzioni del caso usando i seguenti mezzi:
Moto Guzzi V 500 del 1981.........................................................Otto e Diego BMW R 45 del 1979.................................................................................Rigo Yamaha TDM 850............................................................Willy e Diego di PD Kawasaki ZXR 750...................................................................................Fede Honda ST 1100 PanEuropean.del 1998......................Andrea e Greta di PN
Detto ciò veniamo alla cronaca; con la moto bardata come un panzer mi trovo a San Biagio di Callalta con Otto e Diego in una splendida giornata di sole e la temperatura in corsa di circa – 8 °C tanto per gradire. Personalmente ritengo che con la moto dotata di un parabrezza grande come un deltaplano, una copertura pelosa per le gambe e agganciamenti elettrici attaccati ovunque ero ai limiti dell’osceno ma la visione dei due Orsi polari dei miei amici sopra la minuscola (in questo caso) e povera Guzzi era qualcosa di indecente oltre che indescrivibile. Indescrivibile almeno quanto le risate per l’esplosione di una delle protezioni in plexiglass per le gambe, ovviamente costruite artigianalmente, tre secondi dopo che Otto si era appena vantato funzionassero alla grande. Ad onor di cronaca bisogna dire però che, vestiti come siamo da omini Michelin, abbiamo la grazia di un ippopotamo e potremmo distruggere qualsiasi cosa anche solo pensando di muoverci. 29.01.2000 Dopo i primi bestemmioni, ci avviamo al rendez-vous con gli altri al primo autogrill dopo Noventa; già allora avevo capito che la mia andatura (un po’ lenta devo dire ma totalmente indipendente dalla mia volontà) mi avrebbe procurato una serie infinita d’insulti da parte dei miei compagni di viaggio. Ritrovati tutti insieme e speranzosi (io e i due reduci dell’anno scorso) di riuscire a portare a termine la missione, dopo un breve briefing, ci si avvia verso il confine. Il tempo è buono anche se la temperatura è regolarmente e costantemente sotto lo zero e ciò è già abbastanza. Personalmente, iperdotato di tecnologia, non ho particolari problemi anche se il timore espresso in precedenza inizia a diventare realtà e in altre parole che la mia velocità di crociera possa, per qualche ignoto motivo, far incazzare come delle bestie i miei compagni. Effettivamente la mia velocità di crociera, salvo vento contrario e altri elementi atmosferici ostili, superava a malapena i 110 km/h ed ero certo, anche se ci ho provato, di non poter pretendere niente di più dalla povera R 45 carica e con la penetrazione aerodinamica di un TIR, tuttavia è anche vero che non posso distruggere ogni anno un a moto per andare a questo c___o d’Elefantentreffen. Detto ciò, arrivati al casello di Tarvisio per la sosta di rito prima di entrare in Austria, conosciamo gli altri due personaggi che si uniranno a noi per tutto il resto del viaggio e vale a dire Andrea e Greta di Pordenone. Ricordo che, più le condizioni sono estreme e più lo spirito di fratellanza che unisce tutti i motociclisti si fa sentire e anche questa volta va così. Fortunatamente sono simpatici e così leghiamo subito anche se il sottoscritto in piena bestemmia libera con gli altri trova gli insulti e le prese per il culo anche dai due appena conosciuti che ci avevano superato lungo l’autostrada; mi sento leggermente complessato e temo manchi solo che anche il casellante mi sputi in faccia per completare il tutto. Direi che tutto il viaggio procede per il meglio sia da un punto di vista meccanico che fisico e in Austria improvvisiamo anche un improbabile quanto divertente picnic in un’area di servizio sopra una lastra di ghiaccio a base di prosecco, pane e salame (a parte il sottoscritto che a causa di una sosta al bagno non trova più il pane al suo ritorno).Quindi a parte Willy, che ci fa sostare una decina di volte per cercare un negozio di doposcì cosa di cui a dir la verità aveva bisogno anche Greta, tutto a posto. Il problema è stato che mentre Greta con una buona dose di buonsenso ha la compiacenza di fare il tutto in tempi molto brevi, Willy pretendeva di trovare in Austria un modello che gli piacesse in modo particolare cercando di spiegare alle commesse ciò che voleva in un linguaggio semi-campagnolo che a volte nemmeno noi riuscivamo a comprendere figuratevi se potevano farlo loro; risultato ore e ore perse per poi scoprire che non aveva trovato niente di suo gradimento…non ho parole…solo bestemmie. Non è per essere rompiballe ma visto che non siamo ad agosto, è fine gennaio in uno dei punti più freddi d’Europa, è ormai buio, fa un freddo cane ed abbiamo percorso già 400 km in appena 10 ore di viaggio, personalmente su una moto con la quale faccio solitamente la metà dei chilometri in estate, uno può anche incazzarsi un attimo. N.B. La stessa persona andò avanti tre giorni a stressarmi per il fatto che secondo lui facevo perdere un sacco di tempo per la mia lentezza… Superato questo “piccolo” intoppo ormai immersi da un pezzo nel buio più fitto su strade perennemente bordate di neve proseguiamo verso Passau (meta finale) pensando al caldo albergo che ci aspettava che OTTO teoricamente doveva aver prenotato anzi verso le 18.00 ci aveva giurato di averlo fatto. Ovviamente aveva mentito per non farci prendere da quel panico che poteva assalirci al pensiero di trovarci dispersi in un paese straniero, di notte, al freddo e sopra una moto. Dopo un’ultima sosta per il carburante, grappa e sigarette in un autogrill dal quale per un attimo non vogliamo più ripartire arriviamo finalmente a Passau dove con un COLPO DI CULO troviamo un albergo con annesso il parcheggio delle moto. Tutto a posto. Siamo felici, il più sembra fatto.
Finalmente dopo aver smontato tutto dalle moto riusciamo a posizionarci in una stanza e a rimetterci in sesto (trasformando in pochi minuti la camera in una discarica a cielo aperto che è poi la parte più bella d’essere insieme solo a maschi ed avere le proprie fidanzate a 600 km di distanza). Riprese le sembianze umane siamo a cena; la parte sicuramente più bella della giornata perché riusciamo a parlare senza avere la bocca congelata, il muco che scende copiosamente dal naso e molti altri problemi, diciamo, tecnici. Le discussioni si fanno animate e divertenti per qualsiasi cazzata e il clima è bellissimo soprattutto quando ci si racconta la giornata, i contrattempi e tutto il resto e si capisce che anche quest’anno stiamo riuscendo a trovare ciò che stavamo cercando e cioè qualche giorno in santa pace, facendo qualcosa di diverso dal solito e quel piccolo gusto d’avventura che si prova a fare delle azioni inconsulte senza apparente significato (per i poveri condannati alla monotonia d’ogni giorno) che però sanno dare moltissimo ad ognuno di noi. Non vorrei trasalire, ma credo che in poche occasioni della mia vita mi sono trovato a dividere tutto in un modo così naturale e divertente come succede ogni anno andando all’Elefantentreffen, senza contare il fatto che è forse l’unico posto dove non ci sono differenze di sorta, belli, brutti, ricchi, finetti, strafichi o stracialtroni e quando succede qualcosa tipo, neve, pioggia, nebbia, freddo e congelamenti vari si è nella merda più profonda tutti insieme. Ultima cosa, ma non per questo meno importante, si ha l’occasione di incontrare (com’è capitato a noi) persone che oltre ad essere valide sono anche veri motociclisti nel senso stretto del termine. Cenato e quindi bevuto in un modo vergognoso portiamo le nostre membra a letto dove io e il Diego non sapevamo cosa Otto (con cui dividevamo la stanza) ci stava preparando. Assaporando una bella dormita, in una stanza che avevamo ridotto a forza di fumare ad una camera a gas, facciamo i conti inesorabilmente con l’attività notturna del nostro amico (illudendoci che bastasse allontanare il Fede per avere la certezza di dormire in pace). Il problema di Otto è che lui nel sonno lavora nelle sue aziende, s’incazza, litiga con qualcuno, urla e molto altro, per questo le ore di sonno sono state veramente esigue con il risultato di alzarsi la mattina più finiti di come eravamo andati a letto e con gli occhi crepati anche per dentro. 30.01.2000 Oggi è il gran giorno dell’arrivo al raduno nella mitica e dimenticata valle di Lho e la cosa ci eccita moltissimo; niente ci può fermare (crediamo noi…). Il tempo è una schifezza perché piove ma non ci diamo molta importanza, anzi, se piove non fa molto freddo ed è ancora meglio, quindi possiamo concentrarci nel porconare dietro a Willy che insiste a farci perdere tempo nel centro di Passau per comprare quegli stramaledetti doposcì che ovviamente non troverà. In breve, per la strada che ormai conosciamo bene, arriviamo senza difficoltà al mitico raduno dove troviamo il solito casino di moto e di individui di varie tipologie. Lì sopra non piove più, in compenso scende, condito da un venticello perfido, un nevischio di quelli veramente bastardi che ti entra ovunque ci sia anche una pur minima fessura nei 10 strati di roba che hai addosso e che ti impedisce di fare qualsiasi cosa senza trovarti bagnato fino alle palle. Otto ed Io con le nostre vecchie, ma in questo caso ottime, moto parcheggiamo praticamente quasi a ridosso dell’entrata nonostante la neve sull’asfalto, mentre gli altri si fermano un po’ prima (per fortuna). Dopo aver fatto le solite foto di rito ed esserci iscritti, entriamo nella valle che per l’occasione è diventata un’enorme pozzanghera dove senza rendercene conto, ci ritroveremo inzuppati dalla testa ai piedi. Quest’anno non sembra essere particolarmente organizzato bene questo Elefante, nonostante ci sia sempre parecchia gente e il tempo non aiuta anche se qui questa scusa proprio non va contemplata; in verità siamo un po’ delusi perché effettivamente ci aspettavamo qualcosa meglio. Mentre gironzoliamo vedendo delle cose assurde quanto curiose, il famoso nevischio si trasforma in una vera e propria bufera di neve perciò decidiamo di tornare in fretta alle moto, tanto più bagnati e infreddoliti di così non potevamo essere. Nella bufera non siamo i soli ad aver pensato che sarebbe stato meglio filarcela alla svelta perciò potete immaginare quando in un budello di strada larga si e no due metri un migliaio di moto in equilibrio precario si muovono tutte insieme senza tralasciare il fatto che sulla medesima si trovavano anche persone che camminavano a zigzag con dei bambini per mano (oltre che stare in piedi bisognava anche riuscire a schivare questi rincoglioniti) e i sidecar che strombazzando sfrecciano come missili. Usciti da quella sottospecie di budello, che per l’occasione si era trasformato nel girone dantesco dei disperati, ci troviamo nell’incrocio più intasato e innevato che abbia mai visto con scene di equilibrismo estremo con moto di ogni tipo, bestemmie in ogni lingua conosciuta e ingorghi inenarrabili. Immersi nella bufera di neve più incredibile ci avviamo uno a uno verso la discesa che sembrava, per il momento, praticabile senza sapere che il peggio era ancora lungi a venire. Premettendo che, con tutta la buona volontà, non riuscirò nemmeno lontanamente a spiegarvi a parole cosa ho provato in quei momenti, cercherò di raccontarvi cosa accadde nelle tre ore successive alla partenza dall’incrocio che vi ho descritto prima. Il sogno di arrivare a valle in pochi minuti fuori da quel casino si infrange dopo poche centinaia di metri, in quanto ci troviamo inesorabilmente bloccati in mezzo a centinaia di moto in piena discesa su una gigantesca lastra di ghiaccio. Il problema (l’abbiamo capito più tardi) era che le prime moto scese si sono trovate davanti la strada totalmente invasa da ghiaccio e neve, non potendo fare altro che fermarsi e finendo così per bloccare tutti; il problema successivo è stato che lo spazzaneve (che doveva liberare preventivamente la strada) era nell’unico posto dove non doveva essere e cioè in mezzo a noi, impossibilitato a muoversi (di sua spontanea volontà in quanto ovviamente pur essendo bloccato sul ghiaccio, in discesa, scivolava anche lui riuscendo a centrare una moto fermatasi davanti). Il tedescone alla guida del mezzo cercando di fare qualcosa inseriva a intervalli regolari la retromarcia scatenando il panico tra i motociclisti che gli erano intorno già impegnati a stare in piedi, figurarsi attaccati com’erano, a muoversi. Il terrore vero e proprio era comunque per quelli immediatamente dietro al mezzo dove guarda caso si trovava il sottoscritto; essere totalmente inermi, con quella luce bianca che si accende e si spegne davanti al naso è una sensazione di quelle che non si dimenticano tanto facilmente. Finalmente riusciamo a muoverci con il risultato (per ascoltare Andrea, cosa che non farò mai più) che io cado in pochi metri (prontamente rimesso in piedi da due sconosciuti benefattori) mentre Andrea e la sua Pan European lo fanno alla prima curva successiva. In qualche modo, dopo esserci ritrovati tutti, riusciamo a scendere, dopo aver passato tre ore sotto la neve più vigliacca, a valle dove ci attende una bella pioggerellina che ci accompagnerà fino a Passau, non dopo che comunque Otto si fermasse a causa dell’acqua finita nei carburatori della sua Guzzi. Ore 14.00 partenza dal raduno, ore 19.30 arrivo a Passau; non ci posso credere ma ce l’abbiamo fatta (30 km in cinque ore e mezza, un record). Quando arriviamo in stanza facciamo una rapida stima delle nostre condizioni; siamo tutti finiti come delle bestie, bagnati ovunque e soprattutto con la constatazione che le calzature usate gli anni scorsi, che erano andate benissimo, abbiano miseramente fallito alla prova di galleggiamento subita quest’anno. Però…siamo strafelici! La sera scorre briosa e allegra facendo al solito il sunto della giornata ridendo di ogni cappella di ognuno di noi, serviti a tavola da “HEIDI” la gigantesca e nerboruta cameriera dell’albergo…non abbiamo mai protestato per il cibo. Tutti a letto a parte i soliti tre: Otto, il Diego e il Rigo che trovano la forza di fare le quattro del mattino in giro per Passau. 31.01 E ora finalmente si torna a casa e siamo felici anche di questo, in fondo cos’altro può succederci?Dopo un’abbondante colazione, ci avviamo sotto la pioggia (ancora!). Pioggia, credo sia la parola più esatta per descrivere l’odissea del ritorno visto che tutte le rogne sono nate a causa dei litri e litri d’acqua che ci sono caduti addosso senza un attimo di pausa a parte l’attraversamento dei TAURI dove si era tramutata in nevischio. Il fatto che piova, come detto in precedenza, dovrebbe in teoria alimentare la speranza di non beccare la neve lungo la strada, solo che la pioggia non ci abbandonerà per le prossime 9 ore di viaggio e siccome quasi tutti eravamo partiti dall’albergo già praticamente bagnati (i termosifoni non erano abbastanza da asciugare la roba bagnata il giorno prima, in altre parole tutta) e con delle creazioni artigianali per proteggerci (chiaramente dimostratesi inutili) in sostanza dopo un’ora eravamo già nella merda fino al collo. Piove, piove e ancora piove, non ne possiamo più; prima delle montagne (ultimo ostacolo prima della frontiera italiana di Tarvisio) siamo costretti dopo circa 7 ore d’acqua a fermarci in un autogrill per vari motivi:
Rabbocco di benzina - Ripararci un attimo - Fumarci una cicca - Tirare quelle 6.000 bestemmie che ti aiutano a tirare avanti - Scaricare quei due, tre litri d’acqua cadauno che avevamo imbarcato in ogni posto possibile - Rifocillarci con qualcosa di caldo.
Riusciti a riprenderci, ripartiamo perché si sta facendo tardi e anche perché la moto di Otto ha già dato segni di non gradire particolarmente le condizioni meteorologiche mentre il TDM di Willy procede già da un pezzo con un solo cilindro. Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando, superati i Tauri, in piena discesa il sottoscritto in piena velocità (circa 130 km/h, punta mai vista durante il viaggio) con visiera e occhiali completamente smerdati di ogni schifezza prende (giuro non l’ho fatto apposta) una mega piscina, rimanendo in piedi non so come, creando un’ondata vajontica che colpisce fatalmente l’incolpevole Otto e la sua Guzzi. Dopo pochi km, appena pagato il ponte, la Guzzi cederà per sempre, abbandonando come spesso succede, nel punto più distante da ogni soccorso, i valorosi piloti. Con la morte nel cuore (e un profondissimo senso di colpa) mi avvio verso la frontiera dove attendo invano l’arrivo dei due. Nel frattempo la pioggia si attenua leggermente mentre iniziano i 50 km più lunghi della mia vita; credo di averli contati uno per uno quei maledetti km che mi separano dalla prima area di sosta italiana perché la stanchezza cominciava a farsi sentire, c’era la voglia di sapere se almeno gli altri erano arrivati e non ultima la voglia di sapere se gli altri due si erano messi in contatto. Dopo le insidie incontrate dentro le ultime gallerie (residui di ghiaccio sull’asfalto) vedo all’orizzonte l’agognata area di sosta dove parcheggio contento come fossi arrivato su una spiaggia caraibica; in condizioni indecenti. Fortunatamente trovo gli altri, già arrivati da un pezzo mentre il Fede, che era rimasto ad aiutare Otto e Diego, arriva poco dopo con una faccia di quelle che non si possono raccontare (provate a guidare una moto nel buio più pesto usando un faro che normalmente usate in bagno per farvi la barba e avrete la faccia di Federico) mentre acquisiamo la certezza che Otto in qualche modo riesce a farsi portare da un avidissimo carro attrezzi nei pressi di Villach. Organizzato in breve un piano di soccorso per i due dispersi (il buon Andrea si offre volontario per andare a prendere un furgone a Pordenone e ritornare a prendere i due, oramai relitti umani) io e Greta ci prepariamo a bivaccare per qualche ora in Autogrill (gli altri partiranno con i propri mezzi). Verso la mezzanotte Andrea torna all’autogrill con la Guzzi nel furgone in compagnia anche degli altri due (o ciò che ne rimane) e ci organizziamo per caricare la mia R 45 (non avevo proprio nessuna voglia di ripartire) e la moto del Fede scoprendo che ovviamente le due moto non ci stavano. Dopo una breve discussione il Fede decide di tornare a casa in modo autonomo, non prima comunque di fermare una macchina per far partire la sua moto in quanto (forse a causa dell’acqua) l’impianto elettrico costruito artigianalmente da lui stesso aveva iniziato, probabilmente da qualche ora, a gestirsi autonomamente come avesse vita propria e conseguentemente a mangiare la carica della batteria. Risolto il tutto e caricato la mia moto sul furgone partiamo alla volta di Treviso, finalmente sembra tutto finito…forse. A dire la verità l’esperienza vissuta per qualche ora dentro quel cazzo di furgone è stata la degna conclusione di una giornata di merda, anche se effettivamente siamo riusciti a divertirci pure in quel frangente. Per fare capire qualcosa vi descriverò la situazione all’interno del mezzo: - Andrea, Otto e Greta seduti anteriormente - Rigo e Diego seduti sopra le rispettive moto nel cassone per tenerle in equilibrio oltre che ingobbiti dato che il tetto non era abbastanza alto per farci stare dritti - Portellone destro di carico difettoso cosicché, con tutta l’aria gelida che entrava sembrava di essere fuori in moto invece che dentro - Una fantastica cappa di benzina vaporizzata che respiravamo - Un uso indiscriminato delle sigarette in mezzo a tutto ciò
Il viaggio procede in modo tranquillo finché Andrea decide di prendere una curva un po’ troppo allegramente e succede che nemmeno le doti di perfetti “sidercaristi” sviluppate da me e Diego durante il tragitto riescono ad evitare lo smottamento delle due moto e il relativo sfondamento del solaio di legno del furgone. Si conclude così la favolosa giornata e arriviamo finalmente incolumi a Treviso verso le 4 del mattino strafiniti ma effettivamente molto felici di avercela fatta anche stavolta. Felici di che cosa non riuscirò mai a spiegarvelo ma fidatevi se proverete facilmente anche una minima parte di ciò che vi ho raccontato, lo sarete sicuramente anche voi. P.S. Nel caso qualcuno vi apostrofasse in malo modo, dopo aver fatto il raduno e aver dormito in albergo, non preoccupatevi, perché la cosa più importante è quella di divertirsi in compagnia e non c’è niente di così vergognoso da farsi perdonare pur non avendo dormito in tenda; prima di tutto lo spirito (inteso come alcol) poi tutto il resto. FINE
Questa è stata la mia prima volta, poi ne ho fatte altre NOVE di cui una nuovamente con mia moglie (caduta compresa) e quasi sempre con moto diverse: 2000 - Honda ST1100 Pan european,2001 - Honda CBR 900 RR,2002 - Honda TransAlp 600,2003 - (in macchina fino Passau trasportando uno scooter) MBK 100 (era nato mio figlio da 20 giorni),2004 - Yamaha TDM 900, - con mia moglie2005 - Honda Shadow 750,2006 - BMW R1200 GS.2007 - BMW R1200 GS. - da solo in tenda !!!2008 - BMW R1200 GS. - da solo in tenda !!!2009 - LandRover Defender 110 + Yamaha TT 600Negli anni, si impara che l'abbigliamento è importante, fondamentale per affrontare con lo spirito giusto temperature e distanze altrimenti proibitive. Certamente non è una passeggiata, ma attrezzati bene e senza limitazione nei movimenti il divertimento è assicurato. In più quando vivi la famosa buca, ne vedi veramente di tutti i colori, animali su due ruote di ogni dove che come te hanno affrontato le insidie invernali per esserci, non sono dei pazzi ma uomini con un cuore grande e con una passione........... LA MOTO. Devo dire che mi piacerebbe farne ancora uno per fare conto tondo, ma per il momento credo che desisterò!!! con buona pace di mia moglie e dei miei genitori............NON ho resistito hahahahaha |
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