Galassia Arte - recensione del portale gratuito per artisti creato da Andrea Mucciolo

Il sito web Galassia Arte conta oltre 1000 pagine indicizzate ed è aggiornato quotidianamente. Il portale è stato realizzato nel mese di novembre del 2007, su progetto grafico di Andrea Mucciolo e relativa implementazione tecnica della messa on line. Il portale è completo sotto tutti i punti di vista dell' arte, troverete infatti dipinti naif, astratti, racconti fantasy, poesie sulla mamma, foto d'arte italiane, e poi immagini di elfi, troll, fate e altre creature fantastiche... premi letterari, di pittura e scultura... il tutto condito dalla pubblicazione gratuita delle vostre opere.

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Il primo scopo degli esercizi di Pranayama è dunque quello di rimuovere ogni ostruzione, ogni blocco che impedisca al Prana di circolare in noi. Se raffigurassimo il nostro corpo come un oggetto dal volume ben definito, il primo obbiettivo del Pranayama sarebbe quello di riempire di Prana l’intero volume, fino nei più nascosti angoli, espellendo tutto ciò che, sotto forma di scoria o di residuo nocivo, occupa posto, riempie spazio, sottraendolo alla energia vitale. Queste scorie, queste tossine depositate nel nostro corpo fisico o sottile, possono avere una origine materica, quando ad esempio derivano da una scorretta alimentazione, oppure una origine mentale, quando si depositano in noi a seguito di pensieri, parole o azioni cariche di energia inquinante, come l’energia della rabbia, della invidia, dell’odio o della bramosia. Il secondo obbiettivo delle tecniche di Pranayama è di accrescere l’energia pranica, di contenerla all’interno, e di indirizzarla verso una direzione, lo sviluppo spirituale, anziché disperderla all’esterno. La nostra dotazione di energia non è infinita. L’energia pranica è certamente “rinnovabile”, ma non ne possiamo disporre oltre una determinata quantità. Se impieghiamo tutta la nostra energia per far fronte alle necessità del corpo fisico, alle attività quotidiane, ed a rispondere ai mille stimoli dell’ambiente circostante, l’energia avrà un utilizzo esclusivamente esterno. Non ne conserveremo abbastanza per elevarci interiormente verso l’Infinito. Per perseguire lo scopo della nostra vita terrena, l’obbiettivo della nostra elevazione spirituale, è necessario che, se non tutta, almeno una parte importante della nostra energia vitale sia mantenuta al nostro interno, ed utilizzata a tale fine. In vista di questo scopo è necessario non solo indirizzare in tale direzione parte del nostro ordinario flusso di energia, ma, come abbiamo visto in un precedente capitolo, è anche importante cercare di risvegliare la nostra energia spirituale dormiente, la energia Kundalini, facendola risalire lungo il canale di Sushumna, con un flusso ascendente capace di collegarci con la realtà infinita dello Spirito. Da questo punto di vista alle tecniche vere e proprie di Pranayama si aggiungono e affiancano altre tecniche, come i Mudra e i Bhanda. I Mudra sono dei gesti, solitamente della mano o delle dita, ma che talvolta coinvolgono l’intero corpo, oppure solo una parte: gambe, lingua, occhi, labbra. In ogni caso lo scopo dei Mudra è di “sigillare” l’energia pranica dentro di noi, impedendo la sua dispersione verso l’esterno. Mudra infatti significa “gesto, atteggiamento” o anche “sigillo”. Bandha invece significa “ stringere, chiudere, tenere stretto”, ed il termine si riferisce ad una serie di pratiche caratterizzate dalla contrazione di parti del corpo, come la gola, l’addome, la zona pelvica, e dalla contemporanea ritenzione del respiro. Se con i Mudra l’energia è “sigillata” all’interno del corpo, con i Bandha essa viene contenuta, focalizzata ed indirizzata verso determinate aree o Chakra. Mula e Bandha sono quasi sempre associate al Pranayama; costituiscono tecniche aggiuntive che servono a meglio perseguire lo scopo del contenimento interiore dell’energia e del suo utilizzo a fini spirituali. Quale è lo strumento principale negli esercizi di Pranayama? Ancora una volta il livello materico e quelli più sottili si intersecano e sovrappongono, rispecchiandosi l’uno nell’altro. Il mezzo per lavorare sul Prana sul piano più strettamente fisico è il respiro. Il respiro ha dunque, all’interno della concezione yoga, una doppia valenza. Esso rappresenta certamente una funzione corporea vitale, ma è anche il tramite principale per l’assunzione ed il controllo del Prana. Come funzione fisica, corporale, il respiro è in buona parte involontario, meccanico. Esso persiste anche quando dormendo non abbiamo alcuna consapevolezza; ma in generale anche nello stato di veglia esso conserva la sua meccanicità, giacchè non riserviamo pressoché alcuna attenzione, né alcun controllo, alla funzione respiratoria. Il primo passo per entrare nelle tecniche di Pranayama, in cui il respiro è visto come veicolo di trasmissione di Prana, è invece proprio quello di mettere il respiro sotto i riflettori della nostra attenzione e presenza mentale, divenendone, in primo luogo, semplicemente consapevoli. Con la consapevolezza la funzione respiratoria si trasforma, da automatica e meccanica diviene cosciente ed all’occorrenza volontaria; ci accorgiamo allora di aspetti che prima ci sfuggivano: vediamo chiaramente come mente e respiro siano collegati. Se la mente è tranquilla il respiro è calmo e più lungo; se la mente è agitata il respiro è più corto e superficiale. Con la consapevolezza scopriamo che lo stato mentale influenza il respiro e la sua qualità. Ma scopriamo anche l’opposto: che la qualità del respiro influenza la mente e può cambiare il suo stato. Se controlliamo il respiro facendolo divenire più calmo e profondo, anche la mente ne trae beneficio. Con il respiro potremo calmare l’agitazione delle onde-pensiero ed approdare ad una maggiore tranquillità. I diversi esercizi di Pranayama, descritti in vari manuali e che qui non elenchiamo, possono essere indirizzati a scopi in parte diversi, ma partono tutti dal presupposto che, in primo luogo, il respiro può essere volontariamente controllato e gestito, e non lasciato a se stesso; e che, in secondo luogo, attraverso il respiro possiamo lavorare sulla mente, magari calmandola, rendendola più vigile e attenta, o trasparente, e arrestare momentaneamente il flusso dei pensieri. La semplice osservazione del respiro, se un poco prolungata nel tempo, non associata ad alcun giudizio o pensiero distraente, induce ad una sorta di auto-regolazione del respiro stesso: questo diviene più calmo e lento, e poco alla volta si sviluppa più nella zona addominale che in quella toracica. Dal punto di vista fisico una pratica assidua degli esercizi di Pranayama porta a sviluppare una maggiore capacità polmonare; anzi, con lo sviluppo di una respirazione più profonda, potremo renderci conto di come normalmente utilizziamo solo in piccola parte i nostri polmoni. Il respiro tende a divenire più lento e regolare, passando dagli ordinari 12-15 atti respiratori al minuto ai 6-8 dei praticanti yoga. E tutto ciò ha effetti benefici sul cuore e la circolazione del sangue, maggiormente alimentato dall’ossigeno e purificato da una maggiore espulsione di anidrite carbonica, con riflessi positivi sulla nostra salute. Ma al di là degli effetti fisici, il Pranayama è un potente strumento per perseguire la purificazione dei nostri corpi più sottili, rimuovendo impurità e pulendo là dove nessun sapone o bagno schiuma può arrivare. È un potente mezzo per agire, attraverso un elemento materico, il respiro, su piani non materici; per risalire attraverso i corpi di differente consistenza verso dimensioni sempre più sottili. Con il Pranayama la mente si prepara alla meditazione, ed entra con maggiore facilità negli stati di assorbimento dell’energia divina. Con il Pranayama si completa l’elenco delle Otto Parti dello Yoga come descritto negli Yoga Sutra. Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Prathyara, Dharana, Dhyana e Samadhy, sono, nell’ordine scelto da Patanjali, i diversi di un’unica scala che mira ad elevare oltre l’ordinario stato di coscienza, per giungere alla esperienza della fusione con l’Uno, con il Tutto. Gradini che, come già sottolineato, sono da affrontare insieme e contemporaneamente, non in scansione successiva, giacchè ognuno è insieme presupposto e conseguenza dell’altro. Oltre ad essi, tradizionalmente lo Yoga offre altri strumenti utili al fine della elevazione spirituale, e tra questi possiamo citare i Mantra. La parola Mantra è colma di significati e quindi di difficile traduzione. Essa richiama il concetto di “pensiero”, ma anche di “preghiera” o “formula magica”, ed evoca l’uso del suono come mezzo di espressione del pensiero e della preghiera. Il concetto di suono non è qui inteso in senso musicale, riferendosi piuttosto al “suono” delle parole. Nella recitazione dei Mantra non è tanto importante il significato letterale delle singole parole o frasi, quanto la intenzione del Mantra, ciò che esso vuole evocare attraverso il suono delle parole ed il ritmo della loro declamazione. È in questo senso che il Mantra può essere inteso come una “formula magica”, una formula in cui le parole non sono importanti come nel loro singolo e specifico significato, ma nel loro potere evocativo e creativo, potere attinto da sfere energetiche non ordinarie. Siamo in un ambito non logico-razionale, e se restiamo ancorati ai criteri della logica e della razionalità non potremmo mai entrare nel concetto di Mantra. Il Mantra non è propriamente una preghiera così telefono erotico come noi in Occidente siamo abituati a recitare (probabilmente anche in questo caso con un approccio ben diverso da quello originario). Nella preghiera dei nostri giorni ci rivolgiamo al Signore e tramite le nostre parole rivolgiamo una supplica, chiediamo una grazia, invochiamo un perdono. Le parole della preghiera debbono avere un senso compiuto, giacchè il contenuto della preghiera si esprime attraverso il significato delle parole stesse e della loro concatenazione in frasi. Nel Mantra le cose non stanno propriamente così. La parola è suono e il suono è vibrazione, quindi anche la parola è vibrazione. L’importante è il suono della parola, intesa come vibrazione: è la sua vibrazione l’agente creativo che può incidere sulla realtà. Prendiamo il Mantra forse più conosciuto, formato da una sola parola, Om. Om non ‘significa’ Dio, Brahman, Assoluto. Om ‘è’ Dio, Brahman e Assoluto. Recitando il Mantra Om, con la modalità appropriata, non citiamo Dio, non pronunciamo solo il suo nome: facciamo vibrare Dio dentro di noi, e tramite la sua vibrazione lo facciamo ‘vivere’, emergere in noi. Nel suono della sillaba Om, Dio è presente, si sostanzia. Recitando un altro tra i più importanti Mantra, il Gayatri Mantra, non formuliamo un ragionamento, ma, tramite la vibrazione delle parole, facciamo vibrare anche la nostra Coscienza, elevandola e risvegliando la sua natura divina. È la vibrazione della parola che avvicina lo yogi allo stato di Coscienza evocato. Anche in tal senso il Mantra è una specie di “formula magica”. Il suono della parola del Mantra ha il potere di sviluppare energia, e, ad un livello profondo, di condizionare la materia, persino di poterla creare. A tale livello il Mantra non può essere trasmesso che da un piano divino e da Maestri che a tale piano appartengono. Usando parole e frasi dalla vibrazione “potente”, creativa, i Maestri divengono capaci di incidere sulla realtà e di trasformare persino la Materia. La Materia è infatti Coscienza solidificata, è uno stato più grossolano di energia e di pensiero. Quindi il pensiero e l’energia hanno “potere” su di essa, possono crearla e trasformarla. Naturalmente tale “potere” non è attribuibile allo stato di coscienza e di energia che impieghiamo nella vita quotidiana, ma ad una Coscienza ed una energia rese creative e trasformatrici dalla assoluta purificazione dei corpi sottili, e dalla stretta connessione con la Fonte suprema, con il piano divino. cartomanzia telefonica La connessione con il Divino, la fusione con esso, caricano il pensiero di una forza e di potenzialità non immaginabili, generano le famose “siddhi”, i poteri occulti, le capacità miracolose dei Maestri yogi, e rendono capace la Coscienza di incidere sul piano materiale. Il Mantra utilizza parole la cui vibrazione richiama tale livello di Coscienza, e che quindi appaiono potenzialmente capaci di contenere ed esprimere la potenza creativa di tale livello di Coscienza. Naturalmente la “potenza” del Mantra dipende dalla forza mentale che in esso mette chi lo recita, e dal suo grado di connessione con il Divino. Per questo lo stesso Mantra ha una valenza diversa se recitato da un grande Maestro o da un semplice devoto. Tuttavia se è vero che la connessione con il Divino influisce sulla potenza e gli effetti del Mantra, è anche vero che il Mantra stesso determina una nostra maggiore connessione con il piano divino. - cartomanzia basso costo - cartomanzia svizzera In tal senso la prima trasformazione che il Mantra opera sulla realtà, è proprio sulla realtà della mente di chi lo recita, una mente in cui, grazie alla potenza del Mantra, il chiacchiericcio instabile e l’eterno agitarsi delle onde-pensiero lasciano il posto alla quiete, alla stabilità, alla profonda focalizzazione del pensiero. “Yoga citta-vritti-nirodhah”, recita il secondo aforisma degli Yoga Sutra, cioè “ Lo Yoga è il controllo e la cessazione delle onde-pensiero della mente”; ed a tale fine i Mantra al pari del Pranayama, appaiono come uno strumento di particolare utilità ed efficacia.

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