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25 GIUGNO
Quella di questa settimana, è l’ultima rubrica che abbiamo trovato radiofonicamente su planet fm la storia delle cose comuni di oggi, e per questo ultimo appuntamento vi ho raccontato come è nato il nostro programma, l’Information Desk. Come i nostri ascoltatori più fedeli ricordano bene, abbiamo iniziato ancora prima che Radio Planet fm prendesse questo nome. E’ nato tutto nel luglio del 1999, quando una piccola emittente comunitaria vicentina che si chiamava Radio Collina, si è messa a fare uno spot per ricercare degli speaker, per ripartire con le programmazioni. Io venivo da un periodo di inattività radiofonica, l’emittente con la quale collaboravo aveva chiuso tre anni prima, e ho preso la palla al balzo. Il gruppo era quello poi dei ragazzi che hanno fondato Radio Planet
fm, che deriva appunto da radio Collina. All’inizio trasmettevamo da
Cornedo, il 15 gennaio del 2000 siamo diventati Radio Planet fm, e dal marzo del 2002, ci siamo trasferiti nella sede di
Trissino. Quando mi sono presentato al provino, avevo già in mentre un programma, questo, che non fosse la solita solfa di tutte le radio, come ascoltatore, volevo sentire una cosa diversa, mi hanno lasciato fare, e le cose alla fine mi hanno dato ragione; perché in questi anni, ho trovato molto interesse tra voi ascoltatori per le rubriche che avevo portato alla radio: la storia delle cose comuni, dove in questi anni, in due minuti di tempo vi ho raccontato la storia di ben 342 argomenti, ed il primo, quello del 17 ottobre del 1999, è stato Le patate fritte. Abbiamo ascoltato anche tantissima musica del passato, dagli anni 70 agli anni 90, e non ci siamo limitati come fanno tutte le radio a farvi ascoltare i brani; con un grandissimo lavoro di redazione, vi abbiamo dato di settimana in settimana un sacco di dati sulla musica che stavate ascoltando. E poi i libri: ne abbiamo presentati 342; uno ogni settimana, con una costanza unica, con tanti ospiti che hanno parlato di libri, dal nostro amico libraio Francesco, a scrittori affermati come Romano Battaglia, che abbiamo avuto spesso in diretta telefonica. E da qualche anno ci siamo inventati anche la Planet book
chart, la top ten dei dieci libri più venduti in Italia ogni settimana, condotta come una classifica musicale. Il tutto condito da un notiziario musicale, e da notizie sportive e dal mondo. Tutto questo è stato fino ad oggi Information Desk, giunto questa settimana veramente al termine.
25 GIUGNO
Per chiudere momentaneamente la rubrica in bellezza, questa settimana abbiamo avuto un ospite d'eccezione che ci ha parlato del suo ultimo libro: Com'è dolce sapere che esisti. Ringrazio ancora per la disponibilità Romano Battaglia.
18 GIUGNO
Questa settimana abbiamo visto le origini della birra. E' stata inventata dai i popoli germanici; però era già conosciuta dai tempi dei
sumeri, praticamente da quando si coltiva l'orzo. E' nata per risolvere un problema: difendere le scorte d'orzo dai topi ed evitare che marcisse. Furono le donne ad avere la pensata: conservare l'orzo in recipienti pieni d'acqua. Ma non potevano sapere che in quel modo avrebbero favorito la fermentazione, quindi la formazione dei lieviti. Era una birra primitiva, nata per caso, ma già si cominciava a scoprirla. La apprezzarono anche gli antichi egizi, e più tardi anche i Galli, che con i loro esperimenti diedero una svolta alla storia della birra. Cominciarono a cuocerla, provarono ad aromatizzarla con anice e altre spezie, e ad affinarla in botti per un certo periodo, si parla di anche otto mesi. Fu grazie ad una suora tedesca nel 1100, che nel mosto venne inserito anche il luppolo, dopo che venne dimostrato proprio dalla suora, famosa botanica, che questo nuovo elemento serviva per allungare la vita alla birra, per evitare che andasse a male. Nel 1516, re Guglielmo 4°di Baviera, pubblica il cosiddetto editto della purezza, che obbliga il birraio ad usare solo acqua, malto d'orzo, lievito e luppolo. Nella abbazia di San Gallo, in Svizzera, la birra si affina, si fanno esperimenti, e si riesce a dividere la produzione in più mosti, così cominciano a nascere i vari tipi di birra, ma fu grazie alle nascenti scoperte del 1700 che si cominciò a delineare una ricetta, con tutte le fasi della produzione della birra. Fu grazie a scienziati ed inventori dell'epoca che nacquero tutti gli strumenti con i quali si poteva controllare ogni fase della produzione, come il termometro e l'idrometro, la macchina a vapore per cuocere il mosto, la macchina per tostare il malto, e il ghiaccio artificiale per raffreddare il mosto. E poi arrivò la bottiglia di vetro, così cominciò anche una certa produzione industriale, e si vide subito che la gente preferiva la birra chiara, più gradevole alla vista, e così nasce la bionda che tutti conosciamo.
18 GIUGNO
Questa settimana abbiamo parlato di un bel libro che è appena uscito in libreria: un bel thriller per l'estate.
Velocity, di Dean Koontz. E’ la storia di un barista che ama fare i fatti suoi, anche se nel bar dove lavora ne sente di tutti i colori. Una sera uscendo dal bar, trova un biglietto sotto il tergicristallo che lo invita ad avvisare la polizia, altrimenti ucciderà una giovane insegnante. Se la coinvolgerai ucciderò un anziana filantropa. La scelta è tua. Un biglietto non troppo simpatico, ma il barista capisce subito che non si tratta di uno scherzo. Perché il biglietto continua dicendo che se il barista non farà niente questa prima volta, ce ne sarà una prossima, e il tempo per avvertire la polizia scenderà a cinque ore, e così via. Quindi il barista a questo punto si trova ad un bivio: comunque c’è qualcuno che lo vuole incastrare, e se non agisce con intelligenza, potrebbe finire lui tra i sospettati dei delitti annunciati. E a questo punto noi diventiamo i testimoni di questo gioco, e insieme al barista entreremo nelle indagini di questo thriller ad alta tensione, dai ritmi molto veloci e pieno di colpi di scena.
11 GIUGNO
Anche stavolta siamo restati in tema Mondiali, per parlare della storia della coppa del mondo. Ma non del torneo, bensì proprio della coppa, del trofeo, che venne commissionato ad uno scultore parigino nel 1930, in occasione della prima coppa
Rimet. Costò la bellezza di 50 mila franchi Francesi dell'epoca, ed era una scultura di 35 cm di 3 chili e mezzo d'oro massiccio e poggiava su una alta base di lapislazzuli. Il trofeo sarebbe divenuto proprietà definitiva di quella nazione che per prima avesse vinto tre edizioni, anche se non consecutive, della competizione. La coppa, arrivò in Italia nel 1934, e vi rimase fino al dopoguerra, uscendo indenne dal conflitto grazie all'allora presidente della nostra federazione, Ottorino Barassi, che la custodì a casa sua, in una scatola da scarpe nascosta sotto il letto. Nel marzo 1966, anno dei mondiali inglesi, la preziosa coppa era esposta in una sala della Central Hall Di
Westminster, e venne rubata. Grazie alla perizia di Scotland Yard si riuscì a recuperarla, ma venne rubata di nuovo due mondiali dopo, mentre si trovava in Brasile, e questa volta mai più ritrovata. A quel punto bisognava pensare ad un nuovo trofeo, che venne commissionato ad un artista italiano, Silvio
Cazzaniga, che con la sua proposta sbaragliò la concorrenza di altre 52 opere. La coppa, che venne posta in palio per la prima volta nel 1974, realizzata in oro massiccio e malachite, è alta 36 cm e pesa quasi cinque chili. Da allora gira il mondo il meno possibile, anche perché è di proprietà della FIFA, e le squadre vincitrici si devono accontentare di iscrivere il proprio nome su una delle targhette che adornano la base, l'ultima delle quali sarà riempita nel 2038, quindi c'è ancora qualche anno di tempo.
11 GIUGNO
Questa settimana abbiamo parlato dell’ultimo libro di Anne Rice, dal titolo
Marius. Più o meno diciamo che la minestra è sempre quella. Da decenni ormai la Rice ci ha fatto conoscere un gruppo di Vampiri, e ci racconta sempre storie su di loro. Questa volta, dopo tanti libri sul Vampiro
Lestat, la storia si incentra su un vecchio vampiro, Thorne, che si è appena risvegliato dalla catalessi e ha bisogno di un mentore che lo reintroduca alla vita dei giorni nostri. Così pensa di trovare il vampiro giusto in
Marius, una vecchia conoscenza per gli amanti dei libri della Rice, che racconta al vampiro Thorne la sua vita, e di cose da raccontare ne ha veramente tante, specialmente fatti importanti della storia. Lui li ha vissuti tutti; era senatore nell’impero romano, ha vissuto il medioevo, il rinascimento e in questo libro ci racconta il riassunto appassionante della sua vita. L’ho trovato un bel libro, anche se, un po’ come il King degli ultimi anni, anche la Rice sta riciclando molti momenti letterari, sta riprendendo molti spunti già letti in tanti altri suoi libri. Però per gli amanti del genere, non è male come libro.
4 GIUGNO
Oggi abbiamo continuato il nostro discorso iniziato la settimana scorsa. Stavolta vediamo un po' come si sono sviluppati, parlando delle squadre che li hanno caratterizzati negli anni. Parliamo subito bene dell'Italia, che dal 1929 al 1948 fu guidata da Vittorio Pozzo, commissario unico della nazionale. Con lui vinse la Coppa del Mondo nel 1934 e nel 1938. Poi purtroppo arrivò la guerra, e i giochi si fermarono fino al 1950, quando i mondiali ripartirono dal Brasile; l'Italia, priva dei suoi giocatori migliori, morti in un incidente aereo a
Superga, venne subito eliminata. Il mondiale del 1954, che si svolse in Svizzera, portò alla ribalta l'Ungheria, ma alla fine conquistò il titolo la Germania. Gli italiani vennero eliminati dall'Irlanda, ancora nelle partite di qualificazione. I mondiali del 1958, in Svezia, serbarono una sorpresa: il Brasile di
Pelé, vincitore finale. Il Brasile, che adottava una nuova tattica di gioco chiamata il 4-2-4, fece il bis in Cile nel 1962. In Inghilterra, nel 1966, i padroni di casa conquistarono il titolo mondiale battendo la Germania 4 a 2. I Mondiali del 1970 entrarono nella storia per la semifinale Italia-Germania Ovest, giocata allo Stadio Azteca di Città del Messico, e per la finale del 74 tra l'Olanda e la Germania Ovest che alla fine risultò vincitrice. Anche ai mondiali del '78, svolti in Argentina, gli Olandesi arrivarono in finale ma vinsero gli argentini. E parliamo dei mondiali del 1982. L'Italia arrivò in Spagna inseguita da molte critiche, perché era già da un po' che non giocava molto bene. Dopo le prime gare gli azzurri attuarono il silenzio stampa, fatto mai accaduto in precedenza. Ma poi riuscirono miracolosamente a riprendersi, e a conquistare il titolo: sconfitta l'Argentina di
Maradona, gli azzurri batterono il Brasile grazie ad una tripletta di Paolo Rossi. La semifinale con la Polonia fu un rotondo 2 a 0, con una doppietta di Rossi. Arrivarono in finale, e davanti alla presenza dell'entusiasta presidente della Repubblica
Pertini, gli azzurri sconfissero i tedeschi con un sonoro 3 a 1. Nel 1990 l'Italia è l'organizzatrice dei Mondiali ed è anche una delle squadre favorite alla vittoria finale: tuttavia, dopo una serie di vittorie che la portano alla semifinale, l'Italia perde ai rigori contro i campioni in carica (gli argentini), a loro volta sconfitti in finale dalla Germania Ovest. Anche nel 1994 l'Italia, seppur giocando male riesce ad arrivare in finale, contro il Brasile. Per la prima volta nella storia della Coppa del mondo, la finale si conclude in pareggio e dopo i tempi supplementari sono i rigori a decretare il successo dei brasiliani sugli azzurri. La "maledizione dei rigori" colpisce ancora nel 1998 quando in Francia, l'Italia viene sconfitta nei quarti di finale ai rigori: la Francia diventa poi campione del mondo per la prima volta. Tutto il resto è storia recente, e venerdì prossimo inizierà una nuova avventura.
4 GIUGNO
Questa settimana, abbiamo parlato di un libro di qualche decina di anni fa. Non è un classico della letteratura, però è particolare perché a scriverlo è stato uno scrittore piuttosto insolito, infatti la professione che lo ha reso famoso è l'attore. E che attore! Se dico
Rocky, se dico Rambo, chi vi viene in mente? Si, proprio Sylvester Stallone. Pochi lo sanno, ma anche lui non ha resistito alla tentazione di scrivere. Il suo libro, pubblicato in Italia nel 1979, si intitola Taverna Paradiso.
La storia è quella classica dei suoi film. Praticamente ci sono tre fratelli che vivono in una zona di periferia disagiata, che scoprono che il fratello minore ha delle doti che lo potrebbero far diventare un campione di lotta. In breve i due fratelli maggiori diventano i suoi manager e allenatori, e trasformano il giovane in una macchina per fare i soldi. Il ragazzo infatti, vince un incontro dopo l'altro, e sta avverando il suo sogno di diventare ricco. Ma il rapporto con i fratelli si sta deteriorando, e lui scoprirà che i soldi non sono così importanti come l'amore dei propri cari. E' un libro un pò vecchiotto, quindi non credo sia facile trovarlo nelle librerie, piuttosto si potrebbe cercarlo in qualche mercatino dell'usato oppure richiederlo in biblioteca. E da questo libro, Taverna Paradiso di Sylvester Stallone.
28 MAGGIO
Da questa settimana, visto che si stanno avvicinando i mondiali di calcio Germania 2006, andremo ad iniziare la storia delle origini di questo torneo. I mondiali di calcio, nacquero per volontà di un francese, un dirigente della FIFA di nome Julies
Rimet, che nel 1930 ebbe l'idea di organizzare i primi mondiali di calcio, che in quegli anni stava avendo un successo incredibile in Europa e in America Latina, dove era già sport nazionale. Era, e bisogna dire resta, lo sport che riesce a catalizzare l'attenzione del pubblico di massa, e così l'idea ebbe subito successo. I primi mondiali, che fino al 1970 venivano chiamati coppa
Rimet, in onore al suo organizzatore, vennero organizzati a
Montevideo, in Uruguay, e furono inaugurati il 21 maggio 1930. Si pensò all'Uruguay, perché furono loro a vincere, dopo uno spareggio contro l'Argentina, il torneo olimpico del 1928. Con l'inizio dei mondiali, il calcio uscì dalle olimpiadi per avere un torneo internazionale tutto suo, e nel primo, del 1930, vinse la squadra di casa, L'Uruguay, e si pensò di fare come con le olimpiadi: organizzare i giochi ogni 4 anni. L'Italia andava alla grande in quegli anni, e nel 1934 toccò proprio a noi italiani ospitare i mondiali di calcio, e la squadra, guidata da Vittorio Pozzo, vinse per due volte consecutive. Nel 1934 e anche nel 1938, in Francia. C'erano grandi giocatori, come il centravanti Giuseppe
Meazza, la mezz'ala Ferrari, l'ala sinistra Orsi e il centravanti Silvio
Piola, tutti nomi che sono entrati negli annali del calcio come grandi campioni. Ci vollero più di 40 anni perché un'altra nazionale italiana riuscisse di nuovo a vincere i mondiali, in Spagna nel 1982.
28 MAGGIO
Questa settimana, abbiamo parlato di un libro di cronaca che ha tenuto banco negli ultimi anni. Si intitola il Mostro. Anatomia di un indagine, di Michele
Giuttari. E’ il libro che racconta la storia del Mostro di Firenze; libro scritto dall’allora capo della squadra mobile della città Fiorentina. Racconta tutti i fatti accaduti tra il 1974 e il 1985, quando nei dintorni della città di Firenze, ci fu una serie di atroci delitti che coinvolse sette coppie di innamorati, che vennero massacrati atrocemente nei luoghi dove si erano appartati per stare un po’ insieme; coppie massacrate che spesso sono state mutilate, per portare via qualche macabro trofeo. A pagare i conti è stato
Pacciani, condannato all’ergastolo nel 94, ma secondo gli inquirenti non era solo. Così per il processo d’appello, nel 96, quando il tribunale decide di riaprire le indagini, si affida il compito di indagare a Michele
Giuttari, che era appena stato nominato capo della Mobile del capoluogo toscano. Nel libro ha raccolto tutte le sue indagini, le cose strane successe durante i processi, le omissioni, vari elementi di prova che spesso sono stati ignorati, e che potrebbero portare a verità diverse da quelle ufficiali, che però non sono state esplorate più di tanto, visto che l’indagine è andata chiusa con la morte di
Pacciani. Un bel libro scritto da uno dei protagonisti, in questo caso delle indagini, che con la vera passione investigativa di un uomo di legge, ci espone i fatti di una tragica storia italiana. Secondo me un buon libro, scorrevole, da leggere tutto d’un fiato.
21 MAGGIO
Questa settimana direi che l’argomento è stato piuttosto invitante, perché abbiamo fatto la storia della pizza. La pizza che tutti conosciamo, nasce nel sud
italia, in campania. Aveva come adesso la base di pasta di pane, ed era condita con aglio, strutto e sale grosso. La cosa piaceva alla gente, e ben presto i pizzaioli cominciarono ad aggiungere altri ingredienti, per renderla più raffinata, così l’olio prende il posto dello strutto, e vengono aggiunti formaggio ed erbe aromatiche. Questo nel 600, non c’era ancora la mozzarella, ne il pomodoro, che arriveranno molto più tardi. E queste pizze primitive non erano del tutto ben viste, perché il popolo era abituato al classico aglio e strutto. La mozzarella arrivò verso la fine del 700, mentre la salsa di pomodoro venne aggiunta addirittura intorno alla metà del 1800. E li venne la svolta, perché la pizza cominciò a diventare famosa, e grazie agli emigranti cominciò a farsi conoscere anche all’estero, specialmente in America. L’anno del lancio definitivo fu il 1889, quando il 9 giugno, Don Raffaele Esposito e sua moglie, famosi pizzaioli napoletani, vennero chiamati a Corte da Re Umberto 1° e dalla Regina Margherita, per rappresentare le loro creazioni, che piacquero molto ai sovrani. E le pizze cominciarono ad avere un nome: la pizza Margherita in onore della regina, poi c’erano quelle con strutto, formaggio e basilico, quella alla marinara, con pomodoro, aglio olio e origano, e a questi tre tipi se ne aggiungono altri, man mano che la fama della pizza comincia ad allargarsi, e la fame degli avventori delle pizzerie comincia ad aumentare. Così dalla fine del 1800 in poi ci fu una vera e propria esplosione di vari tipi di pizza, che all’inizio del 1900 conquista anche il nord italia e poi con gli anni si fa conoscere in tutto il mondo, e diventa quella cosa che tutti conosciamo.
21 MAGGIO
Abbiamo parlato di Cell, il nuovo libro di Stephen King. Il maestro del brivido è ritornato con questo libro che ho trovato molto avvincente, anche se, personalmente, credo che i vecchi libri di King siano tutta un'altra cosa. Parlando in genere musicale, diciamo che ultimamente si è fatto trascinare un po’ troppo verso il commerciale da classifica che dura un mese, e poi un po’ alla volta si dimentica. E’ un libro che come scenario ricorda molto l’Ombra dello Scorpione, con uno scenario apocalittico dove il nostro protagonista deve affrontare la sua missione impossibile: ritornare dalla sua famiglia. Protagonista che si chiama
Clayton. Fa il fumettista, e si trova a Boston per lavoro. Improvvisamente, assiste a dei fenomeni strani: chi risponde al cellulare, improvvisamente regredisce all’età della pietra, non riesce nemmeno più a parlare, comunica con grugniti e la sua unica missione è aggredire e uccidere chi gli sta a tiro. Specialmente le prime pagine sono una meraviglia in tal senso. Per gli amanti del genere, c’è tutto quello che serve; sangue, terrore, e il protagonista che deve a tutti i costi salvare sua moglie Sharon e suo figlio Jhonny
Gee. Nel caos più totale, in un atmosfera apocalittica, Clayton comincia ad attraversare il territorio, e strada facendo altri scampati si uniscono a lui, tra cui anche
Jordan, il bambino saputello che nei libri di King non manca mai. Che piaccia o non piaccia, il libro è comunque scritto bene, scorrevole, e ti tiene incollato come sempre dalla prima all’ultima pagina, anche se c’è un po’ di delusione alla fine, però come libro non mi è sembrato male; forse sa un po’ di già visto, però l’idea è piuttosto coinvolgente, specialmente in una civiltà come la nostra che ha sempre il telefonino all’orecchio. Brivido allo stato puro.
14 MAGGIO
Abbiamo visto la storia del vino
E’ una bevanda antichissima, è difficile datare la sua nascita. Sembra comunque che il primo vino nasca in oriente. Già la Bibbia ci scrive nella
Genesì, di Noè che appena uscito dall’arca pianta una vigna e ne ottinene vino, quindi già a quell’epoca lo conoscevano. Furono però gli Egiziani a descrivere le tecniche per produrre il vino, e ci sono molte testimonianze nei geroglifici; poi grazie ai Greci e ai Fenici il vino arrivò in Europa, e i vigneti si diffusero in Italia e in Francia, principali paesi produttori anche ai giorni nostri. Furono i Romani ad usare per primi i barili in legno e la conservazione del vino in bottiglie di vetro, e da li partì il concetto di annata e invecchiamento. Nell’epoca medioevale il vino era roba da ricchi, e per la maggior parte dei casi era prodotto dalla Chiesa; furono in particolare alcuni ordini ecclesiastici i maggiori conoscitori della produzione del buon vino, e nelle abbazie nacquero le prime produzioni importanti. Specialmente in Borgogna. E per molto tempo fu la Francia quasi a monopolizzare il settore. Nel 18° secolo nacquero i vini più pregiati, grazie alla consolidazione delle tecniche di lungo invecchiamento. Le tecniche vitivinicole, hanno avuto un grande sviluppo egli ultimi secoli; anche il vino ha vissuto dei brutti momenti per quanto riguarda le vendite, e a salvarlo è stata la qualità sempre migliore, unita alle nuove tecniche di produzione e conservazione, e l’Italia è tra i paesi più importanti al mondo nella produzione di questo nettare.
14 MAGGIO
Abbiamo parlato de: Il Quinto Giorno, di Frank Schatzing. E’ un
ecothriller, già bestseller in Germania, patria dello scrittore. L’ambientazione è quella marina, un ambiente profondamente devastato dall’intervento dell’uomo, che non ne può più e si ribella. In tutto il mondo cominciano a succedere cose strane: banchi di pesci impazziti affondano le navi e uccidono i naufraghi, vermi marini minacciano le risorse di metano trivellando i fondali, balene che lavorando insieme affondano navi pesantissime; praticamente la natura vuole riprendersi la propria vita, e a minacciare l’uomo a quel punto sta per arrivare anche una catastrofe senza precedenti nella storia: uno tsunami che colpisce il nord europa provocando milioni di morti. Gli esperti riescono a trovare un collegamento tra i vari disastri, e tutti gli studiosi del mondo si mettono insieme per cercare di fermare chi sta in regia a tutto questo. E’ un libro piuttosto lungo, più di mille pagine, ma non è pesante, lo scenario è stupendo, le descrizioni sono tecniche e scientifiche, ma scritte in maniera chiara alla portata di tutti; e mentre ci fa riflettere sull’ambiente che ci circonda, ci si ritrova ad essere travolti dalla storia, un thriller catastrofico che potrebbe diventare anche un bellissimo film.
7 MAGGIO
Questa settimana abbiamo parlato della piadina, un alimento antichissimo di cui ci sono testimonianze fin dall’antichità. Secondo le ricostruzioni degli storici, dovrebbero essere stati gli Etruschi a far scoprire a noi italiani quella che poi è diventata la piadina, perché sapevano cucinare i cereali, ed avevano un piatto simile proprio alla piadina. Influenzati dalle mode etrusche, anche i Romani cominciarono a mangiare questa farinata di cereali; in particolare si usava farina di orzo e fave. Poi scoprirono altri cereali, come il farro, e poi dal 4° secolo AC usarono in prevalenza la farina di grano, che poi fece nascere anche il pane; sembra infatti che il primo pane lievitato sia nato proprio in quel periodo. Cominciò quindi a diffondersi anche il pane, ma sembra che la farinata, focaccia, o piadina, come la vogliamo chiamare, resistette come cibo favorito dell’epoca, anche se poi chiaramente il pane lievitato prese il sopravvento e le piadine vennero usate prevalentemente a fini religiosi. Questo fino al tardo medioevo, quando per colpa della peste, il pane lievitato diventò cibo da ricchi e la classe contadina si dovette accontentare di polenta, riso, e focacce azzime, quindi in un qualche modo ritornò in auge la piadina. Il termine piadina, sembra sia collegata ad una parola greca che tradotta significa focaccia, ma ci sono anche altre ipotesi. Generalmente comunque, da sempre la ricetta è semplicissima: una schiacciata di farina di cereali condita con strutto o lardo, cotta su una piastra. Fino all’800 continuò ad essere cibo dei poveri, ma il 900 ne portò il suo rilancio, anche grazie alle più svariate ricette inventate per farcirla che la rendevano molto apprezzata da tutti i palati. In particolare fu l’Emilia Romagna la regione che più sviluppò questo cibo, che ebbe la massima diffusione dagli anni 40 e 50, quando cominciarono a nascere lungo le strade i primi chioschi che vendevano questa specialità preparata al momento ed accompagnate magari da porchetta, salsicce e
verdurine. E le piadine sono apprezzatissime anche ai giorni nostri, magari con ricette più leggere, più light, come vuole il mercato, ma resistono ancora bene, e sono diffuse veramente come il pane, e grazie all’industrializzazione dell’ultimo secolo, sono diffuse ed esportate in tutto il mondo.
7 MAGGIO
Il consiglio di lettura di questa domenica riguarda Le intermittenze della morte, di Josè
Saramago. Un libro inquietante, perché è la morte la protagonista. La morte che un giorno decide di fare sciopero, e in uno stato allo scoccare della mezzanotte dell’anno nuovo, non muore più nessuno. Una cosa bellissima, che però porta molti problemi alla società. Disoccupazione, case di riposo stracolme, anziani malati che se ne vorrebbero andare ma non possono. Finché un giorno, un contadino di frontiera, decide di fare una prova e portare il suo anziano padre sofferente al di là del confine. E scopre che al di là del confine la morte lavora come sempre. Così la malavita si organizza e si mette in affari per portare chi lo desidera al di là del confine, ma nonostante gli sforzi dei malavitosi la cosa non basta per far ritornare in equilibrio la società. Così la morte decide di farsi viva, e lo fa spedendo un messaggio al direttore della tv nazionale, che lo legge durante il tg della sera: A partire dalla mezzanotte, tutti quelli che dovevano dipartire dall’inizio dell’anno, se ne andranno tutti insieme. E’ una strage, e la morte, riprendendo il lavoro, decide anche di cambiare le regole: d’ora in poi, prima di presentarsi, spedirà una lettera con una settimana di preavviso, in modo che chi riceve il messaggio abbia tutto il tempo di mettersi in pace con se stesso e con chi gli sta vicino. La cosa sembra funzionare, ma un musicista di mezza età continua a rimandare la lettera al mittente, così la morte decide di andare a conoscerlo di persona per finire il lavoro. Prima lo spia, poi sta con lui, e le succede una cosa strana. Un libro con un finale che non ci saremo mai aspettati. Inquietante, ma non perché faccia paura, anzi, presenta questa entità come una di noi, un impiegato che fa il suo lavoro, con una giusta dose di sarcasmo e ironia; come dice anche lo scrittore del romanzo, una situazione impossibile che se accettata dal lettore diventa implacabilmente logica. Un libro che mi è piaciuto.
30 APRILE
Questa settimana abbiamo parlato di un invenzione che ha... come dire... fatto luce: la lampada tascabile. Il suo creatore, fu un personaggio che col tempo divenne famoso grazie ai suoi trenini elettrici, Joshua Lionel
Cowen. Siamo in America. Nel suo laboratorio c'erano un sacco di invenzioni in fase di creazione, come il campanello elettrico, oppure il ventilatore, che però a quei tempi, e siamo alla fine dell'800, non facevano molta presa sulla gente. Tra queste invenzioni c'era il vaso da fiori elettrico. Praticamente la cosa consisteva in una batteria posta all'interno di un tubo, con una lampadina all'estremità. Il tutto veniva collocato all'interno di un vaso da fiori, e di notte illuminava la pianta. Conrad
Hubert, un dipendente del laboratorio, convinse il suo datore di lavoro a vendergli il brevetto, e cominciò a commercializzarli sperando di avere più fortuna del suo capo. Ma in breve tempo si ritrovò con un sacco di vasi da fiori elettrici e nessuno che li comprava. Così ebbe una pensata per salvare il suo investimento. Lasciò perdere i vasi da fiori, allungò la forma del cilindro, e brevettò la torcia elettrica, che vendette così bene, che Hubert creò una sua compagnia, fece un sacco di soldi, e quando morì, nel 1928, lasciò sei milioni di dollari, che non sono pochi neanche adesso, ad un opera di carità.
30 APRILE
Abbiamo parlato di Tutto il Grillo che conta, il nuovo lavoro editoriale di Beppe Grillo. Si tratta di un libro piacevole, interessante ed irriverente. Raccoglie i suoi migliori monologhi degli ultimi 12 anni, quelli che di solito fa durante i suoi spettacoli seguiti da migliaia di persone, ma anche alcuni spezzoni del suo show televisivo del 93, messi insieme ad 11 articoli scritti da Grillo per i giornali dal 93 al 2006. E’ un libro che raccoglie tutte le tappe più importanti della carriera del comico genovese, che spesso per il suo pensiero e il modo di esprimerlo si è trovato di fronte a polemiche e censure, ma è sempre riuscito ad esprimersi anche grazie all’affetto che hanno per lui gli Italiani, che hanno voglia di sapere come stanno le cose e lui senza peli sulla lingua lo dice chiaro e tondo. Un bel libro quindi, da leggere e rileggere, che fa divertire e da molto pensare; già arrivato al primo posto della classifica di vendite.
23 Aprile
Dopo la pausa Pasquale abbiamo ripreso la nostra rubrica radiofonica settimanale. Questa volta, visto che siamo molto amanti dei risotti, siamo andati alla ricerca dell’origine, della storia del riso.
E’ una pianta antichissima che praticamente esiste da sempre; si pensa che le varietà più antiche siano spuntate sulle pendici dell’Himalaya almeno 12 mila anni fa. Sappiamo che il riso è coltivato da almeno 7000 anni, grazie ad alcuni reperti trovati in Cina e in
Thailandia, datati tra il 6000 e il 5000 Avanti Cristo. All’inizio il riso veniva usato come spezia e come medicinale, in particolare col riso veniva fatto un decotto. Intorno al 550 AC si diffuse in Egitto, e come testimonianza storica ci sono molti manoscritti che ne parlano. Arrivò anche da noi in Europa, e mentre in Medioriente veniva considerato un alimento strategico, da noi, fino all’alto Medioevo, il riso era considerato una pianta medicinale, e in cucina un ingrediente per dolci. Non si sa di preciso come arrivò in Italia, ci sono molte teorie in proposito, fattostà che anche grazie al fatto che che è una pianta altamente produttiva, diventò uno degli alimenti più popolari dopo le epidemie di Peste del 1300, quindi in Italia era un alimento già ben conosciuto molto prima dell’arrivo del mais o della Patata. In particolare il Piemonte e la Lombardia sono sempre stati tra i maggiori produttori italiani di riso, con risaie sempre più estese dal 1400 in avanti. Gli americani conobbero il riso intorno alla fine del 1600, prima arrivò in Carolina e poi si diffuse in tutta l’America. Fino al 1850 venne coltivata soltanto una varietà di riso, se ne mangiava così tanto che molti dovettero fare i conti col Brusone, una malattia che provocava proprio il riso, un po’ come successe con la pellagra dovuta al mais. Dopo la metà dell’800 si cominciarono a selezionare le varie varietà di riso, si cominciò a coltivarne di vari tipi, e nelle risaie c’era un sacco di lavoro per tutti. Poi col tempo arrivò la meccanizzazione, e ancora adesso l’Italia è tra i più grandi produttori di riso a livello mondiale.
23 APRILE
Questa domenica abbiamo parlato de: IL VOLTO, di Dean kootz.. Se vi piacciono i libri forti questo veramente è un bel romanzo di quelli tosti, con un grandissimo attore sullo sfondo, e suo figlio in primo piano. La storia si svolge per di più nella tenuta dell’attore, separato, con un figlio, che vaga in solitudine nella grande villa. Naviga nell’oro questo ragazzo, non gli manca nulla, però è sempre solo, nonostante sia circondato dalla servitù e seguito a vista dall’addetto alla sicurezza. Proprio l’addetto alla sicurezza, en ex poliziotto, ha un problema con un maniaco che si diverte a mandare oggetti strani alla villa. Sembrano quasi una serie di indovinelli da risolvere, ma l’ex poliziotto non riesce a venirne a capo. In città intanto c’è uno strano personaggio che si aggira e si diverte a seminare il caos, e noi lettori capiamo subito che sarà lui il cattivo della storia, che vuole far del male al bambino. Una storia a tratti anche molto violenta, con una mente diabolica in regia e un aiuto divino dall’aldilà. Al capo della sicurezza e ai suoi amici infatti succedono alcune esperienze extraterrene difficili da spiegare, ma vi posso dire che saranno fondamentali per risolvere il caso. Un bel libro adrenalinico con tutti i contenuti per un buono sbocco cinematografico, un bel thriller ad alta tensione.
16 APRILE
Questa settimana, abbiamo parlato di un libro di cui si ritornerà a parlare sicuramente anche tra un mesetto circa, quando uscirà il film: Sto parlando de Il Codice da Vinci di Dan
Brown. La storia più o meno ormai è nota; si inizia con un omicidio all’interno del museo del
Louvre, a Parigi, dove viene trovato morto il curatore del museo, che però prima di lasciare la scena, riesce a dare degli indizi importanti, per scoprire chi l’ha ucciso, ma soprattutto per portare alla luce uno dei più grandi misteri della storia del mondo: il nascondiglio del Santo
Graal, che secondo la teoria di questo libro non è proprio quello che tutti noi ci aspetteremmo. Dell’omicidio viene incolpato un famoso storico americano, che dovrà riuscire a nascondersi dalla polizia francese, e contemporaneamente indagare per scoprire la verità storica. Un libro che a tratti ricorda molto le storie di Indiana
Jones, anche se si svolge ai giorni nostri, e tra inseguimenti, ricerche storiche e storie di vita, i nostri protagonisti ci porteranno in un viaggio fantastico, che tra qualche settimana potremmo rivivere anche al cinema.
9 Aprile
L'argomento di questa settimana è stata l'origine di un dolce tipico, che nelle tavolate di Pasqua non manca mai: la colomba.
Fin dall'antichità la colomba è simbolo della pace; richiama all'episodio del diluvio universale in cui ritorna da Noè tenendo nel becco un ramoscello di ulivo, messaggio di pace, quindi anche la colomba ne diventa simbolo. E questo dolce, che mangiamo tradizionalmente a Pasqua, è nato sotto il segno della pace; a Pavia, il giorno di Pasqua del 750 dopo Cristo, per opera di un pasticcere locale, che voleva rendere più mansueto re Alboino, il re longobardo, che in quel periodo stava mettendo a ferro e fuoco la città. E quel dolce a forma di colomba funzionò alla grande, perché poco tempo dopo ritornò la pace, e il dolce col tempo entrò nella tradizione, arricchendosi col tempo anche di ingredienti.
In origine infatti l'impasto era molto semplice; uova, farina e lievito. In seguito fu aggiunto il burro, lo zucchero e i canditi, e da qualche decennio se ne trovano per tutti i gusti, con tutti i tipi di coperture, dalla glassa al cioccolato, passando per un sacco di farciture che mettono a dura prova la linea in questo inizio di primavera.
9 APRILE
Questa settimana abbiamo scelto un libro leggero e divertente, scritto dalla stessa scrittrice che ha pubblicato il diario di Bridget
Jones, Helen Fielding. La sua ultima produzione si intitola Olivia
Joulies. La storia ricorda un po’, almeno all’inizio, il diario di Bridget
Jones, ma proseguendo con la lettura, già dopo poche pagine, ci si accorge che Olivia Joules è completamente l’opposto sia come fisico, che come carattere. Infatti lei è una giornalista piuttosto
sexi, che però è costretta a scrivere articoli di costume piuttosto stupidi. Lei sogna di diventare una grande giornalista, di vedere il suo nome pubblicato sui migliori giornali del mondo. E durante uno dei suoi stupidi servizi di costume, le capita quello che potrebbe essere il colpaccio giornalistico del secolo; potrebbe addirittura aver scoperto dove si nasconde Bin
Laden. Faticherà non poco per convincere i suoi redattori a farsi dare altri piccoli servizi per restare in zona. Durante una festa infatti conosce un misterioso imprenditore mediorientale. Collegando alcuni fatti accaduti, Olivia si convince che potrebbe veramente essere collegato ai terroristi. Così si mette ad indagare, e ben presto si ritrova veramente nei pasticci. Ma ormai non si può più tirare indietro, e così si ritrova a viaggiare per il mondo, da Miami a Los Angeles, poi ai Carabi e nel Sudan. Proprio per quest’ultimo viaggio, si ritrova a collaborare con i servizi segreti di sua maestà, e se James Bond aveva la pistola, Olivia
Joules, ha il reggiseno come la borsa di Mary Poppins, e proprio grazie alle sue attrezzature, proverà a cavarsela. Se fosse un film lo si potrebbe definire una commedia brillante, ed è veramente un libro divertente e pieno di colpi di scena. Ottimo da portarsi dietro se vi capita qualche giorno di vacanza.
2 Aprile
Siamo praticamente in primavera, e come spesso succede in questo periodo molti di noi stanno cominciando qualche lavoretto in casa; c'è sempre qualche cosa da sistemare, qualche cosa da rinnovare, magari con una buona dose di vernice. Noi siamo abituati a trovarla già pronta, si compra il barattolo, si allunga con un po' di diluente e via... Una volta però le cose non erano così... Si dipingevano le pareti delle abitazioni, fin dal 1500 AC, anche se la pittura si conosce già da almeno 20 mila anni. Ogni popolo in ogni epoca ha imparato a miscelare i vari componenti che trovava in natura per fare il colore. Veniva usato l'ossido di ferro, il terriccio, addirittura la gomma estratta dagli alberi e l'albume d'uovo. Poi, nel 17 esimo secolo venne inventata la vernice, una miscela di olio di semi di lino, ossido di zinco e pigmenti vari. Era ovviamente carissima, e solo in pochi la sapevano produrre. Nel 1870, un industriale americano, ebbe l'idea di produrre la vernicie mescolata già pronta. L'idea nacque dalla considerazione, che la vernice realizzata in fabbrica, fatta con ingredienti e quantità miscelati sempre in misura uguale, era sicuramente migliore di quella miscelata a mano, che complicava la vita alla gente, che faticava sempre per ottenere la tonalità giusta. I suoi due soci, prendendolo per matto, decisero di ritirarsi dalla società. Ma
Sherwin, questo è il suo cognome, non si arrese, riuscì a trovare un nuovo socio, che aveva le sue stesse idee, Edward Williams, ed insieme cominciarono a sperimentare la novità, che venne messa per la prima volta in commercio nel 1880, facendo fare affari d'oro ai due soci. Era nata la vernice
come la conosciamo oggi. Nel 1880.
2 APRILE
Questa settimana ho scelto un libro che mi ha consigliato Franco di Thiene. Si intitola Tre secondi di Cielo, di Sigitas
Parulskis, opera prima uscita un paio di anni fa di uno scrittore Lituano che proprio grazie a questo libro si è fatto conoscere in tutta Europa, tradotto in dieci lingue. Il libro però non è dei più semplici da leggere. Già il sottotitolo in copertina, Sappiamo come uccidere non come vivere, potrebbe in parte riassumere l’intera vicenda, che però è piuttosto complicata. Racconta la storia di un paracadutista Russo, che è stato tra l’ultimo contingente chiamato alla leva obbligatoria dell’armata. Quei due anni di leva obbligatoria, praticamente hanno fatto di lui uno schizzato, a cui l’unica cosa che interessa sono le donne e il bere; ma lui vorrebbe anche ritornare alla normalità che conosceva prima della vita militare, e l’unica che gli da un po’ di conforto è proprio una ragazza,
Maria, alla quale si aggrappa mentalmente quando i suoi pensieri schizzano nelle cose brutte che ha dovuto vivere. E’ un libro al primo impatto piuttosto incasinato, perché la vita reale di questo ragazzo in bilico tra l’autodistruzione e la voglia di ricominciare a vivere, è un continuo susseguirsi di flashback del passato che lo continuano a tormentare, passando da una situazione all’altra quasi senza una logica. Quindi sembra molto confuso ad una prima lettura, ma ripensandoci è proprio quello che succede nella vita reale, quando fai una cosa e ne pensi un'altra, e
Robertas, di cose da ricordare ne ha vissute, molto brutte, ma spesso anche divertenti, così certe pagine che sembrano un po’ pallose, vengono ricompensate da certi capitoli che ti tengono rapito da quello che leggi. Un bel libro quindi, molto particolare.
26 MARZO
Questa settimana l’argomento riguarda la medicina, ed un apparecchio che tutti abbiamo sicuramente conosciuto: L’elettrocardiografo. Il padre di questo strumento è un professore olandese, Willem
Einthoven. Diventò professore giovanissimo, a 25 anni già insegnava all’Università, e per 40 anni fece ricerche sulle applicazioni della fisica nella medicina. A lui interessava in modo particolare elettrofisiologia, in dettaglio i fenomeni elettrici collegati all’attività cardiaca. L’interesse all’inizio era prevalentemente teorico, per capire meglio certi fenomeni naturali legati all’elettricità. Ma ben presto creò uno strumento che diventò molto utile in medicina. Il primo elettrocardiografo pesava tre quintali, e i primi dati medici legati alla sua sperimentazione, vennero pubblicati da Einthoven nel 1903. Il suo funzionamento si basava sull’uso di un galvanometro in grado di registrare i segnali elettrici della potenza di pochi milliwatt prodotti dal cuore e di amplificarli e segnarli su un tracciato di attività elettrica. Ma questa nuova tecnica era ancora tutta da inventare, c’erano delle onde elettriche si, ma non si sapeva ancora come distinguere quelle che indicavano la malattia o quelle che potevano essere normali e il medico dedicò a questi studi tutto il resto della vita, studi e ricerche che gli valsero il premio nobel per la medicina nel 1924. Adesso l’apparecchio non pesa più tre quintali, con gli anni ha subito le naturali trasformazioni dovute alle nuove tecnologie, ma il principio di funzionamento è ancora lo stesso, e fornisce allo specialista cardiologo informazioni estremamente importanti sullo stato del nostro cuore.
26 MARZO
Questa settimana abbiamo parlato di un libro che mi ha segnalato Carletto di
Grancona, uscito qualche anno fa. Si intitola La Piccola Chartreuse, di Pierre
Pèju, un libro francese che un po’ mi ricorda Non ti muovere, della
Mazzantini. Anche in questo caso tutto inizia con un incidente. C’è un tranquillo libraio di provincia, che ritornando a casa una sera col suo furgone carico di libri, investe una bambina che praticamente gli si butta sotto il mezzo. Stava piovendo, e la bambina non guardava dove andava, stava correndo a casa, ma entra in coma, e il libraio in preda alla disperazione, decide di dedicarsi quasi a tempo pieno nel compito di risvegliarla; e continuerà a parlarle per giorni, raccontandole infinite trame di tutti i libri che ha letto, sperando di farla reagire. Un libro triste, che a tratti ci fa fa anche riflettere; è stato un best seller in Francia e ha avuto buoni riscontri anche in
italia, un paio di anni fa, quando è uscito in edizione Italiana.
19 MARZO
Questa settimana, si parla della storia dei fiammiferi. I primi esperimenti risalgono alla fine del 1600, ma fu nell’800 che nacquero ufficialmente, grazie ad un farmacista di nome John
Walker, che un giorno, mentre stava cercando di fabbricare un nuovo esplosivo, mescolando una serie di sostanze con un bastoncino di legno notò che una goccia a forma di lacrima si era seccata sulla punta. Per toglierla rapidamente, pensò di fregarla sul pavimento di pietra del laboratorio, e subito il bastoncino prese fuoco. Era nato il fiammifero. Fu Samuel Jones a scoprirne le potenzialità commerciali, si mise in affari e chiamò i suoi fiammiferi
Lucifers. Furono subito un successo, ma avevano però due lati negativi: Si accendevano con grande diffusione di scintille, e puzzavano talmente che dovettero scrivere sulle confezioni di non inalare il gas. A quel tempo non erano le sigarette a fare male, ma i fiammiferi. Nel 1830, un chimico francese riformulò il composto combustibile. Riuscì a togliere lo sgradevole odore, e a prolungare la fiamma, ma usò il fosforo, sostanza velenosa, che produsse agli operai che li fabbricavano un epidemia di necrosi fosforica della mascella, malattia che avvelena le ossa del corpo, in particolare della mascella, e provoca deformità scheletriche ai neonati. Accendere anche un solo pacchetto di quei fiammiferi, produceva una quantità di fosforo che poteva uccidere. Questa malattia professionale, durò fino al 1911, quando una ditta, la Diamond introdusse sul mercato il primo fiammifero non velenoso, togliendo il fosforo ed aggiungendo un altro componente. Questa nuova formula, scongiurò anche il pericolo di incendi accidentali, che fino ad allora erano freqeuenti proprio per colpa dei fiammiferi. Questi nuovi non si potevano accendere accidentalmente, anche perché la Diamond acquistò il brevetto della bustina di fiammiferi, inventata nel 1892 da un avvocato della
Pensylvania, e decise di mettere la parte abrasiva fuori dalla scatola, mentre prima era dentro, scongiurando ogni pericolo. Scatola che è rimasta uguale fino ai giorni nostri.
19 MARZO
Questa settimana abbiamo parlato di un libro che mi ha segnalato Gabry di
Arcugnano. Si intitola La fame che abbiamo, di Dave Eggers. Non è un romanzo, è una raccolta di racconti, che sono legati tra loro soltanto come storie di vita. Ognuno racconta uno spaccato di personalità, uno stato d’animo. C’è quello che per dimenticare una donna si ritrova a correre per il deserto a cavallo di un cammello, il pensiero di una madre in pena per il figlio che ritarda che alle due e mezzo di notte sente crescere la voglia di vendetta, l’uomo normale a disagio nel vedere la foto su di un giornale di un soldato ucciso in guerra, i ricordi di un setter irlandese in fuga, e tanto altro ancora. Un libro che personalmente mi è piaciuto, perché racconta svariate situazioni normali, descritte però in modo
ingenioso, emotivo, che rendono il libro e i suoi racconti come delle ciliegie: una tira l’altra, e appena ne hai finito uno subito vuoi sapere che cosa ti aspetta con l’altro. Da leggere.
12 MARZO
Quante volte abbiamo lanciato una monetina per aiutarci a prendere qualche decisione, per decidere la sorte? Quante volte abbiamo lanciato la monetina, fatto a testa o croce? Ebbene, questo è un gesto molto antico, che deriva addirittura dagli antichi romani. Anticamente, si credeva che le decisioni più importanti che riguardavano una persona, dovessero essere prese dagli dei, e con i secoli, furono messe a punto numerose forme di divinazione, per fare in modo che gli dei potessero rispondere si o no. Fu a Giulio Cesare, che venne l'idea del lancio della monetina. Giustamente, la testa dell'Imperatore compariva su una faccia di tutte le monete romane, e di conseguenza era una testa, quella di Cesare, che nel lancio determinava chi sarebbe stato il vincitore di una disputa, oppure per indicare una risposta affermativa da parte degli dei. Bisogna dire che la venerazione per Cesare era tale, che cause importanti o particolari, come cose riguardanti la proprietà, il matrimonio, oppure addirittura la responsabilità di un crimine, venivano spesso sistemate con questo sistema. Se la moneta cadeva con la testa di Cesare verso l'alto, significava che l'Imperatore, anche se non c'era, era d'accordo.
12 MARZO
Si è parlato dell’ultimo libro di Valerio Massimo Manfredi e Franco Mimmi, dal titolo Brivido Nero. Beh, intanto diciamo che si tratta di due racconti; personalmente posso dire che il primo mi è piaciuto, ma il secondo non l’ho proprio capito, cioè, non ho capito dov’era il brivido… Il primo racconto espone una storia ambientata al tempo dei romani, dove c’è una truppa, che obbligatoriamente deve stare ferma in un punto, ma continuano a sparire soldati. Si parla di un mostro, e l’eroe di turno lo dovrà affrontare per la pace di tutti i soldati. Racconto scorrevole, bella ambientazione, personaggi credibili. Non è male nemmeno il secondo racconto del libro, che mette in primo piano due spie dei servizi segreti. Uno è scappato all’estero con i soldi, e l’altro gli da la caccia. Quando lo raggiunge però si lascia rapire dalla bella vita dell’isola, e perderà un po’ di interesse per la sua preda. Personalmente lo trovo un libro non impegnativo, con due bei racconti da portarsi magari prossimamente in vacanza, anche se ammetto che mi è sfuggita quella vena thriller che tanto viene enfatizzata sulla copertina, in particolare nel secondo racconto.
5 MARZO
Questa settimana abbiamo parlato della festa della donna. Negli Stati uniti il primo
Woman's day risale ad un raduno di un partito americano il 3 maggio 1908. Due anni dopo fecero la proposta di istituire una giornata internazionale della donna da fissare per l'ultima domenica di febbraio, ma la proposta non venne neanche presa in considerazione. 2In Svezia e in Italia si preferì il 1° maggio, in Russia nacque il 3 marzo 1913, in Francia il 9 dello stesso mese ma l'anno dopo. Furono la guerra mondiale e la rivoluzione Bolscevica a fissare infine l'8 marzo. In quel giorno, nel 1917 a
Pietroburgo, in occasione della giornata internazionale della donna, operaie e mogli di soldati manifestarono per le vie chiedendo pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalle trincee. Il 14 giugno del 1921, la 2° conferenza internazionale delle donne decise di adottare l'8 marzo come giornata internazionale dell'operaia in ricordo della manifestazione di alcuni anni
prima.Era nata la festa della donna. In Italia la festa si è celebrata regolarmente dal 1945 per iniziative di vari gruppi femminili dell'epoca. In una riunione preparatoria a Roma nacque l'idea di mettere all'occhiello un fiore che potesse caratterizzare la giornata, come il garofano rosso al 1° maggio. Siccome l'unico fiore reperibile in città in quel periodo era la mimosa, si pensò di adottarla come
simbolo.La proposta ebbe successo, e la scelta casuale fu felice.La mimosa infatti, simboleggia nella tradizione il passaggio dalla morte (l'inverno) a uno stato di luce (la primavera), emblema quindi di rinascita.
5 MARZO
Questa settimana, grazie a Luigi abbiamo parlato di un libro che ha una certa età, però è stato pubblicato in Italia soltanto l’anno scorso, proprio perché ci hanno messo un bel po’ a trovare la persona giusta per tradurlo nel modo opportuno. Si tratta di un classico in Africa, pubblicato 20 anni fa da un personaggio che è stato anche piuttosto importante a livello politico nel suo tempo, Ken
Saro-Wiwa. Il romanzo si intitola Sozaboy, e devo dire che mi è piaciuto veramente, è uno di quei libri che descrive la vita con un sorriso, te la fa vivere in modo sopportabile, e poi ti lascia con un finale strappalacrime. Racconta la storia di Mene, un ragazzo come tanti, che vive in un paese africano che si chiama
Dukana, negli anni 60.E’ un ragazzo normale, con i suoi sogni, le sue idee, che vive però in un contesto particolare, una mezza via tra la vita di una tribù, e la vita civile. Lui lavora come aiuto autista, sta imparando a guidare, sogna di sposare una bella ragazza, e subisce il fascino della divisa. Cominciano ad esserci tanti soldati in giro infatti, e lui vede che quei ragazzi sono rispettati da tutti, sempre belli nelle loro divise, che marciano e cantano; mentre lui spesso deve subire l’onta di essere addirittura perquisito da delle soldatesse volontarie ai posti di blocco. Riesce a sposarsi con la più bella del paese, e in breve partirà come soldato, come
Sozaboy. Da li la storia non è più molto divertente, perché il ragazzo, da sempliciotto di campagna, dovrà maturare in fretta. La guerra è guerra, come gli dice sempre il suo superiore. Sembra un po’ tipo Forrest
Gump, gli succede di tutto ma se la cava, e intanto che gli anni passano lui capisce la stupidità della guerra. A quel punto vuole ritornare a casa, ritrovare sua mamma e sua moglie, e farà di tutto per raggiungerle. Questo per descriverlo a grandi linee, ma è un libro che bisogna leggere per entrare veramente nella realtà di Sozaboy e nel suo contesto storico, scritto con molto ritmo. E sono molto belli anche i dialoghi ed i pensieri, è come se per esempio un veneto di una volta, si mettesse a descrivere la sua vita in dialetto. Però sa che bisogna anche farsi capire dagli altri, e allora cerca di avvicinarsi il più possibile all’Italiano. Ecco, per semplificare è quello che l’autore ha fatto con l’Inglese in lingua originale. E Sozaboy ne risulta un tipo speciale. Un libro che è entrato nei classici in Africa specialmente dopo la morte dell’autore, giustiziato dai militari nel 1995.
26 FEBBRAIO
L'argomento di oggi, può essere appiccicaticcio, viene consumato da moltissima gente, e sembra sia utile per rilassarsi: la gomma da masticare. La gomma da masticare, quella vera, era un estratto naturale di una pianta della giungla; nasce in America intorno alla metà del 1800, e fu importata dal messico da un generale in esilio, che la fece conoscere ad un suo amico, il quale ebbe l'idea di metterla in commercio in sostituzione dei batuffoli di paraffina che erano masticati all'epoca. Le prime palline insapore di
chicle, questo è il nome che gli era stato dato, furono vendute in una drogheria del New Jersey nel febbraio del 1871, al costo di un penny l'una. Quattro anni dopo, un farmacista del Kentucky, ebbe l'idea di aromatizzare la gomma, e così cominciarono a nascere i vari gusti, tra i quali la menta piperita, introdotta nel 1880, che è ancora il gusto più venduto anche al giorno d'oggi. Il cheguim
gum, cominciò a diventare popolare in larga scala intorno al 1890, grazie alle nuove tecnologie alimentari, alle nuove confezioni più accattivanti ed alla pubblicità, che in America raggiunse dimensioni impressionanti nel 1915 quando un impenditore di quel campo spedì quattro pacchetti di gomme gratis a un milione e mezzo di abbonati pescati a caso dagli elenchi telefonici dei vari stati. Tra gli innovatori possiamo ancora ricordare i fratelli Frank e Henry
Fleer. Il primo perfezionò la gomma da masticare morbida, quella per formare i palloncini, mentre il secondo si dedicò allo studio di una gomma resistente e asciutta, coperta da un involucro costituito da una sostanza solida, bianca e friabile. Quella che compriamo oggi però, non è più l'estratto naturale di un tempo, ma un intruglio chimico dal nome non molto accattivante: Acetato di polivinile, sostanza più morbida della gomma originale, che però come quella di un tempo viene aromatizzata in decine di gusti diversi, e ormai sono sempre più diffuse quelle senza zucchero, più rispettose dei denti.
26 FEBBRAIO
Questa domenica abbiamo seguito il suggerimento di Monica di Montebello Vicentino, che segnalava il nuovo libro di Dan
Brown, La verità del ghiaccio. A lei non è piaciuto molto, e devo dire, vedendo anche la classifica non ha avuto il successo del Codice da Vinci o di Angeli e Demoni. Questa volta è tutta un'altra cosa, si tratta di un intrigo internazionale vero e proprio, sullo sfondo delle elezioni presidenziali alla casa bianca. C’è il presidente degli Stati Uniti a fine mandato, ed un senatore rampante che fa di tutto per ottenere voti. Al centro della questione c’è la
Nasa, che spende una barca di dollari per ottenere pochi risultati, almeno a detta del senatore. Ma un ritrovamento eccezionale, che prova la vita nello spazio, fa cambiare le cose repentinamente. Per ottenere pareri illustri, lo staff del presidente decide di coinvolgere nella scoperta anche un ristretto gruppo di famosissimi ricercatori esterni, che avvaloreranno le ipotesi. Tra loro c’è anche la figlia del senatore, che lavora per il governo e dovrà dire la sua anche lei. Quindi ci sono tutti gli ingredienti per una buona storia: la bella di turno, figlia del senatore; il belloccio, ricercatore e star di un programma televisivo e lo scienziato simpatico. Saranno loro le pedine principali della storia, che dovranno cercare di portare a casa la pelle. Si, perché scoprono un piccolo particolare che al governo non piace, e i servizi segreti si divertiranno da matti con loro. In fondo è un bel libro, adrenalinico, pieno di colpi di scena, come dire… molto rock… Però forse di colpi di scena e trovate ce ne sono un po’ troppe. Direi che se fosse un film sarebbe la solita americanata, con situazioni al limite dell’impossibile, però nel contesto, ripeto, a me non è sembrato male, anche se un po’ mi è venuto da rimpiangere gli altri due libri precedenti.
19 FEBBRAIO
Ci siamo occupati della storia del Carnevale. Ci sono varie ipotesi per quanto riguarda l’origine del nome, dal latino Carrus
Navalis, o forse carnem levare, in osservanza al divieto cattolico di mangiare carne durante la quaresima. Dal latino medievale carnem laxare derivò la forma
carnasciale, e in epoca moderna, carnevale. E’ sempre stato un periodo che ha rovesciato da sempre in modo burlesco la realtà, esaltando gli eccessi con balli, sfilate, cortei di carri allegorici, e feste in maschera. Il carnevale è una festa che esiste praticamente in tutto il mondo, e l’inizio varia da paese a paese; in Europa comunque è sempre in questo periodo, e finisce sempre prima della quaresima, col martedì grasso. E’ una festa che inizia nella notte dei tempi potremmo dire, di origine pagana. Ci sono varie ipotesi che spiegano la sua origine; molti studiosi sono d’accordo sul fatto che il carnevale era una festa che si faceva per festeggiare il passaggio all’equinozio di primavera. A Babilonia, questo periodo si festeggiava con una processione nel quale si figuravano in modo burlesco le forse del male, l’inverno che se ne stava andando, che contrastavano le forze del bene, con la primavera in arrivo. In occasione di questa festa c’era anche un carro su cui c’era la raffigurazione del dio del sole o del dio della luna che percorreva la via della festa per propiziare il passaggio dal vecchio e il nuovo, ed era chiamato Car
naval, proprio perché il carro di solito raffigurava una nave. In quel periodo ogni ordine sociale era capovolto, e si facevano feste sfrenate comandate da quello che poi nel medioevo diventò il re del carnevale, personaggio che moriva alla fine del periodo caotico. Con l’avvento del Cristianesimo le cose cambiarono completamente, e anche questa festa cambiò un po’ significato, ma restò sempre il periodo delle burle, delle feste popolari, e delle maschere, che resero celebri diverse città, un esempio celebre delle nostre parti è Venezia.
19 FEBBRAIO
Il libro di cui abbiamo parlato oggi ci è stato segnalato da Manuela di
Sarego. Si tratta di Stato di Paura, l’ultimo libro di Michael Chrichton. Il libro giusto per gli amanti dell'avventura, con sullo sfondo la battaglia per l’ecologia. Riassumendolo brevemente in parole povere, si tratta della storia di un team di personaggi che vogliono fermare un gruppo agguerritissimo di eco terroristi che lavorano lontano dagli occhi dell’opinione pubblica per raccogliere fondi a favore della ricerca pilotata, in pratica per fare in modo che un piccolo gruppo di potenti diventi ancora più ricco. Tutto questo a scapito di vite umane. La facciata pubblica rappresenta una mega conferenza sul clima, con dati inesatti e costruiti per l’occasione. Gli eroi che dovranno contrastare i cattivi sono un giovane avvocato ambientalista, uno scienziato con addestramento militare insieme al suo aiutante; una bella segretaria di un avvocato, e una giovane ricercatrice. Insieme faranno il giro del mondo; dal polo ai tropici, per fare in modo di fermare i terroristi. Come in una specie di videogioco, fino alla sfida finale, che potrebbe essere devastante per la popolazione. Un libro costruito con maestria, con personaggi dalla forte carica emotiva capaci di qualsiasi cosa e capaci di sopportare di tutto. Specialmente l’esperienza con i cannibali è da ricordare. Un libro che analizza anche lo stato di paura in cui ci fanno vivere costantemente i mass media, anche se la realtà spesso è completamente diversa, libro accompagnato da una ricca bibliografia se qualcuno volesse approfondire gli argomenti.
12 FEBBRAIO
L'argomento di oggi, riguarda l'antica usanza di mandarsi i biglietti di auguri tra innamorati. La cosa nasce nell'antico impero romano, dove i giovano istituirono la consuetudine di offrire alle donne che ammiravano e a cui volavano fare la corte, dei bigliettini scritti. Succedeva ogni anno il 14 febbraio, e per questo i biglietti presero il nome di San Valentino. Con il diffondersi del cristianesimo divennero sempre più popolari, ed il più antico biglietto esistente è oggi conservato al British
Museum, inviato nel 1415 dal duca D'Orleans a sua moglie, mentre era prigioniero nella torre di Londra. Nei secoli si cercò anche di contrastare questa usanza, che però continuò a proliferare ed i biglietti divennero ancora più decorativi. Cupido, il cherubino nudo armato di frecce intrise di un filtro d'amore, divenne un'immagine molto diffusa nei biglietti, e veniva associato a questa festa perché nella mitologia romana è il figlio di venere, dea dell'amore e della bellezza. Per tanti anni furono scritti e decorati a mano, ma già verso la fine del 1700 i tipografi avevano già iniziato a darsi da fare con la produzione. La diminuzione delle tariffe postali, nel secolo successivo, inaugurò la consuetudine meno personale ma più facile, di spedire i biglietti per posta. E questo fatto, consentì per la prima volta di inviare biglietti anonimi, creando versi anche piuttosto audaci.
Gli innamorati che firmano affettuosamente con tre x i biglietti d'amore, sappiano che anche questa è un usanza piuttosto lontana nel tempo, che risale all'inizio dell'epoca Cristiana, quando la croce era un simbolo importantissimo. Significava giuramento, era ed è ancora simbolo religioso, e in un tempo dove quasi nessuno sapeva scrivere, sostituiva legalmente la firma. Per sottolineare la propria assoluta sincerità in un accordo, spesso le persone baciavano quel segno, e fu proprio quest'usanza di baciare la x, che le rese il simbolo di un bacio.
12 FEBBRAIO
Questa settimana abbiamo parlato dell’ultimo libro di Andrea Camilleri. Si intitola La pensione Eva, ed è veramente, ancora una volta, un libro che merita. Merita sicuramente di essere letto. L'ho trovato un libro divertente, almeno all'inizio. L'ambientazione è sempre a
Vigata, patria del commissario Montalbano, ma questa volta la storia si svolge negli anni 30, in un casino, una casa di piacere, se lo vogliamo dire in modo più raffinato. Casa che è appena stata ristrutturata e dove transitano ogni giorni clienti di tutti i tipi, dai più distinti ai più strani. E spesso anche giovani avventori incuriositi dalle padrone di casa, che cambiano ogni due settimane. La storia di un gruppo di giovani si intreccia con la casa di piacere ma anche con gli avvenimenti storici, e l’arrivo della guerra rovina l'armonia e il senso della scoperta. Un bel libro, scritto come succede sempre con i libri di Camilleri con quella cadenza siciliana che siamo abituati a sentire in Tv quando guardiamo
Montalbano; cadenza che forse rallenta un po’ la lettura, ma ti fa entrare meglio nel mondo descritto nel libro,nell’ambientazione storica.
05 FEBBRAIO
Abbiamo parlato della catena di montaggio. Un invenzione che nasce nella prima metà del 19° secolo, da un esigenza: quella di creare tantissimi oggetti tutti uguali e al minor costo. Grazie alla catena di montaggio, il lavoro che prima era artigianale, diventò industriale. E furono in molti a lavorare a questo progetto, che è stato introdotto a livello industriale da Henry Ford nella sua azienda, ma che iniziava molto prima quando non c’erano ancora le macchine automatiche; le prime produzioni in serie sono già della fine del 1700, quando Eli
Whitney, per fornire una grossa commessa di moschetti all’esercito americano, introdusse un sistema standardizzato di produzione in serie; mentre nella metà dell’800, un’industria conserviera di carne di Chicago aveva introdotto linee mobili per la lavorazione delle carni. Fu osservando proprio questi tipi di lavorazione che nacque l’idea della catena di montaggio, e l’industria automobilistica, intorno al 1913 fu tra le prime a sfruttare questa nuova concezione di lavoro. Prima, per costruire qualcosa, ogni operaio seguiva l’intera lavorazione dall’inizio alla fine, in modo artigianale. Con l’introduzione della catena di montaggio invece, il lavoro venne riorganizzato, ed ogni operaio si trovò a svolgere una piccola parte del ciclo produttivo, che diventò subito più veloce, producendo più pezzi, ed ovviamente al prezzo più competitivo. Poi via via con gli anni, nacquero anche i robot e i macchinari automatici, e gli operai col tempo sono diventati sempre più tecnici, che spesso seguono il controllo e la gestione delle fasi di progettazione. Quindi un idea che nasce in modo semplice, ma che cresce insieme alle innovazioni scientifiche e alle nuove scoperte tecnologiche
5 FEBBRAIO
Seguendo la segnalazione di Marta di Trissino, abbiamo parlato di Corri Coniglio di John
Updike. Iintanto bisogna dire che si tratta di un romanzo che ha la sua età, fu pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti una quarantina di anni fa, quindi lo possiamo includere tra i classici della letteratura americana. La storia si svolge nella metropoli americana, e racconta la storia di
Henry, un giovane uomo senza qualità, che nella vita ha avuto un solo momento di Gloria, quando era al college e giocava a basket. Era soprannominato Coniglio, per la sua qualità di giocatore. Come uomo però le cose non vanno molto bene per lui, costretto ad un lavoro di rappresentante che gli va stretto, con una moglie che risolve i suoi problemi con l’alcool e un figlio piccolo, di due anni. Ad
Henry, la sua vita va stretta, così un giorno di punto in bianco decide di mollare tutto, prendere la sua macchina ed andarsene, non sa nemmeno lui bene dove, l’importante è andare, mollare tutto. Una storia che potrebbe sembrare semplice, in realtà però non è così, perché c’è tutta una psicologia spiegata, un modo di descrivere i personaggi, i luoghi e le azioni, un modo di costruire la storia, che ti fanno rimanere a leggere fino alla fine del libro, perché vuoi capire come va a finire. Come personaggio, personalmente, Henry lo ho trovato apparentemente simpatico all’inizio del libro, quando si mette a giocare con alcuni ragazzini incontrati per caso, ma profondamente antipatico quando l’ho conosciuto meglio, anche se poi non ne viene fuori male nell’insieme della storia.
29 GENNAIO
L'argomento della settimana è stato il virus informatico, che ha compiuto i suoi primi 20 anni. Secondo le nostre ricerche di redazione, è stato inventato e poi studiato, per primo da uno studente americano, di nome Fred
Cohen, che ha fatto diventare pratica, una teoria esposta negli anni 30 da un matematico che aveva previsto la possibilità di creare dei programmi che si potessero clonare da soli. Teoria che è diventata pratica l’11 novembre del 1983, col primo virus, chiamato
VD, che in meno di un ora mise fuori combattimento ogni parte del sistema del computer usato per l’esperimento, facendo diventare lo studente una celebrità. Gli esperimenti continuarono nonostante pareri discordanti, ed i primi virus circolarono attraverso i floppy disk, ma fu con l’avvento di internet, che scoppiarono delle vere e proprie epidemie. Nel gennaio del 1986 venne lanciato il più famoso,
Brain, che scompigliava il sistema e lo bloccava, agendo dal floppy disk mentre nel 1988 si comincia la lotta ai virus, e un programmatore indonesiano, inventa il primo software antivirus, capace di rilevare
Brain, rimuoverlo, e immunizzare il sistema da altri attacchi, ma subito arriva
Worm, che rilasciato in rete, blocca circa 6 mila computer. Nel 1989, dopo il lancio di un nuovo virus, viene commercializzato il primo prodotto antivirus per il pubblico, ma la lotta è ardua, perché le infezioni cominciano a diventare sempre più sofisticate, e come se non bastasse, nel 91 arrivano anche i primi kit per giocare a realizzare virus, e gli haker si danno da fare. Nel 92 esce uno dei più famosi, Michelangelo, programmato per infettare i computer il 6 marzo, data di nascita dell’artista, mentre finalmente nel 94 per la prima volta l’autore di un virus, in questo caso un inglese, viene condannato dalla giustizia per diffusione di codice dannoso. In pratica ogni anno nascono centinaia di nuovi virus, che ai giorni nostri, con la diffusione di internet, si propagano in tutto il mondo in pochi secondi, facendo spesso danni ingenti non solo a privati, ma anche ad aziende, come per esempio Love
letter, nato nel 2000 nelle Filippine, che in sole sei ore infetta circa tre milioni di computer nel mondo, causando danni per quasi nove miliardi di dollari, e si stima che al momento ci siano sulle 60 mila infezioni telematiche nel mondo, non solo virus, ma anche
worm, Backdoor, Trojan, e moltissimi altri tipi che ogni giorno mettono in pericolo il nostro computer, facendo lavorare i creatori di antivirus.
29 GENNAIO
Questa settimana abbiamo seguito la segnalazione di Enrico di Vicenza, che a quanto pare è un patito di letture alternative, di libri non proprio commerciali. Mi ha segnalato un romanzo di uno scrittore coreano. Si intitola Il signor
Han, scritto da Hwang Sok Young. Un libro che racconta la storia di un medico, che si ritrova a svolgere la propria professione medica proprio nel mezzo della guerra di Corea, negli anni 50. Il libro però inizia qualche anno dopo, in un condominio, dove c’è un vecchio malato, solo, che muore. I vicini di casa, che non vedono l’ora di prendere possesso della sua stanza, scartabellando tra le sue poche cose, trovano tre indirizzi, e trovano giusto mettersi in contatto con i nominativi segnati. Arrivano così tre personaggi che hanno avuto a che fare col signor
Han. E durante la veglia notturna del corpo del loro congiunto, riaffiorano i ricordi, e così scopriamo che i tre personaggi accorsi sono la figlia, il migliore amico, e la sorella, che con i loro flashback ci raccontano la storia del signor
Han, un bravo medico ma molto sfortunato, che si ritrova a dover abbandonare la famiglia per scappare dalle persecuzioni della guerra, e quando sembra essersi lasciato tutto alle spalle, anni dopo, viene tradito da quelli che sembravano amici e che invece volevano solo vendetta. Un uomo forte, sfortunato, ma che nonostante tutto ha la capacità di continuare per la sua
stada, qualunque cosa succeda. Una lettura che ti prende, perché la sua storia è ricca di pieghe e colpi di scena, un libro che è stato pubblicato in lungua originale per la prima volta nel 1972, e che è stato recentemente ristampato in Italia l’anno scorso.
22 GENNAIO
Ci siamo occupati di economia, ed in particolare di piccoli risparmi. E dove si mettono i piccoli risparmi? Qualcuno li tiene sotto una piastrella in camera, qualcun altro dentro il materasso, altri dentro un vaso in cucina, ma quando si parla di risparmi, si parla di salvadanaio. E quando si parla di salvadanaio, la forma che subito ci viene in mente, quella più famosa, è senza ombra di dubbio quella di maialino. Questa particolarità è nata dal fatto che nel medioevo, siccome i metalli estratti erano scarsi e costosi, gli utensili per la casa venivano fatti con una specie di argilla arancione, chiamata
Pygg. Anche allora i risparmi venivano messi nelle brocche e nei vasi e anche quando l'argilla di quel tipo non venne più usata, rimase quel nome particolare. E siccome
pig, in inglese, vuol dire "maiale", i vasai del 1700, non conoscendo l'origine della parola non fecero altro che modellare I salvadanai con quella forma. E così nacque il maialino salvadanaio.
22 GENNAIO
Abbiamo seguito la segnalazione di Santina di Vicenza, leggendo Va e Vivrai, di Radu Hailenau e Alain
Dugrand. Racconta una storia difficile, ambientata nei giorni nostri, un libro ispirato ad una storia realmente accaduta negli anni 80; l’esodo dei
Falaschia, gli ebrei di pelle nera dell’etiopia. Un libro che presenta una realtà terribile. In quegli anni gli americani insieme ad Israele, promossero l’esodo degli Ebrei di pelle nera dall’Etiopia, dove vivevano in condizioni spaventose, a Gerusalemme. Migliaia di famiglie si radunarono in Sudan, in un campo profughi prima di essere smistate, e proprio li, una madre Cristiana, assiste al dramma di una madre Falasha a cui muore il suo bambino. La madre Cristiana sa che dove andranno i Falasha ci sarà un futuro per loro, cosa molto incerta invece per tutti gli altri che resteranno in Sudan. Così decide di fare in modo che il suo bambino, si sostituisca a quello appena morto della madre ebrea, l’unico espediente per riuscire a salvarlo. Riuscirà nel suo intento, e da quel punto inizia la storia di
Shlomo, alla ricerca del suo futuro. Un libro toccante, da cui è stato tratto anche un film, premiato come miglior sceneggiatura al Festival di Berlino.
15 GENNAIO
L'argomento di oggi è stato la depilazione, un rapido viaggio nella sua storia, per vedere un po’ l’evoluzione dei metodi usati per depilarsi. Storia che è molto antica, addirittura si parla di depilazione anche nella storia della regina di
Saba, che affascinava il Re Salomone col suo corpo accuratamente depilato. Dalla storia si passa alla leggenda? Non lo so, fattostà che la sostanza che usava la Regina di Saba in antichità, è una sostanza che ancora adesso viene usata come base per la depilazione: in antichità era il solfuro d’arsenico, poi con gli studi chimici sono nati anche i solfuri di sodio, potassio, calcio, che però negli ultimi anni sono stati un po’ abbandonati, perché facevano morire i peli, un po’ come il diserbante diciamo, però procuravano spesso anche irritazioni cutanee, e così col tempo sono stati abbandonati per altri prodotti. Fin da sempre i peli sono stati visti come antiestetici sul corpo femminile, così le donne hanno risolto spesso con i rasoi, poi hanno inventato il dischetto di carta abrasiva, e altri metodi di tortura che terminano con l’epilazione, che non solo toglie i peli in vista, ma toglie i peli dalla radice, e i metodi più usati da sempre sono le pinzette, la ceretta, il rasoio, e più recentemente l’elettrocoagulazione, scoperta qualche anno fa che distrugge il bulbo infilzandolo con un ago e facendoci passare una corrente elettrica ad alta frequenza. Questa sarebbe l’epilazione definitiva, che ultimamente viene fatta anche col laser. Una lotta contro i peli che dura da secoli e secoli, che nasce in casa e sfocia dall’estetista, e che si cerca di migliorare continuamente con l’evoluzione dell’esperienza sul campo e delle nuove tecnologie.
15 GENNAIO
Stavolta abbiamo scelto il consiglio di Paola, che è rimasta colpita dall’ultimo libro di Daniel
Pennac, La lunga notte del dottor Galvan. Beh, anche in questo libro si ritrova la sottile ironia che ci ha fatto conoscere Daniel
Pennac. L'ironia arriva dalla voce di un meccanico, che racconta al suo cliente la sua avventura di 20 anni prima, quando era un tirocinante in medicina. Era di turno al pronto soccorso, e gli capitò un caso difficilissimo. Un paziente che aveva i sintomi di tutte le malattie. Gli stramazzò in corsia, e da quel punto in poi inizia quella che è stata la sua peggior nottata, avanti e indietro da praticamente tutti i reparti, con consulti lunghissimi tra uno specialista e l’altro, quadri clinici che cambiavano di continuo, e un paziente che sembra proprio il terrore di ogni medico, un camaleonte, un trasformista della malattia. Un libro che magari ci fa rimpiangere la saga dei
Malaussene, che restano sempre i libri migliori scritti da Pennac, ma non è male neanche questo, velocissimo da leggere per un oretta o poco più di divertimento seguendo le disavventure di questo medico, che per colpa di quel paziente ha dovuto cambiare vita.
8 GENNAIO
Abbiamo parlato degli starnuti, e della credenza che voleva che gli starnuti fossero dannosi per l'anima. Se ritorniamo indietro di molti secoli, e questa credenza durò per molto, troviamo testimonianze di come, in un passato molto remoto, l'uomo credeva che l'anima vivesse nella testa, e starnutendo, si potesse perderla, quindi morire. La cosa nacque osservando i malati sul letto di morte, che spesso starnutivano. Così la gente faceva di tutto per trattenere uno starnuto, ma ogni tanto qualcuno scappava, e così le persone presenti, gli facevano subito un augurio, una specie di benedizione se vogliamo, del tipo "Che tu possa vivere a lungo, oppure Giove ti protegga". Qualche secolo dopo ci si misero anche i medici romani, che giunsero alla conclusione che lo starnuto fosse il modo per espellere gli spiriti che avevano causato le ultime malattie di cui si aveva sofferto, e quindi se uno tratteneva lo starnuto voleva dire che covava una malattia che poteva essere grave. Per un certo periodo ci fu una vera e propria mania per gli starnuti, tanto che a chi aveva starnutito si diceva "congratulazioni", e a chi stava per farlo si augurava buona fortuna. Coi secoli poi, la medicina riuscì a spiegare scientificamente il fenomeno, facendo cessare le superstizioni sullo starnuto, ma però rimase l'abitudine della frasetta d'augurio, che col tempo si assottigliò fino a diventare
Salute! Che un pò si ricollega col discorso della superstizione di molti secoli fa, ma che ai giorni nostri, è diventata solo un esclamazione dettata dalla buona educazione.
8 GENNAIO
Abbiamo seguito la segnalazione di Mattia di Montecchio, che ci ha segnalato l’ultimo libro di Massimo Carlotto e Marco
Videtta: Nordest. E’ un bel libro, questo va detto subito. Ti coinvolge fin dalle prime pagine, ed è bello, perché come in tutti i libri di
Carlotto, scrittore di origine Padovana, l’intrigo si svolge in Veneto, nell’ex ricco nordest. E l’inizio si tinge subito di giallo. Tutto comincia con un omicidio. Una giovane avvocata, che dopo un incontro col suo amante viene uccisa. Lei doveva sposare il rampollo di un grande avvocato della zona, che a questo punto si ritrova cornuto e non vuole diventare anche
mazziato. Non crede che la sua fidanzata sia una poco di buono, e decide di indagare per arrivare alla verità. Con grande difficioltà raccoglie i pezzi. Alle sue indagini si unisce anche la migliore amica della ragazza, e il padre della ragazza, malvisto da tutto il paese per una vecchia brutta storia, che ritorna a farsi vivo dopo quindici anni. Lo studio legale del grande avvocato pilota anche le indagini vere e proprie della magistratura, ma il gruppo di amici della ragazza uccisa, un pezzetto alla volta porta a galla storie di tradimenti, di figli illegittimi, di mazzette. Il tutto collegato alla mitica fondazione della città, quella che comanda tutto, anche la televisione locale, che viene pilotata a loro piacimento. Sotto c'è un losco affare, che non sarà facile da portare a galla, perché ci sono troppe complicazioni, troppe teste da far cadere. Il lato oscuro delle patinate, ricche famiglie del nordest. Una brutta storia, sullo sfondo dell’ormai ex miracolo economico. Un libro che ti prende, scorrevole, difficile da lasciare finché
non si arriva alla fine. |
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