AUREOS

 

Bartolomeo Guelfo

(1690-1765)

 

L’ Associazione “Amici di Montebello” è onorata di invitare la popolazione alla presentazione del libro di poesie del locale poeta Bartolomeo Guelfo.

 

Oratorio di San Giovanni Battista

Piazza Italia

Montebello Vicentino

16 Giugno 2007 - Ore 21.00

 

 

 

 

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Amici di Montebello

 

È motivo di gioia e di compiacimento per l'Associazione Amici di Montebello poter ridare vita, dopo oltre due secoli di oblio, alle poesie di Bartolomeo Guelfo.

Ciabattino per sorte, poeta per vocazione, il Guelfo con le sue rime ci dona gustosi affreschi di vita paesana, profonde meditazioni religiose, garbate composizioni d’amore e di omaggio e pungenti satire. Cose d’altri tempi ma ancora di struggente realtà.

Per il futuro ci auguriamo di poter valorizzare altri compaesani che, senza colpa, sono dimenticati.

Si ringraziano il Dr. Bartolo Bertolaso che ha consentito la pubblicazione delle poesie, il Prof. Guerrino Maccagnan che ne ha curato l’edizione critica, il Prevosto Don Giuseppe Scanagatta e Don Lidovino Tessari per la disponibilità e l’aiuto concessi durante le ricerche effettuate presso l’Archivio Parrocchiale e per aver gentilmente concesso la riproduzione dei documenti e delle opere d’arte conservate nella Chiesa Prepositurale. Opere che certamente saranno state motivo di ispirazione per le composizioni religiose di Bartolomeo Guelfo.

 

Il Presidente

Luigi Dainese

 

BARTOLOMEO GUELFO

 

Il Pomello lo dice, erroneamente, figlio di Antonio e annota: “fu uomo d’ingegno perspicace, ma di poca erudizione; nella virilità della sua vita per troppo buon cuore si ridusse povero e fu costretto per sostentare la vita onestamente di fare il calzolaio.

Lasciò molte composizioni poetiche sì latine che italiane piene di garbo e di buon gusto”.

Anche per il Maccà era figlio di Antonio e ne traccia un breve profilo nella sua Storia del territorio vicentino: “ Fu egli di bassa condizione, di sufficiente studio, e di picole facultadi, delle quali anche circa la metà del suo vivere ne rimase privo, e si ridusse in povertà. Ad onta però di tutto ciò si distinse molto nella poesia, e le poetiche sue composizioni sì latine, che volgari tra sonetti, odi, canzoni, madrigali, ed elegie ascendono a più centinaia. Il signor Francesco Bonomo di Montebello ne

conserva appresso di sé 172 delle quali me ne spedì alcune, che qui non trascrivo per non troppo diffondermi.

È lo stesso Francesco Bonomo a premettere una breve biografia del Guelfo alla raccolta di poesie. Così scrive: “Bortolomeo Guelfo quondam Matteo nacque, e morì in Montebello sua patria di anni 75 l’anno 1765: fu di picole fortune; fu alcuni anni di studio nel Colleggio de’ P.P. Gesuiti in Vicenza; ma mortogli il padre, rimase con alcuni fratelli(3), e sorelle di minor età; onde per necessità dovette restarsene a casa ed appigliarsi al misero impiego di ciabattino per sostentare la famiglia; fu sempre di bizaro naturale, e dedito a verseggiare; sul suo banchetto teniva sempre della carta ed il calamaio, e secondo gli inspiravano versi, li scriveva, e poi a tempo gli univa assieme. Molte sue composizioni sono racolte in questo libretto; ma averto il lettore, che diverse furon copiate da confusi abozzi; in tutte le occasioni, fu co’ suoi versi acerrimo diffensor della sua Patria. Fu onestissimo nella sua condotta, e da tutti amato, e per la sua sufficiente scienza, rispettato. Fu due volte ammogliato, come si comprende in un sonetto; gli morì un figlio, che aveva più figliuoli, per cui soffrì molto per sostentarli, come pur si legge, ove si lagna delle sue disgrazie. Molte altre furono le sue composizioni; ma non ho potuto aver la sorte di raccoglier senonché le presenti, che sparse si trovano nel presente”.

Oggi, dopo le ricerche di Luigi Dainese, sono state acquisite notizie più certe sulla famiglia del Guelfo, anche se rimangono ancora molti lati oscuri da chiarire.

Riporto qui i dati anagrafici reperiti quasi tutti nell’archivio parrocchiale di

Montebello, in cui appare spesso il cognome Ghelfo e Guelfi al posto di Guelfo.

Dainese scrive: “Il padre di Bortolamio è Mattio del fu Francesco del fu

Bartolomeo” ed è nato probabilmente negli anni 1640/41, come si desume dall’atto di morte (di anni 78). Si sposa, in data imprecisata e probabilmente fuori parrocchia, con una certa Chiara. Dal loro matrimonio nascono: Bortolamio (1690), Angela (1691), un’altra Angela (1693), ambedue morte nel 1693. Mattio muore nel 1719: nell’atto di morte viene erroneamente detto del fu Bartolomeo. Bartolamio o Bartolomeo resta orfano della madre quando non ha ancora compiuto quattro anni e vive nella distinta casa paterna del Vigazzolo sicuramente per tutto il periodo della sua fanciullezza. Si sposa nel 1715 con Caterina Zilietto di Montebello, che muore nell’anno seguente a circa 18 anni di età. Si risposa dopo neanche 7 mesi con Palma di Michiele Dal Cortivo, nativa di Altissimo e dimorante con il padre in paese da circa 4 anni. Dalla loro unione nascono 8 figli, dei quali 4 moriranno in tenera età: del primogenito non si ritrovano notizie al di fuori della nascita, mentre di Antonio si ha solo la data della morte. Nel 1761 muore la moglie Palma, con la quale aveva convissuto per 44 anni, e nel 1764 scompare anche il figlio Antonio, lasciando 3 bambine. Ormai vecchio e doppiamente colpito dal dolore, il Guelfo morirà l’anno seguente.

La famiglia Guelfo, tra la fine del Seicento ed i primi decenni del Settecento, era sicuramente tra quelle benestanti: si deduce dall’ampia casa in via Vigazzolo, dai nomi dei testimoni di nozze di Bartolomeo, dall’avvio agli studi in un collegio di Gesuiti a Vicenza. Anche l’omonimo cugino dava lustro alla famiglia, essendo in quegli anni notaio della Comunità.

I registri parrocchiali non forniscono ulteriori notizie. Laconiche sono anche quelle riportate dal Bonomo nelle sue memorie manoscritte. Alla data 1765, scrive:

Bortolo Guelfo quondam Mattio a Montebello ebbe culla e tomba. L’anno 1765, d’anni 75 abbandonò la società dei viventi. Fu questo d’ordinaria estrazione, di studio sufficiente e di piccole fortune, delle quali anco la metà di suo vivere, rimase spoglio, peroché verso li anni di sua vecchiaia fu costretto per sostentar la vita ad appigliarsi al miserabile impiego di ciabattino. Nondimeno ad onta di tante sue sfortune, per essere stato di spirito vivace e di estro poetico, tenendo con le poetiche frequenti sue composizioni ravivato e in attività lo spirito dei suoi patriotti,non deve esser trascurato, ma esser messo nel numero dei predetti soggetti, che onorarono la propria patria; imperocché le poetiche sue composizioni sia latine che volgari, tra sonetti, odi, canzoni, madrigali ed elegie ascendono a più centinaia. Io che scrivo le presenti memorie ne conservo presso di me una raccolta di numero 172, che esser potrebber qui trascritte, perché ciascuno potesse formare dell’autore quel concetto che merita, ma perché il troppo numero stancherebbe la pazienza del benigno lettore, perciò mi restringo al piccol numero di sole 4, che sono le seguenti: Il Crocifisso – sonetto, Alla Vergine - sonetto, A persona che criticò una sua composizione, In nozze - sonetto. Il notaio Domenico Cenzatti, in una memoria sul Guelfo, riporta il sonetto: “Tra due mari mi profondo”.

 

 

FRANCESCO BONOMO

 

Se oggi possiamo leggere le composizioni poetiche di Bartolomeo Guelfo dobbiamo essere grati ad un suo contemporaneo ammiratore, Francesco Bonomo, che le ha pazientemente trascritte, conservate e tramandate ai discendenti della sua famiglia. Francesco, figlio di Domenico Bonomo e di Lucia Simonato, era nato a Montebello il 30 ottobre 1736, quando il Guelfo aveva 46 anni ed era nel pieno della sua maturità. Certamente lo conobbe da fanciullo e forse non è ipotesi infondata pensare che i suoi familiari potessero essere clienti del poeta-ciabattino e, molto probabilmente, anche amici, visto che ebbe la possibilità di trascrivere gran parte delle sue poesie. I Bonomo erano forse originari dell’Altopiano di Asiago(1). Il patronimico dovrebbe attestare l’onestà del capostipite: dal latino bonus homo. Alcune famiglie dei Bonomo emigrarono, in tempi remoti, verso Vicenza, Schio, Breganze e Fara Vicentina. Un ramo fiorì a Montebello, dove è attestata la loro presenza già dal 1303, essendo nominato un Bonomo a Decano del Comune. Fu consolidato certamente tra la fine del Cinquecento e nel Seicento. Un certo Francesco Bonomo, figlio di Vincenzo, aveva infatti sposato Lucia Sabbadina (n. il 4 marzo 1677), che gli aveva dato un figlio, Domenico (n. il 19 luglio 1706). Questo si sposerà nel Duomo di Vicenza il 24 novembre 1735 con Lucia Simonato, che lo renderà padre ben sette volte. Il primogenito fu proprio il nostro Francesco, che morirà a oltre 93 anni. A lui si devono alcune memorie sulla famiglia e un manoscritto sulla vita del Preposito Mons. Caprini, che si conservava nell’archivio parrocchiale di Montebello. È autore anche di una “Cronaca” che tratta delle vicissitudini delle campagne napoleoniche a Montebello tra il maggio 1796 e il maggio 1814 e di alcune “Memorie” manoscritte su Montebello. “Fu per lunghissimi anni Cancelliere di questa Comunità: officio - così si legge nelle memorie di famiglia - che egli disimpegnò con amore e onestà ammirabile, lasciando dopo la sua morte di sé grande desiderio”(2). Essendo celibe e acculturato, potè dedicarsi anche a trascrivere le poesie del Guelfo e a raccogliere le memorie di famiglia. Fra le sue sorelle, Orsola Antonia morì nubile il 16 dicembre 1790, mentre Lucia sposò il 30 aprile 1766 Antonio Trevisan(3). Vincenzo I morì di vaiolo quando non aveva ancora un anno (21 ottobre 1745). Vincenzo II si fece Francescano Riformato, professando il 20 luglio 1766 in Valdagno con il nome di fra Pietro: fu ordinato sacerdote l’11 luglio 1771. Nel 1778 fu Guardiano ad Asolo e, nel 1785-86, a Cittadella. Dal 1791 al 1807 ricoprì l’incarico di Presidente di vari Ospizi (a Zacinto, Corfù, Cattaro). Morì nel convento di S. Lucia di Vicenza il 22 marzo 1836. Bortolamio sposò Francesca dei Santi il 22 febbraio 1808, da cui ebbe due maschi (Pellegrin e Domenico) e una femmina (Gioconda). Quest’ultima, nel 1834, fu scelta dalla Comunità di Montebello come prima Maestra della Scuola pubblica. Sposò nel 1841 Francesco Bertolaso. Infine Antonio (n. il 25 aprile 1753) fu per molti anni sacrestano della parrocchia, maestro comunale della prima erudizione e pubblico notaio fino alla fine della Serenissima. A 72 anni ricevette dal vescovo Peruzzi la tonaca clericale, il collare, la veste talare, la berretta, la croce e la cotta e con questi indumenti fu seppellito, dopo la sua morte avvenuta il 1° gennaio 1829. I suddetti fratelli Bonomo morirono tutti nel giro di pochi anni: Antonio nel 1829, Francesco nel 1830, Bortolamio nel 1831 e P. Vincenzo nel 1836. Francesco stilò il suo testamento l’8 settembre 1829, lasciando erede dei suoi beni il fratello Bortolo, con l’obbligo delle consuete preghiere per la salvezza della sua anima. Possedendo poi un annuo livello di lire venete 43 e soldi 8, lasciatogli per testamento da don Gio. Antonio Venturelli, arciprete di Meledo, volle a sua volta assegnarlo alla cognata Francesca (moglie di Bortolo) in ringraziamento dell’assistenza prestatagli durante gli ultimi anni della sua vita. I suoi manoscritti, tra cui anche la trascrizione delle poesie del Guelfo, furono poi conservati dalla nipote Gioconda (figlia di Bortolo), la quale, in seguito al matrimonio con un Bertolaso di Zimella, li trasmise agli eredi della sua famiglia. È appunto il prof. Bartolo Bertolaso, attualmente domiciliato a Padova, che ne ha permesso la pubblicazione: a lui vadano i miei personali ringraziamenti, uniti a quelli degli abitanti di Montebello, che certamente sapranno apprezzare questo florilegio poetico.

Guerrino Maccagnan

 

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