Zanca Alfredo Model's

          

This is my collection of paper models built with my hands, for ever under construction. Models are exposed in Calenzano Castle http://www.museofigurinostorico.it/home.html  near Florence Italy.

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Chenonceaux è un edificio a pianta centrale con quattro torri rotonde agli angoli. Ma tanta regolarità non si percepisce a prima vista. Nella descrizione di una festa del 1560 si legge che l'asse d'accesso "è così diritto che, se le porte del castello e della sala-ponte sono aperte, si vede da una riva all'altra del fiume". Questa trasparenza è così importante che, per poterla mantenere, Philibert Delorme sposta leggermente il ponte.

Storia del castello

Thomas Bohier e Catherine Briçonnet

La genesi di Chenonceaux può mettere in evidenza tutte le caratteristiche dei castelli della Loira. Per la prima volta una famiglia di finanzieri osa appropriarsi dei simboli del potere feudale e ordinare una costruzione tra le più originali. Il ruolo dei due proprietari, marito e moglie, Thomas Bohier e Catherine Briçonnet, è determinante per la scelta di molte soluzioni architettoniche. Thomas Bohier aveva servito i tre re delle guerre d’Italia e aveva alle spalle una lunga carriera. I suoi viaggi in Italia e in Inghilterra per negoziare il nuovo matrimonio di Luigi XII non gli permettevano di sorvegliare da vicino i lavori e fu la moglie a seguirli. Bohier morì in Italia nel 1524, Catherine Briçonnet nel 1528. Un primo castello, appartenente alla famiglia Marques, era stato raso al suolo nel 1411 e quindi ricostruito nel 1432. Il riscatto dei crediti della famiglia Marques permise a Bohier di entrarne in possesso nel 1511. Era il castello che desiderava da anni. Ma solo nel 1513 potè entrare in possesso del suo bene. L’antico castello fu demolito e si conservò solo una grande torre, detta mastio o torre dei Marques, per il valore simbolico che rappresentava. Sul luogo dell’antico mulino feudale, fra il 1513 e il 1515 fu realizzata una nuova abitazione. Facendo arretrare il castello oltre il luogo della prima costruzione, che già era circondata da fossati, Bohier istituì un cortile cinto da fossati e fornì alla sua dimora un sito incomparabile, proprio nel centro del fiume Cher. 

L’influenza di Venezia

La pianta centrale con torrette d’angolo in sé non è originale, ma l’occupazione degli spazi si. Thomas Bohier aveva visto Venezia? In ogni caso aveva incontrato dei veneziani e senza dubbio l’effetto di trasparenza e i giochi di luce e di riflessi sull’acqua erano voluti. La concezione di una galleria centrale con scala diritta posta di lato si ispira ai palazzi della Serenissima. All’uscita della galleria una grande portafinestra permette di rischiarare il grande vano con i riflessi dello Cher e di godere la vista del fiume. Si può anche pensare che quest’apertura verso la luce non fosse stata fatta all’epoca, ma era certo nell’intenzione originaria! Infatti, quando Philibert Delorme iniziò nel 1556 la costruzione della galleria sullo Cher, si prese cura di disassarla ostentatamente     verso ovest per lasciare alla finestra centrale il suo ruolo di apertura sul fiume. La scala è uno degli elementi più straordinari della costruzione. Si tratta di una delle più antiche scale a rampa diritta costruite in Francia e presenta diverse particolarità, tra cui quella di non avere neanche un pianerottolo. L’illuminazione, indiretta, avviene mediante un passaggio a loggia tra il vano della scala e la facciata esterna. Si evita in questo modo il fastidio, frequente nelle facciate del Rinascimento, di avere le finestre delle scale sfalsate rispetto alle altre. A Chenonceaux la soluzione adottata ha permesso di conservare una composizione perfettamente regolare sulla facciata ovest.

 La decorazione scultorea

Per la disposizione delle decorazioni, Chenonceaux appartiene ancora a una tradizione gotica, ma con la palese volontà di utilizzare elementi presi a prestito dall’antichità. Così, sulla torre dei Marques si trovano scolpiti pilastri che sorreggono un architrave decorato a racemi; all’interno della casa, si vedono medaglioni che sono, per lo spirito del tempo, gli elementi più “anticheggianti” che si possono trovare. La concezione generale rispetta la tradizione con torrette d’angolo, abbaini ornati, gli aggetti della cappella e del gabinetto costruiti all’esterno. La celebrità di Chenonceaux fu immediata, e la cupidigia che suscitò questo piccolo castello ne è la prova. Nel 1535 il figlio di Thomas Bohier fu costretto a cedere Chenonceaux a Francesco I, che nel 1539 lo fece visitare a Carlo V. Nel 1547 Enrico II ne fece dono a Diana di Poitiers.   

 

 

 

 

 

 

 

Diana di Poitiers

Fu Diana di Poitiers a dare a Chenonceaux un aspetto più imponente. Chiese al suo architetto, Philibert Delorme, di progettare un ponte che collegasse il castello alla riva opposta dello Cher, dove erano stati previsti dei giardini. Come si ricorderà, a Delorme va la paternità dell’effetto della finestra sul fiume. Non si sa esattamente a quale livello si fermò l’intervento di Delorme, né se andò oltre la piattaforma del ponte. Quel che è certo è che il progetto del celebre architetto non è quello poi realizzato. Delorme aveva infatti previsto una costruzione meno larga, meno alta, a un solo piano con alti abbaini sul tetto, secondo una formula che amava usare. Anthony Blunt gli attribuiva l’ala delle dipendenze, che esiste ancora oggi e viene chiamata "padiglione delle Cupole", ma la cui copertura fu rifatta interamente nel XIX secolo. Diana di Poitiers fece realizzare anche un giardino sulla riva sinistra dello Cher, del quale per˜ non si conosce il disegno. Forse è quello descritto da Du Cerceau, che comprendeva anche una fontana. 

Caterina de’ Medici

A partire dal 1560, Caterina de’ Medici, regina madre reggente, si appropria di Chenonceaux, obbligando Diana ad accettare in cambio Chaumont-sur-Loire. La regina ha progetti grandiosi per Chenonceaux, progetti che conosciamo grazie a ciò che fu realizzato e a quello che Androuet Du Cerceau ha pubblicato. Era previsto un ampliamento notevole verso l’ingresso, che avrebbe promosso Chenonceaux a rango di residenza regale e nascosto quasi completamente le soluzioni originarie del periodo dei Bohier. Due ali attorno a un primo cortile, che avrebbero portato alla soppressione della torre dei Marques, contenevano i servizi e il grande salone indispensabile in una dimora reale. Fra il 1560 e il 1566 Caterina fece realizzare l’ala sopra il ponte di Philibert Delorme. Il disegno è attribuito all’architetto Jean Bullant. Si tratta di due piani sovrapposti che terminano con un sottotetto, decorato con frontoni alternati. All’interno erano previste due gallerie anch’esse sovrapposte. La facciata del castello volta verso l’ingresso venne modernizzata, le finestre raddoppiate e separate da pannelli decorativi scolpiti, che secondo il gusto manierista dell’epoca rappresentavano Ercole, Apollo, Pallade e Flora. Fu ottenuto anche un vano supplementare sacrificando la piccola terrazza tra il gabinetto e la cappella. 

La regina Luisa

Dopo la morte di Caterina de’ Medici, nel 1589, il castello rimase a Luisa di Vaudémont-Lorena, che l’aveva ricevuto dal marito Enrico III. La regina fece mettere un po’ dappertutto il suo stemma, occupò la piccola camera sulla terrazza e la fece ornare con un soffitto scolpito. A Chenonceaux trascorse la sua lunga vedovanza. Furono i duchi di Vendòme a ereditare la splendida dimora, ma la trascurarono e la lasciarono nello stato in cui l’aveva lasciata la Regina Luisa. Mademoiselle, figlia di Gastone d’Orléans, la visita verso il 1630 e ci lascia nelle sue memorie una testimonianza, unica per l’epoca, di apprezzamento della dimora: “Passavo da Chenonceaux, antica casa dalla forma più straordinaria che si possa vedere. E’ una massa di fabbricato grande e grossa sul bordo del fiume Cher, alla quale è attaccato un grande corpo principale di due piani, costruito su un ponte di pietra che attraversa il fiume. Tutto questo corpo principale è costituito solo da due gallerie, che hanno per questo motivo un aspetto molto gradevole. A questa casa manca solo un padrone che voglia spendere per la pittura e la doratura che meriterebbero questi due vani; gli appartamenti della casa, sebbene siano di antico disegno, sono tuttavia assai belli. Per quanto riguarda i giardini, vi manca solo quello che non si vuole fare; le acque, i boschi e tutta la disposizione naturale che si può desiderare si trovano nella condizione più felice possibile. Questo luogo appartiene al signore di Vendòme e gli è pervenuto dalla casa di Lorena tramite la regina Luisa, sorella del signore di Mercoeur, che dopo la morte di Enrico III l’aveva eletta a sua dimora; vi si vedono ancora la sua camera e il suo gabinetto, che ella aveva fatto dipingere di nero cosparso di lacrime, ossa di morti e tombe, e una gran quantità di motti lugubri. L’arredo è dello stesso tipo: in tutto l’appartamento, come unico ornamento, non c’è altro che un piccolo ritratto di Enrico III sul caminetto dello studio”.

 

 

Il XIX secolo

Alla metà del XIX secolo Chenonceaux fu restaurato. Si cercò, per quanto possibile, di rendere alla dimora l’aspetto dei tempi dei Bohier. Fu rifatta la facciata, la decorazione scultorea esterna fu quasi interamente ricomposta e restaurata, la camera della regina Luisa venne distrutta e il suo soffitto trasferito nella galleria, le statue di Caterina de’ Medici andarono a formare un portico in giardino. Infine, in epoca recente, hanno trovato rifugio a Chenonceaux le due sfingi dei giardini di Chanteloup, prioprietà del duca di Choiseul. 

Balli e feste

Alla morte di Enrico II, Diana di Poitiers è costretta dalla reggente, Caterina de’ Medici, a scambiare il castello di Chenonceaux con quello di Chaumont. Non appena diventa padrona di questo castello, la regina madre si affretta ad abbellirlo e ingrandirlo. Vi organizza delle grandi feste, in particolare nel 1560, in onore di suo figlio Francesco II e della moglie di questi, Maria Stuarda. Fa venire il Primaticcio per preparare un grande apparato decorativo costituito da colonne, fontane, statue, archi di trionfo e obelischi. Nel cortile vengono sparati trenta colpi di cannone. Il banchetto reale le costa, si dice, più di centomila sterline. Nel 1577 viene organizzata un’altra festa memorabile per celebrare il ritorno di Enrico III dalla Polonia. Caterina de’ Medici riprende l’idea di una festa che si è svolta al castello di Plessis-lès-Tours, dove le donne erano vestite da uomini e gli uomini da donne. Accompagnato dai suoi favoriti, Enrico III vi compare come “re-donna”. Il diario di corte del 15 maggio 1577 dice: “Durante questo banchetto, le donne più belle e più oneste della corte, mezze nude e con i capelli sparsi come spose, furono impiegate per servire”. In realtà, queste damigelle di corte furono incaricate di raccogliere confidenze e informazioni che trasmisero poi a Caterina. Al calare della sera, il castello e i viali del parco furono illuminati da fuochi d’artificio. Queste feste folli e sontuose mettevano in scena il “trionfo” della padrona di Chenonceaux.

Gustav Flaubert

“Un non so che di singolare soavità e di aristocratica serenità traspira dal castello di Chenonceaux. Posto in fondo a un grande viale alberato, a una certa distanza dal villaggio che si trova rispettosamente in disparte, costruito sull’acqua, circondato da boschi, in mezzo a un vasto parco con dei bei prati, erge nell’aria le sue torrette, i suoi comignoli squadrati. Lo Cher passa mormorando sotto le sue arcate, i cui piloni appuntiti frangono la corrente. La sua eleganza è robusta e dolce, la sua calma è malinconica senza noia o amarezza”.

Gustave Flaubert Par les champs et par les gréves 1847

 

           

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