Zanca Alfredo Model's

          

This is my collection of paper models built with my hands, for ever under construction. Models are exposed in Calenzano Castle http://www.museofigurinostorico.it/home.html  near Florence Italy.

Home Loira Castles Church Cathedrals Abbey Historical Monuments

Costruito fra il 1526 e il 1544, e dunque opera dell'epoca di francesco I. chambord è il castello più vasto e imponente di tutta la valle della Loira. In origine era destinato a essere solo un ritrovo per le battute di caccia. Tutto il complesso si articola intorno alla scala centrale, che dava accesso alle terrazze da cui la corte poteva seguire la caccia del sovrano.

Storia del castello:

Chambord, castello paradossale

Esempio di “ciò che può l’ingegnosità umana” per Carlo V, “sogno realizzato” per Alfred de Vigny, “donna a cui il vento ha scompigliato i capelli” per Chateaubriand, palazzo d’Alcina e di Clorinda, Chambord continua a ispirare paragoni elogiativi o poetici. La sagoma straordinaria irta di torrette e comignoli, la luce della valle della Loira che gioca sulle pietre, l’immenso parco popolato di cervi e cinghiali: tutto concorre alla magia del luogo. Ma, più di tutto questo, Chambord è un sogno architettonico destinato a magnificare la grandezza di Francesco I e la potenza del suo regno.

Le origini del castello

Francesco I sale al trono nel 1515. Giovane re di ventun’anni, desidera costruire una residenza che soddisfi il suo gusto per l’eroismo cavalleresco e la sua passione per l’architettura, e che sia anche un’affermazione della potenza della Francia di fronte alle ambizioni di Carlo V o di Enrico VIII. Per realizzare una simile opera Francesco I si rivolge al più celebre artista italiano del tempo. Leonardo da Vinci, che arriva in Francia nel 1516, non ne sarà per˜ l’architetto, poiché muore nel 1519, lo stesso anno in cui il re ordina la costruzione di “un edificio bello e sontuoso in quel di Chambord”. Tuttavia, a partire da questa data, Chambord mescola elementi tradizionali dell’architettura francese ed elementi innovatori tratti dall’architettura italiana, e in particolar modo dalle idee di Leonardo da Vinci, che saranno utilizzate non da lui ma da uno dei suoi seguaci. Dalla miscela di queste diverse concezioni è nato un castello paradossale, molto tradizionale e molto moderno allo stesso tempo, destinato soprattutto a sorprendere il visitatore.

Il progetto

Il progetto d’assieme di Chambord è tratto dalla tradizione medievale ed è direttamente ispirato alla pianta del castello di Vincennes, costruito per Carlo V nel XIV secolo: un mastio quadrato con quattro torri rotonde agli angoli, inserito in un grande rettangolo a sua volta munito di torri d’angolo. Ma, a differenza di Vincennes, le proporzioni di questa pianta sono regolari: lo spazio è suddiviso in sei quadrati di 45 metri di lato, uno dei quali è occupato dal mastio. Anche l’idea del mastio è presa dalla tradizione francese, ma l’appellativo di mastio, ricevuto nel XVI secolo, non deve ingannare: nel mastio di Chambord non vi è nessuna intenzione militare. Cos“ come da nessun’altra parte si trova un mastio altrettanto sviluppato di questo, che comprende 48 stanze principali e 192 stanze secondarie.

Le terrazze

Anche le parti alte del mastio, vera e propria foresta di comignoli, abbaini e torrette che danno al castello la sua sagoma straordinaria, sono ispirate all’architettura medievale. Già nel XIV secolo, infatti, Les Très Riches Heures du duc de Berry ci mostra castelli come Saumur o Mehun-sur-Yèvre, che possiedono sovrastrutture molto sviluppate, torrette, saettiere, banderuole in piombo dorato come quelle di Chambord. Ma queste sagome elaborate fanno parte anche della fantasia del XVI secolo. Lo stesso aspetto fiabesco si ritrova nei castelli immaginati per le miniature che illustrano la storia di Troia all’inizio del secolo, e nello stesso periodo Enrico VII d’Inghilterra fa costruire a Richmond un castello dove comignoli e torrette multiple preannunciano Chambord. A fianco di questi elementi tradizionali rivisitati, altri elementi sconosciuti in Francia vengono ad aggiungersi alla concezione d’insieme.

La pianta interna

Per la prima volta in un edificio civile viene adottata una pianta centrale, cioè una pianta che ha il suo centro in un elemento architettonico (cupola, sala, scala) e le altre parti identiche e simmetriche in rapporto a questo elemento centrale. La planimetria di Chambord s’ispira alle ricerche degli architetti italiani, come Leonardo da Vinci o Francesco di Giorgio, e ancor più alla pianta del Bramante per San Pietro a Roma, allora in costruzione. La somiglianza della soluzione architettonica è evidente: una croce greca divide lo spazio in quattro bracci identici. A Chambord, ognuno di questi bracci comprende due appartamenti, uno nel mastio stesso, l’altro nella torre d’angolo. Ogni appartamento possiede una sala principale, che occupa l’intera altezza di un piano, e quattro o sei piccoli vani a metà altezza. Ognuno di questi vani è servito da un sistema complesso di gallerie, corridoi e scale che li rende quasi tutti indipendenti. Cos“ si pu˜ variare l’estensione degli appartamenti in funzione dell’importanza del personaggio che vi alloggia. Questo schema, il cui sviluppo è assolutamente unico nell’architettura del Rinascimento, si ripete a ogni braccio e a ogni piano del mastio.

La scala

Se a San Pietro il centro dell’edificio è occupato da una cupola, a Chambord al centro della pianta a croce greca c’è una scala straordinaria. L’idea di fare della scala il pezzo principale dell’edificio non è cos“ nuova in Francia. Fin dal Medioevo la tradizione di grandi scale a chiocciola ha fornito alcuni capolavori, come le scale di Blois; quella di Luigi XII e quella di Francesco I sono, all’epoca, gli esempi più recenti. A Chambord, la posizione della scala al centro geometrico del castello e, soprattutto, la sua forma a doppia elica non la collegano a questa tradizione ma piuttosto alle idee di Leonardo da Vinci. I taccuini del maestro racchiudono, infatti, molti schizzi che mostrano delle scale a doppia o addirittura a quadrupla elica. Non vi è dubbio che proprio le idee di Leonardo siano state utilizzate nella realizzazione di questa scala inedita, nella quale le due rampe si sovrappongono senza mai incontrarsi attorno a un grande centro vuoto che permette alle persone di vedersi da una rampa all’altra.

La lanterna e le terrazze

Partendo dalle terrazze, la grande scala a doppia elica si prolunga in una lanterna che contiene una scala più piccola a chiocciola. La forma generale di questa lanterna, sorretta da possenti contrafforti, ricorda l’architettura religiosa e le cupole delle chiese a pianta centrale; solo che al posto del crocefisso ci sono la corona e il giglio reali che la lanterna innalza nel cielo come simbolo splendente della monarchia francese. Nello stesso tempo, la lanterna ricorda all’esterno la pianta centrale del castello di cui è il punto culminante. Come la scala per i piani inferiori del mastio, la lanterna segna anche il centro delle terrazze, da cui partono quattro strade che mettono in comunicazione le parti alte dei padiglioni e delle torri del mastio. La passeggiata in questo luogo sospeso tra cielo e terra riserva vedute che mutano incessantemente sui tetti e sulle ali del castello. La ricca decorazione è una fioritura di motivi scultorei: sirene, amorini musicanti, paggi, fogliami, animali fantastici e, dappertutto, la salamandra emblema del re. Per rimediare all’assenza dei marmi policromi italiani, i capomastri hanno inserito dischi o losanghe di ardesia nella muratura dei comignoli, degli abbaini e delle torrette.

Leonardo da Vinci e Chambord

L’architetto del castello di Chambord resta ancora oggi sconosciuto, ma appare evidente l’intervento di Leonardo da Vinci nel progetto generale del castello. Chiamato da Francesco I nel 1516 per concepire il disegno di un vasto palazzo, Leonardo dapprima lavora alla progettazione di una residenza per Romorantin. Dopo l’abbandono di questo progetto, l’interesse del re si rivolge a Chambord. Se Leonardo non ha lasciato un vero disegno di Chambord, i suoi taccuini contengono numerosi schizzi che possono essere messi in relazione col castello. L’idea di una pianta centrale e regolare, le ricerche sulle scale a più eliche, la sagoma generale dell’edificio si trovano a più riprese nei suoi schizzi. Tuttavia non è Leonardo che realizzerà Chambord; infatti muore solo qualche mese dopo la decisione di iniziare il cantiere. Bisogna dunque supporre che un altro italiano fra i suoi intimi, forse Domenico da Cortona, fosse a conoscenza delle sue ricerche e le abbia in seguito realizzate.

 

I lavori

Decisi nel 1519, i primi lavori consistono nel bonificare il terreno per poter disporre di fondamenta stabili in un suolo paludoso. La costruzione vera e propria inizia solo nel 1526, dopo il ritorno di Francesco I dalla prigionia. Il progetto iniziale, che prevedeva soltanto il mastio, viene allora trasformato. Vengono aggiunte due ali, a est e a ovest, per ospitare la cappella e soprattutto l’appartamento del re. Infatti, dato che gli appartamenti del mastio sono tutti uguali, il sovrano non può avervi il suo. La costruzione dell’ala orientale permette adesso di creare un appartamento più ampio, con una grande sala per le udienze nell’ala propriamente detta, una camera con quattro guardaroba nella torre e un gabinetto da lavoro (o un oratorio) aggiunto all’esterno. L’ala ovest ospita la cappella, collocata di traverso nella torre e sporgente dall’estremità dell’ala. Il suo disegno classico, che utilizza gli ordini ionico e corinzio, illustra il cambiamento di stile nella decorazione di Chambord, già percettibile nella scala dell’ala est. Le due nuove ali sono collegate al mastio da gallerie molto strette, i cui raccordi in muratura, piuttosto goffi, rivelano che in origine non erano state previste. La costruzione del mastio termina intorno al 1538. Nello stesso periodo comincia la costruzione dell’ala est, i cui lavori proseguono fino al 1544. Per quest’epoca sono state iniziate anche le ali basse della cinta attorno al cortile. Per ultimo si passa alla costruzione dell’ala ovest e della cappella, ma nel 1547 la morte di Francesco I interrompe i lavori. Enrico II li prosegue, ma senza terminarli, e nel 1566 l’ala ovest appare già in rovina proprio a causa della sua incompiutezza.  

Dopo Francesco I

Nel 1626 Gastone d’Orléans, fratello di Luigi XIII, riceve in appannaggio il castello. Dopo l’abbandono del cantiere di Blois, si consacra al restauro di Chambord e, a partire dal 1641, fa intraprendere importanti lavori, che riguardano la lanterna del mastio, che minaccia di crollare, e le coperture delle terrazze, che perdono da tutte le parti. Gastone d’Orléans prosegue anche la costruzione dei muri di recinzione del parco, includendovi altri tremila ettari di terreno. Dei soggiorni passati a Chambord con suo padre, la Grande Mademoiselle ricorderà di aver giocato con lui nelle volute della grande scala, salendo e scendendo senza mai incontrarsi.

 Luigi XIV

Prima di insediarsi definitivamente a Versailles nel 1682, Luigi XIV passerà nove stagioni di caccia a Chambord. Sedotto dal meraviglioso parco recintato, ma anche dalla maestà del castello, abbastanza vasto per ricevere la corte, Luigi XIV riprende i lavori iniziati da Gastone d’Orléans. Per poter avere il proprio appartamento al centro del castello e non nell’ala est come Francesco I, fa chiudere una delle sale a croce del primo piano e fa creare un appartamento con le stanze in fila e gli affacci verso nord. I paraggi del castello, che non erano stati mai sistemati e presentavano ancora l’aspetto di una palude, sono oggetto di importanti progetti firmati da Jules Hardouin-Mansart. Il piano comprende la canalizzazione del Cosson, la creazione di un grande specchio d’acqua semicircolare davanti alla facciata nord e la sistemazione di un primo cortile davanti alla facciata sud. Ma solo una parte di questi progetti sarà realizzata. E’ durante i soggiorni di Luigi XIV a Chambord che Molière e Lully diedero la prima rappresentazione di Monsieur de Pourceaugnac (1669) e Il borghese gentiluomo (1670). Si racconta che alla prima del Borghese il re, che si riservava il giudizio sull’opera, non manifesta alcun segno che potesse tradire la sua opinione. Alla seconda rappresentazione i cortigiani cominciarono allora a schernire gli autori finché Lully, che aveva il ruolo del Muft“, non ebbe l’idea di saltare a piedi giunti sul clavicembalo che assicurava l’accompagnamento musicale. Il re scoppiò immediatamente a ridere, la commedia fu salva e, con essa, il successo dei suoi autori. 

Luigi XV

Nel XVIII secolo i re non frequentano più Chambord, passato di moda e troppo lontano da Parigi e da Versailles. Luigi XV propone il castello a suo suocero Stanislaw Leszczynski, che vi risiede dal 1725 al 1733, senza per˜ trovarsi molto bene. I miasmi provenienti dai fossati, infatti, insieme al freddo e alle correnti d’aria in inverno, rendono il castello quasi inabitabile. Nel 1746, per ricompensarlo della vittoria di Fontenoy, Luigi XV regala la proprietà al maresciallo de Saxe. Da allora fino al 1750 il castello vive una delle sue epoche più brillanti. Diventa infatti la residenza permanente del maresciallo, che riceve molti amici e mantiene un reggimento di cinquemila ulani, la cui guardia è composta esclusivamente da negri. Viene ripreso il progetto di scuderia di Jules Hardouin-Mansart sul lato est del primo cortile per alloggiare i cavalli del reggimento. Il maresciallo fa anche realizzare al secondo piano del castello un teatro permanente, dove viene a recitare la compagnia di Favart. Alcuni pretendono che il fascino della signora Favart non fosse estraneo alla propensione del maresciallo per il teatro…

La misteriosa morte del maresciallo nel 1750 interrompe brutalmente questo periodo di lussi che il castello non conoscerà mai più. Svuotato del suo mobilio dalla Rivoluzione, riesce a sfuggire alla demolizione solo perché è troppo grande la massa da distruggere. Perfino gli stemmi reali, che pure sono condannati a sparire, vengono risparmiati perché troppo numerosi. E tuttavia la mancanza di manutenzione provoca il degrado del castello. Dopo parecchi progetti abortiti per farne una caserma, un allevamento di cavalli o un orfanotrofio, il castello è nuovamente ceduto a un soldato vincitore, il maresciallo Berthier, poi regalato, grazie a una sottoscrizione pubblica, al duca di Bordeaux, nipote di Carlo X. Il duca di Bordeaux, che pure prenderà il titolo di conte di Chambord, lo frequenta molto poco. Tra l’altro vi soggiorna nel 1870 e vi redige il “manifesto di Chambord”, con il quale rinuncia al trono di Francia che gli era stato offerto. A Chambord si trovano ancora le carrozze da parata previste per un’incoronazione che non ebbe mai luogo. Nel 1840 il castello viene classificato monumento storico nazionale. Fino alla guerra del 1914 alla sua manutenzione provvedono il conte di Chambord e i suoi eredi, i principi di Borbone-Parma. Durante la guerra il castello viene messo sotto sequestro: alcuni membri della famiglia stanno combattendo nell’esercito austriaco, nemico della Francia. E finalmente, nel 1930, il castello viene acquistato dallo Stato e a partire dal 1945 restaurato. Alcune sistemazioni cominciate negli anni Settanta mirano a ridare vita agli interni, evocando le diverse epoche in cui fu abitato.

Ritrovo di caccia:

Chambord è destinato a diventare un ritrovo di caccia. Dal 1530 Francesco I abita solo episodicamente al castello con la seconda moglie, Eleonora d’Asburgo, e l’amante, Anne d’Heilly. A parte qualche visita ufficiale, come quella di Carlo V nell’inverno 1539, il re vi si reca solo ad anni alterni, per poche settimane, giusto il tempo di qualche battuta di caccia. I signori convenuti cacciano a cavallo nel grande parco di 5500 ettari, che dopo il 1542 sarà circondato da mura. Sulle loro prede lanciano una grande varietà di uccelli predatori addestrati, fra cui “aquile, girifalchi, avvoltoi, sparvieri e varie specie di falconi”. Dopo la morte di Francesco I, la corte si sposta a Parigi. Carlo IX, appassionato di caccia, verrà a soggiornare a Chambord. Si raccontano molte storie sulla sua abilità sia come cacciatore che come cavaliere. Era capace di inseguire un cervo per ore, fino allo sfinimento dell’animale, senza far ricorso alla muta dei cani. Dopo la morte del giovane re, avvenuta nel 1574, Chambord resterà praticamente disabitato. Enrico III, Enrico IV e le loro corti preferiscono castelli situati più a nord, come Saint-Germain-en-Laye, Vincennes e il Louvre.

Visita di carlo V

Francesco I autorizza il suo ex nemico, Carlo V, ad attraversare il regno di Francia per andare a reprimere un’insurrezione a Gand. L’8 dicembre 1539, ad Amboise, accoglie Carlo V con un abito nero sul quale brilla il collare del Toson d’oro. Benché in lutto per la morte della moglie, Isabella del Portogallo, l’imperatore è scortato da una cinquantina dei suoi più brillanti gentiluomini. 

Carlo V a Chambord

Dopo Blois, il corteo regale si reca a Chambord, preceduto da fanciulle che spargono petali di fiori. Carlo V è ricevuto festosamente dal re, che è circondato dalla regina Eleonora d’Asburgo, dai suoi figli, da Caterina de’ Medici, da Jeanne d’Albret, dalla sua amante la duchessa d’Etampes e da numerosi principi e principesse. Per l’occasione, il castello viene arredato e decorato con arazzi di Fiandra dal barone di Montmorency, gran maestro di cerimonie. Carlo V è colpito dal castello, che offre una bella dimostrazione “di ciò che può l’ingegnosità umana”. La corte si dedica alla caccia al daino per tre giorni. Dopo gli scambi di regali e di impegni, Carlo V riparte verso il Nord. Ma, appena soffocata la ribellione di Gand, l’imperatore rompe la promessa fatta a Francesco I di cedere il ducato di Milano a uno dei suoi figli.

Il borghese gentiluomo

Luigi XIV vuole offrire alle regine e alla corte il piacere di un festa in un luogo pieno di tutte le attrattive di una dimora di campagna. Fa così allestire un teatro davanti al castello e vi fa rappresentare la commedia che il signor Molière ha composto contro l’inviato del Gran Turco: Il borghese gentiluomo. Quella sera del 14 ottobre 1670, tutta la corte è presente in questo luogo ameno dove tutto, dentro e fuori, è felicità e allegria. Nella notte, accanto alle alte fronde, un numero incredibile di candelieri, ognuno con 24 candele, nonché 200 fiaccole di cera bianca, danno una luce gradevole come quella del giorno. Poi, appena le loro maestà prendono posto, la scena del teatro si anima. La commedia piace molto, ma la cosa più sorprendente è l’arrivo di sei turchi che danzano in modo solenne circondati da altri turchi musicanti, nonché la cerimonia che ne segue. Tutto ricorda l’arrivo dell’inviato del Gran Turco a Versailles, il ricevimento offerto dal re e lo scontento dell’inviato. Tutti lodano il signor Molière per aver messo in scena l’episodio in modo così gradevole. Sua maestà è contento per l’affronto vendicato. Tutti cercano di bisbigliare nella nuova lingua e si sforzano di ricordare le figure della danza. La commedia termina con applausi, danze e musiche di tutti i presenti, che cantano all’indirizzo del re: “Che spettacolo affascinante, quali piaceri gustiamo! Neanche gli dei, neanche loro, ne hanno di così dolci!”.

Chateaubriand

“Chambord ha solo una scala, quella doppia, per scendere e salire senza incontrarsi. Tutto è fatto per i misteri della guerra e dell’amore. L’edificio si schiude rivelandosi a ogni piano; i gradini si alzano accompagnati da piccole scanalature come gli scalini nelle torrette di una cattedrale. Come un fuoco di artificio che scoppia e ricade, così sembrano caduti sull’edificio i suoi fantastici disegni: comignoli quadrati o rotondi, abbelliti con feticci di marmo, simili alle bambole che ho visto tirar fuori dagli scavi di Atene.

Da lontano l’edificio è un arabesco; si presenta come una donna a cui il vento ha scompigliato i capelli; da vicino, la stessa donna si incarna nella muratura e si trasforma nelle sue torri; è Clorinda appoggiata sulle rovine. Il capriccio di uno scalpello volubile non è scomparso; la leggerezza e la finezza dei tratti si ritrovano nel simulacro di una guerriera morente. Quando entrate, il fiore del giglio e la salamandra si disegnano sui soffitti. Se mai Chambord venisse distrutto, non si troverebbe più da nessuna parte lo stile originario del Rinascimento, perché a Venezia s’è mischiato con altri. Quel che dava a Chambord la sua bellezza era il suo abbandono…”.

 Chateaubriand

Alfred de Vigny

“Il re volle che la corte si preparasse a una grande partita di caccia a Chambord, proprietà reale, dove suo fratello, il duca di Orléans, lo pregava di ritornare. Questo bel soggiorno era il ritiro preferito del re, senza dubbio perché, in armonia con se stesso, vi univa com’esso la grandezza alla tristezza. A quattro leghe da Blois, a un’ora dalla Loira, in una piccola valle molto bassa, tra la palude fangosa e un bosco di grandi querce, lontano da ogni strada, di colpo si incontra un castello regale, o meglio magico. Si direbbe che, grazie a qualche lampada meravigliosa, un genio dell’Oriente l’abbia rubato durante una delle mille notti e portato via al paese del sole, per nasconderlo in quello della nebbia insieme agli amori di un bel principe. Questo palazzo è nascosto come un tesoro; ma per le sue cupole blu, per gli eleganti minareti, presenti su larghe mura o slanciati nell’aria, per le lunghe terrazze che dominano i boschi, per le banderuole leggere che il vento dirige, per le sue mezzelune intrecciate dappertutto sui colonnati, si ha l’impressione di essere nei reami di Baghdad o del Kashmir. E tuttavia i muri anneriti, i tappeti di muschio e d’edera e il colore pallido e malinconico del cielo denunciano un paese piovoso…”.

 A proposito della scala a doppia elica

“La base di questo strano monumento è, come esso stesso, piena di eleganza e di mistero: è una doppia scala che si innalza in due spirali intrecciate fino al di sopra delle più alte guglie e finisce con una lanterna a giorno, incoronata da un giglio colossale che si vede da molto lontano; una scala tanto grande che due uomini possono salirvi allo stesso tempo senza vedersi. Questa scala, da sola, sembra un piccolo tempio isolato; come le nostre chiese, è sostenuta e protetta dalle arcate delle sue ali sottili, trasparenti e, per così dire, ricamate. Si potrebbe credere che la pietra si sia piegata sotto le dita dell’architetto; essa sembra, se si può dire, impietrita secondo i capricci della sua immaginazione. Si può appena immaginare in che modo siano stati tracciati i disegni e in quali termini siano stati dati gli ordini agli operai; sembra un pensiero sfuggente, una brillante fantasticheria che di colpo si è materializzata. E’ un sogno realizzato”.

 Alfred de Vigny Cinq-Mars 1826

 

Flaubert

“Chambord, che il Primaticcio ha disegnato, che Germain Pilon e Jean Cousin hanno cesellato e scolpito. Edificato da Francesco I, al suo ritorno dalla Spagna dopo l’umiliante trattato di Madrid (1526), monumento dell’orgoglio che vuole stordirsi da sé, per ripagarsi delle sue disfatte. E’ dapprima Gastone d’Orléans, un pretendente vinto, a esservi esiliato; poi è Luigi XIV che di un solo piano ne fa tre, rovinando così l’ammirevole scala doppia che di un sol colpo saliva, proiettata come una spirale, dal suolo al colmo. E infine è Molire che vi fa recitare per la prima volta Il borghese gentiluomo, al secondo piano, sul lato che dà sulla facciata, sotto quel bel soffitto coperto di salamandre e di ornamenti dipinti i cui colori vanno sbiadendo. In seguito, è stato regalato al maresciallo di Saxe; è stato regalato ai Polignac, è stato regalato a un semplice soldato, a Berthier; è stato acquistato con una sottoscrizione ed è stato regalato al duca di Bordeaux. E’ stato regalato a tutti, come se nessuno lo volesse o potesse tenerlo”.  

Gustave Flaubert

Charles Péguy

Lungo il poggio curvo e le nobili valli

i castelli sono disseminati come repositori,

e nella maestà dei mattini e delle sere

la Loira e i suoi affluenti se ne vanno per i loro sentieri.

Centoventi castelli fanno loro da seguito cortese,

più numerosi, più nervosi, più fini dei palazzi.

Portano i nomi di Valençay, Saint-Aignan e Langeais,

Chenonceaux e Chambord, Azay, Lude, Amboise.

 

Charles Péguy, Chauteaux de la Loire Les tapisseries   

  Chambord00.jpg (220762 byte) Chambord01.jpg (228495 byte) Chambord02.jpg (225092 byte)