Zanca Alfredo Model's

          

This is my collection of paper models built with my hands, for ever under construction. Models are exposed in Calenzano Castle http://www.museofigurinostorico.it/home.html  near Florence Italy.

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Dimora di una grande famiglia umanista borghese che ebbe accesso alla corte, si sviluppa su una pianta a elle. Le facciate di stile primo Rinascimento giocano sulla simmetria nel lato meridionale, contrapponendosi alla dissimmetria del lato nord sul cortile.

La casa

La storia di Azay-le-Rideau è simile a quella di Chenonceaux: stessa origine borghese, stessa audace concezione della dimora, stessa disgrazia al momento della caduta di Semblançay. La coppia che costruì Azay-le-Rideau, Gilles Berthelot e sua moglie Philippe Lesbahi, apparteneva al mondo della finanza, che come la nobiltà si sposava solo all’interno del proprio ambiente. E infatti Berthelot era cugino di Semblançay e di Guillaume Briçonnet. I lavori non iniziarono prima del 1518, ma nel 1524 erano certamente molto avanzati, se si presta fede agli emblemi araldici di Francesco I e di Claudia di Francia (morta proprio quell’anno) in cima alla scala. Nel 1528 il castello si considera ultimato; diciamo “si considera” perchè Berthelot non vi abita: come conseguenza della caduta di Semblançay nel 1527, è andato in esilio a Cambrai, dove muore nel 1529.

La torre

Sembra che in origine fosse prevista la costruzione di un quadrilatero, o almeno di un cortile chiuso, con un’ala simmetrica a quella esistente. Anche qui, come a Chenonceaux, la costruzione fu edificata sul luogo di una dimora feudale di cui fu mantenuta una torre simbolica. Questa torre, conosciuta grazie a numerose litografie del XIX secolo, fu sostituita dalla torre attuale alla metà dell’800, mentre nell’angolo nord-est fu costruita una torretta simile alle altre. L’aspetto finale di Azay-le-Rideau è dunque più recente di quello che lascerebbe supporre un primo esame. La scomparsa della torre nasconde le pretese nobiliari dei Berthelot, che, pur realizzando un’opera moderna, volevano riallacciarsi alla storia del feudo del quale conservavano il simbolo signorile.

Il sito

Il sito è una delle carte vincenti della dimora ed è stato meravigliosamente sfruttato dai Berthelot. Approfittando della presenza dell’Indre, infatti, costruirono la loro casa sopra il fiume, creando così più zone d’acqua che valorizzano l’edificio. Questo è preannunciato da un cortile esterno e dalle dipendenze, che nel loro aspetto attuale sono una testimonianza del modo di costruire tipico dei tempi di Enrico IV. Il complesso, che esiste ancora oggi, è ben descritto nel 1670 da Henri-Francois de Vassè: “A Azay-le-Rideau prima di tutto va visto il castello, costruito ed edificato sopra e in mezzo al fiume Indre, con torri, torrette e altri edifici, con il suo cortile, e il mastio chiuso da mura circondate da acqua corrente. L’accesso al castello avviene grazie a tre ponti levatoi: uno per il cortile di servizio sopra l’Indre, un altro sopra il fossato che è riserva di pesci e collega il castello al grande giardino, il terzo verso la città di Azay…”.

 

 

L’architettura

Si ignora il nome dell’architetto che ha concepito e realizzato il progetto generale, la pianta, la scala, le torri, tutto degno di ammirazione. Con la sua solita perspicacia, Francois Gebelin ha messo in luce la possibilità di un’influenza fiorentina, forse quella di Girolamo della Robbia. In assenza di documenti, non è possibile andare oltre; i nomi dei capimastri sono di importanza secondaria. Il ritmo delle campate è perfettamente regolare, il disegno generale ne fa l’esatto contemporaneo dell’ala Francesco I di Blois, con il doppio cordone delle modanature esterne che separano i piani e con i pilastri che incorniciano le finestre. Sulle facciate esterne, i Berthelot vollero moltiplicare gli elementi difensivi: torrette d’angolo come a Chenonceaux, bertesca, cammino di ronda. Ma tutti questi elementi, più che avere un ruolo difensivo, sono un evidente simbolo signorile. Il grande abbaino centrale, arretrato rispetto ai piccoli abbaini laterali, testimonia forse dell’intenzione, poi abbandonata, di lasciar libero il cammino di ronda; questo spiegherebbe la sua posizione al livello attuale. Le due facciate sud e ovest, che danno sull’acqua, presentano una simmetria rara a quell’epoca, mentre le torrette d’angolo offrono dei begli esempi di maestria nel tagliare le pietre.  

La scala

La scala è di concezione moderna, vale a dire con rampe diritte e pianerottolo. Si apre verso l’esterno alle estremità e nel cortile è dotata di un avancorpo molto decorato, sul quale convergono gli sguardi. Le decorazioni scultoree sono lussureggianti, e ancora parzialmente visibili malgrado i restauri del secolo scorso. Non solo accentuano l’inclinazione della scala, ma con il loro risalto marcato contrastano con il vuoto del vano. Il tutto sintetizza le due grandi correnti artistiche dell’inizio del XVI secolo: la tradizione scultorea del gotico fiammeggiante e la decorazione all’italiana. Nell’inversione delle scanalature dei tre pilastri a piano terra, poi, si può già notare un gioco manierista.

 

 

 

La distribuzione interna

La distribuzione interna è interessante perché traduce, come a Chenonceaux, le preoccupazioni di una classe sociale diversa dalla nobiltà. A piano terra sono presenti un appartamento di due stanze, situato nella parte est, e le cucine, integrate nella parte ovest con un pozzo comune alle due stanze. Al primo piano gli appartamenti sono due, e conservano resti della decorazione originale. Inquadrata tra i due, una grande sala nell’angolo sud-ovest. La decorazione della cappa del camino, dipinta anziché scolpita, mostra che questa dimora in realtà non fu mai completata.

 

 

 

 

 

 

 

I servizi comuni

I servizi comuni presentano un’architettura classica che lascia supporre una data tarda, intorno al 1600. Nei volumi si nota la ricerca di una simmetria; gli abbaini presentano un’alternanza di frontoni triangolari e curvilinei. L’armonia dei pilastri della porta principale risponde alla decorazione in piombo dorato delle tegole dei tetti. Nel castello manca una cappella: i signori di Azay usavano la chiesa parrocchiale, nella quale si erano riservati una cappella, anch’essa certamente riedificata sotto Enrico IV. E’ decorata con un bell’ordine corinzio di pilastri, prolungati da obelischi che incorniciano una cupola. L’insieme presenta una formula decorativa vicina al manierismo.

 

Il ritorno del gotico

Come molte altre case, Azay-le-Rideau è stata riveduta e corretta durante il XIX secolo secondo le nuove esigenze. All’epoca appartiene ai marchesi di Biencourt, che commissionano lavori importanti all’architetto Sanson. Viene così sostituita la vecchia torre con una nuova, più in armonia con il complesso dei Berthelot, e viene creata una torretta nell’angolo di nord-est al posto di un pinnacolo neogotico, prima manifestazione di un gusto trovadorico. Questo pinnacolo testimoniava del mancato completamento dell’edificio: infatti in quel punto è esistito fino al XIX secolo un padiglione trasformato più volte, del quale rimane il ricordo grazie ad alcune antiche fotografie.

 

 

 

 

 

Il fuoco e il denaro

Corre il doloroso anno 1870. Federico-Carlo di Prussia alloggia a Azay-le-Rideau con le sue truppe. E’ a tavola nel castello con il suo stato maggiore, quando cade un lampadario. Il principe crede di essere vittima di un attentato e manca poco che Azay-le-Rideau non ridiventi Azay-le-Brùlé (Azay-il-Bruciato). Per capire occorre tornare al 1418. Carlo VII, Delfino di Francia, è di passaggio per Azay. Non è che il “piccolo re di Bourges”, e il suo potere è contestato. Un soldato della guarnigione di Azay lo insulta. La repressione è terribile. I 350 uomini della guarnigione sono uccisi, il castello e il villaggio bruciati. Fino al XVI secolo Azay porta il nome di Azay-le-Brùlé. Ricostruito un po’ alla volta sulle sue rovine, Azay è acquistato nel 1518 da Gilles Berthelot, potente finanziere, intimo del ricchissimo Semblançay. Berthelot affida la direzione dei lavori di costruzione del castello a sua moglie, che ne fa un’opera in perfetto equilibrio tra le diverse influenze del Rinascimento. Ma talvolta è pericoloso essere creditori del potere, e Semblançay finisce la sua carriera sul patibolo di Montfaucon. Berthelot sente già la corda fatale stringergli il collo. Fugge e muore in esilio. Francesco I confisca il castello e ne fa dono al capitano delle sue guardie.

 

Spesso i miei occhi furono attirati all’orizzonte dalla bella lama dorata della Loira, dove, nel serpeggiare del suo letto, le vele disegnavano figure fantastiche che fuggivano via portate dal vento. Inerpicandomi su una cresta, ammirai per la prima volta il castello di Azay, diamante sfaccettato, incastonato nell’Indre, montato su palafitte, mascherato da fiori.  Honoré de Balzac Eugenia Grandet 1833

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