É una eCSailes production!

 

 

Ultimissime dal Matto di Verucchio. «Uff, sempre in trincea»

LINEA GOTICA!

Colloquio con Filippo Scòzzari

 

 

 

 

 

ConCept - Buondì Maestro, sempre felice di vederLa. Dormito bene? Buono il panettone? Bene. Tralasciamo i convenevoli, e veniamo subito alla brasiliana Conrad Editora, che ha appena pubblicato La Dalia Azzurra (A Dalia Azùr). Come mai? Dopo le tue sortite in Francia, Spagna, Grecia, quelle di Liberatore, di Pazienza e in generale dei materiali di Frigidaire (pubblicati in Europa e altrove), é lecito paragonare la fucina di Cannibale a via Panisperna?

SCÒZZARI – Si, più o meno. Ci sono contorte somiglianze, in effetti. Quella fisica italiana gemmò, produsse frutti, annientò i giappi, portò a Three Mile Island e a Cernobyl e alla TAC, agli anelli chilometrici divora svanziche, ai bosoni W+ e W- del truffolo Rubbia, alle caverne magnasoldi di quel poveretto di Zizizizichinino. Per dirne poche. La ricerca italiana sul nuovo fumetto di per se’ non condusse a disastri simili, che invece si produssero proprio per non aver tenuto da conto le sue lezioni. Dal momentum frigideriano, un impulso tachionico duranto peraltro 25 anni, una generazione, ma foriero di scoperte e progressi veri solo per pochi singoli o sparute tribù di adoratori/epigoni, da quella scintilla si é arrivati a Magico Vento, alle Witches, and so on and so on… Una Cernobyl dell’idiozia e dell’industria fumettica, che impesterà per diecimila secoli le testine dei compratori. Ehm. Con molte meno pippe e meno parole, i nostri nonni dicevano che la moneta cattiva scaccia la buona. Alcuni deprivati, tipo Jori, quando collaborano alle tesi di laureandi ancor più scemi di loro, tendono a dar la colpa alla moneta buona. Ti rendi conto? E’ colpa mia se adesso in edicola c’é…. be’, vabbe’.

Per venire al Brasile, la Conrad ed io ci siamo incontrati solo perché a capo delle iniziative sui fumetti di quell’editore si trova Rogério Campos, un frigideriano illuminato della prima ora, che mi ha voluto premiare per il bene che gli ho fatto quand’era piccolino. Devo dire che ha compiuto proprio un gran lavoro: l’edizione brasiliana, per accuratezza di stampa ed apparati critici, é quasi superiore a quella frigideriana, soprattutto se si pensa che son partiti proprio dalle pagine dell’albo, e non dai miei originali, marciti al di là di ogni possibile tentativo di recupero. Ormai col computer si fa di tutto. Vivo per il momento in cui il PC sparerà anche pompini

 

ConCept – Hai spesso attaccato i francesi per la poca correttezza nei pagamenti. In realtà, in virtù di vari accordi tra Monsù le Directeur Sparagnà ed alcune riviste europee, opere tue hanno circolato qua e là senza veri contratti d’edizione. Sai per caso quanti tuoi fumetti siano stati pubblicati in Spagna?

SCÒZZARI – No. Ma secondo me, zero. A J. M. Berenguer, il boss di El Vìbora, con tutta l’incredibile merda che ha pubblicato per anni, non sono mai piaciuto. Per quel che riguarda la Francia, riuscii a beccar soldi solo l’unica volta che Luca Staletti, un grande agente, si interessò alle mie cose. Per il resto, brrr

 

ConCept – Torniamo a casa. Qualche anno fa hai affermato, più o meno: “Oggi bisogna passare alla destra per fare soldi. Essere artisti di destra é bello e conveniente”. Provocazione? Hai in mente qualcuno? Oggi come la pensi?

SCÒZZARI – Non dissi così. Sostenni che la sinistra, ebbra di potenza e prepotenza, occupata in ogni suo più riposto anfratto da satrapi e bidelli, non cagava più nessuno che non facesse parte di nomenklature accreditate. Cani fungibili, li chiamo.Vedi Bobo, e stronzate congeneri. Mi limitavo ad osservare, e si era in tempo di elezioni, un tempo che si protrasse molto a lungo, tra reprise e ribaltoni, che per farsi almeno ascoltare da qualcuno forse era il caso di rivolgersi all’altra tribù di dementi, digiuni di tutto e apparentemente ansiosi di dar retta a chiunque potesse fornire anche solo il fantasma di un grimaldello qualsiasi. Era un momento molto adatto per la ricerca di editori, e podi, e trampolini, e orecchie, vitali per chi vive di pubblicazioni. Solzhenitsyn sapeva bene che razza di roba fosse Stalin, ma voleva anche essere pubblicato. É così che ci fottono, ma é anche così che li fottiamo. E se se ne accorgono, anzi, quando se ne accorgono, ci controfottono. E lì si chiude.

Ad ogni modo, il mio era soprattutto un approccio teorico, una sorta di provocazione: non dimenticavo affatto che una tribù é una tribù, e tutte hanno gli stessi riti, cioé l’identica puzza, da cui non si redimeranno MAI.

 

ConCept – Pensi che la libertà d’essere artisti sia limitata? Esiste una censura aprioristica da parte dell’editore? O per meglio dire, quanti spazi in Italia sono “ristretti” politicamente?

SCÒZZARI – Limitiamoci a parlar di fumetti. In quanto trattati alla stregua di spazzatura per minus habens, e il 95% lo é, sono lasciati liberi. Se per caso debordano in altri ambiti, ricadono nelle stesse pastoie della stampa. Frigidaire insegni.

 

ConCept – In genere, chi ha voce in capitolo sulla normalizzazione di un pezzo scritto o disegnato é il direttore responsabile, o un caporedattore, a volte l’art director. Tu sei stato fondatore, comproprietario, uomo di redazione di più riviste - alcune come sappiamo fondamentali nella storia dell’Italia moderna. Quanto sei / siete stati “editori bianchetto”?

SCÒZZARI – Mai. Domanda del cazzo. Normalizzazioni? Noi? Hai studiato poco e male. Il bianchetto l’ho usato nei confronti degli autori, semmai: o mi piacevano, o non mi piacevano. Se decidevamo di pubblicarli, diventavano “intoccabili”. Che domanda… L’unico in venticinque anni al quale abbia rivisto seriamente le bucce era un certo Pino Cimò, un giornalista capace, tra l’altro, che svolse molte importanti inchieste per Frigo. Il suo problema era che scriveva da cani… Disperato, mi chiedevo sempre se avesse veramente frequentato la shcquola del’obligo. Gli riscrissi tutti i pezzi, ma le risultanze, le curiosità, le impostazioni, gli assunti, quelli non li toccavo proprio, anche quando, rarissimamente, non ero d’accordo con alcune sue tirate. Proprio non mi conosci, amico.

 

ConCept – Due parole sui new media, o meglio sulla censura in internet, alla faccia della cyberdemocrazia. Ora sei titolare di un sito, perciò editore, caporedattore e art director di te stesso (per quanto a volte ti affidi a collaboratori esterni per la realizzazione delle pagine). Tuttavia ci sono altre figure che entrano nel processo d’integrità dei contenuti: il webmaster, o in generale il provider. Alcuni fatti censori, oggi sempre più rari, sono capitati anche a te, ma sapresti dire quanto ti piace o infastidisce la figura dell’amministratore del sistema informatico (il famigerato root di unix) e se credi che tutto quel potere porti davvero al cosiddetto “delirio di root”?

SCÒZZARI –Non so che cosa intendi, sporco monk, ma so come si sta quando capisci che il tuo sito é sempre e comunque sub judice: se al web guru tira il culo, se ne partono intere porzioni di sito, o avvengono strani aggiustaggi di frasi. Danni collaterali da controllo amico, altro che root di unix… e finché non si ha la forza culturale di affrancarsi da questo famoso “Digital Divide”, si sta sotto cappella. Chi studia si emancipa, chi non studia vien corretto e “aggiustato” dai maneggioni. Poi magari, in un’altra vita, mi spiegherai che cos’é il “delirio di root”…

 

ConCept – Per tornare alla cara vecchia carta, prima di chiudere l’argomento censure/ revisioni non sollecitate, perché secondo te all’epoca di Tempi Supplementari girava la voce, tra gli autori di fumetti che pubblicavate, che Sparagna avrebbe alleggerito i testi dei baloon troppo corposi? Forse era solo una preghiera che Vincenzo rivolgeva ai giovani autori. Loro si indispettivano, mettendo in giro voci tendenziose … Oppure cosa?

SCÒZZARI – Oppure una minchia. Anche qui: per cambiare qualcosa, devi prima avere le competenze tecniche che te lo consentano. Al di là del fatto che Sparagna odia profondamente queste manipolazioni, tutte, é il direttore più modernamente antidiluviano che io conosca. Non conosce la formazione dei Rolling Stones, come vuoi che potesse metter mano a pellicole, impianti e fiele di bue? Avrebbe dovuto chiederlo a me, semmai, per cui figurati…. Tra l’altro: che cosa ne avrebbe guadagnato? Quale movente avrebbe dovuto indurlo a simili azionacce? Ci sono troppe serve tra i tuoi informatori, Bazza…

 

ConCept – Che cosa ti chiede la gente quando ti contatta? Che tipo di richieste ti fa lo sconosciuto medio?

Dottore , mi salvi, mi faccia diventar Famoso. Lei che può tutto, abbatta questi stupidi muri di gomma che mi circondano, mi dia modo di spiegare al Mondo degli Ignoranti qual é il mio vero valore, che peraltro rifulge dalle mie tavole bellissime, non é d’accordo anche Lei, Dottore?”…. Cose così, più o meno. Sono in fondo le cose che abbiamo pensato tutti di fronte ad un editore. No hay verguenza, siamo carne bisognosa.

 

ConCept – Facciamo qualche esempio. Dimmi del gran rifiuto ad Hustler Comics. Su “Prima Pagare, Poi Ricordare” hai fatto nomi e cognomi, dunque falli anche qui … perché non si é concretizzata la collaborazione che in questo caso erano loro a sollecitare?

SCÒZZARI – Non ricordo più nulla di quel turpe episodio, e ciò ne sottolinea l’inutilità. Ricordo solo che mi chiesero di fornire tavole ed esempi, per giudicare se ero alla loro altezza. Americani. Li mandai a far delle pugnette con letizia. With lettuce.

 

ConCept – Altre richieste ti vengono spesso fatte da Assessorati alla Cultura di qualche Comune più o meno piccolo. Si tratta spesso di mostre personali, più spesso ancora di collettive - dunque di richieste gratuite di tavole in prestito. Sbaglio?

SCÒZZARI – Sì, sbagli. Nessun assessore cerca autori di fumetti, quasi mai. Ma forse esagero: qualche illuminato c’é, e quasi sempre nel Meridione…

Rifiuto per partito preso le collettive. Che cosa c’entrano gli altri con me? O io con gli altri? Odio le mostre a tema, con venti sceltissimi imbecilli che fanno i loro compitini su Pinocchio, o la Tortura nel Mondo, o Il Ricordo di san Pazienza da San Menaio

 

ConCept – Molti chiedono invece tavole in dono?

Sempre meno. La loro sopravvivenza é chiedere, la mia rifiutare. Lentamente, stanno imparando.

 

ConCept – Altro risvolto delle richieste che ricevi copiose é quello degli interventi dotti in dibattiti, cineforum, convegni. Sempre il ’77?

SCÒZZARI – Sempre e solo.

 

ConCept – Be’ ora vorrei sentire Scozzari autore di fumetti, come tutti vorrebbero. La domanda che ti faccio é più sottile di quello che sembra. Ad un autore in genere si chiede quali sono i primi fumetti che ha letto. Io invece vorrei sapere quando - giorno, ora, mese -, ti sei seduto per la prima volta al tavolo da disegno capendo che un minuto prima eri un appassionato, un sognatore, un dilettante, ma da quell’istante in poi ti calavi nella professione. Ricordi?

SCÒZZARI – Certo. Ricordo benissimo. Talmente bene, che ne ho fatto un libro, completamente anarchico, se non proprio folle: “Manuale dell’Arte Bimba – fare Fumetti senza vergognarsi”, che spero prestissimo andrà in stampa. Ho impiegato più di un anno ed oltre trecento pagine per rispondere a questa tua domandina, per cui vorrai perdonarmi se taccio e se rimando i curiosi agli scaffali delle librerie. Posso solo anticipare che definirlo Manuale Partigiano, come io stesso lo definisco, é un educato eufemismo…

 

ConCept – Passiamo ai fumetti altrui. Ti elenco brevemente un personaggio e un autore. Hai la scelta tra rispondere con 1) un aggettivo 2) un breve pensierino tipo tema delle elementari 3) quanto c’entra con Scozzari ? Partiamo: Fortunello e F. B. Opper.

SCÒZZARI – Stop. Non t’azzardare. Questi giochini lasciamoli ai forus per dementi.

 

ConCept – Vabbe’, fa niente. Almeno facciamo un po’ di chiacchiere da serva. Secondo te la vecchia zia dell’Uomo Ragno si ammala sempre perché é di salute cagionevole, o semplicemente perché vuole legare a sé il nipotone che ha solo bionde e rosse per la testa?

SCÒZZARI – Non ho mai sopportato com’era disegnato l’Uomo Ragno, specie i primissimi numeri, che non reggevano il confronto con Silver Surfer, che la Corno mi dava in accoppiata, per cui non me ne frega una straminchia. Perché ci provi sempre, Rapisarda? E la vecchia la STRA odiavo.

 

ConCept Seriamente: ti é mai capitato di vivere le vicende di qualche personaggio dei fumetti come fossero fatti che accadevano a persone reali, ritrovandoti magari a dire “perché quel cazzone non se la sposa, sono sett’anni anni che lei lo tacchina” o cose del genere?

SCÒZZARI – Parlo e m’incazzo con Homer Simpson come e più se fosse di vera ciccia e vera birra.

 

ConCept La tua monumentale autobiografia prende il titolo da un tormentone che la gente ritiene ideato da Pazienza. Lo hai scelto per riappropriarti di quel “Prima pagare, poi Ministero” che invece é al 100% tuo?

SCÒZZARI – No. Lo scelsi perché é un verso molto evocativo.

 

ConCept Nel libro il primo incontro con Paz é quello tra l’umile aspirante, lui, e l’autore abbastanza affermato, tu. Tanino Liberatore probabilmente non avrà da reclamare se testimonio che ancora oggi ha nei tuoi confronti più o meno il medesimo rispetto. É una questione anagrafica, o hai guadagnato punti sul campo con fatti precisi?

SCÒZZARI – Dal punto di vista puramente “tecnico” ci rispettavamo tutti, più o meno. Avevamo tutti un nostro specifico che non imitava o invadeva quello degli altri: teste e mani troppo diverse per poter suscitare rancori o gelosie. Ogni tanto Tamburo provava a rompere, ma gli spezzavo le corna sul nascere. Dal punto di vista umano invece, l’unico fatto preciso é che, finita la festa, nessuno ha cercato più nessuno, quindi eravamo una banda di poveretti. Forse persino stronzi. Sai, se in un gruppo sommi le stronzerie personali, quelle con cui sei nato e dalle quali niente e nessuno ti farà guarire, arrivi ad un totale abbastanza desolante. Contano i fatti: qualche volta Tanino e Massimo li ho cercati, e l’anno scorso Massimo é venuto ad una mia mostra. In vent’anni non é granché.

 

ConCept – Su un’intervista di qualche anno fa dici che il soggetto di Dalia Azzurra ti fu passato da Umberto Eco. Anche Pazienza raccontava in giro che andò alla Rizzoli con una falsa raccomandazione di Eco. Lapsus tuo, bugia sua – perché Eco é tanto subliminale ai vostri pensieri?

SCÒZZARI – Ma quale Umberto Eco. La Dalia Azzurra fu una sceneggiatura in inglese che Oreste del Buono volle regalare a Frigidaire in segno d’auspicio. Sparagna gli aveva spiegato quanto la rivista avesse fame e bisogno di straordinarietà e novità, e quel Principe tirò fuori dal cassetto quella rarità. Avrebbe dovuto farla Pazienza, ma se ne scappò in America, orripilato.

Vedi da come un errato “adire le fonti” nascano chiacchiere, illazioni ed assurdità? Prima studiare, poi intervistare, caro Rapisarda. Fai come Gad Lerner: be prepared.

 

ConCept Seee, seee. E ora hai messo al mondo un Manuale sull’Arte del Fumetto. Nasce anch’esso da una cena con Coniglio? O da una tua esigenza personalissima maturata a gradi (o esplosa di botto?)?

SCÒZZARI – Naaa. La Zanichelli mi chiese un Manuale di Fumetti, da far seguire ad un loro primo Manuale di Fotografia. Era una nuova collana, ed altri manuali poi sarebbero seguiti, chissà su che cosa… Il Cinema, il Teatro, il Vino in Casa, il Ricamo a Piccolo Punto…

 Ad ogni modo, complice un briefing sbagliato e monco, non se ne fece nulla: é vero che già col mio capitolo/saggio di prova avevo diviso la Redazione a metà, chi applaudiva e chi abbaiava, mi riferirono, ma alla fine la Zanichelli, che ha sempre un’anima scolastica, ed a quella solo é votata, scoprì che avevo osato citare il nome delle matite! E nell’Editoria Scolastica queste sono cose che non si fanno: “Senta, Scòzzari, ma dica, lei ha infranto tutte le regole deontologiche...”. E su questo mi affondarono, con 250 € di benservito (lordi). Un vero peccato, perché era in ballo una barcata di quattrini. Io poi, che son scemo, avevo congeniato il tutto in maniera tale che anche solo eliminare nomi e ditte avrebbe comportato la riscrittura totale di quelle prime trenta pagine. Aggiungici il sospetto che l’intera vicenda non fosse in realtà che un tentativo di elegante furbata da parte del tizio che mi aveva contattato: “Sai, se poi la Zanic non ci sta, avrei un amico editore, che molto volentieri prenderebbe in considerazione…”. Insomma, hai capito il genere. Mandai la Zanic in quel posto. Però non mi rassegnai a mandare a monte il progetto, di buttare il materiale che avevo preparato, e meno ancora di cancellare il materiale interiore: come dicono a Bologna, ormai avevo preso la ruzzola. Ho ruzzolato per più di un anno.

 

ConCept Il libro, segretezza contrattuale permettendo, va al miglior offerente, o hai già Papi, Signorotti e mecenati che ti corteggiano?

SCÒZZARI – Vedremo. Incrocia le dita per me, Rapisarda. Io le mie le ho consumate rosicchiandomele nelle anticamere…

 

ConCept Nel tuo manuale ribadisci il fatto che la sceneggiatura é essenziale, i bei disegni vengono dopo. Breccia padre affermava che la gente legge una buona storia con pessimi disegni, non viceversa, e concludeva provocatoriamente che il bel disegno interessa solo ad altri disegnatori. Ma le enciclopedie, salvo rare eccezioni, non parlano principalmente dei disegnatori?

SCÒZZARI – Perché provocatoriamente? E’ normale. Breccia ha ragione. Che c’entrano poi le enciclopedie? Quale rilevanza hanno? Quelle son compilate da manutengoli pagati a cottimo dalle troppe Zanichelli del mondo, cazzo ne sanno?

 

ConCept Per prendere un caso esemplare, si dice che Flash Gordon di Raymond fosse imbastito su trame ripetitive e banalotte, scandite dal ritmo “furbo” della pubblicazione su quotidiano. Eppure il disegno ha sconvolto generazioni di lettori. Un esempio, ma sono queste le regole, trovi?

SCÒZZARI – No. Siamo nel 2006, Rapisarda, rassegnati. Nessuno si sconvolge più con le principesse Luane.

 

ConCept Scusa se insisto, ma quante storie di Barks ricordi, tra quelle che ha scritto come soggettista dopo l’abbandono dell’attività come autore completo?

SCÒZZARI – Nessuna, ma non stai dimostrando nulla. Barks era un maestro nel disegno E nelle storie, fino al 1955. Infiacchendosi la mano, infiacchirono anche le storie. Dopo il ’55 ci furono begli exploit, storie memorabili, ma certo non all’altezza delle Spie Atomiche, dell’Elmo Vichingo, della Cimice Tuf Tuf, della Sposa Imperiale, o del Sentiero dell’Unicorno. Basti ricordare Amalia, la Fattucchiera che ammalia, il suo vulcano napoletano, e tutto sarà più chiaro. Puttanate di un Barks già senile. Poi vennero i dipinti ad olio, e qui é meglio stare zitti, piangere in silenzio… Insomma, il disegno, di per se, non dice nulla. Ci sono però anche eccezzioni: uno vede un disegno, una tavola di Igort, o di Caviglia, o di Staino, ad esempio, e subito corre in fumetteria, strillando in lacrime “Ero ubriaco, ero ubriaco, ridatemi i soldi...”

 

ConCept Tornando alla frase di Breccia “i disegni belli li amano solo i disegnatori”, credi che questa sia anche l’espressione di una preoccupazione? Il mondo dei fumetti per gli addetti ai lavori? Il fumetto si parla addosso?

SCÒZZARI – Sì, ma non me ne frega nulla. Non c’entro col “mondo dei fumetti”, perciò figurati se mi preoccupo.

 

ConCept – La nozione che il vero cinema si apprezza solo sul grande schermo, se mi passi la similitudine, é solitamente promossa dai registi. Qual é la tua classifica da spettatore: sala cinematografica o videocassetta, belle immagini o belle storie?

SCÒZZARI – Belle storie. Sei sordo? TV o cinema, una bella storia rimane bella, indipendentemente dai cm quadrati degli schermi che te la proiettano dentro. Se ti rimane qualcosa dentro, era roba bella. Se l’hai scordata dopo tre secondi,era un’igortata.

 

ConCept Si diceva anche che Tempi Supplementari fosse un po’ rivista per addetti ai lavori, nel senso deteriore dell’espressione: girava solo tra le mani di quelli che vi avevano pubblicato qualcosina, quelli che avrebbero voluto farlo, tra amici e parenti dei neo-autori. Una situazione limite, confermata sottovoce dallo stesso Sparagna. Vero?

SCÒZZARI – No. Ha venduto poco, ma non erano vendite per pochi intimi, i disegnatori, i loro amici, i loro babbi e mamme. Sparagna avrebbe chiuso prima. La rivista che meno ha venduto in Italia, che ha stabilito un vero record, era quella cretinata della Dolce Vita: meno di mille copie al mese, per meno di un anno. Arf.

 

ConCept Tra i molti autori lanciati da Frigidaire, solo Giorgio Carpinteri – che i fumetti li ha abbandonati – ha ricevuto riconoscimenti internazionali, ed oggi é ristampato in lussuose antologiche a buon diritto collocabili nella biblioteca della élite dei maestri. Tu che ne pensi?

SCÒZZARI – Carpinteri ballò una sola estate, poi scelse di dar retta a una figa, che lo strozzò nella culla, come spesso fanno. Non mi interessa. Ad ognuno i premi che si é meritato. Io ad esempio non ho ricevuto mai mezzo premio serio, a voler far finta che ne esistano, ma che cosa vuoi che cambi?

 

ConCept Chi salveresti dalla moltitudine di promesse di Tempi Supplementari, dell’ultimo periodo di Frigidaire, del Nuovo Male e via dicendo?

SCÒZZARI – Nobody, ma ho anche scarsa memoria. Il che può forse voler dire qualcosa… Ad ogni modo quasi tutti quelli che mi piacevano si sono persi per strada, ahiloro. E’ rimasto solo Palumbo…

 

ConCept Il tuo volume “Figate”, uscito per Mare Nero, fu candidato come miglior libro dell’anno al Salone del Fumetto di Napoli, ed ha varcato l’oceano, apprezzato nei circuiti dell’editoria erotica per intenditori - un libro, secondo qualche tuo fan, da regalare e ri-regalare. Eppure é più facile reperirlo all’estero che nel suolo patrio. Dove dobbiamo indirizzare il prossimo connazionale che vorrà regalarlo o regalarselo?

SCÒZZARI – Ma che ne so. Mandalo a casa mia. Eeee senti, chi premiarono poi, al posto di “Figate, lo sai?

 

ConCept Eddai, chi se ne frega. Hai pubblicato per la serie “Sulle Vie della Seta” un racconto di Absolut dallo stile raffinatissimo, con un packaging de-luxe: serigrafie di grande formato, carta speciale, inchiostri costosi, Scòzzari divino. Medaglia al valore all’editore Lanfaloni, ma ti sei chiesto se questo canale distributivo non fosse troppo elitario, se non emarginasse quelle migliaia di fans che ti comprano da Frigidaire a Blue, riviste molto più abbordabili?

SCÒZZARI – Tentai di far ragionare Lanfaloni, ma non ci fu verso. Era partito per il trip della serigrafia, ed ora, giustamente, é lì che piange. Dice che non lo rifarà più. Vietato credergli.

 

ConCept Parliamo un attimo dello scippo di “Bain De Minuit”, pubblicato da Luciano Secchi per una rivista nella cui copertina non seppe neppure scrivere correttamente il tuo nome. Che hai da dirgli, a Secchi?

SCÒZZARI – Basta il nome. Che cosa c’é da aggiungere? Gli dico: ”Secchi!”

 

ConCept Dopo Secchi e i molti editori di cui parli su “Prima pagare, poi ricordare”, e infine le tue esperienze di proprietario frigideriano, che pensi dell’attuale panorama italiano? Lizard, Coconino, Nouages ri-propongono il fumetto d’autore. Sono meritevoli, o hanno altri obbiettivi meno palesi?

SCÒZZARI – Rapisarda, com’é che non la capisci? L’unica molla sono i soldi. Sono tutti fuori per quello. L’unica cosa che li distingua é la maggiore o minore eleganza delle proposte e delle strategie per procuraseli. Ma TUTTI, all’autore che gli é entrato nell’ufficio, chiedono a prima botta :”A che target si sta rivolgendo? E’ vendibile all’estero?”.

 

ConCept E poi chiudono. Perché chiudono?

SCÒZZARI – Chiudono perché hanno cercato soldi dove non ce ne sono mai stati: nelle tasche di un mercato che qui da noi non é mai esistito.

 

ConCept Magnus mi disse una volta: “La mia relativa serenità economica é dovuta al mio agente… Ha piazzato i miei fumetti persino in Perù, in Stati che nemmeno ricordo”. Come la commenti?

SCÒZZARI – Viva l’Agente! Sembra un titolo da musical cattolico, vero?

 

ConCept Torniamo alle tematiche del tuo nuovo Manuale dell’Arte Bimba, che mi pare si soffermi su Outcault come viaggio alle radici del fumetto. Eppure il cinema l’hanno inventato i francesi? O Edison? E il telefono? Il fumetto non é tedesco? O ancora prima, inglese?

SCÒZZARI – Chi se ne frega. L’Arte Bimba non é un libro di Storia. E’ il libro della mia storia. Rileggilo, Bazza.

 

ConCept Quello che é certo é che il fumetto non l’hanno inventato gli italiani, che eliminarono le pipe per anni. Negli anni ’60, con la nascita di una critica non cretina (Eco, Del Buono), il fumetto italiano anni ‘20 venne quasi stroncato come aberrazione. Che ne pensi, in un quadro generale e più distaccato, degli albori del fumetto italiano?

SCÒZZARI – Non mi riguarda. Le aberrazioni non mi hanno mai riguardato, se non sono le mie aberrazioni. E comunque faccio tabula rasa di tutto quello che é nato prima di Frigidaire. Quadratino? Dick Fulmine? Colosso? Nat del Santa Cruz? Sciuscià? Aaaaaancora? Bluuoork… Siamo nel 2000, Rapisarda. Nel 2006.

 

ConCept Sbirciando i forum web sul fumetto, colpisce l’abissale ignoranza dei loro frequentatori. Ma domande buffe e ricorrenti, tipoChi é Kriminal?” sono sempre meglio dagli interventi di piccoli secchioni che hanno mandato a memoria i luoghi comuni della storia del fumetto. In generale, tra “Prima di leggere tanti fumetti, procurati una buona enciclopedia”, e “Prima di leggere le enciclopedie, full immersion nella vera materia: i fumetti”, quale affermazione sottoscriveresti?

SCÒZZARI – Full immersion in quel che piace. E’l’unica ricetta che seguo e che propalo, ma che naturalmente non mi esime dallo stilare classifiche. Che tengo per me.

 

ConCept Passiamo alle domande difficili: tre cose che ammiri di Berlusconi?

SCÒZZARI – E’ fuori per i soldi.

 

ConCept Orson Welles, Dario Fo, Biagi, Grillo, i Cannibali e Sparagna: gente che paga per l’aver sfidato il potere. Mi stupisce sempre la disinvoltura con cui Frigidaire metteva sotto accusa la gestione dei “beni degli italiani” da parte di Craxi e dei suoi fedelissimi. La Storia insegnerebbe la prudenza, ma non avevate studiato a sufficienza?

SCÒZZARI – Avevamo studiato tuttissimo, ma come vedi non basta: c’é sempre gente che non studia altro che i modi per inculare il prossimo. E dalla congrega della gente che hai citato togli assolutamente Biagi: fama usurpatissima. Rileggiti le pagine di PPPR in cui descrivo il “Furto in Commissione”. Oggi posso dire a quel vecchio babbione miliardario quel che disse lui a noi, all’indomani dell’inculata che ricevemmo dalla Commissione per l’Editoria: “Che ognuno si prenda le proprie responsabilità”. Te lo ricordi, vecchiaccio? Mi senti, pensionato?             

 

FINE

copyright © 2007 Alberto Rapisarda (torna alla home page)

 

 

Piccola appendice per i golosi (ALTRI INTERVISTATORI, ALTRE STORIE):

 

Quando hai iniziato a disegnare?

Alle elementari ricordo le sgridate di mio padre, che all’inizio dell’anno mi intimava sempre di non scarabocchiare i libri per poi, già ai suoi controlli del primo trimestre, trovarseli conciati da far pena.

 

Devo aggiungere che i miei temi riuscivano sempre ad ottenere come minimo il sei complessivo, perché il maestro dava un voto al componimento in sé, ed uno anche all’obbligatorio disegno illustrativo finale, che non scendeva MAI sotto il sette. Non la consideravo autentica gloria, perché un mio amatissimo compagno di classe, Marzio Santi, disegnava SEMPRE meglio di me, e i suoi disegnini ai miei occhi erano altrettante cocenti sconfitte. Ora fa il medico, anche questa una cosa che a lui é riuscita e a me no, ma nel disegno l’ho stracciato: la sua mano si spense prestissimo, e già al liceo lo stangavo. 

 

Chi é stato il tuo Maestro?

Will Eisner. Mi spinse soprattutto ad inseguire la qualità della narrazione: regia sopraffina e testi letterariamente inappuntabili. 

 

Che cosa leggi in genere?

Saggistica. Sono affascinato dagli studi, dalle ricerche, dalle scoperte degli altri, avendone fatte così poche io. Ma un buon libro é un buon libro e, da consumatore di cervelli altrui, non pratico scelte di genere, tribali. Onnivoro é la parola, che non considero però sinonimo di ingollatore di merde

 

Quale futuro per il fumetto e il disegno illustrato?

Non so dirti. Se sul pianeta rimane la voglia di stupire e raccontare, non ci saranno problemi. Certo nel fumetto ancora non vedo l’equivalente di Guerra e Pace, o di Amleto…. Il Fumetto, arte di serie A se fatta col cervello, ha dimostrato finora di esser un’arte da orologiai, ma attendo fiducioso lo scatto, lo zic!. Un conto é guardar l’ora o le fasi lunari sul quadrante in oro di un Pathék Philippe, un conto sedersi dietro l’oculare del telescopio di Mount Palomar: altro che fasi lunari… E’ questo il divario tra il fatto e il da farsi.

 

Perché quest’ossessione del sesso femminile e del membro maschile?

Il secondo membro della tua domanda lo espungo dagli atti: é proprio un’ossessione che non mi appartiene, ed infatti ne ho disegnati po-chi-ss-i-mi. L’ALTRA é un’altra storia, e basta aprirla tremebondi un pochino e metterci il naso in mezzo per capire come mai. Ci sarà pure un motivo per cui questa malattia é universale, non trovi ? Le MIE ragioni me le forniscono le coane nasali, nelle quali risiedono contemporaneamente il troglodita ed il poeta, il bimbo e l’esploratore, il maiale e l’angelo. Proust se la faceva coi biscottini, io con la sgnakkera, ma é il risultato finale che conta, non gli strumenti.

 

Non temi di essere accusato di bassa pornografia?

E’ una domanda che avran posto a Tinto Brass un milione di volte. Ignoro come avrà risposto tutte le volte, e non mi frega più di tanto. La differenza tra lui e me, tra le sue ossessioni e le mie operazioni, é che lui non riesce a prescindere dalla carne, dalla carne visiva, dalla carnosità vincente, rosa e gloriosa. Lo considero un fratello, ci mancherebbe, non fosse per il numero dei bacchettoni che lo odiano, ma io riesco a ricreare la pornografia dei sentimenti e dell’umano agire senza sentirmi obbligato dall’Atlante di Anatomia Porca. Sono questi i miei bersagli, e riesco sempre ad evitare la trappola della gnocca esibita, del culo per il culo. Roba noiosa! Vade retro! Lo show l’abbiamo dentro di noi, no solo tra le chiappe. Credo di essere il tizio al mondo che più odia la pornografia dei camionisti.

 

Che cosa significa porno d’autore?

Il prodotto che meglio si avvicina alle definizioni che ho postulato nella domanda precedente: far uscire creativamente, poeticamente quel che abbiam dentro é molto meglio che documentare ciò che abbiam fuori mentre entra. Arf arf, bella, eh? 

 

Come fai a far convivere il sesso esplicito e parossistico con l’educazione dei tuoi figli?

Lo sanno che non faccio di ‘ste cose. Lo sanno che cosa disegno o scrivo, e quando la materia si fa irta, come dicono a scuola, lo sanno con quale spirito la uso. 

 

Perché di nuovo a Bologna?

Vendette. Un sardo mi capisce. 

 

Un tuo allievo

Non c’é, vivo io. 

 

Ti dà fastidio essere identificato solo con l’esperienza di Frigidaire?

Il libro “Prima Pagare, poi Ricordare” ha illustrato con dovizia la qualità della mia vita precedente, e la mostra di Bologna ha dimostrato che ho una vita a prescindere. Chi non ci crede può visitarmi al www.filipposcozzari.org - vi scoprirà che ne ho fatte veramente di tutti i colori.

 

Cosa ricordi del Male?

Costruzione del mestiere. I trucchi per farsi odiare, rispettare, ricordare. Cose così… 

 

Hai subito una operazione al cuore, ti ha cambiato in qualcosa?

Non posso dir nulla in meno di cento pagine a corpo 6. Un ammaestramento severo, per riassumere in una battuta, che mi ha insegnato ancora e meglio a disprezzare le puttanate. Un Attraversamento della Grande Acqua che non ho ancora finito di elaborare, se mai ci riuscirò. 

 

Il tuo segno continua ad essere irriverente: perché?

Come faccio a saperlo? Che sia perché, come dicono in pubblicità, é il confronto che convince? Eddai, Pischedda, guardati attorno, ed avrai la risposta.

 

Cosa ti piace e cosa non ti piace del mondo d’oggi?

La mia mancanza di soldi. La mia mancanza d’intelligenza. E, prendendomela col resto dei Terrestri, la mancanza di Vera Volontà per edificare il Paradiso Generale, un’isterica Cecità nel non voler vedere che sarebbe, E’ un obiettivo perseguibile nell’arco di una sola generazione. Ci si potrebbe riuscire alla grande, potremmo già vederlo noi, io e te, noi, MA! NON! INTE! RESSA! A! NESSUNO! Bestiale.