una visita attesa

alla Magliola di Santhià

17 settembre 2005

a cura di Alessandro Muratori

L’indubbio merito d’aver creato un’atmosfera d’attesa circa la visita alle Officine Magliola di Santhià, possiamo tranquillamente attribuirlo all’articolo di Paolo Pagnoni, pubblicato sulla Circolare AFI n° 6 del novembre 2003, e alle prese di contatto da due anni a questa parte del nostro Gino Savaris con alcuni dei massimi responsabili della ditta piemontese, con Paolo e Maurizio Magliola in prima linea. Risolte tutte le difficoltà organizzative, sabato 17 settembre una quarantina di AFI ha goduto del raro privilegio della visita alle Officine in un giorno non lavorativo, preannunciato nel corso dell’Assemblea Annuale di Bologna. Un bel gruppo di AFI s’è ritrovato sull’Interregionale delle 9.18 da Milano Centrale, dove si sono intrecciati i discorsi sui nostri amati treni e sui programmi dell’Associazione. Giunti in perfetto orario a Santhià, siamo stati cordialmente accolti sul marciapiedi del primo binario da una delegazione delle Officine, guidata dal “veterano” Pietro Demargherita, che il 25 luglio scorso ha festeggiato i 50 anni a servizio della Magliola. Dopo una passeggiata di qualche centinaio di metri lungo lo scalo ferroviario (dove ancora resistono le vestigia del tratto ad elettrificazione tranviaria delle Officine), all’ingresso della storica, ultracentenaria, ditta abbiamo ricevuto un pass personalizzato, andato a far coppia col cartellino AFI per la prima volta non più sostenuto dalla classica spillina, ma da una fascetta a collare predisposta dal nostro Roberto Trionfini. Una Krauss Maffei a due assi del 1911 (N° di fabbrica 6498), recuperata pochi anni fa dalla ditta piemontese, per qualche minuto ha calamitato l’attenzione del gruppo, ben presto invitato a partecipare ad un ricco rinfresco di benvenuto al piano terra del museo, aperto in occasione del giubileo del 2001. L’accoglienza iniziale è stata perfezionata da Pietro Demargherita con una sintesi della storia della Società. Affidati subito dopo in parte a Maurizio Magliola e in parte a Tiziano Garbarini di Trenitalia, gli AFI sono stati condotti per i due piani della raccolta museale, mentre le guide riassumevano la storia delle attività della famiglia, che già nel 1839 aveva aperto a Biella un’officina per il materiale rotabile in genere, destinato alle industrie locali. A Santhià le Officine Magliola Antonio & Figli iniziarono nel 1901 le attività a fianco della stazione ferroviaria su un’area di 3.000 m², oggi divenuti 200.000, di cui 60.000 coperti. Nel tempo, la ditta da quasi tutte le tipologie di rotabili si è specializzata a partire dagli anni Settanta nella manutenzione, l’ammodernamento e la costruzione di materiale rimorchiato. Agli inizi del 2000 la Società va a formare il consorzio Corifer, costituito da quattro aziende complementari, per un totale di 900 dipendenti, di cui oltre 200 a Santhià. Il museo conserva al primo piano una raccolta di fotografie e documenti sulla produzione della dinastia Magliola; particolarmente interessanti per noi appassionati alcune storiche immagini delle Ferrovie Elettriche Biellesi, di vetture tranviarie e di carri merci. A piano terra strumenti d’officina, pezzi meccanici - fra cui un motore e una sala motrice dell’E.424.048 - targhe di costruzione e attrezzature d’ufficio. Usciti dal museo, dopo la tradizionale foto di gruppo, gli AFI si sono “automaticamente” diretti a tributare un omaggio alla 640.105, comperata come ferrovecchio dalla Magliola da un privato che aveva rinunciato alla riparazione, troppo onerosa. Poi il gruppo è stato condotto alla centrale termica, un tempo alimentata anche dagli scarti del legno; dalla caldaia partivano i fischi d’inizio e fine lavori, che scandivano, con proverbiale precisione, la vita della città. Nell’ampio piazzale retrostante il nostro gruppo ha cominciato a sfaldarsi, attratto dai più disparati motivi d’interesse. Da notare che ciascun gruppetto era accompagnato dal personale specializzato, messo a disposizione dalla Magliola con grande generosità. Da citare la 835.240, in non cattivissime condizioni, da recuperare per Trenitalia; sezioni scollegate dell’ETR.252 (di cui una testata, indicata per “Settebello”, è stata per mesi esposta a fianco del Duomo di Milano a margine della mostra sul Design degli Anni Cinquanta); un locomotore, dall’aspetto assai spartano e divorato dalla ruggine, ex ferrovia a cremagliera; carrozze bicolori per treni storici. Impossibile passare per tutti i capannoni: ci sarebbe voluta l’intera giornata. Personalmente ho avuto modo di osservare i lavori di ricostruzione di 668.1400 per la Rivarolo-Pont Canavese (recentemente riaperta), d’ammodernamento per una coppia di 668 della Brescia-Iseo-Edolo, di revamping-prototipo di una carrozza per InterCity a salone unico (ex Z1 a compartimenti) la cui ultimazione era prevista per fine ottobre. Interessantissimo il pezzo unico di bagagliaio inox FS DU 93000. Per tornare a noi, da sottolineare l’impegno della Magliola nell’assemblaggio finale delle nuove carrozze a due piani “Vivalto”, sia di tipo intermedio che semipilota. Le casse provengono dalle Officine Veronesi, mentre i carrelli sono opera della Siemens. Nel congedarci dalla storica ditta piemontese, accanto ad un fascicoletto di documentazione, ci è stato offerto in simpatico omaggio un sacchetto di riso locale.
All’hotel ristorante “Vittoria”, di fronte alla stazione ferroviaria, si è conclusa la trasferta settembrina dell’AFI. Anche da queste righe vogliamo ancora una volta esprimere riconoscenza alla Magliola, che ha mobilitato fior di personale in un giorno non lavorativo e che ci ha accolto con tanta cordialità e competenza insieme. Un “grazie” speciale a Gino per l’impegno nel portare a termine una visita da tempo accarezzata.

Alessandro

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ultimo aggiornamento della pagina: 9.11.05