“L’orrore di Isernia spalanca un baratro in cui fa paura guardare. Una spirale senza fine di rappresaglie e depravazione, che per più di cinque anni farà di questo conflitto intestino la guerra più feroce mai combattuta fra italiani. Almeno fino alla replica del 1945”.Antonio Caprarica



Antonio Grano

Pietà per i vinti!


L’unità d’Italia e la verità negata. 30 settembre-20 ottobre 1860, la guerra civile in Molise. Ad Isernia, una fra le pagine più sanguinose del Risorgimento. L’enigma delle “teste mozzate” e il primo maxiprocesso della storia d’Italia.


La sanguinosa lotta fratricida fra filo borbonici e filo savoiardi. La vera storia del “feroce Mons.Saladino”. La battaglia del Macerone. Il caso Jadopi. L’ingannevole promessa degli invasori piemontesi: i “reazionari” trucidati e i “liberali” traditi. La retorica filo risorgimentale e i farneticanti proclami di Garibaldi. Una annessione chiamata unità. Proposta per una rifondazione dell’impianto unitario fondato sulla Verità e sulla riabilitazione umana, politica e morale di tutte le vittime meridionali di quella guerra di occupazione. Per una giornata della memoria in nome di tutti i caduti molisani. Per tutti i ribelli che si opposero alla invasione piemontese, tristemente presaghi che l’unità d’Italia avrebbe segnato l’esordio della “questione meridionale”.




Distribuito da www.ilmiolibro.it Gruppo Editoriale L’ Espresso S.p.A

Genere: Storia
Pagine: 288
Formato: 15x23
Prezzo (copertina cartonata-lusso): Euro 22.00

Distribuitore esclusivo per il Molise:
Libreria Della Corte
Nuova Sede
C.so Risorgimento 201, ISERNIA
(di fronte Nuovo Auditorium)
PRENOTAZIONI:
0865 414585

Quarta di copertina

“Ebbero torto i nostri antenati a rimanere ancorati ad una adamantina fedelta borbonica? Sarebbe oggi ridicolo cullarsi in sogni di resturaziane antiunitaria; la storia non torna indietro, ma non possiamo condannare i nostri padri che insorsero contro chi voleva costruire l'unità d'Italia sulla umiliaziane degli altri italiani”
Don Antonio Mattei

“Più che di brigantaggio si dovrebbe parlare di resistenza patriottica, poichè i briganti erano uomini che cercavano di arrivare per le vie ascose dei boschi al rovesciamento di un regime mai accettato”
Don Antonio Mattei

“Che dire poi delle crudeltà, dei saccheggi, delle distruzione, degli stupri e delle violenze a donne che camportò l'occupaziane? Ricordiamo che i garibaldini, benchè fossero giovani entusiasti e patrioti sinceri, per far numero lasciarono che s'infiltrassero nelle loro fila masnade di avventurieri di ogni risma e di ogni regione d'Europa, veri lanzichenecchi sotto vesti di liberali. Guai a chi veniva additato come borbonico: tutti contro di lui, nulla per lui. Era come un marchio d'infamia e una maledizione civile che estendevasi anche ai figli!”.
Don Antonio Mattei


Indice

Prologo
1. Orgoglio e pre-giudizi
Le bugie hanno le gambe lunghe

2. Gli uomini che fecero l’Italia unita

3. Ouverture di sangue
Correva l’anno...
Trinacria in fiore
Ecco il Molise!
Il gran rifiuto di Stefano Jadopi
Mettiamo Isernia in stato d’assedio
Il Proclama di Garibaldi
Intermezzo extra moenia
Il caso Abeille
Il Duca di Pescolanciano
La guerra continua
I disertori di Garibaldi

4. I venti giorni che sconvolsero Isernia
Sangue sul Volturno
Il biglietto da visita dei garibaldesi
Il proclama di Caserta
Le guerriere molisane
La conquista di Agnone
I fatti di Pettorano e la sceneggiata di Nullo
La prima carneficina
Altro che teppaglia!
Cafoni o guerrieri sanniti?
C’era una volta: storie demenziali di Intendenti e Governatori
Testimonianze di agghiaccianti
La cattura di Saladino
Il caso Falciari e l’amputazione delle “ascose membra virili”
Il caso Jadopi
L’assalto a Casa de Baggis
Il martirio del giovane Jadopi
Stefano Jadopi, chi era costui?
Il Jadopi di don Mattei
Le chitarronate di Stefano Jadopi
Il parlamentare che non parla
La leggenda del feroce Saladino

5. Macerone, Macerone!
L’inizio della fine
Isernini, briachi stranieri (soprattutto stranieri)
Arrivano i loro!
Ahi, Scotti Douglas!
Peggio di Attila
Lo Scotti in carrozzella
Un tintinnio di campanelli
Se non fosse da piangere...
...sarebbe da ridere
La disfatta
La fuga
Una fine ingloriosa
La giusta ricompensa al merito
L’esultanza savoiarda
Isernia conquistata e annessa al Piemonte
A chi la gloria? A loro!
Un otto settembre in miniatura
Parte Cialdini, arriva Vittorio Emanuele
Vittorio Emanuele II, clericale-anticlericale
Cimorelli party
Tutti in fuga dal sol dell’avvenir...
E venne la farsa plebiscitaria
L’ultimo sfregio
Il gran rifiuto di Re Vittorio e la ripicca di Cimorelli
Fu “resistenza patriottica”

6. Teste mozzate? Grazie, si!
La mano del diavolo
Teste mozzate da chi? Di chi?
Parola di Biagio Miraglia
Colpo di scena!
Una testimone quasi oculare
Ma il museo degli orrori non è ad Isernia
Torino degli orrori

7. I fatti di Isernia e il primo maxiprocesso della storia d’Italia
La delazione di Stefano Jadopi
I silenzi di Stefano Jadopi
Condannati per reati “minori”
Salvati dalla morte
I sopravvissuti sul banco degli imputati
I capi di accusa
L’inutile difesa
Vietato ai civili difendere la loro patria
Il trionfo della perfidia
L’indulto c’è, ma non c’è: gli azzeccagarbugli piemontesi alla riscossa
“La plebe iserniana è molto svelta”
L’interrogatorio di Morelli e il crollo del mito Jadopi
Altre durissime accuse contro Stefano Jadopi
Jadopi immorale, doppiogiochista e reazionario?
Le condanne e i condannati
La sdegnata arringa e il verdetto di don Mattei: parole di verità
Il Jadopi ripagato
L’odiato straniero coi baffoni
Hanno lasciato solo macerie
La Lega Nord e la profezia di don Mattei
La parte del torto, la parte della ragione
La vita continua. O no?

Epilogo
Terronia piegata: bilancio di un massacro
Delenda, delenda....
Liberté, Égalité, Fraternité
Dov’è il Bene, dov’è il Male
L’Italia governata degli anti italiani
Per salvare l’unità d’Italia
Che fare?

Appendice
1. Il colpevole silenzio delle potenze europee
2. Lettere di Giovanni Maria d’Alessandro, Duca di Pescolanciano
3. Centralfederalismo alla piemontese
4. Breve storia dell’esilio di Francesco II di Borbone
5. Un demenziale messaggio di Giuseppe Garibaldi
6. Ultimo Ordine del Giorno di Francesco II di Borbone all’Esercito delle Due Sicilie
7. Per la morte di Francesco II di Borbone. L’addio di Matilde Serao
8. Partecipazione di morte di Francesco II
9. Il proclama di Re Francesco II di Borbone ai suoi sudditi dalla fortezza di Gaeta.
10. I proclami del terrore.
11. Il massacro di Gaeta
12. Il servile messaggio dei filosavoiardii isernini a Vittorio Emanuele II...
13. Lo “storico incontro”
14. Petizione alle Camere contro i negazionisti
15. Garibaldi: falso in atto pubblico e millantato credito
16. Vittorio Emanuele a tavola: noterelle gastronomiche
17. Il dignitoso Proclama di resa di Francesco II
18. Una implacabile e circostanziata denuncia degli orrori del governo piemontese: la Mozione di inchiesta di Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino duca di Maddaloni. Brani scelti.
19. La proclamazione dello Stato d’Assedio...delle provincie continentali
20. Quando Napoli era la città più pulita d’Europa
21. Il gioco delle tre carte
22. Johann Wolfgang von Goethe e la raccolta differenziata a Napoli
23 Due sovrani a confronto
24. Vittorio Emanuele II al posto del crocifisso
25 Proclama antisavoiardo
26 Briganti nella provincia di Molise
27 Varie


Dello stesso autore sull’unità d’Italia:

Io, brigante calabrese
© 2010 Antonio Grano

La chiamarono unità d’Italia...
(l’invasione e la colonizzazione
del Regno delle Due Sicilie)
© 2009 Antonio Grano

‘’O surdato ‘nnammurato
Studio sociologico su 190 brani del repertorio
della Canzone Classica Napoletana (1880-1945)
dedicati al tema della guerra
© 2010 Antonio Grano

Info
antonio.grano@tin.it
antoniograno.it





Firenze, 22 dicembre 2010

Convegno:

Risorgimento fu vera storia? La Resistenza degli Stati Preunitari all’invasione rivoluzionaria e massonica.


Mercoledi’ 22 dicembre si è svolto il convegno “Risorgimento fu vera storia? La Resistenza degli Stati Preunitari all’invasione rivoluzionaria e massonica”, organizzata dall’associazione Comunione Tradizionale nelle vicinanze della piazza centrale risorgimentale di Firenze, dedicata all’Indipendenza.
La tavola rotonda è stata aperta dall’avvocato Ascanio Ruschi che ha motivato questo evento culturale di necessaria rilettura della storia risorgimentale italiana, evidenziando come dalla prima capitale del Regno d’Italia si è resa obbligatoria la promozione di una campagna d’informazione sul revisionismo della storia dell’Unità d’Italia in occasione dei prossimi festeggiamenti dei 150 anni di unificazione. Lo studioso ha citato i vari storici (da A.Insogna a C. Alianello, Vitale,Izzo, Pellicciari etc)che hanno pubblicato accorte e scrupolose ricerche sulle vicende “occulte” e “tragiche” del processo di unificazione del Paese, spesso nascoste ed offuscate dalla storiografia “ufficiale” accademica.
Il giornalista Pucci Cipriani, direttore di “Controrivoluzione”, ha poi ricordato i numerosi episodi di sangue della funesta guerra civile che scaturì a seguito della reazione dei numerosi cittadini degli ex stati preunitari che intesero difendere, nelle varie occasioni di conquista e colonizzazione (prima la franco-napoleonica poi la sabaudo-garibaldina) delle proprie terre, i rispettivi diritti dei legittimi loro sovrani. Di fronte a cotanto sangue versato di donne, bambini ed anziani trucidati dagli eserciti di occupazione, in nome di una pretestuosa ideologia di fratellanza di popoli, è opportuno ricordare le nascoste e scomode verità storiche, in questo nostro terzo millennio, con la massima obiettività e nel rispetto di queste tragiche vittime.
E’ seguito l’intervento dello storico Massimo Viglione dell’Università Europea di Roma, che, anticipando la presentazione del suo prossimo libro sugli eventi politici del Risorgimento, ha fatto un quadro sintetico delle interferenze massoniche ed anti-cattoliche, intervenute tramite specifici personaggi ed eventi settari nel processo di formazione dell’Unità d’Italia. Molti sono stati gli inediti particolari di collusione dell’impresa dei Mille con la massoneria Britannica, interessata alla capitolazione del regno delle Due Sicilie e dello stato Pontificio.
La conferenza si è conclusa con l’intervento dell’araldista prof.Luigi Borgia, che ricordando il concomitante anniversario della morte del re Francesco II di Borbone (27 dic.1894) ha illustrato il blasone dei Borbone nei suoi significati araldico-genealogici.
Ha fatto da contorno alla tavola rotonda un’interessante mostra di oggetti civili-amministrativi (bandi,regolamenti,codici,corrispondenza diplomatica,trattati commerciali,giornali, filatelia, monetazione,ritrattistica di Corte,lettere autografe dei sovrani) e cimeli militari (libri-ruoli dell’esercito con suoi battaglioni, divise, berretti, spade, mappe di guerra, pubblicazioni di battaglie e sul brigantaggio, libri sul legittimismo borbonico) del regno delle Due Sicilie, a memoria dell’antico suo splendore.
La collezione del duca d’Alessandro di Pescolanciano è stata integrata con quelle della famiglia Borgia ed Isernia.














Napoli, 18 dicembre 2010

Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Cerimonia di investitura dei nuovi Cavalieri nella Chiesa dell'Ascensione a Chiaja








Auguri al nostro nuovo Cavaliere Alessandro d'Alessandro











Dicembre 2010

A due mesi dalla scomparsa, la rivista internazionale “Mondo del Cavaliere” ricorda in questo numero di dicembre la figura di Don Giovanni d’Alessandro con l’articolo allegato:
Don Giovanni d’Alessandro duca di Pescolanciano, un gentiluomo napoletano del Novecento


Napoli, 16 ottobre 2010

E' tornato al Padre il 13° duca di Pescolanciano Don Giovanni d'Alessandro.
Serenamente si è spento, concludendo la propria esistenza terrena, per riunirsi al Signore ed ai propri cari, Don Giovanni d'Alessandro, 13° Duca di Pescolanciano, rappresentante di una delle più grandi ed illustri casate nobili delle province napoletane.
Con Lui scompare un "Signore di altri tempi" di quello stampo di cui Napoli e tutto il Sud avrebbero bisogno rimanessero a testimoniare dignità, gusto e passione per la propria terra.



 
Foto: Grecia, anni ’40, Don Giovanni come ufficiale complemento, Roccaraso anni ’30, il giovane Don Giovanni con gli amici del Ginnasio sulla neve.
Pescolanciano 1928, il piccolo Don Giovanni nel cortile del castello con gli zii Fulco ed Umberto.




Elogio Funebre


In ricordo di Don Giovanni

Ricordare la figura di Don Giovanni,13° duca di Pescolanciano, è voler parlare di quel mondo di valori civili, cristiani ed umani nonché dei sani ideali della nostra società pre e post-bellica,ormai lontana nel tempo.
Giovannino, in famiglia Nino, prese il nome dall’illustre duca Giovanni Maria d’Alessandro di Pescolanciano, fedele gentiluomo di Camera di S.M. e combattente per la destituita monarchia borbonica. Ebbe i suoi natali nella Napoli dei Russo,della Serao e dei Murolo, ove assaporò negli anni giovanili i riflussi nostalgici ed ottimistici del periodo della Belle Epoque. Studente disciplinato e diligente, superò in modo brillante le varie tappe scolastiche, quali il ginnasio del Vittorio Emanuele e la laurea in giurisprudenza. In questi anni della Napoli pre-bellica, allorquando si passeggiava in carrozzella assaporando melodie nostalgiche tra persone semplici, oneste ed altruiste in uno stupendo paesaggio incontaminato e non degradato, Don Giovanni si formò nel rispetto delle tradizioni identitarie partenopee. Tra i suoi compagni inseparabili di studio, il prof. Armando Miele lo ha ricordato così nel suo fanciullesco diario:
“Tra i tanti volti sfocati, distinguevo, nettissimo, quello del compagno inseparabile, al quale la discendenza da un’antica stirpe, se non aveva risparmiato l’amarezza del decadimento e dello sperperio, aveva tuttavia trasmesso una raffinatezza che si accordava perfettamente con la sensibilità in cui si rigenerava:lo distinguevo, non per la consuetudine dei rapporti (giacché anche con altri ne avevo avuti) ma per l’affinità elettiva, per la comunanza dei vagheggiamenti, per l’autenticità dell’amicizia. Quanti discorsi tra i versi di Sofocle e le epistole di Seneca!..Ragionavamo e sognavamo, ascoltando la musica diffusa da una radio vestita dell’ingombrante involucro di legno, nella cameretta di lui al quinto piano (via Duomo); oppure girovagando per strade e vicoli del tracciato ippodameo; oppure passeggiando lungo il mare che odorava ancora. Parlavano dei loro problemi condensati in dubbi, incertezze, difficoltà, proponimenti;parlavano dell’amore o piuttosto di quelle voci disarmoniche dell’anima e dei sensi che sono i primi ardori. Temi consueti, eterni, ritornanti, finanche abusati, dei quali doveva restare soltanto il valore riposto, rintracciabile in più ampia dimensione..”.
Questi vacheggiamenti del “signorino”Don Giovanni si accentuavano durante le vacanze estive, allorquando si ritrovava, con tutti i parenti e familiari, nell’avito castello molisano, rifugio prediletto per l’arrestarsi del tempo di fronte all’avanzare del progresso bellico. Nella penombra delle lampade ad olio e nel torpore dei focolai del castello Nino assaporava le sue predilette letture dei classici. Ma i giorni della sua spensieratezza giovanile terminarono troppo presto, a causa dello scoppio della guerra. Don Giovanni si trovò, così, costretto a lasciare la sua città e tutti gli affetti familiari, partendo come ufficiale di complemento sul fronte greco. I duri e tragici anni di guerra, con le sue atrocità e paure, lo segnarono per il resto della sua vita e rapito della sua gioventù si ritrovò dopo gli anni di prigionia,ricompensati dalla sola croce al Merito di guerra e dal diploma di combattente per la libertà d’Italia 1943-45,ad affrontare una repentina scelta di vita. Trovando una Napoli distrutta dai bombardamenti e svilita nelle sue risorse, Nino decise di non essere di peso alla sua famiglia proseguendo la carriera militare in Polizia e rinunciando ad un più tranquillo impegno forense presso lo studio del padre nella nativa città. Seguì, così, la strada dell’esilio nel Nord Italia, allietato solo dalla compagnia della conterranea giovane moglie Gelsomina nei vari suoi trasferimenti, terminati a Firenze con il massimo dei gradi nonché la croce d’Oro per servizio, la medaglia d’Argento per Comando ed il Cavalierato della Repubblica Italiana.
Nel cuore ha mantenuto l’amore per la sua terra e suoi antenati,sempre visitata con tutta la di lui famiglia nei periodi di vacanza, facendo conoscere ai figli ed ai nipoti la storia e le bellezze paesaggistiche. Critico e combattivo verso quel mondo di speculatori e palazzinari dal facile guadagno, che hanno devastato e deturpato la sua città con rispettiva provincia, agevolando la diffusione di quel malcostume civico, ha ricercato nella gloriosa storia cittadina il ricordo della Napoli del suo tempo. E’ stato un accorto genitore nell’educazione dei propri figli, che ha fatto crescere nel rispetto dei valori tradizionali e cristiani con lo spirito del sacrificio ed il sentimento di ossequio. “Signore” ed umano nei modi, rispondenti al suo lignaggio di appartenenza, è vissuto nella semplicità con un grande senso del dovere e della carità verso il prossimo. Ha sostenuto,durante la sua vita, con donazioni diversi enti ed associazioni per i bisognosi dei Paesi arretrati. Uomo di grande cultura, autore di vari saggi storici e pubblicazioni,è stato desideroso di apprendere fino agli ultimi momenti della sua lunga malattia.


Don Giovanni è tornato alla Casa del Padre nel giorno del festeggiamento dell’anniversario per i 59 anni di matrimonio, al cospetto della sua amata consorte e dei suoi cari che hanno voluto rispettare la sua volontà di essere sepolto nel sepolcro partenopeo di famiglia presso i Bianchi dello Spirito Santo.

Napoli, 16 ottobre 2010

"Nelle tue mani, o Padre, raccomando il mio spirito"
(Luca, 23,46)

Requiescat in Pace










15 Maggio 2010: Napoli - Maschio Angioino.
Campo d'armi e Conferenza sulla Storia di Napoli Angioina alla Cappella Palatina.
Discussione ed analisi del Maschio Angioino. La Nobiltà napoletana.





 








Si ringrazia la Compagnia dell'Aquila Bianca organizzatrice dell'Evento .