Noi i de cuius...


Bosco ceduo della mia memoria
affratellato tra rovi e biancospini
che ti ricordi d'infanzia la mia storia
per quelle more raccolte da bambini...

...e di ruscelli e torrenti contornavi
piccole gore ed anse, rive concerte,
in quelle acque le voci rimbalzavi
nello scorrere sicure al mare aperte.

Sopra di te le ombre riposanti
di querce secolari e abeti e pini
che la natura v'arrendeva amanti
in un tuttuno, salvivici i destini.

Non colgo più i frutti del tuo bosco
non mi contento del ripararmi al gelo,
non mi curo più del tuo respiro
non mi rapporto ai ceppi dei millenni...

...perchè dell'oggi in que' tuoi sentieri
il mio cammino è diventato losco
chè son cresciuto...ne sradico allo stelo
ogni tuo trèpido risveglio e giù di piro

io mi diverto a incenerir perenni
racconti di fauni tra le foglie,
e di quegli aghi d'intreccio di tappeti
io n'arrendo soltanto poche spoglie

d'aridi versanti e scheletri di feti.

Il mondo continua pe'l suo verso
nel sopportare l'Uomo e la sua scienza...
è tanto facile contare quanto perso
e quanto lasceremo di demenza!

Pianeta! paura ed urla d'un tracollo
a tragedie devastanti la tua crosta...
siamo soltanto Giuda appesi al collo,
tradir natura? allor fuori la posta!

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