Erano tempi grevi e micidiali d'Africa ed ex Jugoslavia,
oggi tornando a leggere, ascoltare, vedere, l'inutile
disperarsi, mi sembra che questa mia
possa ritenersi ancora di esecranda attualità.
Giocattolo
Tic...Toc...m'insulta il ticchettio molesto,
s'avvicina, s'affaccia alla mia porta
saltellando su d'una ria stampella
priva d'un arto anonima bambina.
Non leggo tracce in ogni parco gesto
né allo sguardo rancori di che sorta,
ma portarmi felice sua novella
in quel mostrarmi il legno cui cammina.
Credo che gli occhi miei dissero tanto
di pena e strazio, ma fu suo il conforto:
son fortunata! ancora ho le mie mani
posso guardare i fiori e su le stelle,
non c'é più quell'incanto al mio compagno
del creato, a lui persino é stato estorto
l'accarezzare un volto e il suo domani,
pupattolino informe e reso imbelle;
curiosità ci spinse in riva al mare,
e sulla spiaggia legger lo sfavillio
al sole che imbruniva della sera
sembrò un monile, e noi poter giocare
in quel suo Tic...Tac...non era un carillon!
Tic...Tac...
la sveglia al suo lucore mi sorride
ch'é ancora notte fonda, e son màdido
di freddo sudore e tanta angoscia,
lo spettro avanti della mia coscienza.
Ricordo quella scienza e quel bel dire
sul bando e distruzione delle mine...
...che c'é, l'incubo al laccio e non ha fine?
é solo un brutto sogno, torna a dormire.
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