La suorina

Prega e cuce la suorina
nel convento di clausura,
ormai é stanca la vecchina
ma sol quella é la sua cura.

Dalla sera al poi mattino
da riposo alle sue ossa,
non sospira al suo destino,
non desìo d'alcuna scossa.

Viene il giorno che stanchezza
tra cucire e sferruzzare
ci si può sentir monnezza,
ci si stanca di pregare.

Sfalla un punto e parte tutta
smagliatura al suo lavoro,
ci riman proprio di brutta:
- Accipicchia pure a loro...

Corrucciata del misfatto
e di quanto appena detto
si ribella stretti i denti:
- Ma che dissi...oh accidenti!

Sì la mano sulla bocca
l'invettiva come un tarlo
le risuona, le rintocca:
- Santi Numi, mo' straparlo!

Pure quelli messi in piazza
posa l'ago e il ferro amico,
la suorina quasi impazza:
- Guarda caspita che dico!

Sempre stata tremebonda
non avea giammai inveito,
or parea s'un'altra sponda:
- Maledetto 'sto cucito!

Rimirò quel pateracchio
combinato poco avanti,
co'l pensiero a tutti i santi:
- Sono oppressa, ma che cacchio!

Sbalordì di quest'uscita
delle altre, dell'andazzo,
prese a mordersi le dita:
- Non é giorno, oh che cazzo!

Maldicendo la sortita
lei suorina sempre in riga,
sai com'é, ormai partita:
- Va a ramengo, oggi è sfiga!

non é giusto e alla buonora
cinquantanni chiusa al chiostro
vaffanculo sembro un mostro,
non volea manch'esser suora! -

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