
Caro mio Rabbi
- I -
Caro mio Rabbi, ti penso tra le stelle...
...compagno d'una sola Fede
che imbelle e senza il mio consenso
or siede accanto a me,
io la trovai dipinta
fanciullo ancora inerme
come fatale sorte
da riscattare insieme,
un marchio a fuoco impresso
sul colore ingenuo e rosso
della mia prima pelle...
...e in quella morte attesa
che desti prefata della vita,
tu, che l'hai vissuta in croce
per l'odio trasmutare
in festa rituale sull'altare
in un calice ricolmo del tuo amore,
perché alle porte d'uscita
dalla comune nella terrena farsa
c'inventi una ragion diversa
da quella ascritta stolta e delirante
che parla immune di finalità d'intenti,
del fato, della sorte, del destino...
...ascolta! e premia ancor la voce
del cieco mendicante al bivio
che tocca contrito la tua veste
per affiancarsi nell'ultimo cammino.
-II-
Caro mio Rabbi, confidami se puoi il perché...
...quando nascesti eletto
ma solo, quel simbolismo d'incenso
e d'oro e della mirra al volgo,
quando al fiato amico e caldo
pascesti su d'un antico letto
che fu lasciato pregno
dei nostri più ancestrali vizi
e dono avesti ancor d'atroci umori...
...quando al vaticinato regno
d'amore, di pace, di riscatto ambito
fu reso il tuo vagito un pegno triste,
quando il gelo de' tempi delle grotte
fu il solo manto che ti raccolse
per stiepidire quella notte grève,
quando raccogliesti 'a testimone
quel sangue versato al pianto amaro
dalle genti miti del Mosè e le urla
straziate d'innocenti furono imposte
a nenie per il sonno,
quando tutto l'umano indegno
quel primo pasto che fu dato a te
e vedesti con gli occhi del futuro
il disumano fine e i nostri intenti...
...non ci riscatti l'oggi e al passo tuo
ci aiuti sul calvario, ribelli come siamo
d'ogni amore, nemici stretti persino nel riparo
che tu donasti a sangue in quel sudario.
-III-
Caro mio Rabbi, raccontami se puoi a memoria...
...della tua infanzia ignuda
che maturava al graffio
di quegli antichi e presuntuosi scribi,
di quando ai primi passi già scontati
per quella vita imposta
tu camminavi spavaldo tra giudei,
ti proteggeva soltanto la tua gloria
e quanto deposto a scudo dalla storia...
...per noi quel canto delle scritture antiche
che prediceva l'avvento del Messia!
di quando nella tua saggezza
fu per noi un previsto tutto...così sia!
di quando contestasti dall'ordine quel tempio
ne rovesciasti i banchi e lor sapienza,
di quando quella tua parola
che squarciava cuori ed orizzonti
fu intesa blasfèma e protestata,
di quando le genti ancor sorprese
della svelata comune fratellanza,
quel dare e non riavere, quel perdonare ancora...
...e poi ritrovi, per i nostri fronti sempre
in guerra, vindice sul carro di giustizia,
la strada già percorsa tra gli spazi
per tornare nel segno corrusco della croce.
-IV-
Caro mio Rabbi, dimmi se puoi quant'hai sofferto...
...dell'avara terrena adolescenza
che fu serena al certo dell'attesa
ma senza sogni nell'insegnamento,
di quanto stretto nel fascio de' legami
perdesti in fantasia per quello scettro
che ti fu imposto da que' principi saldi,
dell'utopia e fame del sapere
perché redento d'ogni azione fosse l'Uomo:
dov'é che quel mandato ebbe a scadere
nell'odierno abisso d'ignoranza?...
...e mentre ti resero le folle
il compimento marchiato sulla croce,
e l'aiuto a te negato dal volere
d'una infinita presenza in quell'eterno
incontrastato mondo del potere,
e la lancia di atroce adempimento
perché nel tuo costato infissa
dimostrasse la carne che ci unisce,
e l'arsura nostra assolta in pochi sorsi
nella mistura placante la tua sete,
e bianche stille rimaste che versasti
perché fu chiesto totale il sacrificio...
Caro mio Rabbi, penso a quel giorno,
da quell'umano dòlo penso che non fosti
più solo in mezzo a noi, in questo stanco
e amareggiato e ancor più desolato mondo.
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