Quel che non macina pių!
 
Leggo, in un libricino ritrovato
che parla di preti e di massoni,
virtų, vertenze e lustri di famiglia
fucense e marsicana ai tempi cari
dati a' nostri avi, rispolverato
tutti gli intrighi e parapiglia
che tennero d'esempio pe' i Borboni,
resi misfatti alquanto meno amari.
 
Leggo, d'un altro poco antecedente,
la storia del tormento regalato
ad un popolo franco ed orgoglioso,
l'origine d'un lago e d'un paese
che s'č affacciato in laboriosa gente,
che ai piedi di nessun s'č mai chinato,
che ha domato quel lago tempestoso,
che al fine d'un giardino pur l'arreso.
 
E di novelle leggo, stemperate
in glorie di sogni ancor vissuti
strani ed ovattati tra persone amate,
sempre a buon fine dati eppur creduti
veri, leggo delle fatiche spese
per maturare il frutto di tant'anni
di studio, renderlo alle care attese,
vestir di quelle tesi giusti panni.
 
M'arrendo puranch'io alla scrittura
del mio pensiero gramo e pretenzioso:
m'accorgo del cantare troppo spesso
di lagno, e di sconforto, dōlo o di jattura...
mi confido all'amico premuroso,
che dice che il passato č reo confesso,
chi avuto ha avuto e chi ha dato
ha dato, che l'acqua sotto i ponti...alle
 
corte...
che non devo pių rompergli le palle!
 
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N.d.A. - Nel tirar gių bilanci a consuntivo d'un passato che magari ci piace poco, e poi lagnarcene ad ogni pič sospinto, cercando consolazione, troviamo che la schiera delle amicizie si assottiglia paurosamente...

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