
L'ago padrone
Forza mio bello
disse quell'ago
molto pungente
al suo ditale:
sei poco o niente,
solo una spalla
del mio destino
cosė fulgente.
Io ognor son pago,
sempre in finale.
Avanti, avanti carino,
continua la punta
con sadica bocca
al mesto alacre tapino:
a stare zitto
di nulla ritocca...
nemmemo la conta
d'un certo diritto.
Tu solo spinta
ai miei trionfi!
E spinse il ditale
pacato e solerte,
ancora una volta
dura la sferza del principale,
lui spinse,
ma spinse con forza...
e qui l'ago tronfio
che punse il ditino
finė tanto male,
in fondo al cestino.
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N.d.A. - Mi conforta sempre un antichissimo adagio recitante "chi troppo vuole nulla stringe" penso e credo che abbia un futuro millenario nel diritto al mugugno...
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