Quinto Orazio
Flacco
Una volta sfuggita, una parola vola
via irrevocabile.
Si apprende più facilmente e ci si ricorda più
volentieri di ciò che stimola il senso del ridicolo che di ciò che merita stima
e rispetto.
A non nutrire
speranze immortali ti ammonisce l'anno e l'ora che trascina via il giorno dator di vita.... Tuttavia nel cielo le rapide lune
ripristinano ciò che hanno perso; noi invece, una volta caduti dove il padre
Enea, dove Tullo potente e Anco, siamo polvere e ombra.
Aiuta un uomo contro la sua volontà e sarà
come se lo uccidessi.
Cambiano i cieli, ma non il proprio
spirito, quelli che corrono attraverso il mare.
C'è una misura per tutte le cose.
Chi ben comincia è a metà
dell'opera.
Chi è innocente è armato: sia questo il tuo
scudo, questo il tuo muro di bronzo.
Chi va oltre il
mare muta cielo, non animo.
Chiunque apprezza l'aurea mediocrità.
Con la ricchezza crescono le
preoccupazioni.
Diventa affar tuo,
quando la parete del vicino va a fuoco.
È dolce e pio morire per la patria.
È dolce fare follie quando tempo e luogo lo permettono. (dalle Odi, 12,
27) da controllare
Fate soldi, se potete in maniera
onesta, se no comunque.
Fuggire il vizio
è virtù e la saggezza comincia col tenersi lontani
dalla follia.
Ho eretto un monumento più durevole
del bronzo.
Il piccolo si addice ai piccoli.
La brevità della vita ci vieta di concepire
speranze a lungo termine.
Il buon senso è il principio e la fonte dello
scrivere. (da Ars poetica, 309)
La forza senza intelligenza
rovina sotto il suo stesso peso. (dalle Odi)
La poesia è come la
pittura. (da Ars poetica, 361)
La purezza nella vita è la libertà
dal peccato.
La rabbia è una follia momentanea, quindi
controlla questa passione o essa controllerà te.
La virtù sta nel mezzo, tra due vizi
opposti, ben lontana da entrambi.
Lascia il resto agli
dei.
Le montagne partoriranno e nascerà
un ridicolo topolino.
L'invidioso divien
magro alla vista dell'altrui opulenza.
L'oro è
servo oppure padrone.
L'uomo che si affanna per aumentare il
patrimonio, ne viene schiacciato, è un vinto, che ha
abbandonato le armi sul campo dell'onore.
Mai disperare.
Mai la vita diede ai mortali qualcosa se non a
prezzo di grande fatica. (dalle
Satire)
Mescola un po' d'insania alla tua
saggezza: è dolce dimenticare nel luogo giusto.
Niente è bello sotto tutti i punti di vista.
Non c'è vita lieta del tutto.
Non cercar di sapere quel
che avverrà domani.
Non morirò del tutto.
O imitatori, gregge
di schiavi. (dalle Epistole, I, 19, 19)
Ora è tempo di bere,
ora è tempo di battere la terra con piede libero da vincoli.
Pensa che ogni giorno può essere il tuo
ultimo.
Pittori e poeti hanno sempre goduto di un'eguale libertà di tutto osare. (da Ars poetica, 9-10)
Potrai cancellare quello che non hai fatto
manifesto: ma la parola detta non ritorna.
Qualche volta
s'addormenta anche il buon Omero.
Questo è il mio insegnamento: tutti gli uomini
sono pazzi.
Ragazzo, odio il lusso persiano.
Sarà sempre uno schiavo chi non sa vivere con
poco.
Scaccia pure con un forcale la tua indole, tornerà ugualmente.
Se hai un
sistema migliore insegnalo, altrimenti usa il mio.
Un musicista che suoni sempre la
medesima corda è ridicolo.
Un ospite è come un generale: le calamità
spesso rivelano il suo genio.
Un'inquietudine impotente ci
tormenta, e andiamo per acque e terre inseguendo la felicità. Ma ciò che insegui è qui, se non ti manca la ragione.
Nasce a
Venosa nel
Figlio di
un liberto, ch’era riuscito a racimolare un piccolo
patrimonio col mestiere di "coactor exactionum" (esattore delle pubbliche aste),
Orazio fu portato a studiare proprio dal padre (quello ch’egli stesso
definirà "il migliore dei padri", suo maestro di vita e di morale)
nelle migliori scuole di grammatica e retorica di Roma (fu allievo, tra gli
altri, del severo grammatico Orbilio), andando a
perfezionarsi persino ad Atene versi i vent'anni (ma
il nostro poeta avrebbe sempre sofferto del complesso d'inferiorità derivatogli
dalle sue umili origini).
Aderì
all'ideologia repubblicana dei giovani patrizi romani che vi studiavano, anche
perché suggestionato dai temi delle scuole di retorica: fu coinvolto, così,
dalla guerra dei "tirannicidi" Bruto e Cassio, ai cui comandi si
arruolò come "tribunus militum", combattendo nella storica battaglia di Filippi (42). Si salvò miracolosamente e riuscì a
tornare a Roma durante un armistizio (41), profittando del condono politico di Ottaviano, ma senza protezioni politiche. Le sostanze
lasciategli dal padre erano state inoltre confiscate: così, dopo aver
sperimentato anche la povertà, per vivere s’impiegò come contabile
nell’amministrazione statale.
Frequentò a
Napoli la scuola epicurea di Sirone in compagnia di
Virgilio. Iniziata l’attività poetica con gli "Epodi" e le
"Satire", nel 39 fu presentato proprio da
Virgilio a Mecenate, che ben presto lo legò a sé come amico e gli donò un
podere nella Sabina: un'amicizia che non poté non alimentare le invidie e le
malelingue dei ricchi romani del tempo.
Il nostro
poeta, così, tradendo la sua giovanile fede politica, fini con l'abbracciare,
con sempre più convinzione e dedizione, le cause del cesarismo: Augusto gli
offrì addirittura un lusinghiero posto di segretario, ma
O. declinò l’invito, con molto garbo ma con altrettanta fermezza, assecondando
tuttavia il programma del princeps sia sul
piano politico sia su quello letterario: fu un intellettuale, dunque,
sostanzialmente "allineato", se non addirittura "poeta
vate".