Pietro Aretino

 

La mercanzia non ebbe mai cosa che non fosse di chi la paga.

 

 Dalla culla e non dalla scuola deriva l'eccellenza di qualunque ingegno.

 

Il danaio che si spende è sterile, e quel che si giuoca fruttifero.

 

 Il mondo ha molti re e un solo Michelangelo.

 

Il soverchio de lo studio procura errore, confusione, maninconia, còlera e sazietà.

 

 Dalla culla e non dalla scuola deriva l'eccellenza di qualunque ingegno.

 

La lode che s'acquista in non lasciarsi offendere avanza la gloria che si guadagna vendicandosi.

 

 Lo innamorarsi è la ricetta che usano i vecchi contra il tempo; e ha cotanta virtù il lor far ciò, cha tanto ritornano giovani quanto ciò fanno.

 

Non si insegna mai troppo quello che mai non si impara a bastanza.

 

 In fine, retorica è ne la lingua di chi ama, di chi inganna e di chi ha bisogno.

 

 

 

 

 

 

Nato ad Arezzo nel 1492, Pietro Aretino non si denominò mai col suo patronimico (del padre Luca, un calzolaio, sappiamo ben poco) ma sempre col nome della sua città. Della sua infanzia quasi nulla è noto, ma si sa che nell'adolescenza visse e a Perugia sia per frequentare l'università sia per studiare pittura, e come pittore si firmò per qualche tempo. L'Aretino lasciò Roma e, dal 25 marzo 1527, si trasferì a Venezia, la città anticortigiana per eccellenza, l'unica, a detta di lui, totalmente opposta a Roma, sede di tutti i vizi. Qui scrisse e diede alle stampe la maggior parte delle sue opere e qui morì, probabilmente di apoplessia, il 21 ottobre 1556.