Marco Tullio Cicerone

 

O tempora, O mores! - Che tempi! Che costumi!

 Non esiste fortezza tanto forte che il denaro non la possa espugnare.

È stupido strapparsi i capelli nel dolore, come se la pena fosse diminuita dalla calvizie.

 Il miglior condimento del cibo è la fame.

Nulla è difficile per chi ama.

 Ama come se più tardi dovessi odiare.

Un amico, se lo è, è un secondo io.

 Il volto è lo specchio dell'animo.

La ragione dovrebbe dominare e l'appetito obbedire.

 Se vuoi eliminare l'avarizia, devi eliminare sua madre: la prodigalità.

La brevità è una grande attrattiva dell'eloquenza.

 I modi e il carattere propri ad un uomo sono quel che più gli si addice.

Non c'è male all'infuori della colpa.

 O filosofia, maestra di vita.

Non c'è niente di tanto assurdo che non possa essere detto da un filosofo.

 La giustizia è la gloria suprema delle virtù.

La gratitudine non è soltanto la principale virtù, ma anche la madre di tutte le altre.

 È vergognoso esser stanchi d'indagare se ciò che cerchiamo è eccellente.

La libertà soppressa e poi riconquistata è più dolce della libertà mai messa in pericolo.

 Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

C'è malvagità in un'intenzione malvagia, anche se l'atto non viene perpetrato.

 La memoria diminuisce se non la tieni in esercizio.

È bene, anche nel perseguire le cose migliori, procedere con calma e moderazione.

 Rimanere all'oscuro di quello che è capitato prima della propria nascita vuol dire rimanere per sempre bambini.

L'uomo è il peggior nemico di se stesso.

 Nulla è perfetto appena trovato.

Poeta si nasce, oratore si diventa.

 Fa uso della passione solo chi non sa usare la ragione.

Quanto a lungo, Catilina, vorrai abusare della nostra pazienza?

 Niente che sia nuovo è perfetto.

Il bene pubblico è la legge suprema.

 La vera gloria mette radice, anzi si estende, mentre tutte le false pretese cadono come fiori: una finzione non può durare.

La storia è testimone dei tempi.

 La storia è maestra di vita.

Ci sono più uomini resi nobili dallo studio di quanti lo siano dalla natura.

 Come avrai seminato, così raccoglierai.

Per chi aspira al primo posto non è indecoroso fermarsi al secondo o al terzo.

 La superstizione è un'insana paura di Dio.

Nelle tasse è la forza dello stato.

 Non mi sembra un uomo libero quello che non ozia di tanto in tanto.

La vecchiaia è il compimento della vita, l'ultimo atto della commedia.

 Nessuno è così vecchio da non poter pensare di vivere un altro anno.

Finché c'è vita, c'è speranza.

 La vita non è niente senza l'amicizia.

Fra le armi, tacciono le leggi.

 Il buono della gente è la legge più grande.

 

 

 

 

 

 

Marco Tullio Cicerone nacque nel 106 a.C. ad Arpino (nei pressi dell'attuale Frosinone) da agiata famiglia equestre: Compì ottimi studi di retorica e di filosofia a Roma e iniziò a frequentare il foro sotto la guida del grande oratore Lucio Licinio Crasso e dei due Scevola . Strinse con Tito Pomponio Attico un'amicizia destinata a durare per tutta la vita. Nell' 81 a.C., o forse anche prima , debuttò come avvocato e nell' 80 a.C. difese la causa di Sesto Roscio (accusato di Parricidio) , che lo mise in conflitto con autorevoli esponenti del regime sillano. Successivamente, nel 44 a.C., dopo l' assassinio di Cesare , tornò alla vita politica e cominciò la lotta contro Antonio, pronunciando le famose Filippiche (in totale18) per indurre il senato a dichiarargli guerra e a dichiararlo nemico pubblico: sono orazioni in cui serpeggia l' odio, dove Antonio viene presentato come un tiranno assoluto, un ladro di denaro pubblico , un ubriacone "che vomita in tutto il tribunale pezzi di cibo fetidi di vino". Ma la manovra politica di Cicerone era destinata a fallire. Con un brusco voltafaccia, Ottaviano si sottrasse alla tutela del senato, e strinse un accordo con Antonio e un altro capo cesariano, Lepido ( secondo triumvirato ). I tre divennero così padroni assoluti di Roma. Antonio pretese ed ottenne la testa di Cicerone, il cui nome venne inserito nelle liste di proscrizione. Venne così raggiunto dai sicari presso Formia, dopo che aveva intrapreso un tentativo di fuga, ai primi di dicembre del 43 a.C.. Pare che le sue mani, autrici di una miriade di scritti, siano state appese nel Foro.