Marcel Proust

 

Ogni lettore, quando legge, legge stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in stesso.

 La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente.

É più facile rinunciare ad un sentimento che perdere un'abitudine.

 Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d'animo che non è destinato a durare.

Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.

 La felicità è un prolungamento, una moltiplicazione di noi stessi.

Le stranezze delle persone simpatiche riescono esasperanti, ma non c'è persona simpatica che non sia per qualche verso strana.

 Guariamo dalla sofferenza solo provandola appieno.

Le teorie e le scuole, come i microbi e i globuli, si divorano tra di loro e assicurano, con la loro lotta, la continuità della vita.

 Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.

La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.

 La saggezza è un punto di vista sulle cose.

Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo.

 L'istinto detta il dovere e l'intelligenza fornisce i pretesti per eluderlo.

Disperare è il più grande dei nostri errori.

 I veri paradisi sono i paradisi perduti.

Viviamo di solito nell'abitudine, con il nostro essere ridotto al minimo. Le nostre facoltà restano addormentate, riposando sui guanciali dell'abitudine: essa sa quello che c'è da fare e non ha bisogno di loro.

 Non c'è vizio che non trovi appoggio compiacente nell'alta società.

L´amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.

 La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto. Alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.

 Si ama solo ciò che non si possiede del tutto.

A partire da una certa età, per amor proprio e per furberia, le cose che desideriamo di più sono quelle a cui fingiamo di non tenere.

 Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati.

Quell'agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l'idea di essere malati.

 Le canzoni, anche quelle brutte, servono a conservare la memoria del passato, più della musica colta, per quanto sia bella.

Quando si fa quel che si può, si fa quel che si deve.

 Nella patologia nervosa, un medico che non dice troppe stupidaggini è un malato guarito per metà.

In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.

 La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, è la letteratura.

Il genio artistico agisce come quelle temperature estremamente elevate che hanno il potere di dissociare le combinazioni di atomi e di raggrupparli in un ordine assolutamente contrario, rispondente a tutt'altro tipo.

 Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.

 Non c'è idea che non porti in sé la sua possibile confutazione.

La noia è uno dei mali più gravi che abbiamo da sopportare.

 

 

 

 

 

 

Marcel Proust nasce nel 1871 ad Auteuil, Parigi, in una famiglia della buona borghesia. Suo padre è medico, sua madre di famiglia ebrea, ricca e colta. Trascorre l'infanzia in un appartamento del Boulevard Malesherbes e le vacanze, con i genitori, a Illiers, la Combray della Recherche. Nei mesi estivi si reca con la nonna materna o la madre sulle spiagge marine della Normandia, specialmente a Trouville. Già durante l'infanzia, Marcel soffre di crisi d'asma cronica. I suoi talenti letterari si manifestano al liceo Condorcet di Parigi. Comincia presto a frequentare salotti come quello di Laura Hayman (la mondana d'alta classe che ritroveremo nel personaggio di Odette de Crécy), della contessa Laure de Chevigné (che ritroveremo nella duchessa di Guermantes) e di Mme Arman, amica di Anatole France. Nel 1883 conosce il conte Robert de Montesquiou, destinato a prestare molti dei suoi tratti al barone di Charlus. Sotto il patrocinio di Anatole France (che ritroveremo nello scrittore Bergotte), Proust può pubblicare nel 1896 il suo primo libro  Les Plaisirs et les Jours, una raccolta di novelle, saggi e poesie, ma incontra scarso successo. I soggiorni a Parigi, dove continua l'ascesa mondana nel Faubourg Saint-Germain si alternano a viaggi in Germania, St. Moritz, Bretagna, in compagnia della madre o del giovane musicista venezuelano Reynaldo Hahn

, allievo di Massenet. Nel 1897 scoppia il caso Dreyfus; Proust si schiera decisamente a favore dei dreyfusisti, per i quali il salotto di Mme Straus diviene una sorta di quartier generale. Durante il soggiorno in Bretagna Proust ha cominciato nell'autunno del 1895 un romanzo che non ha mai terminato e che abbandona nel novembre del 1899. Questo romanzo non viene pubblicato che nel 1952 con il titolo Jean Santeuil.
Nel 1902 compie, assieme a Fénelon un viaggio nel Belgio e in Olanda, visitando tra l'altro Bruges, Amsterdam, Delft.  Durante gli ultimi tre anni della sua vita Proust non cessa di lavorare al suo romanzo.
Riesce a veder pubblicati ancora tre volumi: Dalla parte dei Guermantes prima parte (ottobre 1920), Dalla parte dei Guermantes seconda parte e Sodoma e Gomorra prima parte ( maggio 1921), Sodoma e Gomorra parte seconda (aprile 1922).
Il 18 novembre del 1922 Proust muore di polmonite.