Jean Jacques Rousseau

 

 Le nostre anime si sono corrotte nella misura in cui le nostre scienze, le nostre arti hanno progredito verso la perfezione.

L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.

 La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

Non riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a tutti i costi avere l'ultima parola.

 Le consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.

La sola abitudine che si deve lasciar prendere ad un bimbo è di non prenderne nessuna.

 Una cattiva azione non ci tormenta appena compiuta, ma a distanza di molto tempo, quando la si ricorda, perché il ricordo non si spegne.

Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene.

 Conosco troppo gli uomini per ignorare che spesso l'offeso perdona, ma l'offensore non perdona mai.

È soprattutto nella solitudine che si sente il vantaggio di vivere con qualcuno che sappia pensare.

 Il gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.

Una grande passione infelice è un grande mezzo di saggezza.

 Il primo uomo che ha recintato un pezzo di terra dicendo: ' È mia “ e che ha trovato gente tanto semplice da credergli, è stato il vero fondatore della società civile.

Purché un uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne la vanità.

 La spada logora il fodero, si dice qualche volta. Ecco la mia storia. Le mie passioni mi hanno fatto vivere, e le mie passioni mi hanno ucciso.

La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli; quella dei ricchi dai loro genitori.

 Una cattiva azione non ci tormenta appena compiuta, ma a distanza di molto tempo, quando la si ricorda, perché il ricordo non si spegne.

Il rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nella sventura.

 Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la loro occasionale ammirazione.

Odio le cattive massime più delle cattive azioni.

 Non riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a tutti i costi avere l'ultima parola.

L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.

 Le consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.

Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini.

 La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

Il gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.

 Popoli liberi, ricordatevi di questa massima: si può conquistare la libertà, ma non si riconquista mai.

Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene.

 Noi nasciamo due volte, per così dire: nasciamo all'esistenza ed alla vita; nasciamo come esseri umani e come uomini.

Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.

 

 

 

 

 

 

Nacque a Ginevra nel 1712, da una famiglia calvinista di piccoli artigiani. La madre morì nel darlo alla luce. A dieci anni dovette lasciare Ginevra con il padre, che stava per essere arre stato perché coinvolto in una rissa. Affidato alle cure di uno zio, fu avviato al mestiere di incisore. A sedici anni fuggì in Savoia, chiese aiuto a un parroco cattolico che lo presentò alla giovane svizzera Madame de Warens: questa lo persuase a recarsi a Torino e a farsi cattolico. Poco dopo divenne sua amante. Nel 1740, dopo dieci anni di unione, lasciò la sua protettrice, andò a Lione e poi a Paris (1742). A Parigi fece vari mestieri, e conobbe la generazione degli illuministi. Fu amico di Diderot e di Condillac. Ha una lunga relazione con la cucitrice Thérèse Levasseur, che sposò più tardi, e che gli diede alcuni figli, tutti lasciati all'ospizio dei trovatelli. Nel 1750 vinse un concorso dell'Accademia di Digione con il "Discorso sulle scienze e sulle arti" che rispondeva in modo negativo alla questione "se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi". Iniziò così la sua carriera letteraria. Nel 1756-1757 fu ospite di Madame d'Epinay, all'Ermitage, un padiglione che sorgeva nel parco del castello della Chevrette, presso Montmorency. Rousseau ha un breve periodo felice, anche se reso inquieto dl suo amore non ricambiato per Madame d'Houdetot. A questi anni risale la rottura con Diderot e con gli altri illuministi. Rousseau collaborando a la "Encyclopédie" entrò in polemica con Voltaire, cui indirizzò una "Lettera sulla provvidenza" (1756), e con d'Alembert cui indirizzò la "Lettera sugli spettacoli" (1758). Interrotto ogni rapporto, si ritirò in campagna, sempre presso Montmorency, ospite del Maresciallo di Luxembourg, trascorrendovi alcuni anni di intenso lavoro. Le sue opere scatenarono violente reazioni: sia da parte di Voltaire e dei "philosophes", sia dall'arcivescovo di Paris e dal Parlamento. Ciò portò all'arresto di Rousseau che si convinse di essere vittima di un complotto ordito dai suoi ex amici e così fuggì in Svizzera.

L'autunno del 1765 lo trova a vivere sull'isola di Saint-Pierre, in mezzo a un lago (a pochi chilometri da dove viveva in quegli anni l'odiato Voltaire, al castello di Ferney). Nel 1776 riparò in Inghilterra, ospite di Hume, ma anche con quest'ultimo i rapporti si incrinarono. Rientrato in Francia, continuò a scrivere e a guadagnarsi da vivere facendo il copista di musica. Morì nel 1978 in seguito a una improvvisa malattia, nel castello di Ermenonville (Oise), dove si era recato su invito del marchese de Girardin.