Jean Jacques Rousseau
Le nostre anime si sono corrotte nella misura
in cui le nostre scienze, le nostre arti hanno
progredito verso la perfezione.
L'uomo
è nato libero, ma dovunque è in catene.
La
pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
Non
riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a
tutti i costi avere l'ultima parola.
Le
consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.
La
sola abitudine che si deve lasciar prendere ad un bimbo
è di non prenderne nessuna.
Prendi
la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre
farai bene.
Conosco
troppo gli uomini per ignorare che spesso l'offeso perdona, ma l'offensore non perdona mai.
È
soprattutto nella solitudine che si sente il vantaggio di vivere con qualcuno
che sappia pensare.
Il
gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.
Una
grande passione infelice è un grande mezzo di
saggezza.
Purché un
uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne la vanità.
La
ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli; quella dei ricchi dai loro genitori.
Il
rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nella sventura.
Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini
che la loro occasionale ammirazione.
Odio
le cattive massime più delle cattive azioni.
Non
riesco a persuadermi che, per aver ragione, si debba a
tutti i costi avere l'ultima parola.
L'uomo
è nato libero, ma dovunque è in catene.
Le
consolazioni indiscrete inaspriscono i dolori.
La
pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
Il
gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.
Prendi
la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre
farai bene.
Si
deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.
Nacque a
Ginevra nel 1712, da una famiglia calvinista di piccoli artigiani. La madre
morì nel darlo alla luce. A dieci anni dovette lasciare Ginevra con il padre,
che stava per essere arre stato perché coinvolto in una rissa. Affidato alle
cure di uno zio, fu avviato al mestiere di incisore. A
sedici anni fuggì in Savoia, chiese aiuto a un parroco
cattolico che lo presentò alla giovane svizzera Madame de Warens:
questa lo persuase a recarsi a Torino e a farsi cattolico. Poco dopo divenne
sua amante. Nel 1740, dopo dieci anni di unione,
lasciò la sua protettrice, andò a Lione e poi a Paris (1742). A Parigi fece vari mestieri, e conobbe la generazione degli
illuministi. Fu amico di Diderot e di Condillac. Ha una lunga relazione con la cucitrice Thérèse Levasseur, che sposò più
tardi, e che gli diede alcuni figli, tutti lasciati all'ospizio dei trovatelli.
Nel 1750 vinse un concorso dell'Accademia di Digione
con il "Discorso sulle scienze e sulle arti" che rispondeva in modo
negativo alla questione "se il progresso delle scienze e delle arti abbia
contribuito a migliorare i costumi". Iniziò così la sua carriera
letteraria. Nel 1756-1757 fu ospite di Madame d'Epinay,
all'Ermitage, un padiglione che sorgeva nel parco del
castello della Chevrette, presso Montmorency.
Rousseau ha un breve periodo felice, anche se reso
inquieto dl suo amore non ricambiato per Madame d'Houdetot. A questi anni risale la rottura con Diderot e con gli altri illuministi. Rousseau collaborando
a la "Encyclopédie" entrò
in polemica con Voltaire, cui indirizzò una "Lettera sulla provvidenza"
(1756), e con d'Alembert cui indirizzò la
"Lettera sugli spettacoli" (1758). Interrotto ogni rapporto, si
ritirò in campagna, sempre presso Montmorency, ospite
del Maresciallo di Luxembourg,
trascorrendovi alcuni anni di intenso lavoro. Le
sue opere scatenarono violente reazioni: sia da parte di Voltaire e dei "philosophes", sia dall'arcivescovo di Paris e dal
Parlamento. Ciò portò all'arresto di Rousseau che
si convinse di essere vittima di un complotto
ordito dai suoi ex amici e così fuggì in Svizzera.
L'autunno
del 1765 lo trova a vivere sull'isola di Saint-Pierre,
in mezzo a un lago (a pochi chilometri da dove viveva
in quegli anni l'odiato Voltaire, al castello di Ferney). Nel
1776 riparò in Inghilterra, ospite di Hume, ma
anche con quest'ultimo i rapporti si
incrinarono. Rientrato in Francia, continuò a scrivere e a guadagnarsi da
vivere facendo il copista di musica. Morì nel