Ippolito Nievo

 

L'amore è un'erba spontanea, non una pianta da giardino.

 

(all’amico Carlo Gobio)

"Vo’ profugo per deserti interminati, in grandi stivali alla Suwarov col fango fino ai ginocchi; siedo nelle stalle a disputare coi contadini, mi turo gli orecchi a qualche eco di non lontani rumori che giunge fino a noi".

"E voi che ne fate della vostra vita Beniamini di Domeneddio?"

"Oh quanto volentieri spirerei un pocolino i profumi dei risotti e delle panne Milanesi!"

 

 

 

 

Ippolito Nievo nacque a Padova il 30 novembre 1831. Trascorre i primi anni dell’infanzia in varie città del Lombardo Veneto, sempre seguendo il padre nei suoi spostamenti di lavoro. Nel 1841 Ippolito entra in convitto nel seminario di Verona, dove si iscrive al ginnasio di Sant’Anastasia (è nel teatrino feudale di Fratta che prenderà vita Le Confessioni d’un Italiano e dove possiamo immaginare come già nasca l’affettuosa ironia con cui lo scrittore guarderà ai vezzi e alle manie del mondo aristocratico).

Nel 1847 Nievo, superati gli esami, torna nella casa di famiglia a Mantova. Da questo momento in poi, la biografia personale del giovane Ippolito è legata a doppio filo con le vicende storiche e politiche del suo tempo, dominate dai movimenti patriottici e dai moti anti austriaci: un legame su cui si costruirà anche l’intreccio del suo futuro capolavoro.

Conseguita la licenza liceale, Nievo si iscrive al corso di diritto (Università di Pavia), ma anche se sarà uno studente brillante (raggiungerà la laurea in utroque iure nel 1855), tuttavia, la sua mente, le energie e i suoi reali interessi sono ormai rivolti altrove.

Deluso dalla situazione politica del suo paese, Ippolito nel 1855 si ritira in campagna, a Fossato di Rodigo, e qui ha inizio un periodo di intensa produttività artistica. Si intrecciano in questi mesi i progetti narrativi dei romanzi Angelo di bontà e Il conte pecorajo, de Il Varmo e di altre novelle campagnole, mentre già comincia a delinearsi nella mente dell’autore l’abbozzo di quelle che saranno Le Confessioni d'un Italiano, il suo capolavoro.

L’anno successivo, nel 1856, il racconto L’Avvocatino, pubblicato sul foglio milanese «Il Panorama universale», gli procura un processo per vilipendio alle autorità austriache: Nievo assume il patrocinio di se stesso.

Negli ultimi anni della sua breve vita Nievo sembra accantonare l’attività letteraria per abbracciare un approccio più attivo alla storia e ai problemi dell’Italia contemporanea. In realtà, la letteratura è sempre presente in filigrana (è del 1859 il saggio La rivoluzione nazionale, rimasto incompiuto e pubblicato postumo).

Unitosi alle truppe garibaldine, il 5 maggio del 1860, Nievo salpa da Quarto a bordo del Lombardo con Nino Bixio e Giuseppe Cesare Abba; si distinguerà a Calatafimi e a Palermo, e Garibaldi gli affiderà la viceintendenza generale della spedizione.

Tornato al Nord tra il 1860 e il 1861, a febbraio Ippolito riceve l’ordine di tornare a Palermo per raccogliere la documentazione necessaria a smentire una campagna di dicerie calunniose montata contro l’amministrazione garibaldina. Il 4 marzo si imbarca sul piroscafo Ercole, di ritorno verso il continente: la nave si inabisserà nel Tirreno, al largo di Napoli. Il relitto non verrà mai ritrovato.