Gustave Flaubert

 

L'ottimista dice: "Domani è domenica". Il pessimista dice: "Dopodomani è lunedì".

 Il vero problema dello scrivere non è tanto di sapere ciò che dobbiamo mettere nella pagina, ma ciò che da questa dobbiamo togliere.

Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita.

 Un bacio legittimo non varrà mai come un bacio rubato.

Non c'è nulla di così umiliante come vedere gli sciocchi riuscire nelle imprese in cui noi siamo falliti.

 Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra: si dona.

Ogni trovata narrativa è reale, ne potete star certi. La poesia è una scienza esatta quanto la geometria.

 L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge.

L'orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità invece, come un pappagallo, salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce.

 Perché voler essere qualcosa quando si può essere qualcuno?

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere.

 Quando si guarda la verità solo di profilo oppure di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia.

L'autore nel suo libro deve essere come Dio nel suo universo, dovunque presente e in nessun luogo visibile.

 Si fa della critica quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo che si diventa spia quando non si può fare il soldato.

Ritengo una delle fortune della mia vita il fatto di non scrivere per i giornali. Le mie tasche ci rimettono, ma la mia coscienza è soddisfatta.

 La vanità è alla base di tutto, anche la coscienza non è altro che vanità interiore.

Gli affetti profondi somigliano alle donne oneste. Hanno paura di essere scoperte e passano nella vita con gli occhi bassi.

 

 

 

 

 

Nato a Rouen nel 1821, secondo dei tre figli; già dall'adolescenza dimostrò una spiccata propensione per la letteratura.

Nel 1840 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Parigi ma si dedicò poco agli studi, preferendo frequentare gli ambienti artistici e letterari della città.

Nel 1846, morti il padre e la sorella, si stabilì con la madre e la nipote nella villa di campagna che la famiglia possedeva a Croisset.

Nello stesso anno conobbe la scrittrice Louise Colet con cui strinse una relazione sentimentale e di cui ci è rimasta una intensa corrispondenza.

Nel 1848 fu a Parigi, durante la Rivoluzione; tra il 1849 e il 1851 viaggiò con un amico in Medio Oriente, Grecia e Italia.

Al ritorno da questo lungo viaggio, tra il 1851 e il 1856 scrisse il romanzo che è considerato il suo capolavoro, Madame Bovary, pubblicato a puntate su la "Revue de Paris". Il testo segna una vera e propria svolta nella letteratura europea: l'orizzonte degli ideali e dei modelli romantici viene superato attraverso la demistificazione delle idee moralistiche tipiche della società borghese del primo ottocento; la descrizione oggettiva dei fatti apre la strada al prossimo naturalismo.

Madame Bovary fu messo all'indice e Flaubert fu accusato di oltraggio alla morale e alla religione l'anno successivo alla pubblicazione (1857) e fortunatamente assolto dalla corte al processo. Nel 1862 pubblicò Salambô, ambientato nell'antica Cartagine; in seguito si dedicò alla riscrittura dell'Educazione sentimentale, lavoro che lo tenne impegnato dal 1863 al 1869.

La guerra franco-prussiana lo costrinse a lasciare per qualche tempo Croisset con gravi conseguenze per il suo già fragile sistema nervoso. Nel 1875, per salvare dal fallimento il marito della nipote, vendette tutto il suo patrimonio, continuando a vivere con le scarse entrate della sua attività di scrittore e con una piccola pensione governativa che gli venne assegnata negli ultimi anni di vita.

Morì a Croisset nel 1880. Il suo ultimo romanzo Bouvard e Pecuchet, capolavoro dell'umorismo nero, uscì postumo e incompiuto nel 1881.