Gustave Flaubert
L'ottimista dice: "Domani è
domenica". Il pessimista dice: "Dopodomani è lunedì".
Un
linguaggio diverso è una diversa visione della vita.
Un
bacio legittimo non varrà mai come un bacio rubato.
Un
cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra: si
dona.
L'avvenire
ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci
sfugge.
Perché voler essere qualcosa quando si può essere qualcuno?
La
vanità è alla base di tutto, anche la coscienza non è altro che vanità
interiore.
Nato
a Rouen nel 1821, secondo dei tre
figli; già dall'adolescenza dimostrò una spiccata propensione per la
letteratura.
Nel 1840 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Parigi ma si
dedicò poco agli studi, preferendo frequentare gli ambienti artistici e
letterari della città.
Nel 1846,
morti il padre e la sorella, si stabilì con la madre e la nipote nella villa di
campagna che la famiglia possedeva a Croisset.
Nello
stesso anno conobbe la scrittrice Louise Colet con cui strinse una relazione sentimentale e di cui ci è rimasta una intensa corrispondenza.
Nel 1848 fu
a Parigi, durante
Al ritorno
da questo lungo viaggio, tra il 1851 e il 1856 scrisse il romanzo che è considerato il suo capolavoro, Madame Bovary, pubblicato a puntate su la "Revue de Paris". Il testo segna una vera e propria
svolta nella letteratura europea: l'orizzonte degli ideali e dei modelli
romantici viene superato attraverso la
demistificazione delle idee moralistiche tipiche della società borghese del
primo ottocento; la descrizione oggettiva dei fatti apre la strada al prossimo
naturalismo.
Madame Bovary fu messo all'indice e Flaubert fu accusato di oltraggio alla morale e alla religione l'anno successivo
alla pubblicazione (1857) e fortunatamente assolto dalla corte al processo. Nel
1862 pubblicò Salambô, ambientato nell'antica Cartagine; in seguito si dedicò alla riscrittura
dell'Educazione sentimentale, lavoro che lo tenne impegnato dal 1863 al
1869.
La guerra
franco-prussiana lo costrinse a lasciare per qualche tempo Croisset
con gravi conseguenze per il suo già fragile sistema nervoso. Nel 1875, per
salvare dal fallimento il marito della nipote, vendette tutto il suo
patrimonio, continuando a vivere con le scarse entrate della sua attività di
scrittore e con una piccola pensione governativa che gli venne
assegnata negli ultimi anni di vita.
Morì a Croisset nel 1880. Il suo ultimo romanzo Bouvard e Pecuchet,
capolavoro dell'umorismo nero, uscì postumo e incompiuto nel 1881.