Giosuè Carducci

 

Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.

 

 Muor Giove, e l'inno del poeta resta.

 

Voi... - piccioletti ladruncoli bastardi.

 

 L'ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge.

 

Contessa, che è mai la vita? 'ombra d'un sogno fuggente. favola breve è finita, vero immortale è l'amor.

 

 T'amo, o pio bove; e mite un sentimento - Di vigore e di pace al cor m'infondi.

 

Ai giudizi dei... nemici volsi avere sempre la debita osservanza.

 

 

 

 

 

 

 

Nacque nel 1835 a Valdicastello nei pressi di Lucca. Studiò presso la Scuola Normale di Pisa, dove ottenne il diploma in magistero. A venticinque anni giunse a Bologna, il 10 novembre 1860, professore di letteratura italiana. Nell’aula universitaria di Via Zamboni 33 non ripetè, in tanti anni, mai la stessa lezione. Era infastidito dagli intrusi spinti da curiosità e fu proprio questo sentimento a definire l’allontanamento dall’aula di Dino Campana, che lo adorava e l’aveva studiato a lungo. Inizia il suo impegno politico, dapprima nella sinistra mazziniana e, contemporaneamente, la sua ricerca poetica intrisa di classicismo in opposizione al romanticismo. Si avviò, più avanti, verso posizioni conservatrici e monarchiche mentre la poesia diventava un impegno civile. Nel 1878 con l’Ode alla regina d’Italia diventa anche poeta ufficiale di Casa Savoia. Le poesie degli ultimi anni cedono a una visione più pacata e intimistica. Nel 1906 gli fu assegnato il Premio Nobel, un anno prima della sua morte avvenuta a Bologna.